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TURCHIA: ENNESIMO ATTACCO ALLA LIBERTÀ DI STAMPA. BLITZ DELLA POLIZIA E ARRESTI NELLA SEDE DI HALK TV
Nella notte tra martedì 13 e mercoledì 14 ottobre, a Istanbul, la polizia di Erdogan ha fatto irruzione nella sede di Halk tv, canale televisivo a diffusione nazionale vicino all’opposizione. Centinaia di agenti hanno fatto irruzione negli studi dell’emittente con un mandato di cattura per 17 persone, tra giornalisti, dirigenti e personale tecnico. Caporedattore e dirigenza del canale televisivo sono stati sostituiti con fiduciari governativi, la stessa pratica riservata spesso dal regime di Ankara anche ai sindaci delle città eletti con forze politiche di opposizione. Dietro l’ennesima operazione politica contro l’opposizione c’è un’inchiesta della Procura sulla figura di Cafer Mahiroglu, imprenditore turco del settore tessile residente in Inghilterra, che ha acquistato il canale nel 2019. Le accuse contestate dalla magistratura sono quelle di “corruzione”, “tangenti” e “vantaggi illeciti nelle gare d’appalto”. Mentre attacca la libertà di stampa e i partiti di opposizione, il governo turco sarebbe impegnato in un processo di pace e dialogo con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan che – in teoria – dovrebbe aprire la strada a una progressiva democratizzazione del paese. Questo secondo il movimento di liberazione curdo e Abdullah  Öcalan. Il regime di Ankara finora l’ha sempre definito come un processo per una “Turchia senza terrorismo”. Gli aggiornamenti su Radio Onda d’Urto con Murat Cinar, giornalista, nostro collaboratore e animatore del canale Telegram “Turchia e dintorni”.  Ascolta o scarica.
October 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Perù: Comunicatori alternativi: “Siamo tremendamente scomodi per il potere”
Uomini e donne della stampa, provenienti da Lima e dalle province del Perù, hanno denunciato atti di criminalizzazione subiti nell’esercizio del giornalismo. L’incontro si è svolto nell’ambito del Forum “Stampa concentrata e criminalizzazione della stampa alternativa”, tenutosi ieri lunedì 12, nell’ufficio del senatore Humberto Morales, del gruppo parlamentare Juntos por el Perú (JP). L’evento si è svolto nell’ufficio del senatore Humberto Morales, e ha visto la partecipazione delle senatrici Ruth Luque e Iber Maravi, oltre a Tania Pariona, ex parlamentare e segretaria esecutiva del Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH). I comunicatori alternativi erano invece rappresentati da Pavel Yabar (Yachay Wasy), Timoteo Cutipa, José Luis Manrique (Federazione della stampa delle province), Jorge Mendivil (Unancha Tv), Carlos Anaya (Combi Tv), Miguel Angel (Conexión Directa), Jesica Rosario (Cusco en portada.com), tra gli altri. “SIAMO TREMENDAMENTE SCOMODI PER IL POTERE” Jesica Rosario (della testata Cuscoenportada.com) ha dichiarato che “in pratica siamo sotto processo, dobbiamo difenderci assumendo avvocati, utilizzando le nostre risorse economiche, ed è quello che sta succedendo a tutti i media, Hildebrandt en sus trece, Yachay Wasy, e a molti dei presenti. Per questo, le chiedo, signor Senatore, che questo non sia solo un protocollo, ma che ci siano azioni concrete per creare una rete di accompagnamento. Siamo anche bersaglio degli hacker perché siamo tremendamente scomodi per il potere. Abbiamo bisogno anche di questo sostegno tecnologico per proteggerci e proteggere i nostri media indipendenti. Per proteggere questo baluardo del giornalismo”. “C’È UNA MANCANZA DI PROTEZIONE PER LA FUNZIONE DI INFORMARE” Da parte sua, il comunicatore Miguel Angel (di Conexión Directa) ha ringraziato per l’invito e ha sottolineato che “il popolo ha sempre voluto esprimere la propria opinione, ma ora dispone di canali che prima non esistevano. Un’altra cosa è essere consapevoli che viviamo in un’epoca dalle caratteristiche molto particolari. La stampa alternativa si trova in una situazione difficile, perché manca la protezione per la funzione di informare. La