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La rabbia degli operai della ex Ilva. No ai licenziamenti e alla chiusura
A Genova gli operai della ex Ilva hanno occupato la prefettura entrando all’improvviso nel palazzo dopo tre giorni di presidio in largo Lanfranco. A Taranto nei giorni scorsi hanno bloccato le strade e la raffineria Eni. Le organizzazioni sindacali Usb, Fim, Fiom, Uilm hanno deciso di prolungare lo sciopero di […] L'articolo La rabbia degli operai della ex Ilva. No ai licenziamenti e alla chiusura su Contropiano.
October 15, 2026
Contropiano
7 OTTOBRE 2023 – 2026: 3 ANNI DI GENOCIDIO, 78 ANNI DI OCCUPAZIONE E… RESISTENZA IN PALESTINA
Tre anni fa, il 7 ottobre 2023, dalla Striscia di Gaza parte l’attacco delle Brigate al-Qassam di Hamas e delle altre fazioni della resistenza palestinese che coglie di sorpresa l’esercito di occupazione israeliano. Negli scontri, prima che l’Idf – dopo diverse ore – riuscisse a riprendere il controllo militare del territorio, 1200 israeliani sono rimasti uccisi e circa 250 furono sequestrati e portati all’interno della Striscia. Da quel giorno, come rappresaglia da parte dello stato di Israele, è iniziata l’attuale fase genocidiaria dell’occupazione sionista iniziata con la Nakba del 1948. In tre anni, i bombardamenti, gli attacchi e le politiche criminali dell’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza hanno ucciso – secondo i numeri verificati dal Ministero della Sanità di Gaza –  74.245 palestinesi e ne hanno feriti 175.267 (le vittime potrebbero essere anche molte di più, dal momento che Tel Aviv non consente l’ingresso di mezzi idonei alla rimozione delle macerie, sotto le quali potrebbero trovarsi ancora migliaia di corpi senza vita). Le ultime due vittime sono state uccise stamattina da un attacco aereo israeliano che ha colpito il campo profughi di Hamad a Khan Yunis. Il 90% delle infrastrutture di Gaza – ospedali compresi – è ridotto a un cumulo di macerie. A tutto questo si aggiungono gli attacchi, le uccisioni, i rapimenti e le demolizioni quotidiane per mano di coloni fascisti e militari israeliani in Cisgiordania. In questi giorni, sono previste iniziative di solidarietà internazionale con la resistenza e la causa palestinese in tutto il mondo. In Italia l’Unione democratica arabo-palestinese (Udap), i Giovani Palestinesi (Gpi) e altre organizzazioni dei palestinesi hanno lanciato la data del 10 ottobre. Proprio sabato, a Brescia (la città da cui trasmette Radio Onda d’Urto), appuntamento alle ore 15 in Piazza Garibaldi per partire in corteo e raggiungere insieme lo stabilimento della Leonardo per denunciare le complicità italiane con il genocidio. Su Radio Onda d’Urto ne abbiamo parlato, in questa trasmissione, con Shukri Hroub, dell’Unione democratica arabo-palestinese (Udap), e con Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese che per lavoro si reca spesso in Cisgiordania, nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Diverse le iniziative di solidarietà con il popolo palestinese che sono state vietate con assurdi pretesti, come “la sensibilità delle persone verrebbe urtata dalla presenza di bandiere palestinesi nella data del 7 ottobre”. Così è andata a Lecco e a Bergamo, in quest’ultima città nel pomeriggio di mercoledì si è comunque tenuta una conferenza stampa. Ci siamo collegati con Stefano Bonomi della rete Bergamo per la Palestina poco prima della conferenza stampa. Ascolta o scarica
October 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Roma. Gli studenti del Cavour occupano la scuola
Il Cavour è ora in assemblea straordinaria e gli studenti hanno dichiarato l’occupazione immediata della scuola dopo fatti gravissimi avvenuti oggi nello storico liceo capitolino. In un comunicato denunciano una escalation repressiva dai tratti illegali, pretestuosi e violenti ha colpito giovanissimi e giovanissime dopo un’azione politica stamane a scuola: protestavano […] L'articolo Roma. Gli studenti del Cavour occupano la scuola su Contropiano.
