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Roma: porta un farmaco, sostieni Cuba
Sentiamo un compagno dello Spazio Sociale Ex Cinquantuno per parlare della rivoluzione cubana, della situazione attuale e presentare un'iniziativa di solidarietà internazionalista, ossia una raccolta di farmaci che intendono aiutare la popolazione cubana sottoposta alle sanzioni Usa.  Dalle 16 di domenica 17 in via Aurelio Bacciarini 12    
May 13, 2026
Radio Onda Rossa
Cuba, energia solare: via d’uscita dalla crisi energetica
Nel bel mezzo della criminale aggressione/embargo USA, Cuba non si ferma e con impegno e l’aiuto della Cina Socialista sviluppa il suo progetto di realizzare entro la fine del 2028 ben 92 parchi solari fotovoltaici che ridisegneranno il sistema elettrico nazionale. A fine 2025 ne aveva già realizzati 53 per una produzione di 1200 MW di energia elettrica in aggiunta alla rete elettrica nazionale. Il governo rivoluzionario cubano ha fissato obiettivi ambiziosi per raggiungere il 24-37% della produzione di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, un traguardo che richiede una massiccia diffusione sia del fotovoltaico che di sistemi di accumulo a batteria su larga scala per gestire la natura decentralizzata di queste fonti energetiche. Su questa strada, Cuba sta implementando i sistemi di immagazzinamento energetico a batteria (BESS – Battery Energy Storage Systems) per affrontare la sua grave crisi energetica, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e stabilizzare la rete elettrica nazionale (SEN). I Sistemi di Accumulo di Energia a Batteria (BESS) giocano un ruolo cruciale nei parchi fotovoltaici, integrandosi come un’installazione indipendente ma coordinata con l’impianto solare per ottimizzare la generazione e la fornitura di energia rinnovabile. La sua funzione principale è garantire stabilità alla rete elettrica, massimizzare la redditività e mitigare l’intermittenza della produzione solare. Un BESS opera come un “buffer” che immagazzina l’energia solare in eccesso e la rilascia in base alle esigenze della rete. Si collega al parco solare in AC-coupled (comune negli impianti esistenti, con inverter separati) o DC-coupled (più efficiente nelle nuove installazioni, condividendo gli inverter). I suoi componenti essenziali sono: * Moduli Batteria: Composti da migliaia di celle agli ioni di litio (di solito fosfato di ferro-litio, LFP, per la loro sicurezza e costo), raggruppate in container modulari di tipo marittimo per facilitare la scalabilità e la manutenzione. * Sistema di Gestione della Batteria: Agisce come il “cervello” dei moduli, monitorando in tempo reale la tensione, la temperatura e lo stato di carica di ogni cella per garantire sicurezza, efficienza e longevità. * Sistema di Conversione Energetica: Un inverter bidirezionale su larga scala che converte la corrente continua delle batterie o dei pannelli solari in corrente alternata per la rete, e viceversa durante la carica, con un’efficienza del ciclo completo dell’85-95%. * Sistema di Controllo e Gestione: Il “centro operativo” che ottimizza la carica e lo scarico delle batterie in base ai segnali del mercato elettrico, della produzione solare e delle richieste della rete, massimizzando i benefici economici e tecnici. I BESS svolgono inoltre funzioni tecniche ed economiche essenziali, affrontando l’intermittenza solare e fornendo servizi alla rete. Variazioni rapide nella produzione solare, come quelle causate dalle nuvole (che possono ridurre la generazione fino al 100% in pochi secondi), generano instabilità nella rete e i BESS rispondono in millisecondi scaricando l’energia immagazzinata per “ammortizzare” questi picchi, garantendo una fornitura stabile e rispettando gli standard di rete. I BESS sono anche degli ottimi stabilizzatori della rete. Essendo che la rete elettrica richiede una