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Remigrazione: Vannacci e le destre ne…
… ne fanno un cavallo di battaglia. Articoli di Leonardo Bianchi e di Danilo Tosarelli. Con molti link utili. Un pomeriggio con i remigratori di Vannacci Sono andato a vedere lo spettacolo teatrale dell’eurodeputato sulla remigrazione, che ovviamente era infarcito di teorie del complotto razziste e islamofobe. di Leonardo Bianchi – riipreso da “Complotti” (*) Il 15 marzo del 2026
Milano, Ghe Pel Ling: Ven. Othok Rinpoche conferirà l’iniziazione di lunga vita di Tara Bianca
Il Ven. Othok Rinpoche conferirà l’iniziazione di lunga vita di Tara Bianca, la manifestazione compassionevole di Buddha che dona vitalità, salute e longevità, rimuove ostacoli fisici e mentali, e risveglia l’energia vitale per una vita significativa. Sabato 4 aprile 2026 , dalle 14.30 alle 17.30, Rinpoche darà un insegnamento introduttivo su Tara bianca. Domenica 5 aprile 2026 , sempre dalle 14.30 alle 17.30, Rinpoche conferirà l’iniziazione di Tara bianca. Le due giornate si svolgeranno in presenza al Ghe Pel Ling di Milano. Sarà possibile seguire anche online su Zoom e Vimeo. E’ possibile partecipare anche a una sola giornata di insegnamento. MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE Gli insegnamenti si possono seguire in presenza in gompa o online su Zoom e on demand su Vimeo.La quota di partecipazione è di 25 euro per i non soci / 20 euro per i soci. Chi partecipa online può versare il contributo con bonifico bancario o con PayPal. Chi partecipa in presenza può versare il contributo in contanti o bancomat. Chi avesse difficoltà a contribuire con la quota di partecipazione, può fare un’offerta libera oppure partecipare anche a titolo gratuito contattando la segreteria inviando una email a info@ghepelling.com Ghe Pel Ling – Istituto Studi di Buddhismo tibetano Milano via Euclide 17 – Metro Villa San Giovanni www.ghepelling.com • info@ghepelling.com Redazione Milano
March 18, 2026
Pressenza
«Dal fiume al mare», liberi e inclusivi
Sergio Sinigaglia sull’autobiografia di Widad Tamimi Dal fiume al mare, uno slogan che può avere diverse interpretazioni sia per i palestinesi che per gli israeliani. Può essere foriero di esclusivismi, oppure di liberazione per entrambi i popoli. Una alternativa alla ormai vuota retorica dei “due Stati”, improponibile di fronte a ciò che è accaduto dopo il 7 ottobre e all’annessione
Scuola, pace e conflitti: a Milano la presentazione dell’Osservatorio contro la militarizzazione
Venerdì 13 marzo alle ore 17.00, presso la Biblioteca della Nonviolenza Attiva di via Mazzali 5 a Milano, si è svolta la presentazione dell’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università. All’incontro sono intervenute Roberta Leone, presidente dell’Osservatorio, ed Elena Abate, referente per Milano. L’iniziativa è stata l’occasione per illustrare le attività dell’Osservatorio, nato con l’obiettivo di monitorare e denunciare la crescente presenza di logiche e strutture militari all’interno del sistema educativo, promuovendo allo stesso tempo una cultura della pace e della nonviolenza. In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti armati, il lavoro dell’Osservatorio mira a difendere il ruolo della scuola e dell’università come luoghi di formazione critica e democratica. Durante l’incontro Roberta Leone ha presentato anche due volumi pubblicati da Aracne Editrice che raccolgono gli atti dei convegni promossi dall’Osservatorio. Il primo è “Scuole e Università di pace: fermiamo la follia della guerra” (2026), che analizza il fenomeno della militarizzazione dell’istruzione e le sue implicazioni culturali e politiche. Nel volume si osserva come negli ultimi anni si sia registrata «una vera e propria escalation del processo di militarizzazione dei luoghi della formazione», accompagnata dal tentativo di legittimare una presunta “cultura della difesa” o “cultura della sicurezza” all’interno della scuola.  