Tag - rigenerazione urbana

Una città per tutt3, l’intervento di Giancarlo Storto
Pubblichiamo l’intervento del vice presidente di Carteinregola- ODV all’iniziativa Una città per tutt3 di Alleanza Verdi Sinistra Roma e Provincia del 24 ottobre 2026 La città contemporanea produce disuguaglianze. Non è sempre stato così, almeno non in queste forme e nei caratteri con cui allo stato attuale si manifesta. Quando il riformismo era una politica praticata e condivisa, i piani regolatori ricercavano una sintesi tra gli interessi delle diverse componenti della società attenuando le disparità che la rendita produceva. I piani di zona, le 167, escludevano, attraverso l’esproprio preventivo, che al profitto di impresa si aggiungesse la rendita di posizione, divenuta oggi la componente che fa lievitare i prezzi in modo talmente irragionevole da selezionare la domanda abitativa sulla base dei redditi dei nuclei familiari. I servizi erano poi garantiti in modo diffuso sull’intero territorio comunale. Tutto è cambiato con il neoliberismo, ideologia pervasiva che ha sedotto anche parte della cultura di sinistra e che nel governo delle città, più che in altri settori, ha prodotto guasti evidenti subordinando l’autonomia delle previsioni urbanistiche alle ragioni dell’economica. I proprietari degli immobili diventano interlocutori privilegiati delle amministrazioni comunali e in questi ultimi anni i proprietari non sono più i costruttori ma assumono le sembianze di fondi immobiliari e di casse professionali con enormi disponibilità di risorse finanziarie. Anche a Roma le indicazioni e le aspettative degli investitori privati nelle decisioni che riguardano le più rilevanti trasformazioni urbanistiche hanno un peso evidente e certamente il richiamo alla rigenerazione urbana, presente ormai in modo tanto generalizzato quanto ambiguo, non giustifica ogni tipo di intervento. Gli esempi sono numerosi, denunciati, riportando fatti e documenti, da Carteinregola e da altre associazioni. Sono vicende ormai note, alcune concluse e altre in via di definizione: dagli ex Mercati generali allo Stadio della Roma; dall’ex Cinema Metropolitan (trasformato nella gran parte in attività commerciali) all’ex convento in via di Sant’Ambrogio (un immobile del patrimonio indisponibile del Comune concesso per realizzare una scuola privata); dai ricoveri dei mezzi Atac non più utilizzati all’edificio dismesso dell’Ama; dagli immobili trasformati in alberghi esclusivi ricorrendo a procedure in deroga alle previsioni urbanistiche, ai parcheggi che riesumano convenzioni sottoscritte con i proponenti da un paio di decenni. Altre operazioni immobiliari sono in corso: tra tutte lo Stadio nel quartiere Flaminio (una sciagura destinata a sconvolgere la vita dei residenti, inaccettabile anche per il saccheggio all’opera di Nervi) e il “Dente cariato” (un avvio decisamente preoccupante la richiesta ai privati di avanzare proposte ma, fortunatamente, sembra ora superata). Operazioni che solo marginalmente hanno coinvolto la partecipazione dei residenti e non di rado è mancata anche l’informazione sui contenuti delle iniziative e sugli atti formali assunti dall’Amministrazione. La critica a questo modo di operare da parte dell’amministrazione non è ideologica, sarebbe demenziale non riconoscere ai privati la possibilità di agire come è sempre accaduto nella costruzione delle città. L’aspetto che più rende questi interventi inaccettabili è la sproporzione tra i benefici che ne ricavano i privati (un utile esorbitante) e quelli destinati ai residenti (qualche sistemazione nelle aree adiacenti all’intervento). Per lo Stadio a Pietralata (non entro nel merito della localizzazione) è previsto un finanziamento di 1,048 miliardi (più IVA) e secondo il Piano di Fattibilità Tecnico Economica i ricavi netti previsti partono per il primo anno (2031) da 154 milioni con una continua crescita che raggiunge nel 2116 (allo scadere della convenzione) 760,8 milioni. Quali i benefici per la collettività? Un onere concessorio di 66mila euro/anno e un parco attrezzato di modeste dimensioni (i ponti pedonali e i parcheggi sono funzionali all’impianto sportivo). La