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PALESTINA: RAID DELL’ESERCITO DI OCCUPAZIONE ISRAELIANO SU GAZA E VIOLENZE DEI COLONI IN CISGIORDANIA OCCUPATA. NON SI FERMA IL GENOCIDIO
Israele continua a colpire duramente la Palestina. Nella Striscia di Gaza non si fermano i bombardamenti e gli sfollamenti forzati: ieri, martedì 26 maggio, i raid ucciso 7 palestinesi, mentre questa notte si sono registrate altre 4 vittime. Tra loro Muhammad Odeh, comandante dell’ala militare di Hamas. Odeh è il quindicesimo alto ufficiale dell’ala militare dell’organizzazione ucciso dall’ottobre 2023. Ad annunciarlo è stato il ministro Katz, che è tornato anche a minacciare la deportazione totale dei palestinesi di Gaza, la cosiddetta e farlocca “emigrazione volontaria” da Gaza che “sarà attuato, nei tempi e nei modi appropriati”. “La situazione è difficile e la tregua è finta. Dal cessate il fuoco sono state uccise circa 900 persone” racconta da Gaza Sami Abu Omar, cooperante di diverse realtà italiane attive nella Striscia di Gaza, denunciando anche la drammatica situazione umanitaria: “Non esiste più elettricità, si vive con i generatori e il carburante ha un costo impossibile”. Con l’arrivo del caldo si moltiplicano anche malattie e infezioni nei campi tenda, dove mancano acqua, igiene e raccolta dei rifiuti. Intanto migliaia di bambini palestinesi restano senza scuola, distrutte dai bombardamenti dell’esercito di occupazione: “Ci sono bambini che da tre anni non riescono ad andare a scuola”, spiega Abu Omar, “intere generazioni rischiano l’analfabetismo”. La corrispondenza da Gaza con Sami Abu Omar, cooperante di diverse realtà italiane attive nella Striscia di Gaza e storico collaboratore di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. In Cisgiordania Occupata Mediterranea Saving Humans denuncia un “sistema strutturale di pulizia etnica” nell’area di Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania. Nel rapporto “Masafer Yatta, un laboratorio di pulizia etnica”, l’organizzazione documenta quasi tremila violazioni nel solo 2025. Tra queste figurano 150 aggressioni fisiche, in cui i coloni, quasi sempre armati di bastoni e spranghe, hanno assaltato i villaggi palestinesi, per una media di un assalto ogni due giorni, spesso con il sostegno diretto dell’esercito israeliano. “I coloni hanno il compito di rendere impossibile la vita ai palestinesi finché non se ne vadano”, afferma ai microfoni di Radio Onda d’Urto Damiano Censi, coordinatore del progetto di Mediterranea in Palestina, parlando di un legame “sistematico e diretto” tra coloni armati, esercito e esecutivo di Netanyahu. Secondo il dossier, molti coloni coinvolti nelle violenze sarebbero oggi integrati formalmente nelle forze armate israeliane, mentre reti internazionali di finanziamento continuerebbero a sostenere economicamente le colonie illegali. Nella giornata di oggi, mercoledì 27 maggio, nella West Bank i coloni israeliani hanno incendiato veicoli e un’intera casa a Khirbet Masoud, sud di Jenin, vergando slogan razzisti, mentre vicino Hebron un 13enne è stato ferito da un raid dell’esercito occupante, nell’ambito dell’ennesimo rastrellamento: una dozzina i rapiti, tra loro anche un paio di giornalisti. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto anche Damiano Censi, coordinatore del progetto di Mediterranea in Palestina. Ascolta o scarica.
