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Gli alberi “in scatola”, mal riuscita propaganda con soldi pubblici
Mentre le nostre città annegano nella cementificazione e subiscono gli effetti sempre più devastanti della crisi climatica, la giunta comunale di Trieste regala ai cittadini un’ennesima dimostrazione di come la destra intenda il verde urbano. Un contentino scenografico e costoso. La recente e grottesca comparsa dei cosiddetti “alberi in scatola” è infatti un altro fallimento dell’attuale giunta. Un progetto assurdo, venduto dall’amministrazione come un’efficace soluzione contro le isole di calore. La realtà, purtroppo, è assai diversa: cinquantamila euro di soldi pubblici spesi per un arredo precario, trasformatosi in poche settimane in una triste presa in giro. Alberi striminziti, molti dei quali rinsecchiti, soffocati in contenitori inadeguati sotto il sole cocente hanno svelato la fragilità di un progetto tirato su in fretta e furia solo a scopo di propaganda. Questa non è politica ambientale. Invece di pianificare una reale rigenerazione urbana, basata sulla decementificazione / deasfaltizzazione e sullo sviluppo di nuove aree verdi, capaci di produrre ombra e restituire respiro ai quartieri, soprattutto a quelli popolari, e alle piazze soffocate da temperature costantemente sopra la media, la giunta sceglie di seguire la strada della più inutile propaganda.  Non si capisce come, se le risorse per i servizi sociali, la casa, la sanità e i trasporti scarseggiano, si trovano con facilità decine di migliaia di euro per assurdi cassettoni di legno. Trieste merita una visione ecologica seria, democratica e duratura basata su un complessivo progetto di rigenerazione urbana, non un assurdo progetto di mal riuscito ambientalismo di facciata pagato dai cittadini. Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
September 5, 2026
Pressenza
Bosco urbano di comunità
IL CASO DEL BOSCO OSPIZIO DI REGGIO EMILIA NELLE ULTIME DUE SETTIMANE HA FINALMENTE ATTIRATO MOLTE ATTENZIONI, ANCHE FUORI DALLA CITTÀ (QUI L’OTTIMO ARTICOLO, MOLTO LETTO, DI MARCO DERIU: CHI DECIDE COS’È UN BOSCO?, PUBBLICATO IL 20 AGOSTO). IN QUESTI GIORNI L’ASSEMBLEA BOSCO OSPIZIO HA PRESENTATO IL PROGETTO DEL BOSCO URBANO COMUNITARIO AL POSTO DELL’ENNESIMO SUPERMERCATO. CI SONO PEZZI DI CITTÀ IN MOVIMENTO DA CUI IMPARARE MOLTE COSE IN QUESTI TEMPI DI CRISI CLIMATICA E DISSESTO IDROGEOLOGICO Foto Bosco Ospizio -------------------------------------------------------------------------------- La nostra proposta alternativa per salvare interamente il Bosco Ospizio e renderlo fruibile alla cittadinanza è rimasta fino ad ora circostanziata ai soli ambienti istituzionali, presentata da una nostra delegazione prima all’Amministrazione Comunale, poi a Conad Centro Nord. In questo momento di stallo, in cui il soggetto attuatore sostiene di stare valutando quanto da noi illustrato in quell’ultimo incontro, decidiamo di condividere questa proposta, per trasparenza, con la città. La nostra è una idea progettuale, non un progetto fatto e finito: questo perché, coerentemente con il nostro percorso assembleare, non stiamo imponendo delle scelte immodificabili, ma crediamo che la partecipazione degli abitanti dovrebbe iniziare ben prima della progettazione definitiva. La nostra proposta vede l’area trasformata in un Bosco Urbano di Comunità, valorizzata attraverso Nature Based Solutions (NBS) – un approccio che riconosca nei processi naturali una vera e propria infrastruttura per la rigenerazione del territorio – e capace di assolvere a quattro funzioni principali: 1. Natura, con la