Un amaro per Spiriti resistenti

Jacobin Italia - Sunday, January 4, 2026
Articolo di Alessio Melandri, Gianfranco Crua

Quando una persona scompare lungo una rotta migratoria, quasi sempre lo Stato smette di cercarla. Il confine assorbe la violenza, cancella i nomi, archivia le responsabilità. Spiriti resistenti nasce in risposta a questa assenza: un progetto politico che sostiene famiglie e collettivi impegnati nella ricerca dei migranti dispersi.

Il progetto prende forma in Italia dall’incontro tra attivisti e familiari dei dispersi, scegliendo consapevolmente di operare fuori dai canali istituzionali. Niente finanziamenti pubblici, nessuna struttura associativa: Spiriti resistenti lavora attraverso relazioni dirette, pratiche di autofinanziamento e alleanze costruite sul campo, nei luoghi in cui la sparizione è un fatto quotidiano. Le risorse raccolte vengono destinate a ricerche, supporto legale e pratiche di mutualismo lungo le frontiere di Messico, Centro America, Nord Africa e Balcani. Tra gli strumenti di sostegno c’è Nziria, un amaro pensato non come prodotto identitario ma come mezzo materiale di finanziamento politico, e le stampe delle illustrazioni donate da artiste e artisti solidali. Sull’ultimo numero di Jacobin Italia, Da ogni fiume a ogni mare, abbiamo pubblicato quattro di queste illustrazioni contribuendo a finanziare Spiriti resistenti.

Abbiamo incontrato Gianfranco Crua, tra i promotori del progetto, per attraversare una storia che parte da Carovane Migranti e continua a operare là dove il confine produce silenzio.

Spiriti Resistenti nasce dall’esperienza di Carovane Migranti. Qual era il contesto politico in cui ha preso forma quell’esperienza?

Le Carovane nascono da un gruppo di amici che allora faceva riferimento all’associazione Sur – Società Umane Resistenti. Eravamo molto legati all’America latina e in quegli anni lavoravamo soprattutto sul tema dei femminicidi alla frontiera tra Messico e Stati uniti. È lì che incontriamo le madri delle ragazze uccise ed è lì che alcuni intellettuali messicani ci dicono una frase che allora sembrava quasi una profezia: «Presto, tutto il Messico diventerà una fossa comune».

Quelle parole non erano una metafora. Indicavano un processo già in atto, che legava violenza strutturale, sparizioni forzate, collusione tra apparati dello Stato e criminalità organizzata. A partire da lì nasce l’esigenza di guardare anche all’Europa e al Mediterraneo, nel momento in cui, dopo le primavere arabe, cominciavano ad arrivare i primi flussi consistenti di migranti. Nel 2014 organizziamo la prima Carovana, attraversando l’Italia fino a Lampedusa, con una scelta precisa: non parlare al posto di qualcuno, ma creare spazi in cui fossero i testimoni diretti, i familiari, i collettivi già attivi lungo le rotte a prendere parola. Le Carovane diventano così luoghi di incontro, ma anche di conflitto e di messa in discussione delle narrazioni dominanti. Non eventi celebrativi, ma spazi politici aperti.

Mario Vergara è una figura che attraversa tutta questa storia ed è centrale anche nella genesi di Spiriti resistenti. Chi era, cosa ha rappresentato in Messico e perché la sua esperienza è stata così importante per voi?

Mario Vergara Cruz è una delle figure più importanti e riconosciute della ricerca dei desaparecidos in Messico. La sua storia comincia nel 2012, quando suo fratello Tomás viene sequestrato e fatto sparire a Huitzuco, nello Stato di Guerrero, una delle regioni più colpite dalle sparizioni forzate. Come accade a moltissime famiglie, inizialmente Mario si affida alle istituzioni, denuncia, aspetta. Ma capisce molto presto che le risposte non arriveranno o saranno parziali e strumentali. A quel punto smette di aspettare e comincia a cercare. Scava letteralmente la terra, raccoglie voci, attraversa territori controllati dai cartelli della droga, parla con le comunità locali, impara a riconoscere i segni delle fosse clandestine. Sviluppa un sapere empirico straordinario, costruito sul campo e condiviso con altre famiglie.

È venuto in Italia con noi nel 2018 e ha cambiato radicalmente il nostro modo di vedere le cose. Anche l’idea di autofinanziarsi attraverso una produzione informale – nel suo caso il mezcal – nasce da lì ed è uno dei semi da cui prende forma l’amaro Nziria. 

La storia di Tomás Vergara è emblematica della tragedia messicana: un sequestro a scopo di estorsione che finisce nel silenzio. Cosa accadde esattamente?