frequenza costante (60 Hz), se la domanda supera la generazione la frequenza scende. I BESS iniettano o assorbono energia in millisecondi, molto più velocemente di altri tipi e tecnologie, stabilizzando la connessione. La tecnologia predominante offre sicurezza e costi in diminuzione (~20% all’anno). Sebbene i costi iniziali siano elevati, il suo ritorno sull’investimento cresce grazie alla combinazione di servizi tecnici (stabilità della rete). Pertanto, i BESS non solo migliorano l’affidabilità dei parchi fotovoltaici, ma li rendono anche attori chiave per una rete elettrica più resiliente e sostenibile. Visto l’aumento consistente di pannelli solari cinesi, i sistemi BESS diventano essenziali per immagazzinare l’energia solare generata durante il giorno e rilasciarla di notte. In sostanza, i BESS – che hanno una vita utile di 10-15 anni – sono essenziali per la transizione energetica a Cuba e sono in fase di installazione unità presso diverse sottostazioni elettriche, con progetti in corso a Cueto, Bayamo, Cotorro e provincia di l’Avana, Houlguin e Granma. Il 5 maggio, nella provincia di Ciego de Ávila, situato nella zona di Ceballos, è stato inaugurato ufficialmente l’impianto General Ángel del Castillo di Agramonte: un nuovo impianto solare fotovoltaico da 5 MW, dotato di un sistema di accumulo di energia a batteria (BESS) da 1 MW che fa parte di una donazione cinese di 120 MW che comprende progetti con sistemi di accumulo di energia. L’impianto rappresenta un passo significativo nella strategia nazionale volta a stabilizzare la rete elettrica attraverso l’integrazione di energie rinnovabili e tecnologie di accumulo. Secondo le autorità locali e gli ingegneri del progetto, la capacità di 5 MW contribuirà direttamente alla rete provinciale, riducendo la frequenza delle interruzioni di corrente nella regione circostante. Durante la cerimonia di inaugurazione, i funzionari hanno sottolineato che questo progetto funge da modello per i futuri sviluppi in tutta l’isola. “Questo impianto non riguarda solo la produzione di energia pulita; riguarda la sovranità e la sicurezza del nostro sistema elettrico”, ha affermato un rappresentante coinvolto nella supervisione del progetto. “La capacità di immagazzinare l’energia solare e di utilizzarla quando il sistema ne ha più bisogno è la strada che dobbiamo seguire per garantire un approvvigionamento stabile alla nostra popolazione”. Oltre all’importazione di pannelli solari cinesi, a Cuba sono anche presenti specialisti cinesi per lo sviluppo e coordinare, congiuntamente al personale cubano della UNE (Impresa Elettrica Statale Nazionale). L’intero progetto richiede importanti investimenti economici per l’installazione e la manutenzione futura. L’installazione di sistemi BESS, sostenuta dalla cooperazione internazionale, è volta a diversificare il modello energetico cubano, riducendo la forte dipendenza dai combustibili fossili importati. L’integrazione di sistemi di accumulo è particolarmente importante per la rete elettrica cubana, in quanto consente di “livellare” l’intermittenza dell’irraggiamento solare e di fornire energia durante i periodi di picco della domanda o quando la radiazione solare è scarsa. Con il procedere del progetto, gli apagones incominceranno a ridursi. Ci vorranno alcuni anni di duro lavoro e di utilizzo di fonti fossili (petrolio) per soddisfare l’intera richiesta di energia elettrica. Oltre ai benefici energetici immediati, si prevede che il progetto consentirà al Paese di risparmiare migliaia di tonnellate di carburante all’anno e di ridurre significativamente le emissioni di anidride carbonica. Si prevede che le competenze tecniche acquisite durante la costruzione e la messa in funzione di questo impianto integrato con un sistema di accumulo di energia (BESS) saranno applicate a parchi solari di maggiori dimensioni attualmente in fase di progettazione in altre province cubane. Una sfida non impossibile per il popolo cubano che, con dignità e fermezza, resiste e vince contro il criminale e illegale embargo/aggressione di Washington da ormai 70 anni.   