Tag - Roma

Il mondo in un parco
Un appuntamento nel Parco di Aguzzano di Roma, laboratorio di biodiversità L'articolo Il mondo in un parco proviene da Comune-info.
Quando la Patria chiama. Sull’opuscolo distribuito nella Regione Lazio
Nel 2002 Francesco Storace, Presidente della Regione Lazio (2000-2005), inviò a tutte le scuole primarie un cofanetto contenente una bandiera italiana, una registrazione dell’Inno di Mameli, il simbolo delle Regione, un libretto di storia. Il tutto accompagnato da una lettera ai Dirigenti Scolastici in cui li si invitava a consegnare il pacco-regalo ai bambini di quinta perché “[…] si vivifichi e ponga radici in loro, fin dalla primissima infanzia, il sentire di quei valori immortali […]” – inoltre ricordava che tale simbologia, rispondeva – “[…]  agli alti richiami del Presidente della Repubblica (Carlo Azeglio Ciampi) […]”. Nella scuola da me diretta rimandammo al mittente gli scatoloni ma, con una lettera rivolta alle famiglie spiegammo le motivazioni del rifiuto, commentando il vaniloquio fascistoide della nota inviata. Del resto, Francesco Storace appartenne ad Alleanza Nazionale fino al 2007, fondò successivamente la Casa delle Libertà, sottotitolo Berlusconi, al cui governo partecipò come Ministro della Salute. Appartiene tuttora a gruppuscoli della destra. La deriva politica iniziata alla fine degli anni Ottanta, lo sfilacciarsi della sinistra italiana, porta ai nostri giorni, giorni, di nuovo in divisa orbace, con ben poca capacità reattiva da parte di quel che resta di opposizione. Il dono che oggi arriva alle scuole primarie è l’album da colorare We GIL, acronimo di Gioventù Italiana Littoria, ancora e sempre We, NOI (clicca qui per il video). Qualche annotazione sommaria forse aiuta i/le non romani/e a capire il senso della segnalazione. La Casa GIL venne edificata a Trastevere, all’angolo fra via Induno e largo degli Ascianghi, nel 1933, in stile razionalista. Nel 1997 una parte diventa il cinema Induno. Occupato successivamente dal centro sociale ex America (cinema a luci rosse del quartiere) subisce uno sgombero forzoso nel 2015, provvedimento poliziesco a cui ormai sembriamo abituati. Dopo varie vicende giudiziarie fra proprietà mista pubblica/privata e occupanti, dal 2018, restaurato l’intero edificio, il cinema diventa il Troisi, con un contatto di gestione di 12 anni. Una parte resta centro sportivo, un’altra sede di eventi culturali (i dettagli si possono ricavare dal sito del cinema). Il bozzetto del GIL da colorare – che grafica orribile il libretto! –  non a caso è della facciata principale dell’edificio che affaccia su Largo degli Ascianghi, luogo mitico per gli amanti del cinema, visto che l’ex dopolavoro del Monopolio di Stato ospita la sala Nuovo Sacher del regista Nanni Moretti, su cui campeggia, attualmente, un enorme Netanyau criminale pazzo. Non ricordo se le scritte fasciste sulla facciata inneggianti alla guerra, e che il disegno segna in neretto, furono rimosse durante il restauro e poi ripristinate come insegna di valore storico dell’architettura del trentennio. Come si può vedere nel video, per i Baby Balilla, ci sono altre immagini edificanti: una M campeggia su una pagina appena abbozzata (cartina del Sud America?!), un’altra mostra sei mezzi busti di personaggi dell’antichità. Su questo ultimo aspetto va sottolineato che i manuali di storia, non solo delle elementari, sono spesso una sequela di guerre, conquiste dell’Occidente per esportare cultura e tecnologia ai barbari e, ovviamente, profili di condottieri, principi, imperatori come fautori della storia del mondo, mondo semplificato, ridotto al solo lato Est del planisfero.  