valorizzazione nelle trasformazioni edilizie, a cui il comune mostra grande disponibilità, non può considerarsi un fine che viene motivato dal rendere la città più attrattiva. Richiamare capitali in modo che investano in operazioni immobiliari non può considerarsi un obiettivo a prescindere. La valorizzazione non è da escludere, ma solo se determina un miglioramento della qualità urbana dell’ambito interessato e comunque, quando la richiesta dei privati comporta una variante urbanistica o un permesso in deroga, deve comportare, come prescrive il Testo unico dell’edilizia (art. 16, comma 4, lett. d-ter [1]), la corresponsione di un contributo straordinario pari almeno alla metà del maggiore valore generato (da destinare, tra l’altro, anche per servizi ed edilizia residenziale sociale). Ogni trasformazione che produce modifiche significative nell’uso della città, in particolare se oggetto di contrattazione pubblico-privati, deve essere valutata in relazione all’interesse pubblico: un requisito, quello dell’interesse pubblico, per Carteinregola non negoziabile e che deve essere comprovato dall’amministrazione in un confronto con i residenti. In questi giorni è tornato prepotentemente all’attenzione il problema della casa. Le maggiori responsabilità della dilagante crisi abitativa sono da attribuire a Stato e Regione: sono queste le istituzioni a cui è demandata la competenza nel campo delle politiche abitative, con responsabilità che comprendono sia lo stanziamento delle necessarie risorse finanziarie (irrilevante e per alcuni aspetti dannoso il provvedimento del ministro Salvini), sia l’approvazione di norme per regolamentare il mercato abitativo (si può: sembra impossibile ma per due decenni i canoni di locazione sono stati sottratti alla contrattazione tra le parti per essere decisi sulla base di parametri definiti con legge dello Stato e senza incorrere nei rilievi della Corte Costituzionale). A livello comunale azioni per ridurre il disagio di strati sociali sempre in maggiore sofferenza sono possibili. A Roma la variante alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore è stata un’occasione mancata per ampliare l’offerta di edilizia residenziale sociale: si sarebbe potuto prevedere l’obbligo di destinare al comparto una percentuale significativa di alloggi almeno nei casi in cui i privati intendano realizzare o recuperare immobili di consistenza significativa (criticabile anche che nella bozza di Regolamento sull’edilizia sociale che si è avuto modo di visionare venga attribuito ai costruttori la selezione, sulla base di alcuni requisiti, degli assegnatari degli alloggi). Del tutto non considerata è stata poi una norma nazionale che consente di individuare negli strumenti urbanistici ambiti la cui trasformazione è subordinata alla cessione gratuita di aree o immobili da destinare all’edilizia residenziale sociale (e quindi anche all’edilizia pubblica) “in rapporto al fabbisogno locale e in relazione all’entità e al valore della trasformazione” (comma 258 dell’articolo 1 della legge 244 del 2007 [2]). Il diritto alla casa, la garanzia per tutti di accedere a un bene primario a costi compatibili con i propri redditi, non deve rimanere una frase a effetto da rilanciare all’occorrenza. Deve essere un obiettivo strategico che va perseguito utilizzando ogni mezzo disponibile. Giancarlo Storto 20 ottobre 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@thaya NOTE [1] D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia  (G.U. n. 245 del 20 ottobre 2001) art. 16, comma 4, lett. d-ter Art. 16 (L) – Contributo per il rilascio del permesso di costruire 1. Salvo quanto disposto all’articolo 17, comma 3, il rilascio del permesso di costruire comporta la corresponsione di un contributo commisurato all’incidenza degli oneri di urbanizzazione nonché al costo di costruzione, secondo le modalità indicate nel presente articolo. 