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Le Opere Scelte di Fidel Castro: un patrimonio per l’umanità
Per il Primo Convegno Internazionale “Fidel: eredità e futuro” che si è tenuto a l’Avana, dal 10 al 13 agosto, nel centenario della nascita di Fidel sono state pubblicati in 23 volumi le “opere scelte” (Obras Escogidas) di Fidel Castro Ruiz a cura del centro Fidel Castro Ritz ed edite […] L'articolo Le Opere Scelte di Fidel Castro: un patrimonio per l’umanità su Contropiano.
September 2, 2026
Contropiano
Ucraina, 15 anni di carcere per l’attivista Bogdan Syrotiuk
L’Ucraina è il paese dove, con Poroschenko prima e con Zelensky oggi, i comunisti vanno in galera e i nazifascisti sono elevati a eroi nazionali. Il 10 agosto 2016, Bogdan Syrotiuk, militante comunista di tendenza troskista di 27 anni, è stato condannato a 15 anni di carcere, dopo averne passati due, sempre in carcere, in precarie condizioni di salute in attesa di processo. Bogdan, membro di spicco della Giovane Guardia Bolscevica-Leninista (YGBL), è stato condannato per “alto tradimento… in base alla legge marziale” sebbene gli atti processuali non contengono alcun atto di tradimento: nessun spionaggio, nessun sabotaggio, nessuna collaborazione con forze militari. La sentenza afferma che Bogdan ha agito “su istruzioni di un rappresentante del World Socialist Web Site , sotto lo pseudonimo di ‘David'”, identificato nella sentenza stessa come David North, presidente del comitato editoriale internazionale del WSWS.  Gli esperti dello Stato hanno esaminato 14 scritti di Bogdan e ne hanno inclusi sette nell’atto d’accusa. Il tribunale è stato poi costretto a escluderne uno dei sette, un articolo sui violenti sequestri di leva da parte dei commissariati militari, dopo che la propria commissione forense non vi ha riscontrato alcuna prova di reato. Bogdan è stato condannato a 15 anni di carcere per sei articoli di informazione indipendente. Qual era il contenuto sovversivo di questi articoli? Quali reati avrebbe commesso con la stesura di questi articoli? La colpa sta nell’aver scritto articoli di opposizione alla guerra NATO – Russia; per la sua denuncia della riabilitazione a “eroe nazionale” del nazista ucraino Stepan Bandera e per aver fatto appello all’unità tra i lavoratori ucraini e i lavoratori russi. Tra le “prove” di tradimento citate dal tribunale figurano l’articolo di Bogdan “I crimini dei banderoviti contro il popolo ucraino: appunti di un trotskista ucraino” e il suo discorso del Primo Maggio 2023, “Per l’unità della classe operaia di Russia e Ucraina!”. Tutti argomenti che, se trattati in un Paese democratico, non sarebbero minimamente concepibili come “reati” ma bensì come legittime opinioni in nome della libertà di espressione e di dissenso. In qualsiasi Paese in cui i diritti democratici hanno ancora un senso, i contenuti di questi articoli sarebbero tutelati dalla libertà di parola. Nell’Ucraina di Zelensky, invece, comportano una condanna a 15 anni di carcere. L’unica prova presentata contro di lui consisteva nei suoi scritti, pubblicati sul World Socialist Web Site, e nelle sue comunicazioni con i redattori che li pubblicavano. Lo Stato e il governo ucraino si sono arrogati il diritto – profondamento antidemocratico in violazione delle libertà costituzionali – di dichiarare organizzazioni criminali le pubblicazioni socialiste e pacifiste internazionali e di considerare la collaborazione con esse un “atto di tradimento”. Le motivazioni della Corte ucraina confermano la deriva antidemocratica dello Stato ucraino portata avanti da Zelensky. Secondo la corte, infatti, gli articoli contenevano “il mancato riconoscimento della leadership politica ucraina legittimamente eletta e dei processi democratici”, “paragonabili con fascisti e nazisti”, “valutazioni negative delle forze armate ucraine” e “una reinterpretazione di eroi nazionali e figure storiche”. Peccato che la reinterpretazione, la riabilitazione e la rilegittimazione di figure storiche, come Stepan Bandera, elevate a “eroi nazionali” sia stata proprio opera dei governi Poroschenko e Zelensky: Stepan Bandera era uno dei leader dell’OUN (Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini) e della Divisione Galizia delle Waffen-SS, collaboratori nazisti che appoggiarono l’invasione dell’Unione Sovietica da parte di Hitler nel 1941 e furono implicati nello sterminio di massa di ebrei e polacchi (e su questo la storia non mente!).  