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Esito Class action promossa dalle associazioni: Il TAR Veneto condanna l’inaccessibilità al diritto di asilo
Con due importanti sentenze del 18 marzo 2026, n. 616 e n. 617 il Tribunale Amministrativo per il Veneto ha condannato le Questure di Venezia e Vicenza per i ritardi sistematici nell’accesso alla procedura di asilo causati dall’inefficienza organizzativa strutturale derivante da scelte organizzative dell’Amministrazione. Le class action erano state presentate il 7 marzo 2025 da ASGI, EMERGENCY, Lungo la Rotta Balcanica e CADUS, con il sostegno di Casa di Amadou, contro la Questura di Venezia e da ASGI e CADUS contro la Questura di Vicenza. Nel corso del giudizio sono intervenute, a supporto dei ricorrenti, anche OXFAM ITALIA, Casa di Amadou, Spazi Circolari e alcune persone richiedenti asilo. Per la prima volta in Italia, una class action pubblica di questo tipo è stata promossa esclusivamente da associazioni, la cui legittimazione ad agire anche senza la partecipazione di singole persone fisiche è stata pienamente riconosciuta dal TAR. Il Tribunale Amministrativo del Veneto ha accolto entrambi i ricorsi, accertando che i termini di legge per la presentazione delle richieste di asilo sono stati sistematicamente violati e che l’attuale organizzazione degli uffici preposti è inidonea e insufficiente sia rispetto alle risorse disponibili sia rispetto allo sforzo organizzativo esigibile ai sensi della normativa. Determinanti sono state le prove fornite dalle associazioni ricorrenti e intervenienti che, forti del sostegno reciproco, hanno documentato, con chiarezza e meticolosità, come riconosciuto anche dallo stesso TAR, l’insostenibile condizione in cui versano i richiedenti asilo, costretti ad attendere tempi lunghissimi per accedere a un diritto fondamentale e a subire le gravose conseguenze di tale inefficienza. Al contrario, il TAR ha ritenuto le risposte fornite dalle Questure insufficienti e non sostenute da prove documentali, e ha condannato l’inerzia del Ministero dell’Interno che non ha fornito in giudizio i dati comparativi delle condizioni in cui versano le altre Questure sul territorio italiano nella gestione dei medesimi procedimenti. Sono proprio le scelte organizzative non fatte da parte dell’Amministrazione a dimostrare che: “l’assetto organizzativo prescelto non è calibrato per assicurare, con continuità, il rispetto degli stringenti termini di legge” secondo i giudici e che tale disfunzione “incidendo su diritti fondamentali della persona, sarebbe stata tollerabile se l’Amministrazione avesse provato, in modo circostanziato e documentale, che il mancato rispetto del termine dipende da fattori non fronteggiabili mediante misure organizzative ragionevolmente esigibili”. Tale prova, come evidenziato dalle avvocate e dagli avvocati del collegio difensivo, è assolutamente mancata. Le Questure sono ora obbligate al ripristino della legalità entro 90 giorni attraverso una riduzione progressiva dei tempi, lo smaltimento dell’arretrato e l’introduzione di “una gestione efficiente del procedimento di presentazione delle domande, facilitando l’accesso degli interessati agli uffici della Questura e garantendo la tempestiva raccolta delle manifestazioni di volontà di richiedere la protezione internazionale”. “Con queste due sentenze il TAR ha dunque ribaltato il rapporto di forza tra le Questure, il Ministero e le persone straniere richiedenti asilo, condannando le amministrazioni al ripristino di una funzione amministrativa così delicata come quella relativa all’accesso e allo svolgimento della procedura di riconoscimento della protezione internazionale, ma anche stigmatizzando l’inerzia dell’Amministrazione centrale e l’insufficienza di riscontro probatorio delle Amministrazioni periferiche” dichiarano le associazioni che si augurano che “queste pronunce aprano un varco anche e soprattutto in termini di replicabilità nell’oblio che negli anni ha generato la mala gestione dei procedimenti di asilo in tutto il territorio italiano”. ASGI CADUS Casa di Amadou EMERGENCY Lungo la Rotta Balcanica OXFAM ITALIA Spazi Circolari ASGI Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione
March 20, 2026
Pressenza
La Ocean Viking soccorre 116 persone rimaste per quattro notti su una piattaforma del gas
Ieri l’equipaggio della Ocean Viking di SOS MEDITERRANEE ha salvato 116 persone, tra cui oltre 40 minori non accompagnati, 13 donne, un bambino e 2 neonati, dalla piattaforma del gas di Miskar, nella regione di ricerca e salvataggio tunisina I sopravvissuti, provenienti da 17 Paesi diversi, sono rimasti bloccati sulla piattaforma per quattro notti dopo che le due barche su cui viaggiavano sono state colpite da un ciclone. Ci hanno detto di aver trascorso due notti in mare e di aver perso familiari e amici tra le onde. Ci stiamo dirigendo a Genova, porto assegnato dalle autorità italiane. “Ancora una volta gli Stati vengono meno all’obbligo di soccorso imposto dal diritto marittimo internazionale e le navi ONG intervengono per colmare il vuoto istituzionale creato da politiche disumane” dichiara Valeria Taurino , direttrice generale di SOS MEDITERRANEE . “Giovedì mattina è stato lo stesso Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a emettere misure provvisorie nei confronti degli Stati competenti, ordinando di effettuare immediatamente il soccorso e di sbarcare le persone in un luogo sicuro. Appello che è rimasto inascoltato. Di fronte a questa gravissima omissione di soccorso, noi abbiamo deciso di non voltarci dall’altra parte e di non venire meno all’obbligo giuridico di soccorso e a quello morale di umanità”. Redazione Italia
March 20, 2026
Pressenza
Remigrazione: Vannacci e le destre ne…
… ne fanno un cavallo di battaglia. Articoli di Leonardo Bianchi e di Danilo Tosarelli. Con molti link utili. Un pomeriggio con i remigratori di Vannacci Sono andato a vedere lo spettacolo teatrale dell’eurodeputato sulla remigrazione, che ovviamente era infarcito di teorie del complotto razziste e islamofobe. di Leonardo Bianchi – riipreso da “Complotti” (*) Il 15 marzo del 2026
La Sea-Watch 5 dichiara lo stato di necessità e si dirige verso Trapani
La nave Sea-Watch 5 dichiara lo stato di necessità: l’irresponsabile blocco imposto dall’Italia mette in pericolo i 57 sopravvissuti, che sono esausti, soffrono di mal di mare e hanno ustioni da carburante. Hanno bisogno di cure mediche immediate per prevenire infezioni e possibili casi di sepsi. A bordo c’è una donna incinta. La sordità delle autorità italiane ai loro bisogni è un’offesa ai diritti umani. Data la grave emergenza medica dirigersi verso Trapani è l’unica opzione per rispettare il diritto fondamentale alla vita dei 57 sopravvissuti e prevenire un ulteriore aggravarsi della crisi sanitaria a bordo. Sea Watch
March 18, 2026
Pressenza
La 41ª missione della nave SAR Life Support nel Mediterraneo