conservazione della vegetazione spontanea, biodiversità, suolo e servizi ecosistemici; 2. Fruizione, con percorsi pedonali, luoghi di sosta, accessibilità e sicurezza; 3. Educazione, con attività per scuole, bambini, cittadini e associazioni; 4. Comunità, con la partecipazione degli abitanti a iniziative di cura e conoscenza del bosco. Questa proposta progettuale si snoda lungo quattro fasi principali: una prima fase di conoscenza approfondita dello stato attuale del Bosco Ospizio, in cui sarà indispensabile uno studio ecologico, paesaggistico e di fruibilità affidato a professionisti qualificati. Una seconda fase di articolazione in ambiti del Bosco, che rispecchi le quattro funzioni principali. Una terza fase di fruizione da parte della comunità, in cui non tutte le aree saranno accessibili allo stesso modo. Infine, un’ulteriore fase di studio e ricerca orientata a considerare il Bosco come una vera infrastruttura verde di cui studiare in maniera approfondita i servizi ecosistemici forniti. La gestione del nuovo Bosco Urbano di Comunità dovrebbe essere in carico a un Comitato per il Bosco Ospizio, che proponiamo composto almeno dal Comune di Reggio Emilia, dalla proprietà dell’area, dall’Università di Modena e Reggio Emilia, da associazioni ambientaliste del territorio, da rappresentati del quartiere e da uno o più tecnici forestali. Sulla proprietà dell’area sono state illustrate più opzioni. La più immediata è che Conad Centro Nord resti il proprietario e avalli il progetto come un investimento in responsabilità ambientale e sociale: un’occasione unica di rendere finalmente concreti i numerosi proclami green e di sostenibilità presenti nei bilanci di impatto sociale della cooperativa. Non ci dimentichiamo, ovviamente, di quei servizi al quartiere spesso utilizzati come argomento a favore della controparte. Fin dal gennaio 2025 proponiamo alternative reali di collocazione della Casa della Comunità in edifici dell’area San Lazzaro già di proprietà di AUSL, con la quale cerchiamo da tempo una interlocuzione e che sollecitiamo ad ascoltare le istanze dei medici di medicina generale. In tali stabili troverebbe facilmente posto anche la biblioteca, in un ipotetico ponte tra il quartiere e il nuovo campus universitario. La proposta così strutturata responsabilizza tutti i soggetti coinvolti: l’Amministrazione Comunale, che si farebbe supporto e garante delle istanze dei cittadini; Conad Centro Nord, che metterebbe realmente in essere buone pratiche di sostenibilità territoriale; i cittadini, che diventerebbero a tutti gli effetti parte attiva della gestione e della manutenzione di un’area restituita alla città. [Assemblea Bosco Ospizio] -------------------------------------------------------------------------------- Un’iniziativa pubblica di presentazione, con maggiori dettagli della proposta, è in programma per venerdì 4 settembre ore 20 presso il Presidio Permanente in zona Campo di Marte II a Reggio Emilia. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Bosco urbano di comunità proviene da Comune-info.
September 3, 2026
Comune-info
Il miracolo della moltiplicazione degli alberi della Castelletti
Qualche giorno fa, su queste pagine, ci siamo occupati della “riforestazione urbana” a Brescia. Lo abbiamo fatto partendo da una considerazione molto semplice: piantare alberi è necessario, ma non basta contarli per stabilire se una politica del verde stia davvero funzionando. Occorre sapere quanti sopravvivono, quanto crescono, quali alberi preesistenti […] L'articolo Il miracolo della moltiplicazione degli alberi della Castelletti su Contropiano.