Fonti: https://it.cibercuba.com/noticias/2025-08-02-u1-e208512-s27061-nid308237-union-electrica-comienza-instalacion-baterias https://it.bloopower.com/news/cuba-launches-testing-of-first-50-mw-energy-st-17796722610217984.html https://it.bloopower.com/news/cuba-launches-testing-of-first-50-mw-energy-st-17796722610217984.html   > What are the BESS and how are they attached to the SEN?(Cuba) > byu/LUHIANNI inTankieTheDeprogram https://www.qualenergia.it/articoli/cuba-rivoluzione-solare-sfida-cappio-fossili/ > Inauguran en la provincia cubana de Ciego de Ávila un parque solar de 5 MW con > almacenamiento en baterías > Cuba adds a 1 MW BESS to its grid Ulteriori info: > Cuba e l’alternativa ecosostenibile: l’inventiva cubana contro il bloqueo > petrolifero Lorenzo Poli
May 9, 2026
Pressenza
Basta complicità: embargo su Israele, blocco di esportazioni e transito di armamenti verso scenari di guerra
Di fronte alla complicità del nostro governo con lo stato genocida di Israele e con le ultime aggressioni messe in atto dagli USA; di fronte all’ambiguità della classe politica che stenta a prendere una posizione forte e coerente contro quello che sta accadendo; di fronte al conto che la classe […] L'articolo Basta complicità: embargo su Israele, blocco di esportazioni e transito di armamenti verso scenari di guerra su Contropiano.
May 8, 2026
Contropiano
Cuba tra embargo e resistenza
In studio, con due compagni da poco rientrati da Cuba, parliamo della situazione nell'isola, a fronte dell'embargo e delle minacce trumpiane, sempre più stringenti. Nonostante tutto questo, la popolazione cubana dimostra un profondo spirito di resilienza e cerca di risolvere le difficoltà legate alla carenza di carburante, di elettricità e di beni essenziali, soprattutto a L'Avana, dove la solidarietà popolare è molto forte: gli ospedali, pur mancando di medicinali e di attrezzature, continuano ad essere aperti, così come i musei, sia pure con orario ridotto. Le diverse espressioni dello stato sociale, nonostante le difficoltà legate all'embargo, sono assai ben percepibili. La situazione attuale rappresenta, però, uno dei momenti peggiori che Cuba abbia vissuto sino ad oggi: la popolazione resiste, ma si attende una prossima aggressione militare statunitense, per fronteggiare la quale i Comitati di Difesa Rivoluzionari si sono attivati, addestrando le persone nei quartieri. L'attività più pressante che, al momento, gli USA stanno portando avanti è la guerra mediatica, a cui è necessario rispondere colpo su colpo con un minuzioso lavoro di controinformazione e con la concreta solidarietà internazionale. 
April 22, 2026
Radio Onda Rossa
La Russia prepara una seconda petroliera per Cuba
“Una nave russa ha forzato il blocco. Un’altra è in fase di carico. Non abbandoneremo i cubani“, come del resto loro non hanno lasciato sole i popoli che soffrono. Sono queste le parole del ministro dell’Energia russo Sergei Tsivilev, appena dopo l’arrivo sull’isola di circa 100 mila tonnellate di greggio […] L'articolo La Russia prepara una seconda petroliera per Cuba su Contropiano.
April 4, 2026
Contropiano
ONU: l’Italia chiarisca sulla possibile violazione dell’embargo militare sulla Libia
Il Panel of Experts delle Nazioni Unite sulla Libia denuncia la mancanza di chiarimenti da parte del governo italiano intorno al rispetto o meno della proibizione di vendita di armamenti e di addestramento militare nei confronti di una Libia che è sempre più evidentemente un complesso di gruppi militari, a […] L'articolo ONU: l’Italia chiarisca sulla possibile violazione dell’embargo militare sulla Libia su Contropiano.
