[radio africa] L'Onu definisce la tratta atlantica il piu'grave crimine contro l'umanità, in Tunisia condannata la militante antirazzista Saadia Mosbah, Mali crisi del carburante.
Il 25 marzo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una
risoluzione storica. La risoluzione, promossa dal Ghana, rappresenta un
ulteriore passo avanti verso il riconoscimento delle riparazioni relative alla
tratta transatlantica degli schiavi. L'adozione di questa risoluzione, sebbene
in gran parte simbolica, rappresenta comunque un importante successo nel
riconoscimento del debito storico nei confronti del continente. Ed è proprio per
questo motivo che l'amministrazione Trump ha votato contro: gli Stati Uniti "non
riconoscono alcun diritto legale al risarcimento per torti storici che non erano
illegali secondo il diritto internazionale al momento in cui si sono
verificati", ha affermato Dan Negrea, rappresentante di Washington presso il
Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. Hanno votato contro ,oltre
gli Stati Uniti , Argentina ed Israele . La maggior parte dei paesi europei, in
particolare Francia e Regno Unito, si è astenuta, mentre nel continente africano
la stragrande maggioranza ha votato a favore.
Un tribunale tunisino ha condannato l'attivista per i diritti umani Saadia
Mosbah a otto anni di carcere e a una multa di 26.000 sterline (35.000 dollari).
Saadia Mosbah è un'attivista per i diritti umani tunisina di primo piano che ha
dedicato la sua vita a combattere il razzismo e sostenere i diritti dei tunisini
neri e le vittime del razzismo e della discriminazione razziale, tra cui i
migranti sub-sahariani. Presidente dell’associazione antirazzista Mnèmty, ("il
mio sogno", un riferimento al discorso di Martin Luther King) è stata accusata
di riciclaggio di denaro e arricchimento illecito ed è stata arrestata il 7
maggio 2024. Da quando il presidente Saied ha sciolto il parlamento nel 2021,
figure dell'opposizione e organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato
una costante erosione dei diritti e delle libertà nel Paese nordafricano.
Da settembre, i jihadisti del Gruppo per il sostegno dell'Islam e dei musulmani
(JNIM), affiliato ad Al-Qaeda, hanno attaccato i convogli di autocisterne in
Mali, paralizzando completamente l'economia di Bamako. Stretto tra la carenza di
carburante e la recrudescenza degli attacchi jihadisti sulle principali
autostrade, il presidente di transizione Assimi Goita sta lottando per contenere
una crisi che minaccia sia la sua autorità sia l'economia del Paese. Se non si
trova rapidamente una soluzione, la legittimità del regime militare – fondata in
parte sulla sua capacità di garantire la sicurezza in Mali e di unire la nazione
attorno all'idea di una sovranità ritrovata – rischia di essere minata. La
"guerra del carburante" potrebbe rivelarsi un momento cruciale per Assimi Goïta.