Quando Bogdan fu arrestato dal Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU) il 25 aprile 2024, lo Stato affermò che agiva come “agente del governo russo”, ma negli oltre due anni trascorsi da allora, non è emerso nulla a sostegno di tale accusa, ma anzi si può sostenere il contrario: gli articoli citati nella condanna criticavano esplicitamente il presidente russo Vladimir Putin e condannavano l’invasione russa dell’Ucraina, criticando al contempo anche il governo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Un rapporto di 65 pagine redatto da Yuri Irkhin, uno dei principali criminologi ucraini, non ha riscontrato negli scritti di Bogdan “dichiarazioni, frasi, periodi o combinazioni di parole che presentino segni di propaganda volta a sostenere l’aggressione armata della Federazione Russa”. La difesa ha dimostrato che nulla agli atti costituiva gli elementi del reato di tradimento e che gli scritti di Bogdan erano espressione politica protetta dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Purtroppo però le prove presentate a difesa di Bogdan non hanno mai trovato risposta: invece di rispondere in base alle prove presentate che confutano l’accusa, il tribunale ha ordinato una nuova perizia a un istituto forense statale, il quale, tuttavia, non ha trovato negli articoli alcun appello al rovesciamento dello Stato, alla presa del potere, ad atti sovversivi o alla modifica dei confini dell’Ucraina. Nonostante ciò, nuovamente la Corte ha respinto tutte queste argomentazioni ed ha persino ordinato a Bogdan di pagare più di 178.000 grivne per coprire i costi delle “perizie” forensi utilizzate per condannarlo. La sentenza, emessa da un tribunale distrettuale nella regione di Nikolaev, dispone inoltre anche la confisca dei beni e dispositivi elettronici di Bogdan, nonché la distruzione dei libri, dei volantini e dei documenti programmatici di stampo socialista che gli erano stati sequestrati. La decisione di distruggere il programma della YGBL, i suoi opuscoli, volantini e raccoglitori di articoli stampati svela il vero contenuto della sentenza. I metodi sono quelli dei regimi fascisti: imprigionare l’opposizione, confiscare il suo materiale, bruciare i suoi scritti. La sentenza fa riferimento più volte alle “conseguenze socialmente pericolose” delle posizioni di Bogdan e ciò dimostra che il processo a Bogdan è un processo politico risultato di una persecuzione politica: la sentenza non è stata il risultato di un procedimento legale, bensì l’esecuzione di una direttiva politica della dittatura di Zelensky. L’obiettivo non è tanto il pretesto del “sostegno alla Russia di Putin”, ma bensì è mirato alla crescente opposizione alla guerra e al regime di Zelensky tra i lavoratori e i giovani ucraini. Da quando la reazione militare su vasta scala della Russia nel febbraio 2022 in risposta a 8 anni di pulizie etniche ucraine in Donbass (che hanno provocato 14.000 morti), le autorità ucraine hanno adottato una serie di misure contro organizzazioni politiche e organi di informazione considerati una minaccia per la sicurezza. Il governo ha messo al bando numerosi partiti politici e ha limitato o bloccato un gran numero di siti web. La legislazione ucraina in tempo di guerra punisce oggi severamente chiunque si opponga alla linea bellica della NATO e di Kiev e il famigerato SBU (servizio di sicurezza ucraino che risponde direttamente a Zelensky e famoso per le sue pratiche di torture) assimila l’attivismo marxista, internazionalista, antifascista, nonviolento e pacifista al reato di favoreggiamento del “nemico russo”. La condanna di Bogdan avviene in un Paese in cui la politica di sinistra è stata messa al bando. I partiti e i simboli comunisti sono vietati in Ucraina sin dalle leggi di “decomunistizzazione” del 2015. Il Partito Comunista dell’Ucraina (KPU) è stato ufficialmente messo fuori legge attraverso un percorso normativo e giudiziario iniziato nel 2015 e definitivamente consolidato nel 2022 con firma di Zelensky. Sempre nel 