
Presidio a Milano: la rabbia dei lavoratori del trasporto pubblico
Pressenza - Sunday, May 10, 2026Dovevano fare il presidio in Piazza Scala, sotto il Comune, invece il giorno prima viene detto loro che non è possibile, senza dare alcuna spiegazione, e vengono spostati in una piazza defilata, a dir poco assolata.
Oltre due ore piene di interventi; vengono snocciolate le vergogne di Milano, l’altra città, quella che regge il peso sempre maggiore di una facciata di una ricchezza sfacciata e insopportabile. La ricchezza che aumenta si fonda su una povertà che cresce. Il servizio pubblico del trasporto milanese è sempre stato “un fiore all’occhiello” del Comune di Milano, una lunga tradizione, alla quale i milanesi, lavoratori e cittadini si sentivano legati ed orgogliosi. Da diversi anni non è più così, la qualità del servizio e le condizioni dei lavoratori sono peggiorate di anno in anno.
Le descrivono bene gli interventi che si susseguono: salari bassi (tanto da non trovare nuovo personale), orari duri (mentre cresce la richiesta di straordinari), stress diffuso, condizioni di igiene vergognose, mentre l’azienda (sempre più privatizzata) macina utili milionari. Vertici che non ne vogliono sapere di sindacati (oramai stiamo parlando solo di quelli di base, quelli confederali balbettano), vertici che hanno stipendi impressionanti. In tutto ciò, il Comune sembra incapace di affrontare la situazione e la lascia in rapido deterioramento. Alcuni cittadini di Milano, dimenticate le stagioni delle lotte nei posti di lavoro, credono oramai che la parola “sciopero” significhi che i mezzi pubblici non vanno. 15 scioperi negli ultimi tre anni.
Al microfono intervengono i comitati di cittadini che hanno raccolto dati sulle attese crescenti dei mezzi pubblici, soprattutto quelli di superficie, sull’inaccettabile cancellazione di linee di autobus, quelle che raggiungono le periferie più lontane. Si racconta della vera città, che sta dietro quell’apparenza del tutto simile (ma di certo peggiore) a quella “Milano da bere” di craxiana e triste memoria. Sia tra i lavoratori che tra i cittadini si ritiene indispensabile l’unione degli uni con gli altri. Questo può dare forza e consistenza alla denuncia di situazioni sulle quali vige il silenzio.
Interviene il noto giornalista milanese Gianni Barbacetto, anche lui, insieme a tutti, a trascorrere un caldo pomeriggio sotto un sole sfiancante. Il suo intervento fa un quadro chiaro delle vergogne di questa città dove la forbice tra ricchi e poveri si allarga, la città più cara d’Europa, più ancora di Londra, comparando i livelli di reddito e il costo della vita. Una città che espelle, che privatizza, che viene gestita sempre più come un’azienda che deve fare utili per investitori ed amministratori delegati.
Data la drammaticità della situazione è indubbio che la partecipazione a questo presidio ha dei numeri insufficienti: deve crescere la capacità di coinvolgere nelle lotte, di far capire, di spiegare chi sono i responsabili dell’abbrutimento, dell’abbandono delle periferie di questa città. In una situazione di scadimento della qualità dei servizi pubblici, di mancanza di cura degli spazi di tutti, a partire dal verde, di tagli ai servizi alla persona a quelli educativi sul territorio, la marginalità e il malessere crescono, la rabbia e la solitudine aumentano, le piccole bande imperversano. Deve invece crescere la consapevolezza che queste sono le conseguenze di politiche assenti, di abbandono del territorio, di svendita di servizi che erano l’orgoglio di chi aveva fatto bella questa città.
Nel video che segue Luigi Battipaglia, autore durante il presidio di un intervento al microfono breve, ma carico di rabbia e passione, descrive qui, in sintesi, i punti cruciali della loro lotta.
Tornando a casa, in bici, passo davanti al famoso museo milanese della scienza e della tecnica: campeggia la pubblicità di un’esposizione, fatta al suo interno, proprio da quella multinazionale che è stata nominata più volte in piazza e che sta mettendo le mani sull’ATM, WEBUILD, una meraviglia, per chi non sa cosa sta dietro.