Presidio a Milano: la rabbia dei lavoratori del trasporto pubblico
Dovevano fare il presidio in Piazza Scala, sotto il Comune, invece il giorno
prima viene detto loro che non è possibile, senza dare alcuna spiegazione, e
vengono spostati in una piazza defilata, a dir poco assolata.
Oltre due ore piene di interventi; vengono snocciolate le vergogne di Milano,
l’altra città, quella che regge il peso sempre maggiore di una facciata di una
ricchezza sfacciata e insopportabile. La ricchezza che aumenta si fonda su una
povertà che cresce. Il servizio pubblico del trasporto milanese è sempre stato
“un fiore all’occhiello” del Comune di Milano, una lunga tradizione, alla quale
i milanesi, lavoratori e cittadini si sentivano legati ed orgogliosi. Da diversi
anni non è più così, la qualità del servizio e le condizioni dei lavoratori sono
peggiorate di anno in anno.
Le descrivono bene gli interventi che si susseguono: salari bassi (tanto da non
trovare nuovo personale), orari duri (mentre cresce la richiesta di
straordinari), stress diffuso, condizioni di igiene vergognose, mentre l’azienda
(sempre più privatizzata) macina utili milionari. Vertici che non ne vogliono
sapere di sindacati (oramai stiamo parlando solo di quelli di base, quelli
confederali balbettano), vertici che hanno stipendi impressionanti. In tutto
ciò, il Comune sembra incapace di affrontare la situazione e la lascia in rapido
deterioramento. Alcuni cittadini di Milano, dimenticate le stagioni delle lotte
nei posti di lavoro, credono oramai che la parola “sciopero” significhi che i
mezzi pubblici non vanno. 15 scioperi negli ultimi tre anni.
Al microfono intervengono i comitati di cittadini che hanno raccolto dati sulle
attese crescenti dei mezzi pubblici, soprattutto quelli di superficie,
sull’inaccettabile cancellazione di linee di autobus, quelle che raggiungono le
periferie più lontane. Si racconta della vera città, che sta dietro
quell’apparenza del tutto simile (ma di certo peggiore) a quella “Milano da
bere” di craxiana e triste memoria. Sia tra i lavoratori che tra i cittadini si
ritiene indispensabile l’unione degli uni con gli altri. Questo può dare forza e
consistenza alla denuncia di situazioni sulle quali vige il silenzio.
Interviene il noto giornalista milanese Gianni Barbacetto, anche lui, insieme a
tutti, a trascorrere un caldo pomeriggio sotto un sole sfiancante. Il suo
intervento fa un quadro chiaro delle vergogne di questa città dove la forbice
tra ricchi e poveri si allarga, la città più cara d’Europa, più ancora di
Londra, comparando i livelli di reddito e il costo della vita. Una città che
espelle, che privatizza, che viene gestita sempre più come un’azienda che deve
fare utili per investitori ed amministratori delegati.
Data la drammaticità della situazione è indubbio che la partecipazione a questo
presidio ha dei numeri insufficienti: deve crescere la capacità di coinvolgere
nelle lotte, di far capire, di spiegare chi sono i responsabili
dell’abbrutimento, dell’abbandono delle periferie di questa città. In una
situazione di scadimento della qualità dei servizi pubblici, di mancanza di cura
degli spazi di tutti, a partire dal verde, di tagli ai servizi alla persona a
quelli educativi sul territorio, la marginalità e il malessere crescono, la
rabbia e la solitudine aumentano, le piccole bande imperversano. Deve invece
crescere la consapevolezza che queste sono le conseguenze di politiche assenti,
di abbandono del territorio, di svendita di servizi che erano l’orgoglio di chi
aveva fatto bella questa città.
Nel video che segue Luigi Battipaglia, rappresentante sindacale aziendale
AL-COBAS, autore durante il presidio di un intervento al microfono breve, ma
carico di rabbia e passione, descrive qui, in sintesi, i punti cruciali della
loro lotta.
https://youtu.be/3LF6AgQ__n0
Tornando a casa, in bici, passo davanti al famoso museo milanese della scienza e
della tecnica: campeggia la pubblicità di un’esposizione, fatta al suo interno,
proprio da quella multinazionale che è stata nominata più volte in piazza e che
sta mettendo le mani sull’ATM, WEBUILD, una meraviglia, per chi non sa cosa sta
dietro.
Andrea De Lotto