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INTELLIGENZA ARTIFICIALE: COME LA SOCIETA’ SI STA RIORGANIZZANDO@0
Tornano i Saperi Maledetti con la seconda puntata incentrata sul tema dell’intelligenza artificiale, questa volta cercando di approfondire come la società si stia riorganizzando intorno a questa tecnologia. Siamo partit3 anche stavolta intervistando l3 nostre collegh3 unoversitari3 delle materie STEM, grazie a loro siamo riuscit3 a farci strada nell’aspetto più tecnico per capire davvero di cosa parliamo quando trattiamo machine learning e ai generativa. L3 abbiamo interrogat3 anche sulla consapevolezza degli utilizzi bellici dell’AI riscontrando non solo una disillusione della potenzialità di sottrarvisi a livello individuale e, ancora una volta, come l’ipostazione delle istituzioni preposte ad educarci evada sistematicamente la tematizzazione delle contraddizioni degli utilizzi dual use di quanto studiamo, lasciando gli studenti con in mano insufficienti strumenti, prima dell’imbocco diretto in azienda. Le evidenze della natura bellica dello sviluppo di queste tecnologie digitali non sono state difficili da trovare: dagli utilizzi specifici dell’ISIS, all’IDF, alla guerra in Iran fino ai report del ministero della difesa italiano, che abbiamo menzionato per poi concentrarci sul teaming uomo-macchina, teaming macchina-macchina e autonomia decisionale con le sue estreme conseguenze. Abbiamo interrogato l3 nostr3 coetane3 anche sul proprio personale utilizzo di ai consumer, come chat gpt, per andare a scoprire il rapporto tra noi e questo mezzo e in che misura intercorre una relazione di codipendenza e sfruttamento, come le big tech cercano di indurci. È emersa una grande consapevolezza delle problematiche ambientali e dell’impoverimento cognitivo dovuto alla delega cognitiva e di apprendimento nell’utilizzo dell’AI, come testimoniato da uno studio approvato dall’Università della Pennsylvania e condotto su 1000 studenti di una scuola di secondo grado in Turchia. Su questi temi abbiamo intervistato il professore Juan Carlos Demartin, fondatore nel 2006 del gruppo NEXA e Alessio Andrioli, del gruppo di ricerca Ippolita nato a Milano nel 2005, nell’ambito degli hacklab politicizzati. Le big tech stanno cercando di renderci dipendenti da questa tecnologia, che si presenta come il nuovo orizzonte dell’accumulazione, e forse anche l’ultimo, per estrarre valore ma il mercato consumer dell’AI però sta evidentemente fallendo. In questo contesto delle aziende stanno provando allora a rendere dipendenti direttamente gli stati garantendo supremazia bellica e sorveglianza completa della popolazione. Una “globalizzazione armata”, in cui piattaforme digitali, IA e infrastrutture computazionali diventano strumenti geopolitici indispensabili in una fusione tra Big Tech e potere statale, cosicché se anche questa bolla dovesse scoppiare certe aziende come Palantir rimarrebbero intoccabili. Non si può più parlare di una distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Qui riportiamo l’intervista con Juan Carlos Demartin, uno dei fondatori del centro interdisciplinare Nexa che studia come le tecnologie informatiche interagiscono con la società: Di seguito potete trovare l’intervista con Alessio Andrioli del gruppo di ricerca Ippolita, che si occupa di filosofia dell’automazione, tramite la pratica dell’hacking del sé per agire la cultura come strumento di consapevolezza dei rapporti di forza. Il gruppo fa ricerca indipendente sulle tecnologie digitali contro il conformismo cui le stesse procedure delle grandi piattaforme addestrano:
INTELLIGENZA ARTIFICIALE: COME LA SOCIETA’ SI STA RIORGANIZZANDO@1
Tornano i Saperi Maledetti con la seconda puntata incentrata sul tema dell’intelligenza artificiale, questa volta cercando di approfondire come la società si stia riorganizzando intorno a questa tecnologia. Siamo partit3 anche stavolta intervistando l3 nostre collegh3 unoversitari3 delle materie STEM, grazie a loro siamo riuscit3 a farci strada nell’aspetto più tecnico per capire davvero di cosa parliamo quando trattiamo machine learning e ai generativa. L3 abbiamo interrogat3 anche sulla consapevolezza degli utilizzi bellici dell’AI riscontrando non solo una disillusione della potenzialità di sottrarvisi a livello individuale e, ancora una volta, come l’ipostazione delle istituzioni preposte ad educarci evada sistematicamente la tematizzazione delle contraddizioni degli utilizzi dual use di quanto studiamo, lasciando gli studenti con in mano insufficienti strumenti, prima dell’imbocco diretto in azienda. Le evidenze della natura bellica dello sviluppo di queste tecnologie digitali non sono state difficili da trovare: dagli utilizzi specifici dell’ISIS, all’IDF, alla guerra in Iran fino ai report del ministero della