Tag - violenza

La crisi della coscrizione in Ucraina si sta facendo sempre più sanguinosa
Mentre voci esterne insistono sul fatto che la guerra può ancora essere vinta sul campo di battaglia, i giovani del paese resistono violentemente ai reclutatori per restare fuori dal conflitto. La guerra in Ucraina è stata caratterizzata da periodiche ondate di certezza che la Russia fosse in difficoltà, se non […] L'articolo La crisi della coscrizione in Ucraina si sta facendo sempre più sanguinosa su Contropiano.
May 25, 2026
Contropiano
Privati di ogni dignità
-------------------------------------------------------------------------------- Roma, 20 maggio: flash mob in solidarietà alla Flotilla. Foto di Gaza FREEstyle -------------------------------------------------------------------------------- A proposito del trattamento umiliante e “incivile” che hanno subito mercoledì 20 maggio gli attivisti della Global Sumud Flotilla da Israele c’è chi ha fatto notare – sui social, così come giovedì mattina a Prima Pagina su Radio Tre – che quando a essere umiliati, offesi, sbeffeggiati, derubati, feriti, torturati, stuprati, uccisi, privati di ogni dignità umana erano i palestinesi il mondo si è girato dall’altra parte. Vuol dire che il rispetto della dignità umana fa distinzione tra umani di serie A e umani di serie B? Perché le massime autorità del nostro Paese intervengono per sanzionare “comportamenti incivili” quando sono i nostri connazionali a subire le torture degli israeliani, mentre hanno mantenuto un silenzio complice sul genocidio dei palestinesi? Montecitorio: presidio per la Global Sumud Flotilla. Ph Villetta Social LAB Il fine primo o ultimo della Flotilla si può pensare che sia proprio questo: non soltanto mantenere viva l’attenzione sul massacro di un popolo e la distruzione della sua terra, ma portare alla consapevolezza un dato che dovrebbe essere evidente, e cioè il razzismo che più o meno consapevolmente ci portiamo dentro, la distinzione tra “umani” e “meno umani”, “natura superiore” e ” natura inferiore”. Non è questa differenziazione ingiusta e violenta anche quella che ha segnato fin dall’origine il dominio del sesso maschile, l’assegnazione alla donna di un destino “naturale”, più vicino all’animalità? Non si fondano forse su questo tutte le forme di colonizzazione che la storia ha conosciuto? Perché allora resta così innominabile nella lettura dei fenomeni sociali e politici la matrice di genere? Nell’individuazione del “diverso” come essere inferiore, o come “nemico”, non si può pensare che la libertà conquistata dalle donne, il diffondersi inarrestabile di un procedimento di “decolonizzazione” da parte femminile, abbia oggi un peso non indifferente? Di certo, la virilità guerriera è un fenomeno strutturale che dovrebbe entrare a pieno titolo nella lettura che facciamo della storia. Quello a cui assistiamo è invece il contrario: più esplode nel mondo la violenza in tutte le sue forme, e più torna a scomparire il primo e il più duraturo rapporto di sopraffazione e di potere. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Privati di ogni dignità proviene da Comune-info.
