RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO DELLA RETE NAZIONALE LAVORO
SICURO RELATIVO ALLE ASSEMBLEE DI GRUPPO OMOGENEO, CHE SI STANNO SVOLGENDO NEI
LUOGHI DI LAVORO E IN PARTICOLARE NEI SITI BRT.
IN QUESTO PERIODO PROPRIO SULLA FILIERA BRT, LA PIU’ MONITORATA DAI LAVORATORI
SULLE MISURE DI SICUREZZA, ANCHE ALLA LUCE DELL’INCENDIO AVVENUTO NEI GIORNI
SCORSI NEL SITO DI BRT BOVISA, CHE HANNO MESSO IN EVIDENZA GRAVI CARENZE,OLTRE
LE MANCATE MISURE PER IL CALDO, ANCHE PER QUANTO RIGUARDA GLI INCENDI.
SI COBAS NAZIONALE
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INCENDIO AL SITO LOGISTICO BRT BOVISA DI MILANO
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI, CON LEGGERO RITARDO, IL COMUNICATO DELLA RETE NAZIONALE
LAVORO SICURO SULL’INCENDIO NEL SITO DI BRT BOVISA A MILANO PERCHE’ DIMOSTRA
QUANTO SIAMO LONTANI DALLA SICUREZZA DEI LAVORATORI DA PARTE DELLE AZIENDE.
QUELLO CHE SI NOTA IN MODO EVIDENTE E’ CHE BRT NON HA MAI PENSATO DI ISTITUIRE
UNA SQUADRA DI SICUREZZA ANTI-INCENDIO PERCHE’ COSTAVA TROPPO EVIDENTEMENTE.
ANCORA PIU’ GRAVE DA UN VIDEO MESSO SUI SOCIAL CHE UN LAVORATORE TENTA SI
“SPEGNERE” LE FIAMME ALTE CON UN ESTINTORE NON IDONEO A QUEL TIPO DI FIAMMA
ANZICHE METTERSI IN SICUREZZA.
BUONA LETTURA.
SI COBAS NAZIONALE.
Assistiamo al “solito” scenario, al “solito” intervento del “giorno dopo”.
Da un paio di anni gli incendi sono in forte crescita anche se al momento non
possiamo contare su un registro nazionale davvero esaustivo del fenomeno.
Non vi è dubbio, le cause sono diverse e diversamente combinate a seconda della
circostanza dai fattori favorenti come ad esempio, i mutamenti climatici e la
insufficienza degli interventi di prevenzione e manutenzione.
Ma almeno, per carità, non si cerchi di utilizzare il tema dei mutamenti
climatici come attenuante perché i mutamenti climatici in atto dovrebbero
semplicemente consigliare maggiore attenzione.
Attenzione e prevenzione, spesso carente o assente, attività queste, che
dovrebbe semplicemente, rientrare in una valutazione del rischio (DVR)
costantemente aggiornata. Ma non è così!
È costume (cattivo), in circostanze come questa del deposito BTR che le
istituzioni, tendano a minimizzare i rischi e l’impatto sanitario ambientale in
particolare nei casi in cui “miracolosamente” non si sono avuti feriti gravi o
morti.
Si tira un ipocrita sospiro di sollievo ma, l’impatto senza morti e feriti, può
essere comunque produttivo di ricadute gravi anche se gli inquinanti vengono con
una certa rapidità trasportati lontano dalle correnti di aria.
Certamente è “meglio” che i veleni si disperdano e non entrino nelle abitazioni
e nei polmoni delle persone esposte ma se le sostanze inquinati e non inquinanti
(in una certa misura) vengono trasportati lontano dal sito di emissione dei fumi
comunque contribuiscono all’inquinamento del pianeta.
Con la combustione del poliuretano si producono sostanze tossiche come il
monossido di carbonio e il cianuro di idrogeno.
Il litio (cui fanno riferimento i dati di cronica) si comporta come per il
poliuretano e può essere causa di esplosione e di incendi particolarmente
aggressivi e difficile da spegnere.