difesa italiano, che abbiamo menzionato per poi concentrarci sul teaming uomo-macchina, teaming macchina-macchina e autonomia decisionale con le sue estreme conseguenze. Abbiamo interrogato l3 nostr3 coetane3 anche sul proprio personale utilizzo di ai consumer, come chat gpt, per andare a scoprire il rapporto tra noi e questo mezzo e in che misura intercorre una relazione di codipendenza e sfruttamento, come le big tech cercano di indurci. È emersa una grande consapevolezza delle problematiche ambientali e dell’impoverimento cognitivo dovuto alla delega cognitiva e di apprendimento nell’utilizzo dell’AI, come testimoniato da uno studio approvato dall’Università della Pennsylvania e condotto su 1000 studenti di una scuola di secondo grado in Turchia. Su questi temi abbiamo intervistato il professore Juan Carlos Demartin, fondatore nel 2006 del gruppo NEXA e Alessio Andrioli, del gruppo di ricerca Ippolita nato a Milano nel 2005, nell’ambito degli hacklab politicizzati. Le big tech stanno cercando di renderci dipendenti da questa tecnologia, che si presenta come il nuovo orizzonte dell’accumulazione, e forse anche l’ultimo, per estrarre valore ma il mercato consumer dell’AI però sta evidentemente fallendo. In questo contesto delle aziende stanno provando allora a rendere dipendenti direttamente gli stati garantendo supremazia bellica e sorveglianza completa della popolazione. Una “globalizzazione armata”, in cui piattaforme digitali, IA e infrastrutture computazionali diventano strumenti geopolitici indispensabili in una fusione tra Big Tech e potere statale, cosicché se anche questa bolla dovesse scoppiare certe aziende come Palantir rimarrebbero intoccabili. Non si può più parlare di una distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Qui riportiamo l’intervista con Juan Carlos Demartin, uno dei fondatori del centro interdisciplinare Nexa che studia come le tecnologie informatiche interagiscono con la società: Di seguito potete trovare l’intervista con Alessio Andrioli del gruppo di ricerca Ippolita, che si occupa di filosofia dell’automazione, tramite la pratica dell’hacking del sé per agire la cultura come strumento di consapevolezza dei rapporti di forza. Il gruppo fa ricerca indipendente sulle tecnologie digitali contro il conformismo cui le stesse procedure delle grandi piattaforme addestrano:
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Tornano i Saperi Maledetti con la seconda puntata incentrata sul tema dell’intelligenza artificiale, questa volta cercando di approfondire come la società si stia riorganizzando intorno a questa tecnologia. Siamo partit3 anche stavolta intervistando l3 nostre collegh3 unoversitari3 delle materie STEM, grazie a loro siamo riuscit3 a farci strada nell’aspetto più tecnico per capire davvero di cosa parliamo quando trattiamo machine learning e ai generativa. L3 abbiamo interrogat3 anche sulla consapevolezza degli utilizzi bellici dell’AI riscontrando non solo una disillusione della potenzialità di sottrarvisi a livello individuale e, ancora una volta, come l’ipostazione delle istituzioni preposte ad educarci evada sistematicamente la tematizzazione delle contraddizioni degli utilizzi dual use di quanto studiamo, lasciando gli studenti con in mano insufficienti strumenti, prima dell’imbocco diretto in azienda. Le evidenze della natura bellica dello sviluppo di queste tecnologie digitali non sono state difficili da trovare: dagli utilizzi specifici dell’ISIS, all’IDF, alla guerra in Iran fino ai report del ministero della difesa italiano, che abbiamo menzionato per poi concentrarci sul teaming uomo-macchina, teaming macchina-macchina e autonomia decisionale con le sue estreme conseguenze. Abbiamo interrogato l3 nostr3 coetane3 anche sul proprio personale utilizzo di ai consumer, come chat gpt, per andare a scoprire il rapporto tra noi e questo mezzo e in che misura intercorre una relazione di codipendenza e sfruttamento, come le big tech cercano di indurci. È emersa una grande consapevolezza delle problematiche ambientali e dell’impoverimento cognitivo dovuto alla delega cognitiva e di apprendimento nell’utilizzo dell’AI, come testimoniato da uno studio approvato dall’Università della Pennsylvania e condotto su 1000 studenti di una scuola di secondo grado in Turchia. Su questi temi abbiamo intervistato il professore Juan Carlos Demartin, fondatore nel 2006 del gruppo NEXA e Alessio Andrioli, del gruppo di ricerca Ippolita nato a Milano nel 2005, nell’ambito degli hacklab politicizzati. Le big tech stanno cercando di renderci dipendenti da questa tecnologia, che si presenta come il nuovo orizzonte dell’accumulazione, e forse anche l’ultimo, per estrarre valore ma il mercato consumer dell’AI però sta evidentemente fallendo. In questo contesto delle aziende stanno