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Il più grande furto nucleare della storia. Fallito
LE ULTIME CONTRADDIZIONI EMERSE NELLE RICOSTRUZIONI DIFFUSE DAL PENTAGONO MOSTRANO CHE SIAMO PROBABILMENTE DI FRONTE A QUALCOSA SENZA PRECEDENTI: UN TENTATIVO STATUNITENSE DI COMPIERE IL PIÙ GRANDE FURTO NUCLEARE DELLA STORIA, ORGANIZZATO USANDO COME COPERTURA IL SALVATAGGIO DI UN PILOTA, E FALLITO IN MODO CATASTROFICO SU UNA PISTA ABBANDONATA CON MORTI NON DICHIARATI E NOMI DI SOLDATI CHE IL PENTAGONO SI RIFIUTA DI RICONOSCERE O SMENTIRE Foto di Vishu Joo su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Proviamo a raccontare questa storia dall’inizio, seguendo non le dichiarazioni ufficiali ma la geografia. Perché la geografia non mente. Un F-15E statunitense viene abbattuto sopra l’Iran. I due membri dell’equipaggio si eiettano nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, nel sud-ovest del paese. Fin qui tutto chiaro. Poi succede qualcosa che non torna. I C-130 Usa – aerei da trasporto pesante, non da combattimento, non da salvataggio – vengono trovati distrutti su una pista abbandonata alle porte di Isfahan. Nel centro-nord dell’Iran. A oltre duecento chilometri dal punto in cui il pilota era nascosto. Duecento chilometri nella direzione sbagliata, verso l’interno del paese nemico, non verso il Golfo e la salvezza. A 35 chilometri da quella pista c’è il sito nucleare di Isfahan, dove sono stoccati circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento materiale sufficiente, ulteriormente raffinato, per una dozzina di bombe atomiche. Non è un’ipotesi. Lo ha confermato il direttore generale dell’AIEA. Lo ha confermato il Direttore dell’Intelligence nazionale americana, che il 19 marzo ha dichiarato al Congresso di avere “alta fiducia” nella localizzazione esatta delle riserve iraniane. Washington sapeva dove fosse l’uranio. A 35 chilometri dalla pista dove sono stati trovati i C-130. I C-130 sono aerei cargo. Trasportano carichi pesanti. L’uranio iraniano è stoccato in contenitori di piombo da 10-20 chilogrammi ciascuno: compatti, trasportabili, caricabili su un C-130. Gli esperti che hanno analizzato un’ipotetica operazione di estrazione hanno scritto che richiederebbe esattamente questo: piste di atterraggio costruite vicino ai siti, aerei cargo pesanti, centinaia di forze speciali a fare da perimetro di sicurezza. Le immagini satellitari Airbus, citate dalla CNN, mostrano 28 crateri di 9 metri ciascuno lungo le strade della provincia di Isfahan. Non vicino al pilota. Vicino ai C-130. Vicino al sito nucleare. Erano lì per bloccare l’accesso iraniano a qualcosa che stava succedendo in quella zona. Ma cosa? Trump aveva detto pubblicamente, settimane prima, di voler “esfiltrare” l’uranio iraniano. I generali gli avevano detto che era impossibile. Li aveva licenziati. La tv iraniana ha mostrato oggi pomeriggio militari dei Pasdaran che ispezionano i rottami dei C-130 e trovano documenti. Tra questi, la carta d’identità di una certa Amanda M. Ryder, Maggiore dell’US Air Force, con un permesso di soggiorno israeliano visto turistico B2, scaduto il 20 marzo 2026. Un ufficiale statunitense con un visto turistico israeliano, sul sito di un C-130 distrutto a 35 chilometri dal sito nucleare di Isfahan. Il Pentagono, interrogato su questo, non ha risposto. Non ha risposto nemmeno sull’identità del pilota “salvato”, che non è mai apparso in pubblico, non ha un nome ufficiale, non ha una fotografia. Poi c’è il dettaglio più brutale di tutti: all’interno dei rottami del C-130 si vedono resti umani carbonizzati. Un’autodistruzione controllata – la procedura che il Pentagono dice di aver eseguito – prevede che il personale evacui prima di far saltare il mezzo. Se c’è un corpo dentro, significa che qualcuno non è uscito. Significa che Trump ha mentito quando ha detto “nessun americano ferito o ucciso”. Il ministero degli Esteri iraniano, con la cautela diplomatica di chi ha ancora negoziati aperti, ha detto che l’operazione “potrebbe essere stata” una copertura per rubare l’uranio. Non lo ha urlato. Lo ha sussurrato. Ed è precisamente questo sussurro calibrato – non un’accusa urlata ma una domanda posta con le prove in mano – che dovrebbe far riflettere. Il portavoce Baghaei ha posto una domanda