comunicazione è importante perché ora non solo si ha l’opportunità di esprimere la propria opinione, ma noi comunicatori alternativi raccogliamo il sentimento popolare. Questo è un patrimonio informativo che non deve essere sprecato”. Al termine dell’evento, il senatore Humberto Morales ha sottolineato la possibilità di un’iniziativa legislativa con la partecipazione dei comunicatori alternativi e ha dichiarato che “il nostro popolo ha bisogno di conoscere la verità, una verità che a volte viene mostrata solo in parte, o che viene costruita attraverso una narrazione che non corrisponde alla realtà, falsificando la verità. Uno degli obiettivi di avere giornalisti come voi è mettere in discussione tutto questo, informare sui fatti che attentano alla democrazia, non solo rivolgendosi a chi crea questa realtà, ma anche a chi ascolta e a chi agisce, perché questo ci conduce alla violenza”. Il Forum “Stampa concentrata e criminalizzazione della stampa alternativa” può essere visualizzato al seguente link: https://www.youtube.com/live/9X4QDpfEiao Redacción Perú
October 13, 2026
Pressenza
DDL Antisemitismo: grave attacco alla Fnsi
Il 9/09 in piazza con oltre 200 realtà che si oppongono all’antisemitismo, ai crimini del governo Netanyahu e alla norma-bavaglio La Rete #NOBAVAGLIO esprime solidarietà piena e determinata alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, destinataria di un attacco ingiusto e allarmante da parte del presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi. Le accuse rivolte alla FNSI – secondo cui la mobilitazione contro il ddl Antisemitismo “legittimerebbe la violenza contro gli ebrei” – sono affermazioni gravissime, prive di fondamento e pericolose per il dibattito democratico. Attribuire a chi difende la libertà di informazione una responsabilità indiretta rispetto ad atti di odio è una distorsione che non aiuta la lotta all’antisemitismo: la indebolisce, la confonde, la espone a strumentalizzazioni. Il 9 settembre, in piazza a Montecitorio, ci sarà una comunità larga, plurale e democratica: giornalisti, artisti, attivisti, ONG, studenti, giuristi, docenti, accademici, organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti e della libertà di stampa, sindacati, formazioni politiche, associazioni, movimenti per la Palestina e gruppi ebraici impegnati nella tutela della memoria ma anche nel contrasto di nuove violazioni dei diritti umani. Una piazza composta da realtà che da sempre praticano concretamente la lotta all’antisemitismo, al nazismo, al fascismo, al razzismo, all’intolleranza e a ogni forma di discriminazione. Una piazza che interpreta e mette in pratica i principi della Costituzione, difendendo la libertà di informazione come presidio essenziale contro ogni odio identitario. La Rete #NOBAVAGLIO, insieme alla FNSI e a oltre 200 organizzazioni, ha chiesto che l’Italia adotti la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo, elaborata da esperti internazionali, che distingue con chiarezza l’odio antiebraico dalla critica politica verso il governo di Israele. Una distinzione fondamentale: denunciare i crimini commessi dal governo Netanyahu, documentare violazioni dei diritti umani, raccontare il genocidio e il massacro di oltre trecento operatori dell’informazione non può e non deve essere considerato antisemitismo. Questa è informazione. Questa è libertà di stampa. Questa è democrazia. L’informazione deve restare libera e al servizio dei cittadini, affinché possano essere correttamente informati su ciò che accade nel mondo, senza censure né intimidazioni. Per questo la Rete #NOBAVAGLIO respinge con fermezza la narrazione che vorrebbe dipingere la mobilitazione del 9 settembre come un atto ostile verso gli ebrei. È l’esatto contrario: la libertà di critica e di informazione è una garanzia per tutte e tutti, minoranze comprese. La lotta all’antisemitismo ci riguarda. La difesa della libertà di stampa ci riguarda. Nessuna delle due può essere usata per indebolire l’altra. La Rete #NOBAVAGLIO sarà a fianco della FNSI, dei giornalisti, delle associazioni e delle realtà civiche e invita tutte le cittadine e i cittadini a partecipare per opporsi a questo ddl-bavaglio e a ogni tentativo di delegittimare chi difende i diritti fondamentali sancito dalla nostra Costituzione. Rete #NOBAVAGLIO