Martedì 17 marzo alle ore 14 si è concluso nel porto di Civitavecchia lo sbarco delle 123 persone portate in salvo dalla Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, in tre distinti interventi realizzati in meno di 48 ore, tra il 13 e il 14 marzo, nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale. “Questa mattina siamo arrivati a Civitavecchia, il POS assegnatoci dalle autorità italiane competenti dopo aver effettuato due soccorsi in zona SAR Libica e uno in zona SAR maltese. Abbiamo da poco concluso lo sbarco delle persone soccorse in questa missione – afferma Domenico Pugliese, comandante della Life Support di EMERGENCY – Ringraziamo le autorità e i volontari che ci hanno supportato, è anche grazie a loro se le operazioni si sono svolte senza difficoltà e se le persone sono state accolte in maniera degna. Auguriamo a tutti i naufraghi appena arrivati a terra il meglio. Intanto la Life Support si prepara a una nuova missione nel Mediterraneo centrale, dove c’è più bisogno”. Durante questa missione EMERGENCY è stata testimone di episodi di possibile intercettazione. Ad esempio, ha ricevuto da Alarm Phone la segnalazione di un mezzo in pericolo verso cui si è diretta e che non è stata trovato. Probabilmente l’imbarcazione è stata individuata dalla Guardia costiera libica, come confermato dal velivolo Seabird che sorvolando la zona ha individuato un assetto libico con circa 80 persone a bordo. Le intercettazioni collettive sono atti illegali, come pure i respingimenti verso la Libia, che non è un Paese sicuro bensì un luogo dove violenze, detenzioni arbitrarie e tratta di esseri umani sono documentate dalle Nazioni Unite e da organizzazioni indipendenti.   3 INTERVENTI IN 48 ORE Con il primo soccorso, venerdì 13 mattina, la nave di EMERGENCY ha portato in salvo 41 persone, nella serata dello stesso giorno ha soccorso altre 57 persone e sabato 14 verso le ore 20 altre 25. Nessuno dei tre mezzi in difficoltà su cui la Life Support è intervenuta era adatto ad affrontare la traversata del Mediterraneo e tutti erano pericolosamente sovraffollati e non dotati di salvagenti né di altri dispositivi di sicurezza. Concluso il primo intervento la Life Support ha informato le autorità compenti e si è vista assegnare il Place of Safety (POS) di Civitavecchia, a oltre 500 miglia di distanza e a tre giorni di navigazione dal punto in cui si trovava. Una scelta che ha costretto i 123 naufraghi a bordo, già in condizioni di fragilità per le esperienze traumatiche vissute, a ulteriori giorni di viaggio con il mare mosso e che ha portato la Life Support lontano dalla zona operativa, dove c’è forte bisogno di assetti SAR. Lo testimoniamo anche i numeri: dall’inizio del 2026 sulla sola rotta del Mediterraneo centrale l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha registrato 550 vittime, in forte aumento rispetto alle 1˙330 dell’intero 2025. Con lo sbarco del 17 marzo a Civitavecchia della Life Support ha effettuato la propria 41esima missione nel Mediterraneo centrale, una regione in cui dal dicembre 2022 a oggi la nave SAR di EMERGENCY ha soccorso complessivamente di 3˙371 persone.   123 PERSONE SOCCORSE I 123 naufraghi portati in salvo nelle giornate scorse, il 13 e 14 marzo 2026, sono per la maggior parte uomini, ma tra loro ci sono anche 20 donne e 26 minori non accompagnati. Erano partiti dalle coste libiche e sono di diverse nazionalità, provengono in prevalenza da Nigeria, Sudan, Sud Sudan e Somalia. Paesi caratterizzati da violenze, conflitti, insicurezza alimentare e conseguenze dei cambiamenti climatici in atto. In particolare, EMERGENCY conosce bene le condizioni devastanti in cui sono costretti a vivere i sudanesi, in un Paese martoriato da tre anni continui di guerra cruenta, essendo l’organizzazione stessa attiva in Sudan con i suoi progetti di assistenza sanitaria gratuita e di elevata qualità. “Le persone soccorse hanno alle spalle viaggi molto lunghi, complessi e rischiosi –  commenta Annachiara Burgio, mediatrice culturale a bordo della Life Support di EMERGENCY – Molti ci hanno riferito di aver subito violenze, torture fisiche e psicologiche durante la permanenza in Libia. Un ragazzo del Sud Sudan ha condiviso con noi la propria esperienza e ci ha raccontato di aver dovuto interrompere gli studi a causa