semplice e ancora senza risposta: se il pilota era nel sud-ovest, perché le vostre forze speciali, i vostri elicotteri, i vostri aerei da trasporto erano a Isfahan? L’Iran chiama questo evento la “seconda Tabas” riferimento al disastro del 1980, quando Carter tentò di liberare gli ostaggi in Iran e finì con elicotteri bruciati nel deserto e otto soldati morti. Allora come oggi: aerei statunitensi distrutti in territorio iraniano, morti non contati, narrativa ufficiale in pezzi. La differenza è che nel 1980 nessuno stava cercando di portare via materiale nucleare. Se tutto questo è vero – e le contraddizioni geografiche, logistiche e umane sono difficili da spiegare altrimenti – siamo di fronte a qualcosa senza precedenti: un tentativo statunitense di compiere il più grande furto nucleare della storia, organizzato usando come copertura il salvataggio di un pilota, e fallito in modo catastrofico su una pista abbandonata a Isfahan, con morti non dichiarati e un nome su un documento – Amanda M. Ryder – che il Pentagono si rifiuta di riconoscere o smentire. Le domande sono sul tavolo. Le risposte, per ora, sono nei rottami bruciati di due C-130 in un deserto iraniano. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI MASSIMO DE ANGELIS: > L’incertezza al comando -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il più grande furto nucleare della storia. Fallito proviene da Comune-info.
April 6, 2026
Comune-info
Armi nucleari e la distruzione dello spirito umano
Intervento presentato nell’ambito della tavola rotonda di Pressenza intitolata «Armi nucleari, minacce esistenziali e giornalismo: uno sguardo al futuro» durante il 3° Festival della Comunicazione della Juntanza de Nuestra América CIESPAL, a Quito, in Ecuador, venerdì 20 marzo 2026. Le armi nucleari hanno già distrutto la società che avrebbero dovuto proteggere. Anche senza che una sola bomba sia esplosa, la loro mera esistenza ha corrotto il tessuto morale, etico e umano della nostra civiltà. Generano una forma di violenza istituzionale così profonda, una disumanizzazione così totale, che la società destinata a essere protetta da esse sta crollando dall’interno, disintegrandosi davanti ai nostri occhi. Tendiamo a ragionare in termini materiali. Ci rassicuriamo: nessuna bomba nucleare cadrà su New York, Città del Messico, Parigi, Berlino, Calcutta o Pechino. Ma ciò che non vediamo è il livello di distruzione psicologica e spirituale che queste armi hanno già provocato: una paura diffusa e una violenza ambientale che superano ciò che gli esseri umani possono sopportare per crescere, per svilupparsi e rimanere pienamente umani. Questa è la vera crisi dell’era nucleare. Consideriamo gli Stati Uniti, l’unico paese che ha usato queste armi, e che continua a essere il più potente del mondo, eppure una nazione in uno stato di paura permanente, che opera in modalità di sopravvivenza. Spende più in sicurezza e in spese militari che il resto del mondo messo insieme, non per forza, ma per gestire una paura irrazionale: la paura dell’altro, degli immigrati, dell’opposizione politica, del cambiamento stesso. Le armi nucleari non hanno creato sicurezza, hanno creato una civiltà ostaggio del proprio arsenale. Queste armi hanno anche provocato un effetto più sottile e forse più dannoso: hanno distorto la nostra bussola interiore. Hanno eroso la nostra capacità di distinguere tra gli stati interiori di declino e compulsione, il crepuscolare, il moribondo, e qualcosa di molto più significativo: la possibilità di crescita interiore, di profondità, di una vita orientata verso uno scopo piuttosto che verso la sopravvivenza. Quando l’annientamento è uno stato mentale permanente, diventa più difficile immaginare, e molto più difficile costruire, qualcosa per cui valga la pena vivere. Noi, come comunicatori, siamo anche noi parte del problema. Trasmettiamo la violenza come una sorta di radiazione, normalizzandola,  trasformandola in un elemento fisso della nostra coscienza quotidiana, fino a quando la lotta sembra quasi impossibile. Conflitto dopo conflitto, bomba dopo bomba, genocidio dopo genocidio, lo spirito umano viene spazzato via da un nemico invisibile. Anche quando i droni fanno gran parte della strage e non viene fatta esplodere nessuna arma nucleare, la