Altri dettagli al momento non sono a nostra conoscenza, ma è impossibile che in
un incendio che coinvolge carta (lignina) e plastica (cloro) non si sviluppi la
“famigerata diossina di Seveso”.
Dover restare per lunghe ore al chiuso senza poter azionare i condizionatori (in
questa giornate!) è motivodi grave distress soprattutto per le persone più
vulnerabili.
Prendiamo atto dell’ennesimo “eroico” intervento dei lavoratori vigili del fuoco
la cui esposizione a rischio,
troppo spesso, viene negata dagli enti che sono poi chiamati a valutarne la
eziologia professionale delle loro patologie.
Valutazione avversa al riconoscimento, nonostante il parere della OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) che classificata come “cancerogeno” il
lavoro dei vigili (rischi per fortuna non ineluttabili dei danni ma resta il
fatto che le condizioni operative restano sempre difficili e costrittive).
Studi recenti hanno focalizzato, dopo il “vecchio” rischio amianto rischi
altrettanto gravi legati agli incendi. Qui l’attenzione è sugli effetti dei Pfas
contenuti nelle schiume e pare persino in certi ddppii.
Ai lavoratori intervenuti all’incendio BRT esprimiamo sostegno e solidarietà
coerentemente col nostro impegno ad ottenere il riconoscimento delle malattie
professionali che ovviamente attecchiscono se e quando la prevenzione non è
stata sufficiente.
Parimenti esprimiamo solidarietà sia ai cittadini del quartiere Bovisa e di
tutta Milano sia ai lavoratori BRT che hanno rischiato di essere coinvolti più
pesantemente.
In verità i lavoratori della logistica (lo abbiamo verificato ancora una volta
in un recente incontro con i lavoratori di Parma aderenti a Si.Cobas) da tempo
richiamano l’attenzione sulla necessità di monitorare il contenuto delle merci
movimentate.
La vigilanza preventiva, soprattutto ad opera dei lavoratori, deve diventare una
prassi attraverso la puntuale segnalazioni degli incidenti e dei quasi incidenti
e la loro raccolta in un apposito registro.
I lavoratori avranno opportunità per esplicitare meglio le criticità del lavoro
nelle prossime assemblee di gruppo operaio omogeneo finalizzate ad “azioni” di
miglioramento su salute e sicurezza.
Oltre alle ipotizzabili e concretamente attuabili azioni di miglioramento in
chiave di prevenzione primaria è utile occuparsi anche di prevenzione
secondaria, cioè è necessario adoperarsi affinché l’incendio non si manifesti.
A tal proposito non è retorico chiedersi: i magazzini sono dotati di “sistemi
sprinkler” in grado di percepire automaticamente la produzione di fumo e dunque
di reagire con l’attivazione e la diffusione di sostanze antifumo?
Abbiamo constatato negli interventi finalizzati alla prevenzione che troppo
spesso l’installazione del sistema
“sprinkler” viene considerato un optional lasciato alla “trattativa” tra
assicurato e assicuratore.
Trattativa in cui l’assicurato si lascia condizionare solo dal valore della
merce da tutelare considerando “gratis” il rischio di danni all’ambiente o
addirittura lo stesso rischio di danno alla salute e alle persone.
Su tutto questo le assemblee di gruppo omogeneo devono vigilare sulla piene e
aggiornata valutazione dei DVR e a maggior ragione in tempi di “mutamenti
climatici” aggravati dall’incuria padronale per l’ambiente naturale. Noi
lavoratori siamo parte integrante della natura!
Solo i lavoratori estranei alla logica del profitto a tutti i costi possono
esercitare la vera prevenzione a tutela della loro salute e della salute di
tutti.
Oggi è il 50° anniversario del disastro industriale della Icmesa di Seveso :
siamo ancora lontani da una vera prevenzione che renderebbe possibile un “mondo
giusto”
RETE NAZIONALE LAVORO SICURO
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Cobas - Sindacato intercategoriale.