provando allora a rendere dipendenti direttamente gli stati garantendo supremazia bellica e sorveglianza completa della popolazione. Una “globalizzazione armata”, in cui piattaforme digitali, IA e infrastrutture computazionali diventano strumenti geopolitici indispensabili in una fusione tra Big Tech e potere statale, cosicché se anche questa bolla dovesse scoppiare certe aziende come Palantir rimarrebbero intoccabili. Non si può più parlare di una distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Qui riportiamo l’intervista con Juan Carlos Demartin, uno dei fondatori del centro interdisciplinare Nexa che studia come le tecnologie informatiche interagiscono con la società: Di seguito potete trovare l’intervista con Alessio Andrioli del gruppo di ricerca Ippolita, che si occupa di filosofia dell’automazione, tramite la pratica dell’hacking del sé per agire la cultura come strumento di consapevolezza dei rapporti di forza. Il gruppo fa ricerca indipendente sulle tecnologie digitali contro il conformismo cui le stesse procedure delle grandi piattaforme addestrano:
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Tornano i Saperi Maledetti con la seconda puntata incentrata sul tema dell’intelligenza artificiale, questa volta cercando di approfondire come la società si stia riorganizzando intorno a questa tecnologia. Siamo partit3 anche stavolta intervistando l3 nostre collegh3 unoversitari3 delle materie STEM, grazie a loro siamo riuscit3 a farci strada nell’aspetto più tecnico per capire davvero di cosa parliamo quando trattiamo machine learning e ai generativa. L3 abbiamo interrogat3 anche sulla consapevolezza degli utilizzi bellici dell’AI riscontrando non solo una disillusione della potenzialità di sottrarvisi a livello individuale e, ancora una volta, come l’ipostazione delle istituzioni preposte ad educarci evada sistematicamente la tematizzazione delle contraddizioni degli utilizzi dual use di quanto studiamo, lasciando gli studenti con in mano insufficienti strumenti, prima dell’imbocco diretto in azienda. Le evidenze della natura bellica dello sviluppo di queste tecnologie digitali non sono state difficili da trovare: dagli utilizzi specifici dell’ISIS, all’IDF, alla guerra in Iran fino ai report del ministero della difesa italiano, che abbiamo menzionato per poi concentrarci sul teaming uomo-macchina, teaming macchina-macchina e autonomia decisionale con le sue estreme conseguenze. Abbiamo interrogato l3 nostr3 coetane3 anche sul proprio personale utilizzo di ai consumer, come chat gpt, per andare a scoprire il rapporto tra noi e questo mezzo e in che misura intercorre una relazione di codipendenza e sfruttamento, come le big tech cercano di indurci. È emersa una grande consapevolezza delle problematiche ambientali e dell’impoverimento cognitivo dovuto alla delega cognitiva e di apprendimento nell’utilizzo dell’AI, come testimoniato da uno studio approvato dall’Università della Pennsylvania e condotto su 1000 studenti di una scuola di secondo grado in Turchia. Su questi temi abbiamo intervistato il professore Juan Carlos Demartin, fondatore nel 2006 del gruppo NEXA e Alessio Andrioli, del gruppo di ricerca Ippolita nato a Milano nel 2005, nell’ambito degli hacklab politicizzati. Le big tech stanno cercando di renderci dipendenti da questa tecnologia, che si presenta come il nuovo orizzonte dell’accumulazione, e forse anche l’ultimo, per estrarre valore ma il mercato consumer dell’AI però sta evidentemente fallendo. In questo contesto delle aziende stanno provando allora a rendere dipendenti direttamente gli stati garantendo supremazia bellica e sorveglianza completa della popolazione. Una “globalizzazione armata”, in cui piattaforme digitali, IA e infrastrutture computazionali diventano strumenti geopolitici indispensabili in una fusione tra Big Tech e potere statale, cosicché se anche questa bolla dovesse scoppiare certe aziende come Palantir rimarrebbero intoccabili. Non si può più parlare di una distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Qui riportiamo l’intervista con Juan Carlos Demartin, uno dei fondatori del centro interdisciplinare Nexa che studia come le tecnologie informatiche interagiscono con la società: Di seguito potete trovare l’intervista con Alessio Andrioli del gruppo di ricerca Ippolita, che si occupa di filosofia dell’automazione, tramite la pratica dell’hacking del sé per agire la cultura come strumento di consapevolezza dei rapporti di forza. Il gruppo fa ricerca indipendente sulle tecnologie digitali contro il conformismo cui le stesse procedure delle grandi piattaforme addestrano:
