GLOBAL SUMUD FLOTILLA: PROLUNGATA LA DETENZIONE PER THIAGO E SAIF. “BLOCCO NAVALE ESTESO A TUTTO IL MEDITERRANEO”

Radio Onda d`Urto - Sunday, May 3, 2026

Thiago Avila e Saif Abukeshek, i due attivisti della Global Sumud Flotilla fermati in maniera del tutto arbitraria e illegale da Israele dopo l’intercettazione di 22 imbarcazioni dirette a Gaza in acque internazionali a 900 km da Israele avvenuta tra il 29 e il 30 aprile , sono comparsi questa mattina davanti al giudice nel tribunale di Ashkelon. Lo ha riferito Miriam Azem, dell’ong israeliana per i diritti umani Adalah aggiungendo che “Israele ha chiesto di estendere la loro detenzione per altri due giorni”.

I due attivisti sono stati oggetto di “violenze fisiche e detenzione prolungata in posizioni forzate da parte delle forze militari israeliane durante i due giorni trascorsi in mare” hanno riferito i legali. Thiago Avila è stato trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte”. Presenta attualmente “lividi visibili sul volto, inclusa l’area intorno all’occhio sinistro, e riferisce limitazioni nei movimenti e forti dolori alla mano”. Dal momento della cattura fino al trasferimento al Servizio Penitenziario israeliano, avvenuto oltre due giorni dopo, “è stato tenuto in isolamento e bendato”. Thiago, hanno spiegato gli avvocati della ong Adalah, ha riferito di essere stato interrogato dall’agenzia di intelligence Shabak (Isa) e che “gli è stato detto che sarà successivamente interrogato dal Mossad con il sospetto di ‘affiliazione a un’organizzazione terroristica’”.

Saif Abukeshek, cittadino spagnolo-svedese di origine palestinese, e Thiago Ávila, attivista brasiliano, sono anche al centro di un caso diplomatico. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha definito la detenzione di Abukeshek illegale perché avvenuta, a suo giudizio, fuori dalla giurisdizione israeliana. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha chiesto a Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, il rilascio del cittadino spagnolo e ha rivendicato la difesa del diritto internazionale. Anche il Brasile ha contestato il trasferimento del proprio cittadino.

Il team legale italiano ha presentato un ricorso urgente alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) contro l’Italia, sostenendo che Roma avesse responsabilità di protezione perché l’imbarcazione sulla quale si trovavano i due attivisti avrebbe battuto bandiera italiana. È una mossa che sposta il caso dal Mediterraneo alla giurisdizione europea: non più soltanto cosa ha fatto Israele, ma cosa avrebbero dovuto fare gli Stati europei mentre un’operazione militare avveniva in acque internazionali o comunque in un’area prossima alla competenza greca.

Israele respinge l’impostazione degli attivisti e presenta l’operazione come applicazione di un blocco navale che considera legittimo a oltre 900 km dalle acque territoriali. Il ministero degli Esteri israeliano ha sostenuto che Abukeshek sarebbe legato alla Popular Conference for Palestinians Abroad (Pcpa), cioè la Conferenza popolare dei palestinesi all’estero, organizzazione che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sanzionato accusandola di agire per conto di Hamas. Secondo la versione israeliana, anche Ávila avrebbe collegamenti con quell’area e sarebbe sospettato di attività illegali. Finora, tuttavia, le accuse specifiche contro i due non sono state accompagnate da un dossier pubblico capace di chiudere il confronto politico e giuridico.

La Global Sumud Flotilla al momento è ferma in Grecia. Si sta facendo la conta dei danni e riorganizzando la ripartenza della missione: l’obiettivo è ancora quello di raggiugere Gaza. Altre navi si aggiungeranno alla flotta in partenza da Grecia e Turchia. 

“Dopo l’atto di pirateria commesso dall’IOF nelle acque internazionali, alcuni attivisti rientrano in Italia, per testimoniare, recuperare il necesssario e poter riprendere il viaggio. Tornano per testimoniare pubblicamente quanto accaduto nel Mediterraneo e chiamare il governo italiano alle proprie responsabilità. Le violazioni commesse ad opera degli attivisti della flotilla sono il risultato diretto della copertura politica garantita a Israele dai governi europei, incluso quello italiano. Il blocco imposto su Gaza si estende ormai a tutto il Mediterraneo, nel silenzio e nella complicità delle istituzioni europee” scrive l’ufficio stampa della GSF.

Il punto con Maria Elena Delia portavoce italiana della GSF Ascolta o scarica