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[radio africa] Radio Africa: RDCongo. Kenya, Somalia, Etiopia
Congo: questa epidemia di Ebola è la diciassettesima a colpire la Repubblica Democratica del Congo, a soli cinque mesi dalla fine della precedente. Le province della RDC dove si registrano gran parte dei casi, sono teatro di una guerra pluriennale da parte di decine di gruppi armati, milizie locali e movimenti ribelli per il controllo di immense ricchezze minerarie. La guerra ha provocato milioni di sfollati interni, costringendo la popolazione a continui spostamenti alla ricerca di sicurezza e cibo. In questo scenario, il monitoraggio epidemiologico diventa estremamente complicato. La fragilità delle infrastrutture sanitarie rappresenta un ulteriore elemento critico e si creano così le condizioni per lo sviluppo dell’epidemia. Anche le false notizie e le credenze fallaci a proposito dell’epidemia contribuiscono a creare un clima sfavorevole al lavoro dei sanitari, costretti spesso ad affrontare aggressioni ed attacchi. Kenya: Trump vuole esternalizzare la cura dell'Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, trasferendola in Kenya .In collaborazione con Nairobi, Washington ha pianificato di aprire un centro di quarantena in Kenya per i pazienti americani infetti da Ebola. Questo progetto è stato portato avanti , senza tenere conto della società civile e del sistema giudiziario del Paese dell'Africa orientale. È stato principalmente a causa di una fuga di notizie giornalistica che il popolo keniota ha appreso di questo progetto ,secondo il Wall Street Journal del 26 maggio, l'amministrazione americana ha annunciato l'imminente invio di 30 operatori sanitari e 50 posti letto ospedalieri. Il comprensibile panico scatenato dall'Ebola ha inevitabilmente spinto i kenioti in piazza, in particolare a Laikipia, 190 km a nord di Nairobi, la città dove doveva essere allestito il centro di quarantena,non a caso vicino a una base militare. Per diversi giorni, centinaia di manifestanti hanno contestato le autorità, chiaramente indignate anche dalla recente contrattazione degli aiuti americani al sistema sanitario keniota,Gli Stati Uniti hanno detto che contribuiranno con 13,5 milioni di dollari alle spese di prevenzione del Kenya. Somalia: nella notte tra il 3 e il 4 giugno, a Mogadiscio sono scoppiati violenti scontri tra le forze governative somale e i gruppi di opposizione. Video, mostrano sparatorie nei pressi delle residenze di diverse figure dell'opposizione, tra cui l'ex Primo Ministro Hassan Ali Khaire. Khaire ha accusato il Presidente Hassan Sheikh Mohamud di aver ordinato un attacco alla sua abitazione. Queste violenze si inseriscono in un clima di forte tensione politica. A marzo scorso, il Parlamento ha approvato una riforma costituzionale che ha introdotto il suffragio universale diretto e ha esteso il mandato presidenziale da quattro a cinque anni. L'opposizione interpreta questa decisione come un tentativo di rimanere al potere. L’esplosione della violenza è il risultato inevitabile di una totale assenza di compromesso politico. In Somalia, le istituzioni statali faticano a imporsi come attori neutrali, l’esercito regolare risente pesantemente delle affiliazioni claniche. La mossa del presidente Mohamud ha accentuato ulteriormente queste linee di frattura. Etiopia: l'Etiopia si è recata alle urne lunedì 1° giugno per le sue settime elezioni generali. L'esclusione del Tigray, la persistenza del conflitto armato e la frammentazione dell'opposizione gettano dubbi sulla credibilità del voto. Diverse ombre incombono sui seggi elettorali. Il Partito della Prosperità (PP) si presenta alle elezioni come il favorito assoluto: il Primo Ministro Abiy Ahmed e il suo partito controllano già il governo federale e tutte le amministrazioni regionali, ad eccezione del Tigray. D'altro canto, i partiti di opposizione, dilaniati da divisioni interne, rimangono frammentati, indeboliti da arresti, pressioni da parte delle forze di sicurezza e una presenza disomogenea sul territorio nazionale.
June 10, 2026
Radio Onda Rossa
Kenya. Proteste contro il centro per cittadini USA esposti all’Ebola
Centinaia di manifestanti si sono radunati lunedì 1° giugno nella città di Nanyuki, nel centro del Kenya, per protestare contro la possibile realizzazione di una struttura di quarantena per l’Ebola all’interno di una base militare statunitense. Il centro, stando ai piani originari, avrebbe dovuto accogliere cittadini stelle-e-strisce potenzialmente esposti al virus ma […] L'articolo Kenya. Proteste contro il centro per cittadini USA esposti all’Ebola su Contropiano.