August 25, 2026
Contropiano
Sentire il bosco, diventare comunità
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Bosco Ospizio -------------------------------------------------------------------------------- «A mio parere, avere cura dei beni materiali come un bosco, impegnandosi in azioni che in qualche modo riportano alla collettività ciò che le è stato sottratto, sia fondamentale […] Un bene comune è anche ritrovare il senso di comunità, l’impegno per un fine comune» (Mancuso & Mori, 2026, p. 23) Il gruppo di persone che si è raccolto intorno al Bosco Ospizio di Reggio Emilia ha riconosciuto l’importanza del bosco come bene comune e il valore che le piante rivestono per una città e per le persone che la abitano. Il bosco è diventato così qualcosa di più di uno spazio verde: un luogo di relazione, memoria, incontro e appartenenza. Riconoscere e vedere le piante, oggi, è un vero e proprio atto educativo, perché significa imparare a includerle nel nostro campo percettivo e nella nostra quotidianità, non più come semplice sfondo delle nostre vite (Mancuso, Viola, 2015, Calvo, 2022) o come elementi del paesaggio che possono essere spostati, aggiunti o rimossi a piacimento, ma come esseri viventi con cui condividiamo gli spazi e dai quali dipendiamo. È proprio questa tendenza a non vedere e a non considerare pienamente le piante che Wandersee e Schussler (2001) hanno definito plant blindness. Tuttavia, questa invisibilità non può essere ricondotta soltanto a un limite percettivo: affonda le proprie radici anche in una lunga storia culturale e filosofica che ha progressivamente collocato le piante ai margini della nostra attenzione e della nostra considerazione, privilegiandone spesso una lettura funzionale e utilitaristica (Hall, 2011; Gagliano, 2013). Anche la difficoltà nel riconoscere nelle piante forme di sensibilità, percezione e agency contribuisce a mantenere questa distanza culturale. In questa prospettiva, Parsley (2021) propone il concetto di Plant Awareness Disparity, spostando l’attenzione dall’idea di una “cecità” generalizzata verso le piante alla tendenza, culturalmente costruita, a prestare loro meno attenzione e a escluderle dal nostro panorama percettivo e dalla nostra esperienza quotidiana. Il rischio è che le piante vengano utilizzate soltanto come elementi decorativi, seguendo la moda o la tendenza del momento, senza riconoscerne pienamente il valore ecologico, culturale, sociale e affettivo. Piantare o difendere un bosco non significa necessariamente prendersene cura. Mettere una pianta in città non significa automaticamente riconoscerne il valore e la presenza come essere vivente. La vera cura nasce dalla capacità di vederla, conoscerla, comprenderne i bisogni e riconoscerla come parte integrante dell’ecosistema urbano. In questo senso, l’esperienza della difesa del Bosco Ospizio ha contribuito a diffondere un messaggio fondamentale: educare alle piante significa anche educare alla consapevolezza della loro presenza e della loro necessità. Significa comprendere quanto siano fondamentali per la vita umana e non umana, soprattutto nelle città contemporanee, sempre più esposte a fenomeni di calore estremo e alla perdita di biodiversità. Conoscere un bosco significa allora conoscere le specie che lo abitano, non soltanto quelle vegetali, ma l’intera comunità di esseri viventi che lo compone. Un bosco è un vero e proprio condominio multispecie, uno spazio condiviso nel quale numerose forme di vita coesistono, si influenzano e dipendono le une dalle altre. Abbatterlo significa interrompere una rete di relazioni che non è immediatamente visibile, ma che sostiene la vita del luogo. Forse è necessario tornare a sentirci parte della natura, abbandonando l’idea di esserne separati. Un ritorno alla madre-natura (Öcalan, 2020) che non implica un ritorno al passato, ma il recupero di una relazione di appartenenza e interdipendenza. Guardare un bosco in questa prospettiva significa allora riconoscere che non siamo semplicemente davanti alla natura, ma dentro una comunità di viventi. Il Bosco Ospizio, inoltre, sta diventato nel tempo un luogo di memoria. Intorno ai suoi alberi le