May 21, 2026
Comune-info
L’infinita violenza di Israele
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di shraga kopstein su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- C’è qualcosa che non riesce a diventare abitudine, anche quando tutto sembra spingerci verso l’assuefazione. È lo spostamento continuo del limite. Ogni volta che si pensa di aver toccato il fondo, che non sia possibile andare oltre, qualcosa avanza ancora. E ciò che colpisce non è solo la violenza in sé, ma la qualità di questa violenza: dichiarata, ostentata, quasi festosa. La “Marcia delle bandiere” a Gerusalemme (14 e 15 maggio), celebrazione dell’occupazione di Gerusalemme Est, ne è l’immagine più vivida e recente. Migliaia di giovani che gridano «Morte agli arabi», «Che il vostro villaggio bruci» — non ai margini, non di nascosto, ma in strada, collettivamente, come un rito identitario. Non si tratta di episodi devianti. Quelle parole trovano un corrispettivo preciso nelle violenze quotidiane dei coloni in Cisgiordania, nelle case incendiate, nei campi devastati, e nell’immensità della catastrofe umanitaria che si consuma nella Striscia di Gaza. Ministri del governo parlano apertamente di occupazione permanente e di espulsione: parole pronunciate senza pudore, senza più il bisogno di mascherare ciò che fino a pochi anni fa sarebbe apparso indicibile. È qui che si trova il nucleo più tragico di questa storia. Perché ciò che accade non può essere separato da ciò che Israele porta dentro di sé: la memoria dello sterminio, la persecuzione, il dolore trasmesso di generazione in generazione. Non lo si dice per minimizzare il trauma del 7 ottobre, né per ignorare la paura reale di una popolazione lacerata dalla storia. Lo si dice perché il rovesciamento è tanto più straziante quanto più è riconoscibile. Quando la memoria del trauma viene assolutizzata, rischia di generare un’identità impermeabile alla sofferenza altrui, dove il proprio dolore diventa uno scudo che acceca e giustifica la cancellazione dell’altro. Nessuna sofferenza subita può legittimare la disumanizzazione di un popolo. Il diritto internazionale esiste precisamente per questo: per impedire che il dolore si trasformi in dominio, che la vittima si converta in carnefice. Non è un caso che chi oggi perpetra quelle violazioni lavori sistematicamente per erodere il quadro giuridico internazionale, perché è lì dentro che le responsabilità attendono di essere riconosciute. Il male, oggi, non ha più bisogno di nascondersi. Esistono, però, voci che resistono. Giornalisti che denunciano, attivisti ebrei e arabi che cercano di proteggere i corpi e le terre dei palestinesi, ebrei della diaspora che contestano le politiche distruttive del governo, storici e rabbini che ricordano che la sicurezza non può nascere dall’annientamento dell’altro. Queste voci vanno dette, non come contrappeso consolatorio, ma perché la loro esistenza testimonia che nulla è inevitabile, che dentro ogni società esiste sempre una possibilità di resistenza ostinata. Il problema è che sono voci lasciate sempre più sole, ridotte al silenzio dalla forza d’urto del nazionalismo radicale. Resta una domanda profonda, che interroga il futuro. A Gerusalemme, quei giovani che marciano cantando slogan d’odio, dentro quale pedagogia sono cresciuti? Quale immagine dell’altro hanno interiorizzato per arrivare a fare della crudeltà un tratto identitario? E dall’altra parte: come crescono i bambini palestinesi, tra le tende rattoppate nel vento, la ricerca quotidiana di acqua e il rumore costante dei droni? Sono due infanzie che si formano dentro la medesima catastrofe, su sponde opposte. Una nell’odio che si fa cultura; l’altra nella distruzione come unico orizzonte conosciuto. Due percorsi educativi che preparano l’orrore di domani. Quando la sofferenza di intere popolazioni non produce più scandalo ma assuefazione, non è solo una guerra a consumarsi. È l’erosione della capacità di riconoscere l’altro come umano. Di fronte a questo abisso, l’indignazione da sola non basta più: rischia di essere un’emozione passeggera, un sussulto che ci lascia impotenti. La sfida è che quel rifiuto non si esaurisca nell’emozione del momento, ma diventi scelta consapevole, pratica quotidiana. Il modo in cui cresceranno questi bambini dipende anche da quanto saremo capaci di non abituarci, restando custodi ostinati dell’umano. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo L’infinita violenza di Israele proviene da Comune-info.
May 17, 2026
Comune-info
Licenziamenti e repressione: rispondere alle aggressioni dentro e fuori alla Desa di Sant’Agata Bolognese
La violenza sui posti di lavori si muove su diversi livelli: da quello quotidiano dello sfruttamento e dei sopprusi, a quello del braccio armato della polizia che tutela gli interessi padronali. Desa, impresa chimica di detergenti, che produce anche per il marchio Chanteclair, negli stabilimenti di Sant’Agata Bolognese è stata protagonista nei giorni scorsi del licenziamento di un sindacalista del SiCobas, che ha fatto seguito ad un momento di solidarietà con una lavoratrice aggredita verbalmente da due responsabili durante il turno di lavoro. Durante il picchetto del 7 Maggio organizzato per ottenere il reintegro dal licenziamento, le cariche della polizia hanno costretto al ricovero due lavoratori. In diretta dai cancelli della fabbrica, dove anche oggi lavoratori, lavoratrici e sindacalistx si sono trovati nuovamente per rispondere alla violenza messa in campo da Stato e padroni, ricostruiamo cosa sta accadendo insieme ad uno dei coordinatori locali del SiCobas.  AGGIORNAMENTO: poche ore dopo la diretta, il presidio è stato sgomberato dalla polizia che ha trascinato di forza i e le manifestanti smobilitando il picchetto. Di seguito un breve video che racconta i momenti dello sgombero.