April 2, 2026
Contropiano
Arrivano a Cuba le navi del Nuestra América Convoy
È arrivata a L’Avana la nave Maguro, la prima imbarcazione del Nuestra América Convoy che giunge finalmente sulle coste di Cuba. L’imbarcazione, ribattezzata simbolicamente Granma 2.0, porta con sé forniture mediche, generi alimentari e pannelli solari, come aiuto solidale e internazionalista alla popolazione strozzata dall’assedio statunitense. L’omaggio al Granma originale […] L'articolo Arrivano a Cuba le navi del Nuestra América Convoy su Contropiano.
March 24, 2026
Contropiano
Il “necio” di Silvio Rodríguez e la testardaggine della Rivoluzione cubana
Quando Silvio Rodríguez scrisse “El Necio” (il testardo, ndr), non stava pensando solo a Fidel o a se stesso… stava cantando per tutti noi cubani che portiamo quella testardaggine rivoluzionaria come un giuramento di sangue e dignità! Quella testardaggine che l’imperialismo yankee non è mai riuscito a piegare in oltre […] L'articolo Il “necio” di Silvio Rodríguez e la testardaggine della Rivoluzione cubana su Contropiano.
March 24, 2026
Contropiano
Ramón Labañino: «A Cuba comandiamo noi cubani»
Le azioni intraprese negli ultimi mesi dal presidente statunitense Donald Trump contro Cuba possono essere definite come parte di una strategia di “strangolamento totale”, che va ben oltre lo storico embargo dell’isola per trasformarsi in un assedio energetico senza precedenti. Così facendo, Washington confessa di star sperando di ottenere una possibile resa del governo dell’Avana tramite un assedio umanitario che sconvolga la vita quotidiana della popolazione. Mentre Trump afferma che l’isola «sta per cadere», la risposta in chiave rivoluzionaria è la resistenza e la riaffermazione della sovranità, denunciando le pressioni della Casa Bianca come flagranti violazioni del diritto internazionale, che però non fanno altro che rafforzare il sentimento di unità nazionale di fronte alle interferenze esterne. Ramón Labañino è conosciuto in tutto il mondo come uno dei “Cinque Eroi” cubani arrestati negli Stati Uniti nel 1998, mentre svolgevano operazioni di intelligence contro organizzazioni terroristiche con base a Miami che operavano contro Cuba, condannato insieme ai suoi colleghi René González Sehwerert, Antonio Guerrero Rodríguez, Gerardo Hernández Nordelo e Fernando González Llort in un processo costellato di irregolarità. Durante gli anni di prigionia nelle carceri statunitensi sono diventati un simbolo della lotta antimperialista e le campagne per la loro liberazione si sono moltiplicate.  Ramón è stato uno degli ultimi a riacquistare la libertà nel dicembre 2014 [insieme a Hernández e Guerrero – ndt], nell’ambito degli storici accordi tra il presidente cubano Raúl Castro e il presidente statunitense Barack Obama. Laureato in Economia all’Università dell’Avana, è vicepresidente dell’Associazione Nazionale degli Economisti e dei Contabili (ANEC) di Cuba. In questa intervista esclusiva con Diario Red América Latina, analizza le conseguenze dell’inasprimento del bloqueo, il contesto internazionale e la sua possibile conclusione. Pur credendo che il Paese stia affrontando «la peggiore crisi economica degli ultimi decenni», dichiara che è convinto che riusciranno a superare la situazione: «La storia è dalla nostra parte». L’embargo statunitense è in vigore da 64 anni, ma le ultime misure messe in campo da Donald Trump hanno inasprito le restrizioni nei confronti di Cuba, soprattutto per quanto riguarda l’accesso a carburante ed energia. Che impatto ha avuto tutto questo sulla vita quotidiana del popolo cubano nelle ultime settimane? L’impatto è stato profondo e crudele. Questa politica è strutturata proprio per provocare la massima sofferenza possibile, affinché il nostro popolo insorga contro il governo per distruggere la rivoluzione. Le recenti misure annunciate dall’amministrazione Trump, tra le quali la minaccia dell’imposizione di dazi nei confronti dei Paesi che riforniscono di