October 6, 2026
Contropiano
VENERDÌ 2 OTTOBRE: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI
L’economista e nostro collaboratore, Andrea Fumagalli, torna venerdì 2 ottobre 2026 su Radio Onda d’Urto con la rubrica di analisi critica dei fatti economici della settimana. 4 i temi: il price cap deciso a ottobre da diverse compagnie di distribuzione (Eni, Ip, Q8 e Tamoil) di benzina e gasolio; la richiesta di maggiore flessibilità di bilancio del Governo italiano all’Ue in vista della prossima manovra economica; la crisi globale sui titoli di stato e infine i dati Istat sull’occupazione. PRICE CAP – 4 compagnie di distribuzione di benzina e gasolio hanno adottato dal 1 ottobre un tetto sui prezzi in Italia. Il price cap nazionale è 1,99 euro al litro per la benzina, 2,19 euro al litro per il diesel e dovrebbe durare per il solo mese di ottobre. L’intervento rivendicato dalla Meloni, al pari di quelli sulle accise, interviene però unicamente sull’aspetto fiscale-finanziario,  senza minimamente intaccare sia gli extraprofitti miliardari delle compagnie sia, soprattutto, il modo in cui si forma il prezzo lungo tutta la filiera energetica. MANOVRA – Si torna poi a parlare di flessibilità di bilancio nel dibattito politico, in vista della prossima manovra economica, l’ultima del Governo Meloni prima del voto 2027. Dopo la richiesta avanzata ieri, la presidente del Consiglio  è tornata oggi sull’argomento, chiedendo di “valutare l’impatto dell’inflazione”, arrivata a settembre al 4,2% in Italia, contro il 3,8% dell’Eurozona. In una lettera alla Commissione Ue scrive: “Nel caso italiano, l’ammontare della spesa direttamente interessata da un’inflazione significativamente superiore alle previsioni alla base del piano di bilancio è equivalente al 20,4% del Pil”. Bruxelles però, al momento, risponde picche: “Abbiamo già dato flessibilità agli Stati membri”, dice la Commissione Ue. TITOLI DI STATO – A rendere ancora più corta la coperta della manovra 2027 c’è anche la crisi globale che investe i titoli di Stato. Il rendimento del Btp italiano decennale è balzato fino al 4,80%. Lo spread è tornato a salire attorno ai 120 punti base, il livello più alto degli ultimi 3anni. Non è comunque una solo crisi italiana, quella dei titoli di Stato, alimentata dal ritorno dell’inflazione, dall’enorme quantità di debito pubblico in particolare Usa e dal timore generalizzato che le banche centrali tengono i tassi alti a lungo. LAVORO – Da ultimo, l’occupazione. Ad agosto in Italia resta sì ai massimi (24 milioni e 352mila occupati), ma su luglio perde 5mila posti, quarto mese consecutivo di calo, dice l’Istat. Allo stesso tempo ci sono più disoccupati (+48mila unità, al 6,2%) e meno inattivi (-21mila); segno, cioè, che il carovita spinge più persone a cercare un qualche lavoro per vivere. Sono soprattutto over50 e persone in teoria già in età di pensione quelle che cercano e spesso trovano una qualche occupazione, segnata invece in calo tra i 25 e i 49 anni. Andrea Fumagalli, economista, docente di economia politica all’Università di Pavia e storico collaboratore di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
October 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Roma. Studenti sfrattati occupano l’atrio di uno studentato privato… costruito coi soldi del PNRR
Ieri sera diversi studenti hanno occupato l’atrio del Seraphicum, uno studentato privato costruito però con i soldi del PNRR, ovvero del grande programma di investimenti che doveva rendere “all’avanguardia” l’Unione Europea. Invece, come dimostra questo caso, è servito solo a gonfiare i profitti privati e, in parte, a stendere un […] L'articolo Roma. Studenti sfrattati occupano l’atrio di uno studentato privato… costruito coi soldi del PNRR su Contropiano.
