In-canto. Il pensiero magico nel viaggio

Progetto Melting Pot Europa - Thursday, June 18, 2026

Sono 42 le voci del “Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale”. Il volume è edito da Tamu. È il risultato di una ricerca collettiva avviata dal 2021 nel Mediterraneo centrale e firmata da un autore plurale: l’equipaggio di ricerca della Tanimar

Ogni giovedì, una voce accompagna lettrici e lettori dentro uno spazio di confine dove le frontiere non sono linee, ma pratiche che attraversano corpi, lingue e relazioni. 

Perché in un viaggio segnato da rotte, pattugliamenti, respingimenti e attese, il linguaggio diventa strumento di sopravvivenza e un possibile modo di resistere alla narrazione dominante sulla mobilità.

Notizie

Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale

Ogni giovedì, per quarantadue settimane, una parola. A partire dal 19 febbraio 2026

Roberta Derosas 12 Febbraio 2026

In-canto. Il pensiero magico nel viaggio

Ci sono cose che accadono perché devono, che si disegnano, che si realizzano perché si pensano o si dicono. La parola magica viene dal latino e ha dentro la melodia di un canto. Porta con sé l’idea che il linguaggio, quando raggiunge una certa intensità, smette di descrivere il mondo e lo convoca. E allora tutto accade.

Encantation

Sacrifici, gris-gris, spiriti e jinn, sages e marabut, presagi e offerte, riti e fetiches, magia bianca e magia nera, la fortuna e il fatalismo, e poi Allah o le bon Dieu qui nous assiste. Quando chiediamo a William di trovare una parola che racchiuda questo spazio simbolico e rituale, non ha esitazioni: «encantantions, tout le voyage est rempli de encantations». Compiere l’aventure è essenzialmente una questione di «buona atmosfera», cioè di condizioni favorevoli, siano esse in rapporto agli elementi naturali dell’ambiente, come per esempio il meteo durante una traversata marittima, o a quelli di natura sociale e politica, come la predisposizione all’accoglienza da parte delle comunità stanziali, il comportamento della polizia, la congiuntura internazionale che determina l’efficacia del border regime, e così via. La religione e la magia servono a decifrare e propiziare tale atmosfera. 

Encantation, Incantazione è un termine che viene dal latino e si riferisce al cantare, recitare, formule magiche. Riassume in sé una molteplicità di atti e credenze che accompagnano il viaggio e costruiscono uno spazio spirituale condiviso fra gli aventurier e gli stessi organizzatori arabi dei viaggi. Cristianesimo e islam, in tutte le declinazioni possibili, convivono fianco a fianco sia nei luoghi di preparazione della partenza, sia sui toba che compiono la traversata del Mediterraneo centrale; ma sotto la pelle del religioso lavora in continuazione un sostrato magico e animista. Spesso le barche che partono prevedono un sacrificio: un montone offerto dall’arab, la cui carne – in un rito di comunione – sarà condivisa da passeggeri, capitani e organizzatori del viaggio e il cui sangue viene versato in terra. Quali oggetti magici – gris-gris – indossare affinché la traversata abbia successo? Per saperlo molti interpellano a distanza i marabut, guide magiche e terapeutiche attraverso cui si può vedere il futuro e che, come contro-partita, prescrivono sacrifici o azioni da compiere per ottenere l’esito desiderato. Altri consultano i sages – gli anziani nei villaggi – per avere consigli e compiono riti di diverso tipo. Tutti pregano e Dio viene in continuazione evocato perché, come ci dice Malik, «è fondamentale, è ovunque, sulla strada» (si veda Dieu). Encantation opera come termine astratto, minimo comune denominatore, compreso da tutti. Fare il viaggio non è solo una questione materiale ma richiede fortuna e un investimento simbolico propiziatorio, a cui ci si dedica collettivamente come toba e individualmente come passeggeri. E se qualcosa va storto, il fatalismo opera come protezione simbolica e come dispositivo di neutralizzazione del rischio e della paura, perché «le vite e il destino degli aventurier sono nelle mani di Dio». E poi ovviamente anche il mondo magico è pieno di arnaqueur. 

Esempi dal campo

Tutti i convoi prima di uscire devono fare un sacrificio, per domandare la rotta. Nell’Africa nera, da noi, si fanno delle encantations, ma non è mai sicuro al cento per cento, è vero che è importante farlo ma è solo Dio che ha la verità. A volte il convoi non arriva perché ci sono persone possedute. Sai, l’acqua è pura, ma se ci sono degli oggetti impuri, anche l’acqua diventa impura e il convoi non arriva o ritarda, a causa di una persona. È molto pericoloso. Io non uso gris-gris, preferisco sentire i saggi del villaggio, i guardiani della spiritualità, e fare un sacrificio. Tutto ciò che è mistico ha vantaggi ma anche rischi. Il gris-gris naturale è la preghiera. Gli arabi recitano invece dei versetti del Corano quando sacrifichiamo il montone. Devi sapere che quando un convoi arriva in Europa, quando c’è boza, ci sono state molte encantations dietro, molte domande, molte consultazioni. E se non arriva, è perché c’è uno spirito negativo fra i passeggeri. 

Intervista con william, corrispondente del giornale delle rotte 

«Ci sono i buoni marabutti ma anche i truffatori; ci sono le brave guide e le cattive, così come ci sono i bravi organizzatori dei viaggi e i disonesti. Il sapere dei marabutti risiede in un libro segreto molto costoso; è il libro e la conoscenza che permettono di entrare in connessione con i jinn, esseri magici che popolano il mondo e sono più numerosi degli esseri umani». Abdou ci rivela poi di essere lui stesso un marabutto e di saper riconoscere i jinn quando prendono la forma di un animale o di un uomo. Queste dimensioni, lungi dall’essere pittoresche, innervano la costruzione simbolica e materiale del viaggio: «Ogni buon cokseur ha il suo marabutto. Si parte consultandolo. Il convoglio può essere ritardato se il marabutto dice di vedere segni nefasti». Il marabutto costruisce così una specie di meteo, un’atmosfera, un paesaggio della fortuna avversa o propizia. Nel corso del racconto Abdou descrive la sua vita da aiutocokseur e ne segna la fine nel momento in cui una barca (convoi) con molte persone a bordo, su cui fa partire un suo amico del villaggio, si perde: «Ne abbiamo lanciati tanti con successo, una quarantina di convoi. Ma su questo c’erano tutti i segni avversi. Il marabutto aveva detto di ritardarlo. Purtroppo lui, il mio vicino, è voluto partire lo stesso. Tutti i passeggeri ci mettevano fretta. Di solito in tre-quattro giorni vedi un risultato, ma in questo caso dopo venti non sapevamo ancora nulla». 

Estratto dai diari di campo, febbraio 2023