June 2, 2026
Contropiano
[radio africa] Radio Africa: Senegal, Kenya, Mali
Senegal: la rottura fra il primo ministro Sonko e il presidente Diomaye Faye, già evidente si è manifestata con la destituzione del primo ministro e del suo governo. L’apertura della crisi politica ha portato ad un scontro istituzionale in quanto Sonko è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale controllato dal partito del Pastef che aveva espresso anche il presidente Faye. La crisi giunge in un momento in cui la situazione finanziaria del Senegal è gravata da un enorme debito pubblico, pari al 132% del PIL, la cui gestione è motivo di forte contrasto tra il capo dello Stato e il suo ex primo ministro. Il presidente Faye intende avviare un nuovo programma di aiuti con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), mentre Ousmane Sonko sostiene un approccio più critico verso i diktat delle istituzioni monetarie.  Al momento del suo insediamento nel 2024, le nuove autorità accusarono l'amministrazione dell'ex presidente Macky Sall di aver occultato parte del debito nazionale, portando alla sospensione del programma di aiuti del FMI da 1,8 miliardi di dollari. Kenya: il 19 maggio Nairobi e diverse altre grandi città del Kenya sono state teatro di proteste contro l’aumento del prezzo dei carburanti e negli scontri con la polizia sono morte almeno quattro persone e ci sono stati centinaia di arresti. A promuovere la mobilitazione che ha visto l’adesione di altri settori della società keniana e ha bloccato le attività del paese, è stata la La Transport Sector Alliance la sigla che riunisce operatori di matatu, camionisti, boda boda, taxi digitali, mezzi turistici e imprese della logistica. La richiesta principale è il ritiro dell’aumento del prezzo dei carburanti innalzati dalla decisione del governo giustificata dalla guerra con l’Iran, che hanno compresso le forniture globali di petrolio e gas. Ma la protesta va oltre la questione , per quanto seria, del prezzo del carburante ma riguarda le condizioni di vita della maggioranza dei keniani per cui ogni aumento dei costi di base diventa immediatamente una crisi sociale. Mali: in Mali continuano gli assalti del JNIM (Gruppo per il Sostegno dell'Islam e dei Musulmani) contro vari villaggi nel nord ,con un saldo di decine di morti e continuano anche gli omicidi mirati contro chi non si sottomette alla sharia imposta dai jihadisti. Diversi camion senegalesi sono stati attaccati sul corridoio che collega le due capitali, mentre Bamako rimane sotto blocco jihadista. Questa situazione sta riaccendendo le tensioni al confine. Arrivano denunce sull’utilizzo di bombe a grappolo da parte dell’esercito maliano e dei suoi alleati russi ,mentre Kidal, riconquistata dopo gli attacchi del 25 aprile 2026,è ancora nelle mani degli insorti.