persone si sono incontrate, hanno discusso, condiviso emozioni, costruito relazioni e dato vita a una comunità. Il valore del bosco, quindi, non è soltanto quello delle sue piante: è anche la memoria umana e non umana che si sta sedimentando intorno ad esse. L’incontro tra persone e piante ha reso quelle piante più visibili. E, rendendole visibili, ha ampliato la Plant Awareness (Pany et al., 2022) della comunità. Forse è proprio questo il valore più profondo di questa esperienza: aver mostrato che un bosco può diventare un bene comune non soltanto quando viene riconosciuto come patrimonio naturale, ma quando le persone imparano a vederlo, conoscerlo, ascoltarlo e sentirlo come parte viva della città. Per questo il Bosco Ospizio non è soltanto uno spazio da conservare. È una memoria vivente da custodire, un luogo nel quale, nel corso del tempo, specie umane e non umane hanno costruito una storia comune. Lasciarlo vivere significa permettere a questa storia di continuare, mostrando la bellezza di un incontro tra specie che, insieme, hanno dato forma a un luogo, a una comunità e a una memoria. -------------------------------------------------------------------------------- Rosa Buonanno è biologa e PhD in Reggio Childhood Studies. Per dieci anni ha lavorato presso la scuola dell’infanzia e primaria presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzi e ha svolto attività di formazione sul Reggio Emilia Approach per Reggio Children, in Italia e all’estero. Ha conseguito i master in Futuro Vegetale e Management della Transizione Ecologica e ha collaborato con la Fondazione Futuro delle Città di Firenze, sotto la direzione scientifica di Stefano Mancuso. Ha fatto parte del gruppo di ricerca BEAT – Biodiversity Education and Awareness Team e possiede l’abilitazione nazionale alla raccolta professionale di piante officinali spontanee. La sua attività di ricerca e formazione si concentra oggi sulla plant awareness, sul rapporto tra esseri umani e regno vegetale e sul ruolo educativo delle piante nella costruzione di una cultura ecologica. Collabora con enti pubblici e privati attraverso attività di ricerca, formazione e consulenza. È autrice di pubblicazioni scientifiche e del volume Bloom Lab – Fiorire nelle diversità. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Sentire il bosco, diventare comunità proviene da Comune-info.
August 21, 2026
Comune-info
Monterotondo: gli alberi di Piazza della Libertà tra promesse di trapianto e la realtà degli atti
Mentre in molti si godono le vacanze estive e le festività di Ferragosto, a Monterotondo la mobilitazione per la salvaguardia del patrimonio verde di Piazza della Libertà non si ferma. Negli ultimi giorni, l’attenzione del Comitato costituito per difenderlo si è concentrata sulle palesi contraddizioni tra le rassicurazioni fornite dall’amministrazione comunale durante l’assemblea pubblica dello scorso 21 luglio e la realtà documentale emersa dagli atti di progetto. Sebbene in quella sede sia stato sostenuto che le alberature non saranno abbattute ma trapiantate, negli elaborati di progetto definitivo (Relazione Agronomica GE.040) non esiste alcun progetto di trapianto, né una relazione tecnica dedicata a un piano di manutenzione; il progetto prevede unicamente la rimozione integrale degli alberi e la loro sostituzione con 31 nuove essenze a sviluppo ridotto. A smontare ulteriormente la narrazione ufficiale contribuisce il fronte tecnico e scientifico. Il Comitato ha commissionato all’agronomo Dott. Emanuele Bracci una nuova perizia fitosanitaria sulle alberature di Piazza della Libertà (relazione n. 29-26 del 10/08/2026) che ne certifica lo stato di salubrità e la presenza di esemplari di grande pregio ecologico e paesaggistico (come, peraltro, già emerso nella precedente relazione del 2023). Ma a non tornare sono anche i dati economici delle operazioni propagandate adesso dall’amministrazione con l’intento di contenere la reazione della cittadinanza rispetto all’abbattimento delle alberature previsto dal progetto. L’unica voce di spesa inserita nel quadro economico (la lavorazione “a corpo” NP021) del progetto all’esame della Conferenza dei