
Clandestino: di nascosto
Progetto Melting Pot Europa - Thursday, April 30, 2026
Sono 42 le voci del “Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale”. Il volume è edito da Tamu. È il risultato di una ricerca collettiva avviata dal 2021 nel Mediterraneo centrale e firmata da un autore plurale: l’equipaggio di ricerca della Tanimar.
Ogni giovedì, una voce accompagna lettrici e lettori dentro uno spazio di confine dove le frontiere non sono linee, ma pratiche che attraversano corpi, lingue e relazioni.
Perché in un viaggio segnato da rotte, pattugliamenti, respingimenti e attese, il linguaggio diventa strumento di sopravvivenza e un possibile modo di resistere alla narrazione dominante sulla mobilità.
Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale
Ogni giovedì, per quarantadue settimane, una parola. A partire dal 19 febbraio 2026
Roberta Derosas
12 Febbraio 2026
Quante volte l’abbiamo ascoltata questa parola? Termine che criminalizza, costruzione politica di un nemico. Tagliente, accusatoria, criminalizzante.
Vuol dire di nascosto. Indica ciò che avviene senza autorizzazione, contro la legge. E’ diventato un termine chiave del linguaggio securitario. Trasforma il migrante in figura illegale, sospetta, da controllare.
Negli ultimi anni si è imposta nel discorso politico e mediatico, alimentato dalle narrazioni sempre più diffuse che criminalizzano le migrazioni. Ma entra anche nel linguaggio quotidiano, dove, in contesti di tensione e abbandono istituzionale, come a Lampedusa, diventa una parola carica di paura e rabbia.
E poi, siccome le parole sono magiche, clandestino diventa simbolo identitario e culturale.
Da marchio negativo a segno di resistenza.
Clandestino
Parola a cura di Luca Giliberti, Università di Parma.
L’ etimologia della parola clandestino deriva dal latino clandestinus, che a sua volta proviene daclam, che significa «di nascosto»; indica per lo più cose fatte senza l’approvazione o contro il divieto dell’autorità.
Termine molto in voga all’interno del dibattito sulle migrazioni, rimanda a un approccio di tipo securitario e fa riferimento a una dimensione non autorizzata, illegale, che agisce in segreto, evitando i controlli. Si consolida negli ultimi anni nel linguaggio politico mainstream, veicolato dai mass media e cavalcato da forze politiche che fanno della criminalizzazione delle migrazioni il loro cavallo di battaglia.
Parola dalla diffusione feconda, oltre a emergere nel dibattito proibizionista e a fianco delle politiche di razzismo istituzionale, si consolida nel linguaggio dal basso delle popolazioni locali coinvolte direttamente dal fenomeno migratorio.
Sull’isola di Lampedusa, per esempio, se storicamente il termine per indicare i migranti è quello di turcu (si veda Turcu), in tempi recenti la parola clandestino emerge in modo decisivo, in un contesto in cui si condensano il risentimento e la frustrazione per il senso di abbandono istituzionale e si fomentano ansie di tipo securitario. Il clandestino diviene allora il nemico da combattere, finendo per incarnare la figura del capro espiatorio.
Al contempo, il concetto di clandestino in altri contesti sociali si trova a ripercorrere il classico schema dello stigma che si trasforma in emblema, e viene rivendicato in vari modi, per esempio attraverso un certo tipo di produzione culturale.
La hit globale di Manu Chao, che dà il nome al popolarissimo disco, insieme a una serie di altre produzioni culturali che ne fanno un uso similare – come la famosa canzone del rapper Master Sina e del cantante tunisino Balti – ne sono un chiaro esempio, ribaltando la cornice di senso che solitamente attornia tale concetto.
Esempi dal campo
Manchiamo sull’isola da un anno e mezzo e non facciamo in tempo ad arrivare che, già sul taxi, esce fuori la parola clandestino. Il tassista, alla domanda di come va sull’isola, risponde che «i clandestini arri vano ogni giorno e che in questo momento c’è bel tempo, ci saranno sbarchi. Turisti invece ancora niente».
Estratto dai diari di campo, aprile 2025
«Bisogna difendersi. Qui siamo in guerra contro i clandestini…», esordisce Guido. L’inizio della conversazione è d’impatto, evidenziando una netta contrapposizione tra lampedusani e migranti, specialmente quelli di origine tunisina: «I tunisini sono una brutta razza… Vengono a pescare da noi e noi non possiamo pescare da loro. A differenza dei neri, chi arriva qui non scappa da nessuna guerra. Si muovono solo per arricchirsi: ’A jaddina ca camina porta ’a vozza china [la gallina che cammina ha la pancia piena]».
Ci racconta attraverso un detto che sembrerebbe stigmatizzare i migranti, in particolare quelli economici. Nonostante la profonda diffidenza nei confronti degli sbarcati a Lampedusa, Guido è stato protagonista di un salvataggio in mare, di cui ci racconta i dettagli con grande emozione: «A me, come a molti, è capitato di incontrare un barcone di clandestini. Ho chiamato i miei amici che mi hanno detto di lasciar stare.
Alla fine, ho deciso di trai narli e, se fosse affondata la barca, me li sarei presi a bordo. Non si lasciano le persone amare. Quando siamo arrivati in porto, mi hanno abbracciato come un salvatore… Guarda, ho la pelle d’oca».
Estratto dai diari di campo, settembre 2022
«Sono venuto in Italia, venuto da piccolo / Arabo in Italia, quello che dicono / Scappato dal paese su una barca / Choft 3la 3inaya wled [ho visto coi miei occhi ragazzi del mio paese affondare] / C’è chi si è salvato, c’è chi è morto / C’è chi è annegato, senza ritorno / Buongiorno l’Italia, ciao la Tunisia / Hareb min lbled w houma trak el boulisiya [in fuga dal paese e li insegue la polizia] / Mi sono arrangiato, ho sbagliato / Mi hanno taggato, per maleducato / Io sono cresciuto, ho pagato / […] / Non devo dire grazie a nessuno, perché la mia vita l’ho fatta da solo / E quando da bimbo tu aspettavi il regalo, io ero fuori a raccogliere il denaro / Clandestino / Perché senza soggiorno / Perché senza la mamma / Perché senza ritorno / Clandestino / Io voglio diventare ricco / Facendo contento la mamma / Senza cadere a picco».
Estratto della canzone Clandestino di Master Sina e Balti