2022, Zelensky ha messo fuori legge ben 11 partiti di opposizione con la solita accusa di essere “filo-russi”, tra cui il principale partito di opposizione in parlamento che è stato successivamente bandito definitivamente. La misura anti-democratica ha colpito sia forze storiche con una forte rappresentanza parlamentare, sia formazioni minori. Di seguito la lista dei partiti messi fuori legge: * Piattaforma d’Opposizione – Per la Vita (il principale partito di opposizione in parlamento); * Blocco d’Opposizione Nashi (Nostro) * Partito di Shariy * Opposizione di sinistra * Unione delle Forze di sinistra; * Stato (Derzhava) * Partito Socialista Progressista dell’Ucraina * Partito Socialista dell’Ucraina * Socialisti * Blocco di Volodymyr Saldo In realtà buona parte di questi partiti intercettavano il voto della popolazione ucraina di etnia russofona: circa 9 milioni di persone (18% censimento 2001). Più di 6.000 persone provenienti da circa 60 paesi hanno firmato una lettera aperta chiedendo il rilascio di Syrotiuk. I suoi sostenitori hanno espresso preoccupazione per la sua salute, affermando che le condizioni del ventisettenne si sono aggravate durante la detenzione. Sostengono che le condizioni del sistema carcerario ucraino rappresentino una seria minaccia per la sua salute e possano equivalere a una “condanna a morte”. Il caso ha richiamato l’attenzione su un pubblico più ampio riguardo alle restrizioni all’attività politica e alla libertà di espressione in Ucraina durante la guerra. I sostenitori di Syrotiuk sostengono che la sua condanna dimostra come le misure di sicurezza adottate in tempo di guerra vengano utilizzate contro gli oppositori politici interni, in particolare contro coloro che criticano sia Mosca che Kiev. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, nel settembre 2025 sono stati aperti circa 20.000 procedimenti penali ai sensi delle leggi ucraine sul tradimento e la collaborazione con gli Stati Uniti. L’organizzazione ha inoltre riferito che “continua a documentare casi di tortura e maltrattamenti” nei confronti dei detenuti nelle mani dello Stato ucraino. Human Rights Watch definisce le leggi sulla collaborazione “eccessivamente ampie e vaghe”; tra gli indagati figurano persone che hanno svolto “servizi di emergenza, lavori di costruzione, soccorso umanitario e rimozione dei rifiuti” nei territori occupati.   Ulteriori fonti: https://www.wsws.org/en/articles/2026/08/11/oqko-a11.html?pk_campaign=wsws-newsletter&pk_kwd=wsws-daily-newsletter https://www.balcanicaucaso.org/cp_article/un-paese-diviso-lingua-e-identita-etnica-in-ucraina/ https://www.theguardian.com/world/2022/mar/20/ukraine-suspends-11-political-parties-with-links-to-russia https://www.azernews.az/region/262688.html   Lorenzo Poli
August 24, 2026
Pressenza
Perché difendo ciò che sembra non avere più nulla da offrire?
L’utopia è nell’orizzonte. Faccio due passi e lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là. A cosa serve l’utopia? Ecco a cosa serve: a farci camminare. Lo diceva Eduardo Galeano, e oggi lo ripeto a me stesso come una preghiera […] L'articolo Perché difendo ciò che sembra non avere più nulla da offrire? su Contropiano.
July 27, 2026
Contropiano
L’offensiva ideologica di Washington e il ritorno del maccartismo
“Stanno promuovendo alleanze dell’estrema destra che ricordano il fascismo hitleriano”. “Tentano di criminalizzare le idee di sinistra e i movimenti progressisti”. “Vogliono imporre una nuova caccia alle streghe contro chiunque metta in discussione il loro modello”. Sono parole del presidente cubano Miguel Díaz-Canel che ha replicato con fierezza alle dichiarazioni […] L'articolo L’offensiva ideologica di Washington e il ritorno del maccartismo su Contropiano.
July 22, 2026
Contropiano
Potere al Popolo, per l’alternativa
Potere al Popolo, a conclusione dell’assemblea del campo politico indipendente del 14 giugno, propone un percorso comune di mobilitazione, organizzazione e lotta. Crediamo necessario e operiamo affinché si costruisca un fronte politico alternativo alla destra e indipendente dal campo largo, che sia presente alle elezioni del 2027 e che, soprattutto […] L'articolo Potere al Popolo, per l’alternativa su Contropiano.