Servizi ammonta, infatti, a 60.399,86 euro: una cifra del tutto insufficiente a coprire i costi complessi di espianto, trasporto internazionale e cure colturali triennali per 22 piante mature, i cui oneri reali — alla luce dei parametri di mercato per interventi analoghi — arriverebbero ad un importo superiore a 1,4 milioni di euro. La voce di costo NP021 (€ 60.399,86) risulta del tutto insufficiente e priva di rispondenza all’intervento di trapianto professionale. Di fronte a queste criticità, il prof. Carlo Boldrighini, presidente di Italia Nostra-Sezione Aniene e Gianluca Pirozzi, presidente dell’Associazione Centro Storico in Movimento, hanno trasmesso una memoria tecnica contenente una lista di ben 12 richieste puntuali al referente della Conferenza dei Servizi[1], richiamando gli obblighi di trasparenza e di certezza degli elementi relativi ai costi sui quali è chiamata a determinare la CdS attualmente in corso. Riportiamo, al riguardo, la conclusione del documento presentato: “[…] La conservazione in loco è, secondo l’unica perizia estimativa agli atti, l’opzione economicamente più vantaggiosa: costo di gestione straordinaria € 23.783,33, convenienza netta di gestione su vent’anni € 81.555,14, a fronte di un valore attuale del patrimonio arboreo di € 102.244,26 destinato a più che raddoppiare. Ne consegue che l’affermazione della conservazione integrale delle alberature, allo stato degli atti, non è verificabile, non è finanziata e non è progettata. Essa non può pertanto essere assunta a presupposto di alcuna determinazione conclusiva della Conferenza dei Servizi, né essere rappresentata alla cittadinanza quale impegno dell’Amministrazione.” [1] La Conferenza dei Servizi è uno strumento di semplificazione amministrativa previsto dalla Legge 241/1990. Permette un esame contestuale e simultaneo dei vari interessi pubblici e pareri di più enti o uffici diversi, evitando che il cittadino o un’impresa debbano richiederli uno alla volta con tempi molto lunghi.       Redazione Roma
August 14, 2026
Pressenza
La foresta delle promesse a Brescia
Di fronte ad estati sempre più calde e a città nelle quali cemento e asfalto amplificano gli effetti dell’aumento delle temperature, una espressione magica sembra essere entrata stabilmente nel vocabolario delle amministrazioni pubbliche: “riforestazione urbana”. Piantare alberi, creare nuove aree verdi, restituire permeabilità ai suoli sono diventati obiettivi ricorrenti nei […] L'articolo La foresta delle promesse a Brescia su Contropiano.
August 14, 2026
Contropiano
Firenze. Là dove c’era l’erba ora c’è… la junta di centrosinistra
Quella nella foto è una parte di Piazza Leopodo, a Firenze. Qui c’era un’ampia area verde. Poi la Coop, che ne è proprietaria, ha deciso di “riqualificare” (ah…le parole!) il posto ed ecco il risultato: una massiccia colata di cemento. L’hanno chiamata “ri-pavimemtazione”, ma non hanno ri-pavimentato proprio nulla perché […] L'articolo Firenze. Là dove c’era l’erba ora c’è… la junta di centrosinistra su Contropiano.
June 28, 2026
Contropiano
Metro C e il “miracolo” degli alberi: perché i conti non tornano
via Barletta da google maps Screenshot 2026-04-22 Ancora a proposito di “alberi e Metro C” con un commento della risposta dell’Assessora Alfonsi alle associazioni * riguardo le “compensazioni arboree” per le alberature che si dovranno eliminare di Paola Loche L’analisi della nota di risposta dell’Assessora Alfonsi (*) alle associazioni territoriali, tra cui Tutti per Roma. Roma per tutti, offre lo spunto per alcune riflessioni necessarie sulla gestione delle mitigazioni e compensazioni ambientali che verranno adottate. Sebbene i numeri vengano spesso utilizzati per narrare una realtà ideale, nel caso della Metro C la “matematica del verde” rischia di rivelarsi un’illusione. Sostituire 33 alberi maturi con 259 nuovi esemplari potrebbe sembrare una vittoria ambientalista, ma la scienza insegna che la natura non segue l’aritmetica elementare. Accettare questa sostituzione, insieme a 142 trapianti dall’esito incerto, significa contrarre un debito ecologico destinato a durare almeno vent’anni: il tempo minimo necessario affinché le