distruzione spirituale è la stessa. Siamo sorpresi dal crollo dell’ordine internazionale, ma perché dovremmo esserlo? Le stesse strutture che hanno prodotto quest’arma demoniaca, trasformando l’equilibrio di potere in un meccanismo di distruzione di massa, ora si aggrappano disperatamente al controllo a qualsiasi costo. Abbiamo normalizzato l’assurdo e ora ne subiamo le conseguenze. Siamo nella fase finale di questo processo. E anche se non venisse utilizzata alcuna arma nucleare in Iran, in Ucraina o in qualsiasi altro luogo, la loro esistenza è in definitiva insostenibile. La prossima civiltà non avrà altra scelta che andare oltre, non come atto di idealismo, ma per necessità, reindirizzando l’energia e le risorse spese negli arsenali nucleari verso le priorità che rendono davvero possibile la vita umana e che valgono la pena di essere vissute. Lavorare per l’eliminazione delle armi nucleari significa lavorare per l’umanizzazione del mondo. Video completo della presentazione: https://youtu.be/epcjQedyAok?si=1co-TMhE6KLBroov   Foto dell’evento https://photos.app.goo.gl/AfiH18Wdx1uaQBfv5 Il Festival de la Juntanza si è affermato come forum regionale dedicato alla riflessione e allo scambio su temi quali la comunità, le basi sociali e la comunicazione alternativa, intesa come pratica politica, culturale e sociale al servizio del pieno diritto alla comunicazione. David Andersson
March 25, 2026
Pressenza
UE potenza atomica? Il ritorno al nucleare tra menzogna green e volontà di potenza
La Von der Leyen prende una posizione netta durante il vertice sul nucleare convocato a Parigi da Macron il 10 marzo scorso: “credo che sia stato un errore strategico da parte dell’Europa voltare le spalle a una fonte di energia affidabile, economica e a basse emissioni”. Il nucleare è strategico […] L'articolo UE potenza atomica? Il ritorno al nucleare tra menzogna green e volontà di potenza su Contropiano.
March 18, 2026
Contropiano
Europa a un bivio decisivo
Oggi l’Europa si trova davanti a una scelta decisiva. Gli Stati Uniti vogliono coinvolgere gli “alleati” nella guerra sciagurata contro l’Iran. Una guerra che molti analisti giudicano insensata: senza obiettivi chiari, senza una strategia e probabilmente già persa in partenza. Un conflitto che, oltre a far scorrere un fiume di sangue in Medio Oriente, colpisce la stessa Europa. Una guerra che distrugge intenzionalmente ogni principio del diritto internazionale, spingendo il mondo verso il caos. L’Europa deve scegliere: appoggiare questa guerra — aprendo la strada a un conflitto mondiale — o prendere una posizione netta contro questo attacco e distanziarsi dagli Stati Uniti e da Israele. I Paesi europei dovrebbero seguire l’esempio del premier spagnolo Pedro Sánchez: uscire dal ruolo di subordinazione politica e scegliere finalmente una politica estera autonoma, orientata al bene delle proprie popolazioni. In questa scelta si gioca non solo il futuro dell’Europa, ma anche quello del pianeta. Nel 2022 molti hanno giustamente criticato l’invasione russa dell’Ucraina. Non hanno però visto un’altra faccia della realtà storica: quella guerra era stata preparata da anni da una crescente tensione geopolitica alimentata soprattutto dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. Ma oggi è impossibile non vedere con chiarezza che ci troviamo di fronte a un attacco guidato solo dalla logica del dominio e della supremazia. Con l’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa si trovò davanti a una scelta: mediare o sostenere l’escalation. Di fatto scelse la seconda strada. Lo stesso è avvenuto con la tragedia di Gaza, che diversi rapporti delle Nazioni Unite hanno definito un genocidio. Molti governi europei hanno appoggiato, direttamente o indirettamente, l’azione di Israele. È molto difficile che oggi i governi riescano a liberarsi dalla sudditanza verso gli Stati Uniti e dall’influenza enorme dell’industria delle armi. Non solo per mancanza di statura morale e di visione del futuro, ma anche perché i nostri politici sono spesso corrotti o ricattati, subendo pressioni politiche ed economiche enormi. Hanno chiaramente paura e mancano del coraggio per fare le scelte che sanno essere giuste. Per questo la voce della gente, la nostra voce, è decisiva. Non c’è dubbio che, se