2. La quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione va corrisposta al comune all’atto del rilascio del permesso di costruire e, su richiesta dell’interessato, può essere rateizzata. A scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, nel rispetto dell’articolo 2, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni, (ora art. 1, comma 2, lett. e) e art. 36, commi 3 e 4, d.lgs. n. 50 del 2016 – n.d.r.) con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune. 2-bis. Nell’ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati nonché degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, l’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di cui al comma 7, di importo inferiore alla soglia di cui all’articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (poi art. 35, comma 1, d.lgs. n. 50 del 2016 ora art. 14 d.lgs. n. 36 del 2023 – n.d.r.) , funzionali all’intervento di trasformazione urbanistica del territorio, è a carico del titolare del permesso di costruire e non trova applicazione il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. 3. La quota di contributo relativa al costo di costruzione, determinata all’atto del rilascio, è corrisposta in corso d’opera, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, non oltre sessanta giorni dalla ultimazione della costruzione. (per la rateizzazione si veda anche l’art. 47 della legge n. 457 del 1978) 4. L’incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria è stabilita con deliberazione del consiglio comunale in base alle tabelle parametriche che la regione definisce per classi di comuni in relazione: > a) all’ampiezza ed all’andamento demografico dei comuni; > b) alle caratteristiche geografiche dei comuni; > c) alle destinazioni di zona previste negli strumenti urbanistici vigenti; > d) ai limiti e rapporti minimi inderogabili fissati in applicazione > dall’articolo 41-quinquies, penultimo e ultimo comma, della legge 17 agosto > 1942, n. 1150, e successive modifiche e integrazioni, nonché delle leggi > regionali; > d-bis) alla differenziazione tra gli interventi al fine di incentivare, in > modo particolare nelle aree a maggiore densità del costruito, quelli di > ristrutturazione edilizia di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), anziché > quelli di nuova costruzione; > (lettera aggiunta dall’art. 17, comma 1, lettera g), legge n. 164 del 2014) > d-ter) alla valutazione del maggior valore generato da interventi su aree o > immobili in variante urbanistica o in deroga. Tale maggior valore, calcolato > dall’amministrazione comunale, è suddiviso in misura non inferiore al 50 per > cento tra il comune e la parte privata ed è erogato da quest’ultima al comune > stesso sotto forma di contributo straordinario, che attesta l’interesse > pubblico, in versamento finanziario, vincolato a specifico centro di costo per > la realizzazione di opere pubbliche e servizi da realizzare nel contesto in > cui ricade l’intervento, cessione di aree o immobili da destinare a servizi di > pubblica utilità, edilizia residenziale sociale od opere pubbliche. > (lettera aggiunta dall’art. 17, comma 1, lettera g), legge n. 164 del 2014, > poi così modificata dall’art. 10, comma 1, lettera g), della legge n. 120 del > 2020) [2] comma 258 dell’articolo 1 della legge 244 del 2007 LEGGE 24 dicembre 2007, n. 244 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008) note: Entrata in vigore della legge: 1/1/2008, ad eccezione dell’art. 2, comma 13 e dell’art. 3, comma 36 che entrano in vigore il 28/12/2007. (Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 11/08/2026)(GU n.300 del 28-12-2007 – Suppl. Ordinario n. 285) ART. 1 Disposizioni in materia di entrata, nonché disposizioni concernenti le seguenti Missioni: Organi costituzionali, a rilevanza costituzionale e Presidenza del Consiglio dei ministri; Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali 258. Nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente per il programma straordinario di edilizia residenziale pubblica, una quota fino a 50 milioni di euro è destinata alla prosecuzione degli interventi di cui all’articolo 1, comma 1010, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, da realizzare con le modalità di cui al primo comma dell’articolo 18 della legge 7 marzo 1981, n. 64, anche rimodulando gli interventi in base alle esigenze accertate dal Ministero delle infrastrutture.