September 7, 2026
Pressenza
Perù, diritto all’oblio e libertà di stampa: analisi della sentenza della Corte Costituzionale alla luce del principio di proporzionalità
> La recente sentenza della Corte Costituzionale (TC) che ha ordinato la > rimozione di tre articoli giornalistici relativi al cosiddetto caso Orellana > ha riaperto il dibattito sui limiti del diritto all’oblio in Perù. Sebbene > l’obiettivo di tutelare l’onore e la reputazione di una persona > successivamente scagionata sia costituzionalmente legittimo, la decisione > solleva una questione di maggiore rilevanza: se la rimozione definitiva di > archivi giornalistici costituisca una misura compatibile con la libertà di > informazione, la memoria storica e gli standard nazionali e internazionali di > tutela dei diritti fondamentali. Di: Yngrid Armas* Il conflitto tra due diritti fondamentali Il caso mette a confronto due diritti costituzionali di pari gerarchia. Da un lato, l’articolo 2, comma 7, della Costituzione tutela l’onore, la buona reputazione e la privacy, diritti rafforzati dalla Legge n. 29733, Legge sulla protezione dei dati personali. D’altro canto, l’articolo 2, comma 4, della Costituzione garantisce le libertà di informazione, di espressione e di stampa, pilastri essenziali dello Stato costituzionale e del controllo democratico sulle questioni di interesse pubblico. Il vero problema giuridico non risiede nel riconoscere il diritto all’oblio, bensì nel determinare quale sia il meccanismo costituzionalmente adeguato per renderlo effettivo. Il principio di proporzionalità come fulcro dell’analisi La sentenza della Corte costituzionale ha optato per la misura più incisiva: ordinare la rimozione totale delle pubblicazioni digitali. Tuttavia, il principio di proporzionalità richiedeva di valutare alternative meno restrittive per la libertà di informazione, quali: La soppressione definitiva del contenuto costituisce la misura più gravosa per il diritto all’informazione e per la conservazione dell’archivio storico. * aggiornare le notizie incorporando le informazioni sull’assoluzione della ricorrente; * ordinare la deindicizzazione nei motori di ricerca; * ricorrere, in via eccezionale, a meccanismi di anonimizzazione. La legge sulla protezione dei dati personali e l’attività giornalistica Paradossalmente, la stessa legge n. 29733 contiene garanzie per l’esercizio dell’attività giornalistica. Tra queste spiccano: * l’esclusione del trattamento dei dati effettuato nell’esercizio delle libertà di informazione e di espressione; * le eccezioni al consenso in presenza di interesse pubblico; * i limiti al diritto di cancellazione quando sussistono finalità storiche o informative. * Per questo motivo, la sentenza sembra discostarsi dall’equilibrio previsto dalla legislazione peruviana tra protezione dei dati e libertà di stampa. Lo standard internazionale La decisione si discosta anche dalla giurisprudenza europea. La Corte europea dei diritti dell’uomo e la Corte di giustizia dell’Unione europea distinguono chiaramente tra: i motori di ricerca, dove il diritto all’oblio può essere esercitato tramite la deindicizzazione; e gli archivi digitali, il cui valore storico merita una protezione rafforzata. Casi come Google Spain, Times Newspapers Ltd. contro Regno Unito e Hurbain contro Belgio dimostrano che la regola generale non è quella di eliminare le informazioni giornalistiche, bensì di adottare misure meno lesive per preservare contemporaneamente l’onore e la memoria storica. Conseguenze del precedente costituzionale La sentenza potrebbe generare importanti effetti istituzionali: non si tratta solo del caso di una persona specifica, ma del modello di tutela costituzionale applicabile a tutta la stampa digitale