Per non dimenticare Giovanna, morta a 15 anni per un euro e mezzo l’ora
Non ci andare Giovanna, non ci andare. Questo le aveva detto suo padre Pasquale
quando Giovanna gli aveva detto che iniziava a lavorare nella fabbrica di
materassi di Biagio Miceri, a Montesano sulla Marcellana. Pensava che la figlia
fosse troppo giovane, che quel salario di 1,5 euro l’ora (due per le sue
colleghe maggiorenni) fosse una vergogna, che lei doveva studiare per migliorare
il suo futuro.
Ma Giovanna voleva darsi da fare, voleva aiutare i suoi genitori, padre
forestale e madre disoccupata, a mandare avanti la famiglia e così alla fine
aveva accettato quello stipendio così basso e quelle condizioni di lavoro
terrificanti proposte da Miceri. Non era solo un lavoro mal retribuito ed in
nero, si trattava di stare ore e ore, anche più di dieci, in un sottoscala non
arieggiato pieno di materiale infiammabile.
L’azienda, totalmente illegale, non era registrata presso nessun ufficio
pubblico, il locale privo delle elementari norme di sicurezza, i contratti
verbali, spesso disattesi, i libretti di lavoro addirittura sequestrati. Insomma
un ambiente malsano da ogni punto di vista nel quale donne di ogni età passavano
l’intera giornata per portare a casa una ventina di euro. E fu in quell’ambiente
che finì la vita di Giovanna e di una sua collega, Annamaria Mercadante, di 49
anni.
Nella fabbrica di materassi c’era un impianto elettrico vecchio e non a norma e
numerosi materiali infiammabili. E così il 5 luglio del 2006, quando
probabilmente un cortocircuito, intorno alle dieci e mezza fece divampare le
fiamme, queste presto avvolsero l’intera struttura. Biagio Miceri si diede
subito alla fuga abbandonando le sue operaie in mezzo ai fumi.
Due di loro riuscirono a fuggire: non Giovanna che, forse per spegnere
l’incendio o più probabilmente per salvare Annamaria, collega alla quale era
legatissima, tornò sui suoi passi e rimase intrappolata tra le fiamme. Le due
donne si rintanarono nel bagno e lì morirono soffocate a causa di una
combinazione di monossido di carbonio, benzene e acido cianidrico.
Ovviamente non vi erano porte di sicurezza e nemmeno estintori, anzi i vigili
del fuoco giunsero appena in tempo per arginare l’incendio prima che arrivasse
alle bombole di gas lasciate sulla porta della fabbrica abusiva. Bombole che
avrebbero fatto saltare in aria l’intera palazzina – comprese le scuole
elementari pubbliche lì presenti.
Tutti in paese sapevano della fabbrica abusiva, comprese le istituzioni. I
vigili locali l’avevano multata per non aver pagato alcune imposte comunali ma
non avevano certo chiamato l’ispettorato del lavoro o fatto una denuncia, mentre
il sindaco di un comune vicino era la persona che aveva “procurato l’impiego” a
Giovanna.
Giovanna, morta a 15 anni per un euro e mezzo l’ora.
Redazione Italia
Lavoro, tragedia infinita: due morti in poche ore
Un operaio edile cinquantacinquenne è caduto dal tetto di un'azienda a Imola:
ricoverato con gravi traumi, è deceduto dopo tre giorni. È stato invece trovato
già senza vita un agricoltore di 59 anni rimasto incastrato in una metritebbia a
Castiglione dei Pepoli.
RETE NAZIONALE LAVORO SICURO!
LA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO E SI COBAS SBARCANO A BRT ALBAIRATE.
ARRIVARE IL GIORNO PRIMA E NON IL GIORNO DOPO QUESTO E’ L’OBBIETTIVO CHE SI PONE
LA RETE E IL SI COBAS .
MERCOLEDI’ 24 GIUGNO 2026 SI PARLERA’ DEL CALDO ESTREMO E DELLE MISURE DA
CHIEDERE PER LA DIFESA DEI LAVORATORI.
SI COBAS NAZIONALE .
