Combattere la violenza economica di genereQUANDO SI PARLA DI VIOLENZA DI GENERE SIAMO ABITUATI A PENSARE A QUELLA FISICA E
PER FORTUNA SEMPRE PIÙ SPESSO A QUELLA PSICOLOGICA, MOLTO MENO INVECE ALLA
VIOLENZA ECONOMICA, UN ABUSO IN CRESCITA CHE ASSUME MOLTE FORME CON GRAVI
CONSEGUENZE. DA MILANO ARRIVANO TRE BUONE NOTIZIE. LA PRIMA: C’È CHI SA
OCCUPARSI DI QUESTO TEMA, COME LA COOPERATIVA CERCHI D’ACQUA. LA SECONDA: È NATA
UNA COLLABORAZIONE CON MAG2, COOPERATIVA DI FINANZA ETICA, CHE APRE ORIZZONTI
INEDITI. LA TERZA: È POSSIBILE PROTEGGERE IL PERCORSO AVVIATO
Nel 2025 sono circa 6,4 milioni (il 31,9%) le donne italiane con età compresa
tra 16 ai 75 anni ad avere subito almeno una violenza fisica o sessuale nel
corso della vita. Numeri allarmanti al quale vanno aggiunti quelli di altre
forme di violenza, come quella psicologica e digitale, le molestie, il mobbing
fino al femminicidio.
Poi c’è la violenza economica di genere, che spesso sfugge alla triste
contabilità del fenomeno, forse perché fatta rientrare nelle “normali usanze
familiari” rimarcando quanto ancora la nostra cultura sia radicata nel
patriarcato. D’altronde non è compito dell’uomo occuparsi dei soldi in casa,
soprattutto della gestione del conto corrente, dei risparmi e degli
investimenti? Una consuetudine tramandata da generazioni tramite stereotipi duri
da debellare e che rappresentano il nucleo cognitivo del pregiudizio e della
discriminazione. Ad accrescere la violenza economica sono convinzioni come “le
donne non sono capaci e non sono interessante a gestire il denaro”, “non
dovrebbero preoccuparsi delle questioni finanziarie” o “spetta agli uomini
essere l’unico o il principale sostenitore economico della famiglia”. Pensieri
che tendono a escludere le donne dalle decisioni finanziarie domestiche e a
limitarne l’accesso alle risorse monetarie, di fatto, ostacolando la loro
capacità di prendere decisioni economiche indipendenti e rendendole più
vulnerabili alla violenza economica e al ricatto.
Isolamento economico
A dare forma ai pensieri possono essere innumerevoli azioni. Secondo l’Istituto
europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), la violenza economica coinvolge
comportamenti volti a controllare la capacità di un individuo di acquisire,
utilizzare o accumulare denaro, credito, proprietà o altre risorse, danneggiando
la sua sicurezza economica e la sua capacità di raggiungere l’autosufficienza
finanziaria.
Nel concreto, l’uomo può vietare alla donna di avere un conto corrente, un
bancomat o una carta di credito personali, ma pure negare l’accesso ai conti
bancari condivisi, ai fondi di risparmio, o anche ai soldi per le necessità
quotidiane. Può controllare le spese con la richiesta di scontrini e ricevute e
tenerla all’oscuro dalle decisioni finanziarie importanti all’interno della
famiglia o anche dalla conoscenza dello stato patrimoniale della famiglia. Può
sottrarle i fondi personali in modo equivoco oppure indurla a fare investimenti
rischiosi o a contrarre debiti, come accollarsi prestiti o fare acquisti a
credito contro la sua volontà. Non solo. È violenza anche ostacolare il suo
percorso formativo e impedendole di lavorare e, di conseguenza, di avere un
reddito autonomo. Comportamenti che non lasciano segni visibili, ma minano
l’autonomia della donna rendendola, di fatto, ricattabile e succube alle
decisioni dell’uomo.
Le conseguenze sulle donne
Se nell’immaginario popolare le donne in situazioni di dipendenza economica
vengono considerate spesso delle fortunate “mantenute”, nella realtà le
conseguenze possono essere gravi e minano stabilità e benessere generale a breve
e lungo termine.