della guerra e di uccisioni di massa. Il suo desiderio più grande è poter riprendere gli studi, a lui e a tutti i naufraghi auguro di trovare la protezione che meritano e di riuscire a realizzare le loro aspirazioni”. “Sono uno studente universitario, ma con la guerra l’ateneo ha chiuso e la tribù cui appartengo ha iniziato ad essere perseguitata. Le condizioni di vita sono diventate sempre più difficili, senza sicurezza, sempre con il rischio che un drone possa arrivare e colpirti. Per questo ho deciso di andarmene – ha raccontato il giovane sudanese – Prima di lasciare il Paese sono stato tre mesi a Khartoum durante la guerra, ho visto le violazioni, le ruberie, le violenze, sperando di trovare una situazione migliore sono andato ad El Fasher. Poi la guerra è arrivata pure lì, ci siamo spostati nuovamente ma non è bastato, così con la mia famiglia abbiamo deciso di scappare in Ciad. Ci siamo rifugiati in un campo profughi vicino al confine, dove il cibo non era mai abbastanza. Ho provato a lavorare come facchino ma la situazione non migliorava di molto, quindi, mi sono messo in cerca di una nuova vita in Europa, dove poter continuare i miei studi ed essere al sicuro. Sono partito alla volta della Libia, dove ho sofferto per la violenza, il razzismo, la prigionia arbitraria. Ora che ce l’ho fatta ad attraversare il Mediterraneo e ad arrivare in Europa, mi aspetto protezione, sicurezza e supporto psicologico come richiedente asilo”. Emergency
March 18, 2026
Pressenza
Tempesta nel Mediterraneo, ma le autorità italiane impongono alla Sea-Watch 5 il porto di sbarco di Marina di Carrara
La tempesta nel Mediterraneo continua e le onde sono ancora molto alte. Abbiamo bisogno di un porto vicino al più presto. La situazione degli 84 sopravvissuti a bordo della nostra Sea-Watch 5 è ormai insostenibile. Le autorità italiane pretendono che navighiamo fino a Marina di Carrara, distante oltre 1.100 km, in condizioni meteorologiche estreme. Le persone che abbiamo soccorso domenica hanno  gravi ustioni da carburante, sono sfinite e soffrono il mal di mare. Hanno bisogno di sbarcare al più presto. Costringerle a rimanere a bordo di una nave in mezzo alle onde per mero calcolo politico è cinico, disumano e viola i loro diritti. Le onde superano i due metri e la nostra Sea-Watch 5 sta cercando riparo al largo della Sicilia. Attraversare lo Stretto di Messina è al momento impossibile. Abbiamo presentato un ricorso al Tribunale dei minori di Palermo per ottenere il permesso di far sbarcare tutti i minori e le loro famiglie in Sicilia. Intanto sappiamo che almeno 225 persone stanno lottando per la vita nel Mediterraneo, la frontiera più letale del mondo, dove gli Stati europei non vogliono testimoni né navi di soccorso. Sea Watch
March 17, 2026
Pressenza
Le “sporche frontiere” d’Europa, dai Balcani al Mediterraneo
RESPINTI Le “sporche frontiere” d’Europa, dai Balcani al Mediterraneo di Duccio Facchini e Luca Rondi Altreconomia, 2026, pp. 192 Testi di Caterina Bove, Anna Brambilla, Riccardo Gatti, Maurizio Veglio, Cristina Molfetta. ** La prefazione di Gianfranco Schiavone L’ASILO, DA DIRITTO A CONCESSIONE Questo prezioso libro ci aiuta a comprendere il drammatico cambiamento in termini di tenuta dello Stato di diritto
Il naufragio dell’Utopia
di Bruno Lai. Quella del transatlantico Utopia è una delle tragedie più strazianti della marina mercantile di fine Ottocento, spesso dimenticata rispetto al Titanic, ma carica di un impatto emotivo e simbolico enorme, soprattutto per la storia dell’emigrazione italiana   L’Utopia è un piroscafo britannico della Anchor Line. Quel marzo è partito da Trieste ed ha fatto scalo a Napoli,
Ecco come l’Europa ferma i migranti nel Mediterraneo. Report di SOS Mediterranee
