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Legge Romeo e confusione tra antisemitismo e antisionismo: opuscolo chiarificatore
Pubblichiamo un interessante opuscolo, intitolato “Antisionismo non è antisemitismo”, stampato nel marzo 2026 in cui si critica duramente i disegni di legge (DDL) italiani volti a contrastare l’antisemitismo, ribattezzati nel testo come norme “salva-sionismo”. Oggetto della critica è la definizione di antisemitismo, infatti il testo contesta l’adozione ufficiale della definizione di dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) da parte delle istituzioni italiane. La definizione confonde intenzionalmente la legittima critica politica allo Stato di Israele o al sionismo con l’antisemitismo. In particolare, vengono presi in esame diversi DDL presentati in modo trasversale da esponenti di vari schieramenti politici (tra cui Gasparri, Delrio, Scalfarotto e Romeo) e poi alla fine si descrive il voto del 4 marzo 2026, in cui il Senato ha approvato il DDL Romeo con 105 voti favorevoli. Il testo sottolinea la convergenza sul tema tra le forze di maggioranza e parte dell’opposizione (come Italia Viva, Azione e alcuni esponenti del PD). L’opuscolo denuncia quello che viene definito un “approccio sistemico” e securitario dello Stato, che si articolerebbe attraverso: * Scuola e Università: Obblighi di formazione per i docenti basati sui dettami IHRA, monitoraggio delle opinioni degli studenti e revisione dei libri di testo;. * Forze dell’ordine e Magistratura: Corsi specifici per identificare i reati con matrice antisemita; * Web e Sport: Inserimento di clausole contro l’antisemitismo nei codici etici delle piattaforme social, del CONI e della FIGC; * Dossieraggio: Monitoraggio e catalogazione degli “hate incidents” (episodi d’odio), anche quando non superano la soglia del reato penale. Alla fine, emerge che le modifiche apportate al testo in Commissione (come l’eliminazione dei divieti preventivi di manifestazione e di alcune sanzioni penali immediate) siano solo di facciata, pensate per evitare rilievi di incostituzionalità, ma le nuove norme servirebbero in realtà a tutelare gli interessi geopolitici occidentali, reprimere il dissenso delle classi subalterne e criminalizzare il movimento di solidarietà con la Palestina. Sulla questione della confusione pregiudiziale tra antisemitismo e antisionismo segnaliamo anche l’ottimo articolo scritto da Terry Silvestrini a questo link. L’opuscolo si chiude con un appello alla mobilitazione e alla lotta nelle piazze contro questo impianto normativo. Opuscolo antisionismoDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Tribunale federale respinge le accuse contro attivisti filopalestinesi: l’antisionismo non è antisemitismo
In un’importante vittoria per la libertà di espressione, un tribunale federale ha respinto definitivamente tutte le accuse di cospirazione contro i diritti civili mosse contro The People’s Forum e altri imputati a seguito dell’occupazione, nell’aprile 2024, della Hamilton Hall — Hind’s Hall — alla Columbia University. La sentenza è una rivendicazione del diritto del People’s Forum (TPF) e di altri di condannare i crimini di guerra e il genocidio compiuti da Israele e sostenuti dagli Stati Uniti e di appoggiare gli studenti che chiedono il disinvestimento. Il Partnership for Civil Justice Fund (PCJF) ha rappresentato il People’s Forum nel contenzioso. In una sentenza emessa il 1° giugno 2026, la giudice Colleen McMahon della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York ha respinto tutte le richieste federali ai sensi degli articoli 42 U.S.C. §1985(3) e §1986. La causa, ora respinta, era stata intentata dal Louis D. Brandeis Center for Human Rights Under Law e dallo studio legale Torridon per conto di due dipendenti della Columbia University. Il Brandeis Center ha sostenuto che il fatto che il TPF esercitasse la libertà di parola per sostenere gli studenti accampati, invocare il disinvestimento da Israele e condannare la violenza israeliana costituisse un atto di odio antisemita. Il PCJF ha sostenuto che il Brandeis Center stava confondendo l’antisionismo, un punto di vista politico protetto, con l’antisemitismo nel tentativo di reprimere e sopprimere coloro che si oppongono al sionismo o che condannano i crimini e il genocidio israeliani. La Corte ha respinto categoricamente le argomentazioni dei ricorrenti, stabilendo che non erano riusciti a dimostrare la fondatezza di nessuna delle accuse mosse contro il TPF. La Corte ha respinto la tesi centrale dei ricorrenti secondo, cui l’opposizione al sionismo o alla