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: KHAN AL AHMAR, IL VILLAGGIO BEDUINO NEL MIRINO DELL’ESPANSIONE COLONIALE ISRAELIANA
Israele continua a bombardare Gaza e ad intensificare le operazioni militari in Cisgiordania. Nelle ultime ore un attacco aereo ha colpito la tendopoli di Al Mawasi, nel sud della Striscia, provocando almeno una dozzina di feriti, alcuni in gravi condizioni. Nella Cisgiordania Occupata, invece, raid dell’esercito israeliano a Nablus, mentre proseguono le violenze dei coloni contro la popolazione palestinese: ieri sera una donna è rimasta ferita con diverse fratture dopo un’aggressione. In questo quadro il governo Netanyahu ha approvato nuove confische di terre palestinesi con il pretesto di “ricerche archeologiche”. Nel mirino soprattutto l’area che collega Gerusalemme a Gerico, a forte presenza beduina, dove il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha rilanciato il piano di espansione coloniale nell’area E1, ordinando lo sgombero immediato di diversi villaggi palestinesi. Tra questi c’è Khan Al Ahmar, comunità beduina simbolo della resistenza palestinese in Cisgiordania Occupata. Qui sorge la “Scuola di gomme”, costruita nel 2009 con 2200 pneumatici riciclati anche grazie al supporto dell’ong Vento di Terra. La struttura, realizzata senza fondamenta per aggirare i divieti edilizi imposti da Israele nell’Area C, garantisce istruzione a circa 180 bambini e bambine dei villaggi beduini della zona. “Fin dalla sua costruzione la scuola è stata sotto minaccia di demolizione” racconta Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong “è diventata un simbolo della resistenza palestinese e della difesa dei diritti delle comunità beduine. Khan Al Ahmar si trova esattamente nel corridoio E1 e la sua presenza ostacola il progetto israeliano di collegare tra loro le colonie attorno a Gerusalemme, separando definitivamente il nord e il sud della Cisgiordania”. In queste ore cresce anche la paura di un nuovo sgombero, mentre le violenze nei confronti della comunità beduina non si fermano: “I villaggi sono circondati dalle colonie e vivono senza servizi essenziali, sotto la costante minaccia di sgomberi e violenze. I coloni incendiano baracche, uccidono animali, aggrediscono le persone. E l’esercito interviene per proteggerli” sottolinea ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong Vento di Terra. Ascolta o scarica.
May 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Roma, il corteo della Nakba: 78 anni di resistenza palestinese
La Nakba non è una pagina chiusa della storia da ricordare distrattamente una volta all’anno. È una ferita aperta che continua a produrre sofferenza, violenza e ingiustizia. La Nakba viene ricordata il 15 maggio, data che segna l’inizio della tragedia vissuta dal popolo palestinese nel 1948. Quest’anno, tuttavia, molte mobilitazioni si sono svolte sabato 16 maggio per consentire una più ampia partecipazione e trasformare quella ricorrenza in un momento collettivo di lotta e solidarietà. Le manifestazioni tenute a Roma e in altre città italiane dimostrano che, nonostante i tentativi sempre più insistenti di delegittimare il dissenso, criminalizzare la solidarietà e imporre una narrazione univoca del conflitto, esiste ancora nel nostro Paese una coscienza civile e democratica che rifiuta il silenzio di fronte a quanto sta accadendo. A Roma, quella comunità umana, sociale e politica che non intende essere complice dell’orrore si è ritrovata in quella che i movimenti hanno simbolicamente ribattezzato “Piazza Gaza”, Piazza dei Cinquecento, dando vita a un corteo determinato a non voltarsi dall’altra parte. La manifestazione ha attraversato il centro della città, terminando il suo percorso a Piazza Vittorio Emanuele. Ciò che ebbe inizio nel 1948 con l’espulsione di oltre 700mila palestinesi dalle proprie terre e dalle proprie case non appartiene soltanto al passato. Siamo di fronte a un processo storico che, nel corso dei decenni, ha assunto forme diverse, ma ha mantenuto un tratto costante: l’occupazione, la negazione dei diritti fondamentali, l’espansione delle colonie e la progressiva compressione dell’autodeterminazione del popolo