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LEGGE 104 : INTERESSANTE SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE SUI TURNI NOTTURNI
VOLENTIERI  PUBBLICHIAMO L’ARTICOLO DI VITO TOTIRE PORTAVOCE DELLA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO DI  CUI IL SI COBAS NE E’ PARTE INTEGRANTE. QUESTA SENTENZA RIGUARDA MILIONI DI PERSONE CHE HANNO FAMILIARI CON L’HANDICAP  TRA CUI CENTINAIA DI  MIGLIAIA DI LAVORATORI CHE SI VEDONO RIFIUTATI, DALLE AZIENDE, LE RICHIESTE INERENTI   IL COMMA 1 DELL’ART 3 DELLA LEGGE 104. UN ELEMENTO RAFFORZATIVO PER I LAVORATORI( CHE DI QUESTI TEMPI E’ ORO) E PER LE BATTAGLIE DEL SI COBAS SUI LUOGHI DI LAVORO. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE di Vito Totire (*) La Cassazione sui permessi per assistenza a congiunti: sentenza 20229 del 16.6.2026 La Cassazione ha ribadito un orientamento già affermato da altri organi di giudizio a proposito della gestione dei permessi previsti dalla legge 104. In questo caso già in primo e secondo grado la magistratura aveva riconosciuto il diritto del lavoratore ad essere esonerato dai turni di notte per poter assistere una persona di famiglia a cui erano state riconosciute le prerogative dell’articolo 3 – comma 1 – della legge 104 del 1992. Saggia decisione quella ribadita dalla Cassazione che dunque non limita il diritto ai casi di cui all’articolo 3 comma 3, che prevedono il riconoscimento di particolare gravità. Il diritto all’esonero, dice la Cassazione, si estende anche all’esonero dalla reperibilità. L’insistenza del datore di lavoro – in questo caso Mercitalia – evidenzia una sorta di grave “analfabetismo imprenditoriale” quantomeno in materia di ergonomia e di prevenzione del distress lavorativo. I princìpi che il datore di lavoro deve rispettare spesso rimangono lettera morta e sistematicamente vengono disconosciuti quando al mancato rispetto di questi princìpi non è associata chiaramente una sanzione economica o penale. La legge 104, a nostro avviso, viene spesso gestita dalle commissioni sanitarie con una particolare rigidità per quel che riguarda il confine tra comma 1 e comma 3 dell’articolo tre. Le condizioni del comma 3 dovrebbero essere più ampiamente riconosciute al lavoratore anche se questi ha una invalidità civile o professionale con percentuali “basse” cioè non particolarmente alte. Spesso accade che il lavoratore al quale la commissione medica Inps o Ausl ha disconosciuto il riconoscimento delle condizioni di cui al comma 3 ottenga questo riconoscimento con un ricorso al tribunale, previa valutazione di una consulenza tecnica d’ufficio. Ma è tutta fatica e distress in più e non tutti, pur avendone diritto, decidono di “andare in tribunale”. Questo significa che anche tra operatori particolarmente esperti non vi è una grande uanimità di vedute e di valutazioni sul rapporto tra valutazione clinica e diritto ai permessi. I permessi previsti dal comma 3 e non concessi nell’ambito del comma 1 sarebbero invece molto utili in casi di distress, burnout, mobbing, dei postumi di malattie professionali e in tante altre condizioni di sovraccarico lavorativo. Un recentissimo studio (PLOS ONE) evidenzia in lavoratori del comparto impiegatizio una alta incidenza di errori di pomeriggio e in particolare il venerdì pomeriggio a conferma dell’ipotesi che l’accorciamento della settimana lavorativa (per tutti e non solo per gli aventi diritto alla legge 104) potrebbe persino aumentare la produttività; lo precisiamo pur se non è il nostro obiettivo che è invece quello di tutelare la salute, ma quello studio merita di essere citato. Perché parliamo di analfabetismo imprenditoriale? Perché al di là della giusta interpretazione data dai giudici (in ben tre gradi) sul comma 1 dell’articolo 3 della legge 104, il datore di lavoro dovrebbe includere nella sua biblioteca la «GUIDA EUROPEA SULLO STRESS LAVORATIVO» del 1999; possiamo inviarla, su cortese richiesta anche a Mercitalia. Senza “scomodare” tribunali