October 20, 2026
carteinregola
Ricomporre visioni di città: cosa ci dice il nuovo rapporto IFEL sulle politiche urbane italiane
UN VOLUME CHE, ATTRAVERSO LE TESTIMONIANZE DIRETTE DI AMMINISTRATORI E TECNICI, RICOSTRUISCE QUINDICI ANNI DI POLITICHE URBANE ITALIANE, METTENDO IN LUCE LA DISTANZA TRA STRATEGIE NAZIONALI, STRUMENTI DI FINANZIAMENTO E CAPACITÀ DEI COMUNI DI GOVERNARE LE TRASFORMAZIONI DELLE CITTÀ. Ci sono rapporti tecnici che restano confinati agli addetti ai lavori e rapporti che, pur nascendo come strumenti di lavoro per amministratori e uffici tecnici, finiscono per dire qualcosa di più ampio sul modo in cui lo Stato italiano governa, o non governa, le proprie città. Ricomporre visioni di città, pubblicato da IFEL nella collana Trasformazioni Urbane e curato da Federico Sartori e Dalila Riglietti con il contributo di Mecenate 90, appartiene alla seconda categoria. Sotto la veste di un lavoro di documentazione su politiche urbane, coesione e PNRR, il rapporto restituisce un quindicennio di tentativi, spesso disorganici, di dare all’Italia una politica nazionale per le città, e lo fa attraverso un metodo insolito per questo tipo di pubblicazioni: non le tabelle aggregate degli osservatori nazionali, ma le voci dirette di sindaci, assessori e dirigenti tecnici di nove città, da Bologna a Napoli, chiamati a raccontare come quella politica, sul territorio, si sia effettivamente tradotta in scelte. Il titolo è già un programma. Ricomporre significa ammettere che qualcosa si è scomposto, e il rapporto lo individua con chiarezza nella distanza tra la retorica della rigenerazione urbana, che da almeno un decennio informa i documenti strategici europei e nazionali, e la frammentazione degli strumenti attraverso cui quella rigenerazione viene concretamente finanziata e attuata. Il volume ricostruisce la genesi di questa frammentazione a partire dai primi programmi di riqualificazione urbana degli anni Novanta, passando per la stagione dei Contratti di quartiere e i Programmi integrati, fino ad arrivare, negli ultimi anni, alla sovrapposizione tra fondi di coesione europea, PON Metro, PN Metro Plus e, infine, PNRR: una sequenza di strumenti che si sono succeduti senza mai comporsi in una politica urbana nazionale stabile, lasciando ai Comuni il compito di adattarsi di volta in volta a regole di accesso, tempistiche e priorità decise altrove. Il volume è costruito in tre parti che meritano di essere lette come un unico ragionamento più che come sezioni indipendenti. La prima ricostruisce la cornice delle politiche urbane europee e nazionali, dalla nascita dell’Agenda urbana europea fino all’intreccio, negli ultimi anni, tra fondi di Coesione e PNRR, tracciando quindici anni di provvedimenti nazionali sulle città che raramente si sono succeduti secondo una logica coerente. È una parte utile proprio perché resiste alla tentazione di raccontare il PNRR come un punto di partenza, mostrando invece come il Piano si innesti su una stratificazione di strumenti precedenti, spesso mai del tutto conclusi né valutati, che continuano a produrre effetti sul modo in cui i Comuni oggi si rapportano ai nuovi fondi disponibili. La seconda parte, quella su cui si concentra la maggior parte del volume, raccoglie le prospettive di nove città raggruppate in tre contesti regionali: l’Emilia-Romagna di Bologna, Parma e Modena, la Toscana di Firenze, Livorno e Pistoia, la Campania di Napoli, Benevento e Salerno. La scelta di non limitarsi alle grandi aree metropolitane, includendo capoluoghi di dimensione media come Pistoia o Benevento, è probabilmente la decisione editoriale più significativa del rapporto, perché permette di verificare se le tensioni individuate valgano solo per le città più strutturate o attraversino l’intero sistema urbano italiano indipendentemente dalla scala. Le interviste raccolte, del resto, non si limitano al racconto dei progetti finanziati, ma restituiscono anche il punto di vista degli amministratori sui vincoli procedurali, sulle difficoltà di coordinamento tra uffici e sulla percezione, spesso esplicita, di rincorrere un’agenda decisa altrove più che di guidarla. È in questo secondo blocco che si inserisce l’analisi del PNRR, trattato non come un’anomalia ma come l’ultimo, più imponente, capitolo di questa storia. I numeri aggregati raccontano un afflusso di risorse senza precedenti verso i territori: nel solo perimetro campano analizzato nel volume, oltre 12 miliardi di euro assorbiti, pari a più di 2.250 euro per abitante. Ma è nei nove casi di studio, non nei totali regionali, che il rapporto individua il vero nodo, quello che le sintesi