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Naufragio Cutro, consulente Procura: ritardi nei soccorsi ed errori sui radar
Emergenze sottovalutate, radar gestiti in modo inadeguato e un fatale ritardo nelle operazioni di mare. È un quadro drammatico quello tracciato dall’ammiraglio Salvatore Carannante. “Anche se era un’operazione di polizia, la Guardia di Finanza poteva chiedere la collaborazione della Capitaneria, che aveva i mezzi per portare a termine l’attività di law enforcement, che sarebbe stata comunque coordinata dalla Guardia di Finanza”. È questo uno dei passaggi della lunga testimonianza dell’ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura della Repubblica di Crotone nel processo legato al naufragio di Cutro sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love il cui naufragio, il 26 febbraio 2023, causò 94 morti tra i migranti partiti dalla Turchia. Sul banco degli imputati del processo ci sono quattro militari della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera, accusati di omicidio e naufragio colposo. Dopo una fase procedurale per l’acquisizione di documenti, l’ottava udienza del processo è iniziata con la segnalazione, da parte dell’avvocato Marilena Bonfiglio, difensore di Francesca Perfido, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma, della presenza in aula del capitano della Guardia di Finanza Gaetano Barbera che, in qualità di comandante all’epoca della Sezione operativa navale di Crotone, è anche nell’elenco dei testimoni della Procura e quindi non poteva assistere all’udienza per non inficiare la genuinità della sua futura testimonianza. Il presidente del Tribunale, Alfonso Scibona, lo ha pregato di lasciare l’aula dalla quale continuano, invece, a restare fuori le telecamere delle tv che minerebbero la genuinità della prova. Naufragio Cutro: analisi tecnica sulle motovedette Quindi il pm Matteo Staccini ha iniziato l’esame del consulente tecnico Carannante, che ha esaminato lo scenario di quella notte tra il 25 e il 26 febbraio partendo dalla rotta del caicco affondato fino alle attività svolte da Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto. Le domande del pubblico ministero si sono incentrate subito sulle due unità della Guardia di Finanza: la motovedetta V5006 e il pattugliatore veloce Barbarisi. Due unità che, dopo la segnalazione da parte di Frontex di una barca con “possibili migranti a bordo” la sera del 25 febbraio, levarono l’ancora dal porto di Crotone alle 2.30 del 26 febbraio per intercettare l’imbarcazione poi naufragata, in quella che era un’operazione di polizia, ma tornarono indietro per le brutte condizioni meteo. Dalle relazioni si apprende che quella notte il mare era forza 4 con vento forza 5: “In queste condizioni – ha detto Carannante – le onde diventano lunghe; sono valori che possono rendere difficile la navigazione, ma non pericolosa”. Il consulente, in base all’esame delle schede tecniche delle due unità, ha detto: “La motovedetta V5006 della Guardia di Finanza, con le condizioni di quella sera, poteva sostenere in sicurezza una velocità massima di circa 30 nodi. Quindi non è stato coerente aver dichiarato il rientro in porto per condizioni meteomarine avverse, a meno che il comandante dell’unità non avesse altre problematiche per cui riteneva che l’imbarcazione non potesse andare. Questa è una condizione che noi non conosciamo”. Diversa la situazione per il pattugliatore d’altura Barbarisi. “Poteva navigare al limite, ma a circa 15 nodi con mare forza 4. Può darsi che Il comandante del Barbarisi abbia valutato il mare superiore a forza 4 e deciso di tornare indietro, valutazione su cui non posso entrare nel merito. Io sarei andato avanti. Il Barbarisi era al limite perché la scheda tecnica prevede come massimo stato di navigazione mare 4. C’era una sorta di rischio. Il comandante non se l’è sentita. Le motovedette della Guardia Costiera, Cp 321 e 326, invece, erano in grado di affrontare il mare. Sono motovedette ognitempo, possono andare in mare in qualsiasi condizione”. Il nodo dei radar nel disastro del naufragio di Cutro L’ammiraglio Carannante è stato chiamato a spiegare al Tribunale anche la situazione dei radar del Roan della Guardia di Finanza sul versante ionico (Campolongo, Brancaleone e Punta Stilo). La situazione descritta dal consulente della Procura è stata drammatica: “Il radarista – ha detto – non ha operato per cambiare la scala di portata. Certo, più è lunga la portata meno precisa è la risposta, soprattutto se ci sono condizioni meteo avverse. Però, sapendo che ho un bersaglio segnalato da Frontex, dovevo scoprire quello che c’era con ogni mezzo. Il monitoraggio del