October 2, 2026
Contropiano
Agrivoltaico israeliano in Toscana: la Regione ha il potere di fermarlo, ma non lo usa
Di nuovo la Palestina ci dà la possibilità di conoscere il nostro sistema più a fondo, e di vederlo per quello che è. In questo caso è un abuso colto in flagrante, il progetto di un impianto agrivoltaico a Ribolla, … Leggi tutto L'articolo Agrivoltaico israeliano in Toscana: la Regione ha il potere di fermarlo, ma non lo usa sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
LIBANO: OCCUPAZIONE E BOMBARDAMENTI, CONTINUA L’AGGRESSIONE ISRAELIANA. UN UCCISO A BARAACHIT
Nel sud del Libano continuano i bombardamenti e le operazioni militari israeliane, nonostante l’accordo quadro firmato a Washington lo scorso 26 giugno. Circa 600 chilometri quadrati del territorio meridionale restano sotto occupazione, mentre demolizioni e attacchi colpiscono case e infrastrutture. Nelle ultime settimane gli attacchi si sono concentrate soprattutto nell’area di Nabatiye, per poi spostarsi verso i dintorni di Tiro. Oggi, martedì 15 settembre, un 42 enne, a Baraachit – nel distretto di Bent Jbail – è stato ucciso da colpi d’arma da fuoco sparati dalle forze di occupazione israeliane, mentre queste ultime continuano i bombardamenti di artiglieria e aerei su diverse città e aree del Libano meridionale. Distrutti diversi edifici, compresa la scuola pubblica di Kafr Tebnit. Anche sul piano diplomatico lo stallo prosegue: i colloqui previsti per settembre sono stati rinviati ai primi di ottobre, mentre sul terreno la situazione resta instabile. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con Giulia Della Michelina, giornalista freelance in collegamento da Beirut. Ascolta o scarica.
September 15, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: “ISRAELE STA RADENDO AL SUOLO UNA FASCIA DEL SUD DEL PAESE” IL COLLEGAMENTO DA BEIRUT CON IL GIORNALISTA PASQUALE PORCIELLO
  In Libano, l’esercito di occupazione israeliano continua a intensificare i bombardamenti nel Sud del Paese nonostante l’accordo quadro firmato a Washington lo scorso 26 giugno, primo accordo diretto tra i due paesi in quarant’anni. Gli attacchi di oggi su Kfar Remmane, nell’area di Nabatiye, hanno provocato 11 morti, tra cui 2 neonati e 2 soccorritori; quest’ultimi sono stati uccisi quando la loro automedica è stata colpita mentre raggiungeva il luogo di un precedente bombardamento. 13 invece le persone rimaste ferite. L’aggressione militare israeliana giunge pochi giorni dopo la dichiarazione dell’Idf di aver assunto il “controllo operativo” della collina strategica di Ali Taher, un’altura cruciale che domina l’intera area e le principali vie d’accesso alla città di Nabatiye. Una nuova dimostrazione della crescente occupazione militare israeliana nel Sud del Libano, dove interi villaggi sono stati distrutti e centinaia di migliaia di persone restano sfollate, senza una casa a cui poter fare ritorno. “In questo momento Israele sta radendo al suolo tutta una zona del sud del Libano. A detta dello stesso governo israeliano, sta applicando la cosiddetta dottrina Gaza nel sud del Libano. Sta radendo praticamente al suolo tutta una fascia del sud del Paese e quello che non riesce a radere al suolo m lo bombarda dall’altro”. Spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Pasquale Porciello, in collegamento da Beirut. Ascolta o scarica.
September 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Coloni israeliani “escursionisti” nel mio villaggio della Cisgiordania.
