Combattere la violenza economica di genere

Comune-info - Friday, January 9, 2026

Quando si parla di violenza di genere siamo abituati a pensare a quella fisica e per fortuna sempre più spesso a quella psicologica, molto meno invece alla violenza economica, un abuso in crescita che assume molte forme con gravi conseguenze. Da Milano arrivano tre buone notizie. La prima: c’è chi sa occuparsi di questo tema, come la cooperativa Cerchi d’acqua. La seconda: è nata una collaborazione con Mag2, cooperativa di finanza etica, che apre orizzonti inediti. La terza: è possibile proteggere il percorso avviato

Nel 2025 sono circa 6,4 milioni (il 31,9%) le donne italiane con età compresa tra 16 ai 75 anni ad avere subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Numeri allarmanti al quale vanno aggiunti quelli di altre forme di violenza, come quella psicologica e digitale, le molestie, il mobbing fino al femminicidio.

Poi c’è la violenza economica di genere, che spesso sfugge alla triste contabilità del fenomeno, forse perché fatta rientrare nelle “normali usanze familiari” rimarcando quanto ancora la nostra cultura sia radicata nel patriarcato. D’altronde non è compito dell’uomo occuparsi dei soldi in casa, soprattutto della gestione del conto corrente, dei risparmi e degli investimenti? Una consuetudine tramandata da generazioni tramite stereotipi duri da debellare e che rappresentano il nucleo cognitivo del pregiudizio e della discriminazione. Ad accrescere la violenza economica sono convinzioni come “le donne non sono capaci e non sono interessante a gestire il denaro”, “non dovrebbero preoccuparsi delle questioni finanziarie” o “spetta agli uomini essere l’unico o il principale sostenitore economico della famiglia”. Pensieri che tendono a escludere le donne dalle decisioni finanziarie domestiche e a limitarne l’accesso alle risorse monetarie, di fatto, ostacolando la loro capacità di prendere decisioni economiche indipendenti e rendendole più vulnerabili alla violenza economica e al ricatto.

Isolamento economico

A dare forma ai pensieri possono essere innumerevoli azioni. Secondo l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), la violenza economica coinvolge comportamenti volti a controllare la capacità di un individuo di acquisire, utilizzare o accumulare denaro, credito, proprietà o altre risorse, danneggiando la sua sicurezza economica e la sua capacità di raggiungere l’autosufficienza finanziaria.

Nel concreto, l’uomo può vietare alla donna di avere un conto corrente, un bancomat o una carta di credito personali, ma pure negare l’accesso ai conti bancari condivisi, ai fondi di risparmio, o anche ai soldi per le necessità quotidiane. Può controllare le spese con la richiesta di scontrini e ricevute e tenerla all’oscuro dalle decisioni finanziarie importanti all’interno della famiglia o anche dalla conoscenza dello stato patrimoniale della famiglia. Può sottrarle i fondi personali in modo equivoco oppure indurla a fare investimenti rischiosi o a contrarre debiti, come accollarsi prestiti o fare acquisti a credito contro la sua volontà. Non solo. È violenza anche ostacolare il suo percorso formativo e impedendole di lavorare e, di conseguenza, di avere un reddito autonomo. Comportamenti che non lasciano segni visibili, ma minano l’autonomia della donna rendendola, di fatto, ricattabile e succube alle decisioni dell’uomo.

Le conseguenze sulle donne

Se nell’immaginario popolare le donne in situazioni di dipendenza economica vengono considerate spesso delle fortunate “mantenute”, nella realtà le conseguenze possono essere gravi e minano stabilità e benessere generale a breve e lungo termine.

Il mancato controllo monetario può portare a emozioni negative legate all’insicurezza finanziaria che generano forme di depressione, ansia, stress, disturbo da stress post-traumatico e scarsa qualità della vita. Gli stessi sintomi possono derivare dal mancato sviluppo personale e professionale. Nelle forme più acute può esporre all’indebitamento, alla disoccupazione e alla mancanza delle risorse finanziarie necessarie per la sopravvivenza quotidiana. Non solo. La povertà associata alla violenza economica può portare anche a conseguenze negative per la salute, ad esempio inducendo la donna a rinunciare alle cure sanitarie o a fare ricorso ad alcol e droghe per far fronte alla violenza.

Un abuso in crescita

Secondo il sondaggio del 2023 realizzato da WeWorld il 49% delle donne italiane avrebbe subito violenza economica almeno una volta nella vita, percentuale che sale al 67% tra le donne divorziate o separate. Inoltre 1 donna su 10 dichiara che il partner le ha negato di lavorare, 1 donna separata o divorziata su 4 dichiara di aver subito decisioni finanziarie prese dal suo partner senza essere stata consultata prima e che quasi 1 italiano su 2 pensa che le donne siano più spesso oggetto di violenza economica perché hanno meno accesso degli uomini al mercato del lavoro. Visione confermata dai dati. In Italia lavora poco più di 1 donna su 2 contro il 70,4 per cento degli uomini e il paese è all’85° posto su 148 nella classifica mondiale del contrasto al divario di genere. Alle minori opportunità di lavoro corrispondono, a parità di livello di istruzione e tipologia di impiego, anche retribuzioni più basse, fattore che favorisce il propagarsi della violenza economica.  

Il progetto di Cerchi dAcqua

Cerchi d’Acqua, realtà fondata nel 2000 nella ricca Milano, riferimento del “1522” (numero nazionale contro la violenza di genere) in città e tra i fondatori dell’associazione nazionale D.i.Re. (Donne in Rete Contro la Violenza), afferma che la violenza economica, sulla base dei dati raccolti in forma anonima ogni anno, è salita dal 22% nel 2022 al 31% nel 2024. Un aumento dovuto alla maggior consapevolezza delle donne che si sono rivolte al Centro e hanno avviato percorsi di uscita dalla violenza.

Per affrontare l’incremento delle richieste, l’equipe di Cerchi d’Acqua ha avviato un paio di anni fa uno sportello per contrastare la violenza economica e avviare percorsi di autonomia delle donne fornendo gli strumenti concreti necessari per il loro reinserimento lavorativo, rafforzandone autostima, capacità professionale e indipendenza. Tra le molte attività previste, percorsi psicologici individuali e di gruppo, incontri di orientamento al lavoro e workshop tematici.

Quest’anno, grazie alla collaborazione con MAG2, cooperativa di finanza etica attiva dal 1980, si è messo a punto un progetto che prevede anche consulenza finanziaria personalizzata e incontri di gruppo sulla finanza etica, perché è importante anche orientare le scelte verso un’economia solidale e benefica per i beni comuni.

Presentato al bando Impatto+ 2025 “Oltre la violenza, l’indipendenza” di Gruppo Banca Etica con il nome “Sostieni il cammino all’autonomia delle donne: no alla violenza economica”, il progetto è stato selezionato tra i vincitori che possono accedere alla raccolta fondi su Produzioni dal Basso. Un crowdfunding iniziato il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con possibilità di effettuare donazioni fino al 24 gennaio 2026 nell’apposita pagina del portale.

“Il nostro desiderio è ridare l’indipendenza economica alle donne, un passo fondamentale non solo per la loro autonomia, ma anche per aiutarle a uscire dalla violenza”, dicono le socie di Cerchi d’Acqua che stanno portando avanti il progetto.

L'articolo Combattere la violenza economica di genere proviene da Comune-info.