palestinese. Oggi questa realtà assume una dimensione ancora più drammatica di fronte a ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza. Settantotto anni di espulsioni, occupazione e negazione dei diritti del popolo palestinese, ma anche settantotto anni di resistenza e di lotta per il diritto al ritorno e all’autodeterminazione. Una resistenza che continua a camminare sulle gambe delle nuove generazioni e che rifiuta di arrendersi alla cancellazione della propria memoria e della propria identità. Chi oggi scende in piazza, sostenendo la mobilitazione internazionale della Flotilla e la parola d’ordine “Blocchiamo tutto”, non lo fa soltanto per custodire una memoria storica o per esprimere una solidarietà astratta. Lo fa per denunciare il presente, per dare voce a chi viene ridotto al silenzio e per chiedere l’interruzione di ogni rapporto politico, economico e militare con Israele, insieme alla liberazione dei prigionieri politici palestinesi. Le piazze mostrano con forza tutta l’ipocrisia dei governi occidentali. L’esecutivo italiano, in sintonia con le istituzioni europee e con una logica di progressiva militarizzazione delle relazioni internazionali continua a destinare risorse sempre maggiori al riarmo e all’industria bellica. Nel 2026 la spesa italiana per la difesa si avvicina ai 45 miliardi di euro, secondo i criteri di calcolo adottati dalla NATO, mentre nel nostro Paese si riducono investimenti e servizi essenziali come sanità pubblica, scuola, trasporti, welfare e sostegno sociale. Esiste un filo che lega le politiche di guerra e il peggioramento delle condizioni materiali delle persone. Mentre si trovano risorse per le spese militari, si continua a sostenere che non esistano fondi sufficienti per garantire diritti sociali e condizioni di vita dignitose. Questa scelta politica tradisce i principi più profondi della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista e in particolare quel principio fondamentale che sancisce il ripudio della guerra. Assistere alla distruzione di interi quartieri, ospedali, scuole e università, alla privazione di acqua, cibo e cure per milioni di civili a Gaza senza assumere una posizione chiara, significa accettare una deriva che colpisce l’intera umanità. Non potrà esistere una pace giusta e duratura finché continueranno occupazione, colonizzazione e negazione dei diritti del popolo palestinese. La pace non si costruisce attraverso la superiorità militare, i bombardamenti o i doppi standard nell’applicazione del diritto internazionale. La pace richiede giustizia, la fine delle violenze e il riconoscimento del diritto dei popoli all’autodeterminazione. La risposta arrivata dalle piazze di Roma e delle altre città dimostra che la solidarietà internazionale e la fratellanza tra i popoli continuano a vivere nella società reale, nonostante i tentativi di anestetizzare le coscienze attraverso la propaganda. Gli studenti, i movimenti sociali, i lavoratori e i cittadini che si mobilitano rappresentano una parte importante di questo Paese. Questa mobilitazione non è un episodio isolato. Si inserisce dentro una battaglia più ampia contro un modello fondato sulla guerra, sullo sfruttamento e sulla subordinazione della vita umana agli interessi economici e militari. È la stessa battaglia che guarda alle lotte sociali, ai diritti del lavoro e alla difesa dello stato sociale. Anche per questo assume un significato importante l’appuntamento dello sciopero generale di lunedì 18 maggio: un momento di mobilitazione che intende ribadire un netto rifiuto delle politiche di guerra, del riarmo e dell’idea che le esigenze delle persone possano essere sacrificate per sostenere interessi economici e strategie militari. Non saranno le retoriche belliciste né i tentativi di restringere il dibattito pubblico a fermare questa voce. Finché esisterà un popolo privato della propria libertà, continueremo a schierarci al suo fianco, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e ovunque sia necessario difendere la dignità umana e costruire una prospettiva di pace e giustizia. Foto di Mauro Zanella e Giovanni Barbera Giovanni Barbera
May 17, 2026
Pressenza
1954: basta salari da fame!