politica del governo israeliano costituisce prova di un sentimento antisemita. Adottando un precedente della Corte d’Appello del Primo Circuito, il giudice McMahon ha affermato che «la scelta di criticare le azioni di Israele a Gaza non manifesta necessariamente antisemitismo», e ha osservato che le opinioni sulle politiche di Israele differiscono «anche tra ebrei e israeliani». La Corte ha giustamente osservato che persino «la stessa comunità ebraica è divisa sul fatto che l’antisionismo sia intrinsecamente antisemita». «L’equiparazione dell’antisionismo all’antisemitismo è una tattica politica volta a mettere a tacere e penalizzare coloro che, come The People’s Forum, sono solidali con la popolazione di Gaza e della Palestina. Questa sentenza chiarisce che il TPF è pienamente nel suo diritto di difendere i diritti umani e civili e di opporsi al genocidio. Si tratta di una schiacciante vittoria per la libertà di parola», ha affermato Carl Messineo, direttore legale del PCJF e consulente legale del TPF. «Il rigetto da parte della Corte di questo atto di guerra ideologica inteso a mettere a tacere i punti di vista filopalestinesi è una vittoria decisiva per la libertà di parola. Come ha riconosciuto la Corte, la critica a Israele e alla sua guerra contro Gaza è un discorso politico che ha diritto alla protezione del Primo Emendamento. Non esiste un’eccezione palestinese al Primo Emendamento», ha affermato Sarah Taitz, avvocato dello staff del PCJF e consulente legale nel contenzioso. «Questa causa fa parte di un attacco ideologico organizzato contro il movimento per la giustizia per il popolo palestinese, compresa l’opposizione al genocidio sostenuto dagli Stati Uniti. Abbiamo assistito a un flusso costante di questo tipo di cause legali motivate politicamente e prive di fondamento in tutto il Paese», ha dichiarato Mara Verheyden-Hilliard, direttrice esecutiva del PCJF e consulente legale nel contenzioso. “Siamo molto lieti di vedere che questo attacco alla libertà di parola attraverso l’abuso del sistema giudiziario sia stato alla fine respinto. Continueremo a lottare in difesa del Primo Emendamento e contro questo assalto motivato politicamente”. The People’s Forum ha dichiarato: “Accogliamo con favore la decisione del tribunale, che afferma un principio fondamentale del Primo Emendamento: le organizzazioni non possono essere penalizzate per aver intrapreso attività protette di libertà di espressione. Cause legali come questa hanno lo scopo di mettere a tacere organizzazioni come la nostra prosciugando le risorse di chi alza la voce. Speriamo che questa sentenza scoraggi altri dall’utilizzare il sistema legale per sopprimere il movimento in solidarietà con la Palestina. L’antisionismo non è antisemitismo, e nessuna causa legale può cambiare questo fatto. The People’s Forum è grato al nostro team legale e a tutti coloro che si schierano dalla parte giusta della storia.” Tutte le accuse contro The People’s Forum sono state respinte con pregiudizio, con la Corte che ha negato l’autorizzazione a modificare la denuncia definendola “inutile”. Il Partnership for Civil Justice Fund (PCJF) è un’organizzazione per la libertà di parola, i diritti costituzionali e i diritti civili che da oltre 30 anni rappresenta migliaia di individui e organizzazioni in difesa dei diritti costituzionali in tutti gli Stati Uniti. Il PCJF ha sede a Washington, D.C., con un ufficio sulla costa occidentale a Oakland, in California. Per ulteriori informazioni, visitate www.justiceonline.org o seguiteci su Bluesky, X e Instagram: @thePCJF.   Redazione Italia
June 10, 2026
Pressenza
Antisemitismo di ritorno, “grazie” a Israele
Conoscete bene quel refrain “odio dire che ve l’avevo detto, ma l’avevo detto”… Fin dall’inizio del genocidio dei palestinesi di Gaza – ben prima dei raid dei coloni in Cisgiordania (con l’appoggio esplicito dell’Idf), due anni prima della guerra all’Iran e dell’ennesima invasione del Libano, quando ancora della Sumud Flotilla […] L'articolo Antisemitismo di ritorno, “grazie” a Israele su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano
Paul Grüninger: il coraggio di disobbedire
  di Bruno Lai 12 maggio 1938: Paul Grüninger viene licenziato per aver fatto del bene. Paul Grüninger è una figura straordinaria, un uomo che paga un prezzo altissimo per seguire la propria coscienza anziché gli ordini burocratici. Prima di diventare un poliziotto ed un eroe, è un calciatore di ottimo livello. Grande appassionato di calcio, all’inizio del Novecento gioca
Firenze per la Palestina. Antisionisti e antifascisti sempre, antisemiti mai!