July 18, 2026
Contropiano
CUBA: ONU APPROVA IL DIBATTITO CONTRO IL BLOQUEO. L’ITALIA SI ASTIENE. “UN VOTO VERGOGNOSO, I CUBANI CI HANNO AIUTATI DURANTE IL COVID”
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato l’apertura di un dibattito urgente richiesto da Cuba contro l’embargo Usa in vigore da oltre 60 anni. È la prima volta che Cuba ricorre a questo meccanismo straordinario previsto dall’Onu e diverso dalla votazione annuale di ottobre. La votazione autorizza un dibattito sulla «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Usa contro Cuba». Solo 9 i paesi contrari: Usa, Israele, Argentina, Costa Rica, Marocco, Repubblica Ceca, Macedonia del Nord, Paraguay e Ucraina. 136 paesi hanno votato invece a favore, mentre sono stati 30 gli astenuti. Tra questi ultimi il governo italiano. “Dal 1994 l’Italia aveva sempre votato contro il bloqueo. All’epoca si astenne il governo Berlusconi. Questa volta si astiene l’Italietta della Meloni e di Tajani. Un voto vergognoso se pensiamo a quello che hanno fatto i medici italiani in Italia, non solo durante il Covid ma tuttora in Calabria. Questo è il ringraziamento del governo italiano a chi, nel momento del bisogno, ci ha teso una mano”. Con queste parole Marco Papacci, presidente dell’Associazione di amicizia Italia-Cuba ha commentato, su Radio Onda d’Urto, l’astensione italiana al voto. “Il governo di Giorgia Meloni e Antonio Tajani ancora una volta dimostra di essere tra quelli più allineati con la presidenza fascista di Donald Trump, mentre la stragrande maggioranza dei paesi del Pianeta, compresa la maggioranza dei paesi dell’Ue hanno votato a favore di Cuba”, afferma Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. “Il governo italiano ha tradito Cuba, il paese che più ci ha aiutati durante la pandemia mandando medici e personale sanitario in Italia per darci una mano durante la pandemia. Il ringraziamento del nostro governo è non schierarsi per la fine del blocco”, denuncia il segretario di Rifondazione ai nostri microfoni. Nel frattempo le autorità cubane hanno annunciato di aver ripristinato oltre il 30% della fornitura di energia elettrica all’Avana, dopo l’ennesimo blackout nazionale, in un contesto di crisi energetica legata all’infame embargo petrolifero Usa, inasprito da gennaio 2026. Si tratta del terzo blackout negli ultimi sei mesi e dell’ottavo dalla fine del 2024. La trasmissione di Radio Onda d’Urto con gli interventi di Marco Papacci, presidente dell’Associazione di amicizia Italia-Cuba, e Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. Ascolta o scarica.
July 8, 2026
Radio Onda d`Urto
Socialismo: da utopia a progetto politico
Parafrasando Mark Fisher, oggi è più facile pensare a un’Italia in cui esiste la reimigrazione che a un’Italia in cui le aziende siano controllate dai lavoratori. Eppure, per quasi cent’anni l’obiettivo ultimo della sinistra europea e italiana è stato esattamente questo: superare il sistema di proprietà privata delle aziende – per usare termini novecenteschi, dei «mezzi di produzione» – e instaurare un sistema economico socialista. Certo, all’interno della sinistra le idee variavano tanto su come si dovesse arrivare a questo obiettivo (con la rivoluzione o con le riforme) quanto su chi materialmente avrebbe dovuto gestirle, le aziende socializzate (tramite lo Stato o con l’autogestione). Eppure, dai primordi del movimento internazionalista negli anni Settanta dell’Ottocento fino agli anni Settanta del Novecento, milioni di militanti hanno condiviso questo orizzonte di possibilità.  È un dato che, da quando la sinistra ha smesso di progettare un mondo al di là del capitalismo, ha perso anche la sua capacità di incidere sul presente. Oggi, di fronte all’inasprirsi della crisi climatica e al rafforzarsi delle tendenze imperialiste a livello geopolitico, la creazione di una società socialista appare sempre meno un vezzo ideologico e sempre più una questione di sopravvivenza. Ma se dall’altra parte dell’Atlantico ci arrivano indicazioni in questo senso, è bene prima di tutto fare un passo indietro e capire come, in Italia, il socialismo si sia trasformato da progetto politico a utopia. NON CHIAMATELA UTOPIA Tutto il primo secolo di storia della sinistra italiana è stato caratterizzato dall’obiettivo, preciso e puntuale, del superamento del capitalismo e della creazione di una società senza sfruttamento. Quando i militanti socialisti e anarchici di fine Ottocento proponevano l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, non avevano in mente un principio lontano e dai caratteri simbolici: intendevano proprio farlo.  