Nuova analisi sulla trasparenza del programma SIBMMIL, il più importante strumento di collaborazione tra Italia e Libia: quasi la metà del budget stanziato non è tracciabile. Ormai da anni la collaborazione tra Italia e Libia per fermare i migranti in arrivo dal Mediterraneo centrale è una realtà consolidata, rafforzata dal Memorandum di Intesa firmato nel 2017 tra i due Paesi, con il sostegno dell’Unione Europea. Il programma decennale più importante di questa collaborazione è SIBMMIL – Support to Integrated Border and Migration Managementin Libya – che si è concluso lo scorso anno.  Grazie alla collaborazione con IrpiMedia, SOS MEDITERRANEE ha analizzato la destinazione e l’utilizzo dei 61,2 milioni di euro stanziati per SIBMMIL.  Il tracciamento è stato possibile solo per poco più di 34 milioni. Non si hanno informazioni pubbliche e accessibili per gli altri 27,1 milioni, pari al 44% circa del budget.  Il programma SIBMMIL è anche il programma con cui l’Europa ha finanziato diverse autorità di Tripoli, tra cui la Guardia Costiera libica. La stessa Guardia Costiera che negli anni ha portato avanti un trend di violenza crescente sia verso le navi umanitarie sia verso le persone migranti: almeno 24 attacchi alle navi umanitarie tra il 2021 e il settembre del 2025. Anche la nave Ocean Viking è stata oggetto degli spari della Guardia Costiera libica nell’agosto 2025.  A compiere questo attacco, che ad oggi rimane impunito, è stata la motovedetta della Guardia Costiera libica Houn 664: una imbarcazione donata dall’Italia nel giugno 2023 proprio nell’ambito di SIBMMIL, grazie a un bando da 3,3 milioni di euro per questa e una seconda motovedetta. IrpiMedia ha ricostruito i movimenti della Houn, che opera tra Tripoli, Al Khoms – porto ad est della capitale libica, con forte presenza turca – e Misurata: oggi sappiamo che in quest’area la motovedetta ha intercettato almeno 321 migranti e il suo equipaggio ha compiuto svariati altri episodi di intimidazione e violenza.  “L’Europa finanzia la Libia sapendo e accettando il rischio che con le attrezzature fornite e con le conoscenze acquisite compirà azioni illegali, violente e discriminatorie contro le persone migranti, ma anche contro le navi del soccorso civile – dichiara Valeria Taurino, Direttrice di SOS MEDITERRANEE. “Nonostante questo, il commissario alla migrazione dell’UE Magnus Brunner ha detto “non abbiamo alternative” al collaborare con le autorità libiche,  come se questa fosse una necessità inevitabile invece di una scelta politica precisa, che normalizza la violenza e la violazione del diritto pur di tenere le persone lontane dall’Europa. Inoltre, denunciamo la scarsa tracciabilità dei fondi spesi per finanziare la Libia: i cittadini europei hanno il diritto di sapere come vengono utilizzate risorse pubbliche destinate a sostenere attori coinvolti in gravi e documentate violazioni dei diritti umani”. Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta alla Camera lunedì 16 marzo, l’organizzazione ha chiesto un’indagine piena, indipendente e trasparente sull’attacco contro la nave Ocean Viking, per accertare i fatti e garantire che i responsabili diretti degli spari e la relativa catena di comando siano chiamati a rispondere ai sensi del diritto nazionale e internazionale. “Chiediamo inoltre” prosegue Taurino “il rafforzamento dei meccanismi di monitoraggio degli accordi di cooperazione in materia migratoria e di gestione delle frontiere conclusi con Paesi terzi, con particolare riferimento alla cooperazione Italia-Libia. Chiediamo l’accesso alla documentazione rilevante e una valutazione periodica del loro impatto sui diritti fondamentali.” Il report è scaricabile qui.   Redazione Italia
March 16, 2026
Pressenza