Disabilità intellettive e lavoro: collocamento marginale, servizi da rafforzareL’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e disturbi del
neurosviluppo rappresenta una delle criticità irrisolte del mercato del lavoro.
A fronte di un potenziale significativo e di una domanda di partecipazione
consistente, il sistema continua a mostrare forti difficoltà nel tradurli in
opportunità accessibili e percorsi occupazionali stabili, a causa dei limiti dei
contesti, dei servizi e degli strumenti di policy. Non sono solo le barriere
culturali a ostacolare l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone con
disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. A rendere ancora più
difficile il percorso verso una reale inclusione lavorativa è la debolezza dei
servizi di intermediazione, a partire dal collocamento mirato gestito dagli enti
locali.
I dati dell’indagine realizzata da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e
Anffas Nazionale, condotta su un campione di quasi 500 famiglie di persone con
disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, lo confermano: solo una
quota minima riesce a trovare lavoro attraverso i canali istituzionali, appena
il 10,9%. A fronte di questa debolezza, emerge però con chiarezza il ruolo
decisivo dei servizi di accompagnamento alla ricerca del lavoro, pubblici e
privati, quando riescono a offrire orientamento, supporto e tirocini. Poco più
della metà di chi ha cercato lavoro (55,6%) ha utilizzato servizi di questo
tipo, a conferma di quanto l’intermediazione sia uno snodo centrale, ma ancora
insufficiente nella sua componente pubblica. Il nodo più critico resta quello
dei costi. Solo nel 64% dei casi questi servizi sono gratuiti, mentre nel
restante 36% sono le famiglie a sostenerne il peso economico: nel 22%
interamente e nel 14% parzialmente. Un elemento che evidenzia come l’accesso
alle opportunità di lavoro sia ancora troppo spesso condizionato dalle risorse
disponibili.
Il quadro è ancora più significativo se si considera che, a fronte di livelli di
istruzione medio-alti, il 30% delle persone con disabilità intellettive e
disturbi del neurosviluppo è in cerca di occupazione.
E si registra un forte disallineamento tra competenze e impiego: il lavoro è
concentrato prevalentemente in attività manuali, artigiane e operative (oltre il
30%), mentre solo una quota molto ridotta accede a ruoli qualificati. I settori
più ricettivi risultano il turismo (21,7%) e il commercio (21%), assorbendo la
quota maggiore di occupati.
Accanto a queste criticità, l’indagine evidenzia anche degli elementi positivi:
quando l’inserimento lavorativo avviene, le aziende dimostrano una crescente
capacità di adattamento. La maggioranza degli intervistati segnala, infatti,
l’adozione diffusa di misure specifiche, dall’affiancamento di tutor (83,2%)
alla formazione sulla sicurezza (72%), dalla formazione dei colleghi (65,4%)
fino a soluzioni organizzative dedicate (62,2%). Proprio queste evidenze
rafforzano la necessità di intervenire su servizi e politiche attive, puntando
su un sistema più efficace e integrato.
Il rapporto sottolinea come un supporto all’occupabilità delle persone con
disabilità potrebbe arrivare dalla rivoluzione digitale e dall’adozione delle
nuove tecnologie assistive, in grado di garantire benefici sia in termini di
accessibilità che di personalizzazione dell‘ambiente di lavoro. Una opportunità
che tuttavia non convince pienamente gli intervistati che vi intravvedono anche
qualche rischio.
“La solitudine e l’isolamento rappresentano, si legge nel rapporto, il rischio
più temuto posto dall’accelerazione digitale (68,0%). Una preoccupazione
particolarmente sentita poiché investe un ambito, quello della relazionalità,
che costituisce uno dei tratti più qualificanti e di maggiore soddisfazione
della esperienza lavorativa. Meno condivisi, ma sintomatici di una certa
vulnerabilità, i dubbi manifestati circa la propria capacità di stare al passo
con le nuove tecnologie e dunque di sapersi orientare, in un futuro sempre più
digitale, nell’accesso alle informazioni ed ai servizi (38,0%). Il 27,3% scorge
nella progettazione e nell’uso improprio di algoritmi e IA il potenziale rischio
di un’accentuazione delle discriminazioni, mentre il 26,6% evidenzia come la
sicurezza e la salute sul posto di lavoro possano essere messe in pericolo
dall’adozione di procedure digitali complesse e non facilmente accessibili”.
L’indagine L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e
disturbi del neurosviluppo – che verrà presentata in occasione del Festival del
Lavoro 2026 (Roma, 21-23 maggio, Centro Congressi La Nuvola) – è stata
realizzata da un gruppo di lavoro coordinato da Ester Dini e composto da
Gianfranco Cataldi e Lorenzo Pardini per la Fondazione Studi Consulenti del
Lavoro e per ANFFAS NAZIONALE APS-ETS Rete Associativa dal team di lavoro
sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettiva e disturbi
del neurosviluppo coordinato da Giandario Storace.
Giovanni Caprio