Il secondo libro, “Comprendere i conflitti, educare alla pace” (2025), raccoglie invece gli interventi del primo convegno nazionale dell’Osservatorio e propone una riflessione sul ruolo dell’educazione nella comprensione dei conflitti contemporanei. Tra i contributi si sottolinea come la presenza crescente degli apparati militari nei luoghi dell’istruzione rischi di normalizzare la guerra: «la scuola va alla guerra e la guerra ed i suoi apparati di morte entrano sempre di più nelle scuole italiane».  Attraverso saggi di studiosi, docenti e ricercatori, i due volumi affrontano temi che vanno dal rapporto tra industria bellica e università alla diffusione di una cultura militarista nella società. Allo stesso tempo propongono percorsi educativi alternativi fondati sulla pedagogia della pace, sul dialogo e sulla comprensione dei conflitti. La presentazione alla Biblioteca della Nonviolenza Attiva ha offerto quindi l’occasione per conoscere più da vicino il lavoro dell’Osservatorio e per rilanciare il dibattito sul ruolo delle istituzioni educative nella costruzione di una società fondata sulla pace, sulla democrazia e sulla partecipazione critica. Tiziana Volta
March 14, 2026
Pressenza
Condannata la prassi discriminatoria di Adecco di limitare i contratti alla scadenza del permesso di soggiorno
Con sentenza pubblicata il 15 gennaio 2026, il Tribunale di Milano – Sezione Lavoro, in una causa promossa da CGIL Lombardia, ha accertato il carattere discriminatorio della politica aziendale di Adecco Italia S.p.A. consistente nell’escludere dalle selezioni, o nel limitare la durata del contratto offerto, ai lavoratori extra UE il cui permesso di soggiorno avesse validità residua inferiore alla durata della missione richiesta dall’utilizzatore. Adecco, nelle proprie attività di selezione, sistematicamente o escludeva dalla selezione il candidato extra UE o offriva loro un contratto di durata non superiore alla validità residua del permesso, indipendentemente dalla valutazione professionale. La giustificazione addotta era di natura penalistica: evitare la responsabilità ex art. 22, comma 12, T.U. Immigrazione. Per poter stipulare un contratto con scadenza successiva a quella del permesso, Adecco pretendeva che il lavoratore producesse già in sede di selezione – anche mesi prima della scadenza – la ricevuta della domanda di rinnovo. Il Giudice dott. Mariani ha accolto il ricorso chiarendo che la responsabilità penale del datore di lavoro può sorgere soltanto dopo la scadenza del permesso – se il rinnovo non è stato tempestivamente richiesto – e non certo in sede assuntiva: la ricevuta della domanda di rinnovo va resa disponibile nel corso del rapporto di lavoro, non prima della sua instaurazione. Sul piano antidiscriminatorio, il Giudice ha richiamato la sentenza Chez Razpredelenie Bulgaria (C. Giust. 16 luglio 2015, C-83/14) e la giurisprudenza CGUE sul concetto di disadvantage, affermando che anche una misura apparentemente neutra capace di produrre effetti sfavorevoli minimi ma sistematici verso un gruppo protetto integra una discriminazione indiretta, salvo giustificazione obiettiva e proporzionata. L’obiettivo di evitare la responsabilità penale – pur legittimo – non giustificava la misura adottata, poiché l’ordinamento mette già a disposizione strumenti meno restrittivi e ugualmente idonei. Il Tribunale ha pertanto ordinato ad Adecco di cessare il comportamento e di adottare una direttiva interna che prescriva ai selezionatori di non tener conto della scadenza del permesso di soggiorno, procedendo all’assunzione anche quando la scadenza del contratto sia posteriore a quella del permesso. Ha inoltre ordinato la pubblicazione del provvedimento sulla home page del sito aziendale. Tribunale di Milano, sentenza n. 144 del 15 gennaio 2026
Moby Ovadia incanta a Milano