di primo e secondo grado (di Bologna) e Cassazione, si dovrebbe prendere atto della chiara indicazione della suddetta Guida secondo cui il datore di lavoro deve tenere conto dei carichi sociali e familiari del lavoratore; per non parlare di quanto chiaramente disposto dallo stesso decreto 81/2008 secondo cui nell’affidare i compiti al singolo lavoratore occorre tenere conto della sua salute e della sua sicurezza. Quale sicurezza psicologica può avere il lavoratore/caregiver che fa il turno di notte lasciando a casa un familiare che potrebbe avere bisogno, anche improvvisamente, di supporto e aiuto? Non costituisce, questa condizione, uno stato di allerta, di preoccupazione, di “nervosismo” potenzialmente foriera di “distrazioni” e incidenti da interpretare a posteriori con la tesi mistificatrice del cosiddetto «errore umano»? E’ ovvio che il tema che stiamo affrontando è solo la punta dell’iceberg. Il lavoro notturno – sia per chi ha anche ruolo di caregiver sia per chi, in un dato momento della sua vita, non ha questo ruolo – è nocivo per tutti, fino ad essere stato classificato 2 A dalla IARC (possibile cancerogeno). Qui si apre un discorso più generale che esula dalla “interpretazione” della legge 104 e che dobbiamo affrontare con urgenza ovunque ma anche per la organizzazione del lavoro di MERCITALIA che da questo punto di vista – lungi dal rappresentare “il migliore dei mondi possibili” – necessita di una robusta riorganizzazione ergonomica non facile nei casi in cui il datore di lavoro si crogiola appunto in un’inveterata tendenza all’ analfabetismo in materia di ergonomia e di sicurezza . Il nome dell’azienda (Mercitalia) non induca datori di lavoro e dirigenti a ritenere che tutto – compresa la salute dei lavoratori e delle lavoratrici – possa essere ridotto a merce. (*) Vito Totire è portavoce della «Rete Nazionale Lavoro Sicuro» PS: non abbiamo molta dimestichezza e confidenza con i magistrati ma dobbiamo esprimere solidarietà a quei giudici di Cassazione che col caldo che fa (indossano anche una pelliccia di ermellino) sono costretti a pronunciarsi su quesiti che qualunque persona di buon senso eviterebbe di fare senza “intasare” i tribunali. Ci riferiamo a quel caso (stavolta non si tratta di Mercitalia) in cui il datore di lavoro dopo aver fatto pedinare un lavoratore (è legale?) che fruiva della legge 104 ha dimostrato grazie al lavoro dei suoi investigatori che l’astuto lavoratore si recava ogni tanto in un supermercato; la Cassazione ha dovuto spiegare a chi “non ci arrivava sa solo” che assistere un familiare non significa stare attaccato al suo capezzale. L'articolo LEGGE 104 : INTERESSANTE SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE SUI TURNI NOTTURNI proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
USB: Sicurezza dei rider, la sentenza conferma le responsabilità di Glovo
Una nuova e importante ordinanza emessa d’urgenza del Tribunale di Torino – e passata in giudicato il 20 agosto 2026 – ha riconosciuto gravi omissioni in materia di sicurezza – sia nella valutazione dei rischi che nella predisposizione delle misure di sicurezza –  è ha disposto precise misure a tutela del lavoratore. La sentenza impone a Glovo di garantire al rider calzature ergonomiche, abbigliamento adeguato alle varie condizioni climatiche (estate-inverno-pioggia), un luogo di riparo durante l’attesa degli ordini e l’accesso gratuito ai servizi igienici, oltre i dispositivi per le alte temperature (copricapo con visiera, occhiali da sole con filtri UV, crema solare ad alto fattore protettivo superiore a 30, sali minerali idrosolubili, borraccia termica e acqua). Sebbene sia intervenuta una pronuncia dell’autorità giudiziaria, Glovo non ha adottato le tutele e i presidi prescritti dal Tribunale. È un fatto gravissimo, che conferma quanto USB sostiene da sempre: Glovo continua a comportarsi come se fosse al di sopra delle regole e delle decisioni delle istituzioni italiane, anche