
Cittadinanza del minore e requisito della “convivenza”: applicata la normativa precedente alle modifiche del 2025
Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, April 14, 2026Il Tribunale di L’Aquila offre un’analisi chiara del requisito della “convivenza” per l’acquisto della cittadinanza da parte del figlio minore di un genitore che ha riacquistato lo status di cittadino italiano.
Il caso è particolarmente interessante perché, pur essendo stato deciso nel 2026, si fonda sulla normativa in vigore prima delle modifiche introdotte nel 2025, offrendo così un quadro preciso del regime giuridico precedente.
La vicenda riguarda una famiglia di cittadini statunitensi. Il padre ha richiesto la trascrizione degli atti di nascita dei suoi due figli, all’epoca minorenni, per il conseguente riconoscimento della cittadinanza italiana anche a loro favore. L’amministrazione comunale ha rifiutato la richiesta, poiché durante i controlli anagrafici i figli non erano stati trovati presso la residenza dichiarata. Il nodo della questione è l’interpretazione del termine “convivenza”, richiesto dall’art. 14 della Legge n. 91/1992, per l’acquisto automatico della cittadinanza da parte del minore.
Per comprendere appieno la decisione del Tribunale, è essenziale distinguere tra la normativa applicabile al momento dei fatti e quella successiva.
Normativa applicabile al caso (in vigore fino a marzo 2025). L’art. 14 della Legge n. 91/1992 stabiliva semplicemente che i figli minori di chi acquista la cittadinanza italiana la acquistano a loro volta “se convivono con esso“. La legge non forniva una definizione di “convivenza“, lasciando spazio a interpretazioni. Le circolari ministeriali tendevano a interpretare il requisito in senso formale, richiedendo una “convivenza stabile ed effettiva” provata principalmente dalla residenza anagrafica comune.
Nuova normativa (in vigore da marzo 2025). Il Decreto-Legge n. 36 del 28 marzo 2025 ha introdotto un requisito molto più stringente, modificando l’art. 14 e specificando che l’acquisto automatico della cittadinanza si applica solo se il minore “risiede legalmente in Italia da almeno due anni continuativi” prima che il genitore acquisti la cittadinanza.
Nel caso in esame, il padre ha riacquistato la cittadinanza il 1° dicembre 2023. Poiché il momento determinante per stabilire la legge applicabile è la data di acquisto della cittadinanza da parte del genitore, il Tribunale ha correttamente applicato la versione dell’art. 14 in vigore nel 2023.
Il Tribunale di L’Aquila, pur riconoscendo che il Comune aveva agito correttamente seguendo le direttive amministrative, ha sposato un’interpretazione sostanziale e non meramente formale del concetto di convivenza.
Il Giudice ha chiarito che “convivenza” non significa necessariamente e solo coabitazione anagrafica, trattandosi di un concetto più ampio che riguarda la stabilità del rapporto familiare e l’esercizio continuo della responsabilità genitoriale. Citando una precedente sentenza, il Tribunale ha affermato che la convivenza consiste in un:
“…rapporto familiare con il genitore divenuto cittadino italiano, il quale continui ad esercitare la sua potestà nelle forme di legge, così assicurando l’effettiva sussistenza del vincolo morale e spirituale normalmente rinvenibile nel rapporto tra genitore e figlio…“
In altre parole, ciò che conta è l’esistenza di un’unità familiare reale e di un legame affettivo e di cura costante, non la mera presenza fisica nello stesso immobile registrato all’anagrafe.
A dimostrazione di questo legame effettivo, la famiglia ha fornito una serie di prove documentali, che il Tribunale ha ritenuto decisive: estratti di conti bancari cointestati al padre; polizze sanitarie aziendali estese a tutta la famiglia; pagamenti delle rette scolastiche della figlia; iscrizioni scolastiche e biglietti di trasporto in Italia; una dichiarazione della madre che attestava la continuità della vita familiare e la mancata separazione dal marito.
Sulla base di questi elementi, il Tribunale ha concluso che era dimostrata una “quotidiana condivisione e assiduo esercizio delle prerogative parentali“, e che non vi era alcuna rottura dell’unità familiare, nonostante le temporanee assenze dei figli per motivi legittimi.
Questo caso evidenzia il profondo cambiamento introdotto dalla nuova legge. Se lo stesso padre avesse riacquistato la cittadinanza dopo il marzo 2025, l’esito del giudizio avrebbe potuto essere diverso: la famiglia avrebbe dovuto dimostrare non solo la “convivenza” in senso sostanziale, ma anche il requisito formale della residenza legale e continuativa dei figli in Italia per almeno due anni.
Tribunale di L’Aquila, sentenza n. 390 del 6 marzo 2026Si ringrazia l’Avv. Elena Vengu per la segnalazione e il commento.