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SCUOLA: CRESCE LA MOBILITAZIONE NEGLI ISTITUTI SUPERIORI. SALGONO A 6 LE OCCUPAZIONI. “FACCIAMO COME IN FRANCIA”
Si affaccia anche in Italia l’orizzonte di una nuova mobilitazione studentesca che, sull’onda delle proteste francesi, promette di estendersi per un rinnovato protagonismo giovanile verso una scuola pubblica, laica, multietnica e adeguatamente finanziata per tutte e tutti. Ad accendere la miccia nel nostro Paese è stato un paio di giorni fa il collettivo Osa – Opposizione studentesca d’alternativa che, soprattutto a Torino, ha trainato l’occupazione dell’Istituto magistrale Regina Margherita e del Carlo Ignazio Giulio. Due istituti superiori a cui si è aggiunto ieri mattina, martedì 6 ottobre, l’Istituto Lagrange di via Genè. Tre gli istituti occupati anche a Roma. Studenti e studentesse hanno occupato ieri, tra striscioni e fumogeni, il liceo scientifico Cavour, a cui questa mattina si sono aggiunti l’Istituto Tullio Levi Civita e il Di Vittorio Lattanzio. Al centro della protesta, sostenuta da molti insegnanti, il dl Valditara e il Decreto Scuola oggi incardinato in Commissione Cultura al Senato – che introduce, tra l’altro, il tetto agli alunni migranti nelle classi, senza inserire alcun finanziamento concreto per la scuola pubblica, sempre più disastrata. Ma non solo. “Abbiamo deciso di occupare per lanciare un messaggio forte: contro il razzismo, la guerra e una scuola che il governo vuole trasformare sempre più in una caserma! – scrive Osa Torino sulle proprie pagine social – Vogliamo che i soldi vengano spesi per risolvere i veri problemi, non per la guerra!” Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, abbiamo fatto il punto con Zeno, coordinatore dell’Osa di Torino, in collegamento con noi dall’Istituto magistrale Regina Margherita di Torino, il primo ad esser stato occupato Ascolta o scarica A Roma l’occupazione del Lattanzio, a Centocelle. La corrispondenza con Giordano di Osa Ascolta o scarica
October 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Contro il nuovo Decreto Scuola
Con l’ultimo decreto l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un ulteriore, inquietante passo. E’ evidente che le misure del nuovo Decreto Scuola varato dal governo Meloni non abbiano alcuna intenzione di risolvere i problemi veri della scuola, ma hanno piuttosto le scopo di individuare un nuovo nemico pubblico: gli studenti “stranieri” e le loro famiglie.  Questo governo sin dai primi giorni ha intrapreso una ampia azione politica volta alla criminalizzazione dei giovani: partendo dal decreto antirave, passando dal decreto Caivano e dal ddl Antimaranza fino ad arrivare a quest’ultimo decreto sulla scuola. Il modus operandi è quasi sempre lo stesso: sfruttare casi di cronaca particolarmente efferati per introdurre nuove misure repressive. L’intento non è solo quello di criminalizzare i giovani (soprattutto se razzializzati o abitanti delle periferie), ma anche di consolidare l’idea di un nemico pubblico interno per distrarre l’opinione pubblica da sanità al collasso, crisi economica sempre più feroce e il dirottamento dei fondi pubblici verso il riarmo. Un altro obiettivo è sicuramente quello di strizzare l’occhiolino a una certa destra populista e esplicitamente razzista, utilizzando termini che ben solleticano le coscienze italiche: “burqa”, “sostituzione etnica”, “bambini italiani che diventano la minoranza”. Il fatto che sia stato utilizzato lo strumento legislativo del decreto legge e non quello di un ordinario disegno di legge, aumenta la percezione dell’essere di fronte a un’emergenza. In realtà ad oggi gli studenti considerati stranieri sono appena l’11%; questo dato diventa ancora più significativo se si considera che in questa fetta sono compresi anche gli studenti nati e cresciuti in Italia, ma che grazie alle legge razziste  di questo paese (un* bambin* nat* sul suolo italiano deve aspettare il compimento dei 18 anni per richiedere la cittadinanza”) la maggior parte di loro compie tutto il percorso scolastico senza avere la cittadinanza italiana. Ciò dà la misura di quanto gli interventi di questo decreto siano non solo inutili e non rispondano alle necessità dell scuola, ma anche impossibili da applicare poichè nelle scuole dei quartieri popolari, dove le persone razzializzate costituiscono la maggior parte degli abitanti, sicuramente il tetto del 30% non potrà essere rispettato. La ghettizzazione