peruviana. * aumento delle azioni legali volte a richiedere la rimozione di notizie arretrate; * indebolimento del giornalismo d’inchiesta; * incentivi all’autocensura; * frammentazione degli archivi storici digitali; * lesione del diritto dei cittadini di accedere alle informazioni di interesse pubblico. Conclusione La tutela dell’onore, della vita privata e della reputazione costituisce un obbligo costituzionale dello Stato. Tuttavia, tale tutela deve essere esercitata nel rispetto del principio di proporzionalità e cercando di limitare il meno possibile la libertà di informazione. La rimozione totale di pubblicazioni giornalistiche veritiere appare come una misura eccessiva rispetto ad alternative meno lesive, quali l’aggiornamento delle notizie, la deindicizzazione o l’anonimizzazione. Di conseguenza, il precedente stabilito dalla Corte Costituzionale non solo ridefinisce la portata del diritto all’oblio in Perù, ma pone anche serie sfide alla libertà di stampa, alla conservazione della memoria storica e alla certezza del diritto nel giornalismo d’inchiesta. Questo approccio trasforma il dibattito in una riflessione sull’equilibrio tra i diritti fondamentali, evitando di presentare il conflitto come un semplice scontro tra privacy e stampa. È possibile leggere un’intervista più approfondita su La Plataforma CB: https://www.youtube.com/live/nKxqR-gcRFY?si=9WXH7MpEQQwLKGH9 (*) Avvocata, ricercatrice e conciliatrice. Redacción Perú
July 27, 2026
Pressenza
Condannati per aver spiato la stampa
La condanna a cinque anni inflitta all’ex direttore della Direzione dei servizi segreti dell’Esercito, Schafik Nazal Lázaro, e all’ex giudice Juan Antonio Poblete per aver intercettato illegalmente le comunicazioni del giornalista Mauricio Weibel mentre indagava sul caso di corruzione noto come Milicogate, va ben oltre i suoi protagonisti. Non siamo solo di fronte alla conclusione di un procedimento giudiziario. Siamo di fronte a un monito su uno dei limiti che una società democratica non può mai permettersi di oltrepassare: utilizzare il potere dello Stato per sorvegliare coloro che controllano le autorità. Le attività di intelligence si giustificano nella misura in cui proteggono lo Stato e i cittadini dalla criminalità organizzata, dal terrorismo, dallo spionaggio straniero e da altre minacce reali. Proprio perché dispongono di poteri straordinari, lo Stato di diritto esige che il loro utilizzo sia soggetto a limiti rigorosi: una legge chiara che li autorizzi, uno scopo legittimo e controlli efficaci che garantiscano che le misure adottate siano necessarie e proporzionate. Quando tali limiti vengono meno, l’intelligence smette di proteggere la società e inizia a minacciare le libertà che dovrebbe salvaguardare. La stampa libera non esiste per proteggere i giornalisti. Esiste per proteggere la libertà. La libertà di espressione comprende la ricerca, la ricezione e la diffusione di informazioni di interesse pubblico. Quando un giornalista indaga su un caso di corruzione, in realtà sono milioni di cittadini ad accedere a informazioni indispensabili per esigere trasparenza, rendicontazione e responsabilità da parte di chi detiene il potere. Quando lo Stato spia un giornalista, non solo ne compromette il lavoro. Mina anche la fiducia di chi denuncia fatti di corruzione o fornisce informazioni di interesse pubblico. Come ha sottolineato l’Amicus Curiae presentato da Columbia Global Freedom of Expression, quando i giornalisti e le fonti temono che le loro comunicazioni possano essere intercettate, molti smettono di indagare, altri smettono di denunciare e la società perde l’accesso a informazioni essenziali per il dibattito pubblico. L’effetto non riguarda solo un giornalista; è un danno alla libertà. Per questo motivo, lo spionaggio illegale ai danni dei giornalisti costituisce ben più di una violazione della loro privacy. È una forma di censura indiretta. Produce un effetto intimidatorio che scoraggia nuove indagini, intimorisce le fonti di informazione e favorisce