May 27, 2026
Radio Onda Rossa
Hey Meta, dove vanno a finire le immagini riprese dagli smartglasses? // Il lavoro emotivo dietro all’AI
Secondo un’inchiesta pubblicata il 27 febbraio 2026 da Svenska Dagbladet e Göteborgs-Posten, i dati raccolti dagli occhiali smart Ray-Ban Meta — video, audio, immagini — vengono processati da lavoratorx umanx assuntx da Sama, subappaltatrice di Meta con sede in Kenya. Lx lavoratorx in questione descrivono di aver visto persone che si spogliano, che usano il bagno, che hanno rapporti sessuali. Persone ignare di essere riprese. Gli occhiali Ray-Ban Meta sono sul mercato europeo, Italia compresa, e vengono venduti come un assistente AI indossabile, capace di rispondere a domande, scattare foto e video, tradurre in tempo reale. Questa e altre storie ci arrivano dagli slums di Nairobi, ed è possibile conoscerne qualcuna grazie al lavoro della Data Workers Inquiry, un’iniziativa di ricerca collettiva rispetto al lavoro legato alla raccolta e elaborazione dati e all’AI. Mathare, slum di Nairobi, Kenya Leggiamo poi il testo “Il lavoro emotivo dietro all’intimità con l’AI“, scritto dal Michael Geoffrey Abuyabo Asia che ha lavorato per Meta e altre piattaforme di outsourcing globali, tramite la ditta kenyana Sama e ricoprendo ruoli presso CloudFactory, TELUS International, TransPerfect DataForce, Appen e NMS Philippines. Il suo background include l’esperienza di impersonare e addestrare assistenti virtuali basati sull’IA nelle chat, il che gli ha fornito una rara prospettiva su una delle forme di lavoro digitale più opache e in rapida espansione. Fa parte della Data Labelers Association (DLA), il cui lavoro si concentra sul lavoro emotivo, lo stress psicologico e le competenze umane nascoste che si celano dietro la moderazione delle chat e l’addestramento dell’IA. Citati nella puntata: “Non sembra che sappiano di essere ripresx“:  momenti intimi finiscono sugli schermi in Kenya – Svenska Dagbladet ‘AI Is African Intelligence’: The Workers Who Train AI Are Fighting Back – 404 Media The Data Labelers Association Asia, MG (2025), The emotional labor behind AI intimacy;. In: M. Miceli, A. Dinika, K. Kauffman, C. Salim Wagner e L. Sachenbacher (a cura di). Data Workers’ Inquiry. ‘In the end, you feel blank’: India’s female workers watching hours of abusive content to train AI – The Guardian
Hey Meta, dove vanno a finire le immagini riprese dagli smartglasses? // Il lavoro emotivo dietro all’AI
Secondo un’inchiesta pubblicata il 27 febbraio 2026 da Svenska Dagbladet e Göteborgs-Posten, i dati raccolti dagli occhiali smart Ray-Ban Meta — video, audio, immagini — vengono processati da lavoratorx umanx assuntx da Sama, subappaltatrice di Meta con sede in Kenya. Lx lavoratorx in questione descrivono di aver visto persone che si spogliano, che usano il bagno, che hanno rapporti sessuali. Persone ignare di essere riprese. Gli occhiali Ray-Ban Meta sono sul mercato europeo, Italia compresa, e vengono venduti come un assistente AI indossabile, capace di rispondere a domande, scattare foto e video, tradurre in tempo reale. Questa e altre storie ci arrivano dagli slums di Nairobi, ed è possibile conoscerne qualcuna grazie al lavoro della Data Workers Inquiry, un’iniziativa di ricerca collettiva rispetto al lavoro legato alla raccolta e elaborazione dati e all’AI. Mathare, slum di Nairobi, Kenya Leggiamo poi il testo “Il lavoro emotivo dietro all’intimità con l’AI“, scritto dal Michael Geoffrey Abuyabo Asia che ha lavorato per Meta e altre piattaforme di outsourcing globali, tramite la ditta kenyana Sama e ricoprendo ruoli presso CloudFactory, TELUS International, TransPerfect DataForce, Appen e NMS Philippines. Il suo background include l’esperienza di impersonare e addestrare assistenti virtuali basati sull’IA nelle chat, il che gli ha fornito una rara prospettiva su una delle forme di lavoro digitale più opache e in rapida espansione. Fa parte della Data Labelers Association (DLA), il cui lavoro si concentra sul lavoro emotivo, lo stress psicologico e le competenze umane nascoste che si celano dietro la moderazione delle chat e l’addestramento dell’IA. Citati nella puntata: “Non sembra che sappiano di essere ripresx“:  momenti intimi finiscono sugli schermi in Kenya – Svenska Dagbladet ‘AI Is African Intelligence’: The Workers Who Train AI Are Fighting Back – 404 Media The Data Labelers Association Asia, MG (2025). Il costo silenzioso del lavoro emotivo. In: M. Miceli, A. Dinika, K. Kauffman, C. Salim Wagner e L. Sachenbacher (a cura di). Data Workers’ Inquiry. ‘In the end, you feel blank’: India’s female workers watching hours of abusive content to train AI – The Guardian