bersaglio doveva dirigerlo l’OTC. L’operatore avrebbe dovuto eseguire l’ordine dell’OTC e cercare con ogni mezzo, operando sul radar, per individuare il bersaglio. Il radarista, al momento dell’escussione sul sito, ha detto che non era in grado di fare nulla, era un osservatore che guardava lo schermo. Non era in grado di fare monitoraggio e poi quel radar era impostato su una portata fino a 12 miglia, anche se aveva potenzialità più alta. Se non è in grado di manovrare il radar, non siamo capaci di scoprire il bersaglio, che non spunta come un fungo, bisogna cercarlo. La bravura sta nel superare le difficoltà delle condizioni meteo. Si fa operando sulle manopole di controllo del radar. Qualunque radarista ha competenze e conoscenze per ricercare e scoprire bersagli. Quella sera si poteva scoprire il bersaglio. La strumentazione del radar per eliminare gli eventi meteo, se io la vado ad attivare li esclude, ma se io non lo so fare, che ci sia o no questa strumentazione, per l’operatore non ha significato. L’apparizione del target sul radar è stata fortuita e non ricercata. Il bersaglio è uscito fuori all’improvviso”. La questione del radar ha aperto anche il tema sul monitoraggio occulto del caicco fino alle acque territoriali: “Si poteva fare con il radar, che era l’unico modo visto che le motovedette non sono andate, ma il radar non era settato oltre 12 miglia e la telecamera termica della Finanza al radar di Campolongo non funzionava. Al momento della segnalazione di Frontex non c’erano le condizioni per fare il monitoraggio occulto”. Le rotte e i ritardi fatali Carannante è stato poi interrogato sulla rotta del caicco ed ha spiegato che “i dati forniti da Frontex erano fuorvianti ed inattendibili perché, in base alla segnalazione ricevuta, i miei calcoli davano un punto di arrivo diverso da quello di approdo indicato da Frontex: loro dicevano Copanello, dai miei calcoli era Le Castella, poco distante da dove è avvenuto l’evento”. Il consulente ha riconosciuto che il Gruppo aeronavale di Taranto aveva ricalcolato la rotta, come si evince anche dalle conversazioni WhatsApp tra ufficiali. “La rotta stimata da Frontex non ha comunque influenzato l’intervento, perché la Finanza si è attardata a uscire visto che sapevano che il caicco sarebbe arrivato nei pressi di Le Castella”. Il pm ha poi chiesto al consulente se ritenesse che l’intervento da attivare fosse di law enforcement o SAR: “Era law enforcement perché l’imbarcazione, come descritta da Frontex, stava navigando in tranquillità. Stava navigando con mare di poppa, il che vuol dire che il timoniere era esperto perché navigava dritta. Aveva il pieno controllo. Insomma, la Guardia di Finanza era pienamente titolata a intervenire”. Il ritardo nella partenza delle unità della Finanza dal porto, secondo il consulente, è stato decisivo: “Se fossero partiti alle 00.17 come chiedeva Lippolis, sollecitando la partenza del Barbarisi, lo avrebbero intercettato a 6 miglia dal punto di arrivo, quindi prima della tragedia. Invece, quando sono usciti alle ore 2.30, anche proseguendo a una velocità di 10 nodi non sarebbero riusciti ad arrivare in tempo per evitare lo spiaggiamento”. L’esame di Carannante ha riguardato anche il ruolo della Capitaneria di Porto: “Le motovedette della Guardia Costiera non dovevano uscire se il caicco stava navigando. La centrale operativa di Reggio Calabria, dopo aver saputo che l’operazione la gestiva la Finanza in mare, non si è più interfacciata con il Roan per sapere se erano uscite le loro unità. Nania (in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria) prima di andare a dormire doveva chiedere se la GdF era uscita”. Stufette o migranti? Era una barca con migranti Nel corso della sua testimonianza, Carannante ha anche parlato delle valutazioni sull’origine del caicco fatte da Frontex: “La situazione era da investigare, il dubbio dei migranti ci stava anche per la telefonata verso la Turchia. C’era un rilievo termico dal boccaportello di prua, ma poteva essere qualche stufa. Però era un sospetto”. Sul punto l’avvocato di parte civile, Francesco Verri, riferendosi a un’annotazione della centrale operativa nazionale della Finanza che riportava sul giornale ‘barca con migranti alle 23.20’, ha chiesto a Carannante: “Il documento di Frontex è interpretato dalla GdF come barca con stufette o barca con migranti?”. “Barca con migranti”, ha risposto Carannante, che ha anche spiegato che dopo il rientro in porto delle unità navali “non ha chiesto l’intervento di un’altra forza o di altre navi nella zona”.   Redazione Italia
April 8, 2026
Pressenza
5 domande sul naufragio costato la vita a 19 persone. Si poteva evitare?