Pino Arlacchi, tracciando un parallelo fra quanto prescrive L’arte della guerra del cinese Sun Tzu (Mondadori, 2003), di ispirazione taoista-confuciana-buddista, e quella di tradizione greco-romana, scrive: “Ai giovani cinesi non sono mai stati proposti personaggi equivalenti ad Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone come figure da ammirare e imitare. Ai generali cinesi non vennero dedicati archi di trionfo, e non c’era culto dell’eroe combattente. […] Le prescrizioni di Sun Tzu sono l’esatto opposto di quelle di Clausewitz [… la cui teoria] è il culmine del modo occidentale di fare la guerra: l’annientamento delle forze nemiche come scopo e principio fondamentale dello scontro” (P. Arlacchi La Cina spiegata all’occidente, Fazi ed. 2025 pp 86/89). I/le nostri/e giovani sono sottoposti/e al mitridatismo operato con la peggiore propaganda, una lenta immunizzazione dai veleni dell’odio, la logica amico-nemico come farmaco per il “male oscuro dell’Occidente” (P. Arlacchi La Cina… cit, pag 89). Come disintossicante, come lato buono del pharmakon, si continuano strade di educazione alla pace in molte scuole. Non sono progetti, nel senso artificiale, posticcio, assunto oggi dal termine, ma lente acquisizioni quotidiane della capacità di elaborare il conflitto, di accettare le differenze. Due segnalazioni – fra moltissime – per un insegnante ai/alle cui alunni/e sia stato recapitato il famigerato album WeGIL, da Barbara Bertani, Maestra in Reggio Emilia: Davide Calì, Serge Bloch, Il nemico. Una storia contro la guerra, Terre di Mezzo, 2023, un piccolo racconto illustrato; Nicola Davies, Rebecca Cobb, Il giorno che venne la guerra, Ed. Nord Sud 2018, album illustrato e audiolibro. Dai sei anni in su, come sempre per la buona letteratura. Reneta Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Il battito di una Roma che non si arrende
Messaggio di Lucha e Sista e Spin Time Esprimiamo tutto il nostro sostegno, complicità e vicinanza a Spin Time Labs, che costruisce politiche per l’abitare giuste ed eque, che produce possibilità abitative per tant3, che genera esperienze mutualistiche e di welfare all’interno di uno stabile che era stato inutilizzato e abbandonato da  troppo tempo. La minaccia di sgombero che pende su Spin Time è inaccettabile. Non è un atto burocratico, ma un attacco frontale a un’idea di città. Come Lucha y Siesta, sentiamo questa vicenda vibrare sulla nostra pelle: sono esperienze in risonanza, specchi di una necessità che si è fatta carne, desiderio e progetto. Conosciamo bene la storia della comunità di Spin time con la quale abbiamo condiviso alcuni percorsi, oltre che storie e biografie. Lucha y siesta nasce nella lotta per la casa, intuendo prima di altri che la violenza domestica è tale, in primis, per chi non ha una casa sicura in cui vivere lontano dalla violenza. Intuizione che ci spinge a praticare ancora oggi, dopo 18 anni,  percorsi autonomi sul diritto ad una vita libera dalla violenza che significa anche; Casa, Lavoro e Autodeterminazione. L’Urbe Sotto Assedio: Speculazione contro autogoverno Per anni, Lucha y Siesta e Spin Time hanno colmato il vuoto lasciato da una politica istituzionale miope e latitante. Una politica che ha preferito svendere pezzi di Urbe alla speculazione selvaggia per “fare cassa”, invece di investire in utilità pubblica. In questo paradigma distorto, il benessere di chi abita i territori non è mai un investimento, ma sempre e solo una “spesa”. Il cemento perciò ha cannibalizzato i quartieri, soffocando il verde pubblico e abbattendo alberi secolari per moltiplicare palazzine vuote. L’esempio del The Social Hub a San Lorenzo è emblematico: uno studentato di lusso, uno scrigno scintillante per pochi privilegiati, spacciato per “rigenerazione urbana”. È la stessa retorica che ha cancellato l’esperienza di Scup – Sport e cultura popolare, lasciando al suo posto solo le macerie di via della Stazione Tuscolana. La Tirannia del Mattone e l’Espulsione dei Corpi Alle “cattedrali nel deserto” e alle vele incompiute si è sommata la ferocia della gentrificazione. Roma si sta trasformando in un parco giochi per il turismo di massa: Sradicamento sociale: Gli affitti schizzano, le case vacanza proliferano, i dehors