May 20, 2026
Radio Blackout
Hey Meta, dove vanno a finire le immagini riprese dagli smartglasses? // Il lavoro emotivo dietro all’AI
Secondo un’inchiesta pubblicata il 27 febbraio 2026 da Svenska Dagbladet e Göteborgs-Posten, i dati raccolti dagli occhiali smart Ray-Ban Meta — video, audio, immagini — vengono processati da lavoratorx umanx assuntx da Sama, subappaltatrice di Meta con sede in Kenya. Lx lavoratorx in questione descrivono di aver visto persone che si spogliano, che usano il bagno, che hanno rapporti sessuali. Persone ignare di essere riprese. Gli occhiali Ray-Ban Meta sono sul mercato europeo, Italia compresa, e vengono venduti come un assistente AI indossabile, capace di rispondere a domande, scattare foto e video, tradurre in tempo reale. Questa e altre storie ci arrivano dagli slums di Nairobi, ed è possibile conoscerne qualcuna grazie al lavoro della Data Workers Inquiry, un’iniziativa di ricerca collettiva rispetto al lavoro legato alla raccolta e elaborazione dati e all’AI. Mathare, slum di Nairobi, Kenya Leggiamo poi il testo “Il lavoro emotivo dietro all’intimità con l’AI“, scritto dal Michael Geoffrey Abuyabo Asia che ha lavorato per Meta e altre piattaforme di outsourcing globali, tramite la ditta kenyana Sama e ricoprendo ruoli presso CloudFactory, TELUS International, TransPerfect DataForce, Appen e NMS Philippines. Il suo background include l’esperienza di impersonare e addestrare assistenti virtuali basati sull’IA nelle chat, il che gli ha fornito una rara prospettiva su una delle forme di lavoro digitale più opache e in rapida espansione. Fa parte della Data Labelers Association (DLA), il cui lavoro si concentra sul lavoro emotivo, lo stress psicologico e le competenze umane nascoste che si celano dietro la moderazione delle chat e l’addestramento dell’IA. Citati nella puntata: “Non sembra che sappiano di essere ripresx“:  momenti intimi finiscono sugli schermi in Kenya – Svenska Dagbladet ‘AI Is African Intelligence’: The Workers Who Train AI Are Fighting Back – 404 Media The Data Labelers Association Asia, MG (2025). Il costo silenzioso del lavoro emotivo. In: M. Miceli, A. Dinika, K. Kauffman, C. Salim Wagner e L. Sachenbacher (a cura di). Data Workers’ Inquiry. ‘In the end, you feel blank’: India’s female workers watching hours of abusive content to train AI – The Guardian
La Françafrique si sposta a Nairobi. Da Hormuz il profitto si irradia all’orbe terraqueo
NON AID AFRICA, MA RECIPROCA CONVENIENZA E TECNOLOGIA Per un paio di giorni Nairobi è diventata la capitale diplomatica e finanziaria non solo per il Continente, ospitando i vertici politico-finanziari mondiali nell’occasione di un Forum per lo sviluppo dotato in partenza di più di 20 miliardi di investimenti, assicurati dalla presenza di António Guterres (che ha sottolineato l’ingiustizia del sistema creditizio nei confronti dei paesi africani) e Macron, che cacciato dalla Françafrique atlantica, sposta lo sguardo speranzoso del suo fine mandato verso l’Oceano Indiano. Presente al Forum era anche Freddie Del Curatolo, che ci ha restituito non solo testimonianza dei meme che hanno stigmatizzato gli atteggiamenti paternalistici di Macron (difficile uscire dai panni plurisecolari dellla grandeur coloniale), ma anzi ha illustrato i molti aspetti positivi del Forum panafricano, che ha visto Ruto nei panni di leader potenzialmente in grado di aggregare le istanze e i bisogni delle economie di scala non solo regionale, candidandosi al seggio promesso da Macron al continente presso i G8. Come scrive Freddie nel suo Malindikenya.net: «Secondo Ruto, il problema dell’Africa non è la mancanza di liquidità globale. I soldi nel mondo ci sono. Il problema è “l’architettura del rischio”. Tradotto dal linguaggio economico: il continente continua a essere valutato dalle agenzie di rating e dai grandi finanziatori internazionali come se fosse un posto eternamente instabile, ingestibile e prossimo al fallimento. Risultato: prestiti più costosi, investimenti frenati, sviluppo rallentato». Queste le storture da aggiustare. Infatti con Freddie si è analizzata anche la non facile situazione del Congo K, assente perché la scelta di campo è stata