SEMPRE PIU’ URGENTI GLI OSSERVATORI NEI PORTI
COMUNICATO STAMPA
Negli ultimi giorni si sono registrati positivi elementi di un cambiamento di
approccio delle autorità riguardo al transito di materiale d’armamento, il cui
controllo è stabilito dalla Legge 185 del 1990. Il transito, in effetti, è
regolato insieme all’esportazione e all’importazione di armamenti, ma dal 1990
ad oggi – come di recente ha rivelato la giornalista d’inchiesta Linda Maggiori,
vedi il suo La flotta del genocidio, Altreconomia 2026 – non vi è mai stata
alcuna richiesta di autorizzazione a transitare sul nostro territorio per
spedizioni di armi provenienti da e dirette a paesi terzi.
Questa completa disapplicazione della legge nel controllo del transito ha di
conseguenza favorito il passaggio attraverso il territorio italiano di
spedizioni di armi che contravvenivano ai criteri di concessione delle
autorizzazioni.
Sono state innumerevoli le denunce di questo mancato controllo, a partire da
quelle clamorose di cui sono da anni protagonisti i portuali di Genova, il cui
esempio è stato seguito poi da altri lavoratori nei porti e negli aeroporti
italiani. Per anni navi stracariche di armi e munizioni pesanti hanno toccato i
porti italiani per andare ad alimentare la guerra delle petro-monarchie arabe
contro la popolazione civile dello Yemen. Dopo il 7 Ottobre 2023 abbiamo
assistito al sempre più intenso passaggio dall’Italia di massicce catene
logistiche che hanno consentito a Israele di cominciare e continuare una guerra
di eliminazione fisica degli abitanti palestinesi di Gaza e poi della
Cisgiordania. Dallo scorso 26 febbraio, infine, con l’attacco all’Iran in
violazione di tutti i trattati e le norme di diritto internazionale, il transito
per portare armi e munizioni a Israele si è intensificato ancor più.
Le positive novità si devono all’azione dell’Agenzia delle Dogane e della
Guardia di Finanza.
Nel porto di Ancona il 4 marzo scorso è stato sequestrato un carico di 314.000
munizioni da caccia e milioni di detonatori, probabilmente prodotti da Banchieri
& Pellagri (gruppo CSG). Erano a bordo di un tir che stava per imbarcarsi su un
traghetto di linea diretto in Grecia. Destinazione finale Cipro, però il carico
era stato dichiarato semplicemente packaging e il tragitto concordato con le
autorità prevedeva l’uscita dal valico del Tarvisio e il percorso stradale lungo
i Balcani. L’autista è stato denunciato per detenzione e trasporto abusivo di
munizionamento e materiale esplodente, oltre che per uso di atto falso.
Al sequestro nel porto di Ancona Il TGR Marche ha dedicato un servizio
televisivo.
Nel porto di Genova l’11 marzo scorso è stato sequestrato un carico di oltre 50
tonnellate di equipaggiamento tattico e di armamento, per un valore stimato di
circa 6 milioni di euro. Si tratta di un migliaio di giubbotti antiproiettile,
700 elmetti e uniformi da combattimento, fabbricati in gran parte da KMU Ltd. di
Kanpur, Uttar Pradesh, India, e diretti negli Emirati Arabi Uniti.
Nel porto di Gioia Tauro, il 18 marzo alcuni container in transito sono stati
sottoposti a ispezione su richiesta della deputata Anna Laura Orrico (M5S) e del
sindacato USB. Grazie al brillante lavoro di ricerca e analisi condotto dalla
campagna internazionale ‘No Harbor for Genocide’ e da BDS italia ‘Campagna
Embargo Militare’, si è potuto accertare che si trattava di una spedizione parte
di una grossa commessa di componenti in acciaio balistico prodotti da R L Steels
& Energy Ltd con sede ad Aurangabad, Maharashtra, India, destinati a una
fabbrica israeliana di armi di IMI Systems, del gruppo Elbit Systems. Il colosso
dello shipping MSC ha curato la catena logistica dal porto di Mumbai al
Mediterraneo, con circumnavigazione dell’Africa. Il governo spagnolo ha negato
l’attracco alle navi MSC con questi carichi, ma otto container sono arrivati a
Gioia Tauro – che è essenzialmente un porto di transhipment – in attesa di
essere reimbarcati su altre navi MSC dirette a Haifa/Ashdod.
Interpretiamo questi per ora isolati interventi delle autorità come la presa di
coscienza che il nostro paese sta per essere coinvolto in una guerra
generalizzata e su più fronti, tenendo conto dell’impegno dell’Italia anche nel
sostegno all’Ucraina invasa quattro anni fa.
Richiamiamo l’attenzione delle autorità e del governo sulla palese e continua
violazione di leggi nazionali e trattati internazionali, violazioni che
comportano di fatto e per il diritto internazionale la complicità con gli abusi
e le atrocità commesse con l’uso del materiale militare transitato e non fermato
attraverso i porti e gli aeroporti italiani.
Ripetiamo l’appello ai sindaci delle città portuali interessate dai transiti
perché si facciano promotori di “osservatori civici” sulle merci che passano
sulle banchine, aprendo così tavoli di confronto tra lavoratori, organizzazioni
sindacali, associazioni della società civile e autorità portuali su un tema così
delicato e gravido di conseguenze quale è il commercio internazionale di armi,
rispondendo responsabilmente alle richieste sempre più allarmate rivolte ai
rappresentanti eletti e al governo affinché il nostro paese non sia coinvolto in
sanguinosi e disumani conflitti armati.
Per contatti e informazioni:
* Gianni Alioti, 348 9026909
* Carlo Tombola, 349 6751366