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QUANTO IMPATTA LA GUERRA SULLA VITA DELL3 GIOVANI?
I saperi maledetti continuano il lavoro di approfondimento sulla guerra, partendo da interviste all3 universitari3 negli atenei e durante i cortei del 25 aprile, ci siamo concentrate sugli effetti presenti e futuri che le guerre hanno ed avranno nelle traiettorie di vita dell3 giovani. Fra questi effetti abbiamo indagato, grazie al contributo del climatologo e giornalista Lorenzo Tecleme, le conseguenze devastanti che i conflitti hanno sul clima e come queste vengano utilizzate come strumento bellico. Riportando lo sguardo al presente, con la perizia dell’economista Andrea Fumagalli abbiamo cercato di comprendere l’impatto economico e finanziario che già grava sulle tasche dell3 giovani e come questo andrà ad acuirsi nei prossimi anni.  L3 universitari3 hanno inoltre manifestato un’indifferenza degli atenei nei confronti di questi temi sempre più attuali e dirimenti, confermando come l’università si pieghi alle narrative securitarie della politica parlamentare, concedendo sempre di più le proprie infrastrutture e il nostro sapere all’industria bellica.
QUANTO IMPATTA LA GUERRA SULLA VITA DELL3 GIOVANI?
I saperi maledetti continuano il lavoro di approfondimento sulla guerra, partendo da interviste all3 universitari3 negli atenei e durante i cortei del 25 aprile, ci siamo concentrate sugli effetti presenti e futuri che le guerre hanno ed avranno nelle traiettorie di vita dell3 giovani. Fra questi effetti abbiamo indagato, grazie al contributo del climatologo e giornalista Lorenzo Tecleme, le conseguenze devastanti che i conflitti hanno sul clima e come queste vengano utilizzate come strumento bellico. Riportando lo sguardo al presente, con la perizia dell’economista Andrea Fumagalli abbiamo cercato di comprendere l’impatto economico e finanziario che già grava sulle tasche dell3 giovani e come questo andrà ad acuirsi nei prossimi anni.  L3 universitari3 hanno inoltre manifestato un’indifferenza degli atenei nei confronti di questi temi sempre più attuali e dirimenti, confermando come l’università si pieghi alle narrative securitarie della politica parlamentare, concedendo sempre di più le proprie infrastrutture e il nostro sapere all’industria bellica.
QUANTO IMPATTA LA GUERRA SULLA VITA DELL3 GIOVANI?
I saperi maledetti continuano il lavoro di approfondimento sulla guerra, partendo da interviste all3 universitari3 negli atenei e durante i cortei del 25 aprile, ci siamo concentrate sugli effetti presenti e futuri che le guerre hanno ed avranno nelle traiettorie di vita dell3 giovani. Fra questi effetti abbiamo indagato, grazie al contributo del climatologo e giornalista Lorenzo Tecleme, le conseguenze devastanti che i conflitti hanno sul clima e come queste vengano utilizzate come strumento bellico. Riportando lo sguardo al presente, con la perizia dell’economista Andrea Fumagalli abbiamo cercato di comprendere l’impatto economico e finanziario che già grava sulle tasche dell3 giovani e come questo andrà ad acuirsi nei prossimi anni.  L3 universitari3 hanno inoltre manifestato un’indifferenza degli atenei nei confronti di questi temi sempre più attuali e dirimenti, confermando come l’università si pieghi alle narrative securitarie della politica parlamentare, concedendo sempre di più le proprie infrastrutture e il nostro sapere all’industria bellica.