Mercoledì 1° aprile a Lampedusa sono arrivate 58 persone sopravvissute a un viaggio che per altre 19 è finito in tragedia. Diciannove morti che non possono essere liquidati come fatalità: sono il prodotto diretto delle politiche di contenimento dei flussi migratori orgogliosamente adottate da Italia e Unione Europea e delle omissioni di soccorso che queste politiche continuano a generare. Nella notte di lunedì 30 marzo, la nave Aurora di Sea-Watch ha intercettato via radio un Mayday Relay lanciato dall’aereo Eagle 2 di Frontex, che segnalava un’imbarcazione in pericolo. L’equipaggio di Aurora ha raggiunto la posizione indicata, ma non ha trovato nulla. Era notte fonda, la visibilità quasi nulla e non c’erano altre coordinate o indicazioni operative da parte di Frontex: l’unica possibilità era fare ritorno a Lampedusa. «Le vittime e i sopravvissuti arrivati ieri a Lampedusa meritano che sia fatta chiarezza e giustizia rispetto alle azioni intraprese o meno dalle autorità dal momento della ricezione della notizia del caso. La guardia costiera è intervenuta da Lampedusa sfidando condizioni meteo avverse, ma Roma avrebbe potuto attivare i soccorsi prima e con assetti più idonei? A questa e altre domande si deve una risposta» dichiara Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. Le domande si inseriscono in una situazione che è ormai completamente opposta alla logica della ricerca e soccorso. Non ci sarebbe stato bisogno di una motovedetta che corre a tutta velocità da Lampedusa se in mare ci fossero stati assetti più adatti, che il nostro governo tiene sistematicamente lontani dal Mediterraneo Centrale, invece di dargli l’unico compito cha avrebbe senso: essere in mare, pattugliare e soccorrere. L’assenza di un dispositivo per il soccorso adeguato produce morti: non è accettabile che oltre dieci persone muoiano una dopo l’altra sul ponte di una motovedetta. E dunque chiediamo a Roma: era possibile intervenire diversamente? «Il sistema attuale porta allo stremo gli equipaggi della Guardia Costiera a Lampedusa con interventi altamente rischiosi, quando si potrebbe spesso intervenire prima e con mezzi più adatti. Su questo esigiamo chiarezza.» Sea-Watch, sulla base delle informazioni disponibili e delle testimonianze raccolte, ha ricostruito la sequenza dei fatti; rimangono domande cruciali, alle quali solo le autorità competenti possono dare risposta e da cui dipende la verità su ciò che è accaduto in quelle ore nel Mediterraneo centrale. Ricostruzione 30 marzo: * Ore 21:24 UTC: l’aereo Frontex Eagle 2 lancia due Mayday Relay per un gommone in difficoltà con a bordo circa 70 persone, in lenta navigazione. Posizione: 34°01’N, 12°08’E. * Ore 21:47 UTC: l’aereo Eagle 2 ripete il Mayday Relay con le medesime informazioni * Ore 23:25 UTC: la motovedetta Aurora della ONG Sea-Watch prova a contattare via radio Eagle-2 per ottenere maggiori informazioni. Non riceve risposta. * Ore 23:32 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta. * Ore 23:55 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta.  31 marzo: * Ore 00:06 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta. * Ore 00:17 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta. * Ore 00:39 UTC: Aurora comunica via mail alle autorità che sta per raggiungere la posizione del Mayday Relay pronta a prestare assistenza. * Ore 00:43 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta. * Ore 00:48 UTC: Aurora arriva nella posizione indicata, ma non avvista alcuna imbarcazione. Vista la poca visibilità, la mancanza di supporto aereo, le condizioni meteo e i livelli di carburante, Aurora si dirige verso Nord seguendo la rotta che l’imbarcazione avrebbe potuto seguire verso Lampedusa. * Ore 00:50 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta. * Ore 00:55 