Dal 3 all’8 Marzo, teatro Carcano. Moni Ovadia. Il cartellone lo mette in grande. lui il centro, il fulcro, di una storia, della storia, una delle storie più forti che siano mai state scritte: Moby Dick. Lui il baricentro impazzito, il capitano che ha perso il senno, l’inseguitore del destino che vuole prenderlo e sconfiggerlo, lui che sfida l’infinito, la vita e la morte. Lo spettacolo inizia, ma per i primi 20 minuti il capitano Achab non appare. Eppure, la sua presenza si avverte, ogni volta che entra qualcuno in scena potrebbe essere lui, saranno in 9 alla fine sulla scena, tutti rigorosamente uomini, come su una baleniera deve essere. Giovani e meno giovani, coraggiosi, goffi, cialtroni, tutti sbeffeggianti la vita. Ma poi c’è l’ufficiale, il quacchero Starbuck, quello che prova a resistere ad Achab, quello che, quando la profezia iniziale dice che uno solo si salverà, tutti pensano a lui, lui che vuole salvare le vite dei suoi, lui che cerca di frenare il delirio del suo capitano. Sarà lui a salvarsi? Che abbiate letto o non abbiate letto il libro, se potrete, andate a vedere questa rappresentazione esemplare. Questo spettacolo debuttò a Roma, quasi un anno fa e da allora è stato solo a Roma, Siena e ora a Milano. Troppo poco. Bello immaginare, come ai vecchi tempi, la compagnia andare in giro, salire e scendere da treni, forse da pullmini, forse da aerei, le valige coi costumi, gli alberghi, le cene a tarda ora, l’aspettarsi, il bere, il raccontarsi. Questo spettacolo merita di prendere il largo. Dopo decine e decine di repliche, l’equipaggio sarà davvero tale. Questo spettacolo puo’ solo crescere. Moni Ovadia, a un passo dai suoi 80 anni, compare a metà del primo atto e, come per ogni vecchio attore amato, dal pubblico partono indecisi applausi. In fondo siamo a Milano, il pubblico è serio, composto, piuttosto attempato, solo alla fine pioveranno applausi commossi. Come in quel formidabile romanzo, lo spettacolo è un crescendo: prima parte dominata da risate sguaiate di uomini imbarcati, e il capitano appare serio, staccato, concentrato, lui cambia il ritmo dei dialoghi. I silenzi circondano le sue parole. Moni non recita, è il capitano Achab, è in guerra con una balena, è in guerra contro un mondo folle dove piovono bombe, dove si compie un genocidio, dove si sta impazzendo, dove l’essere umano rischia di cancellarsi. Moni conosce la balena bianca, l’ha vista, davvero. Moni-Achab trascina tutti, ha una forza dettata dalla sua vita, dalla sua conoscenza, dalle lingue che parla, dal mondo che ha visto, dagli uomini e dalle donne che ha conosciuto, dai libri che ha letto. Moni-Achab sa, quello che gli altri non sanno, lui è il più vecchio, lui ha visto, ha sperimentato, ha perso un pezzo di sé. Moni-Achab mangia il cuore di una balena presa, ma è cotto male, il cuoco deve imparare, deve imparare prima di tutto a parlare con i pescecani che disturbano la quiete, deve trovare le parole giuste. Moni-Achab spiega, riprende, prova a formare la sua ciurma, ma in fondo stima tutti questi giovani uomini; lui sa verso dove li sta portando, sa che il fine è alto, ma che la fine si avvicina. La storia piano piano si ribalta. Gli uomini che ridevano adesso sono atterriti, ma è Achab che ora ride, ride degli iceberg, della sorte ignota, delle disgrazie. Lui punta alla balena bianca, tutto il resto non esiste al confronto. L’assoluto lo aspetta, e lui lo sfida, lo vuole. Moni è un capo compagnia, come il grande Eduardo. Intorno ha attori, anche giovani. Bravi, ma recitano, stanno in superficie, sperano di avere la moneta inchiodata sull’albero maestro. Vogliono bere e fornicare. Lui, burbero e affettuoso, li scuote, li prende poi per mano, e li fa scendere, lentamente, quasi senza che se ne accorgano, negli inferi. E così da attori che recitano, anche bene, ma ripetono la loro parte, piano piano, lungo le due ore della scena, il loro atteggiamento cambia. La drammaticità diventa loro, sono loro su quella barca che è in mezzo ai flutti, alla tempesta e alla bonaccia, è loro il compagno che muore, quello che si sente morire, quello che rimane sotto un albero caduto. Hanno capito dove sono finiti, ma è tardi e si buttano col loro capitano. Lui è pazzo, ma è pur sempre il capitano, un capitano gigantesco, quanto l’impressionante balena bianca. Andrea De Lotto
