Il silenzio sull’accoglienza
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Foto SAI Gioiosa Ionica
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Il 27 marzo a Gioiosa Ionica (Reggio Calabria) si terrà una giornata di analisi
e confronto sul sistema accoglienza dal titolo “La voci silenziate
dell’accoglienza”. Che cosa significa accogliere in un’epoca in cui il fenomeno
migratorio è sempre più visto come minaccia d’invasione e un pericolo per la
sicurezza dei cittadini? Cosa resta del progetto virtuoso dello SPRAR – sistema
protezione richiedenti asilo e rifugiati – nato oltre vent’anni fa incentrato
sull’accoglienza diffusa dei comuni? Chi sono le persone che ci lavorano e come
si relazionano con i migranti accolti? È possibile ancora oggi pensare che
l’inclusione sia praticabile nelle piccole realtà accoglienti?
Inutile negarlo, i tempi sono cambiati. Non ci si sorprende più di sapere quante
persone ogni giorno perdono la vita nel Mediterraneo, stragi silenziate dai
media, ignorate dai più. Le persone muoiono lungo il percorso di salvezza verso
un’Europa sempre più ostile e blindata. L’Italia non è da meno, anzi. Eppure ad
oggi secondo i dati del Centro Astalli, i Italia ci sono 732 enti locali
titolari di progetti di accoglienza, tra cui 643 Comuni, 15 Provincie, 25 Unione
di Comuni e 49 altri enti come ad esempio Aziende sociali consortili, Ambiti
Territoriale, Comuni associati, Consorzi, Società della salute, Distretti
sanitari). Il totale dei posti attivi messi a disposizione dagli enti locali
sono 41.289, di cui 39.491 occupati. È evidente perciò che il sistema SAI –
sistema accoglienza e integrazione – ex SPRAR è ancora oggi una realtà piccola
ma concreta e che potrebbe essere incentivata almeno fino a ricoprire il massimo
dei posti ad oggi disponibili.
Come noto, questo sistema, dipendente dal ministero dell’Interno, prevede
l’accoglienza all’interno delle comunità, predispone corsi di formazione
professionale, fornisce assistenza legale e ovviamente corsi di lingua per
garantire una reale inclusione nella società. Le persone vengono accolte in
appartamenti, hanno una propria autonomia pur avendo dei riferimenti concreti e
costanti con l’ente che gestisce il progetto di accoglienza. Un’organizzazione
decisamente più snella e meno onerosa rispetto alle grandi strutture come ad
esempio gli orribili CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri), dove i costi
gestionali lievitano notevolmente a discapito dei servizi offerti ed in più
contribuisce a rigenerare l’economia locale creando posti di lavoro e, in certi
casi, ad arginare lo spopolamento delle aree interne con la presenza di nuovi
cittadini in comunità depresse.
Il convegno del 27 marzo promosso da Recosol/Rete delle comunità solidali – il
cui titolo è preso dal libro di Michele Rossi, pubblicato da Collana Migrantes
nel 2025, che sarà presente a Gioiosa Ionica per l’apertura dei lavori – sarà
perciò un’occasione preziosa dove addetti ai lavori ed esperti di migrazioni si
confronteranno con chi, tutti i giorni, vive l’esperienza dell’accoglienza nei
SAI, interagisce con le persone accolte e prova a trovare delle risposte alle
mille difficoltà che si possono incontrare nell’ospitare persone vittime di
abusi e violenze. Oltre agli interventi dei relatori è previsto uno spazio
dedicato ai progetti territoriali dove si potranno confrontare le varie
esperienze e criticità che verranno inviate al Servizio Centrale del ministero
dell’Interno (per iscriversi e partecipare inviare mail a:
segreteria.recosol@gmail.com).
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