quando vi è un ordine diretto dell’autorità giudiziaria. La sicurezza dei rider continua a essere un problema da scaricare sui lavoratori! Non si tratta quindi soltanto di una pronuncia sulle carenze della piattaforma in materia di sicurezza, ma del riconoscimento concreto degli obblighi che Glovo deve assumersi nei confronti dei rider. E’ quindi fondamentale che le istituzioni se ne occupino. Come USB abbiamo già segnalato questa situazione alle istituzioni competenti e agli organi di vigilanza. La sentenza di Torino rappresenta un precedente importante: dimostra che il lavoro dei rider non può essere separato dalla responsabilità dell’azienda sulla salute e sulla sicurezza e che il riconoscimento della subordinazione significa anche diritto alla sicurezza, strumenti di lavoro e tutele effettive. Unione Sindacale di Base
August 25, 2026
Pressenza
Sul tetto che scotta
Genova “bollino rosso”. Bisogna bloccare i lavori all’aperto nelle ore centrali della giornata. Vedo due muratori sul tetto di fronte a casa mia, zona foce. Sono regolarmente imbragati e col caschetto, per fortuna. Ma sono le 15, c’è un caldo assurdo, non potrebbero lavorare. Decido di chiamare per segnalare la pericolosità di ciò che ho visto, come faccio spesso quando vedo violazioni evidenti delle normative sul lavoro. Benedetto sia il registro chiamate, che mi permette di essere precisa. Chiamo, nell’ordine: 1. Il numero verde per l’emergenza calore 2. Il comune di Genova 3. Idem 4. L’ufficio prevenzione infortuni della asl “Uopsa” 5. Il numero diretto di un funzionario che in passato mi ha dato retta 6. Un sindacalista di mia conoscenza 7. Un altro sindacalista 8. La camera del lavoro CGIL 9. Idem 10. La CISL Non ho ottenuto nessuna risposta. NESSUNA, mi spiego? La prossima volta che un lavoratore o una lavoratrice muore per il caldo, cerco la prima autorità che dice o scrive ” E’ INACCETTABILE” e le dico quello che si merita. Redazione Italia
August 8, 2026
Pressenza
Caldo Estremo: Scioperi Vietati – i padroni ringraziano
 Mercoledì 5 Agosto Conferenza Stampa ore 10.30 Piazza del Gesù a Roma Caldo Estremo: Scioperi vietati – i padroni ringraziano. Mercoledì 5 Agosto Conferenza Stampa ore 10.30 sotto la Commissione di Garanzia in Piazza del Gesù a Roma, sarà presente una delegazione di lavoratrici, lavoratori e delegati sindacali. L’Unione Sindacale di Base convoca per mercoledì 5 agosto una conferenza stampa davanti alla Commissione di Garanzia per denunciare l’approccio pericoloso verso gli scioperi indetti a tutela della salute e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori. Il 10 luglio scorso, dopo numerosi solleciti senza risposta a istituzioni e aziende, a livello nazionale e locale, per avviare un confronto e applicare le norme contro il caldo estremo nei luoghi di lavoro, l’USB ha messo a disposizione dei lavoratori un pacchetto nazionale di 16 ore di sciopero salvavita da gestire a livello territoriale. Di recente, a Livorno, nelle aziende ASA S.p.A. e Giunti Carlo Alberto S.r.l., entrambe del Gruppo Iren, USB ha proclamato uno sciopero per tutelare la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, a fronte di temperature estreme e di misure aziendali insufficienti. La Commissione di Garanzia è però intervenuta chiedendone l’immediata revoca e minacciando sanzioni contro l’USB. È in questo contesto che il sindacato e le lavoratrici e i lavoratori, di ASA S.p. A. e Giunti Carlo Alberto S.r.l. , con coraggio e determinazione, hanno deciso di confermare la mobilitazione. Lo sciopero ha registrato un’ampia adesione e si è svolta una manifestazione davanti all’azienda. Il caldo estremo non è un rischio generico o ipotetico. È un pericolo concreto, sempre più frequente e potenzialmente mortale. Anche nelle ultime settimane si sono verificati gravi episodi: due lavoratori sono morti a Firenze e altri due a Latina, in giornate caratterizzate da temperature estremamente elevate. Di fronte a temperature record e