March 4, 2026
Pressenza
Io, Zack e Rogoredo li ho conosciuti bene
-------------------------------------------------------------------------------- unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- Anni fa, per via di un progetto documentaristico poi abbandonato perché troppo emotivamente pesante, ho avuto l’occasione di conoscere molto bene, direttamente, il mondo del boschetto e della stazione di Rogoredo. Per un annetto lo ho frequentato molto, passandoci innumerevoli ore e giornate, immerso in quell’umanità disperata, conoscendo e raccogliendo le testimonianze e i racconti dolorosi dei tossicodipendenti, dei senzatetto che per pochi euro lavoravano come “pali” o “sentinelle” e vedendo al lavoro i venditori e gli agenti di polizia. Ho visto risse violentissime, gente morire di overdose davanti ai miei occhi, retate con fuggi fuggi generale, apparizioni di Brumotti di Striscia la notizia con telecamere, scene terribili. Era un decennio fa, ma Zack, il morto, me lo ricordo benissimo. Era un ragazzino ma già tra i principali pusher della famiglia che gestiva le piazze. Ricordo anche i suoi familiari: come il quindicenne morto investito da un treno mentre spacciava sui binari, che era fratello o cugino di Zack. Ricordo bene quel mondo e lo ricordo con orrore. Un mondo spietato, cinico, disperato, dove di umanità ne rimaneva pochissima. I Mansouri, compreso Zack, non erano belle persone. Erano una gang di trafficanti di una cattiveria pazzesca. Con i clienti erano violenti, aggressivi, a volte con punte di sadismo. Erano tutt’altro che lo “spacciatore amichevole”. Difficilmente usavano droghe, erano solo affaristi. Comunque non usavano armi da fuoco, ma bastoni, machete e sassi per farsi rispettare. Poi, probabilmente, fuori di lì avranno avuto un’umanità anche loro come tutti, ma certo non appariva. Abitualmente tossiche anche minorenni si prostituivano con loro nel bosco per una dose, tanto per dire. Quanto disprezzavano e deridevano e godevano a umiliare i tossici italiani: “gli italiani venderebbero la madre per una dose” dicevano ridendo. Erano in questo molto razzisti verso i clienti italiani. Se uno stava malissimo, era in astinenza, quelli si divertivano a sfotterlo, mai che, anche se era un cliente abituale, gli dessero anche solo una punta da 2 euro a credito per fargliela passare, che a loro costa pochi centesimi. Molti portavano cose rubate da barattare, questi se le prendevano dando in cambio una miseria, 2 euro di droga per un cellulare o una bici, che so. Con questo, nemmeno uno come Zack meritava di fare quella fine. Nessuno lo merita e in uno stato di diritto una persona così deve essere arrestata e scontare una pena tendente alla riabilitazione e nel pieno rispetto dei suoi diritti umani, non deve essere certo giustiziata, è qualcosa di inaccettabile. Come un quindicenne messo a spacciare dai genitori già dai 13 anni non merita di morire sotto un treno ma andrebbe recuperato alla società, almeno sarebbe necessario provarci. A Rogoredo però la morte era la normalità: sotto i treni e per overdose o per sparatorie o accoltellamenti, morivano regolarmente lì sia tossici che spacciatori con frequenza allora impressionante. Davvero era l’inferno sulla terra ai tempi, nel periodo di massima espansione, nel 2015-2017, quando c’erano addirittura due bande rivali in guerra violenta di spacciatori nel boschetto e una altrettanto potente dall’altro lato della stazione lungo i binari sotto un ponte e altre più piccole nei