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta. * Ore 01:16 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta. * Ore 01:40 UTC: una motovedetta della cosiddetta Guardia Costiera libica raggiunge la posizione di Aurora in 34°13’N, 12°12’E e chiede via radio se Aurora ha avvistato imbarcazioni di migranti. * Ore 19:45 UTC circa: la motovedetta CP306 della Guardia Costiera italiana lascia il porto di Lampedusa a tutta velocità verso sud–sud-est. * Ore 20:40-00:50 UTC circa: l’aereo Manta 10-01 (MM62170) della Guardia Costiera, con call sign RESCIMB che implica coordinamento da parte del Centro del Coordinamento dei Soccorsi di Roma, viene tracciato mentre compie un volo che indica una ricerca e l’individuazione di un’imbarcazione in difficoltà. Le orbite si concentrano in posizione 34°09’N, 12°51’E. 1° aprile * Ore 00:23 UTC: la motovedetta CP306 è giunta sulla posizione dell’orbita di Manta 10-01 * Ore 01:55 UTC: la motovedetta CP306 viene tracciata lasciare la posizione e navigare verso Lampedusa * Ore 09:50 UTC: Alarm Phone allerta le autorità rispetto a un’imbarcazione con 75 persone a bordo, corrispondente a quella soccorsa dalla motovedetta CP306 * Ore 11:01 UTC: la motovedetta CP306 entra in porto a Lampedusa e attracca al molo Favaloro. A bordo 58 sopravvissuti e 19 salme. * Ore 14:30 UTC: ANSA informa che i sopravvissuti hanno raccontato di essere partiti all’alba di lunedì 30 marzo da Abu Kammash in Libia, di essere stati in 80 su un gommone di 10 metri. Raccontano che tre uomini sono caduti in mare e risultano dispersi. Le nostre domande Dalle testimonianze raccolte emergono tre elementi centrali: * Il gommone su cui viaggiavano i 58 sopravvissuti e le 19 vittime coincide con il tipo di imbarcazione segnalato nel Mayday Relay dell’aereo Eagle 2; * La stima iniziale di Eagle 2 (circa 70 persone a bordo) è compatibile con le 80 persone risultate poi dal soccorso: 58 sopravvissuti, 19 salme, 3 dispersi; * La posizione indicata da Eagle 2 nella notte del 30 marzo è coerente con una partenza dal porto libico di Abu Kammash. Alla luce di queste corrispondenze, chiediamo: 1. L’imbarcazione avvistata da Eagle 2 e segnalata nel Mayday Relay è la stessa raggiunta dalla motovedetta CP306? 2. Se si tratta dello stesso gommone, quali attività di ricerca, coordinamento e monitoraggio sono state messe in campo dalle autorità italiane, maltesi ed europee tra la notte del 30 marzo e quella del 31 marzo? 3. Sempre nell’ipotesi di coincidenza, l’imbarcazione è stata nuovamente individuata da assetti aerei nel corso del 31 marzo e, in tal caso, perché non è stato disposto un intervento immediato? 4. Se invece si trattasse di due imbarcazioni diverse, quale seguito ha avuto la segnalazione di Eagle 2 e quali informazioni esistono oggi sul destino del gommone avvistato la notte del 30 marzo? 5. E nel caso di imbarcazioni distinte, il gommone soccorso dalla CP306 era già stato segnalato o avvistato da altri mezzi prima dell’intervento? Da chi e in quali circostanze?     Sea Watch
April 2, 2026
Pressenza
Processo naufragio Cutro, giallo sugli atti riservati di Frontex
Schermaglie tra difensori degli imputati su audio e trascrizioni. Le carte riservate di Frontex consegnate per errore. Documenti riservati di Frontex consegnati alle difese per errore, file audio non inseriti nelle trascrizioni ma presenti negli elenchi, possibilità di dati incompleti sulle conversazioni audio consegnate ai carabinieri. È stata un’udienza piena di sorprese quella del 24 marzo nel corso del processo per i presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love il cui naufragio, avvenuto il 26 febbraio 2023 a Steccato di Cutro, ha causato 94 morti. Sul banco degli imputati, per omicidio e naufragio colposo, figurano Giuseppe Grillo, 57 anni, capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale (ROAN) della Guardia di Finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, 51 anni, comandante del ROAN di Vibo Valentia; Antonino Lopresti, 52 anni, ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza; Nicolino Vardaro, 53 anni, comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, 41 anni, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma e, infine, Nicola Nania, 52 anni, in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria. I documenti Frontex e il colpo di scena La settima udienza del processo si è incentrata sull’acquisizione delle conversazioni di quella notte, ma il colpo di scena è arrivato nel finale, quando gli avvocati difensori hanno chiesto al Tribunale di poter ottenere la copia di documenti inviati da Frontex dopo la chiusura delle indagini e che, quindi, non sono a disposizione tra gli atti nel fascicolo del PM. L’avvocato Tiziano Saporito, difensore di Antonino Lopresti, ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza all’epoca dei fatti, ha rivelato che la Procura ha dato risposta negativa alla richiesta di avere gli atti. Il PM, Matteo Staccini, ha affermato che si tratta di atti che Frontex ritiene sensibili: “Stiamo cercando di sollecitare Frontex per capire qual è il livello di riservatezza e se possono essere resi noti in udienza”. A quel punto, nel dibattito è intervenuto l’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Alberto Lippolis, sostenendo che la cancelleria del GUP aveva consegnato loro anche quei documenti quando avevano fatto richiesta del fascicolo. Un’affermazione che ha lasciato di stucco tutti. Si tratta ora di verificare se si tratti realmente degli atti riservati. Le schermaglie sugli audio Non è stata però l’unica sorpresa dell’udienza, caratterizzata dalle schermaglie tra i difensori degli imputati. Insomma, quello che già si era visto nel corso delle indagini: il rimpallo di responsabilità tra Guardia di Finanza e Capitaneria di porto sta entrando anche nel processo. Il dibattimento si è acceso sulle acquisizioni degli audio delle conversazioni telefoniche e radio della notte tra il 25 e il 26 febbraio. L’ingegnere Fausto Colosimo, consulente della Procura che ha proceduto ad acquisire i dati, ha risposto alle domande dell’avvocato Saporito ribadendo che nella centrale operativa di Roma della Capitaneria di Porto “non era stato possibile acquisire direttamente i dati per questioni di sicurezza sollevate dal capitano D’Agostino e i dati richiesti mi sono stati consegnati su un dvd preparato da loro: non ho assistito all’estrazione dei dati”. Il consulente ha risposto anche di “non poter escludere che non ci fossero altri dati che non mi sono stati esibiti” e “di non poter sapere se i contenuti che mi sono stati dati sono reali o modificati”. Colosimo, specificando che non era suo compito ascoltare gli audio, ha anche spiegato di “aver operato direttamente per acquisire i dati alla Capitaneria di Reggio Calabria e di Crotone”. Da parte delle difese è stato fatto anche notare che, mentre i dati acquisiti al V MRSC di Reggio Calabria sono tutti segnati con data di ultima modifica 26 febbraio, quelli prelevati alla centrale di Roma hanno date di ultima modifica successive al 26 febbraio. Si ricorda che nella precedente udienza era emerso che tra le conversazioni registrate a Reggio Calabria ce n’era una più completa rispetto a quella ottenuta a Roma. La frase pronunciata dall’operatore del V MRSC di Reggio Calabria, mancante nell’audio proveniente da Roma, è: “Al momento… noi… unità da far uscire… non…”. L’avvocato Vetere, difensore di Lippolis, ha fatto notare la mancanza di un file audio – contrassegnato con l’id 9533539, nell’elenco di quelli estratti. La difesa della Guardia Costiera Per gli imputati della Guardia Costiera, l’avvocato Natale