Coltivare la terra è un atto di paceDAL 29 AL 31 AGOSTO CASTIGLIONE D’OTRANTO OSPITA LA QUINDICESIMA EDIZIONE DELLA
NOTTE VERDE: INCONTRI, LABORATORI, ARTE E MUSICA PER METTERE IN RELAZIONE
GIUSTIZIA AMBIENTALE, DIRITTI DEL LAVORO, GUERRA E MODELLI ECONOMICI ESTRATTIVI.
L’EDIZIONE È DEDICATA A SACKO BAKARI, LAVORATORE AGRICOLO UCCISO A TARANTO
La terra non è soltanto il suolo che coltiviamo. È il luogo nel quale diventano
visibili le disuguaglianze, lo sfruttamento del lavoro, la crisi climatica,
l’appropriazione delle risorse e le conseguenze delle guerre. Ma è anche lo
spazio concreto dal quale possono nascere relazioni diverse, economie fondate
sulla cura e comunità capaci di sottrarsi alla violenza. Da questa
consapevolezza prende forma la quindicesima edizione della Notte Verde di
Castiglione d’Otranto, in programma da sabato 29 a lunedì 31 agosto. La
manifestazione, promossa da Casa delle Agriculture, attraverserà il paese con
incontri pubblici, laboratori, mostre, percorsi formativi, spettacoli, libri e
concerti. Al centro del programma ci sono la pace e la giustizia sociale,
ecologica e climatica, considerate non come questioni separate, ma come
dimensioni inseparabili della stessa crisi.
«Abitare la terra con coscienza non è un atto neutrale: è una scelta politica e
partigiana», spiegano le persone che animano Casa delle Agriculture. In un tempo
segnato dalle guerre, dalla distruzione di Gaza, dal collasso climatico e dallo
sfruttamento sistematico di corpi e risorse, il silenzio non può essere
considerato una posizione neutrale. «La terra è il principale luogo in cui
queste contraddizioni diventano visibili, ma è anche lo spazio da cui costruire
un’alternativa: opporre la cura alla violenza, la comunità al razzismo, la vita
alla guerra. Coltivare la terra è un atto di pace, difenderla è un atto di
libertà».
L’edizione del 2026 è dedicata a Sacko Bakari, bracciante agricolo ucciso a
Taranto, vittima del razzismo e di una condizione di marginalità che continua a
caratterizzare la vita di molte persone impiegate nell’agricoltura. Ricordarlo
significa ricondurre il discorso sulla sostenibilità alla sua dimensione
sociale: non può esserci agricoltura ecologica se il lavoro resta privo di
diritti, né tutela della terra quando chi la coltiva è esposto allo
sfruttamento, alla precarietà e alla violenza. Per Casa delle Agriculture,
dedicare la Notte Verde a Sacko Bakari significa rivendicare dignità e libertà
per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori della terra, ma anche ribadire la
natura antifascista, pacifista e antirazzista del proprio impegno agroecologico
e culturale.
La terra come terreno di conflitto
La prima giornata comincerà alle 7 del mattino con The Spine, laboratorio
partecipativo dell’artista cileno-belga Isabel Burr Raty. Le persone coinvolte
scaveranno collettivamente nella terra un canale sensoriale, esplorando il
rapporto tra corpo, memoria e territorio. Alle 9.30, nella Fucina delle Culture
del Parco Renata Fonte, inizierà la seconda edizione del Corso di alta
formazione in Giornalismo di pace, intitolata “Non c’è futuro senza giustizia
ambientale”. Il corso è organizzato dal Gruppo Umana Solidarietà in
collaborazione con Casa delle Agriculture, la Scuola di Giurisprudenza
dell’Università di Camerino e il Centro interdisciplinare Scienze per la Pace
dell’Università di Pisa. La prima sessione, con Serena Fasiello, Federico
Oliveri e Giuseppe Putignano, affronterà il tema dell’ambiente come terreno di
conflitto. Nel pomeriggio Tiziana Colluto, Antonio Ciniero e Angelo Cleopazzo
discuteranno invece dell’agricoltura come questione politica. Un passaggio
importante, perché la produzione del cibo viene ancora troppo spesso descritta
come un’attività esclusivamente tecnica, separata dalle forme di proprietà, dai
rapporti di lavoro, dalle politiche pubbliche e dalla distribuzione del potere.