Fino all’ascesa del fascismo, la sinistra si divise sulle modalità e le tempistiche per arrivare a questo obiettivo. Un filone più radicale, incarnato in varie fasi dal sindacalismo rivoluzionario, dal massimalismo e poi dal primo comunismo, pensava all’instaurazione del socialismo come un atto puntuale costruito attorno a una rivoluzione sociale – sull’esempio della grandi rivoluzioni ottocentesche e di quella sovietica del 1917. D’altro lato dello spettro del socialismo, i riformisti pensavano invece che lo stesso obiettivo potesse essere attuato con gradualità e senza rompere col sistema costituzionale liberale. Ma, al contrario dei presunti «riformisti» di oggi, l’obiettivo dei riformisti di allora rimaneva il superamento del capitalismo: quando ci si riferisce a un grande riformista come Giacomo Matteotti, per esempio, si parla di un uomo che un angolo di socialismo «reale» aveva contribuito a costruirlo nella sua terra di origine, il Polesine, dove le leghe contadine rosse avevano instaurato un controllo popolare del sistema economico che costituiva, di fatto, un principio di rottura con un sistema economico basato sul profitto. L’avvento del fascismo cambiò radicalmente le priorità della sinistra italiana. Dopo il fallimento del Biennio Rosso (1919-1920), che aveva portato la classe operaia sull’orlo della rivoluzione sociale, le divergenze di vedute sul «come» arrivare al socialismo rimasero, ma in un contesto radicalmente diverso. Mentre prima la monarchia liberale permetteva degli spazi di movimento tanto per i riformisti che per i rivoluzionari, il fascismo obbligò i militanti alla clandestinità e all’esilio. La lotta antifascista divenne per tutte le tendenze della sinistra una precondizione senza cui la costruzione del socialismo non poteva che rimanere inimmaginabile. È bene però sottolineare come questa continuasse a rimanere l’orizzonte ultimo di tutta la sinistra. Non solo dei comunisti, che nei consigli operai e nelle fabbriche occupate del Biennio Rosso avevano avuto un punto di riferimento storico, ma anche dei riformisti riuniti nei partiti socialisti e in Giustizia e Libertà. Il tanto citato – quanto poco letto – Socialismo Liberale di Carlo Rosselli (1930) non aveva per esempio alcun dubbio a riguardo e, pur rifiutando il modello economico e politico sovietico, ribadiva la necessità della socializzazione dei mezzi di produzione. LEGGI ANCHE… STESSO TAGLIO, AFFILANDO LA LAMA Redazione Jacobin Italia Le grandi aspettative create dalla vittoria sul nazifascismo e dal ritorno della democrazia aprirono un breve periodo in cui la socializzazione delle aziende ritornò nell’orizzonte del possibile. Le speranze dei militanti socialcomunisti si dimostrarono però infondate. La scelta dei partiti operai (Pci e Psi) di aderire e rafforzare il nuovo ordine democratico pospose a un momento indefinito il «salto socialista», portando come priorità la difesa dei diritti conquistati con la guerra partigiana in un contesto in cui il rischio di una reazione golpista era ben più che una teoria del complotto. Il tema del superamento del capitalismo rientrò in scena solo con il grande ciclo di lotte popolari fra la metà anni Sessanta e la fine dei Settanta. In seguito al «secondo Biennio Rosso» (1968-9) la società italiana si trovò spostata molto più a sinistra del precedente ventennio e diverse opzioni vennero elaborate all’interno della galassia socialista. Il Pci definì ulteriormente il suo profilo gradualista con il tentativo di creazione di una grande coalizione con la Dc che potesse rendere strutturali le conquiste operaie rimanendo all’interno del quadro democratico. Alla sua sinistra, diversi ipotesi rivoluzionarie gemmarono dalle lotte operaie e studentesche, incarnando la rivitalizzazione di un filone autogestionario e antistatalista rimasto ai margini nei decenni precedenti. Non