nuove piante raggiungano una maturità funzionale tale da mitigare il calore e purificare l’aria. L’attuale strategia poggia su un presupposto fragile: l’idea che la quantità possa supplire alla qualità. In ecologia urbana, il valore di un albero non si misura in unità, ma attraverso la sua biomassa e la superficie fogliare. Un esemplare secolare è un ecosistema complesso e operativo; un giovane alberello è solo una promessa biologica. Scientificamente, per pareggiare la resa ecologica attuale, servirebbe una superficie utile alla forestazione urbana molto vasta. La disparità è evidente nei dati: * Filtrazione delle polveri (PM10): L’efficacia dipende dalla chioma. Un albero maturo può avere una superficie fogliare fino a 200 volte superiore a quella di un giovane impianto. Teoricamente, servirebbero oltre 6.000 alberelli per filtrare la stessa quantità quotidiana di polveri e inquinanti, invece dei 259 previsti, i quali rappresentano meno del 4% della capacità filtrante perduta. In pratica, il 96% del lavoro di pulizia dell’aria viene semplicemente cancellato per i prossimi due decenni * Stoccaggio di CO2: Un grande esemplare sano sequestra annualmente una quantità di carbonio 15-20 volte superiore rispetto a una pianta giovane o appena trapiantata, il cui metabolismo è rallentato dallo stress adattativo. Maggiore è la densità del legno e maggiore è la capacità di stoccaggio del carbonio.  Occorrono 150-300 alberelli per eguagliare la biomassa di un solo grande esemplare sano. I 259 “nuovi arrivati” — alti 4 metri e con un diametro di 35 cm (presumibilmente riferiti alla circonferenza e non al diametro, vista la metratura) — sono ancora esemplari in fase di sviluppo. Per decenni, la loro capacità di depurazione e di raffrescamento dell’asfalto sarà marginale, lasciando i residenti esposti a più afa e più smog. Sorge, comunque, spontanea una domanda: perché scegliere esemplari di tali dimensioni, notoriamente più difficili da far attecchire rispetto a piante più piccole? La scelta è puramente funzionale all’estetica. Si insegue il cosiddetto “pronto effetto”, sacrificando la resilienza della pianta sull’altare della gratificazione visiva immediata. Il risultato sono alberi più fragili che richiedono cure costanti, costose e spesso insufficienti. Un altro punto critico riguarda la localizzazione degli interventi.  Spesso le compensazioni avvengono lontano dal sito del taglio. Se questo può (forse) bilanciare il computo globale della CO2, fallisce totalmente nel proteggere il microclima e la salute di chi vive nel quartiere colpito. Le ‘Tiny Forest’ proposte si configurano come interventi puntiformi e frammentati, del tutto insufficienti a ripristinare la continuità delle infrastrutture verdi lineari e dei corridoi d’ombra precedentemente esistenti. Infine, incombe l’incognita della sopravvivenza. Senza un piano di soccorso idrico blindato per almeno i primi cinque anni, quei 259 alberi rischiano di trasformarsi rapidamente in “monumenti secchi” sotto il sole delle estati romane. Il progetto parla di “messe a dimora”, ma resta il dubbio su chi garantirà l’irrigazione una volta spenti i riflettori del cantiere. Infine c’è il capitolo dei 142 trapianti. Per mitigare l’impatto visivo degli abbattimenti, si è scelto di ricorrere al trapianto di molti esemplari adulti: una pratica complessa e dai costi elevatissimi che però nasconde insidie biologiche profonde. Durante il trasloco, l’albero perde gran parte del suo apparato radicale sottile — i ‘capillari’ necessari per l’assorbimento idrico — entrando in una sorta di terapia intensiva biologica che può durare anni. Il rischio concreto è la mortalità differita: la pianta non muore subito, ma subisce un declino lento e inesorabile. È un paradosso ecologico: l’albero scompare dalle statistiche dei tagli immediati, ma rischia di spegnersi poco dopo, lasciando comunque un vuoto nel paesaggio e nel bilancio ambientale della città. Pur riconoscendo il valore strategico della Metro C, il piano di gestione del verde non può essere definito un successo. Si tratta di una sostituzione asimmetrica che scambia benefici certi e immediati con promesse future ad alto rischio di fallimento agronomico, lasciando alla città un debito ecologico che nessuna statistica potrà, per ora, colmare. Paola Loche > Vai a Regolamento del Verde Pubblico e privato e del Paesaggio Urbano 22 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com note (*) vedi Vedi Tutti per Roma La risposta dell’assessore Alfonsi sugli alberi e il cantiere della metro C 16 Aprile 2026 vedi anche Metro e alberi (le risposte dell’Assessora Alfonsi) 17 aprile 2026 di Anna Maria Bianchi