A seguito di alcuni articoli di giornale che compiono associazioni del tutto arbitrarie sul clima in città ribadiamo che Firenze per la Palestina è un movimento popolare antirazzista, antifascista quindi coerentemente antisionista, che niente ha a che spartire con qualsivoglia forma di antisemitismo che mai ha incoraggiato né sostenuto. Le […] L'articolo Firenze per la Palestina. Antisionisti e antifascisti sempre, antisemiti mai! su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
#Firenze. Antisionismo e repressione Firenze per la Palestina presenta il dossier ANTISIONISMO E REPRESSIONE, excursus e attualità del decreto Romeo su #antisemitismo e #antisionismo collegato al pacchetto sicurezza 2026. Giovedì 7 maggio ORE 17:00. Presenti l’avvocato Sauro Poli e il giornalista Antonio Mazzeo. Sala Conferenze c/o Infopoint https://contropiano.org/eventi/firenze-antisionismo-e-repressione
May 5, 2026
Antonio Mazzeo
Milano, il 25 aprile liberato
Il 25 aprile 2026 verrà ricordato come la giornata in cui cittadine e cittadini determinati hanno espulso i sionisti, i soldati di Reza Phalevi e altri tristi figuri dal corteo della Liberazione. Giornata storica per la quantità di manifestanti, non particolarmente militanti, che hanno costruito una marea montante disciplinata e determinata che ha permesso l’espulsione senza muovere un dito in offesa. Quello che è successo doveva succedere. Le mani di assassini sul 25 aprile andavano rimosse, sionisti e fascisti sono stati allontanati da un moto popolare di sdegno. La Milano della Liberazione e delle 5 giornate è stata all’altezza del suo passato! Bugie e falsità si sono sprecate nell’informazione dei media: un uso vergognoso e strumentale della notizia per poter accusare di antisemitismo chiunque non tolleri più la brutalità dello Stato di Israele, dal genocidio a Gaza fino alla richiesta della pena di morte per i prigionieri politici votata dalla Knesset. Gli attacchi vergognosi all’ANPI con l’accusa di essere antisemita vanno respinti al mittente e per questo esprimiamo la nostra piena solidarietà all’associazione. Non si permettano i vari Fiano e i suoi sodali che si nascondono in sigle quali “Sinistra per Israele” – che proprio ieri si è alleata con i fascisti – di infangare l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia! Sappiano simili figuri che siamo pronti a denunciarli all’autorità giudiziaria. Chiamiamo le forze democratiche a prendere posizione con forza, dopo i loro i primi sbandamenti iniziali, ad esprimere solidarietà all’ANPI, coscienti che se ciò non avvenisse, si renderebbero complici delle continue provocazioni sioniste e fasciste. Da parte nostra, rinnoviamo il nostro impegno per la pace e contro la guerra, contro il fascismo nelle varie forme in cui  si manifesta e contro le ingiustizie sociali. ORA E SEMPRE RESISTENZA Cittadine e cittadini antifascisti partecipanti al corteo del 25 Aprile a Milano: Alberto Michelino – Ines Biemmi – Giuseppe Natale – Giuseppe Sipala – Franco Trimboli –  Re Stefano – Carmen Gebba – Patrizia Bianchi- Ugo Giannangeli – Filippo Bianchetti – Comitato Contro La Guerra Milano – Francesco Codecasa – Nada Urso – Mariella Santo – Raffaella Polverino – Silvana Conedera – Mara De Felici – Rita Barbieri – Marina De Lorenzo – Matteo Cattaneo – Susanna Sinigalia – Laura Incantalupo – Isabella Barato – Donatella De Col – Roberto Vassallo – Armanni Giorgio – Castelli Arnaldo – Annalisa Murgia – Roberta Ferrario- Alberto Accorsi – Anpi Valle Piana del Sele – Anna Grimaldi – Lea Fava – Daniela Campiotti – Augusta Signorini – Angelo Terraneo – Daniele Stringhetti – Grazia Maria Tralli – Marco Grandi – Ambrogio Boniardi Per aderire scrivere alla mail 25palfirma@gmail.com Redazione Milano
