Disabilità intellettive e lavoro: collocamento marginale, servizi da rafforzare

Pressenza - Tuesday, May 12, 2026

L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo rappresenta una delle criticità irrisolte del mercato del lavoro. A fronte di un potenziale significativo e di una domanda di partecipazione consistente, il sistema continua a mostrare forti difficoltà nel tradurli in opportunità accessibili e percorsi occupazionali stabili, a causa dei limiti dei contesti, dei servizi e degli strumenti di policy. Non sono solo le barriere culturali a ostacolare l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. A rendere ancora più difficile il percorso verso una reale inclusione lavorativa è la debolezza dei servizi di intermediazione, a partire dal collocamento mirato gestito dagli enti locali.

I dati dell’indagine realizzata da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e Anffas Nazionale, condotta su un campione di quasi 500 famiglie di persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, lo confermano: solo una quota minima riesce a trovare lavoro attraverso i canali istituzionali, appena il 10,9%. A fronte di questa debolezza, emerge però con chiarezza il ruolo decisivo dei servizi di accompagnamento alla ricerca del lavoro, pubblici e privati, quando riescono a offrire orientamento, supporto e tirocini. Poco più della metà di chi ha cercato lavoro (55,6%) ha utilizzato servizi di questo tipo, a conferma di quanto l’intermediazione sia uno snodo centrale, ma ancora insufficiente nella sua componente pubblica. Il nodo più critico resta quello dei costi. Solo nel 64% dei casi questi servizi sono gratuiti, mentre nel restante 36% sono le famiglie a sostenerne il peso economico: nel 22% interamente e nel 14% parzialmente. Un elemento che evidenzia come l’accesso alle opportunità di lavoro sia ancora troppo spesso condizionato dalle risorse disponibili.

Il quadro è ancora più significativo se si considera che, a fronte di livelli di istruzione medio-alti, il 30% delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo è in cerca di occupazione.

E si registra un forte disallineamento tra competenze e impiego: il lavoro è concentrato prevalentemente in attività manuali, artigiane e operative (oltre il 30%), mentre solo una quota molto ridotta accede a ruoli qualificati. I settori più ricettivi risultano il turismo (21,7%) e il commercio (21%), assorbendo la quota maggiore di occupati.

Accanto a queste criticità, l’indagine evidenzia anche degli elementi positivi: quando l’inserimento lavorativo avviene, le aziende dimostrano una crescente capacità di adattamento. La maggioranza degli intervistati segnala, infatti, l’adozione diffusa di misure specifiche, dall’affiancamento di tutor (83,2%) alla formazione sulla sicurezza (72%), dalla formazione dei colleghi (65,4%) fino a soluzioni organizzative dedicate (62,2%). Proprio queste evidenze rafforzano la necessità di intervenire su servizi e politiche attive, puntando su un sistema più efficace e integrato.

Il rapporto sottolinea come un supporto all’occupabilità delle persone con disabilità potrebbe arrivare dalla rivoluzione digitale e dall’adozione delle nuove tecnologie assistive, in grado di garantire benefici sia in termini di accessibilità che di personalizzazione dell‘ambiente di lavoro. Una opportunità che tuttavia non convince pienamente gli intervistati che vi intravvedono anche qualche rischio.

“La solitudine e l’isolamento rappresentano, si legge nel rapporto, il rischio più temuto posto dall’accelerazione digitale (68,0%). Una preoccupazione particolarmente sentita poiché investe un ambito, quello della relazionalità, che costituisce uno dei tratti più qualificanti e di maggiore soddisfazione della esperienza lavorativa. Meno condivisi, ma sintomatici di una certa vulnerabilità, i dubbi manifestati circa la propria capacità di stare al passo con le nuove tecnologie e dunque di sapersi orientare, in un futuro sempre più digitale, nell’accesso alle informazioni ed ai servizi (38,0%). Il 27,3% scorge nella progettazione e nell’uso improprio di algoritmi e IA il potenziale rischio di un’accentuazione delle discriminazioni, mentre il 26,6% evidenzia come la sicurezza e la salute sul posto di lavoro possano essere messe in pericolo dall’adozione di procedure digitali complesse e non facilmente accessibili”.

L’indagine L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo – che verrà presentata in occasione del Festival del Lavoro 2026 (Roma, 21-23 maggio, Centro Congressi La Nuvola) – è stata realizzata da un gruppo di lavoro coordinato da Ester Dini e composto da Gianfranco Cataldi e Lorenzo Pardini per la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e per ANFFAS NAZIONALE APS-ETS Rete Associativa dal team di lavoro sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo coordinato da Giandario Storace.

Giovanni Caprio