Palermo, 23 maggio: i giovani contro la mafia

Pressenza - Sunday, May 24, 2026

Nel suo articolo sulle celebrazioni del 23 maggio a Palermo Aurelio Angelini ha mirabilmente puntato l’indice sull’ipocrisia istituzionale che si veste a lutto consegnandoci ogni anno una sorta di rituale assolutorio che tradisce l’eredità lasciataci dalla vita e dal sacrificio di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

Questa ipocrisia si esprime nella ripetitività di cerimonie istituzionali che sono ormai diventate vere e proprie passerelle per i politici di turno spesso appartenenti a partiti che poco hanno a che spartire con le battaglie per la legalità e per l’accertamento della verità storica oltre che giudiziaria che il giudice assassinato, insieme alle altre vittime cadute per mano della mafia e dei poteri deviati dello Stato, ci ha lasciato.

Ma c’è un’altra Palermo, che Angelini richiama in conclusione, una società civile che non si sottomette a questa logica ma esige con determinazione che la pratica della memoria venga ricondotta nell’alveo di una lotta sociale finalizzata alla ricerca della verità sui tanti misteri irrisolti che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese.

“Finché avremo voce contro silenzi e depistaggi di Stato”: è con questa affermazione gridata che ieri 23 maggio ha preso l’avvio dalla piazza antistante il Tribunale di Palermo l’unica vera manifestazione civile che negli ultimi anni ha cercato di imprimere una direzione di marcia inversa rispetto alla narrazione consolatoria che ha confinato esclusivamente nell’ambito mafioso l’origine delle stragi degli anni ’90, senza andare a fondo sugli intrecci politici che le hanno caratterizzate. L’obiettivo dichiarato dei manifestanti è quindi quello di “pretendere piena verità e giustizia sulle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese, opponendoci con forza ai depistaggi istituzionali ancora in corso e ai tentativi di revisionismo storico”.

I giovani organizzatori della manifestazione ci spiegano che “la nostra non è, come molti vorrebbero che fosse, una contro-manifestazione, ma è la vera manifestazione”: a loro si uniscono centinaia di altri giovani e cittadini comuni che lungo il percorso gridano con forza “fuori la mafia dallo Stato, fuori lo Stato dalla mafia”. La maggior parte di loro all’epoca delle stragi non erano neanche nati ma oggi la loro presenza attiva dimostra come sia sempre più cresciuta una coscienza civile e politica in grado di leggere con chiarezza i fatti della storia italiana recente.

Il  lungo e partecipato corteo giunge così finalmente ai piedi dell’albero Falcone in via Notarbartolo nel momento in cui alle 17:58 vengono letti i nomi delle vittime e viene suonato il silenzio: è dopo la sacralità di questo rito che si ripete da 34 anni che i giovani gridano con orgoglio “Ora e sempre la Palermo dignitosa e ribelle è in piazza!”, marcando la distanza esistente fra le autentiche istanze che dal basso reclamano legalità, giustizia sociale e diritti da un lato e dall’altro una politica sorda ad ogni concreta richiesta di cambiamento dell’attuale sistema.

Ad intervenire, trasmettendo passione ed emozione alla folla di partecipanti, sono i giovani organizzatori del corteo, a cui ha dato un importante contributo l’organizzazione ed il servizio d’ordine della Cgil: a prendere la parola sono Marta Capaccione di Our Voice, Andrea La Torre di Attivamente, Olga Giunta di Cgil Giovani, Ilaria Pezzano di Contrariamente RUM e Giovanna Billitteri di UDU Palermo.

Insieme a loro, presenti in piazza altri promotori e decine di associazioni che hanno aderito all’iniziativa, fra cui le ACLI, l’ANPI, l’ARCI, il Centro Peppino Impastato, solo per citarne alcune senza fare torto alle altre. Alla manifestazione hanno preso parte anche Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Il manifesto “politico” che gli organizzatori hanno illustrato esprime “un’altra idea di società, opposta alle logiche del sistema di potere politico-affaristico-mafioso e che rimetta al centro i diritti fondamentali di ogni persona, a partire dal lavoro, la casa, la scuola”. Il corteo antimafia sociale ed intersezionale (questo è un termine ormai ricorrente negli slogan e nell’azione politica di queste associazioni giovanili) ha come punti di riferimento le battaglie portate avanti da Pio La Torre e Peppino Impastato oltre ad esempi come quelli della ribellione di Lia Pipitone contro il patriarcato mafioso e quello di Padre Pino Puglisi nelle periferie disagiate della città.

Negli interventi una particolare attenzione è stata rivolta alla nuova escalation di violenza mafiosa che recentemente si è palesata a Sferracavallo come a Isola delle Femmine, ma al tempo stesso è stata evidenziata la necessità di liberarci dalla precarietà, dallo sfruttamento e dalle mille ingiustizie di un sistema capitalistico in cui il potere mafioso rappresenta solamente un anello nella catena di comando.

A margine della manifestazione, c’è stato chi come Mariangela Di Gangi, consigliera comunale a Palermo, ha parlato di tentativo di delegittimare questa manifestazione da parte della Fondazione Falcone attraverso l’invito ai singoli cittadini a raggiungere “in modo autonomo” l’albero Falcone in via Notarbartolo, quasi a voler ignorare l’esistenza di un corteo organizzato che invece ha chiamato a raccolta riuscendovi tanti cittadini desiderosi di rappresentare le istanze di reale cambiamento.

E come dimenticare ciò che accadde tre anni fa quando i manifestanti furono accolti dalle manganellate oppure il ridicolo tentativo di un anno fa di depotenziare l’effetto del corteo anticipando l’esecuzione del silenzio, così da oltraggiare persino la memoria delle vittime della strage?

Sarebbe un gravissimo errore da parte delle istituzioni e di chi si è impossessato del copyright della memoria continuare a ignorare che esiste un’ampia parte della società che si muove soprattutto grazie a tantissimi giovani e che non è più disposta a subire passivamente le narrazioni dominanti, ma che chiede con sempre maggiore forza un cambio di passo nella ricerca della verità, per costruire una società più giusta e più umana, contro la mafia e contro lo sfruttamento di ogni ordine e tipo.

Enzo Abbinanti