Il mancato controllo monetario può portare a emozioni negative legate
all’insicurezza finanziaria che generano forme di depressione, ansia, stress,
disturbo da stress post-traumatico e scarsa qualità della vita. Gli stessi
sintomi possono derivare dal mancato sviluppo personale e professionale. Nelle
forme più acute può esporre all’indebitamento, alla disoccupazione e alla
mancanza delle risorse finanziarie necessarie per la sopravvivenza quotidiana.
Non solo. La povertà associata alla violenza economica può portare anche a
conseguenze negative per la salute, ad esempio inducendo la donna a rinunciare
alle cure sanitarie o a fare ricorso ad alcol e droghe per far fronte alla
violenza.
Un abuso in crescita
Secondo il sondaggio del 2023 realizzato da WeWorld il 49% delle donne italiane
avrebbe subito violenza economica almeno una volta nella vita, percentuale che
sale al 67% tra le donne divorziate o separate. Inoltre 1 donna su 10 dichiara
che il partner le ha negato di lavorare, 1 donna separata o divorziata su 4
dichiara di aver subito decisioni finanziarie prese dal suo partner senza essere
stata consultata prima e che quasi 1 italiano su 2 pensa che le donne siano più
spesso oggetto di violenza economica perché hanno meno accesso degli uomini al
mercato del lavoro. Visione confermata dai dati. In Italia lavora poco più di 1
donna su 2 contro il 70,4 per cento degli uomini e il paese è all’85° posto su
148 nella classifica mondiale del contrasto al divario di genere. Alle minori
opportunità di lavoro corrispondono, a parità di livello di istruzione e
tipologia di impiego, anche retribuzioni più basse, fattore che favorisce il
propagarsi della violenza economica.
Il progetto di Cerchi d’Acqua
Cerchi d’Acqua, realtà fondata nel 2000 nella ricca Milano, riferimento del
“1522” (numero nazionale contro la violenza di genere) in città e tra i
fondatori dell’associazione nazionale D.i.Re. (Donne in Rete Contro la
Violenza), afferma che la violenza economica, sulla base dei dati raccolti in
forma anonima ogni anno, è salita dal 22% nel 2022 al 31% nel 2024. Un aumento
dovuto alla maggior consapevolezza delle donne che si sono rivolte al Centro e
hanno avviato percorsi di uscita dalla violenza.
Per affrontare l’incremento delle richieste, l’equipe di Cerchi d’Acqua ha
avviato un paio di anni fa uno sportello per contrastare la violenza economica e
avviare percorsi di autonomia delle donne fornendo gli strumenti concreti
necessari per il loro reinserimento lavorativo, rafforzandone autostima,
capacità professionale e indipendenza. Tra le molte attività previste, percorsi
psicologici individuali e di gruppo, incontri di orientamento al lavoro e
workshop tematici.
Quest’anno, grazie alla collaborazione con MAG2, cooperativa di finanza etica
attiva dal 1980, si è messo a punto un progetto che prevede anche consulenza
finanziaria personalizzata e incontri di gruppo sulla finanza etica, perché è
importante anche orientare le scelte verso un’economia solidale e benefica per i
beni comuni.
Presentato al bando Impatto+ 2025 “Oltre la violenza, l’indipendenza” di Gruppo
Banca Etica con il nome “Sostieni il cammino all’autonomia delle donne: no alla
violenza economica”, il progetto è stato selezionato tra i vincitori che possono
accedere alla raccolta fondi su Produzioni dal Basso. Un crowdfunding iniziato
il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro
le donne, con possibilità di effettuare donazioni fino al 24 gennaio 2026
nell’apposita pagina del portale.
“Il nostro desiderio è ridare l’indipendenza economica alle donne, un passo
fondamentale non solo per la loro autonomia, ma anche per aiutarle a uscire
dalla violenza”, dicono le socie di Cerchi d’Acqua che stanno portando avanti il
progetto.
--------------------------------------------------------------------------------
L'articolo Combattere la violenza economica di genere proviene da Comune-info.