Nel pomeriggio il paese diventerà uno spazio diffuso di confronto e
apprendimento. In via Pisanelli torneranno i Parlamenti rurali, realizzati
insieme alla Scuola di reportage narrativo “Alessandro Leogrande”. La prima
assemblea sarà costruita intorno a una domanda essenziale: “Di chi è la terra?”.
Con Marianna Lentini, Valeria Cagnazzo e Celeste Luciano si parlerà di accesso
alla terra, proprietà, recinzioni, abbandono, usi collettivi e conflitti. Il
confronto metterà in relazione quanto accade nel territorio pugliese con le
lotte palestinesi, mostrando come il controllo della terra non sia mai una
questione astratta: stabilisce chi può abitare un luogo, coltivarlo,
attraversarlo e costruirvi il proprio futuro.
La Scuola di Agriculture proporrà, nello stesso pomeriggio, un laboratorio sui
bisogni educativi emergenti e sull’educazione in natura, condotto da Ezio Del
Gottardo, docente di Pedagogia generale e sociale dell’Università del Salento.
Sabrina Puzzovio guiderà invece un incontro sulla fermentazione degli alimenti,
intesa non soltanto come tecnica di conservazione, ma anche come pratica
ecologica e strumento di contrasto allo spreco.
Bambine e bambini raccontano Gaza
Una parte importante della Notte Verde è dedicata alle bambine e ai bambini.
Presso l’ex scuola elementare si svolgerà il laboratorio di ecoprinting “Io sono
foglia, noi siamo pace”, seguito dallo spettacolo di burattini “L’orco poeta e
le galline presuntuose” e dalla “Parata dei buoni frutti”. La parata raggiungerà
Piazza della Libertà per inaugurare HeArt FOR GAZA, una mostra composta da
sessanta disegni realizzati da bambine e bambini palestinesi nella Tenda degli
Artisti di Deir-Al-Balah. Le opere, nate grazie all’impegno di Mohammed Timraz e
Féile Butler, non presentano l’infanzia palestinese come una categoria astratta
o come una semplice vittima da osservare a distanza. Consentono invece ai
bambini di raccontare direttamente, attraverso il disegno, ciò che vivono,
ricordano, temono e desiderano. Alla mostra è collegata anche una raccolta di
fondi.
Al Giardino della Pace Attiva, alle 19, l’artista palestinese Lina Issa
presenterà “3 Canzoni da ricordare: un albero, un frutto, un seme”, una
performance di narrazione, danza e musica realizzata con Massimiliano De
Salvatore. Il lavoro attraversa la perdita della terra, la memoria familiare e
la trasmissione dell’eredità palestinese come forma di resistenza alla
cancellazione.
Il legame tra guerra e distruzione della vita sarà presente anche
nell’installazione tessile “5,7 chilometri di grida nel silenzio”, realizzata da
Cristina Pedrocco ed Elena Gradara. Un nastro lungo cinque chilometri e
settecento metri, cucito da centinaia di mani, prova a restituire una presenza e
una voce alle migliaia di bambini palestinesi uccisi a Gaza.
Nel centro storico saranno inoltre esposte le opere dell’artista punk e
antifascista russo Nikolai Oleynikov, compreso un nuovo stendardo dedicato a
Hussam Abu Safiya, medico palestinese detenuto nelle carceri israeliane.
Disarmare il capitalismo, liberare la terra
La sera del 29 agosto il cortile di Palazzo Mellacqua ospiterà la presentazione
del libro “Perché fermare i nuovi Ogm?”, con l’autore Francesco Paniè ed
Eleonora Migno di Cospe. L’incontro entrerà nel conflitto politico che
accompagna le nuove tecniche genomiche, spesso presentate come soluzione
inevitabile ai problemi dell’agricoltura senza interrogare adeguatamente la
concentrazione economica, i brevetti, la dipendenza degli agricoltori e il
controllo delle sementi.
Alle 21, in Piazza della Libertà, il sociologo Antonio Ciniero ricorderà Sacko
Bakari e introdurrà una riflessione sul lavoro agricolo, il razzismo e i
processi di marginalizzazione.
A seguire, il direttore di Altreconomia Duccio Facchini e la giornalista Marzia
Baldari dialogheranno sul tema “Disarmare il capitalismo, liberare la terra”. Al
centro dell’incontro ci saranno le connessioni fra sfruttamento dei territori,
modelli economici estrattivi e pratiche di resistenza, con particolare
attenzione a quanto accade tra Albania e Salento.