si tenesse oggi un referendum in Europa, la grande maggioranza delle persone voterebbe per non appoggiare nessuna guerra e per prendere le distanze da una politica internazionale folle e dominata dalla logica della violenza e della brutalità. Nel 2007 noi umanisti avevamo visto chiaramente la situazione in cui il mondo sarebbe arrivato. Nella dichiarazione Europa per la Pace scrivevamo: “L’Europa non deve appoggiare alcuna politica che trascini il pianeta verso la catastrofe: qui è in gioco la vita di milioni di persone, è in gioco il futuro stesso dell’umanità. Le armi nucleari vanno smantellate oggi, prima di usarle; dopo sarebbe troppo tardi. Che i politici siano all’altezza della situazione o si facciano da parte!” Oggi quella scelta torna davanti a noi con tutta la sua urgenza. Una scelta che riguarda tutti noi: sfuggire alla logica della polarizzazione e condannare la violenza e la disumanità da qualsiasi parte provengano. Europa per la Pace   Gerardo Femina
March 17, 2026
Pressenza
L’incubo delle armi nucleari nella guerra in corso in Medio Oriente
Ci sono troppi “dettagli” che non quadrano nelle ripetute, ossessive e inaccettabili dichiarazioni dei governi occidentali sul fatto che l’Iran “non deve avere la bomba atomica” e che Israele ha quindi diritto “di bombardarlo per difendersi”. Queste posizioni evitano accuratamente di soffermarsi su un convitato di pietra che è invece l’architrave […] L'articolo L’incubo delle armi nucleari nella guerra in corso in Medio Oriente su Contropiano.
March 17, 2026
Contropiano
La riflessione sulla guerra e la lettura psicoanalitica di Franco Fornari
Una atroce perversione che spinge ad armarsi, reclutare e sacrificare i nostri ragazzi e uccidere i figli degli altri. La riflessione sulla guerra come fenomeno umano attraversa la storia del pensiero politico, ma acquista una particolare profondità nella lettura psicoanalitica proposta da Franco Fornari. Nella sua opera Psicoanalisi della guerra (Feltrinelli), Fornari interpreta la guerra non semplicemente come espressione di odio o aggressività, bensì come una forma di “pazzia d’amore”: un’istituzione sociale ritualizzata attraverso la quale le comunità umane tentano di elaborare e contenere le proprie angosce più profonde. La guerra, in questa prospettiva, diventa un dispositivo simbolico collettivo che consente di trasformare il “terrificante interno” – l’angoscia depressiva, il senso di colpa, la paura della perdita – in un conflitto esterno contro un nemico identificabile. Essa non elimina tali tensioni psichiche, ma le rende gestibili attraverso un linguaggio simbolico fatto di sacrificio, appartenenza e legittimazione morale della violenza. Questa interpretazione assume una nuova e inquietante attualità nel contesto contemporaneo, caratterizzato dalla crescente integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di sicurezza e nella gestione della deterrenza nucleare. Secondo alcune analisi geopolitiche, tra cui quelle di Lucio Caracciolo, l’uso dell’AI nei sistemi strategici rischia di trasformare la deterrenza in una forma di “gestione meccanica della paranoia”. In altre parole, ciò che per decenni è stato un equilibrio fragile fondato su decisioni umane, dubbi, paure e responsabilità morali potrebbe progressivamente essere affidato a sistemi algoritmici progettati per reagire con rapidità e precisione a segnali di minaccia. Il problema non risiede soltanto nell’eventualità tecnica di errori o malfunzionamenti, ma nella trasformazione più profonda della logica stessa della guerra e della deterrenza. Se la guerra, come sosteneva Fornari, ha storicamente funzionato anche come un rito attraverso cui le società umane elaborano le proprie tensioni psichiche, la sua progressiva automatizzazione rischia di eliminare proprio questa dimensione simbolica. L’intelligenza artificiale non prova paura, non conosce esitazione, non sperimenta il peso della responsabilità morale. Essa opera secondo logiche di calcolo, probabilità e ottimizzazione. Nel momento in cui sistemi di supporto decisionale sempre più sofisticati entrano nei circuiti strategici, il rischio è che la deliberazione politica e morale venga compressa in tempi sempre più brevi, mentre le decisioni operative tendono a essere subordinate alla velocità