invadono ogni centimetro. Svendita del patrimonio: Nonostante il Comune e la Regione posseggano un terzo delle case in affitto, preferiscono venderle, come accade alla Garbatella. Espulsione coatta: Trastevere, San Lorenzo e il Pigneto sono già stati colonizzati. Chi sarà il prossimo? Per chi fugge dalla violenza patriarcale, trovare casa a Roma è diventato un miraggio. Se sei migrante o una soggettività non conforme alle norme eterocis, il miraggio diventa un muro. La Capitale è oggi una metropoli escludente che espelle chi è impoverit3. Mentre si inaugura la stazione metro Colosseo — magnifica, dorata, museale — fuori si consuma il dramma di s/famiglie e individualità che non possono più permettersi di vivere entro il GRA. Riacquistare autonomia dopo un percorso in un Centro Antiviolenza, in una casa rifugio o in una casa di semi-autonomia in questa Città significa troppo spesso essere costrette a lasciare il proprio quartiere, rinunciando spesso ai propri desideri, sradicando sé stesse e i propri figli dal quel tessuto sociale così importante per le reti di supporto amicali, relazionali, di vicinato, essenziali per il benessere e la sicurezza, quella vera fatta di mutualismo e giustizia sociale. Solidarietà a Spin Time significa allora difendere il diritto di abitare la città, rifiutando l’esilio nelle province dell’esistenza. E infine, vogliamo sottolineare l’importanza dello spazio come riappropriazione materiale e simbolica di soggettività politica. Lucha y Siesta si inserisce nel solco della storia dei femminismi che da sempre hanno cercato spazi fisici per radicare le proprie pratiche; luoghi fisici in cui poter sviluppare sperimentazioni organizzative, di pensiero, di attività, spazi che hanno saputo creare forme alternative di economie femministe, innovative rispetto al modello economico neoliberista. Lucha e le altre Case  femministe e transfemministe delle Donne* nel tempo hanno intessuto reti libere dal profitto e lo  sfruttamento risignificando de facto le parole Democrazia e Istituzione. Spazi materiali diventati beni comuni perché gestiti da comunità che mettono al centro le relazionalità e i desideri di chi se ne prende cura. Il materiale diventa simbolico e costruisce immaginari possibili. Verso la Città Femminista: Un’Alternativa al Dominio e alla solitudine Oggi, mentre lo scenario internazionale è scosso da venti di guerra e le tensioni geopolitiche rimettono al centro la legge del più forte, diventa urgente e vitale produrre uno scarto. Non possiamo permettere che la logica del conflitto e del profitto di pochi diventi l’unico alfabeto possibile della politica. La città femminista non è un’utopia estetica, ma una pratica materiale: è lo spazio che smette di essere merce per tornare a essere bene comune. È il luogo dove la politica sceglie deliberatamente di privilegiare la cura al posto del profitto, la prossimità al posto della gerarchia, il benessere collettivo al posto dell’accumulazione estrattiva. Mentre il mondo parla il linguaggio della sopraffazione, la città femminista risponde con il mutualismo. Rivendicare spazi come Lucha y Siesta e Spin Time significa affermare che la giustizia sociale è l’unica vera forma di sicurezza. Abbiamo bisogno di istituzioni che non si limitino ad amministrare l’esistente, ma che abbiano il coraggio di invertire la rotta: smantellare la tirannia del profitto per rimettere al centro i desideri e i corpi di chi la città la vive davvero. La città che vogliamo è quella che non espelle, ma trattiene; che non isola, ma connette. Una città dove la vita delle persone vale più del valore di mercato delle mura che le ospitano. Oggi, più che mai, la cura è un atto rivoluzionario. Desideriamo immaginare un altro modo di stare in città che permetta comunità vive e autodeterminate, libere dalla violenza e dal ricatto dell’esclusione > Assembela spin time L'articolo Il battito di una Roma che non si arrende proviene da Comune-info.