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Tornano i Saperi Maledetti con la seconda puntata incentrata sul tema dell’intelligenza artificiale, questa volta cercando di approfondire come la società si stia riorganizzando intorno a questa tecnologia. Siamo partit3 anche stavolta intervistando l3 nostre collegh3 unoversitari3 delle materie STEM, grazie a loro siamo riuscit3 a farci strada nell’aspetto più tecnico per capire davvero di cosa parliamo quando trattiamo machine learning e ai generativa. L3 abbiamo interrogat3 anche sulla consapevolezza degli utilizzi bellici dell’AI riscontrando non solo una disillusione della potenzialità di sottrarvisi a livello individuale e, ancora una volta, come l’ipostazione delle istituzioni preposte ad educarci evada sistematicamente la tematizzazione delle contraddizioni degli utilizzi dual use di quanto studiamo, lasciando gli studenti con in mano insufficienti strumenti, prima dell’imbocco diretto in azienda. Le evidenze della natura bellica dello sviluppo di queste tecnologie digitali non sono state difficili da trovare: dagli utilizzi specifici dell’ISIS, all’IDF, alla guerra in Iran fino ai report del ministero della difesa italiano, che abbiamo menzionato per poi concentrarci sul teaming uomo-macchina, teaming macchina-macchina e autonomia decisionale con le sue estreme conseguenze. Abbiamo interrogato l3 nostr3 coetane3 anche sul proprio personale utilizzo di ai consumer, come chat gpt, per andare a scoprire il rapporto tra noi e questo mezzo e in che misura intercorre una relazione di codipendenza e sfruttamento, come le big tech cercano di indurci. È emersa una grande consapevolezza delle problematiche ambientali e dell’impoverimento cognitivo dovuto alla delega cognitiva e di apprendimento nell’utilizzo dell’AI, come testimoniato da uno studio approvato dall’Università della Pennsylvania e condotto su 1000 studenti di una scuola di secondo grado in Turchia. Su questi temi abbiamo intervistato il professore Juan Carlos Demartin, fondatore nel 2006 del gruppo NEXA e Alessio Andrioli, del gruppo di ricerca Ippolita nato a Milano nel 2005, nell’ambito degli hacklab politicizzati. Le big tech stanno cercando di renderci dipendenti da questa tecnologia, che si presenta come il nuovo orizzonte dell’accumulazione, e forse anche l’ultimo, per estrarre valore ma il mercato consumer dell’AI però sta evidentemente fallendo. In questo contesto delle aziende stanno provando allora a rendere dipendenti direttamente gli stati garantendo supremazia bellica e sorveglianza completa della popolazione. Una “globalizzazione armata”, in cui piattaforme digitali, IA e infrastrutture computazionali diventano strumenti geopolitici indispensabili in una fusione tra Big Tech e potere statale, cosicché se anche questa bolla dovesse scoppiare certe aziende come Palantir rimarrebbero intoccabili. Non si può più parlare di una distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Qui riportiamo l’intervista con Juan Carlos Demartin, uno dei fondatori del centro interdisciplinare Nexa che studia come le tecnologie informatiche interagiscono con la società: Di seguito potete trovare l’intervista con Alessio Andrioli del gruppo di ricerca Ippolita, che si occupa di filosofia dell’automazione, tramite la pratica dell’hacking del sé per agire la cultura come strumento di consapevolezza dei rapporti di forza. Il gruppo fa ricerca indipendente sulle tecnologie digitali contro il conformismo cui le stesse procedure delle grandi piattaforme addestrano:
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Tornano i Saperi Maledetti con la seconda puntata incentrata sul tema dell’intelligenza artificiale, questa volta cercando di approfondire come la società si stia riorganizzando intorno a questa tecnologia. Siamo partit3 anche stavolta intervistando l3 nostre collegh3 unoversitari3 delle materie STEM, grazie a loro siamo riuscit3 a farci strada nell’aspetto più tecnico per capire davvero di cosa parliamo quando trattiamo machine learning e ai generativa. L3 abbiamo interrogat3 anche sulla consapevolezza degli utilizzi bellici dell’AI riscontrando non solo una disillusione della potenzialità di sottrarvisi a livello individuale e, ancora una volta, come l’ipostazione delle istituzioni preposte ad educarci evada sistematicamente la tematizzazione delle contraddizioni degli utilizzi dual use di quanto studiamo, lasciando gli studenti con in mano insufficienti strumenti, prima dell’imbocco diretto in azienda. Le evidenze della natura bellica dello sviluppo di queste tecnologie digitali non sono state difficili da trovare: dagli utilizzi specifici dell’ISIS, all’IDF, alla guerra in Iran fino ai report del ministero della difesa italiano, che abbiamo menzionato per poi concentrarci sul teaming uomo-macchina, teaming macchina-macchina e autonomia decisionale con le sue estreme conseguenze. Abbiamo interrogato l3 nostr3 coetane3 anche sul proprio personale utilizzo di ai consumer, come