l’autocensura. La conseguenza è che la società comincia a perdere la propria libertà perché smette di conoscere ciò che deve sapere per controllare chi detiene il potere. La libertà non consiste solo nel fatto che le persone possano consumare, intraprendere iniziative, spostarsi o esprimere le proprie opinioni. Dipende anche dall’esistenza della libertà di indagare, cercare e diffondere informazioni di interesse pubblico; dal fatto che i media possano pubblicare senza pressioni politiche o economiche; e dal fatto che nessuna verità ufficiale venga imposta senza l’indispensabile contrappeso di voci indipendenti. Le persone non perdono la loro libertà da un giorno all’altro. La cedono lentamente quando accettano l’autocensura dei mezzi di comunicazione, quando la paura sostituisce il dibattito e quando chi indaga sul potere viene trattato come una minaccia invece di svolgere il ruolo indispensabile di controllarlo. Difendere la libertà di indagare e di informare non significa proteggere i giornalisti. Significa proteggere la libertà. Marcelo Trivelli
July 4, 2026
Pressenza
Perù: centinaia di persone in marcia per difendere il proprio voto
A seguito dell’appello lanciato dal candidato Roberto Sánchez (Juntos por el Perú) per una manifestazione pacifica, centinaia di peruviani hanno sfilato lungo le principali arterie di Lima Metropolitana chiedendo trasparenza e chiarimenti sulle presunte irregolarità nel processo elettorale, segnalate da Juntos por el Perú. Nonostante il sindaco di Lima, Renzo Reggiardo, avesse disposto la chiusura del Centro Storico di Lima, con restrizioni al traffico dal 19 al 22 giugno (tramite la Delibera della Sottodirezione n. D002556-2026-MML-GMU-SER), la popolazione è scesa in strada, esercitando il proprio diritto alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica (art. 2, comma 12 della Costituzione). La Polizia Nazionale (PN) ha garantito la sicurezza dei manifestanti durante tutto il percorso. RESTRIZIONI ALLA LIBERA CIRCOLAZIONE Va sottolineato che le restrizioni alla libera circolazione si sono manifestate anche nell’accesso alle immediate vicinanze del Giurì Nazionale Elettorale (JNE) nella capitale, dove oggi venivano esaminati i due ricorsi per l’annullamento in massa dei seggi elettorali a Lima e in América, presentati da Juntos por el Perú. L’accesso ai cittadini non è stato consentito, come ha verificato il giornalista José Manrique di RNPP, ad eccezione dei residenti della zona, in un momento cruciale per il Paese che richiede la massima trasparenza. Infine, il JNE ha dichiarato infondati i due ricorsi di nullità e altri 27 relativi ai verbali elettorali contestati. LA STAMPA ALTERNATIVA HA PRESO POSIZIONE Pochi minuti prima dell’inizio della marcia dei cittadini, diversi giornalisti e operatori della comunicazione di media alternativi si sono dati appuntamento in Plaza San Martín per denunciare la stigmatizzazione che alcuni media televisivi stanno perpetrando nei confronti del lavoro della stampa alternativa. «Qui stiamo presentando la denuncia allo Stato peruviano, poiché è in pericolo la sicurezza personale e psicologica dei giornalisti della stampa alternativa; denunciamo inoltre il sequestro del nostro collega Pavel, al quale esprimiamo la nostra solidarietà, così come al collega Gorriti». Va sottolineato che ieri, 18 giugno, è stata presentata una denuncia penale tramite il documento ufficiale n. 2333-2026-PGE-PPEDCOP indirizzato al capo della Direzione delle Indagini Penali della Polizia Nazionale, contro la giornalista Claudia Cisneros, Pavel Yábar e altri, «per la presunta commissione del reato di grave turbativa dell’ordine pubblico». La denuncia avviata dalla PGE (Procura Generale dello Stato) ha suscitato l’immediato sostegno della popolazione nei confronti dei giornalisti, che in un comunicato hanno affermato: «Criminalizzare un appello alla protesta pacifica prima che si verifichino atti concreti costituisce un precedente che minaccia i diritti fondamentali tutelati dalla nostra Costituzione e dai trattati internazionali sui diritti umani». Redacción Perú
June 20, 2026
Pressenza
Il precariato come arma di censura: il caso Nunziati e la libertà di stampa sotto attacco
“Il precariato è una spada di Damocle: ti toglie libertà, tutele, qualità del lavoro. La libertà di stampa non è minacciata solo dalle intimidazioni dirette, ma dall’agonia economica.” Con queste parole Gabriele Nunziati ha aperto la giornata davanti al Tribunale del Lavoro di Roma, dove si è svolto il presidio in sua solidarietà. Una frase che non descrive solo la sua vicenda, ma l’intero sistema che oggi governa il lavoro giornalistico in Italia. Una sola domanda rivolta alla Commissione Europea sulle responsabilità di Israele nella ricostruzione della Striscia di Gaza è bastata per farlo licenziare da Agenzia Nova, che ha interrotto un rapporto di collaborazione già precario. Un gesto che rivela la natura disciplinare del precariato: se puoi essere allontanato in un attimo, senza tutele, la libertà di stampa diventa un’astrazione. Dopo l’udienza, rinviata al 23 giugno, Nunziati ha ricordato che senza il sostegno di Stampa Romana non avrebbe potuto permettersi un’azione legale, denunciando la natura classista dell’accesso alla giustizia: chi ha risorse si difende, chi non le ha viene schiacciato. Il suo caso è diventato un simbolo internazionale, con messaggi di solidarietà arrivati da tutta Europa, dal Messico, dal Cile, a dimostrazione che questa vicenda ha toccato un nervo scoperto della professione. Per la Rete #NOBAVAGLIO, tra i promotori della mobilitazione, il caso Nunziati “è la fotografia di un sistema che punisce chi fa domande”, ricordando che “il precariato è oggi la forma più diffusa e più efficace di censura indiretta”. Non servono minacce, non servono querele temerarie: “Basta la paura di perdere il lavoro. Quando il lavoro è instabile, la domanda scomoda diventa un rischio personale. E quando la domanda scomoda scompare, scompare anche il giornalismo”. In piazza presenti oltre alla Rete #NOBAVAGLIO Amnesty International Italia, Stampa Romana, Articolo 21, Fnsi, Usigrai, il Centro di Giornalismo Permanente, l’Ordine dei Giornalisti, attivisti e decine di colleghi e colleghe. Tra loro anche giornalisti come Nico Piro, Nello Trocchia e Daniele Piervincenzi. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha dichiarato: “In gioco c’è la libertà di stampa in Italia, la possibilità di fare domande, anche scomode. La domanda di Nunziati era legittima: chiamava in causa i doppi standard dell’Ue. Fare domande è parte della professione giornalistica, non solo prendere appunti”. Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, ha definito il licenziamento “paradossale e ingiusto”: “Porre domande è il fondamento della professione giornalistica. Porre domande scomode lo è ancora di più. A Nunziati ribadiamo piena solidarietà.” Stefano Ferrante, segretario di Stampa Romana, ha ribadito: “Stampa Romana è moralmente e materialmente con Nunziati. Questa è una battaglia per l’autonomia dei giornalisti, per la libertà di informazione, per la tutela dei freelance. Difendere diritti e retribuzioni dignitose significa difendere la democrazia”. Il caso Nunziati non è un incidente isolato: è la punta dell’iceberg di un sistema che usa la precarietà come strumento disciplinare. Il messaggio è chiaro: se fai domande scomode, puoi essere allontanato. Questa battaglia non è solo legale: è politica, sindacale, culturale. È la battaglia per affermare che la libertà di stampa si difende nelle piazze, nei tribunali, nei luoghi di lavoro, e che non può esistere libertà di informazione senza dignità del lavoro giornalistico. L’udienza è stata rinviata al 23 giugno, ma la mobilitazione continua: la Rete #NOBAVAGLIO resterà al fianco di Nunziati e di tutti i giornalisti colpiti da forme di censura diretta o indiretta, perché la libertà di stampa non è un ornamento democratico, ma un terreno di lotta quotidiana. Per questo la mobilitazione continua.   Rete #NOBAVAGLIO
June 10, 2026
Pressenza