Addestramento militare e Soft Skills: un paradosso educativo e pedagogico
Leonardo da Vinci anticipò, con i suoi studi visionari, il sogno umano di poter imitare il volo degli uccelli. Volare ha da sempre catturato il desidero di libertà e ha trasformato – in molte culture – il mobile disegno aereo dei volatili in vaticinio, premonizione, segno divinatorio. Oggi sotto il nome Leonardo si cela una delle ramificazioni dell’industria bellica, un esempio di “tecnologia autoritaria” tra i più inquietanti (sull’aggettivo si veda nella rivista Le Monde Diplomatiche di novembre 2025, in prima pagina, l’articolo di Francesca Bria, Il colpo di Stato della tecnologia autoritaria. Prerogative statali catturate dal privato). La Fondazione culturale del gruppo Leonardo SpA, Med-Or, come sappiamo dalle notizie pubblicate dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, è entrata nelle università e nelle scuole, attraverso i progetti di ricerca nel primo caso, in quelli dedicati al rapporto scuola-lavoro, nel secondo. Formazione a tutto raggio. Parliamo di produzione bellica e di addestramento, di consenso al suo uso, attraverso la penetrazione nei luoghi istituzionali dell’infanzia, dell’adolescenza, dell’età giovane. L’azienda pare non fornisca dati ufficiali sulla produzione di elicotteri, sia a uso civile sia militare, ma non si tratta di essere esperti di finanza per sapere che i ricavi azionari sono in continuo aumento. Dell’elicottero, nell’immaginario popolare, si ha un’immagine benevola: mezzo di soccorso in montagna, dotazione dei vigili del fuoco per spegnere vasti incendi, simpatico moscone dal volo basso, ronzante. E proprio così, è stato presentato il modello militare HH139 di produzione Leonardo SpA all’Aeroporto di Crotone agli alunni e alle alunne delle scuole superiori. Un modello simile è stato donato alla scuola superiore a indirizzo aeronautico di Udine. A Palazzo Santa Chiara di Roma, alla presenza del Ministro della Cultura e di altri papaveri dell’amministrazione locale e scolastica, il nostro moscone è comparso nei filmati presentati. Anche in questo caso, appare la sapiente capacità manipolatoria di queste manifestazioni: la cultura fotografica, l’orgoglio per l’innovazione tecnologica di guerra, l’importanza di valutare la capacità dei corpi di resistere in condizioni estreme, il rapporto quasi organico fra “uomo e velivolo”. Il fattore umano non viene trascurato, è stato detto durante la presentazione-promozione romana, così penso – per deformazione professionale – all’importanza attribuita dal Rapporto INVALSI 2025 (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione) alle soft skills, resilienza, assertività, ottimismo, spirito di gruppo, prontezza su cui tornerò. Scorrendo il sito INVALSIopen trasversalmente fra articoli, locandine, editoriali e suggerimenti alle famiglie, la voce adattamento, che abita anche il significato della parola resilienza, è un sottotesto, un non detto sempre presente. L’adattamento prevede il consenso, con-sentiō, pensiero comune, condiviso, un assentire che gode dell’approvazione di un expertise oppure, semplicemente, di una non ben definita maggioranza. Raffaele Simone scrive a proposito del consentire dicendo “sì”: «[…] tipo estremo di esplicitezza, per così dire tonitruante, è  quello delle formule  di risposta usate nei corpi militari […] Aye Sir!  (Sissignore!)» (inserto Gutenberg del quotidiano Avvenire, 19 dicembre 2025). La recluta, chiunque si trova in basso nella rigida scala gerarchica militare, non può che con-sentire. Del resto, la prontezza come abilità soft è, sia la capacità di fornire una risposta immediata a una situazione problematica, sia quella di individuare la risposta convergente a una domanda nei test: la riflessione ponderata, il pensiero lento della decisione calibrata, ragionata, sono per principio esclusi. Charlie Barnao, che i frequentatori del nostro sito conoscono come sociologo, esperto di situazioni al limite (prostituzione, vagabondaggio, emarginazione giovanile), ha scritto e parlato spesso “dello schianto nervoso”, spesso irreversibile, del “soldato tecnologico”, del marine, della recluta e del reduce anche quando torna vincitore. (Atti Convegno Nazionale dell’Osservatorio, Comprendere i conflitti, Educare alla Pace, pp. 35-52).   Nella presentazione delle tre iniziative commentate, si sottolineano, con l’enfasi del caso, l’entusiasmo per l’ebrezza del volo, la sensazione di libertà, la vicinanza del cielo ai propri sogni, la meraviglia. Se il meraviglioso genera stupore, se è frutto di attenzione estatica, forse serve ricordare che il thaumazein greco, da cui la parola deriva, contiene anche gli aspetti, in crescendo, di paura, angoscia, orrore. Forse lo stesso ottundimento del marine che sorvolava la giungla con il suo aereo in fiamme, in quel Vietnam, paradigma di tutte le guerre, antiche, moderne, attuali. A Icaro si sciolsero le ali, per troppa eccitazione nel volo sopra il labirinto, sordo alle esortazioni paterne alla prudenza. Ma la prudenza non è virtù del soldato obbediente; l’obbedienza prevede la fiducia cieca nella molto eventuale cautela riposta nell’ordine ricevuto. Ultimo e non ultimo: famiglie, orientatori, progettisti di percorsi scuola-lavoro (ASL, PCTO, oggi Formazione Scuola Lavoro: cambia l’acronimo, rimane la sostanza) non perdete l’occasione, l’opportunità professionale offerta ai vostri figli/e e studenti/studentesse: se il lavoro scarseggia, se è flessibile fino alla gratuità della prestazione, l’impiego nell’aeronautica, negli altri corpi militari, è ancora lavoro sicuro.   Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università