Polimeni, difensore di Nicola Nania, ha chiesto al consulente come fossero stati copiati i file: “Ho cristallizzato i dati in maniera forense creando i codici ASCII che rendono i dati immodificabili” ha risposto Colosimo. L’avvocato Marilena Bonofiglio, che difende Francesca Perfido, ha fatto notare nell’elenco l’esistenza del file audio 9533539 che secondo la difesa di Lippolis mancava e ha chiesto di poterlo sentire in aula. Richiesta negata dal presidente del Tribunale Alfonso Scibona. “È un file muto di 8 secondi nel quale si sentono interferenze audio” ha detto il difensore, evidenziando anche che “nelle conversazioni acquisite presso il GAN di Taranto c’erano fruscii sui quali, come ci aveva detto il maggiore Cara, la Finanza avrebbe dovuto dare spiegazioni, ma non ha ricevuto nulla”. In effetti nella precedente udienza il carabiniere che aveva provveduto alla trascrizione degli audio aveva sottolineato che quel file non era stato trascritto in quanto non conteneva nulla. Il prossimo 7 aprile alle 14.30 l’udienza sarà dedicata all’esame del consulente tecnico della Procura, ammiraglio Maurizio Carannante.   Redazione Italia
March 26, 2026
Pressenza
Il nuovo regolamento UE sui rimpatri prepara l’ICE europea
All’inizio di questa settimana la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento Europeo ha dato via libera alla nuova proposta del Regolamento Rimpatri, che dopo un breve passaggio in plenaria diventerà oggetto di trattative del trilogo, cioè di Strasburgo con Consiglio e Commissione Europei. […] L'articolo Il nuovo regolamento UE sui rimpatri prepara l’ICE europea su Contropiano.
March 14, 2026
Contropiano
BULGARIA: trappola per migranti
Punto nevralgico della rotta balcanica, la Bulgaria, grazie ai costanti finanziamenti e alle collaborazioni con istituzioni ed enti UE è diventato negli anni un vero e proprio laboratorio di sperimentazione per la detenzione amministrativa. Tra detenzioni che generano un vero e proprio sistema di porte scorrevoli da un centro di detenzione all’altro, pushback sul confine turco e tentativi di imposizione dei rimpatri “volontari” – promossi e sostenuti soprattutto dall’agenzia Frontex – la realtà bulgara rappresenta per le persone migranti una vera e propria trappola. Insieme a due attiviste di No Name Kitchen, raccontiamo ai microfoni di Radio Blackout come sta evolvendo il sistema di gestione dei flussi migratori e cosa sta provando a mettere in campo il collettivo. Cogliamo l’occasione per rilanciare la campagna di raccolta fondi di No Name Kitchen fondamentale per la sopravvivenza dei progetti di advovacy, supporto logistico e materiale delle persone intrappolate nella rotta balcanica. Per approfondire ulteriormente la questione consigliamo il report The Bulgarian Trap.
February 25, 2026
Radio Blackout - Info
I trafficanti libici finanziati dall’Unione Europea
L’Unione Europea si appresta a esportare il “modello Tripoli”, quello dei trafficanti di esseri umani pagati per tenersi i migranti, anche nella Cirenaica controllata dal generale Khalifa Haftar. Attraverso lo Strumento europeo per la pace, il fondo dal nome orwelliano con una dote da oltre 17 miliardi di euro con […] L'articolo I trafficanti libici finanziati dall’Unione Europea su Contropiano.
January 19, 2026
Contropiano
La delicata fase delle frontiere UE, usata per accusare la Russia di ‘guerra ibrida’
In questi giorni ci sono stati alcuni eventi che hanno evidentemente irrigidito ulteriormente il quadro che, per ciò che riguarda la gestione delle frontiere europee, è stato denunciato da più parti e più volte: la UE è una gabbia che ha ‘esternalizzato’ a governi dal pugno di ferro, a milizie […] L'articolo La delicata fase delle frontiere UE, usata per accusare la Russia di ‘guerra ibrida’ su Contropiano.
October 16, 2025
Contropiano