Cobas – Coordinamento Nazionale via Bernardo Celentano 5, Sindacato
Intercategoriale 20132 Milano (MI) –
Albairate (MI) Via Marcacutto 5/A
Mercoledì 24 giugno dalle ore 13.30 alle 14.30
Assemblea dei lavoratori BRT
Nel corso dell’assemblea verranno discusse le misure da attuare per fronteggiare
l’emergenza
climatica.
In un primo incontro si è presa visione delle criticità e delle misure di
carattere generale su cui
intervenire.
Con l’incontro di mercoledì si dovranno definire gli obbiettivi e le
rivendicazioni da presentare alla
direzione del magazzino.
La discussione con i lavoratori ha il significato di dare voce a chi
direttamente vive le condizioni di
lavoro e che quindi meglio è in grado di suggerire le soluzioni.
Il microclima del magazzino è il tema centrale da affrontare. La soluzione
ideale, per l’oggi e per il
domani, risiede nell’istallazione di impianti di condizionamento.
Intanto alcune misure di carattere generale non posso essere ne eluse ne
rimandate perché presenta
no un elevato grado di pericolosità: nel punto di carico le temperature possono
raggiungere i 40°.
Sarà necessario aumentare il numero delle pause.
Un punto di ristoro climatizzato e confortevole va allestito al posto del
dispensatore del caffè,
peraltro difficile da raggiungere.
Oltre ad altre misure di dettaglio che saranno affrontate nel corso
dell’incontro una questione va
posta in anticipo: l’intervento preventivo del medico aziendale che deve porre
sotto osservazione e
tutele i lavoratori vulnerabili alle accentuazioni climatiche.
Se il medico aziendale non si attiva sarà necessario, da parte dei lavoratori,
richiedere visite ad hoc.
Nel corso della riunione verrà distribuito un registro su cui annotare gli
incidenti e i quasi incidenti.
La somma e lo studio statistico dei dati raccolti servirà a prevenire future
situazioni che con troppa
facilità vengono rubricate sotto le voci infortuni, disgrazie e malasorte.
Infortuni, disgrazie e malasorte possono essere evitati lavorando in sicurezza.
la malasorte lasciamola ai padroni.
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intercategoriale.
Unicef: lavoro minorile in Italia raddoppiato in cinque anni
In occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile,
lo scorso 11 giugno, l’Unicef Italia ha presentato il rapporto “Lavoro minorile
in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro“, che ha tracciato
un quadro allarmante per il nostro paese: nel giro di soli cinque anni, il […]
L'articolo Unicef: lavoro minorile in Italia raddoppiato in cinque anni su
Contropiano.
Morti lavoro: «Siamo a 650 vittime con gli…
… autotrasportatori ridotti a bombe umane per colpa di sfruttamento e appalti a
cascata» comunicato di Carlo Soricelli (*) «La strage di Amendolara deve segnare
una svolta nelle coscienze di tutti. Ad oggi contiamo 476 morti sui luoghi di
lavoro, che superano i 650 con i decessi in itinere. Una strage continua che
vede nell’autotrasporto la sua punta più drammatica».
Salute e sicurezza sul lavoro: pubblicato l’Osservatorio Permanente CGIL e INCA Emilia-Romagna
Salute e sicurezza sul lavoro: il punto sugli infortuni in Emilia-Romagna |
Aumentano ancora gli infortuni in Emilia-Romagna. Nel primo quadrimestre del
2026 sono morte in Emilia-Romagna 19 persone per causa di lavoro. Sono stati
26.477 gli infortuni denunciati nel periodo gennaio-aprile (+8,6% sullo stesso
periodo 2025), con classe di età prevalente tra i 41 ed i 65 anni; sono ancora i
settori dell’industria e dei servizi quelli maggiormente coinvolti. Risulta
ancora rilevante il numero di denunce in cui non è possibile determinare il
settore di appartenenza.La situazione in provincia di Rimini nel periodo
gennaio-aprile 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025: 1.675 infortuni
denunciati nel quadrimestre | In particolare, nel territorio riminese, si
riscontra un aumento del 14,1% degli infortuni sul lavoro. In generale la fascia
di età dove si è concentrata la maggior parte degli infortuni è stata quella
41-65 anni (48,6%), seguita dalla fascia 15-40 anni (38,4%). Nel periodo
gennaio-aprile i settori che in provincia di Rimini contano il maggior numero di
infortuni nell’ambito di industria e servizi sono quelli della sanità e
assistenza sociale, delle costruzioni e delle attività dei servizi di alloggio e
di ristorazione.