IL PROSSIMO PASSO È IL VIOLENTO FURTO DI TERRE Gruppi organizzati ora vagano per Qira armati di fucili, rinominando i nostri luoghi sacri e mappando i nostri campi nell’ambito di un processo che si conclude con lo sradicamento dei palestinesi. Per decenni, la mia città natale di Qira è stata un santuario di tranquilla resistenza. Uno dei villaggi più piccoli della Cisgiordania occupata, situato nella governatorato di Salfit e nascosto a occhi avidi, è rimasto relativamente protetto dalle grandi confische di terre e dalle aggressive incursioni durante i lunghi anni di occupazione. Quella oscurità protettiva sta finendo. Nelle ultime settimane, gruppi organizzati di coloni israeliani armati hanno iniziato a fare regolari ed non autorizzate “escursioni esplorative” attraverso il nostro villaggio, passando davanti alle nostre case, ispezionando la nostra antica piscina romana e scendendo nella valle per esaminare i luoghi sacri locali, assegnando loro nomi ebraici e rivendicando collegamenti biblici. Ciò che potrebbe apparire a un osservatore esterno come innocue uscite ricreative è, di fatto, un precursore dell’espansione territoriale – una campagna di ricognizione che segnala che nessun spazio palestinese è al sicuro. Gli stessi coloni l’hanno dichiarato: “Ovunque calchi il piede l’escursionista”, ha affermato il fondatore di un gruppo escursionistico, “lì passerà il confine”. Non dobbiamo andare oltre il villaggio di Tell, vicino a Nablus, per vedere dove porta questa traiettoria. A luglio, quattro palestinesi sono stati uccisi lì dopo uno scontro innescato da una di queste “escursioni” armate di coloni, e i coloni impazziti hanno poi bruciato case nei villaggi vicini. In Cisgiordania, la ricognizione “civile” è l’avanguardia della violenza letale. Dalla tenda all’insediamento I coloni hanno avuto notevole successo nel radicarsi nella coscienza collettiva palestinese come minaccia costante, invadendo e prendendo sempre più ciò che appartiene ai palestinesi. La loro espansione non è più limitata ad aree aperte, terreni statali o spazi comuni. Quando i coloni camminano attraverso il mio villaggio, mettono le nostre melodie in preghiere ebraiche e rivendicano la nostra antica piscina romana come propria, affermano la proprietà su ciò che è nostro. La strategia segue un piano metodico: prima, i coloni arrivano per “esplorare” e fare ricognizione della terra, assegnando nomi ebraici ai siti palestinesi per fabbricare un diritto storico. Poi, montano una singola tenda, che presto diventa un caravan con strutture aggiuntive; seguono un recinto per animali e un camion che scarica un gregge. Gradualmente, questo posto temporaneo evolve in una casa permanente per una famiglia o un gruppo di giovani uomini, che lasciano pascolare il bestiame sui prati locali, cacciando fuori i greggi palestinesi e rivendicando la terra come propria. I fautori di questo modello di “insediamento pastorale” hanno dotato questi avamposti di veicoli fuoristrada, droni con telecamere, fucili automatici, occhiali per la visione notturna e tutto il supporto logistico necessario per sostenere la loro presenza. La loro portata si sta ora espandendo a un ritmo allarmante, con tour organizzati per familiarizzare con la geografia circostante: siti storici, luoghi sacri religiosi, cisterne d’acqua e sorgenti profonde nelle città, villaggi e comunità palestinesi. Una trappola narrativa La dimensione psicologica di queste incursioni è deliberata quanto la presenza fisica. I coloni registrano i loro tour e li trasmettono sui social media in video curati accompagnati da musica. Il più inquietante di tutti è il furto sonoro: i video presentano tradizionali melodie folcloristiche palestinesi, ritmi legati alla nostra campagna e ai nostri antenati, ri-registrate con testi ebraici che invocano temi religiosi. Sovrapponendo testi ebraici a melodie native palestinesi mentre camminano nei nostri campi, i coloni tentano una doppia cancellazione: etichettano antichi monumenti palestinesi con toponimi biblici mentre si appropriano dei paesaggi sonori della vita rurale palestinese. Queste incursioni creano anche una pericolosa trappola per i residenti. Non sorprende più, per un palestinese, aprire la finestra e vedere coloni vagare per le strade del villaggio, potenzialmente entrando nel suo cortile, ispezionando il suo negozio o prendendo le sue proprietà. Eppure, quando i palestinesi cercano di difendere le loro case o i loro beni, vengono immediatamente rappresentati dalle autorità e dai media israeliani come se avessero attaccato “escursionisti ebrei” per motivi