April 22, 2026
carteinregola
La newsletter di Carteinregola del 20 aprile 2026
Vicenda 15.000€ di sanzioni a Carteinregola, se ne è parlato nel Consiglio del II Municipio (e sulla stampa) Leggi vai a 15.000 euro di sanzioni a Carteinregola per affissioni abusive di manifesti di cui ignorava l’esistenza (con tutti i documenti) ­ Centro Archeologico Monumentale: lo stato dell’arte raccontato in Commissione Giubileo di Paolo Gelsomini Leggi  scultura albero andrea Roggi Humanitas foto ambm 25 7 25 Il “Regolamento del Verde” resta sulla carta: tra motoseghe e potature fuori tempo di Paola Loche Leggi   ­ I rischi dell’espianto degli alberi per i lavori della metro C di Paola Loche Leggi   Metro C e alberi (le risposte dell’Assessora Alfonsi) di Anna Maria Bianchi Leggi Foto AMBM Il condono edilizio a Roma, ovvero una storia infinita di Giancarlo Storto  Leggi -------------------------------------------------------------------------------- I cittadini vincono il ricorso al TAR contro il progetto di uso temporaneo per l’area di Parco Tripoli approvato da Roma Capitale – di Anna Maria Bianchi e Thaya Passarelli Leggi ­ Rilanciamo una richiesta della Comunità Territoriale di Rebibbia (con una premessa sulla nostra associazione) Leggi ­ Controriforma della Corte dei conti, un altro provvedimento da rivedere di Maria Teresa Pòlito, Presidente aggiunto onorario della Corte dei conti (intervento  tratto dal libro di Carteinregola “Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli”) Leggi ­ Ricordando Bernardo di Enzo Scandurra Leggi  In ricordo di Giorgio Boldini di Giorgio Osti Leggi  Avviso:  i webinar del dossier mobilità sono stati momentaneamente sospesi, riprenderanno con un nuovo format che stiamo elaborando. Intanto si può consultare il dossier Mobilità di Roma: Programmi, progetti, conflitti, domande, proposte”  SEGNALAZIONI Dal 23 al 26 aprile IV edizione della Festa della Resistenza: quattro giornate di cultura, dibattito, partecipazione collettiva, spettacolo e musica. Oltre 100 appuntamenti quasi totalmente a ingresso libero e gratuito fra lectio, presentazioni, teatro, proiezioni, musica, mostre e percorsi eleggendo a sede principale il rinnovato Mattatoio di Testaccio. Il palinsesto di eventi coinvolgerà anche luoghi della memoria e della storia, musei, biblioteche, cinema e teatri in tutta la città. vai al programma  venerdì 8 maggio alle ore 17:00 presso l’Auditorium della Basilica di Santa Croce al Flaminio (via G. Reni 2, Roma) la Consulta per la Tutela del Verde e del Decoro Urbano del Municipio II, in collaborazione con l’Associazione AMUSE presenta il libro “Cronache da un pianeta confuso”.Sarà presente l’autore, Francesco Ferrini, professore di Arboricoltura e Coltivazioni Arboree presso l’Università di Firenze ROMA CAPITALE RomaRivista il nuovo magazine culturale gratuito di Roma Capitale, disponibile presso librerie, musei e biblioteche della città. CONCRETAMENTE Le decisioni di Roma Capitale per la città Vai alla pagina – Metropolitano, il primo Urban Center di Roma e della Città Metropolitana, .Vai al sito Roma Urban Center  scarica il calendario delle attività   CARTEINREGOLA Tutte le nostre iniziative  – Iscriviti alla Newsletter Carteinregola ringrazia chi vorrà sostenere l’attività dell’associazione anche tramite un’erogazione liberale  vai alla pagina con le istruzioni ­ 20 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
April 20, 2026
carteinregola
I rischi dell’espianto degli alberi per i lavori della Metro C