delle macchine. In tale scenario, la guerra perderebbe il suo carattere di tragica ma umana istituzione sociale per trasformarsi in un processo tecnico altamente automatizzato. Questa trasformazione genera un paradosso profondo. Nel corso della storia, la guerra è stata una pratica devastante, ma ha comunque mantenuto una dimensione antropologica che implicava responsabilità individuali, conflitti morali e possibilità di esitazione. Anche nei momenti più drammatici della deterrenza nucleare durante la Guerra Fredda, la decisione ultima rimaneva nelle mani di esseri umani consapevoli delle conseguenze potenzialmente catastrofiche delle proprie azioni. La presenza di dubbi, paure e conflitti interiori costituiva paradossalmente uno dei freni più importanti all’uso effettivo delle armi nucleari. L’introduzione dell’AI nei sistemi di comando e controllo rischia di erodere proprio questi freni antropologici. Una macchina non sperimenta l’angoscia della distruzione globale né il senso di colpa per la morte di milioni di persone; essa reagisce a parametri, modelli e segnali. In tal modo, ciò che era un equilibrio psicologico instabile potrebbe diventare un sistema automatico di escalation potenzialmente incontrollabile. Un ulteriore elemento critico riguarda la compressione del tempo decisionale. I sistemi di intelligenza artificiale sono progettati per elaborare grandi quantità di dati in tempi estremamente ridotti, permettendo ai decisori di reagire quasi istantaneamente a possibili minacce. Tuttavia, nel contesto nucleare, la velocità non è necessariamente un vantaggio. La stabilità strategica della deterrenza è stata storicamente legata anche alla lentezza deliberativa, che lasciava spazio alla verifica delle informazioni, alla comunicazione diplomatica e alla possibilità di correggere interpretazioni errate dei segnali militari. L’automatizzazione dei processi decisionali rischia di ridurre drasticamente questi margini di riflessione, trasformando la deterrenza in una dinamica sempre più rapida e rigida, in cui l’errore o l’interpretazione sbagliata di un segnale potrebbero generare escalation irreversibili. In questo contesto, anche il significato politico e morale della pace subisce una trasformazione radicale. L’idea tradizionale di “pace giusta”, ottenuta attraverso la vittoria militare e la sconfitta del nemico, appare sempre meno compatibile con un mondo caratterizzato dalla presenza di arsenali nucleari e dall’emergere di sistemi di guerra automatizzati. Una vittoria militare totale tra potenze nucleari equivarrebbe, nella maggior parte degli scenari plausibili, a una distruzione reciproca su scala globale. La logica della “pace giusta” rischia quindi di trasformarsi in quello che potrebbe essere definito un trionfo della morte. In alternativa, diventa necessario pensare a una “pace possibile”, imperfetta e spesso scomoda, basata su compromessi, equilibri instabili e forme di cooperazione minima tra potenze rivali. In questa prospettiva, la nonviolenza smette di essere soltanto un ideale etico o una posizione morale di carattere utopico. In un mondo in cui la combinazione tra armi nucleari e intelligenza artificiale può ridurre drasticamente il controllo umano sui processi di escalation, la nonviolenza assume un significato pragmatico e strategico. Essa diventa una condizione necessaria per la sopravvivenza collettiva, non tanto come rifiuto assoluto del conflitto, quanto come ricerca sistematica di strumenti politici e diplomatici capaci di prevenire la trasformazione dei conflitti in guerre distruttive. In questo senso, il rafforzamento del controllo umano nei sistemi decisionali, la trasparenza sugli strumenti tecnologici impiegati nella deterrenza e il rilancio di accordi internazionali di limitazione degli armamenti – come quelli sviluppati nel contesto del Trattato di non proliferazione nucleare – rappresentano elementi fondamentali di una strategia volta a preservare la possibilità stessa della pace. Riletta alla luce delle trasformazioni tecnologiche contemporanee, l’intuizione di Fornari rivela dunque una sorprendente attualità. Se la guerra è stata storicamente una forma tragica di elaborazione collettiva delle angosce umane, l’automatizzazione della violenza attraverso l’intelligenza