April 29, 2026
Pressenza
Ləa – Laboratorio Ebraico Antirazzista e Mai Indifferenti – Voci Ebraiche per la pace sul 25 aprile a Milano
Riprendiamo la seguente dichiarazione dalla pagina Facebook di Ləa – Laboratorio Ebraico Antirazzista. Sabato abbiamo raccontato della nostra esperienza di ebree ed ebrei “contro il fascismo in ogni tempo e luogo”, che hanno attraversato il corteo del 25 aprile senza problemi, mentre a poche centinaia di metri si consumava per quasi due ore una forte tensione tra lo spezzone della Brigata Ebraica e altre componenti del corteo, che si è conclusa con l’allontanamento dei primi dalla manifestazione. L’obiettivo dell’intervento non era raccogliere complimenti né tantomeno avallare l’idea, come leggiamo amaramente nei commenti, che “l’antisemitismo non esiste”. Piuttosto, abbiamo voluto utilizzare la nostra voce per disinnescare un’escalation del dibattito che rischia di non cogliere mai il punto. Le frasi antisemite rivolte verso alcuni dei partecipanti come quelle sulle “saponette mancate” sono inaccettabili e disgustose. Al contempo, riteniamo estremamente problematiche le provocazioni che intendono minare la riuscita di una giornata dedicata a valori condivisi. Lo spezzone della Brigata Ebraica, o sue componenti, rompendo accordi con l’ANPI, ha tentato di collocarsi più avanti nel corteo insieme a gruppi iraniani monarchici, sventolando bandiere israeliane e altri simboli, tra cui bandiere statunitensi e cartelli con il volto di Trump inneggianti alla guerra in Iran. Troviamo indifendibile e incompatibile con i valori dell’antifascismo la scelta di portare in piazza bandiere israeliane, mentre Israele sta commettendo conclamati crimini contro l’umanità. La questione del rapporto con la Brigata Ebraica il 25 aprile è da anni terreno di scontro. Intorno ad essa si è coagulata una strumentalizzazione che con la storia ha poco a che fare, creando una commistione tra la Brigata Ebraica, inquadrata nell’esercito britannico, e la forte presenza ebraica talvolta offuscata nelle fila della resistenza italiana, che sono due storie diverse e parallele. Almeno 1000 ebrei furono presenti nelle formazioni partigiane comuniste, socialiste, repubblicane, spesso da molto prima dell’8 Settembre e dell’arrivo delle forze alleate. Come scriveva già l’anno scorso David Calef del gruppo Mai Indifferenti – Voci Ebraiche per la Pace: “Le dispute non riguardano più ciò che è successo 80 anni fa durante la battaglia del fiume Senio dove i 5.000 volontari della BE combatterono contro i paracadutisti tedeschi. Hanno a che fare con il “conflitto” tra Israele e palestinesi – spesso chi sfila con la bandiera della BE sventola anche la bandiera israeliana. Le distinzioni saltano e i litigi cominciano.” Quest’anno la polemica ha preso forme particolarmente inquietanti. C’è chi, parlando della contestazione, ha evocato le leggi razziali del ‘38 o l’istituzione dei ghetti, un’affermazione che non è solo priva di senso, ma profondamente offensiva nei riguardi di chi ha subito tali leggi e provvedimenti. Il Presidente della Comunità ebraica di Milano accusa l’ANPI di istigazione all’odio razziale e