petrolio l’isola, hanno portato a un blocco energetico che ha colpito tutti gli aspetti della nostra società. Questa grave carenza di carburante ha costretto il nostro governo ad adottare misure estreme di razionamento per proteggere i servizi essenziali. Nelle ultime settimane, ad esempio, si sono verificati blackout che hanno colpito simultaneamente più della metà del Paese, con un deficit di produzione di energia superiore ai 1.700 MW. Il trasporto pubblico ha subìto forti limitazioni, con riduzioni di oltre il 90% in alcuni servizi interregionali, la vendita di carburante è stata limitata a 20 litri per utente e deve essere pagata in valuta estera, con un impatto diretto sui bilanci familiari. L’economia cubana è in una fase di recessione critica, con una contrazione del prodotto interno lordo di oltre il 4% nel 2025 e con la produzione industriale ai minimi storici degli ultimi 40 anni. Questo perché l’embargo è andato intensificandosi nel tempo, fin dall’inizio dell’amministrazione Trump. In questo contesto, cosa accadrebbe se il governo statunitense raggiungesse il suo obiettivo di lasciare Cuba senza petrolio? Il fabbisogno di Cuba per il funzionamento ordinario è di circa 110.000 barili di petrolio al giorno ma a livello nazionale ne produciamo solo 40.000. Il Venezuela ci forniva tra i 27.000 e i 30.000 barili al giorno, ma questa fornitura si è completamente interrotta dopo il rapimento del presidente Nicolás Maduro e il controllo sulle esportazioni venezuelane esercitato dagli Stati Uniti. Il Messico, dal canto suo, ci ha fornito una media di 17.000 barili al giorno per i primi nove mesi del 2025. Tutto questo sta provocando senza ombra di dubbio una crisi energetica interna. In molte zone, a causa del collasso del sistema, le interruzioni di corrente superano le 20 ore al giorno. Altro fattore rilevante è l’impennata dei prezzi dovuta alla scarsità di beni. L’inflazione su base annua ha raggiunto il 14,75% nel giugno 2025 e mancano medicinali e generi alimentari di base per il nostro popolo. Assistiamo a un crollo e ad un declino di settori chiave come il turismo, fonte vitale di valuta estera ma che ha registrato i peggiori risultati degli ultimi 20 anni (esclusa la pandemia), e l’agricoltura, anch’essa al suo punto più basso. A questo si aggiunge l’isolamento finanziario causato dall’inasprimento dell’embargo, che limita l’accesso ai finanziamenti esterni e ai mercati internazionali impedendo a Cuba di pagare le importazioni o di rilanciare la propria economia. Un blocco totale delle forniture di petrolio provocherebbe un collasso economico generalizzato. Uno studio stima un calo del 27% del prodotto interno lordo, con un aumento del 60% dei prezzi dei prodotti alimentari e del 75% dei costi di trasporto. Sarebbe una grave crisi umanitaria, che potrebbe innescare un’ondata migratoria e la completa paralisi dei servizi essenziali. In sintesi, Cuba sta affrontando la peggiore crisi economica degli ultimi decenni, aggravata dall’interruzione delle forniture di petrolio venezuelano e dalle pressioni statunitensi su altri fornitori come il Messico. Un’interruzione totale delle forniture porterebbe a un collasso socioeconomico e umanitario. Quali misure immediate vengono adottate per affrontare questo nuovo scenario? La nostra risposta è stata che il governo rivoluzionario ha attivato il piano di emergenza, aggiornando i concetti dell’opzione zero [gestione economica del paese in assenza totale di carburante e rifornimenti esterni – ndt] acquisita durante il periodo especial [1991-2000, periodo di austerità a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica – ndt] in modo da poter garantire la sopravvivenza della Nazione. Le misure si concentrano sulla protezione dei servizi essenziali e sull’ottimizzazione di ogni singola goccia di carburante disponibile. La priorità è stata data alla produzione di energia elettrica, all’approvvigionamento idrico, alla produzione alimentare, all’assistenza