chat gpt, per andare a scoprire il rapporto tra noi e questo mezzo e in che misura intercorre una relazione di codipendenza e sfruttamento, come le big tech cercano di indurci. È emersa una grande consapevolezza delle problematiche ambientali e dell’impoverimento cognitivo dovuto alla delega cognitiva e di apprendimento nell’utilizzo dell’AI, come testimoniato da uno studio approvato dall’Università della Pennsylvania e condotto su 1000 studenti di una scuola di secondo grado in Turchia. Su questi temi abbiamo intervistato il professore Juan Carlos Demartin, fondatore nel 2006 del gruppo NEXA e Alessio Andrioli, del gruppo di ricerca Ippolita nato a Milano nel 2005, nell’ambito degli hacklab politicizzati. Le big tech stanno cercando di renderci dipendenti da questa tecnologia, che si presenta come il nuovo orizzonte dell’accumulazione, e forse anche l’ultimo, per estrarre valore ma il mercato consumer dell’AI però sta evidentemente fallendo. In questo contesto delle aziende stanno provando allora a rendere dipendenti direttamente gli stati garantendo supremazia bellica e sorveglianza completa della popolazione. Una “globalizzazione armata”, in cui piattaforme digitali, IA e infrastrutture computazionali diventano strumenti geopolitici indispensabili in una fusione tra Big Tech e potere statale, cosicché se anche questa bolla dovesse scoppiare certe aziende come Palantir rimarrebbero intoccabili. Non si può più parlare di una distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Qui riportiamo l’intervista con Juan Carlos Demartin, uno dei fondatori del centro interdisciplinare Nexa che studia come le tecnologie informatiche interagiscono con la società: Di seguito potete trovare l’intervista con Alessio Andrioli del gruppo di ricerca Ippolita, che si occupa di filosofia dell’automazione, tramite la pratica dell’hacking del sé per agire la cultura come strumento di consapevolezza dei rapporti di forza. Il gruppo fa ricerca indipendente sulle tecnologie digitali contro il conformismo cui le stesse procedure delle grandi piattaforme addestrano:
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Tornano i Saperi Maledetti con la seconda puntata incentrata sul tema dell’intelligenza artificiale, questa volta cercando di approfondire come la società si stia riorganizzando intorno a questa tecnologia. Siamo partit3 anche stavolta intervistando l3 nostre collegh3 unoversitari3 delle materie STEM, grazie a loro siamo riuscit3 a farci strada nell’aspetto più tecnico per capire davvero di cosa parliamo quando trattiamo machine learning e ai generativa. L3 abbiamo interrogat3 anche sulla consapevolezza degli utilizzi bellici dell’AI riscontrando non solo una disillusione della potenzialità di sottrarvisi a livello individuale e, ancora una volta, come l’ipostazione delle istituzioni preposte ad educarci evada sistematicamente la tematizzazione delle contraddizioni degli utilizzi dual use di quanto studiamo, lasciando gli studenti con in mano insufficienti strumenti, prima dell’imbocco diretto in azienda. Le evidenze della natura bellica dello sviluppo di queste tecnologie digitali non sono state difficili da trovare: dagli utilizzi specifici dell’ISIS, all’IDF, alla guerra in Iran fino ai report del ministero della difesa italiano, che abbiamo menzionato per poi concentrarci sul teaming uomo-macchina, teaming macchina-macchina e autonomia decisionale con le sue estreme conseguenze. Abbiamo interrogato l3 nostr3 coetane3 anche sul proprio personale utilizzo di ai consumer, come chat gpt, per andare a scoprire il rapporto tra noi e questo mezzo e in che misura intercorre una relazione di codipendenza e sfruttamento, come le big tech cercano di indurci. È emersa una grande consapevolezza delle problematiche ambientali e dell’impoverimento cognitivo dovuto alla delega cognitiva e di apprendimento nell’utilizzo dell’AI, come testimoniato da uno studio approvato dall’Università della Pennsylvania e condotto su 1000 studenti di una scuola di secondo grado in Turchia. Su questi temi abbiamo intervistato il professore Juan Carlos Demartin, fondatore nel 2006 del gruppo NEXA e Alessio Andrioli, del gruppo di ricerca Ippolita nato a Milano nel 2005, nell’ambito degli hacklab politicizzati. Le big tech stanno cercando di renderci dipendenti da questa tecnologia, che si presenta come il nuovo orizzonte dell’accumulazione, e forse anche l’ultimo, per estrarre valore ma il mercato consumer dell’AI però sta evidentemente fallendo. In questo contesto delle aziende stanno provando allora a rendere dipendenti direttamente gli stati garantendo supremazia bellica e sorveglianza completa della popolazione. Una “globalizzazione armata”, in cui piattaforme digitali, IA e infrastrutture computazionali diventano strumenti geopolitici