di “non volere gli ebrei nel corteo”. Questa non è la realtà. La realtà è quella di una destra ebraica filo-israeliana che, anche in chiave propagandistica, provoca e cerca lo scontro. Questo atteggiamento mette in forte disagio molti ebrei ed ebree che, il 25 aprile, vorrebbero celebrare la liberazione dal fascismo nel ricordo dei propri familiari scomparsi, ed esitano a scendere in piazza, percependo alcuni movimenti sprovvisti di anticorpi verso l’antisemitismo come ostili. La realtà è che essere antifasciste e antifascisti oggi significa prendersi in carico quello che succede nel mondo – dalle guerre e massacri più lontani fatti nel nome del dominio degli uni sugli altri, a ciò che accade in Italia con lo scempio dei nuovi Decreti sicurezza – e unire le forze in nome di libertà e giustizia sociale. Non saremo libere e liberi finché non lo saremo tutte e tutti. Ləa – Laboratorio Ebraico Antirazzista Mai Indifferenti – Voci Ebraiche per la pace Redazione Milano
April 29, 2026
Pressenza
“IL DDL ROMEO PER IL CONTRASTO ALL’ANTISEMITISMO E LE SUE CONSEGUENZE SULL’UNIVERSITÀ”. SEMINARIO ONLINE MERCOLEDÌ 29 APRILE
Sesamo (Società per gli Studi sul Medio Oriente) e Asai (Associazione per gli studi africani in Italia) hanno organizzato mercoledi 29 aprile, online su zoom dalle 15 alle 17, il seminario “Il DDL Romeo per il contrasto all’antisemitismo e le sue conseguenze per l’Università”. L’incontro sarà dedicato a una riflessione sul decreto legge che recepisce la definizione IHRA di antisemitismo e sui possibili rischi per la libertà accademica. Sesamo e Asai in merito al disegno di legge, approvato lo scorso 4 marzo dal Senato, esprimono preoccupazione in ragione del rischio di attacchi alla libertà di espressione, di ricerca e insegnamento. In particolare, rilevano come siano preoccupanti i riferimenti alla Definizione operativa di antisemitismo promossa dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Come è noto, questa definizione è stata oggetto di ampie critiche a livello internazionale, anche da parte di numerosi/e studiosi/e, giuristi/e e intellettuali, tra cui esperte/i di origine ebraica, che hanno dimostrato come essa venga utilizzata per limitare la libertà di espressione, la ricerca accademica e la legittima critica politica, a causa dell’equivalenza tra antisemitismo (razzismo/discriminazione anti-ebraica), critica alle politiche dello stato di Israele, e antisionismo (dissenso verso un particolare progetto politico) che la Definizione delinea. Queste preoccupazioni non sono unicamente di carattere teorico-scientifico. Negli ultimi anni, diverse istituzioni accademiche, organizzazioni della società civile ed enti pubblici hanno analizzato l’effetto negativo che la definizione dell’IHRA ha sulla ricerca, l’insegnamento e il dibattito pubblico anche a fini repressivi. La Corte Internazionale di Giustizia sta esaminando la condotta di Israele per violazioni gravissime del diritto internazionale umanitario. In questo contesto, adottare una definizione che può qualificare come antisemita la denuncia di quei fatti significa non proteggere le persone ebree, ma criminalizzare chi si batte contro un genocidio e chi esprime solidarietà con il popolo palestinese. Link per partecipare: https://us02web.zoom.us/j/89100662037 La presentazione con Francesca Biancani dell’Universita’ di Bologna, una delle relatrici del seminario Ascolta o scarica     
April 28, 2026
Radio Onda d`Urto