Per quanto riguarda le malattie professionali il dato al 30 aprile 2026,
rispetto allo stesso periodo del 2025, conta già 241 denunce in provincia di
Rimini. Si tratta in questo caso di un aumento del 16,4%. Il 36,9% delle denunce
di malattia professionale nel territorio riminese ha riguardato donne, essendo
89 su 241 (in aumento rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le denunce
da parte di donne erano state 69). Tra le patologie denunciate si rileva
un’incidenza percentuale superiore alla media regionale per quelle legate al
sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, che rappresentano il 70,5% del
totale provinciale.
Le considerazioni della Segretaria generale CGIL Rimini Francesca Lilla Parco |
“I dati territoriali dell’Osservatorio e i tragici eventi di Amendolara mostrano
la medesima piaga: la sistematica svalutazione della vita umana nei circuiti
produttivi. L’aumento del 14,1% degli infortuni a Rimini e l’allarmante crescita
regionale delle malattie professionali non sono semplici contabilità d’ufficio,
ma l’effetto collaterale di una precarietà strutturale che stringe i lavoratori
in una morsa di ricatto e assenza di tutele. La barbarie consumata in Calabria
contro i braccianti ci ricorda in modo brutale che lo sfruttamento estremo, il
lavoro irregolare e il caporalato si nutrono dell’indifferenza istituzionale e
dei mancati investimenti nella sicurezza. Quando la logica del profitto erode le
regole e i controlli, i corpi di coloro che lavorano diventano merce
sacrificabile, dalle campagne del Mezzogiorno fino alla costa ed entroterra
riminese. Spezzare questa catena è un dovere non più rinviabile. Chiediamo alle
aziende il rigoroso rispetto delle norme e alle istituzioni – a partire dal
Governo – interventi urgenti per restituire dignità al lavoro e fermare questa
deriva inarrestabile. Sul tema dell’Ordinanza regionale ‘calore’ che ferma il
lavoro all’aperto, per esempio, il sistema delle imprese dovrebbe attrezzarsi
velocemente per adempiere ai sacrosanti obblighi previsti, piuttosto che
polemizzare come avvenuto la scorsa settimana.”
Rimini, 08/06/2026
Camera del Lavoro Territoriale – CGIL RIMINI
Dipartimento Salute e Sicurezza sul Lavoro
Redazione Romagna
Magia nera sui morti di lavoro: propaganda, appalti e…
… e miliardi stanziati per la sicurezza (che non c’è) e finiti in fumo. di Carlo
Soricelli (*) Non si può restare in silenzio di fronte alla gestione della
sicurezza sul lavoro in Italia. Quando i dati ufficiali vengono utilizzati per
“far quadrare i conti”, non siamo di fronte a semplici discrepanze burocratiche,
ma a una precisa operazione di occultamento
Licenziamenti a chi lotta nei porti di Napoli e Salerno
Ciccio Collina, RSA SI Cobas alla Logiport (gruppo Grimaldi) di Salerno, lo
scorso 26 maggio è stato licenziato perché da anni si batte per la sicurezza sui
Terminal e a causa del suo impegno sindacale contro l'economia di guerra e
contro il traffico di armi dirette ad alimentare il genocidio del popolo
palestinese. Nelle stesse ore alla De Luca di Napoli due operai ricevevano la
lettera di licenziamento in tronco con motivazioni pretestuose, in realtà perché
avevano aderito al SI Cobas per porre fine alla barbarie dei turni spezzati e
del lavoro a chiamata. Sabato 6 giugno, ore 17,30 assemblea nazionale online.
Ne parliamo con un compgno di SI Cobas Napoli e Salerno