Tomás faceva il tassista. In Messico, fare il tassista significa essere su un confine perenne: sei gli occhi del territorio e per questo sei il primo bersaglio dei narcos che vogliono controllare i flussi di informazioni. Il 5 luglio 2012 Tomás fu sequestrato. La famiglia Vergara, con enormi sacrifici, riuscì a raccogliere i soldi per il riscatto, ma dopo il pagamento il silenzio divenne totale. Tomás non tornò. Mario capì subito che rivolgersi alle autorità era inutile, se non pericoloso: ricevette minacce pesantissime e dovette fuggire a Città del Messico per salvarsi. È in quell’esilio forzato che avvenne la sua metamorfosi politica. Iniziò a frequentare altre famiglie, capì che Tomás non era solo, che ci sono decine di migliaia di Tomás. Mario decise che se lo Stato non indagava, lo avrebbero fatto le famiglie. 

Mario ha elaborato un «manuale di contro-perizia» che è un capolavoro di autodifesa popolare. C’è un’immagine, in particolare, che descrive la brutalità e l’efficacia del suo metodo.

Sì, ed è quella della sbarra di ferro. Mario insegnava alle madri a conficcare una sbarra nel terreno, estrarla e annusarne la punta. Se l’odore è quello della carne in decomposizione, lì sotto c’è un corpo. È un’immagine che ribalta la scienza forense: la prova non è in mano a un perito in camice bianco, ma al naso di una madre. Mario ha scritto manuali per identificare resti ossei e non inquinare le prove. Quando lo abbiamo portato in Tunisia a incontrare le madri dei migranti scomparsi, lui ha mostrato loro che non erano vittime passive, ma depositarie di un sapere necessario per pretendere verità. 

Mario è morto tragicamente nel 2023 per un incidente sul lavoro.

Arriviamo a Nziria, l’amaro che finanzia i progetti di Spiriti resistenti. Come si trasforma l’ispirazione di Mario in un prodotto d’eccellenza distribuito in Italia?

L’ispirazione è stata letterale. Mario produceva in Messico un Mezcal artigianale che chiamava «Acqua degli Dei». Lo vendeva per pagare la benzina dei furgoni e gli attrezzi per scavare. Era un prodotto brutale, un «carburante». Quando abbiamo deciso di replicare il modello in Italia con Giacomo Donadio, sapevamo di non poter importare il Mezcal per via dei costi doganali e burocratici, ma anche perché era quasi imbevibile! Così abbiamo deciso di creare un amaro. Abbiamo coinvolto Denis Zoppi, una leggenda del bartending, che ha creato una ricetta complessa e profonda. Il nome Nziria, in napoletano, indica ostinazione, capriccio, testardaggine: è la stessa energia che abbiamo visto nelle madri e nei familiari dei desaparecidos.

Non abbiamo scelto la forma dell’associazione ma di una società a responsabilità limitata. Però il nostro Statuto è un atto politico: non c’è divisione di utili. Tutto va ai progetti. È un’economia circolare che abbiamo perfezionato collaborando con Rosario Esposito La Rossa e la sua «Scugnizzeria» di Scampia: un ponte tra l’amaro di Napoli e il dolore del Messico.

Cosa cambia quando quest’esperienza che parte dal Messico incontra il Mediterraneo e il Nord Africa?

Cambia quasi tutto. In Messico, pur in un contesto di violenza estrema, le madri riescono spesso a organizzarsi collettivamente in tempi relativamente rapidi. Nel Mediterraneo, e in particolare in Tunisia e Algeria, abbiamo incontrato una frammentazione molto più forte. Prima c’è «mio figlio», ed è comprensibile. Il passaggio successivo, quello verso un «mio figlio e tutti gli altri», è molto più complesso e richiede tempi lunghi. Abbiamo lavorato su questo con cautela, accettando anche conflitti, incomprensioni e fallimenti. Nel 2018 portiamo alcune madri tunisine in Messico, al Foro Sociale sull’Immigrazione. Incontrano le madri centroamericane, lavorano insieme a psicologi, condividono esperienze di lutto e di ricerca. Ma diventa subito chiaro che non esiste un modello replicabile: ogni contesto ha i suoi vincoli politici, culturali e sociali, e va attraversato senza scorciatoie.

Pensavo al fatto che l’amaro, quindi l’alcol, porta con sé delle contraddizioni evidenti, soprattutto rispetto ai contesti musulmani con cui lavorate.