quella di affidarsi all’altra grande potenza antagonista della Cina regalando le Terre rare a Trump (ottenendo la ritirata dell’M23 dal Sud Kivu, ma l’avanzata del jihadismo); mentre la Nigeria è parte integrante della partita e la Tanzania deve risolvere le tensioni interne. Polemici gli stati del Sahel, anch’essi però alle prese con il terrorismo e l’arretramento della capacità di protezione della Russia. Insomma il Forum si inserisce in un momento in cui l’inserimento della iniziativa europea può incunearsi tra l’atteggiamento “predatore” (come Macron ha definito la prassi cinese) e quello americano, sprezzante di tutte le regole https://www.spreaker.com/episode/la-francafrique-parle-anglais-a-nairobi–72011942 -------------------------------------------------------------------------------- IL CAOS GLOBALE AVVANTAGGIA GLI USA,ALLA CINA SERVE INVECE STABILITÀ ,IL “DECOUPLING” CHE NON C’È -------------------------------------------------------------------------------- Una lunga conversazione con Alberto Negri ,giornalista ,inviato di guerra ed esperto conoscitore del Levante, ci porta ad affrontare varie tematiche a volte in maniera erratica ma con molti spunti di riflessione. Partiamo dalla guerra contro l’Iran la cui gestione da parte di Trump dimostra una mancanza di progetto politico, mentre si può’ intuire la finalità economica quella di controllare i flussi energetici ed assicurarsi che la valuta in cui saranno regolati sia il dollaro. La creazione d’instabilità è sempre stata un obiettivo degli Stati Uniti mentre il fine della Cina è la stabilizzazione internazionale, perché per chi fa commercio, per chi deve vendere merci, servizi, infrastrutture è ovviamente importante la stabilità, per gli americani, che ormai sono indipendenti dal punto di vista energetico da diversi anni,invece non è più importante la stabilità, ma eventualmente la destabilizzazione di alcune zone del mondo, da dove loro traggono dei vantaggi, come il caso della chiusura dello stretto di Hormuz. Come ribadito dagli stessi membri dell’amministrazione Trump gli americani si avvantaggiano vendendo più petrolio e più gas agli europei e a coloro che non hanno queste materie prime energetiche, in realtà l’instabilità oggi favorisce gli Stati Uniti. Questo vale anche per la guerra in Ucraina ,la cui continuazione è negli interessi americani e sopratutto del loro complesso militare industriale .Rispetto ai rapporti con la Cina le due economie sono ancora interconnesse ,non si è verificato il “decoupling” e la questione del debito americano in mano cinese è relativa rispetto alla mole dell’indebitamento americano complessivo che ammonta a 39 mila miliardi di dollari . Le due potenze hanno dei fini diversi ma ancora forti interessi comuni. La guerra contro l’Iran ,serve sopratutto a Netanyahu e al suo progetto di grande Israele,le conseguenze su certe filiere industriali come quelle dei fertilizzanti saranno molto pesanti ma è difficile pensare che non siano state valutate ,anche se il confronto cruciale si sta definendo nel Mediterraneo orientale ,in particolare sul gas e le risorse energetiche . Si profila per Israele un confronto con la Turchia ,membro della Nato con uno degli eserciti più potenti dell’area per il controllo delle risorse energetiche, confronto che già è presente in Siria ormai divisa e spartita . Il problema è il controllo delle risorse del Mediterraneo, il gas, tutte le rotte economiche e commerciali, che interessano Israele che ha già degli accordi stringenti con l’Egitto, quindi su Suez, in contrapposizione con gli interessi turchi che intanto hanno guadagnato posizioni in Libia . In questo contesto l’Italia ,che con la caduta di Gheddafi ha perso qualsiasi influenza sulla Libia ,si ritrova a rincorrere fonti di approvvigionamento alternative al costoso gas americano, mentre si delinea l’ininfluenza geopolitica e la subordinazione alla politica americana ed israeliana. Le politiche di privatizzazione ed austerità hanno privato il paese della sua base industriale ed ora l’Italia si ritrova in una situazione analoga alla quella greca e superata nei dati economici dalla Spagna .La mancanza di strategia del governo accompagnata dall’inesistente programmazione economica rimandano ad una debolezza sistemica che favorisce gli appetiti del capitale finanziario e speculativo come dimostra la questione della rendita immobiliare in particolare a Milano. Queste ed altre riflessioni e spigolature nella lunga conversazione con Alberto Negri che vi invitiamo ad ascoltare. https://www.spreaker.com/episode/il-caos-globale-avvantaggia-gli-usa-alla-cina-invece-serve-stabilita-il-punto-di-alberto-negri–72035517