a condizioni di lavoro che possono mettere a rischio l’incolumità delle persone, cosa dovrebbero fare le lavoratrici e i lavoratori quando le aziende non adottano misure di prevenzione e mitigazione adeguate? Nei primi dieci giorni di agosto 2025 l’ INL aveva controllato solo 736 aziende, di queste circa il 40% non aveva valutato o adottato misure specifiche di prevenzione contro il caldo. Bloccando gli scioperi proclamati a tutela della salute e della sicurezza, la Commissione di Garanzia rischia di privare lavoratrici e lavoratori di uno strumento fondamentale di difesa quando le condizioni di lavoro diventano pericolose. Lo sciopero è un diritto costituzionalmente garantito e deve essere tutelato a maggior ragione quando viene esercitato per difendere l’incolumità e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, come previsto dall’articolo 2, comma 7, della Legge n. 146/1990. Non è accettabile considerare il caldo estremo un rischio astratto mentre lavoratrici e lavoratori sono esposti a temperature eccezionali e si registrano già decessi e gravi conseguenze legate al lavoro in condizioni climatiche estreme. Per queste ragioni saremo davanti alla Commissione di Garanzia: per denunciare questo approccio, difendere il diritto alla salute e alla sicurezza e contrastare l’ennesimo attacco al diritto di sciopero. La questione è ancora più rilevante dopo la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali (CEDS) del 13 marzo 2026 sul reclamo collettivo n. 208/2022, USB c. Italia, che ha rilevato l’incompatibilità di alcuni aspetti della disciplina italiana sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali con la Carta sociale europea. LA SALUTE E LA SICUREZZA NON SI DISCUTONO -SI DIFENDONO USB Lavoro Privato Nazionale Link al comunicato per condivisione: Caldo Estremo: Scioperi Vietati – i padroni ringraziano. Mercoledì 5 Agosto Conferenza Stampa ore 10.30 Piazza del Gesù a Roma Unione Sindacale di Base
August 1, 2026
Pressenza
BRT Sedriano, Venerdì 24 agosto, si è discusso di Prevenzione e Sicurezza sul lavoro!
IL SI COBAS E LA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO STANNO ORGANIZZANDO ASSEMBLEE RETRIBUITE SUI LUOGHI DI LAVORO AL FINE DI RENDERE EDOTTI I LAVORATORI SUL TEMA DELLA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO. STIAMO PARTENDO DALLA FILIERA BRT PER ESTENDERE LE ASSEMBLEE IN TUTTI I SETTORI. LA SICUREZZA SUL LAVORO E’ PARTE INTEGRANTE DELLE RIVENDICAZIONI SINDACALI PER POTER ARRIVARE IL GIORNO PRIMA E NON IL GIORNO DOPO. A PARTIRE DALLE MISURE PER IL CALDO DI QUESTO PERIODO PARTICOLARE DELL’ANNO CHE VEDE DEI MUTAMENTI CLIMATICI DEFINITI DAGLI ESPERTI STRUTTURALI, NEL SENSO CHE LA CANICOLA FA ORMAI PARTE DI QUESTA  MUTAZIONE, CHE INCIDE SULLA SALUTE E LA SICUREZZA DI CHI LAVORA COSTRETTO A SOPPORTARE TEMPERATURE ESTREME.  LE NS RIVENDICAZIONI IMMEDIATE,VISTO CHE I PADRONI NON HANNO INTENZIONE, AL SOLO FINE DI RISPARMIARE SOLDI, DI METTERE IN ATTO LE MISURE STRUTTURALI PER CREARE UN AMBIENTE DI LAVORO ADATTO ALLA STAGIONE, SONO LE SEGUENTI: 1- 10 MINUTI DI PAUSA OGNI ORA,2- FORNIRE ACQUA FRESCA GRATIS AI LAVORATORI, 3- MODIFCA ORARIO DI LAVORO, INTRODURRE STRUMENTI PER AREARE  L’AMBIENTE,4-COSTRUIRE DEI LUNC-BOX RINFRESCATI DOVE I LAVORATORI POSSONO RIPOSARE I DIECI MINUTI. ANCHE QUESTE RIVENDICAZIONI IMMEDIATE VANNO CONQUISTATE CON LA LOTTA DEI LAVORATORI VISTO CHE LE AZIENDE NON SONO INTERESSATE A METTERLE IN ATTO. BUONA LETTURA. S.I. COBAS NAZIONALE. -Resoconto- Venerdì 24 agosto nel magazzino BRT di Sedriano si è tenuta un’assemblea sui temi della prevenzione e della Sicurezza. L’incontro era stato preceduto e preparato con i delegati per meglio focalizzare le situazioni più rischiose che si debbono affrontare. Da subito era emerso un dato preoccupante che merita di essere indagato e studiate le cause. Altissimo è il numero di lavoratori con limitazioni e prescrizioni. Cause, quindi, da individuare ed arginare per tempo. Altrimenti tutto