14 maggio 1954: proposta di legge (Di Vittorio, Noce, Foa) per l’introduzione del salario minimo. di Bruno Lai     Un’interessante progetto legislativo: «La proposta di legge trova essenzialmente il suo fondamento nelle gravissime condizioni in cui versano centinaia di migliaia di lavoratori che sono regolarmente occupati. La presente proposta di legge, che stabilisce la fissazione di un minimo salariale,
Disabilità intellettive e lavoro: collocamento marginale, servizi da rafforzare
L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo rappresenta una delle criticità irrisolte del mercato del lavoro. A fronte di un potenziale significativo e di una domanda di partecipazione consistente, il sistema continua a mostrare forti difficoltà nel tradurli in opportunità accessibili e percorsi occupazionali stabili, a causa dei limiti dei contesti, dei servizi e degli strumenti di policy. Non sono solo le barriere culturali a ostacolare l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. A rendere ancora più difficile il percorso verso una reale inclusione lavorativa è la debolezza dei servizi di intermediazione, a partire dal collocamento mirato gestito dagli enti locali. I dati dell’indagine realizzata da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e Anffas Nazionale, condotta su un campione di quasi 500 famiglie di persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, lo confermano: solo una quota minima riesce a trovare lavoro attraverso i canali istituzionali, appena il 10,9%. A fronte di questa debolezza, emerge però con chiarezza il ruolo decisivo dei servizi di accompagnamento alla ricerca del lavoro, pubblici e privati, quando riescono a offrire orientamento, supporto e tirocini. Poco più della metà di chi ha cercato lavoro (55,6%) ha utilizzato servizi di questo tipo, a conferma di quanto l’intermediazione sia uno snodo centrale, ma ancora insufficiente nella sua componente pubblica. Il nodo più critico resta quello dei costi. Solo nel 64% dei casi questi servizi sono gratuiti, mentre nel restante 36% sono le famiglie a sostenerne il peso economico: nel 22% interamente e nel 14% parzialmente. Un elemento che evidenzia come l’accesso alle opportunità di lavoro sia ancora troppo spesso condizionato dalle risorse disponibili. Il quadro è ancora più significativo se si considera che, a fronte di livelli di istruzione medio-alti, il 30% delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo è in cerca di occupazione. E si registra un forte disallineamento tra competenze e impiego: il lavoro è concentrato prevalentemente in attività manuali, artigiane e operative (oltre il 30%), mentre solo una quota molto ridotta accede a ruoli qualificati. I settori più ricettivi risultano il turismo (21,7%) e il commercio (21%), assorbendo la quota maggiore di occupati. Accanto a queste criticità, l’indagine evidenzia anche degli elementi positivi: quando l’inserimento lavorativo avviene, le aziende dimostrano una crescente capacità di adattamento. La maggioranza degli intervistati segnala, infatti, l’adozione diffusa di misure specifiche, dall’affiancamento di tutor (83,2%) alla formazione sulla sicurezza (72%), dalla formazione dei colleghi (65,4%) fino a soluzioni organizzative dedicate (62,2%). Proprio queste evidenze rafforzano la necessità di intervenire su servizi e politiche attive, puntando su un sistema più efficace e integrato. Il rapporto sottolinea come un supporto all’occupabilità delle persone con disabilità potrebbe arrivare dalla rivoluzione digitale e dall’adozione delle nuove tecnologie assistive, in grado di garantire benefici sia in termini di accessibilità che di personalizzazione dell‘ambiente di lavoro. Una opportunità che tuttavia non convince pienamente gli intervistati che vi intravvedono anche qualche rischio. “La solitudine e l’isolamento rappresentano, si legge nel rapporto, il rischio più temuto posto dall’accelerazione digitale (68,0%). Una preoccupazione particolarmente sentita poiché investe un ambito, quello della relazionalità, che costituisce uno dei tratti più qualificanti e di maggiore soddisfazione della esperienza lavorativa. Meno condivisi, ma sintomatici di una certa vulnerabilità, i dubbi manifestati circa la propria capacità di stare al passo con le nuove tecnologie e dunque di sapersi orientare, in un futuro sempre più digitale, nell’accesso alle informazioni ed ai servizi (38,0%). Il 27,3% scorge nella progettazione e nell’uso improprio di algoritmi e IA il potenziale rischio di un’accentuazione delle discriminazioni, mentre il 26,6% evidenzia come la sicurezza e la salute sul posto di lavoro possano essere messe in pericolo dall’adozione di procedure digitali complesse e non facilmente accessibili”. L’indagine L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo – che verrà presentata in occasione del Festival del Lavoro 2026 (Roma, 21-23 maggio, Centro Congressi La Nuvola) – è stata realizzata da un gruppo di lavoro coordinato da Ester Dini e composto da Gianfranco Cataldi e Lorenzo Pardini per la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e per ANFFAS NAZIONALE APS-ETS Rete Associativa dal team di lavoro sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo coordinato da Giandario Storace. Giovanni Caprio
