
Meno disuguaglianze e più sostenibilità. Le proposte del Global Justice Report 2026
Pressenza - Sunday, June 14, 2026
É possibile conciliare l’abitabilità del pianeta e un elevato benessere per tutti, ma solo se la trasformazione si fonda simultaneamente su tre pilastri: una rapida decarbonizzazione dei sistemi energetici, una drastica riduzione delle ore di lavoro e grandi cambiamenti nei modelli di consumo, nelle abitudini alimentari, nell’uso del suolo e nella copertura forestale. Inoltre, né la decarbonizzazione né la sufficienza possono essere finanziate e sostenute politicamente senza una drastica riduzione della disuguaglianza di reddito, ricchezza e potere, sia tra i Paesi che al loro interno. La compressione della disuguaglianza globale non è solo compatibile con una profonda decarbonizzazione, ma è una condizione necessaria per la prosperità condivisa su un pianeta finito.
Sono le conclusioni alle quali giunge il Global Justice Report 2026, frutto del lavoro di 200 ricercatori di tutto il mondo, coordinati dal World Inequality Lab, centro studi diretto dagli economisti francesi Thomas Piketty e Lucas Chancel. Un Report che combina quattro dimensioni che i dibattiti odierni spesso trattano separatamente: la redistribuzione su scala mondiale, una profonda riforma dell’ordine finanziario ed economico internazionale, una trasformazione radicale dei sistemi energetici e cambiamenti sostanziali nei modelli di consumo. Rispetto alla maggior parte degli scenari climatici, compresi quelli del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), la principale novità consiste nel modellare congiuntamente tutte e quattro le dimensioni e nel porre la disuguaglianza e la sufficienza al centro dell’analisi.
Una delle proposte avanzate dal Report riguarda una forte riduzione dell’orario di lavoro: da circa 2.100 ore a 1.000 ore all’anno per persona occupata, tra il 2025 e il 2100. Oltre alla riduzione dell’orario di lavoro, tutti i Paesi dovrebbero convergere verso la piena parità di genere nel mercato del lavoro, con tassi di occupazione simili per donne e uomini, pari ore di lavoro economico e domestico e pari retribuzione media. La parità di genere è ampiamente condivisa come obiettivo dalle giovani generazioni in tutto il mondo, così come la riduzione dell’orario di lavoro e la salvaguardia dell’abitabilità del pianeta, ma il suo raggiungimento richiede anche un’enorme mobilitazione politica e cambiamenti di vasta portata nelle istituzioni, nelle politiche pubbliche e nelle norme sociali. Il congedo parentale paritario, le norme antidiscriminazione e le quote di genere per le promozioni devono essere sistematizzati e rafforzati; strumenti più radicali, tra cui la parità fiscale dei redditi tra donne e uomini, saranno probabilmente necessari per riequilibrare i rapporti di potere all’interno delle famiglie.
Il Rapporto considera poi la necessità di “mantenersi al di sotto dei 2 °C”. E l’unico modo per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C, raggiungendo al contempo gli obiettivi di uguaglianza e prosperità condivisa, è quello di combinare la sufficienza con una rapida transizione energetica, con un ampio spostamento dei consumi dai settori materiali a quelli immateriali (istruzione/sanità) e un sostanziale cambiamento delle abitudini alimentari, che consenta un rigoroso divieto di deforestazione e un graduale ritorno della copertura forestale globale ai livelli del 1900.
Solo una rapida e urgente decarbonizzazione può portare la quota di combustibili fossili al di sotto del 20% della domanda energetica globale entro il 2050 e a zero entro la fine del secolo. Ciò richiede ingenti investimenti in nuove infrastrutture, pari a circa il 3-4% del PIL mondiale all’anno nei prossimi tre decenni, finanziati principalmente dai Paesi più ricchi del mondo, che hanno beneficiato in modo sproporzionato della crescita economica globale negli ultimi decenni e hanno una grande responsabilità per le emissioni storiche.
Il rapporto Global Justice Report 2026 propone il Fondo per la Giustizia Globale (GJF), concepito come una nuova istituzione internazionale dedicata alla convergenza socioeconomica globale e al finanziamento dello sviluppo sostenibile e della transizione energetica su scala globale. Il suo obiettivo principale è garantire pari opportunità di sviluppo per tutti i Paesi. Al Fondo dovrebbe essere destinato ogni anno fino al 2060 l’equivalente del 10,3% del PIL globale: più di venticinque volte la somma degli attuali aiuti internazionali e dei budget di Onu, Fondo monetario e Banca mondiale.
Si tratta di risorse provenienti dal fondo sovrano mondiale che il Global Justice dovrebbe gestire. Risorse provenienti soprattutto dalla tassazione globale dei grandi patrimoni, anche con l’obiettivo di ridurre in maniera sostanziale la quota di ricchezza detenuta dalla classe dei miliardari: dall’attuale 6,4% del totale mondiale allo 0,05% entro il 2100. In altre parole: si smantellerebbe la plutocrazia globale per spostare risorse dal vertice della piramide verso investimenti pubblici globali in clima, sanità e istruzione.
Qui per approfondire: https://globaljusticeproject.wid.world/.