serve entrare nei dettagli per rendersi conto che entrambe le ipotesi, tanto quella gradualista quanto quella rivoluzionaria, vennero sconfitte. Nel frattempo, in tutta Europa, un vento nuovo iniziava a soffiare. Mentre in Italia si esaurivano gli ultimi echi del protagonismo popolare post-’68, il mondo della sinistra istituzionale iniziava lentamente ma inesorabilmente a smottare verso il centro o – in altre parole – verso destra. A partire dall’Spd tedesca (1959), i partiti socialdemocratici iniziarono a rinunciare all’orizzonte socialista e a imbracciare un ben più umile ruolo di gestori di un capitalismo dal supposto volto umano. La rivoluzione neoliberale era iniziata e gli effetti si videro in Italia prima con la svolta «proudhoniana» del Psi di Craxi (1978), superata poi a destra dal «giacobinismo democratico» del Pds di Achille Occhetto (1991), erede del Pci. Mentre la sinistra istituzionale svoltava a destra, quella sociale e di movimento iniziava a espungere l’obiettivo socialista dai suoi fini ultimi, spostando le sue istanze di radicalità all’interno di un orizzonte politico più plurale, ma, in ultima istanza, più parziale.  Se per cent’anni le varie tendenze della sinistra italiana erano state accomunate da una progettualità socialista, a partire dagli anni Ottanta questa divenne gradualmente più marginale, fino alla sua quasi totale sparizione nel nostro presente. Inevitabilmente, l’orizzonte socialista si è trasformato da un obiettivo attorno a cui milioni di militanti hanno costruito la propria azione politica a una lontana utopia, che si rimpiange proprio perché si pensa irraggiungibile. LEGGI ANCHE… PER UN SOCIALISMO DELLA RIPRODUZIONE SOCIALE Giorgio Fazio - Nancy Fraser ABBIAMO UN PIANO Paradossalmente, a ricominciare a far parlare di socialismo è stata la sinistra più marginale del sistema euro-atlantico, quella statunitense. Le entusiasmanti campagne elettorali di Bernie Sanders dello scorso decennio hanno ridato dignità a una parola (socialismo) che negli Stati uniti sembrava essere stata obliterata prima dalla repressione maccartista degli anni Cinquanta e poi dalla melassa reaganiana degli anni Ottanta. Nel loro alveo si è formata una nuova generazione di militanti che, raccolti nei Democratic Socialists of America (Dsa), stanno gradualmente conquistando una centralità tanto nelle lotte elettorali quanto in quelle sociali. L’inaspettata vittoria di Zohran Mamdani a New York, così come il popolare profilo della deputata Alexandra Ocasio Cortez, hanno dato respiro a chi vede nell’azione amministrativa e statale un possibile strumento di trasformazione sociale. Contemporaneamente, nei sindacati statunitensi l’azione dei militanti socialisti ha portato a una nuova stagione di lotte che – se non ha ancora ribaltato la debolezza del sindacato statunitense – ha contribuito a creare un consenso popolare verso le organizzazioni dei lavoratori inimmaginabile nei paesi europei. In queste esperienze d’oltreoceano, l’orizzonte socialista ha un valore di orientamento strategico. Nessuno pretende di vincere elezioni o vertenze parlando di superamento del capitalismo, ma questo orizzonte è stato fondamentale per dare una direzione al movimento nel suo complesso. E non per niente proprio all’interno della nuova sinistra statunitense si sta iniziando a discutere su cosa voglia dire concretamente creare un’economia socialista. Il fondatore del Jacobin Usa Bhaskar Sunkara, per esempio, ha recentemente sostenuto che il socialismo che verrà assomiglierà poco alla pianificazione di stampo sovietico, per avvicinarsi più a una società in cui libere cooperative di lavoratori scambiano i propri beni sul mercato. Il sociologo e direttore della rivista Catalyst Vivek Chibber ha a sua volta approfondito questa concezione di «socialismo di mercato» (da non confondere col socialismo di mercato autoritario cinese). In ogni caso, i socialisti americani stanno facendo del loro meglio per rendere l’idea di una società socialista sempre meno un’utopia e sempre più un progetto concreto. Per approfondire … Socialism for future Acquista il numero della rivista In Italia, nonostante il recente numero di Jacobin Italia dedicato proprio al «ritorno» del socialismo, questo