La Françafrique si sposta a Nairobi. Da Hormuz il profitto si irradia all’orbe terraqueo
NON AID AFRICA, MA RECIPROCA CONVENIENZA E TECNOLOGIA Per un paio di giorni Nairobi è diventata la capitale diplomatica e finanziaria non solo per il Continente, ospitando i vertici politico-finanziari mondiali nell’occasione di un Forum per lo sviluppo dotato in partenza di più di 20 miliardi di investimenti, assicurati dalla presenza di António Guterres (che ha sottolineato l’ingiustizia del sistema creditizio nei confronti dei paesi africani) e Macron, che cacciato dalla Françafrique atlantica, sposta lo sguardo speranzoso del suo fine mandato verso l’Oceano Indiano. Presente al Forum era anche Freddie Del Curatolo, che ci ha restituito non solo testimonianza dei meme che hanno stigmatizzato gli atteggiamenti paternalistici di Macron (difficile uscire dai panni plurisecolari dellla grandeur coloniale), ma anzi ha illustrato i molti aspetti positivi del Forum panafricano, che ha visto Ruto nei panni di leader potenzialmente in grado di aggregare le istanze e i bisogni delle economie di scala non solo regionale, candidandosi al seggio promesso da Macron al continente presso i G8. Come scrive Freddie nel suo Malindikenya.net: «Secondo Ruto, il problema dell’Africa non è la mancanza di liquidità globale. I soldi nel mondo ci sono. Il problema è “l’architettura del rischio”. Tradotto dal linguaggio economico: il continente continua a essere valutato dalle agenzie di rating e dai grandi finanziatori internazionali come se fosse un posto eternamente instabile, ingestibile e prossimo al fallimento. Risultato: prestiti più costosi, investimenti frenati, sviluppo rallentato». Queste le storture da aggiustare. Infatti con Freddie si è analizzata anche la non facile situazione del Congo K, assente perché la scelta di campo è stata quella di affidarsi all’altra grande potenza antagonista della Cina regalando le Terre rare a Trump (ottenendo la ritirata dell’M23 dal Sud Kivu, ma l’avanzata del jihadismo); mentre la Nigeria è parte integrante della partita e la Tanzania deve risolvere le tensioni interne. Polemici gli stati del Sahel, anch’essi però alle prese con il terrorismo e l’arretramento della capacità di protezione della Russia. Insomma il Forum si inserisce in un momento in cui l’inserimento della iniziativa europea può incunearsi tra l’atteggiamento “predatore” (come Macron ha definito la prassi cinese) e quello americano, sprezzante di tutte le regole https://www.spreaker.com/episode/la-francafrique-parle-anglais-a-nairobi–72011942 -------------------------------------------------------------------------------- IL CAOS GLOBALE AVVANTAGGIA GLI USA,ALLA CINA SERVE INVECE STABILITÀ ,IL “DECOUPLING” CHE NON C’È -------------------------------------------------------------------------------- Una lunga conversazione con Alberto Negri ,giornalista ,inviato di guerra ed esperto conoscitore del Levante, ci porta ad affrontare varie tematiche a volte in maniera erratica ma con molti spunti di riflessione. Partiamo dalla guerra contro l’Iran la cui gestione da parte di Trump dimostra una mancanza di progetto politico, mentre si può’ intuire la finalità economica quella di controllare i flussi energetici ed assicurarsi che la valuta in cui saranno regolati sia il dollaro. La creazione d’instabilità è sempre stata un obiettivo degli Stati Uniti mentre il fine della Cina è la stabilizzazione internazionale, perché per chi fa commercio, per chi deve vendere merci, servizi, infrastrutture è ovviamente importante la stabilità, per gli americani, che ormai sono indipendenti dal punto di vista energetico da diversi anni,invece non è più importante la stabilità, ma eventualmente la destabilizzazione di alcune zone del mondo, da dove loro traggono dei vantaggi, come il caso della chiusura dello stretto di Hormuz. Come ribadito dagli stessi membri dell’amministrazione Trump gli americani si avvantaggiano vendendo più petrolio e più gas agli europei e a coloro che non hanno queste materie prime energetiche, in realtà l’instabilità oggi favorisce gli Stati Uniti. Questo vale anche per la guerra in Ucraina ,la cui continuazione è negli interessi americani