May 12, 2026
Pressenza
35 anni di L38 squat - l'amore è un'altra cosa
Gli spazi vanno e vengono ciò che rimane è il tempo passato. Questa domenica ci siamo pres* un momento per ripercorrere una parte (seppur piccola) dei 35 anni di L38 squat. Lo abbiamo fatto con le voce di chi quel posto lo ha attraversato, più o meno intensamente, nel corso del tempo. Sono tanti gli audio che ci sono arrivati, da varie parti di Roma, da varie parti del mondo, grazie ai quali siamo riuscit* a raccontare una parte di L38squat. Ognun* ha raccontato un ricordo legato alla propria esperienza nello squat. Le ricordiamo tutt* quelle mura, le scale all'ingresso, la sala concerti, il corridoio più lungo mai visto, l'abitativo. Gli spazi vanno e vengono, oggi abbiamo ricordato questi ma soprattutto ciò che all'interno si è venuto a creare.  Grazie a tutt* per aver partecipato,  Un saluto all* compagn* di L38
May 10, 2026
Radio Onda Rossa
Sempre meno mamme giovani, sempre più disuguaglianze
In Italia, nonostante il crescente dibattito pubblico attorno al tema, la maternità si traduce ancora in un equilibrio fragile tra occupazione e carico di cura, tra desiderio e rinuncia, con carriere che si fermano o rallentano e difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro. È la fotografia che emerge dall’XI edizione del Rapporto “Le Equilibriste, la maternità in Italia” diffuso alla vigilia della Festa della Mamma ed elaborato dal Polo Ricerche di Save the Children. Guardando in particolare ai salari, nel settore privato le madri registrano una penalizzazione che può arrivare fino al 30% dopo la nascita di un figlio, mentre nel settore pubblico la penalizzazione è più contenuta (5%), ma comunque rilevante. Rispetto alla partecipazione al mercato del lavoro, dai dati si evince che mentre gli uomini con figli sono più presenti nel mercato del lavoro degli uomini senza figli, per le donne avere figli è associato a una minore occupazione lavorativa. Se il 78,1% degli uomini tra i 25 e 54 anni senza figli è occupato, con una percentuale che si attesta al 92,8% tra i padri con almeno un figlio minore (92,9% per chi ne ha uno e 92,7% per chi ne ha due o più), per le donne della stessa fascia d’età la situazione è molto diversa: lavora il 68,7% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne (67% per chi ne ha uno e 58,8% con due o più). Il tasso di occupazione scende ancora per le madri con almeno un figlio in età prescolare (58,2%). Le differenze territoriali sono marcate: tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%. Il pianeta maternità è caratterizzato anche dal part-time: ne fanno ricorso il 32,6% delle donne 25-54enni con almeno un figlio minore (di cui l’11,7% è part-time involontario), contro il 3,5% dei padri nella stessa condizione. In aumento la quota di donne occupate con contratti a termine da almeno 5 anni (da 17,4% a 19,1%). Il Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026” propone anche quest’anno il Mothers’ Index regionale, realizzato in collaborazione con l’ISTAT, che misura le condizioni delle madri attraverso 7 ambiti – Demografia, Lavoro, Rappresentanza, Salute, Servizi, Soddisfazione soggettiva e Violenza – utilizzando 14 indicatori provenienti da diverse fonti del sistema statistico nazionale. In questa edizione la regione più “amica delle madri” è l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta, che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato nell’edizione precedente. Segnali di miglioramento si osservano per il Piemonte, che sale dal 12° all’8° posto, e per la Calabria, che guadagna due posizioni, passando dal 18° al 16° posto. Al contrario, si registrano arretramenti nel Nord-Est: il Friuli-Venezia Giulia scende dall’8° al 13° posto e il Veneto dal 9° al 12°, evidenziando un indebolimento relativo nel confronto nazionale. Perdono terreno anche il Molise, che scivola dal 15° al 17° posto e il Lazio, che passa dal 6° al 9° posto. Nel Mezzogiorno il quadro resta complessivamente stabile e su livelli inferiori alla media nazionale: l’Abruzzo, con un valore pari a 99,259, si conferma la regione meglio