May 13, 2026
Radio Blackout
[atene, grecia]: Rivendicazione per l’attacco incendiario contro l’auto di Dimitris Karonis, professore del Politecnico di Zografou, da parte di Commando Kyriakos Xymitiris
> Da La Nemesi, 27.04.24 I SILENZI DEVONO TRASFORMARSI IN GRIDA In un’epoca di silenzio opprimente e apatia diffusa, è necessario prendere posizione e agire. Come meglio possiamo, ma dobbiamo agire. Non ci sono scuse, non c’è spazio per rinvii e indugi. Il mondo corre a una velocità folle, ci supera, ci calpesta e non rimane nulla in piedi, eppure noi facciamo finta che non stia succedendo nulla. I MORTI AMMAZZATI SUI TRENI E NELLE FABBRICHE, QUELLI UCCISI TRA LE MACERIE DI GAZA, LE BAMBINE UCCISE A MINAB, LE PERSONE UCCISE A COLPI DI PISTOLA ALLA SCHIENA IN MINNESOTA. In ogni angolo del pianeta, il monopolio statale della violenza deve essere messo in discussione. Nel teatro dell’assurdo e della più oscura distopia che stiamo vivendo, restare al nostro posto impassibili costituisce una complicità sanguinosa. Una complicità sporca di sangue, quella di una società di persone con il sorriso sfregiato, il passo docile e le mani sporche di sangue. Una società caduta in un “dolce” letargo tra le braccia di un Morfeo digitale (cultura mediatica contemporanea, comunicazione e, in definitiva, disinformazione) e che sta vivendo una crisi pandemica non eccezionale, ma permanente, i cui sintomi, questa volta, sono l’apolitica sudditanza e la dedizione esclusiva di ciascuno alla propria esistenza. L’alternativa a questo lento ma doloroso soffocamento assimilatorio la troviamo in un atteggiamento esistenziale dignitoso e in una scelta consapevole di fronte a un sistema insaziabile, nonché nella profonda empatia e solidarietà verso chi ci sta accanto. Passiamo quindi all’azione e rivendichiamo la responsabilità dell’attacco incendiario contro l’auto del professore Dimitris Karonis, nella zona del Politecnico di Zografou. Su ordine del partito Nea Dimokratia, Karonis ha insabbiato la verità sul caso di Tempi. Dall’omicidio di 57 persone a Tempi… Dopo l’omicidio di Tempi, la banda al potere ha sferrato un’enorme campagna di insabbiamento utilizzando ogni mezzo possibile e immaginabile. Coperture, dichiarazioni dei ministri, opuscoli governativi, giornalisti pappagalli, commissioni e conclusioni. Ed eccoci al nocciolo della questione. Il 13 maggio 2025, il professore del Politecnico di Atene Dimitris Karonis, su ordine del giudice istruttore Bakaimis, pubblica la relazione sulle cause dell’incendio che ha seguito la collisione dei treni. Non ci soffermeremo sui dettagli tecnici che non ci riguardano e che non servono a nessuno. Ci soffermeremo, invece, a dimostrare come Karonis sia diventato una pedina dei mafiosi di Nea Dimokratia, con l’obiettivo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da questo omicidio. Karonis ha impiegato ben 14 mesi per elaborare le sue conclusioni, in aperta collaborazione con i funzionari governativi. 14 mesi interi in cui il governo aveva ampiamente pubblicizzato il tanto atteso rapporto, che, come il ponte di Arta, ogni giorno crollava. È evidente che hanno lavorato bene insieme per ottenere il risultato desiderato. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del governo, Pavlos Marinakis, la mattina di martedì 13 maggio, «la storia dell’insabbiamento crolla fragorosamente» e «hanno imbastito una falsa storia per far arrabbiare la gente, ma ora finalmente si pone fine a questa volgarità». Ora tutti i burocrati di Nea Dimokratia citano le 132 pagine del rapporto Karonis e proclamano con enfasi che la tesi sul carico illegale è stata smentita e che le cose stanno lentamente tornando alla normalità. Ma qualcuno crede davvero che la conclusione di Karonis non sia stata il risultato di pressioni, manovre e ricatti? Chi è così ingenuo da accettare l’idea che l’intero apparato governativo si sia basato, per puro caso, sulla conclusione di un tecnocrate “irreprensibile”? È significativa la dichiarazione di un genitore delle vittime di Tempi, secondo cui la conclusione di Karonis sarebbe stata COMPRATA. Ma cosa ha affermato Karonis nelle numerose pagine della sua perizia? Egli ha escluso l’ipotesi che il treno merci trasportasse un carico sospetto che avrebbe potuto provocare il fungo di fuoco. La perizia afferma che «la formazione di una sfera di fuoco in condizioni