e sopratutto del loro complesso militare industriale .Rispetto ai rapporti con la Cina le due economie sono ancora interconnesse ,non si è verificato il “decoupling” e la questione del debito americano in mano cinese è relativa rispetto alla mole dell’indebitamento americano complessivo che ammonta a 39 mila miliardi di dollari . Le due potenze hanno dei fini diversi ma ancora forti interessi comuni. La guerra contro l’Iran ,serve sopratutto a Netanyahu e al suo progetto di grande Israele,le conseguenze su certe filiere industriali come quelle dei fertilizzanti saranno molto pesanti ma è difficile pensare che non siano state valutate ,anche se il confronto cruciale si sta definendo nel Mediterraneo orientale ,in particolare sul gas e le risorse energetiche . Si profila per Israele un confronto con la Turchia ,membro della Nato con uno degli eserciti più potenti dell’area per il controllo delle risorse energetiche, confronto che già è presente in Siria ormai divisa e spartita . Il problema è il controllo delle risorse del Mediterraneo, il gas, tutte le rotte economiche e commerciali, che interessano Israele che ha già degli accordi stringenti con l’Egitto, quindi su Suez, in contrapposizione con gli interessi turchi che intanto hanno guadagnato posizioni in Libia . In questo contesto l’Italia ,che con la caduta di Gheddafi ha perso qualsiasi influenza sulla Libia ,si ritrova a rincorrere fonti di approvvigionamento alternative al costoso gas americano, mentre si delinea l’ininfluenza geopolitica e la subordinazione alla politica americana ed israeliana. Le politiche di privatizzazione ed austerità hanno privato il paese della sua base industriale ed ora l’Italia si ritrova in una situazione analoga alla quella greca e superata nei dati economici dalla Spagna .La mancanza di strategia del governo accompagnata dall’inesistente programmazione economica rimandano ad una debolezza sistemica che favorisce gli appetiti del capitale finanziario e speculativo come dimostra la questione della rendita immobiliare in particolare a Milano. Queste ed altre riflessioni e spigolature nella lunga conversazione con Alberto Negri che vi invitiamo ad ascoltare. https://www.spreaker.com/episode/il-caos-globale-avvantaggia-gli-usa-alla-cina-invece-serve-stabilita-il-punto-di-alberto-negri–72035517
La Françafrique si sposta a Nairobi. Da Hormuz il profitto si irradia all’orbe terraqueo
NON AID AFRICA, MA RECIPROCA CONVENIENZA E TECNOLOGIA Per un paio di giorni Nairobi è diventata la capitale diplomatica e finanziaria non solo per il Continente, ospitando i vertici politico-finanziari mondiali nell’occasione di un Forum per lo sviluppo dotato in partenza di più di 20 miliardi di investimenti, assicurati dalla presenza di António Guterres (che ha sottolineato l’ingiustizia del sistema creditizio nei confronti dei paesi africani) e Macron, che cacciato dalla Françafrique atlantica, sposta lo sguardo speranzoso del suo fine mandato verso l’Oceano Indiano. Presente al Forum era anche Freddie Del Curatolo, che ci ha restituito non solo testimonianza dei meme che hanno stigmatizzato gli atteggiamenti paternalistici di Macron (difficile uscire dai panni plurisecolari dellla grandeur coloniale), ma anzi ha illustrato i molti aspetti positivi del Forum panafricano, che ha visto Ruto nei panni di leader potenzialmente in grado di aggregare le istanze e i bisogni delle economie di scala non solo regionale, candidandosi al seggio promesso da Macron al continente presso i G8. Come scrive Freddie nel suo Malindikenya.net: «Secondo Ruto, il problema dell’Africa non è la mancanza di liquidità globale. I soldi nel mondo ci sono. Il problema è “l’architettura del rischio”. Tradotto dal linguaggio economico: il continente continua a essere valutato dalle agenzie di rating e dai grandi finanziatori internazionali come se fosse un posto eternamente instabile, ingestibile e prossimo al fallimento. Risultato: prestiti più costosi, investimenti frenati, sviluppo rallentato». Queste le storture da aggiustare. Infatti con Freddie si è analizzata anche la non facile situazione del Congo K, assente perché la scelta di campo è stata quella di affidarsi all’altra grande potenza antagonista della Cina regalando le Terre rare a Trump (ottenendo la ritirata dell’M23 dal Sud Kivu, ma l’avanzata del jihadismo); mentre la Nigeria è parte integrante della partita e la Tanzania deve risolvere le tensioni