Certo. Ce ne siamo accorti subito. Come fai a finanziare madri musulmane con l’alcol? Non puoi. Ed è da lì che nasce il lavoro sulle illustrazioni. La vendita delle stampe delle illustrazioni donate da Lorena Canottiere, Andrea Ferraris, Francesca Mandarino, Andrea Serio e Gianluca Costantini ci ha permesso di sostenere progetti dove l’alcol sarebbe stato inappropriato. Opere ispirate alla frase: «Volevano sotterrarci ma non sapevano che eravamo semi», che è un po’ il cuore pulsante di tutto. Per i cartelli e per gli Stati, il corpo interrato è un rifiuto, qualcosa da occultare. Per noi, quel corpo è un seme di giustizia. Da qui anche il legame con il fumetto, con la graphic novel, con illustratori che lavorano sui temi delle migrazioni e dei confini. Andrea Ferraris è stato centrale in questo passaggio anche perché a luglio del 2022 ha raccontato e disegnato la storia di Mario Vergara su Internazionale. E oggi stiamo persino ragionando su un premio, magari rivolto a studenti di scuole di illustrazione e comics. Sono idee in movimento, non piani industriali.

Francesca Mandarino – Soffioni
Gianluca Costantini – Germoglio
Lorena Canottiere – Foresta
Andrea Serio – Natività
Andrea Ferraris – Yucca Brevifolia

Arriviamo all’impatto concreto. I fondi raccolti non vanno in un calderone generico, ma finanziano strumenti specifici per territori diversi. Ci fai una mappa di questi interventi?

Esatto, ogni contesto richiede strumenti diversi. In Messico, ad esempio, sosteniamo Ana Enamorado, che ha costituito una rete di madri centroamericane (Red Regional de Familias Migrantes) che cercano i loro figli dispersi. Sempre in Messico, ad Acapulco, abbiamo finanziato un acquisto tecnologico per il collettivo di Socorro Gil Guzmán: un drone. I cartelli spesso avvelenano i cani molecolari o minacciano i volontari; il drone permette di individuare terra smossa in zone inaccessibili senza rischiare la vita. C’è poi il sostegno a Ruben Figueroa e al suo «Proyecto Puentes de Esperanza», per le indagini sul campo lungo le rotte del Centro America.

E spostandoci verso le rotte che ci toccano più da vicino, in Europa?

In Montenegro sosteniamo Sabina Talovic e la sua associazione «Bona Fide». Ha trasformato la sua casa in un rifugio per chi arriva stremato dai pushback della polizia, nonostante le continue minacce dei fascisti locali. Infine c’è la Bosnia, lungo il fiume Drina, divenuto un cimitero liquido. Lì finanziamo l’attivista bosniaco Nihad Suljić, fondatore dell’associazione DjelujBa!, da otto anni impegnato ad aiutare le persone in transito sulla rotta balcanica e che lavora per dare un nome ai resti che il fiume restituisce, affinché quelle ossa non restino solo numeri statistici.

Oggi la solidarietà lungo le rotte è sempre più criminalizzata. Questo cambia il vostro lavoro?

Sì, molto. La repressione è spesso silenziosa, fatta di controlli, segnalazioni, ostacoli amministrativi. Questo rende ancora più importante sostenere i piccoli collettivi, non lasciarli soli, condividere risorse e informazioni. Non c’è eroismo in questo, solo la consapevolezza che senza reti la solidarietà diventa facilmente vulnerabile.

Che idea di politica e di confine emerge da tutto questo percorso?

Il confine non è una linea geografica: è un dispositivo che produce sparizioni e violenze. La politica che emerge non è quella dei palazzi, ma quella delle pratiche quotidiane, dei tentativi, dei fallimenti, della persistenza. È una politica che spesso «non conta nulla» nei luoghi del potere, ma che continua a esistere. Noi proviamo a stare lì, senza illusioni, ma senza smettere di provarci.

Come sostenere Spiriti resistenti

Il progetto vive esclusivamente grazie alla partecipazione dal basso. Ecco come puoi fare la tua parte:

  • Acquista l’Amaro Nziria: Uno strumento di finanziamento politico che sostiene direttamente le missioni di ricerca.
  • Le Stampe d’Autore: Puoi acquistare le illustrazioni di Andrea Serio, Francesca Mandarino, Andrea Ferraris, Lorena Canottiere e Gianluca Costantini ispirate alla lotta dei familiari dei desaparecidos.
  • Donazioni e Diffusione: Ogni contributo serve a finanziare supporto legale, ricerche sul campo e pratiche di mutualismo lungo le frontiere.

Per approfondire: spiritiresistenti.org

*Gianfranco Crua è attivista per i diritti umani, tra i promotori di Carovane migranti e di Spiriti resistenti. Alessio Melandri è art director di Jacobin Italia.

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