passa in cavalleria e le “colpe” restano a carico dei singoli lavoratori e di conseguenza viene sottostimato il ruolo dell’ organizzative del lavoro teso solo a velocizzare i processi. Uno dei problemi organizzativi da correggere riguarda la gestione dei pacchi di grandi dimensioni a cui non si abbinano sollevatori adeguati e ovviamente rimane un problema sempre ricorrente, e cioè, il peso di pacchi sopra la misura standard concordata. Questa questione per essere affrontata correttamente comporta una revisione/aggiornamento del DVR. Per tutte queste procedure costrittivie ad essere sollecitate oltremodo sono, le strutture osseo articolari. Accanto a questo nei mesi della canicola occorre che il medico aziendale svolga un ruolo attivo di sorveglianza per consigliare un impiego protetto ai lavoratori tcon patologie. Sempre a carico del medico aziendale ricade l’obbligo di legge ( art. 35 del Decreto 81/2008) di presentare i dati sanitari di ogni singolo lavoratore in forma anonima. Queste schede sanitarie vanno richieste e costituiscono la base per modificare i processi lavorativi che possono generare patologie. Diversi lavoratori presenti hanno posto domande e messo in luce aspetti che solo chi li vive in prima persone può testimoniare. Nella prospettiva di affinare meglio la conoscenza dei problemi abbiamo distribuito un questionario da cui attingere insegnamenti per il futuro. Alro modulo consegnato serve a raccogliere dati e circostanze degli incidenti e dei “quasi incidenti” che dovranno confluire in un registro per un proficuo studio statistico atto a prevenire e scongiurare incidenti che altro non sono che mancanza di prevenzione. Questa è una procedura prevista per legge che dovrebbe essere svolta dal datore di lavoro. Così non è.             Arrivare il giorno prima per non dolersi poi è la ragione d’essere della Rete. Rete Nazionale Lavoro Sicuro LUGLIO 2026 L'articolo BRT Sedriano, Venerdì 24 agosto, si è discusso di Prevenzione e Sicurezza sul lavoro! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO DELLA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO RELATIVO ALLE ASSEMBLEE DI GRUPPO OMOGENEO,  CHE SI STANNO SVOLGENDO NEI LUOGHI DI LAVORO E IN PARTICOLARE NEI SITI BRT. IN QUESTO PERIODO PROPRIO SULLA FILIERA BRT, LA PIU’ MONITORATA  DAI LAVORATORI SULLE MISURE DI SICUREZZA, ANCHE ALLA LUCE DELL’INCENDIO AVVENUTO NEI GIORNI SCORSI NEL SITO DI BRT BOVISA, CHE HANNO MESSO IN EVIDENZA GRAVI  CARENZE,OLTRE  LE MANCATE MISURE PER IL CALDO, ANCHE PER QUANTO RIGUARDA GLI INCENDI. SI COBAS NAZIONALE L'articolo proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
INCENDIO AL SITO LOGISTICO BRT BOVISA DI MILANO
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI, CON LEGGERO RITARDO, IL COMUNICATO DELLA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO SULL’INCENDIO NEL SITO DI BRT BOVISA A MILANO PERCHE’ DIMOSTRA QUANTO SIAMO LONTANI DALLA SICUREZZA DEI LAVORATORI DA PARTE DELLE AZIENDE. QUELLO CHE SI NOTA IN MODO EVIDENTE E’ CHE BRT NON HA MAI PENSATO DI ISTITUIRE UNA SQUADRA DI SICUREZZA ANTI-INCENDIO PERCHE’ COSTAVA  TROPPO EVIDENTEMENTE. ANCORA PIU’ GRAVE DA UN VIDEO MESSO SUI SOCIAL  CHE UN LAVORATORE TENTA SI “SPEGNERE” LE FIAMME ALTE CON UN ESTINTORE NON IDONEO A QUEL TIPO DI FIAMMA ANZICHE METTERSI IN SICUREZZA. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE. Assistiamo al “solito” scenario, al “solito” intervento del “giorno dopo”. Da un paio di anni gli incendi sono in forte crescita anche se al momento non possiamo contare su un registro nazionale davvero esaustivo del fenomeno. Non vi è dubbio, le cause sono diverse e diversamente combinate a seconda della circostanza dai fattori favorenti come ad esempio, i mutamenti climatici e la insufficienza degli interventi di prevenzione e manutenzione. Ma almeno, per carità, non si cerchi di utilizzare il tema dei mutamenti climatici come attenuante perché i mutamenti climatici in atto dovrebbero semplicemente