Il ddl Delrio e il Partito del Progresso Moderato nei Limiti della Legge

EuroNomade - Monday, December 8, 2025

di GISO AMENDOLA.

Nella vicenda del ddl Delrio, qualcosa sembra essere andato molto storto, considerato il fatto che quello che veniva passato come un doveroso e insindacabile contributo alla lotta all’antisemitismo, sta sollevando proteste accese anche in buona parte dell’area progressista di cui l’operazione voleva captare il sostegno. L’avanzata sul ddl Delrio rientrava nell’operazione generale “tutti a casa” che era scattata subito dopo la “pax trumpiana” da una parte di liberali e progressisti. Si trattava di rispondere alla grande ondata di partecipazione intorno alla Fottilla, che rischiava di produrre una forte politicizzazione dell’intero campo politico, dividendolo senza mediazioni tra sostenitori delle destre globali, della destrutturazione del diritto internazionale e dell’imporsi della logica della pura forza, e in generale del “contraccolpo” autoritario da un lato, e dall’altro grande mobilitazione contro la deriva genocidaria delle democrazie occidentali, per la domanda di giustizia globale intorno alla solidarietà con la Palestina, in una parola per la radicalizzazione della questione democratica, sociale, ecofemminista.

Quelle giornate avevano fatto vedere plasticamente che il conflitto decisivo si collocava lungo questa grande ridefinizione sovranazionale del classico “socialismo o barbarie”, nel segno della partecipazione diretta e della consapevolezza precisa, ormai definitivamente maturata, della fine delle mediazioni tradizionali. I “liberalprogressisti timidi” hanno provato allora a correre ai ripari, cercando di rimettere su un discorso “sul progresso moderato nei limiti della Legge”, avrebbe detto quel genio di Jaroslvav Hašek, fatto di condanna degli “eccessi” delle destre israeliane, ma di continuità di relazioni con lo Stato canaglia, di ribadito silenzio su occupazione e apartheid, e, quel che conta, della riaffermazione decisa della possibilità di essere “democratici” e “distinti” dalle destre globali, soffocando al tempo stesso però qualsiasi posizione radicale sulla crisi delle democrazie occidentali. In questo quadro, quindi, si è avuto l’attacco ai movimenti studenteschi con l’allineamento sostanziale alla destra sulla critica di boicottaggi e contestazioni, con l’uso ad hoc del “caso Fiano”, il passaggio dalle cittadinanze onorarie ad Albanese alla sua descrizione come estremista infrequentabile, e, in generale, la presentazione del movimento di solidarietà con la Palestina come motore di antisemitismo e fondamentalismo, nonostante l’apparenza umanitaria e civile.

L’operazione Delrio sarebbe stata il coronamento del “tuttiacasa”: la lotta alle università, ai movimenti, a tutto il discorso critico post e decoloniale su Israele e sulle politiche occidentali, sarebbe stata certificata come antisemitismo, per via “antisionismo” (leggi pure: critica post e decoloniale all’origine coloniale dell'”unica democrazia occidentale”). Ma questo passo ha svelato il gioco: ha fatto vedere con chiarezza che la critica al movimento globale di solidarietà con la Palestina implica il sostanziale allineamento con le destre globali, non c’è ormai una terza collocazione sostenibile. L’attacco a quel movimento come antisemita comporta l’occultamento dell’antisemitismo delle destre estreme occidentali di governo e alleate di Israele. Invitare al “tuttiacasa” rispetto alla politicizzazione radicale in corso significa lasciare il campo al neoautoritarismo. Il “cortocircuito Delrio” riporta allora la questione ai suoi termini di base: o partecipare al movimento globale di radicalizzazione democratica sorto intorno alla Palestina globale e spingerlo sempre più ad allargarsi alla contestazione del regime di guerra globale, insomma verso una nuova “generaziona Vietnam”, se siete boomer, o verso una generazione “pirati dal Cappello di paglia”, se siete genZ, ditelo come vi pare; oppure schierarsi, in modo più o meno subalterno, con le forze del contraccolpo reazionario. Il Partito del Progresso Moderato nei Limiti della Legge non è cosa per i tempi della crisi permanente delle mediazioni diventata essa stessa modalita di governo. E chi prova ancora a spacciarsi per “moderato”, e a raffigurare come fondamentalista o antisemita la produzione di anticorpi contro la crisi genocidaria, comincia ad essere subito identificato come un reazionario camuffato anche da quelli che vorrebbe “riportare a casa”.

Da questa polarizzazione, probabilmente, non si ritorna: dobbiamo lavorare e molto, per farle dare i migliori frutti di approfondimento e radicalizzazione democratica, e spazzare via il contraccolpo.

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