indispensabili in una fusione tra Big Tech e potere statale, cosicché se anche questa bolla dovesse scoppiare certe aziende come Palantir rimarrebbero intoccabili. Non si può più parlare di una distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Qui riportiamo l’intervista con Juan Carlos Demartin, uno dei fondatori del centro interdisciplinare Nexa che studia come le tecnologie informatiche interagiscono con la società: Di seguito potete trovare l’intervista con Alessio Andrioli del gruppo di ricerca Ippolita, che si occupa di filosofia dell’automazione, tramite la pratica dell’hacking del sé per agire la cultura come strumento di consapevolezza dei rapporti di forza. Il gruppo fa ricerca indipendente sulle tecnologie digitali contro il conformismo cui le stesse procedure delle grandi piattaforme addestrano:
May 28, 2026
Radio Blackout
DAGLI AFFARI DI LEONARDO NEL GOLFO AL “DEFENCE READINESS OMNIBUS”, LA BUSSOLA SONO SEMPRE GLI INTERESSI DELL’INDUSTRIA MILITARE
Una mozione presentata al Senato martedì 19 maggio da parte di alcuni esponenti di partiti che compongono la maggioranza di governo accennava a una possibile messa in discussione della decisione presa in ambito Nato riguardo lo stanziamento, per ciascun membro, quindi anche per l’Italia, del 5% del Pil nelle spese militari. Questa mozione è scomparsa dal testo nel giro di poco. “Il fatto che addirittura gli esponenti principali al Senato della maggioranza abbiano presentato quel punto, poi tolto, conferma, da un lato, quello che diciamo da tempo: l’aumento delle spese militari va a detrimento delle spese sociali e impedisce al governo di intervenire su questioni come, in questo caso, i rincari energetici”, commenta Francesco Vignarca, della Rete Italiana Pace e Disarmo su Radio Onda d’Urto. “Dall’altro lato – prosegue Vignarca – si tratta della conferma del fatto che il target Nato non è un obbligo, è un accordo politico che non ha mai avuto nessun tipo di giustificazione, nemmeno militare. È ovviamente un modo per spingere gli stati membri ad aumentare le spese militari, e quindi ad alimentare gli interessi dell’industria delle armi“. Più concreto, rispetto al teatrino interno alla maggioranza di governo, è il contratto firmato da Leonardo spa e Abu Dhabi Ship Building (Adsb), la divisione navale del gruppo Edge, per la fornitura di sistemi di combattimento navali di nuova generazione, destinati al programma di nuove unità navali “Al Dorra” della Marina militare del Kuwait. “Questa vendita di armi al Kuwait non viene fatta solo da Leonardo, ma c’è un accordo strategico con Edge, cioè con l’industria militare emiratina“, spiega a questo proposito Francesco Vignarca. “Si tratta di un’alleanza militare con gli Emirati Arabi Uniti fortemente voluta dal governo Meloni che non a caso ha revocato lo stop all’esportazione di alcuni tipi di armamenti agli Emirati che era stato deciso dal governo Conte II e ha sottoscritto questi accordi di partnership e joint venture”, aggiunge l’esponente pacifista intervenendo sulla nostra emittente. “Simili accordi – avverte Vignarca – rischiano inoltre di toglierci, in prospettiva, qualsiasi tipo di controllo… Perché se inizi a costruire le armi insieme a questi stati, poi questi imparano a costruirle e iniziano a fabbricarle da soli. È successo, ad esempio, con la Turchia”. “Le decisioni dei governi, giustificate con la falsa retorica della pace e della sicurezza, sono influenzate dagli interessi delle industrie militari“, commenta ancora Vignarca. “Gli interessi delle industrie belliche sono fortemente intrecciati con quelli dei governi, non solo perché i governi controllano le industrie militari, ma perché in realtà è soprattutto il contrario: gli interessi dei mega fondi che investono nelle industrie militari riescono a influenzare i governi“, aggiunge. A Bruxelles, intanto, è in discussione – tra Consiglio, Commissione e Parlamento Ue – il pacchetto legislativo “Defence Readiness Omnibus”. Tra le altre cose, il testo prevede una vera e propria deregulation nell’esportazione di armi dall’Unione europea al resto del mondo. La Rete italiana Pace e Disarmo ha criticato questo e altri aspetti del Defence Readiness Omnibus. “Si fa passare come una modifica tecnica di semplificazione una modifica che in realtà è sostanziale e politica”, spiega Vignarca. “Non è vero – specifica l’esponente della Rete italiana Pace e disarmo – che prevede solo la riduzione delle scartoffie, ma prevede l’estensione indefinita di alcune licenze globali, tutta una serie di esenzioni da vari tipi di controlli e un collegamento con compagnie extra europee che verranno considerate come se fossero all’interno dell’Unione Europea”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Francesco Vignarca della Rete italiana Pace e disarmo. Ascolta o scarica.