nazionalistici. Questa narrativa invertita concede efficacemente ai coloni licenza di abusare o uccidere palestinesi sotto la copertura dell’autodifesa. Per un palestinese, il costo della resistenza è assoluto. Difendere la propria proprietà può significare essere uccisi sul colpo, vedere la casa familiare destinata alla demolizione punitiva e guardare l’intero villaggio soggetto a punizioni collettive e blocchi. Non ci sono ancora stati scontri o distruzione di proprietà a Qira, ma la quiete non porta sollievo: una ricognizione di questo tipo raramente rimane passiva a lungo. Quando i coloni camminano attraverso il mio villaggio, mettono le nostre melodie in preghiere ebraiche e rivendicano la nostra antica piscina romana come propria, affermano la proprietà su ciò che è nostro, trasformando il nostro santuario in una frontiera attiva. Nessuno può prevedere come, quando o dove questa tensione insopportabile esploderà. Rimanere con dignità Nonostante questo soffocamento incessante, il nostro legame con la nostra terra, la nostra storia e il nostro paese rimane incrollabile. Sumud, la nostra fermezza, è l’atto quotidiano di svegliarsi a Qira, curare i nostri ulivi e rifiutare di essere cancellati. Non vogliamo essere costretti a lasciare la nostra terra solo per diventare migranti indesiderati e senza documenti in Europa o negli Stati Uniti, dove politici come Donald Trump dipingono i rifugiati come minacce attraverso una lente razzista e li accusano di diluire la cultura occidentale. Non abbiamo alcun desiderio di partire, e non abbiamo altra casa. Ciò che vogliamo è rimanere con dignità sulla nostra terra. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee ha definito i coloni che attaccano le comunità palestinesi “terroristi”, ma insiste che siano una “molto piccola minoranza” di “non-coloni”, inquadrando la stragrande maggioranza come pacifici vicini. Eppure l’imprenditoria degli insediamenti stessa è un illegale e aggressivo takeover della nostra terra. Quando gruppi armati entrano nei nostri villaggi, espropriano la nostra acqua e smantellano le nostre comunità con il sostegno dello stato e la protezione militare, funzionano collettivamente come un apparato di terrore contro la vita civile. La pressione su di noi sta crescendo a un grado senza precedenti, soprattutto per una generazione più giovane che vede ogni percorso verso una vita normale bloccato. Per restare, abbiamo bisogno di un vero sostegno dalla comunità internazionale, e soprattutto di una pressione significativa sullo Stato occupante per fermare il terrorismo incontrollato dei coloni in tutta la Cisgiordania. Promettiamo che non lasceremo. Tutto ciò che chiediamo è di essere lasciati in pace per vivere, costruire e fiorire nella nostra patria. Traduzione di Nazarena Lanza Articolo in inglese https://www.middleeasteye.net/opinion/israeli-settler-hikes-through-my-west-bank-village-next-violent-land-grabs Fareed Taamallah
September 4, 2026
Pressenza
LIBANO: NEL SUD CONTINUA L’AGGRESSIONE ISRAELIANA. VILLAGGI DISTRUTTI E ULIVETI IN FIAMME
In Libano continua l’aggressione israeliana nonostante l’accordo quadro firmato a Washington lo scorso 26 giugno, primo accordo diretto tra i due paesi in quarant’anni, che avrebbe dovuto per porre fine alle ostilità. Bombardamenti, droni e artiglieria colpiscono quotidianamente diverse aree. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto attacchi con artiglieria pesante hanno colpito le località meridionali di Mansouri e Beit al-Sayyad. Gli incendi scoppiati a seguito dell’aggressione hanno raggiunto le abitazioni e si sono espansi nelle zone coltivate, causando danni agli uliveti: “gli uliveti libanesi sono un po’ come i nostri  in Puglia, sono secolari e rappresentano una fonte di ricchezza per gran parte delle comunità del sud. Ultimamente gli israeliani non si limitano a bruciarli, ma dove riescono li rubano per quanto può sembrare assurdo. Scavano, li rubano e se li portano oltre confine” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Mauro Pompili, in collegamento da Beirut. Nel resto del Paese, e soprattutto a Beirut, la vita quotidiana appare invece relativamente normale. Resta però irrisolta la questione degli sfollati e della ricostruzione delle aree più colpite. Molti abitanti del Sud continuano a voler tornare nelle proprie terre, nonostante la distruzione delle abitazioni: “per i libanesi del Sud quella terra è la loro terra e non se ne andranno mai” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il giornalista Mauro Pompili. Ascolta o scarica.
August 31, 2026
Radio Onda d`Urto