
Alfabeti per mondi nuovi
Comune-info - Thursday, December 18, 2025Alcune donne si sono reinventate come gruppo di compagne tessitrici di opere artistiche collettive. Lo hanno fatto prima con i papaveri rossi in occasione del 25 aprile, poi per il corteo di Nonunadimeno del 22 novembre, intrecciando idee e simboli diversi, tra sagome di donne, bandane triangolari, divinità femminili e maschere della Catrina massicana. Il risultato, in entrambi i casi, è stato potente. Ha scritto Maria Lai: “L’arte è per tutti quelli che si interrogano sulle proprie inquietudini”

“L’arte è per tutti quelli che si interrogano sulle proprie inquietudini… Se l’arte fosse per pochi, non sarebbe da sempre nella nostra storia”
(Maria Lai, Le carte RIDEFINIRE L’ARTE)
Se voglio fare un bilancio di fine anno per il progetto collettivo di Tessiture di Pace, inserito nella cornice del Polo Civico Esquilino, posso esplicitare in modo significativo e sincero che per me ha dato luogo al raggiungimento di due desideri che tenevo nel cassetto da molto, moltissimo tempo, alla luce di una riflessione molto più generale di un linguaggio artistico ricercato e che diventa sicuramente, nell’immediato, fruibile e di facile lettura come possono essere i simboli, come molte altre forme d’arte da tutte le persone comprese, come lo sono le leggende, le fiabe e i miti.
E i miei desideri si sono realizzati proprio in due date significative da un punto di vista politico, visti i tempi in cui viviamo: il 25 aprile 2025 e il 22 novembre 2025 durante il corteo, in vista della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Sono sempre stata alla ricerca di linguaggi comunicativi, magari svincolati dalle parole, quelle che, come sostiene Goliarda Sapienza, possono mentire, linguaggi artistici significativi e poetici facilmente riconoscibili, che non hanno bisogno di spiegazioni lunghe ed elaborate. Proprio come la istallazione collettiva dei “Mille papaveri rossi” Comunità è Resistenza! Questo il primo desiderio avverato: promuovere e realizzare con tante compagne tessitrici una opera artistica collettiva. Da un piccolo fiore simbolico, il papavero, mille e più hanno dato energia, spessore, profondità, bellezza all’opera. Grazie alle mani sapienti che li hanno realizzati! Si tratta certamente di un’arte di tipo relazionale dove tutte noi tessitrici di pace siamo state protagoniste e artiste dell’evento stesso, non solo della produzione dei papaveri, ma anche della “posa in opera”, della istallazione vera e propria, che emerge come una azione collettiva del nostro tempo e della nostra società del rione Esquilino (leggi anche Mille papaveri rossi).
Il secondo desiderio, non meno simbolico del primo, rimanda ad un tempo arcaico e archetipico: portare durante una manifestazione, in un corteo le divinità femminili che sono, per me, le nostre radici, le antenate dalle quali veniamo e con le quali avrei voluto camminare nelle nostre battaglie. Tuttavia quando abbiamo pensato alla partecipazione del corteo di Nonunadimeno previsto per il 22 novembre, a Roma, non avevo proprio in mente cosa sarebbe potuto emergere dall’incontro per decidere la nuova proposta artistica. Non c’era una intensione chiara e definita, ma c’erano diverse proposte e idee. Ed è stata anche questa una sorpresa inaspettata! Il processo di decisione intrapreso che richiama, a mio avviso, in modo inequivocabile, la modalità che seguono le comunità indigene e le moderne società matriarcali. Un dono inaspettato…
Nel processo decisionale svolto nelle due orette condivise, tra un punto di uncinetto e gomitoli di lana regalata, abbiamo avuto modo di mettere sul tavolo tutte le proposte che sono arrivate di cui abbiamo parlato, cercato di capire come realizzarle, trovare il tipo di materiali che potesse andare meglio, stabilendo modalità di costruzione.
La prima visualizzazione è stata il girotondo delle donne, le sagome stilizzate di San Lorenzo, quindi abbiamo preso la sagoma di donna e ci abbiamo lavorato su insieme, condividendo un principio di fondo valido per tutte noi presenti: realizzare un oggetto da concretizzare facilmente. Una articolazione che però fosse anche di impatto. E ragionando sulle bandane triangolari delle Mamme della Plaza de Mayo (erano pannolini di tela bianchi), movimento dopo movimento, sono diventati i triangoli fucsia del movimento di NonUnaDiMeno. Quindi triangolari, quindi il triangolo, quindi il simbolo antico delle donne, fin dal Paleolitico: il triangolo. La rappresentazione simbolica e sacra della vulva. Ma anche il simbolo del movimento delle nostre madri simboliche del Femminismo che scosse il Mondo.1 Non contente perché altre proposte apparivano nelle nostre menti, dietro il suggerimento di Sahra2, abbiamo messo in campo anche la Catrina Messicana, figura emblematica della cultura visiva messicana, che intreccia critica sociale, identità culturale contro il capitalismo statunitense, riflessione sulla morte (anche quella sociale della donna). Nasce da un archetipo antico della cultura precolombiana e della cultura indigena. Una figura che critica fuori dagli schemi. E così chi voleva poteva avere dipinto il volto con le maschere della Catrina e arricchito dal cerchietto con i nostri fiori, in stile Frida. Il risultato quel giorno è stato decisamente potente.3
La sagoma disegnata da Maria4, dono prezioso, non è una semplice sagoma di donna, solo nel momento che l’abbiamo vista in concreto, ho capito che si trattava di una antica divinità africana, la Dea Tanit5. Ed ecco che con una modalità condivisa anche questo secondo desiderio si concretizzava. Sfilare a braccetto con le compagne di sempre e con le dee a protezione, per celebrare con una modalità simbolica, la potenza dei corpi femminili.
1 Il risultato emerso: Ognuna di noi avrà un pannello (50 – 70) con disegnata la sagoma stilizzata di donna e con la vulva (triangolo rosso fatto a Uncinetto). Quindi cartone bianco, sagoma disegnata di nero, triangolo rosso. Bianco, Nero e Rosso i colori ancestrali e primari.
2 Sahra Caluori, performer, artista a tutto campo. Studiosa tra le altre protagoniste femminili, di questa figura rivoluzionaria, nostra truccatrice e ideatrice dei cerchietti alla Frida. La sposa nel mezzo del nostro gruppo.
3 Rimando alle foto presenti in molti social, anche sulla Repubblica in cartaceo del giorno dopo!
4 Maria Antonietta Sutto, designer di gioielli, ha disegnato questa sagoma in una grandezza da cartellone, volutamente nera, per essere inclusiva e rappresentare in primis tutte le protagoniste del gruppo Tessiture. Ma il progetto era stato immaginato alcuni anni fa, intitolato Sisterhood. Si tratta di un piccolo gioiello, un pezzo iconico di Agadez Design, ispirato alla dea madre africana Tanit.
5 Tanit, divinità femminile dell’Africa settentrionale, di origine fenicia. Anche il suo simbolo stilizzato consiste in un triangolo sormontato da un cerchio. Altri simboli a lei associati sono la colomba, il melograno e la palma. Dea dell’amore, del piacere e della fertilità. La sua presenza è stata riscontrata anche in alcune aree della Sardegna. Associata anche alla morte, la troviamo in una tomba presso il Monte Tanit nei pressi di Carbonia, un particolare: è rovesciata.
Roma, 22 novembre 2025. Foto di Nilde Guiducci:




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