May 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Al CNR di Faenza, la ricerca che rifiuta la guerra
La pioggia ha accompagnato l’inizio del presidio davanti al CNR di Faenza questo venerdì. Cartelli bagnati, strumenti musicali riparati alla meglio sotto gli ombrelli in via Granarolo. Poi, lentamente, il cielo si è aperto. È uscito il sole mentre le persone continuavano a parlare di guerra, ricerca scientifica, salute, ambiente, obiezione di coscienza, diritti umani e tutela dei beni comuni. Un cambiamento atmosferico che molti hanno visto quasi come un segno poetico, un legame profondo con la natura che sembrava accogliere la richiesta di trasparenza, etica e pace. Il presidio “Ceramica per la sanità, non per le armi”, organizzato il 15 maggio davanti alla sede del CNR e dell’ISSMC di Faenza, si è svolto nel giorno dell’open day dell’istituto, mentre ricercatori e tecnici aprivano i laboratori al pubblico per mostrare le ricerche sui materiali ceramici e aerospaziali. Fuori, intanto, attivisti, associazioni e cittadini chiedevano che la ricerca pubblica non venga coinvolta in progetti militari e in collaborazioni con istituzioni israeliane legate all’industria bellica. Al megafono si sono alternati diversi esponenti della società civile e del mondo della ricerca, offrendo sguardi complementari sulla responsabilità etica delle istituzioni pubbliche, degli scienziati e dei cittadini. Ha preso la parola Linda Maggiori, giornalista, scrittrice e blogger impegnata da anni sui temi dell’ecologia integrale, della mobilità sostenibile e della giustizia sociale. È intervenuto poi Pippo Tadolini del Coordinamento Ravennate per il Clima Fuori dal Fossile, ricordando le prossime tappe della Carovana “Diritti e Rovesci”. Successivamente si sono alternati il giovane attivista Gioele Angeli, in rappresentanza di OSA, Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Marco Cervino, ricercatore del CNR di Bologna e membro della rete nazionale “La ricerca non va in guerra”, una rete di ricercatori contrari all’uso militare della ricerca pubblica. Tutti gli interventi hanno ribadito con forza che istruzione, università e ricerca dovrebbero rimanere spazi di crescita collettiva, confronto e pace, sottraendosi alle logiche della guerra e della produzione bellica. Mentre fuori dai cancelli proseguivano gli interventi e i canti, Linda Maggiori è entrata all’interno dell’istituto per partecipare alle iniziative dell’open day, intervenendo nella conferenza dedicata alle tecnologie aerospaziali. In un resoconto condiviso successivamente sui social, la giornalista ha raccontato di avere posto domande precise sul rapporto tra ricerca scientifica e industria militare, contestando apertamente l’idea di una scienza neutrale, separata dalle conseguenze concrete delle proprie applicazioni. Di fronte alle risposte di chi definisce la tecnologia uno strumento “neutro”, né buono né cattivo, i manifestanti hanno ricordato che questa impostazione rischia di cancellare la responsabilità etica degli scienziati rispetto agli effetti concreti delle loro ricerche. Il fulcro della mobilitazione faentina è rappresentato dal progetto “Pa Swing”, acronimo di “Spinel Windows Joining by Glass”, una collaborazione scientifica avviata nel 2024 tra l’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici di Faenza e il Ministero della Difesa israeliano. Secondo documenti scientifici e segnalazioni dei ricercatori, il progetto riguarda lo sviluppo di materiali ceramici trasparenti destinati ad applicazioni per mezzi militari terrestri. La questione è stata sollevata dalla rete “La ricerca non va in guerra”, composta da ricercatori e lavoratori del CNR contrari ai progetti collegati a enti governativi coinvolti nell’attuale offensiva su Gaza e nei territori palestinesi occupati. Per i manifestanti, interrompere queste collaborazioni significa applicare concretamente il principio costituzionale che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Nei giorni precedenti all’evento, una lettera aperta era stata indirizzata alla direttrice dell’istituto, Alessandra Sanson, chiedendo che all’interno dell’open day trovasse spazio anche una riflessione critica sul rapporto