La giornata terminerà con il concerto del Claudio Prima Zakor Quintet, un
percorso musicale tra le due sponde dell’Adriatico, le influenze balcaniche,
l’improvvisazione e le sonorità orientali.
Pensare la pace nella fatica del presente
Domenica 30 agosto proseguiranno il corso di Giornalismo di pace, il laboratorio
The Spine, la Scuola di Agriculture e i Parlamenti rurali. La domanda della
seconda assemblea sarà “Chi nutre la terra?”: un interrogativo che capovolge
l’idea della terra come semplice risorsa a disposizione degli esseri umani e
invita a riconoscere i rapporti di reciprocità dai quali dipende la vita.
Tra gli incontri della giornata ci saranno i laboratori sull’educazione in
natura e sulla produzione naturale del formaggio, le attività sui diritti umani
rivolte ai più piccoli e lo spettacolo “Le buone stelle”, con Michela Marrazzi e
Giorgio Distante.
In serata Paolo Bosca e Rosita Ronzini presenteranno il libro “Fare Utopia”. Il
critico e filosofo Marco Gatto terrà poi una lezione sul passaggio dalla
questione meridionale a un “meridionalismo inquieto”, mettendo in relazione il
pensiero di Antonio Gramsci e il lavoro di Alessandro Leogrande.
Il dialogo “La fatica della pace” riunirà il filosofo Federico Oliveri, la
vicedirettrice del manifesto Chiara Cruciati e Tuzlanska Amica, associazione
bosniaca nata durante le guerre jugoslave. Il titolo evita ogni retorica
consolatoria: costruire la pace non significa invocare genericamente l’assenza
di conflitto, ma affrontare le ingiustizie, riconoscere le responsabilità e
ricostruire relazioni sociali distrutte dalla violenza. Il concerto “Sita” di
Alessia Tondo concluderà il secondo preludio.
Il cibo è politica
Lunedì 31 agosto la grande festa finale comincerà alle 20,15 in Piazza della
Libertà. Il giornalista e scrittore Christian Elia terrà un intervento
intitolato “Guerra alla terra. L’ecocidio a Gaza e la guerra come crimine contro
ogni forma di vita”. La guerra sarà osservata anche nelle sue conseguenze
ambientali: distruzione dei suoli e delle risorse idriche, contaminazione,
abbattimento degli alberi, cancellazione delle colture e impossibilità per le
comunità di continuare ad abitare i propri territori.
Seguirà un collegamento con Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni
Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal
1967, per un intervento dedicato alla Palestina e alla negazione dei diritti.
Alle 22, la presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini e la giornalista Sara
Manisera dialogheranno intorno a un’affermazione che attraversa l’intera
manifestazione: “Il cibo è politica, la terra è futuro”. Il confronto prenderà
le mosse dall’eredità di Carlo Petrini per discutere il rapporto fra produzione
alimentare, comunità, biodiversità, potere economico e trasformazione sociale.
Il concerto “Reduci” di Stefano “Cisco” Bellotti con la Grande Famiglia chiuderà
i tre giorni.
Accanto agli incontri, Castiglione d’Otranto ospiterà mostre e installazioni
diffuse. Oltre ai lavori dedicati a Gaza, il Giardino della Pace Attiva
accoglierà “Hydrocene. Fiumi selvaggi d’Europa”, esposizione dedicata alla
biodiversità fluviale dei Balcani e alle mobilitazioni nate per difenderla. Al
Mulino di Comunità sarà visitabile la mostra fotografica e artzine “Produzione
propria: storie sull’uscio di casa”, curata da Francesca Casaluci e Clara
Zanoni.
La Notte Verde si propone come una festa ecologica a ridotto impatto ambientale,
inclusiva e accessibile. Tutti gli incontri e i laboratori sono gratuiti. Non si
tratta di un dettaglio organizzativo, ma di una scelta coerente con l’idea che
il sapere necessario a comprendere e trasformare il presente non debba essere
riservato a pochi.
La manifestazione è curata da Casa delle Agriculture con il patrocinio del
Comune di Andrano e la collaborazione di numerose organizzazioni sociali,
culturali e ambientaliste. Il progetto grafico della quindicesima edizione è
firmato da Mauro Bubbico.
Perché, mentre la terra viene ridotta a merce, frontiera da occupare o risorsa
da consumare, tornare a coltivarla insieme può diventare un modo per ricostruire
libertà. E per ricordare che non esiste giustizia ambientale senza giustizia
sociale, né pace senza il diritto di ogni comunità ad abitare la propria terra.
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