sanitaria e, naturalmente, alla difesa nazionale. Per quanto riguarda il lavoro e l’istruzione, gli orari sono stati resi più flessibili promuovendo il telelavoro nella pubblica amministrazione e adeguando gli orari delle lezioni per ridurre al minimo il consumo energetico. Nel settore turistico, una delle principali fonti di valuta estera per la nostra economia, si è proceduto con l’accorpamento delle strutture alberghiere, concentrando i turisti in aree selezionate per garantire la massima qualità del servizio, nonostante le cancellazioni forzate dei voli dovute alla scarsità di carburante. Al contempo, si stanno semplificando le procedure in modo che tutti gli operatori economici privati, se ne hanno la possibilità, possano importare carburante direttamente, dimostrando la flessibilità e l’ingegnosità del nostro modello per superare le aggressioni esterne. Ora più che mai, cerchiamo soluzioni che emergano dall’intelligenza cubana, dalla nostra capacità di ricostruire, reinventarci e andare avanti. Nessuna di queste opzioni, ovviamente, prevede la resa all’imperialismo.   È lecito fare autocritica per non essere riusciti a migliorare prima la capacità energetica di Cuba riducendo la dipendenza dall’estero? Sarebbe stato possibile farlo? Credo che siamo stati rigorosi nella nostra autocritica. I problemi e gli errori sono stati riconosciuti. Lo stesso governo cubano e la sua leadership sono stati storicamente i primi a condurre un’analisi critica della nostra realtà economica. Si dovrebbero leggere, ad esempio, le parole del nostro Primo Ministro Manuel Marrero all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare [in occasione della Sesta sessione ordinaria della X Legislatura il 18 dicembre 2025 – ndt], con le quali ha spiegato in dettaglio e profondità tutte le contraddizioni, i problemi e gli errori commessi. È vero che permangono vulnerabilità strutturali nel sistema elettroenergetico, con un parco centrali termoelettriche senza manutenzione adeguata, efficiente e tempestiva. Situazione ovviamente aggravata ulteriormente dalla mancanza di valuta estera. Tuttavia, ed è importante sottolinearlo, qualsiasi autocritica deve essere inquadrata nel contesto dell’embargo più lungo e brutale della storia. Una guerra economica totale che ci ha sistematicamente negato l’accesso a tecnologie, rifornimenti, finanziamenti e la possibilità di integrarci pienamente nel mercato internazionale. Dalla rivoluzione energetica guidata dal nostro comandante Fidel Castro, sono stati compiuti passi da gigante per portare l’elettricità in ogni angolo del Paese. Ma l’asfissia finanziaria esacerbata da amministrazioni come quella di Trump ne ha impedito la necessaria modernizzazione. La Banca Mondiale indica che per la manutenzione delle infrastrutture sono necessari investimenti pari a circa il 25% del prodotto interno lordo, impossibile sotto un embargo che ci priva di oltre 7,5 miliardi di dollari ogni anno. Nonostante tutte queste difficoltà, Cuba non ha abbandonato l’obiettivo di raggiungere il 100% di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2050. Con l’installazione di parchi fotovoltaici come priorità, dimostra che, nonostante le avversità, la pianificazione e la visione del futuro sono princìpi cardine della rivoluzione. Nonostante ogni anno la stragrande maggioranza dei paesi condanni l’embargo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, pochi sembrano disposti a sfidare il blocco statunitense. Ad esempio il Messico, che storicamente ha sempre sostenuto Cuba, ha interrotto le forniture di petrolio sotto le pressioni da parte di Washington. A eccezione della Russia, gli altri paesi si limitano soltanto all’invio di “aiuti umanitari” ma non di carburante, principale e più urgente necessità dell’isola in questo momento. Qual è la sua analisi di questa situazione internazionale? Il contesto internazionale in cui ci troviamo riflette la politica di intimidazione, l’imposizione di