tra etica, ricerca e industria militare. Nel testo si sosteneva la necessità di “una corrispondenza fra etica che ripudia i crimini di guerra e scelte individuali e istituzionali”. Secondo quanto riferito da Linda Maggiori dopo l’incontro con la direttrice, una delegazione ha consegnato una lettera chiedendo l’interruzione della collaborazione con Israele e l’avvio di progetti sanitari con la Palestina. La dirigenza avrebbe garantito libertà di espressione e dibattito interno per il personale dell’istituto, specificando però di non avere l’autonomia necessaria per interrompere unilateralmente il progetto, decisione che spetterebbe alla direzione nazionale del CNR. Il presidio si è svolto in una data dall’alto valore simbolico, il 78° anniversario della Nakba palestinese, la “catastrofe” del 1948 che segnò l’espulsione forzata di centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro terre. Per le realtà organizzatrici, questa ricorrenza ha permesso di collegare la memoria storica dei diritti violati alla riflessione contemporanea sulle guerre e sulle responsabilità collettive. L’iniziativa ha mostrato come ricerca, industria e molti ambiti considerati “neutrali” abbiano invece un ruolo concreto negli attuali scenari di guerra. Ma la giornata faentina non è stata soltanto una mobilitazione contro il riarmo. È stata anche una delle tappe centrali della Carovana ambientalista e sociale “Diritti e Rovesci”, promossa da RECA Emilia-Romagna e AMAS-ER. Da aprile a giugno, la Carovana attraversa tutta la regione coinvolgendo oltre 90 associazioni, comitati e realtà territoriali sui temi della crisi climatica, del consumo di suolo, dell’inquinamento, delle alluvioni, della salute pubblica e della conversione ecologica. La tappa di Faenza ha assunto un significato particolare proprio perché ha unito questi temi a una riflessione più ampia sui diritti umani: non soltanto ambiente e diritto alla salute, ma anche guerra, ricerca scientifica, obiezione di coscienza, industria militare e libertà di dissenso nei luoghi di lavoro. A Faenza, più che gli slogan, sono rimaste impresse le immagini: le persone ferme sotto la pioggia, i dialoghi davanti ai cancelli del CNR, gli strumenti musicali e i canti, le lettere consegnate a mano, le spillette con scritto “Io non collaboro con Israele” distribuite dai ricercatori obiettori di Faenza, il tentativo ostinato di aprire spazi di discussione dentro e fuori i luoghi della ricerca. Quando il sole è comparso, illuminando bandiere, striscioni e le strade ancora bagnate, il presidio non aveva certo risolto il conflitto aperto attorno ai progetti militari. Ma aveva reso visibile qualcosa difficile da ignorare: l’esistenza di ricercatori, cittadini, studenti e lavoratori che rifiutano l’idea che la scienza possa procedere separata da coscienza ed etica. PROSSIMI APPUNTAMENTI DELLA CAROVANA “DIRITTI E ROVESCI” : * Calendario di tutti gli eventi: https://www.recaemiliaromagna.it/ * Appuntamento sotto la sede della Regione: Bologna, 26 maggio 2026, ritrovo ore 9.00 con le reti ambientaliste, che convergeranno nella stessa giornata con il sit-in pomeridiano della rete “Basta Complicità”, in cui confluiranno anche i Giovani Palestinesi, il BDS e i Sanitari Per Gaza di Bologna per consegnare tutte le firme raccolte finora. .. video qui. > Non ci hanno permesso di fare foto o filmare gli interventi. Non hanno > permesso ad un ricercatore venuto apposta da Reggio Emilia di leggere il suo > intervento. […]  ricercatori obiettori di Faenza non possono parlare > pubblicamente del loro dissenso, tanto che nessuno di loro ha potuto parlare > nel nostro presidio. Questo ci è stato implicitamente confermato dalla > direttrice e ci sembra una cosa gravissima, che lede anche i diritti dei > lavoratori. […] Noi allora continueremo a fare presidi, sia a Faenza sia a > Roma per chiedere di fermare questa complicità criminale, e per chiedere di > iniziare progetti in campo sanitario con la Palestina. > > Continueremo a sostenere i ricercatori e le ricercatrici, a fare emergere la > verità e a non lasciare che il silenzio ricopra tutto. Basta ricerca per il > Genocidio!! > Linda Maggiori Redazione Romagna
May 17, 2026
Pressenza