consigliare maggiore attenzione. Attenzione e prevenzione, spesso carente o assente, attività queste, che dovrebbe semplicemente, rientrare in una valutazione del rischio (DVR) costantemente aggiornata. Ma non è così! È costume (cattivo), in circostanze come questa del deposito BTR che le istituzioni, tendano a minimizzare i rischi e l’impatto sanitario ambientale in particolare nei casi in cui “miracolosamente” non si sono avuti feriti gravi o morti. Si tira un ipocrita sospiro di sollievo ma, l’impatto senza morti e feriti, può essere comunque produttivo di ricadute gravi anche se gli inquinanti vengono con una certa rapidità trasportati lontano dalle correnti di aria. Certamente è “meglio” che i veleni si disperdano e non entrino nelle abitazioni e nei polmoni delle persone esposte ma se le sostanze inquinati e non inquinanti (in una certa misura) vengono trasportati lontano dal sito di emissione dei fumi comunque contribuiscono all’inquinamento del pianeta. Con la combustione del poliuretano si producono sostanze tossiche come il monossido di carbonio e il cianuro di idrogeno. Il litio (cui fanno riferimento i dati di cronica) si comporta come per il poliuretano e può essere causa di esplosione e di incendi particolarmente aggressivi e difficile da spegnere. Altri dettagli al momento non sono a nostra conoscenza, ma è impossibile che in un incendio che coinvolge carta (lignina) e plastica (cloro) non si sviluppi la “famigerata diossina di Seveso”. Dover restare per lunghe ore al chiuso senza poter azionare i condizionatori (in questa giornate!) è motivodi grave distress soprattutto per le persone più vulnerabili. Prendiamo atto dell’ennesimo “eroico” intervento dei lavoratori vigili del fuoco la cui esposizione a rischio, troppo spesso, viene negata dagli enti che sono poi chiamati a valutarne la eziologia professionale delle loro patologie. Valutazione avversa al riconoscimento, nonostante il parere della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che classificata come “cancerogeno” il lavoro dei vigili (rischi per fortuna non ineluttabili dei danni ma resta il fatto che le condizioni operative restano sempre difficili e costrittive). Studi recenti hanno focalizzato, dopo il “vecchio” rischio amianto rischi altrettanto gravi legati agli incendi. Qui l’attenzione è sugli effetti dei Pfas contenuti nelle schiume e pare persino in certi ddppii. Ai lavoratori intervenuti all’incendio BRT esprimiamo sostegno e solidarietà coerentemente col nostro impegno ad ottenere il riconoscimento delle malattie professionali che ovviamente attecchiscono se e quando la prevenzione non è stata sufficiente. Parimenti esprimiamo solidarietà sia ai cittadini del quartiere Bovisa e di tutta Milano sia ai lavoratori BRT che hanno rischiato di essere coinvolti più pesantemente. In verità i lavoratori della logistica (lo abbiamo verificato ancora una volta in un recente incontro con i lavoratori di Parma aderenti a Si.Cobas) da tempo richiamano l’attenzione sulla necessità di monitorare il contenuto delle merci movimentate. La vigilanza preventiva, soprattutto ad opera dei lavoratori, deve diventare una prassi attraverso la puntuale segnalazioni degli incidenti e dei quasi incidenti e la loro raccolta in un apposito registro. I lavoratori avranno opportunità per esplicitare meglio le criticità del lavoro nelle prossime assemblee di gruppo operaio omogeneo finalizzate ad “azioni” di miglioramento su salute e sicurezza. Oltre alle ipotizzabili e concretamente attuabili azioni di miglioramento in chiave di prevenzione primaria è utile occuparsi anche di prevenzione secondaria, cioè è necessario adoperarsi affinché l’incendio non si manifesti. A tal proposito non è retorico chiedersi: i magazzini sono dotati di “sistemi sprinkler” in grado di percepire automaticamente la produzione di fumo e dunque di reagire con l’attivazione e la diffusione di sostanze antifumo? Abbiamo constatato negli interventi finalizzati alla