dazi e ogni sorta di sanzione esercitata dall’imperialismo statunitense. La recente votazione delle Nazioni Unite [30 ottobre 2025 – ndt], nella quale 165 paesi hanno richiesto la fine del blocco, dimostra la schiacciante opposizione globale a questa politica genocida. Tuttavia, Washington impone il proprio potere extraterritoriale minacciando qualsiasi nazione o azienda che osi commerciare con Cuba, in flagrante violazione del diritto internazionale. Il caso del Messico ne è un esempio lampante: applaudiamo il coraggio della sua presidente, Claudia Sheinbaum, nel definire ingiuste le misure e nell’inviare aiuti umanitari con tonnellate di cibo, ma la pressione degli Stati Uniti è riuscita in ogni caso a bloccare le spedizioni di petrolio greggio a partire da dicembre 2025. Non si tratta di mancanza di solidarietà, bensì della manifestazione di una politica del bastone, la nuova Dottrina Monroe nella sua forma più estrema, che la Casa Bianca usa contro i propri vicini per piegarli ai propri interessi. Per quanto riguarda la Russia, la sua solidarietà politica è evidente. Le complessità logistiche e l’attuale contesto internazionale rendono il cammino da percorrere non facile, ma nonostante tutto la maggior parte della comunità internazionale è al fianco di Cuba, e questa forza morale e politica è un’arma fondamentale nella nostra lotta. Cuba è membro associato dei BRICS. Cosa sta facendo questa organizzazione di paesi per aiutare l’isola? L’ingresso di Cuba come membro associato dei BRICS a partire da gennaio 2025 rappresenta senza dubbio un passo di enorme importanza strategica e un riconoscimento del prestigio della nostra nazione nel Sud del Mondo. Apre uno spazio privilegiato di cooperazione e scambio con alcune delle economie più dinamiche del pianeta, che rappresentano una parte sostanziale del prodotto interno lordo mondiale e condividono la visione di un ordine internazionale più equo, multipolare, solidale ed equilibrato. Anche se i meccanismi di aiuto e cooperazione sono ancora in fase di sviluppo, il far parte dei BRICS ci fornisce un’occasione preziosa per superare l’embargo. Ci permette di esplorare nuove fonti di finanziamento, accedere alle tecnologie e stabilire alleanze commerciali in comparti strategici come l’energia, le biotecnologie e l’agricoltura, tutto al di fuori del controllo egemonico degli Stati Uniti. Si tratta di una piattaforma che rafforza la nostra capacità di resistere e di progredire nella costruzione di un futuro prospero, diversificando le nostre relazioni internazionali e riducendo la nostra vulnerabilità all’aggressione imperialista. Queste nuove misure di embargo limitano ulteriormente l’ingresso e l’uscita di persone e merci dall’isola, creando una situazione di maggiore isolamento per il territorio, simile a quella messa in atto da Israele nella Striscia di Gaza con l’intento di generare disperazione tra la popolazione. Sei d’accordo con questa valutazione? Sono paragonabili? Siamo pienamente d’accordo sul fatto che le misure annunciate da Trump abbiano come obiettivo finale un genocidio, ovvero sottoporre il popolo cubano a condizioni di vita così dure e difficili da generare disperazione e portare ad abbandonare il progetto rivoluzionario. Asdrúval de la Vega, funzionario del Ministero degli Esteri cubano, l’ha descritta come una guerra economica condotta con precisione chirurgica e la situazione è proprio questa: ci stanno attaccando dove possono infliggere più danni possibili con l’obiettivo di peggiorare il tenore di vita della popolazione. La persecuzione finanziaria, il divieto per le banche straniere di venderci carburante e l’interruzione dei viaggi sono senza ombra di dubbio tattiche di soffocamento e isolamento. Tuttavia, ogni conflitto ha le sue peculiarità e non spetta a noi tracciare analogie storiche. Affermiamo, però, che il blocco imposto dagli Stati Uniti a Cuba rientra nella definizione di atto di guerra illegale. Un atto di guerra