Licenziamenti e repressione: rispondere alle aggressioni dentro e fuori alla Desa di Sant’Agata Bolognese
La violenza sui posti di lavori si muove su diversi livelli: da quello quotidiano dello sfruttamento e dei sopprusi, a quello del braccio armato della polizia che tutela gli interessi padronali. Desa, impresa chimica di detergenti, che produce anche per il marchio Chanteclair, negli stabilimenti di Sant’Agata Bolognese è stata protagonista nei giorni scorsi del licenziamento di un sindacalista del SiCobas, che ha fatto seguito ad un momento di solidarietà con una lavoratrice aggredita verbalmente da due responsabili durante il turno di lavoro. Durante il picchetto del 7 Maggio organizzato per ottenere il reintegro dal licenziamento, le cariche della polizia hanno costretto al ricovero due lavoratori. In diretta dai cancelli della fabbrica, dove anche oggi lavoratori, lavoratrici e sindacalistx si sono trovati nuovamente per rispondere alla violenza messa in campo da Stato e padroni, ricostruiamo cosa sta accadendo insieme a Tiziano, uno dei coordinatori locali del SiCobas.  AGGIORNAMENTO: poche ore dopo la diretta, il presidio è stato sgomberato dalla polizia che ha trascinato di forza i e le manifestanti smobilitando il picchetto. Di seguito un breve video che racconta i momenti dello sgombero.
May 13, 2026
Radio Blackout
Licenziamenti e repressione: rispondere alle aggressioni dentro e fuori alla Desa di Sant’Agata Bolognese@1
La violenza sui posti di lavori si muove su diversi livelli: da quello quotidiano dello sfruttamento e dei sopprusi, a quello del braccio armato della polizia che tutela gli interessi padronali. Desa, impresa chimica di detergenti, che produce anche per il marchio Chanteclair, negli stabilimenti di Sant’Agata Bolognese è stata protagonista nei giorni scorsi del licenziamento di un sindacalista del SiCobas, che ha fatto seguito ad un momento di solidarietà con una lavoratrice aggredita verbalmente da due responsabili durante il turno di lavoro. Durante il picchetto del 7 Maggio organizzato per ottenere il reintegro dal licenziamento, le cariche della polizia hanno costretto al ricovero due lavoratori. In diretta dai cancelli della fabbrica, dove anche oggi lavoratori, lavoratrici e sindacalistx si sono trovati nuovamente per rispondere alla violenza messa in campo da Stato e padroni, ricostruiamo cosa sta accadendo insieme a Tiziano, uno dei coordinatori locali del SiCobas.  AGGIORNAMENTO: poche ore dopo la diretta, il presidio è stato sgomberato dalla polizia che ha trascinato di forza i e le manifestanti smobilitando il picchetto. Di seguito un breve video che racconta i momenti dello sgombero.
Licenziamenti e repressione: rispondere alle aggressioni dentro e fuori alla Desa di Sant’Agata Bolognese@0
La violenza sui posti di lavori si muove su diversi livelli: da quello quotidiano dello sfruttamento e dei sopprusi, a quello del braccio armato della polizia che tutela gli interessi padronali. Desa, impresa chimica di detergenti, che produce anche per il marchio Chanteclair, negli stabilimenti di Sant’Agata Bolognese è stata protagonista nei giorni scorsi del licenziamento di un sindacalista del SiCobas, che ha fatto seguito ad un momento di solidarietà con una lavoratrice aggredita verbalmente da due responsabili durante il turno di lavoro. Durante il picchetto del 7 Maggio organizzato per ottenere il reintegro dal licenziamento, le cariche della polizia hanno costretto al ricovero due lavoratori. In diretta dai cancelli della fabbrica, dove anche oggi lavoratori, lavoratrici e sindacalistx si sono trovati nuovamente per rispondere alla violenza messa in campo da Stato e padroni, ricostruiamo cosa sta accadendo insieme a Tiziano, uno dei coordinatori locali del SiCobas.  AGGIORNAMENTO: poche ore dopo la diretta, il presidio è stato sgomberato dalla polizia che ha trascinato di forza i e le manifestanti smobilitando il picchetto. Di seguito un breve video che racconta i momenti dello sgombero.