dei quartieri e la segregazione scolastica sono problemi reali, ma che non possono certo essere risolti deportando bambin* in scuole che distano km dalla loro abitazione per rispettare i decreti legge. E’ innegabile che la scuola italiana stia attraversando una fase di transizione data dai cambiamenti sociali e demografici che si stanno verificando in buona parte dei paesi europei; è altrettanto innegabile però che le misure di questo decreto non saranno risolutive, ma anzi aumenteranno il divario fra gli studenti di origine italiana e quelli di altre provenienze. Questo decreto contiene misure studiate a tavolino per escludere sempre più gli studenti razzializzati e le loro famiglie dal sistema scolastico, ne è un esempio lampante il divieto del niqab a scuola, che altro effetto non avrà se non quello di rafforzare l’islamofobia di stato, che ancora una volta utilizza il corpo delle donne per attuare politiche razziste e xenophobe.  Ne parliamo con Docenti per Gaza e con un’insegnante di italiano L2.
October 6, 2026
Radio Blackout - Info
Contro il nuovo Decreto Scuola
Con l’ultimo decreto l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un ulteriore, inquietante passo. E’ evidente che le misure del nuovo Decreto Scuola varato dal governo Meloni non abbiano alcuna intenzione di risolvere i problemi veri della scuola, ma hanno piuttosto le scopo di individuare un nuovo nemico pubblico: gli studenti “stranieri” e le loro famiglie.  Questo governo sin dai primi giorni ha intrapreso una ampia azione politica volta alla criminalizzazione dei giovani: partendo dal decreto antirave, passando dal decreto Caivano e dal ddl Antimaranza fino ad arrivare a quest’ultimo decreto sulla scuola. Il modus operandi è quasi sempre lo stesso: sfruttare casi di cronaca particolarmente efferati per introdurre nuove misure repressive. L’intento non è solo quello di criminalizzare i giovani (soprattutto se razzializzati o abitanti delle periferie), ma anche di consolidare l’idea di un nemico pubblico interno per distrarre l’opinione pubblica da sanità al collasso, crisi economica sempre più feroce e il dirottamento dei fondi pubblici verso il riarmo. Un altro obiettivo è sicuramente quello di strizzare l’occhiolino a una certa destra populista e esplicitamente razzista, utilizzando termini che ben solleticano le coscienze italiche: “burqa”, “sostituzione etnica”, “bambini italiani che diventano la minoranza”. Il fatto che sia stato utilizzato lo strumento legislativo del decreto legge e non quello di un ordinario disegno di legge, aumenta la percezione dell’essere di fronte a un’emergenza. In realtà ad oggi gli studenti considerati stranieri sono appena l’11%; questo dato diventa ancora più significativo se si considera che in questa fetta sono compresi anche gli studenti nati e cresciuti in Italia, ma che grazie alle legge razziste  di questo paese (un* bambin* nat* sul suolo italiano deve aspettare il compimento dei 18 anni per richiedere la cittadinanza”) la maggior parte di loro compie tutto il percorso scolastico senza avere la cittadinanza italiana. Ciò dà la misura di quanto gli interventi di questo decreto siano non solo inutili e non rispondano alle necessità dell scuola, ma anche impossibili da applicare poichè nelle scuole dei quartieri popolari, dove le persone razzializzate costituiscono la maggior parte degli abitanti, sicuramente il tetto del 30% non potrà essere rispettato. La ghettizzazione dei quartieri e la segregazione scolastica sono problemi reali, ma che non possono certo essere risolti deportando bambin* in scuole che distano km dalla loro abitazione per rispettare i decreti legge. E’ innegabile che la scuola italiana stia attraversando una fase di transizione data dai cambiamenti sociali e demografici che si stanno verificando in buona parte dei paesi europei; è altrettanto innegabile però che le misure di questo decreto non saranno risolutive, ma anzi aumenteranno il divario fra gli studenti di origine italiana e quelli di altre provenienze. Questo decreto contiene misure studiate a tavolino per escludere sempre più gli studenti razzializzati e le loro famiglie dal sistema scolastico, ne è un esempio lampante il divieto del niqab a scuola, che altro effetto non avrà se non quello di rafforzare l’islamofobia di stato, che ancora una volta utilizza il corpo delle donne per attuare politiche razziste e xenophobe.  Ne parliamo con Docenti per Gaza e con un’insegnante di italiano L2.