prevenzione che troppo spesso l’installazione del sistema “sprinkler” viene considerato un optional lasciato alla “trattativa” tra assicurato e assicuratore. Trattativa in cui l’assicurato si lascia condizionare solo dal valore della merce da tutelare considerando “gratis” il rischio di danni all’ambiente o addirittura lo stesso rischio di danno alla salute e alle persone. Su tutto questo le assemblee di gruppo omogeneo devono vigilare sulla piene e aggiornata valutazione dei DVR e a maggior ragione in tempi di “mutamenti climatici” aggravati dall’incuria padronale per l’ambiente naturale. Noi lavoratori siamo parte integrante della natura! Solo i lavoratori estranei alla logica del profitto a tutti i costi possono esercitare la vera prevenzione a tutela della loro salute e della salute di tutti. Oggi è il 50° anniversario del disastro industriale della Icmesa di Seveso : siamo ancora lontani da una vera prevenzione che renderebbe possibile un “mondo giusto” RETE NAZIONALE LAVORO SICURO L'articolo INCENDIO AL SITO LOGISTICO BRT BOVISA DI MILANO proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Per non dimenticare Giovanna, morta a 15 anni per un euro e mezzo l’ora
Non ci andare Giovanna, non ci andare. Questo le aveva detto suo padre Pasquale quando Giovanna gli aveva detto che iniziava a lavorare nella fabbrica di materassi di Biagio Miceri, a Montesano sulla Marcellana. Pensava che la figlia fosse troppo giovane, che quel salario di 1,5 euro l’ora (due per le sue colleghe maggiorenni) fosse una vergogna, che lei doveva studiare per migliorare il suo futuro. Ma Giovanna voleva darsi da fare, voleva aiutare i suoi genitori, padre forestale e madre disoccupata, a mandare avanti la famiglia e così alla fine aveva accettato quello stipendio così basso e quelle condizioni di lavoro terrificanti proposte da Miceri. Non era solo un lavoro mal retribuito ed in nero, si trattava di stare ore e ore, anche più di dieci, in un sottoscala non arieggiato pieno di materiale infiammabile. L’azienda, totalmente illegale, non era registrata presso nessun ufficio pubblico, il locale privo delle elementari norme di sicurezza, i contratti verbali, spesso disattesi, i libretti di lavoro addirittura sequestrati. Insomma un ambiente malsano da ogni punto di vista nel quale donne di ogni età passavano l’intera giornata per portare a casa una ventina di euro. E fu in quell’ambiente che finì la vita di Giovanna e di una sua collega, Annamaria Mercadante, di 49 anni. Nella fabbrica di materassi c’era un impianto elettrico vecchio e non a norma e numerosi materiali infiammabili. E così il 5 luglio del 2006, quando probabilmente un cortocircuito, intorno alle dieci e mezza fece divampare le fiamme, queste presto avvolsero l’intera struttura. Biagio Miceri si diede subito alla fuga abbandonando le sue operaie in mezzo ai fumi. Due di loro riuscirono a fuggire: non Giovanna che, forse per spegnere l’incendio o più probabilmente per salvare Annamaria, collega alla quale era legatissima, tornò sui suoi passi e rimase intrappolata tra le fiamme. Le due donne si rintanarono nel bagno e lì morirono soffocate a causa di una combinazione di monossido di carbonio, benzene e acido cianidrico. Ovviamente non vi erano porte di sicurezza e nemmeno estintori, anzi i vigili del fuoco giunsero appena in tempo per arginare l’incendio prima che arrivasse alle bombole di gas lasciate sulla porta della fabbrica abusiva. Bombole che avrebbero fatto saltare in aria l’intera palazzina – comprese le scuole elementari pubbliche lì presenti. Tutti in paese sapevano della fabbrica abusiva, comprese le istituzioni. I vigili locali l’avevano multata per non aver pagato alcune imposte comunali ma non avevano certo chiamato l’ispettorato del lavoro o fatto una denuncia, mentre il sindaco di un comune vicino era la persona che aveva “procurato l’impiego” a Giovanna. Giovanna, morta a 15 anni per un euro e mezzo l’ora. Redazione Italia
July 9, 2026
Pressenza