crudele, spietato, non abituale e straordinario. Un assedio che mira all’immobilizzazione totale del Paese. Lo scopo è lo stesso di qualsiasi blocco criminale: isolare e soggiogare un popolo con la forza, impedendogli di esercitare il proprio diritto sovrano all’autodeterminazione. La comunità internazionale, compresi i relatori delle Nazioni Unite, ha denunciato che queste misure coercitive unilaterali violano i diritti umani dell’intera popolazione cubana, in particolare i più vulnerabili. Cuba è sopravvissuta al Periodo Speciale in condizioni estremamente difficili; tuttavia, sono trascorsi 30 anni e sia l’isola che il mondo sono cambiati. Le nuove generazioni sono cresciute in un contesto diverso e hanno aspettative diverse. Inoltre, Trump ha dichiarato esplicitamente di volere che la rivoluzione cada «entro la fine dell’anno». Pensi che il popolo cubano sarà in grado di superare questa nuova offensiva imperialista? Perché? Non solo sopravviveremo ma sconfiggeremo questa nuova offensiva, così come abbiamo fatto negli ultimi sessant’anni. La storia è dalla nostra parte. La generazione storica ci ha insegnato a resistere nelle condizioni più avverse e le nuove generazioni di cubani, pur essendo cresciute in un contesto diverso, hanno dimostrato la propria lealtà alla patria e il proprio impegno antimperialista di fronte a ogni sfida, dalla pandemia all’inasprimento dell’embargo. La coscienza dei nostri giovani, formata nelle aule e attraverso la pratica quotidiana, è la migliore garanzia della continuità della rivoluzione. Bisogna sottolineare che la nostra rivoluzione è nata in patria: nessuno ce l’ha imposta da fuori. È una rivoluzione forgiata nel fuoco e nel sangue contro l’imperialismo statunitense e sentiamo molto profondamente l’eredità di essere liberi, indipendenti e sovrani. A Cuba, comandano i cubani. I nostri 32 eroi che hanno combattuto contro l’imperialismo nell’aggressione al Venezuela ci impongono di riaffermare la nostra lealtà all’enorme sacrificio che hanno compiuto per il nostro popolo. > Ogni volta che Cuba viene attaccata o si tenta di intimidirla, l’unico > risultato che si ottiene è un rafforzamento dell’unità nazionale. Cresce > l’antimperialismo, così come l’idea di indipendenza e sovranità che non > possono essere violate da nessun Paese, per quanto potente sia. Le dichiarazioni di Donald Trump rivelano la disperazione di un impero che non riesce a sottomettere un popolo che difende la propria dignità. I loro calcoli sono errati perché non conoscono veramente Cuba e non comprendono l’essenza della rivoluzione cubana. Cuba non è un regime; è un atto d’amore, di giustizia sociale e di sovranità che pulsa nei cuori di milioni di persone. Come ha sottolineato il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, il loro obiettivo è spezzare la volontà politica del popolo cubano, ma non conoscono il vero carattere di questa nazione. Di fronte all’arroganza imperialista risponderemo con maggiore unità, maggiore creatività, maggiore resistenza e maggiore resilienza. Supereremo questa prova con ottimismo, fiduciosi che la vittoria finale sarà nostra perché stiamo difendendo l’indipendenza conquistata con sangue, fuoco e sacrificio. Traduzione in italiano a cura di Michele Fazioli per DinamoPress Articolo pubblicato originariamente sul sito di Diario Red che ringraziamo per la gentile concessione La copertina è di Ministerio del Interior de Cuba (Wikimedia) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Ramón Labañino: «A Cuba comandiamo noi cubani» proviene da DINAMOpress.
March 17, 2026
DINAMOpress
Viaggio a Cuba tra black out e solidarietà
L’isola è sempre stata solidale con qualunque altra nazione e merita tutto il nostro aiuto e il nostro sostegno. di Roberto Boccarusso (*) 5 marzo, primo giorno all’Avana di questo mio viaggio dell’anno 2026. Ci sono già stato, ma ogni volta il mio amore per questo Paese, per la sua  storia, per la sua rivoluzione non fa che aumentare; è