scultura Humanitas di Andrea Roggi (foto ambm 25 7 25) di Paola Loche Roma è una città che vive su più livelli: quello millenario della storia archeologica e quello vitale del suo immenso patrimonio arboreo. Con l’avanzamento dei cantieri della Metro C, in particolare nelle aree centrali e storiche, il conflitto tra mobilità sostenibile e tutela del verde è tornato al centro del dibattito pubblico. Al centro della contesa c’è una pratica tanto necessaria quanto rischiosa: l’espianto e il successivo reimpianto di alberi maturi. Ma cosa accade davvero a un albero quando viene rimosso dal suo habitat per far posto a una stazione? Il primo errore, forse il più grave, è logistico e culturale: pensare che spostare un albero di 50 anni sia come traslocare un lampione o una panchina. Un esemplare maturo è un sistema complesso. Sotto terra, le sue radici non sono semplici ancoraggi, ma una rete neurale in simbiosi con il suolo, i funghi e i microrganismi locali. Estrarre un albero significa spezzare questo equilibrio vitale. Quando si procede all’espianto, i rischi principali sono: * Recisione delle radici: Per rendere l’albero trasportabile, viene recisa la maggior parte delle radici periferiche. Sono proprio queste, però, a nutrire la pianta. È come pretendere che un atleta corra una maratona dopo un intervento chirurgico alle gambe. * Shock da Trapianto: L’albero si ritrova improvvisamente in un mondo nuovo. Diversa esposizione solare, diverso drenaggio, diverso terreno. Questo “stress da trasloco” può paralizzare le funzioni vitali della pianta. * Crollo delle Difese: Un albero stressato è un albero indifeso. Funghi e parassiti, che in condizioni normali verrebbero respinti, trovano una porta aperta per sferrare l’attacco fatale. Nonostante l’adozione di rigorosi protocolli agronomici nella gestione del verde di cantiere, le evidenze statistiche continuano a mostrare risultati poco incoraggianti. Il reimpianto spesso avviene in zone distanti da quelle originali, alterando il microclima dei quartieri che perdono il “polmone verde” originale. Inoltre, la sfida a Roma è doppia: il sottosuolo è un groviglio di reperti archeologici e sottoservizi. Trovare un sito di reimpianto che offra spazio sufficiente alle radici è spesso un’impresa impossibile, trasformando il trapianto in un abbattimento differito nel tempo. Spesso i comunicati stampa rassicurano parlando di “compensazione ambientale”: per ogni albero rimosso, ne piantiamo di nuovi. Matematicamente torna, ecologicamente no. Sostituire un albero maturo con dieci piccoli alberelli è come pretendere che dieci neonati compiano lo stesso lavoro di un adulto esperto. Il servizio ecosistemico (ombra, abbattimento della CO2, assorbimento degli inquinanti, mitigazione termica) offerto da una chioma matura è incommensurabile rispetto a esemplari giovani che impiegheranno decenni per diventare efficaci. È possibile costruire una metropolitana senza condannare a morte il verde cittadino? La soluzione risiede in tre pilastri fondamentali: 1. Pianificazione Predittiva: Coinvolgere gli esperti botanici sin dalla fase di progettazione del tracciato per evitare lo spostamento di esemplari maturi e paesaggisticamente importanti. 2. Tecniche Avanzate: L’uso di tecnologie come l’escavazione pneumatica per preservare il più possibile l’apparato radicale. 3. Monitoraggio Post-Trapianto: Un albero spostato ha bisogno di cure intensive (irrigazione costante, concimazione specifica) per almeno 3-5 anni. Senza questo “reparto di terapia intensiva”, il reimpianto è destinato a fallire La Metro C è un’opera indispensabile per ridurre il traffico e l’inquinamento a lungo termine. Tuttavia, la sfida per Roma è dimostrare che il progresso infrastrutturale non debba necessariamente avvenire a scapito della sua memoria vegetale. Un albero che muore a causa di una gestione approssimativa non è solo un danno estetico, ma una mutilazione dei servizi ecosistemici della città. Tale perdita risulta insostenibile a fronte della crescente vulnerabilità climatica e ambientale del tessuto urbano. Paola Loche vedi anche Metro e alberi (le risposte dell’Assessora Alfonsi) di Anna Maria Bianchi Per osservazioni e precisazioni scrivere a : laboratoriocarteinregola@gmail.com 18 aprile 2026
April 18, 2026
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