Contro il nuovo Decreto Scuola
Con l’ultimo decreto l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un ulteriore, inquietante passo. E’ evidente che le misure del nuovo Decreto Scuola varato dal governo Meloni non abbiano alcuna intenzione di risolvere i problemi veri della scuola, ma hanno piuttosto le scopo di individuare un nuovo nemico pubblico: gli studenti “stranieri” e le loro famiglie.  Questo governo sin dai primi giorni ha intrapreso una ampia azione politica volta alla criminalizzazione dei giovani: partendo dal decreto antirave, passando dal decreto Caivano e dal ddl Antimaranza fino ad arrivare a quest’ultimo decreto sulla scuola. Il modus operandi è quasi sempre lo stesso: sfruttare casi di cronaca particolarmente efferati per introdurre nuove misure repressive. L’intento non è solo quello di criminalizzare i giovani (soprattutto se razzializzati o abitanti delle periferie), ma anche di consolidare l’idea di un nemico pubblico interno per distrarre l’opinione pubblica da sanità al collasso, crisi economica sempre più feroce e il dirottamento dei fondi pubblici verso il riarmo. Un altro obiettivo è sicuramente quello di strizzare l’occhiolino a una certa destra populista e esplicitamente razzista, utilizzando termini che ben solleticano le coscienze italiche: “burqa”, “sostituzione etnica”, “bambini italiani che diventano la minoranza”. Il fatto che sia stato utilizzato lo strumento legislativo del decreto legge e non quello di un ordinario disegno di legge, aumenta la percezione dell’essere di fronte a un’emergenza. In realtà ad oggi gli studenti considerati stranieri sono appena l’11%; questo dato diventa ancora più significativo se si considera che in questa fetta sono compresi anche gli studenti nati e cresciuti in Italia, ma che grazie alle legge razziste  di questo paese (un* bambin* nat* sul suolo italiano deve aspettare il compimento dei 18 anni per richiedere la cittadinanza”) la maggior parte di loro compie tutto il percorso scolastico senza avere la cittadinanza italiana. Ciò dà la misura di quanto gli interventi di questo decreto siano non solo inutili e non rispondano alle necessità dell scuola, ma anche impossibili da applicare poichè nelle scuole dei quartieri popolari, dove le persone razzializzate costituiscono la maggior parte degli abitanti, sicuramente il tetto del 30% non potrà essere rispettato. La ghettizzazione dei quartieri e la segregazione scolastica sono problemi reali, ma che non possono certo essere risolti deportando bambin* in scuole che distano km dalla loro abitazione per rispettare i decreti legge. E’ innegabile che la scuola italiana stia attraversando una fase di transizione data dai cambiamenti sociali e demografici che si stanno verificando in buona parte dei paesi europei; è altrettanto innegabile però che le misure di questo decreto non saranno risolutive, ma anzi aumenteranno il divario fra gli studenti di origine italiana e quelli di altre provenienze. Questo decreto contiene misure studiate a tavolino per escludere sempre più gli studenti razzializzati e le loro famiglie dal sistema scolastico, ne è un esempio lampante il divieto del niqab a scuola, che altro effetto non avrà se non quello di rafforzare l’islamofobia di stato, che ancora una volta utilizza il corpo delle donne per attuare politiche razziste e xenophobe.  Ne parliamo con Docenti per Gaza e con un’insegnante di italiano L2.
October 6, 2026
Radio Blackout
Decreto scuola: un passato coloniale con cui fare i conti
Il 22 settembre negli studi Rai, alla presenza accondiscendente di Bruno Vespa, la premier Meloni presenta il decreto del tetto al 30% nelle aule di studenti stranieri che non parlano italiano, citando persino il Presidente Mattarella che, da ministro della … Leggi tutto L'articolo Decreto scuola: un passato coloniale con cui fare i conti sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.