dintorni. Anche solo quelle due piazze principali erano arrivate al livello di essere aperte 24 su 24 con centinaia di clienti ogni giorno, che poi infestavano la stazione chiedendo elemosina e scippando i passeggeri per pagarsi le dosi. Era diventato un incubo anche solo prendere il treno lì, vedevi la fila a ogni ora di fantasmi in processione verso il bosco o l’ultimo binario. Verso la metà del 2017, stanco di tutto quell’orrore abbandonai quel progetto e quei luoghi. Da quasi un decennio non ho più voluto avere notizie di quel mondo, però passando ogni tanto di lì col treno la stazione sembrava molto ripulita, non vedevi più le processioni in direzione bosco e decine di eroinomani in giro: avevo letto che anni fa c’era stata una riqualificazione del boschetto, che avevano tagliato pure gli alberi che facevano da nascondiglio e che in gran parte era stato debellato lo spaccio. Mi faceva piacere e invece negli ultimi giorni sui giornali riconosco Zack, la foto e il nome, e scopro che è ancora tutto come prima o quasi, hanno solo cambiato di poco le zone, ma addirittura erano le stesse persone di allora, i ragazzini ormai trentenni. Faccio una ricerca sul web, leggo i nomi negli articoli sui giornali e li riconosco: come Soufiane, quello che ricordo meglio di tutti, di cui leggo dei recenti molteplici arresti. Entrano e poi escono e ricominciano, mentre uno è dentro, il cugino gli dà il cambio. Penso non finirà mai, temo. Un’altra cosa che ricordo bene di Rogoredo era che c’era almeno un poliziotto, già allora, che regolarmente si presentava a taglieggiare gli spacciatori, che prendeva mazzette quotidiane. Chissà se era già lui, Cinturrino, o altri. Molti clienti lo conoscevano con un soprannome che non ricordo. Io ho sempre avuto l’impressione che ce ne fosse più di uno, a dare protezione in cambio di soldi. Ma di uno ricordo con certezza (come ricordo alcuni agenti di grande umanità). Ecco, a me gli spacciatori di Rogoredo fanno orrore come si è capito, ma i poliziotti che gli permettono di fare quello che fanno e si approfittano di tutta la sofferenza e degrado che creano il mercato dell’eroina e della cocaina per monetizzare, mi fanno ancora più rabbia. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO: > Rogoredo non è un caso isolato -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Io, Zack e Rogoredo li ho conosciuti bene proviene da Comune-info.
February 25, 2026
Comune-info
Volontari dentro e contro Milano-Cortina 2026 – di Lucio Monocrom
L'economia dell'evento è oramai diventata un volano di marketing e accumulazione territoriale ad elevato valore aggiunto, non tanto per il grado tecnologico che presenta ma soprattutto per i bassi se non quasi inesistenti costi del lavoro e della manodopera necessaria per il suo funzionamento. Come ci ricorda il presente articolo, scritto all'indomani della chiusura [...]
February 23, 2026
Effimera
Milano: «Scomodo» e un libro di Michele Gambino
di Giuliano Spagnul. Via Tofane a Milano, che affianca il Naviglio della Martesana, si trova in quella periferia a nord-est che ha visto “nel giro di pochi anni, quattro fiorenti borghi [diventare una] superaffollata zona 10”. Continuando a consultare questa vecchia ma, a mio parere, insuperata guida di Milano del 1983 (1) si legge che per spiegare questa trasformazione “alcuni
February 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Meloni-Ue: più bianchi e meno diritti
Articoli di Maurizio Alfano, Andrea Ceredani, Marco Bellandi Giuffrida e della redazione Diogene. A seguire un podcast di Lunaria.   La profilazione razziale. La militarizzazione delle politiche migratorie. di Maurizio Alfano I fenomeni migratori in Europa, come in Italia, sempre più rappresentati come una minaccia per autoctoni e vecchi residenti, sono attraversati, da alcuni anni, da un’analisi politico-istituzionale che non
February 19, 2026
La Bottega del Barbieri