
Almeno potranno seppellirci
Comune-info - Saturday, December 13, 2025
I grandi investimenti del governo sulla Difesa e l’industria militare, il business dell’intelligenza artificiale, le infinite feste per i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Eppure c’è chi nelle città del ricco nord muore d’abbandono, freddo, stenti: Hishen, Shirzai, Nabi e Muhammad sono giovani migranti morti in questi giorni di dicembre in Friuli Venezia Giulia. Moltissimi altri in questo momento sono ammalati con bronchiti e broncopolmoniti e vivono abbandonati in strada tra i topi, ad esempio a Trieste. Secondo le classifiche del Sole 24 ore, tra le oltre cento province, Trieste è al 17esimo posto per la qualità della vita.
Siamo di fronte a una violenza razziale capillare, dice l’associazione Linea d’ombra di Trieste, per cui il disagio estremo e anche la morte in mare e in terra dei migranti non vale niente. Tutto questo accade ogni giorno in silenzio fra le luminarie natalizie. Non chiamatelo incidente. Non chiamatela emergenza.
Racconta Lorena Fornasir di Linea d’ombra: “La ferita è profonda, sussurra un rumore cupo mentre scava, corrode, deturpa la solidarietà umana. Il veleno scorre sottile, si nasconde nei dettagli lasciando nell’indifferenza questi corpi d’inciampo, buoni solo da usare e sgomberare”.
L’altro giorno Lorena ha ricevuto questa richiesta di aiuto:
“Lorena, arriviamo ogni giorno in Questura a Gorizia. È successo ieri alle 9. Stiamo viaggiando molto e stiamo soffrendo molto. Non riceviamo alcun riparo. Non possiamo stare fuori in questo momento perché fa molto freddo e, inoltre, non abbiamo soldi. Oggi un nostro fratello che vaga da tre mesi per fare domanda, si è sentito male ed è caduto a terra. Sta molto male. In seguito è stato ricoverato in ospedale. Molti si ammalano ogni giorno. Per favore organizza un campo per noi, altrimenti organizza di mandarci in Bangladesh, non possiamo più sopportare questo dolore. Anche se rischiamo di morire, andremo comunque in Bangladesh perché, se dovessimo morire, i nostri genitori bengalesi almeno potranno seppellirci. È meglio morire in Bangladesh che morire senza speranza in questo Paese….”.
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