interne. Polemici gli stati del Sahel, anch’essi però alle prese con il terrorismo e l’arretramento della capacità di protezione della Russia. Insomma il Forum si inserisce in un momento in cui l’inserimento della iniziativa europea può incunearsi tra l’atteggiamento “predatore” (come Macron ha definito la prassi cinese) e quello americano, sprezzante di tutte le regole https://www.spreaker.com/episode/la-francafrique-parle-anglais-a-nairobi–72011942 -------------------------------------------------------------------------------- IL CAOS GLOBALE AVVANTAGGIA GLI USA,ALLA CINA SERVE INVECE STABILITÀ ,IL “DECOUPLING” CHE NON C’È -------------------------------------------------------------------------------- Una lunga conversazione con Alberto Negri ,giornalista ,inviato di guerra ed esperto conoscitore del Levante, ci porta ad affrontare varie tematiche a volte in maniera erratica ma con molti spunti di riflessione. Partiamo dalla guerra contro l’Iran la cui gestione da parte di Trump dimostra una mancanza di progetto politico, mentre si può’ intuire la finalità economica quella di controllare i flussi energetici ed assicurarsi che la valuta in cui saranno regolati sia il dollaro. La creazione d’instabilità è sempre stata un obiettivo degli Stati Uniti mentre il fine della Cina è la stabilizzazione internazionale, perché per chi fa commercio, per chi deve vendere merci, servizi, infrastrutture è ovviamente importante la stabilità, per gli americani, che ormai sono indipendenti dal punto di vista energetico da diversi anni,invece non è più importante la stabilità, ma eventualmente la destabilizzazione di alcune zone del mondo, da dove loro traggono dei vantaggi, come il caso della chiusura dello stretto di Hormuz. Come ribadito dagli stessi membri dell’amministrazione Trump gli americani si avvantaggiano vendendo più petrolio e più gas agli europei e a coloro che non hanno queste materie prime energetiche, in realtà l’instabilità oggi favorisce gli Stati Uniti. Questo vale anche per la guerra in Ucraina ,la cui continuazione è negli interessi americani e sopratutto del loro complesso militare industriale .Rispetto ai rapporti con la Cina le due economie sono ancora interconnesse ,non si è verificato il “decoupling” e la questione del debito americano in mano cinese è relativa rispetto alla mole dell’indebitamento americano complessivo che ammonta a 39 mila miliardi di dollari . Le due potenze hanno dei fini diversi ma ancora forti interessi comuni. La guerra contro l’Iran ,serve sopratutto a Netanyahu e al suo progetto di grande Israele,le conseguenze su certe filiere industriali come quelle dei fertilizzanti saranno molto pesanti ma è difficile pensare che non siano state valutate ,anche se il confronto cruciale si sta definendo nel Mediterraneo orientale ,in particolare sul gas e le risorse energetiche . Si profila per Israele un confronto con la Turchia ,membro della Nato con uno degli eserciti più potenti dell’area per il controllo delle risorse energetiche, confronto che già è presente in Siria ormai divisa e spartita . Il problema è il controllo delle risorse del Mediterraneo, il gas, tutte le rotte economiche e commerciali, che interessano Israele che ha già degli accordi stringenti con l’Egitto, quindi su Suez, in contrapposizione con gli interessi turchi che intanto hanno guadagnato posizioni in Libia . In questo contesto l’Italia ,che con la caduta di Gheddafi ha perso qualsiasi influenza sulla Libia ,si ritrova a rincorrere fonti di approvvigionamento alternative al costoso gas americano, mentre si delinea l’ininfluenza geopolitica e la subordinazione alla politica americana ed israeliana. Le politiche di privatizzazione ed austerità hanno privato il paese della sua base industriale ed ora l’Italia si ritrova in una situazione analoga alla quella greca e superata nei dati economici dalla Spagna .La mancanza di strategia del governo accompagnata dall’inesistente programmazione economica rimandano ad una debolezza sistemica che favorisce gli appetiti del capitale finanziario e speculativo come dimostra la questione della rendita immobiliare in particolare a Milano. Queste ed altre riflessioni e spigolature nella lunga conversazione con Alberto Negri che vi invitiamo ad ascoltare. https://www.spreaker.com/episode/il-caos-globale-avvantaggia-gli-usa-alla-cina-invece-serve-stabilita-il-punto-di-alberto-negri–72035517
May 15, 2026
Radio Blackout