di arco elettrico ad alta intensità di corrente è possibile. Ciò significa che anche nel caso del tragico incidente oggetto dell’indagine si tratta di un’ipotesi plausibile, poiché sono stati registrati lampi attribuibili a un arco elettrico». Tale conclusione solleva una questione di sicurezza per i treni che utilizzano questi specifici trasformatori e oli di silicone. Tuttavia, in un proprio documento al riguardo, Siemens sostenne che gli oli di silicone non possono generare sfere di fuoco. Karonis esclude la presenza di un carico illegale sul treno merci, affermando che «dai dati relativi al carico del treno merci e dal rapporto di sopralluogo della polizia greca non si fa menzione da nessuna parte di materiale che abbia le caratteristiche necessarie per la formazione di una nube di vapori infiammabili in grado di creare una palla di fuoco», facendo riferimento anche ai video che mostrano il treno merci mentre attraversa la galleria di Platamonas. Ci sono voluti 14 mesi al sig. Karonis per ribadire in 130 pagine la conclusione a cui i vigili del fuoco, su ordine di Hellenic Train, avevano già convenuto sin dall’inizio, conclusione su cui Mitsotakis si era basato per orientare le indagini sin dal primo momento. Tuttavia, i vigili del fuoco hanno poi rivelato di aver subito pressioni e minacce che li hanno costretti al silenzio. In un documento redatto qualche tempo dopo, tuttavia, lo stesso Bakaimis, che aveva commissionato la suddetta perizia a Karonis, afferma in modo sorprendente e esplicito che non sussiste alcun problema di accensione o di esplosione all’interno dei trasformatori dei treni, come invece aveva stabilito Karonis. In parole povere, Karonis ha fatto il lavoro sporco per il governo, dedicando però il suo scritto alle vittime di Tempi e offendendo la loro memoria. L’IPOCRISIA HA RAGGIUNTO IL LIMITE E LA NOSTRA PAZIENZA SI STA ESAURENDO. Quando l’anno scorso abbiamo dato fuoco alla casa dell’ex presidente dell’EODASAM, Christos Papadimitriou, abbiamo scritto che “per il sistema, Papadimitriou e tutti i Papadimitriou sono sacrificabili, e per noi saranno bersagli. La conclusione dell’EODASAM è stata un tentativo molto astuto e subdolo di nascondere le responsabilità dei funzionari governativi sotto il tappeto. Del resto, quella conclusione era un primo tentativo da parte dei vertici del partito di ‘attenuare’ il malcontento sociale”. Per quanto riguarda Karonis, un altro sacrificabile agli occhi del sistema, inviamo un messaggio chiaro: non importa quanti anni passino o quanti processi ci siano, la memoria storica vi ha registrati tutti come complici e assassini. …all’appartamento in via Arcadia Quel 31 ottobre, insieme al compagno Kyriakos Xymitiris, è venuto a mancare un pezzo di ciascuno di noi. Non si è trattato di un omicidio di Stato come quelli di Tempi, o di quello perpetrato dai padroni nella fabbrica di Violanta, eppure la morte ha colpito tra i combattenti. Per noi, il sacrificio di un compagno per la lotta e l’Ideale è un faro e uno stimolo costante a proseguire la lotta con ancora più determinazione. Le verbosità retoriche non hanno alcun peso. Le dichiarazioni pubbliche prive di seguito concreto e di impatto, i lamenti degli anarchici da bar sul loro glorioso passato e il ripescaggio di “storie rivoluzionarie” dagli armadi impolverati degli anni passati non costano nulla. È giunto il momento dei fatti e della coerenza tra le parole e le azioni di ciascuno e di ciascuna. Coloro che sono ancora saldamente legati alla cintura di sicurezza e si limitano a parole vuote farebbero meglio a tacere. Onoriamo il combattente caduto che ha agito nell’ambito della lotta anarchica multiforme impugnando un’arma, oltrepassando il semaforo rosso della legalità sociale. Il sorriso di Kyriakos ci accompagna in ogni azione e in ogni pratica di lotta rivoluzionaria e di vendetta per tutti i nostri morti. Proprio mentre il processo Ampelokipoi è in corso, esprimiamo la nostra solidarietà a tutti gli anarchici detenuti in attesa della sentenza. Troverete le tracce di un intero movimento multiforme nelle mappe delle nostre lotte, là dove il potere giudiziario si preoccupa di esaurire tutta la sua sete di vendetta, formulando accuse e perseguendo con ostinazione. È ora di porre fine a questa sfrenatezza e a questa vendetta. Potremmo continuare a scrivere pagine e pagine analizzando