Il silenzio sull’accoglienza

Comune-info - Wednesday, March 11, 2026
Foto SAI Gioiosa Ionica

Il 27 marzo a Gioiosa Ionica (Reggio Calabria) si terrà una giornata di analisi e confronto sul sistema accoglienza dal titolo “La voci silenziate dell’accoglienza”. Che cosa significa accogliere in un’epoca in cui il fenomeno migratorio è sempre più visto come minaccia d’invasione e un pericolo per la sicurezza dei cittadini? Cosa resta del progetto virtuoso dello SPRAR – sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati – nato oltre vent’anni fa incentrato sull’accoglienza diffusa dei comuni? Chi sono le persone che ci lavorano e come si relazionano con i migranti accolti? È possibile ancora oggi pensare che l’inclusione sia praticabile nelle piccole realtà accoglienti?

Inutile negarlo, i tempi sono cambiati. Non ci si sorprende più di sapere quante persone ogni giorno perdono la vita nel Mediterraneo, stragi silenziate dai media, ignorate dai più. Le persone muoiono lungo il percorso di salvezza verso un’Europa sempre più ostile e blindata. L’Italia non è da meno, anzi. Eppure ad oggi secondo i dati del Centro Astalli, i Italia ci sono 732 enti locali titolari di progetti di accoglienza, tra cui 643 Comuni, 15 Provincie, 25 Unione di Comuni e 49 altri enti come ad esempio Aziende sociali consortili, Ambiti Territoriale, Comuni associati, Consorzi, Società della salute, Distretti sanitari). Il totale dei posti attivi messi a disposizione dagli enti locali sono 41.289, di cui 39.491 occupati. È evidente perciò che il sistema SAI – sistema accoglienza e integrazione – ex SPRAR è ancora oggi una realtà piccola ma concreta e che potrebbe essere incentivata almeno fino a ricoprire il massimo dei posti ad oggi disponibili.

Come noto, questo sistema, dipendente dal ministero dell’Interno, prevede l’accoglienza all’interno delle comunità, predispone corsi di formazione professionale, fornisce assistenza legale e ovviamente corsi di lingua per garantire una reale inclusione nella società. Le persone vengono accolte in appartamenti, hanno una propria autonomia pur avendo dei riferimenti concreti e costanti con l’ente che gestisce il progetto di accoglienza. Un’organizzazione decisamente più snella e meno onerosa rispetto alle grandi strutture come ad esempio gli orribili CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri), dove i costi gestionali lievitano notevolmente a discapito dei servizi offerti ed in più contribuisce a rigenerare l’economia locale creando posti di lavoro e, in certi casi, ad arginare lo spopolamento delle aree interne con la presenza di nuovi cittadini in comunità depresse.

Il convegno del 27 marzo promosso da Recosol/Rete delle comunità solidali – il cui titolo è preso dal libro di Michele Rossi, pubblicato da Collana Migrantes nel 2025, che sarà presente a Gioiosa Ionica per l’apertura dei lavori – sarà perciò un’occasione preziosa dove addetti ai lavori ed esperti di migrazioni si confronteranno con chi, tutti i giorni, vive l’esperienza dell’accoglienza nei SAI, interagisce con le persone accolte e prova a trovare delle risposte alle mille difficoltà che si possono incontrare nell’ospitare persone vittime di abusi e violenze. Oltre agli interventi dei relatori è previsto uno spazio dedicato ai progetti territoriali dove si potranno confrontare le varie esperienze e criticità che verranno inviate al Servizio Centrale del ministero dell’Interno (per iscriversi e partecipare inviare mail a: segreteria.recosol@gmail.com).

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