posizionata tra quelle meridionali (14° posto), mentre in fondo alla classifica si collocano la Basilicata, la Puglia (92,226) e la Sicilia. Nel complesso, la situazione italiana mostra un lieve peggioramento rispetto agli ultimi due anni: l’indice nazionale scende rispetto sia al 2024 che al 2023. Una flessione riconducibile in particolare al peggioramento delle dimensioni della demografia, del lavoro e della salute. L’Indice regionale considera, tra l’altro, anche la “dimensione della violenza”, che misura la presenza di centri antiviolenza e case rifugio per 100.000 donne, evidenziando una distribuzione fortemente disomogenea sul territorio e mostra una sostanziale stabilità nel tempo. Al primo posto si conferma nuovamente, il Friuli-Venezia Giulia, seguito dalla Provincia Autonoma di Bolzano al 2° posto e dall’Emilia-Romagna al 3° posto. Su livelli elevati si collocano anche la Valle d’Aosta al 4° posto, la Lombardia al 5° posto e l’Abruzzo al 6° posto. La Provincia Autonoma di Trento e la Basilicata chiudono la graduatoria all’ultima posizione. Da anni Le Equilibriste ci invita a guardare oltre i numeri delle nascite, interrogandoci sulle condizioni reali in cui prende forma la scelta di avere figli. Oggi più che mai, le equilibriste non sono solo le madri che cercano di conciliare tutto, ma anche le donne che devono valutare se diventare madri. Il Dossier infatti torna al nodo centrale del rapporto tra maternità e lavoro, dove la child penalty continua a pesare su occupazione, reddito e carriere, con forti disuguaglianze territoriali e generazionali. Accanto a questi divari, emergono anche le situazioni più fragili, come quelle delle madri sole. > “La lettura dei dati, ha sottolineato Antonella Inverno, Responsabile Ricerca > e Analisi Dati di Save the Children Italia, ci restituisce la fotografia di un > Paese in cui la maternità resta ancora uno dei principali fattori di > disuguaglianza. Viviamo in un sistema che continua a scaricare i costi della > genitorialità in modo sproporzionato sulle donne, come il rapporto Le > Equilibriste denuncia da undici anni. Nel 2026 dobbiamo ancora rimarcare come > la situazione delle madri in Italia sia addirittura peggiorata rispetto agli > scorsi anni. Nonostante gli impegni annunciati, aumentano le dimissioni delle > neomamme e, tra le madri più giovani, la maggior parte non studia, non lavora > e non è inserita in percorsi di formazione”. Come ogni anno, Save the Children dà voce alle mamme “equilibriste” con le storie e le sfide che hanno affrontato Caterina, Aurora, Elisa e Tiziana quando sono diventate mamme: https://www.youtube.com/watch?v=wRci-8jgPNg&t=4s. Qui per il Rapporto: https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2026_0.pdf. Giovanni Caprio
May 7, 2026
Pressenza
Atene: Prosfygika resiste
Nel quartiere occupato di Prosfygika ad Atene, da 16 anni, centinaia di persone costruiscono collettivamente un modello di vita basato su solidarietà, autogestione, mutualismo. Oggi Prosfygika è sotto attacco da parte del governo greco e del governo regionale dell'Attica che intendono "riqualificare" la zona con un progetto da quindici milioni di fondi europei e statali: il primo passo è lo sgombero delle 400 persone residenti. La Comunità ha deciso di difendersi e di resistere con molte pratiche diverse. In occasione del centesimo giorno di sciopero della fame di uno dei compagni di Prosfygika, Aristotelis Chantzis, e dell'inizio dello sciopero della fame di un altro compagno, una delegazione internazionalista è in Italia per costruire una rete di solidarietà. E seguire gli account social della comunità: Email: sykapro_squat@riseup.net Blog: sykaprosquat.noblogs.org Instagram: @sykapro
May 6, 2026
Radio Onda Rossa
Israele espande l’occupazione a Gaza, nel silenzio dei paesi “democratici”
Israele sta riscrivendo la geografia della zona orientale della Striscia di Gaza, dove un tempo c’erano i campi coltivati dei palestinesi e oggi regna il grigio delle macerie e dell’occupazione sionista. Che continua a espandersi, parola delle stesse IDF, ben oltre i limiti della linea gialla decisa col cessate il […] L'articolo Israele espande l’occupazione a Gaza, nel silenzio dei paesi “democratici” su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
Il cielo sopra Israele sta diventando cupo
Il 22 aprile Israele ha celebrato il suo 78° giorno dell’indipendenza. Di sicuro non è stato il migliore della sua storia, in un paese che non è più giovane. Quando ero bambino il giorno dell’indipendenza era un momento di orgoglio e gioia per tutti i nuovi israeliani come me. Erano […] L'articolo Il cielo sopra Israele sta diventando cupo su Contropiano.
May 3, 2026
Contropiano