artificiale rischia di privare l’umanità perfino di questa mediazione simbolica. Il pericolo non consiste soltanto nell’aumento della potenza distruttiva degli strumenti militari, ma nella progressiva separazione tra decisione e responsabilità, tra azione e coscienza. In un mondo in cui le macchine possono accelerare i processi di escalation oltre la capacità umana di comprenderli e controllarli, la costruzione di una “pace possibile” non rappresenta più un semplice progetto politico, ma una necessità storica. La sopravvivenza della specie potrebbe dipendere proprio dalla capacità di reintrodurre nella gestione dei conflitti quei limiti, quelle esitazioni e quelle responsabilità che l’automazione tende a cancellare.       Laura Tussi
March 14, 2026
Pressenza
Rischio nucleare in Medio Oriente
Il Medio Oriente, e il mondo, stanno attraversando momenti estremamente delicati e pericolosi a causa della guerra tra Iran e Hezbollah da una parte, e Stati Uniti e Israele dall’altra. Le guerre, per loro stessa natura, non conoscono limiti quando raggiungono un punto di non ritorno e quando il loro […] L'articolo Rischio nucleare in Medio Oriente  su Contropiano.
March 13, 2026
Contropiano
Alla “fine della storia”… aveva ragione la Corea del Nord
Sarà pure una simpatica coincidenza, quella dell’associazione tra Francis Fukuyama e una riflessione da lui pubblicata, di cui l’autore è invece Shahn Louis. Il primo è l’autore del discusso libro “La fine della storia e l’ultimo uomo”, il secondo è un analista di intelligence con esperienza presso il Dipartimento della Difesa […] L'articolo Alla “fine della storia”… aveva ragione la Corea del Nord su Contropiano.
March 11, 2026
Contropiano
Affaire Anthropic e Iran – Servizi Segreti in tempi di guerra – AI wearables@0
Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio; l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni all’esercito ucraino. A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra la popolazione detenuta. AI DI GUERRA Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari. Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI (ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi geopolitiche. L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori (formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI. L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal piano tattico al quello organizzativo. IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti sulla Luna. I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere contemporaneo: alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà operative) di estrometterla dai contratti governativi. DISINSTALLA ANTHROPIC… La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude. Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI). Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra contemporanee. META GLASSES E CIONDOLI MAGICI In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano colonizzare e riplasmare gli umani:
Affaire Anthropic e Iran – Servizi Segreti in tempi di guerra – AI wearables@1
Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio; l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni all’esercito ucraino. A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra la popolazione detenuta. AI DI GUERRA Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari. Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI (ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi geopolitiche. L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori (formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI. L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal piano tattico al quello organizzativo. IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti sulla Luna. I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere contemporaneo: alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà operative) di estrometterla dai contratti governativi. DISINSTALLA ANTHROPIC… La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude. Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI). Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra contemporanee. META GLASSES E CIONDOLI MAGICI In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano colonizzare e riplasmare gli umani: