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UNICA e la filiera del genocidio: fondi europei e dati sardi per “Israele”
Il dossier recentemente compilato da numerose attiviste sarde mostra che l’Università degli studi di Cagliari è coinvolta in ben quattro progetti di ricerca europei in collaborazione con atenei israeliani: PlatinuMS con l’università di “Tel Aviv”, Better4u con il Weizmann Institute of Science, NPP-SOL e Impactive con il Technion. Le facoltà e i dipartimenti di Unica coinvolti sono tante: Facoltà di Ingegneria Biomedica, Dipartimento Scienze Biomediche e Chirurgiche, Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche, Facoltà di Ingegneria chimica e dei materiali, Dipartimento di Fisica e Meccanica. Tutte le collaborazioni sono finanziate dal progetto Horizon dell’Unione Europea, il quale facilita attivamente la collaborazione con istituzioni israeliane, comprese quelle complici dell’apartheid e del genocidio. Nonostante le dichiarazioni da parte del rettore Francesco Mola e del senato accademico, UniCa e i suoi docenti compaiono ancora nei siti ufficiali dei progetti, al punto che la ricerca NPP-SOL figura perfino sul sito dell’Arborea. Nel frattempo, l’entità sionista continua a perpetrare le sue politiche genocide in Palestina e le estende al Libano. PlatinuMS, il progetto con maggior coinvolgimento di UniCa, è una collaborazione con l’Università di ‘Tel Aviv’, costruita su un villaggio palestinese raso al suolo durante la Nakba. La tecnologia AI utilizzata è dell’israeliana Evolution Inc., che annovera le Forze di Occupazione Israeliane tra i suoi clienti. Possiamo davvero escludere che i dati dei pazienti sardi finiscano in mani sporche di sangue? Il Technion, altro partner di UniCa, è l’università più collusa con il complesso militare-industriale sionista: ha prodotto l’Iron Dome (sistema missilistico usato contro i palestinesi dal 2014), il bulldozer D9 (usato per demolire le case dei palestinesi) e l’arma acustica Scream (usato per disperdere le manifestazioni pacifiche dei palestinesi). L’Università di Cagliari sostiene all’articolo 4 del proprio codice etico di ripudiare la guerra. Eppure, a quasi tre anni dal 7 ottobre 2023, questi quattro accordi sono ancora in vigore nonostante i crimini contro l’umanità che vengono perpetrati dall’entità sionista ogni giorno. Come studenti, docenti, ricercatori e lavoratori, esigiamo: l’interruzione immediata di ogni collaborazione con lo Stato israeliano; un Decreto Rettorale che renda effettiva la rescissione a effetto immediato; la modifica del regolamento per impedire la partecipazione a bandi congiunti Italia-Israele; corridoi accademici e umanitari per studenti e ricercatori palestinesi; una presa di posizione netta dell’Ateneo contro il genocidio. Cosa puoi fare? LEGGI E CONDIVIDI IL DOSSIER. https://drive.google.com/file/d/1Euq72Xojk-SBUOTAwm-pMJZChqNFl0ZJ Partecipa alla mobilitazione. PALESTINA LIBERA FUORI IL SIONISMO DALL’UNIVERSITÀ filiera genocidio -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
CAGLIARI: AMPLIAMENTO RWM, IL 27 MAGGIO LA DECISIONE DEL TAR. COMITATI ANNUNCIANO PRESIDIO DAVANTI AL TRIBUNALE
Mercoledì 27 maggio, il TAR della Sardegna sarà chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato da Italia Nostra insieme a un ampio fronte pacifista e ambientalista contro la decisione del governo Meloni di nominare una commissaria straordinaria con l’obiettivo di imporre il raddoppio degli impianti produttivi della RWM. Una scelta contestata anche alla luce della precedente sentenza del Consiglio di Stato, che aveva evidenziato l’assenza delle necessarie garanzie ambientali. In concomitanza con l’udienza davanti al Tribunale Amministrativo Regionale, si terrà un sit-in in piazza del Carmine, davanti alla sede del TAR, promosso da associazioni, movimenti e realtà sociali impegnate da anni nella denuncia dei processi di militarizzazione industriale della Sardegna. La mobilitazione, convocata a partire dalle ore 9 di mercoledì 27 maggio, si inserisce in una vicenda che negli ultimi anni ha assunto una portata non solo giuridica e amministrativa, ma anche profondamente politica, ambientale e sociale. Al centro dello scontro vi è infatti il modello di sviluppo imposto ai territori dell’isola e il rapporto tra istituzioni pubbliche, industria bellica e comunità locali. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Salvatore Drago, dell’USB Sardegna e componente del comitato “Stop RWM”, oltre che del Social Forum. Ascolta o scarica.
May 26, 2026
Radio Onda d`Urto
Cagliari 27 maggio: sit-in vertenza RWM
VERTENZA RWM – SIT-IN DI SENSIBILIZZAZIONE E INFORMAZIONE  CAGLIARI, Piazza del Carmine (davanti alla sede del TAR Sardegna, Via Sassari 17) Mercoledì 27 maggio 2026 dalle ore 9’00 Sit In promosso da: Associazione Italia Nostra, Associazione A Foras, USB Sardegna, Comitato Riconversione RWM, Assotziu Consumadoris Sardegna, Movimento Nonviolento Sardegna Perché mobilitarsi? Le associazioni ricorrenti contro il decreto del Commissario ad acta
Educazione Civica e Militarizzazione: il progetto dell’Istituto “Azuni” di Cagliari
L’Istituto Tecnico e Professione “Domenico Alberto Azuni” di Cagliari, la cui vocazione formativa è professionalizzante per le attività enogastronomiche e alberghiere, ha organizzato, il giorno 19 aprile scorso, una visita di 11 classi prime e seconde al Quartiere Castello della città (clicca qui). Malgrado la nota interna della dirigenza, arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, dia solo indicazioni operative a studenti, studentesse e a insegnanti, l’attenzione va posta alla seconda parte del testo, in cui si aggiunge all’escursione un incontro con la Marina Militare-Comando Ovest, e alla Capitaneria di Porto. Infatti, il progetto, all’apparenza solo di carattere storico, si è ampliato, entrando nel curriculo di Educazione Civica, alla conoscenza delle funzioni dei due corpi militari. Funzioni, lo abbiamo più volte segnalato sul sito dell’Osservatorio, sono a carattere misto. I corpi tecnici rappresentano la polizia marittima, operano il controllo antiterrorismo, svolgono funzioni di distaccamento NATO (base logistica) e, quando proprio non se può fare a meno, si occupano di soccorso in mare. Intervento quest’ultimo talvolta in extremis, in netto ritardo, con il relativo costo in vite umane, vite insepolte, scomparse, mai esistite, le cui cifre ha molti zeri (si vedano in proposito, sul sito dell’agenzia di stampa Pressenza, gli articoli del nostro Stefano Bertoli, giornalista e soprattutto insegnante-navigatore: https://www.pressenza.com/it/). Oggi le politiche migratorie e le azioni di guerra sono due criticità legate fra loro. La migrazione verso i Paesi più ricchi, o semplicemente più raggiungibili dai barconi, ha molteplici cause, la povertà, i cambiamenti climatici con la conseguente impossibilità di coltivare i territori di provenienza, i conflitti in atto. Il mare, il controllo delle acque territoriali, la circolazione libera in acque internazionali, è ovunque occasione e luogo di scontri fra paesi. Gli stretti (come Hormuz e non solo), i canali (come Panama, Suez), la navigazione dei grandi fiumi (Dnepr in Ucraina) sono fondamentali per le rotte commerciali e per il transito degli incrociatori militari. L’economia dei paesi più forti è da sempre basata sulla predazione a danno di altre nazioni. Ugo Grozio (Huig van Groot) in Mare Liberum (1602) formalizzò la nascita del diritto alla libera navigazione, fondandolo su un principio naturale, non su una prescrizione di ordine teologico. Il mare, nel suo testo, oggi lo definiremmo un bene comune, inappropriabile, pubblico, di tutti e di nessuno. Era ancora tempo di pirati, bucanieri, soprattutto corsari. La corsa era l’autorizzazione da parte di uno stato ad attaccare le imbarcazioni battenti altra bandiera, il bottino consegnato al sovrano committente con relativa lauta paga al capitano e alla sua ciurma. Oggi, la rapina è più sottile, sofisticata, ma tale resta. Vengo così, per collegamento tematico, al Castello di Cagliari, Castéddu e Sùsu, “splendido e vertiginoso”, nelle memorie dello scrittore David H. Lawrence, avamposto spagnolo, pisano, sabaudo: la Sardegna è sempre stata terra di conquista, assoggettata già da Roma repubblicana, prima dell’era cristiana. Nel piano dell’offerta formativa dell’istituto, sempre alla voce Educazione Civica, non manca il richiamo alla Giornata del Made in Italy, istituita dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Quest’anno il tema è “Il mio territorio, un patrimonio di eccellenze da preservare”, ovviamente – come si conviene per celebrare con merito la giornata – si tratta dell’ennesimo concorso, dedicato alla riformata filiera degli istituti tecnici quattro più due (dove il 4 sta per riduzione di oltre 500 ore di lezione e il 2 per la frequenza eventuale alle Accademy, fondazioni a carattere misto, pubblico privato, di fatto in mano alle aziende).   Certo, la difesa dell’italianità delle nostre produzioni, dei nostri marchi nei settori turistici, tessili, della moda, è di importante considerazione per un istituto che si occupa di gastronomia e ospitalità turistica. Il Made in Italy è un tema forte nella Buona Scuola di renziana memoria (L. 107/2015) non a caso in stretto collegamento con l’Alternanza Scuola Lavoro, oggi Formazione Scuola Lavoro. L’ossessione di Matteo Renzi per il fatidico mismatching, il disallineamento fra domanda di forza lavoro e formazione scolastica, è punto chiave anche del PNRR, nella missione n. 4, in cui si destinano provvedimenti economici, defiscalizzazioni, contributi soprattutto alla Piccola Media Impresa (PMI). Manovre europee e italiane di politica economica che non hanno bloccato la fuga dei marchi verso i mercati del lavoro esteri: esternalizzare la produzione, e dunque risparmiare sui contratti dei lavoratori, è made oltreconfine. Protezionismo e nazionalismo rimangono solo propaganda, del peggio tipo. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Gocce di vita da Gaza e dalla Palestina
Mercoledì 13 maggio sono arrivati a Cagliari cinque studentesse e tre studenti universitari, provenienti dalla striscia di Gaza. Altri nove nel frattempo sono atterrati ad Alghero, destinazione università di Sassari: tutti all’interno di un’operazione denominata “corridoi universitari”, finanziata dal governo. Un contentino, davanti alle proteste oceaniche del 2025 e ai presidi permanenti? E’ probabile, ma non di meno le persone per bene, quelli che non sono indifferenti, saluteranno con gioia l’arrivo di queste giovani persone, sfuggite all’inferno della guerra e del genocidio, per cercare di poter fare una cosa che da noi è o dovrebbe essere garantita: studiare. Queste ragazze e ragazzi sono passati nella piazza dell’indignazione, al secolo piazza Yenne, dove da oltre sei mesi si tiene un presidio giornaliero per la Palestina: c’è stato un bel saluto, davvero emozionante, con quei giovani dagli occhi pieni di paura e di speranza. Arrivano da un dramma epocale e sono quasi come degli ostaggi liberati. Come tali, vanno accolti e tutelati, perché possano esprimersi al meglio negli studi e nella vita. L’Unione Sindacale di Base ha intanto dichiarato lo sciopero per il 18 maggio, con lo slogan: “nemmeno un chiodo per guerre e genocidio” e si darà appuntamento già dalla mattina, alle 10,30, da piazza Garibaldi in corteo fino al Consiglio regionale, per contrastare l’economia delle armi, in favore della salute e dell’educazione. Per proseguire poi la sera con il sit-in nella piazza del presidio. In un momento difficile e violento, come quello che stiamo vivendo, sarà importante che chi davvero vuole la pace e la giustizia, in Sardegna, in Italia e nel mondo, dia il suo contributo. Anche per portare speranza negli occhi di queste nuove generazioni. Carlo Bellisai
May 15, 2026
Pressenza
7 maggio 2026: camminata silenziosa e incontri per la pace
Cagliari, 7 maggio, ore 18 foto di T’Essere Pace Il movimento T’Essere Pace vi invita a un cammino di consapevolezza e responsabilità. “Crediamo che ogni essere umano sia parte della nostra responsabilità: il pacifista è una sentinella attiva contro ogni ingiustizia.” (Aldo Capitini) Convenuta all’appuntamento “nel portico della Dea Madre” sotto il palazzo della Regione incontro Claudia e Luisa, che ho conosciuto alla precedente manifestazione marzo scorso, ora col neonato movimento “T’Essere Pace”, di cui mi raccontano…. 1. e L.: << Il nostro movimento è nato come azione necessaria all’urgenza dei conflitti attuali. Dopo la marcia del 24 marzo a Cagliari —in sinergia con la barefoot walking di “Mother’s Call” a Roma — ci siamo riunite al parco di Monte Claro per dare continuità al nostro impegno, traendo insegnamento dall’associazione palestinese “Women of the Sun” e da quella israeliana “Women Wage Peace”. Loro ci insegnano che la pace non è un’utopia astratta, è un’azione negoziale che parte dal riconoscimento dell’altro. E in ascolto alle proposte che affioravano è nato il nome “T’Essere Pace”, richiamando l’atto del “tessere” come costruzione di relazioni, e l’“essere” ponendo l’individuo al centro della responsabilità collettiva. Un nome inclusivo, che invita ogni persona a farsi parte attiva di un tessuto di nonviolenza. https://www.instagram.com/tesserepace?igsh=MWliYWtxMGZoOTV5YQ== Abbiamo scelto di camminare unite a un filo di lana come atto politico. Il silenzio non è assenza di voce, è una forma di protesta radicale contro il fragore delle armi. Ogni sofferenza è legata alla nostra. E attraverso la distribuzione di fiori e poesie, pratichiamo una “gentilezza sovversiva” che sfida la retorica dell’odio.>> Grazie. …tra chi ha partecipato alla camminata ho visto anche referenti del Consiglio comunale di Cagliari: tra cui Davide Carta e Laura Stocchino. 1. ed L.: <<Si. Per questa occasione abbiamo inviato inviti formali a enti regionali e comunali. La partecipazione di Davide Carta e Laura Stocchino rappresenta un segnale di ascolto che accogliamo positivamente: è il riconoscimento che le istanze pacifiste devono essere supportate dalle istituzioni. A queste ultime non chiediamo solo una presenza simbolica, ma un impegno programmatico. Chiediamo che l’amministrazione si faccia portavoce di istanze quali la mediazione nonviolenta dei conflitti, il disarmo e la promozione della cultura della pace in ogni ambito sociale.>> Dalla “Dea Madre” di Costantino Nivola il corteo s’incammina in Via Roma e nel Largo approdando in Piazza Yenne al 189’ giorno del Presidio Stabile per la Palestina. Dal precedente incontro del 24 marzo scorso il Presidio ha profuso impegno in innumerevoli iniziative tra cui, non ultimo, l’incontro con Pablo Trincia (giornalista, volto noto in televisione). Vania mi ricorda, tra gli altri, gl’incontri in piazza per la creazione partecipata dello Striscione: “IL PRESIDIO RIPUDIA LA GUERRA” e l’incontro davanti all’ambasciata greca in solidarietà alla Flottiglia, tanto che nei giorni concitati a seguire Ennio dedica: “Se fossi un mago / con un fil di spago / tirerei fuori / Saif e Thiago” e condivide: “Molto commovente la poesia regalataci dal movimento. Per noi un bel sostegno e incoraggiamento. Magari assieme a voi tessendo una grande trama di pace”, riferendosi alla poesia donata da Luisa (T’Essere Pace) al Presidio: “Pensa agli altri” di Mahmoud Darwish. E sincronia vuole che la stessa poesia sia stata presentata nelle stesse ore anche al Presidio di Milano: << “Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso e di’: “Magari fossi una candela in mezzo al buio”. … ecco, io penso che Thiago, Saif, la Flotilla, siano quella candela in mezzo al buio calato sulla Palestina…”>> condivide Silvia Zaru, da 10 mesi e mezzo in piazza Duomo a Milano, Presidio “faro ispiratore” per Cagliari, insieme a tanti presidi presenti in Italia e anche a Sassari (una volta a settimana). https://www.instagram.com/presidiopalestinacagliari?igsh=Zmg2anc0azFyaGdo Salutato il Presidio per la Palestina il corteo di donne svolge poi il filo di lana bianco in Via Manno, e camminando gode di attimi di un concerto d’organo (scopro proposto dal Conservatorio di Cagliari nella Chiesa di Sant’Antonio, all’interno del “PROGETTO BIP – Blended Intensive Program – ERASMUS “COM’IN. Composition. Improvisation. Interpretation”: SI SUONA!” con repertorio del XVIII e XIX secolo e improvvisazioni con docenti e studentesse/i di Cagliari e provenienti da Germania e Polonia. https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=1549295617201518&id=100063632841372&mibextid=w wXIfr&rdid=7ruBA40Wr4SzXnQC&share_url=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fshare%2Fp%2F1 GK97KD5VX%2F%3Fmibextid%3DwwXIfr La Camminata silenziosa per la Pace continua, poi, in Via Garibaldi e culmina in letture e in un canto dedicati alla Pace in un Grande Cerchio finale nell’ultima tappa in piazza Garibaldi. Nel corso della camminata parlo con più persone e tra le partecipanti Anna Franca condivide volentieri: << Ho visto nascere il movimento T’essere pace attraverso l’impegno delle mie amiche e mi è sembrata un’ottima occasione per provare a dare un contributo per un mondo più pacifico. Credo che nella società in cui viviamo le persone siano piene di cose da fare… Non c’è consapevolezza rispetto a quanto il nostro silenzio e le nostre scelte quotidiane contribuiscano a “sdoganare” la guerra come “normale e inevitabile”, “su cui non possiamo fare niente”. Io credo, invece, che sia fondamentale dare un segnale. Noi non possiamo essere indifferenti. Dobbiamo personalmente impegnarci per far sapere che non siamo d’accordo e che le guerre sono solo un grande affare per chi vende le armi e per chi si arricchisce con la violenza e la disumanità. Per questo penso sia importante partecipare e offrire a tutti occasioni di azione e partecipazione nonviolenta. E’ un’occasione di crescita per l’umanità.>> Dopo di lei Serenella aggiunge: << Io sono venuta a conoscenza del movimento “T’essere Pace” grazie alla mia insegnante di Feldenkrais ed ho partecipato anche alla prima camminata di marzo. Sento molta empatia con le madri israeliane e palestinesi che invocano la Pace, sfilando nel silenzio accompagnato da un canto melodioso. Credo nella Pace che vive nei nostri cuori e che si irradierà fino a penetrare nel profondo di ciascuno essere umano “sciogliendo i muri della paura”. Con questa fiducia partecipo anche alla seconda camminata di “T’essere Pace” e auspico che al movimento possano aderire anche tanti giovani e soprattutto bambini tenuti per mano dalle proprie madri.>> Rivolgendomi ora a Claudia e Luisa chiedo: prossimi passi all’orizzonte ? 1. ed L.: << Il 4 giugno intendiamo aderire all’evento promosso dall’associazione Partecipazione e Solidarietà, in risonanza a quanto afferma G.M.Selis: “questa iniziativa nasce dalla necessità di unire visioni diverse sotto un’unica preoccupazione: l’erosione dei diritti e della libertà causata dalla deriva bellicista globale”. Vogliamo che “T’Essere Pace” sia un presidio costante: una voce che, tessendo contatti dal basso, riesca a sensibilizzare e coinvolgere le persone, affinchè il disarmo e la nonviolenza diventino pilastri del dibattito pubblico. I cambiamenti arrivano quando la società si mobilita. Per facilitare questo processo intendiamo proporre una camminata silenziosa mensile per trasformare le strade di Cagliari in strade di sensibilizzazione. Grazie Claudia, Luisa, Anna Franca e Serenella (T’Essere Pace), Grazie Vania ed Ennio (Presidio Stabile per la Palestina).  Grazie a tutte le persone convenute in presenza e col cuore!  A prossime insieme! Redazione Sardigna
May 14, 2026
Pressenza
Incontrarsi e ascoltarsi sono già atti di ribellione
-------------------------------------------------------------------------------- I margini sono da sempre al tempo stesso luoghi di repressione ma anche spazi di creazione di possibilità. Per bell hooks il margine è “un luogo capace di offrirci la possibilità di una prospettiva radicale da cui guardare, creare, immaginare alternative e nuovi mondi… in cui ritroviamo noi stessi e agiamo con solidarietà”. Un incontro promosso dall’8 al 10 maggio in un pezzetto di campagna di Selargius, dove si riconoscono a distanza i colli su cui è costruita Cagliari, sembra confermarlo. S’atobiu, “l’incontro” in lingua sarda, è molto di più di un piccolo festival dell’editoria indipendente che si svolge da cinque anni grazie ad Asce (Associazione sarda contro l’emarginazione). Dopo la tre giorni a Serlargius, il festival sarà a Tertenia (29, 30 maggio), nella Valle di Quirra, nota per la sua storia agro-pastorale e per essere la sede del più grande e odioso poligono sperimentale militare d’Europa. Un incontro di più giorni e in luoghi diversi, dunque, per cercare orizzonti di senso contro e oltre la guerra, ma anche contro e oltre il destino scritto per questo pezzo di terra che qualcuno vuole legato solo al turismo d’élite e alla speculazione energetica. Il cuore della prima parte di S’atobiu è stata l’iniziativa di domenica, la giornata cominciata con il mercato contadino. Difficile trovare in giro una tavola rotonda che in un paio di ore (in cui sono intervenuti Claudio Orrù, Filippo Taglieri di Nodo solidale, Simona Deidda e Marta Saba di Rete Kurdistan) sappia raccontare meglio e approfondire pochi ma assai significativi elementi di due luci contro l’oscurità del mondo: lo zapatismo e il confederalismo democratico. Dai luoghi collettivi dei poteri decisionali, passando per la ribellione delle donne, sono numerose le risonanze che legano due angoli “marginali” del mondo, il Chiapas e il Rojava. “Dopo l’arresto di Ocalan, si è rafforzata la critica allo Stato-nazione che riproduce capitalismo, patriarcato e gerarchie – dice Simona – Per questo l’obiettivo nelle comunità curde da tempo non è più prendere il potere ma trasformare la società”. Il legame con le comunità indigene zapatiste è evidente. Nel pomeriggio, la ricchezza emersa nella tavola rotonda ha accompagnato un world caffè, un modo di confrontarsi ispirato alla conversazioni informali in piccoli gruppi, organizzati attorno a tavoli tematici con un facilitatore, per far emergere idee e proposte, che in questo caso hanno riguardato i territori abitati dall’associazione Asce. L’idea non è stata di avere modelli da replicare con un paio di clic in Sardegna o in altri angoli del mondo, ma di riconoscere e ispirarsi alla straordinaria capacità di autorganizzarsi e ripensarsi continuamente di due complesse esperienze. Insomma, si tratta di pensarle come anticipazioni di mondi nuovi, come spinte contro e oltre, come sogni e ribellioni. Gli aspetti interessanti di questa giornata sono stati almeno due. Il primo: il world caffè sperimentato per la prima volta da Asce, è riuscito a favorire la partecipazione di chi nel grande gruppo prende meno facilmente parola, ma è anche stato in grado di individuare alcune scelte ecologiche e sociali già abbracciate da allargare (mercato contadino, gruppi di acquisto solidale, orto condiviso, microcredito e preacquisti di solidarietà internazionale come per il Caffè Tatawelo) e altre tutte da inventare (comunità energetiche, progetti collettivi per la riduzione dei rifiuti alla fonte, rimboschimenti, microcredito locale, esperienze di raccolta e smistamento di abiti su esempio del Guardaroba popolare di Cagliari, autocostruzioni di bioedilizia legata al sughero, all’argilla, alla lana… ma anche momenti di confronto su tanti temi, sulle parole, sulla memoria…) per cambiare in profondità le relazioni sociali. Il secondo aspetto interessante riguarda invece ciò che si può migliorare: un’assemblea diventa brillante non tanto per i tecnicismi di qualche metodologia, hanno detto alcuni dei partecipanti, ma perché le persone, poco a poco, accettano di dover imparare prima di tutto ad ascoltare. Ci sono stati altri momenti nei quali la spinta a riconoscere e creare mondi nuovi ha preso forma durante la tre giorni: i pasti condivisi. Pranzi e cene per circa un centinaio di persone hanno visto alcuni alle prese con i fornelli e altri trasformare velocemente i luoghi di discussione in lunghe tavolate, in modo che tutti potessero prendere piatti ricchi di cibo buono e stoviglie. Ovunque le mense autogestite (e senza plastica) sono occasioni per fare comunità in modo conviviale, per arricchire e favorire lo scambio almeno quanto un seminario o un world caffè. Di certo, il tema di come rafforzare l’autonomia in basso risuonerà molto nei prossimi mesi in tutte le diverse iniziative di una tenace associazione come Asce, che quarant’anni è nata grazie ad alcune iniziative promosse con la comunità rom e con i curdi, e che oggi si interroga su come contribuire a creare mondi nuovi e sulle sue difficoltà interne. Il tema dell’autonomia in basso è rimbalzato molto anche nella presentazione del libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi (Eleuthera), occasione per ragionare di ribellarsi facendo, inclusi modi meno eroici (come suggerisce in qualche modo Johanna Hedva in La teoria della donna malata), mentre altre presentazioni hanno permesso di parlare di confini, di migrazioni e soprattutto di Palestina. “Per noi che ci occupiamo da molto tempo di migrazioni – ha detto Marco Memeo -, la conversazione con Carolina Meloni su esilio, memoria e migrazioni, raccolta in Gridare, fare, pensare mondi nuovi, dedicata all’idea che si possa appartenere a più terre e non sentirsi estranei in nessun luogo apre orizzonti nuovi”. Durante la presentazione del libro, Sara ha posto una di quelle domande che accompagnano in questo momento storico fatto di molti orrori tanti e tante: “Come possiamo trasformare la spinta individuale a desiderare e a costruire mondi diversi in una spinta collettiva?”. Forse accogliere insieme quella domanda, rafforzarla, è più importante della risposta. -------------------------------------------------------------------------------- Questo articolo è stato qui pubblicato anche in relazione al progetto CORE . -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Incontrarsi e ascoltarsi sono già atti di ribellione proviene da Comune-info.
May 12, 2026
Comune-info
Le varie eredità di Michela Murgia
Da Zephorum alla proposta di Stefano Feltri e Christian Raimo per un dibattito sul lascito intellettuale della scrittrice e attivista sarda: come preservare la memoria Alessandro Giammei, uno dei figli d’anima di Michela Murgia, annuncia la nascita di Zephorum1, pagina web che raccoglie tutti i post e i video della scrittrice e attivista. Zephorum è una start up sarda nata
Cagliari scende in piazza con la Freedom Flotilla
  Si è svolta giovedì 30 aprile, in contemporanea con tante altre città in Italia e nel mondo, una manifestazione in appoggio alla Sumud Flotilla, attaccata dalla Marina israeliana in acque internazionali, a largo dell’isola di Creta. Identico copione di altre volte: un attacco con droni per mettere fuori uso i comandi delle imbarcazioni, quindi l’abbordaggio, il sequestro dei mezzi e l’arresto dei membri dell’equipaggio. Dal punto di vista del diritto internazionale, un vero e proprio atto di pirateria. Fra i 175 attivisti fermati dall’IDV figurano anche 24 italiani, fra cui almeno due giornalisti. Il governo, in una nota, si è limitato a chiederne l’immediato rilascio, ricordando che la libertà di navigazione va rispettata, ma guardandosi bene da prendere le misure che in casi così gravi un governo davvero indipendente dovrebbe assumere: una chiara condanna pubblica del violento atto di pirateria israeliano contro imbarcazioni civili, se non addirittura il ritiro dei propri diplomatici. Ma è evidente che l’atteggiamento del governo Meloni è di accondiscendenza e complicità con le azioni israeliane, il cui governo che si è macchiato e tutt’oggi continua a macchiarsi di crimini contro l’umanità, resta tuttavia in cima alla lista dei paesi alleati, insieme agli USA, a dispetto di ogni efferatezza e di ogni strategia genocidaria. A Cagliari, nella piazza centrale piazza Yenne, alcune centinaia di persone hanno risposto alla chiamata urgente alla protesta, per rispondere a quest’atto criminale, a questa palese violazione del diritto. Le bandiere palestinesi hanno sventolato fino alle otto di sera nella piazza, per chiedere che il governo e le istituzioni europee prendano le distanze da Israele, condannando fermamente la sua azione di pirateria internazionale, sospendendo le relazioni diplomatiche ed adottando sanzioni politico-economiche concrete. Ancora una volta si palesa la distanza che corre fra le posizioni istituzionali e quelle espresse dalla società civile e dal dissenso. Cagliari lo ha dimostrato questo 30 maggio, confermando come già da tempo la propria posizione: di fronte al genocidio, nessuna forma di indifferenza può essere accettabile. Come testimonia il presidio giornaliero che da ormai sei mesi è diventato un punto fermo del paesaggio cittadino e dal quale quotidianamente si leva il grido: FREE FREE PALESTINE! Carlo Bellisai
May 1, 2026
Pressenza