i motivi per cui abbiamo attaccato Karonis e tutti quelli come lui. Il sistema ci offre decine di motivi per attaccare. Dalle pratiche genocidarie dei sionisti agli attacchi imperialistici degli Stati Uniti, fino al dominio interno incontrollato e agli omicidi di Stato in Grecia. ESISTE QUALCUNO CHE HA AGITO SENZA MOTIVI? Forse i motivi che abbiamo citato sono semplicemente il carburante per organizzare un attacco e nient’altro, nel senso che il sistema stesso, in ogni momento, uccide le nostre esistenze? Mettiamoci tutti a riflettere, ognuno per conto proprio, e chiediamoci se valga la pena trascorrere un’intera vita da schiavi o se sia giunto il momento di agire per la libertà. La libertà, d’altronde, non è necessariamente un punto da raggiungere sulla mappa, ma un respiro lontano dagli abissi della schiavitù della quotidianità. Sui sentieri in cui la gioia selvaggia della ribellione gonfia i polmoni di libertà, su questi sentieri, a questi bivi in cui da tempo abbiamo scelto la direzione, incontreremo coloro che ogni giorno osano e oseranno ancora in futuro tuffarsi nel vuoto del rischio e della lotta. Con le nostre borse piene di pietre, molotov, ordigni incendiari e qualsiasi altro equipaggiamento necessario. Senza esitazione o ripensamenti. Perché la nostra strada non ci ha scelti, siamo stati noi a sceglierla, e la percorriamo dai sogni d’infanzia fino agli incubi dell’età adulta. Forse la fine è già scritta, ma cosa c’è di più bello che scontrarsi con l’inevitabile? Fino alla fine. Onore eterno al guerrigliero armato Kyriakos Xymitiris e ai compagni rivoluzionari italiani Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Solidarietà a tutti i rivoluzionari imprigionati. Al fianco della lotta dei rifugiati e di Aristotelis Hantzis, che con la propria vita come arma combatte per ciò che è giusto. Commando “Kyriakos Xymitiris”
[Atene, Grecia] Rivendicazione dell’attacco incendiario contro l’abitazione del preside del Politecnico di Atene, Panayiotis Tsanakas, e di un agente della polizia antisommossa da parte di Nuclei di Azione Diretta – Nucleo Alessandro Mercogliano/Sara Ardizzone
> Da La Nemesi, 06.04.2026 All’alba del 25 marzo abbiamo attaccato con un ordigno incendiario l’abitazione in cui risiedono il preside del Politecnico di Atene, Panayiotis Tsanakas, e un agente della polizia antisommossa nel quartiere di Zografou. Le nostre ricerche sul capo spia della cricca accademica del Politecnico ci hanno rivelato una coincidenza al tempo stesso singolare e poeticamente suggestiva. Una spia e un poliziotto che lavorano e vivono insieme: un’immagine quantomeno commovente. Tsanakas non è solo lo scagnozzo di Chatjigeorgiou (rettore del Politecnico di Atene): come coronamento della sua “carriera” accademica, ha denunciato senza alcuna vergogna alla polizia uno studente che aveva scritto slogan a favore del popolo palestinese nei locali dell’università. Ha però un ruolo più profondo e sostanziale nel mostruoso sistema poliziesco di Chatjigeorgiou: un rettorato che permette e impone la presenza quotidiana di pattuglie di poliziotti all’interno del campus, in piena conformità e obbedienza alle imposizioni del dogma di Nea Dimokratia per il controllo assoluto e, in sostanza, la soppressione delle lotte studentesche e rivoluzionarie negli spazi universitari. Un rettorato che ci ha fatto perdere il conto delle volte in cui ha ordinato l’irruzione delle forze di repressione nei locali dell’università, con una particolare “sensibilità” quando si tratta di chi solidarizza con la lotta del popolo palestinese. Chatjigeorgiou, ovviamente, ha un motivo in più per desiderare la presenza della polizia nei locali del Politecnico di Atene, oltre a voler assecondare i piani del governo. Li usa come buttafuori e gorilla a guardia del “negozietto” che si è costruito in vista di future collaborazioni con la NATO e le industrie belliche ebraiche. Il giorno dopo l’attacco, leggiamo che è stato trovato un modo, attraverso procedure opache e pareri individuali di consulenti legali, per rendere incostituzionale l’articolo 2 della Guida al finanziamento e alla gestione del Conto speciale dei fondi di ricerca (ELKE), che riguarda il Politecnico di Atene e stabilisce espressamente: «[…]La storia del Politecnico di Atene è legata alle lotte per la libertà e la pace. Per questo motivo, presso l’EMP non è