dibattito sembra risuonare poco nei ranghi della sinistra istituzionale e di movimento. La sacrosanta proposta di tassa patrimoniale, per esempio, è rimasta ancorata all’interno di un orizzonte sostanzialmente redistributivo più che in un più vasto programma di trasformazione sociale. E non è un caso che, di fronte alla legge-bluff sulla «partecipazione dei lavoratori all’impresa» promossa dall’abbinata Cisl-destra, la sinistra non sia riuscita ad andare oltre la denuncia dei suoi evidenti limiti. Si è lasciato così il tema dell’estensione della democrazia nelle aziende a un progetto neocorporativo e conservatore, non cogliendo l’occasione per ricominciare a parlare di un vero controllo dei lavoratori sulle aziende. Un controllo, questo, che, come propone Thomas Piketty, non dovrebbe limitarsi agli organi di indirizzo come nel tanto citato modello di cogestione tedesco, ma dovrebbe estendersi alla composizione dei consigli di amministrazione – mettendo finalmente in discussione il principio di sovranità del capitale sulle aziende. Una sinistra che recuperi un orizzonte socialista non potrebbe quindi che ricominciare a parlare di cooperative, promuovendo un vero sostegno politico e finanziario a un settore che, senza la sua iniziale spinta ideale e in mancanza di seri controlli, ha finito spesso per omologarsi alle pratiche delle aziende per capitali.  Al di là delle possibili proposte pratiche da poter introdurre, la lezione che sembra arrivare dagli Stati uniti è che senza ricostruire una prospettiva di società socialista, la sinistra sociale e istituzionale continuerà a non avere abbastanza respiro per incidere sul presente. Il punto non è quello di omogeneizzare l’ecologia della sinistra italiana attorno a un singolo programma di cambiamento socialista. Per cent’anni i militanti della sinistra si sono divisi sul cosa e sul come, ma questa apparente cacofonia ha spostato la storia molto più in là dell’afasia di prospettiva che ha caratterizzato la sinistra italiana degli ultimi quarant’anni. Pur mantenendo una pluralità di metodi e sensibilità, solo un concreto orizzonte socialista potrà ridare fiato alla sinistra e ai movimenti, in Italia come in Europa. È tempo che il socialismo smetta di essere una lontana utopia delle passate generazioni e torni a essere un concreto progetto politico per il nostro futuro. *Stefano Poggi è ricercatore in storia presso l’Accademia Austriaca delle Scienze (ÖAW) di Vienna. DIAMOCI UN TAGLIO La rivoluzione non si fa a parole. Serve la partecipazione collettiva. Anche la tua. Abbonati a Jacobin Italia L'articolo Socialismo: da utopia a progetto politico proviene da Jacobin Italia.
July 1, 2026
Jacobin Italia
Hasta la Victoria, Comandante Ramiro Valdés
La scomparsa in questi giorni del Comandante della Rivoluzione Ramiro Valdés Menéndez rappresenta una perdita profonda per Cuba e per tutti coloro che continuano a guardare all’esperienza rivoluzionaria dell’isola come a uno dei più importanti processi di emancipazione del Novecento e del nostro tempo. Le parole con cui il presidente […] L'articolo Hasta la Victoria, Comandante Ramiro Valdés su Contropiano.
June 23, 2026
Contropiano
Contro l’infame risoluzione della UE, sostegno e solidarietà materiale con Cuba!
Con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni, il 18 giugno 2016 l’Eurocamera a Strasburgo ha votato una risoluzione in 14 punti su “Repressione politica e situazione umanitaria a Cuba”. La risoluzione 2026/2735 rimarrà nella Storia come un atto formale della UE di aperta ed attiva complicità in quello […] L'articolo Contro l’infame risoluzione della UE, sostegno e solidarietà materiale con Cuba! su Contropiano.
June 22, 2026
Contropiano
Cuba, l’Unione Europea e la lunga storia delle ingerenze
La nuova risoluzione del Parlamento europeo non è una sorpresa. L’approvazione della risoluzione 0285 del Parlamento europeo sulla “repressione politica e la situazione umanitaria a Cuba” non rappresenta affatto una novità. Al contrario, si inserisce in un percorso politico ormai consolidato che da oltre vent’anni vede le istituzioni europee assumere […] L'articolo Cuba, l’Unione Europea e la lunga storia delle ingerenze su Contropiano.
June 20, 2026
Contropiano