consentito condurre o partecipare a ricerche a fini bellici di qualsiasi tipo, ad eccezione della ricerca per le esigenze di difesa del Paese, e non vengono intraprese ricerche finanziate da coalizioni militari internazionali». Ricordiamo che quanto sopra costituisce una conquista del movimento contro la guerra dell’epoca dei bombardamenti della Jugoslavia da parte delle forze della NATO nel 1999. Già dall’ottobre 2023, nel bel mezzo del genocidio dei palestinesi di Gaza da parte dell’esercito israeliano, con le firme di Chatjigeorgiou e del decano Panayiotis Tsanakas, è stato firmato un memorandum di collaborazione tra il Politecnico di Atene e Intracom Telecom. È quindi evidente (a meno che non si sia lobotomizzati) che i risultati della ricerca universitaria nell’ambito di questa collaborazione vengano convogliati verso due filiali di Intracom Telecom: Intracom Defense e Intracom Aviator, che collaborano attivamente con l’esercito israeliano e con le sue attività genocidarie in tutto il Medio Oriente. È evidente, quindi, che oltre a essere un miserabile spione, Tsanakas si dimostra, con azioni come quella sopra citata, un attivo sostenitore del genocidio dei popoli del Medio Oriente e, in quanto tale, deve essere affrontato dalle forze radicali. L’attacco incendiario alla sua abitazione è stato solo un avvertimento. Conosciamo bene la sua vita quotidiana e, in base alle sue azioni future, sarà preso di mira di conseguenza. L’altro inquilino esercita l’infame mestiere di poliziotto antisommossa. Questo discendente di Pantelis Petrou [ndt. vicedirettore della polizia antisommossa (MAT) ucciso nel 1980 dall’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre] e di Ioannis Georgakopoulos [ndt. agente ucciso da una bomba piazzata vicino a un autobus dei reparti MAT nel 1986] è per noi il simbolo degli attacchi omicidi delle forze dell’ordine durante le manifestazioni del movimento studentesco radicale, dei gravi ferimenti subiti dai nostri compagni e dalle nostre compagne durante i cortei in memoria del rivoluzionario Kyriakos Xymitiris e del 6 dicembre, nonché del lungo braccio dello Stato che crede di poter colpire impunemente. Vogliamo salutare ogni azione di intensificazione contro i bastardi della polizia antisommossa che si è verificata negli ultimi tempi. Lasceremo da parte le tante parole e daremo spazio all’azione, nella speranza che possa chiarire che questo “braccio lungo” inizierà a spezzarsi letteralmente. Per ora, che informi i suoi colleghi: le case di alcuni di loro sono a nostra portata, così come quelle di altre organizzazioni in lotta, e saranno presi di mira in base all’intensità dell’attacco repressivo che subiamo. Dedichiamo la nostra azione ai compagni anarchici italiani Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, che hanno perso la vita in seguito all’esplosione accidentale di un ordigno artigianale. Per onorare la loro memoria, abbiamo intitolato a loro il nucleo che ha compiuto l’attacco. Sara, Alessandro, Kyriakos e centinaia di altri combattenti per la libertà sono un monito per tutti noi. Per tutti coloro che parlano di lotta radicale contro il sistema cannibale che distrugge le nostre vite. Un invito affinché ognuno di noi faccia un piccolo passo in più. Aumentare i rischi e gli impegni. Rafforzare la propria determinazione e armarsi. Onoriamo la memoria e le scelte dei nostri compagni e delle nostre compagne caduti, moltiplicando i focolai di resistenza attiva. In un’epoca in cui è necessario lottare con tutte le nostre forze per essere presenti all’appuntamento con la storia e con chi tiene le nostre vite in gabbie soffocanti. Sconfiggiamo coloro che brandiscono la frusta, distruggiamo la cultura della paura e della sottomissione volontaria e non trasformiamoci in reperti museali o in favole per cullare i nostri sogni rivoluzionari perduti. La delusione, il brontolio e la “politica” dei bar e dei caffè devono lasciare il posto alla propaganda delle azioni cospirative. DEDICHIAMO IL NOSTRO ATTACCO AI POPOLI IN LOTTA DEL MEDIO ORIENTE CHE COMBATTONO IL MOSTRO DELL’IMPERIALISMO CON LE ARMI IN MANO SOLIDARIETÀ CON I COMPAGNI E LE COMPAGNE DEL CASO AMPELOKIPOI ALESSANDRO MERCOGLIANO, SARA ARDIZZONE, KYRIAKOS XYMITIRIS: SEMPRE PRESENTI NELLE NOSTRE LOTTE CHE LA PAURA CAMBI CAMPO Nuclei di Azione Diretta Nucleo Alessandro Mercogliano/Sara Ardizzone