ministeriali tendono a lasciare in ombra: la distanza, cioè, tra le risorse che un Piano nazionale fa atterrare su un territorio e la quota di quelle risorse che l’amministrazione di quel territorio governa effettivamente in prima persona. A Napoli, città che riceve tre miliardi di euro di finanziamenti PNRR distribuiti su oltre quattromila progetti, il Comune ne amministra direttamente solo una parte minoritaria; a Benevento la sproporzione è ancora più marcata. Sono numeri che il rapporto non enfatizza in chiave polemica, restituendoli piuttosto come materiale di lavoro, ma che parlano da soli a chi li legge con un minimo di attenzione amministrativa. La terza parte, meno citata ma non meno rilevante, prova a tirare le conclusioni assumendo il Comune come nodo di ricomposizione delle politiche urbane, l’ente cioè che nella pratica amministrativa quotidiana si trova a dover tenere insieme strumenti, fondi e tempistiche pensati altrove. È qui che il rapporto propone alcune piste operative per governare questa complessità, dal rafforzamento delle strutture di missione interne fino a una maggiore stabilità degli strumenti di finanziamento nel tempo, prima di approdare, nelle pagine finali, alla sintesi interpretativa più originale del volume: quattro tensioni che, secondo gli autori, attraversano oggi qualunque politica urbana in Italia, indipendentemente dal colore politico dell’amministrazione o dalla dimensione della città. Una prima tensione oppone la visione strategica di medio periodo alla logica di spesa imposta da un Piano scandito da milestone e target trimestrali, che ha spinto molte amministrazioni a inseguire le opportunità di finanziamento più che a costruire un disegno urbano autonomo. Vi si affianca la frammentazione delle politiche settoriali, urbanistica, sociale, abitativa, ambientale, chiamate a misurarsi con problemi urbani che per loro natura sono integrati e non si lasciano governare per compartimenti stagni. Più scomoda, politicamente, è la tensione che mette a confronto le responsabilità crescenti attribuite ai Comuni con le loro capacità amministrative reali, spesso insufficienti a reggere il carico di coordinamento e rendicontazione che il nuovo modello di governance richiede. Resta, infine, il nodo del ruolo che dati e conoscenza tecnica giocano nelle scelte urbane, con il rischio che modelli previsionali e infrastrutture informative, per quanto necessari, finiscano per sostituirsi silenziosamente alla deliberazione politica, spostando altrove il luogo reale della decisione. Non è un caso che tra i temi ricorrenti nei casi di studio compaia con insistenza l’edilizia residenziale pubblica: a Napoli oltre un terzo dei progetti PNRR di trasformazione territoriale riguarda l’edilizia sociale, a Benevento la quota supera la metà. È il settore in cui le quattro tensioni si sommano con più evidenza. La casa pubblica è infrastruttura sociale di lungo periodo, eppure si trova vincolata a un cronoprogramma europeo che ne scandisce i tempi; richiede manutenzione ordinaria costante, e però compete per gli stessi fondi straordinari destinati alla rigenerazione; è terreno di diritti soggettivi degli assegnatari, ma sempre più spesso anche variabile di un processo decisionale che si consuma altrove rispetto agli enti che quel patrimonio gestiscono quotidianamente. Anche le città della Toscana e dell’Emilia-Romagna, pur muovendosi in contesti amministrativi generalmente più solidi di quelli campani, restituiscono varianti dello stesso schema: Bologna e Firenze, città con uffici tecnici storicamente più strutturati, riescono a governare quote più ampie dei propri interventi, ma anche lì il rapporto segnala tensioni analoghe tra la programmazione di lungo periodo, costruita in anni di piani strategici comunali, e la logica emergenziale imposta dai tempi del PNRR. È un dato che conferma come le quattro tensioni non siano il sintomo di un’arretratezza amministrativa localizzata, ma una caratteristica strutturale del modo in cui il Piano nazionale si è innestato sulle autonomie locali italiane, dal Nord al Sud, indipendentemente dalla qualità pregressa delle amministrazioni coinvolte. Il valore civico di un rapporto come questo, al di là della sua funzione tecnica per gli addetti ai lavori, sta proprio nell’aver reso leggibile, attraverso il racconto diretto di chi amministra, un problema che i grandi numeri nazionali tendono a nascondere: che la qualità di una politica urbana non si misura solo dalle risorse stanziate, ma dalla distanza, spesso enorme, tra chi decide dove va la trasformazione di una città e chi quella trasformazione la vive ogni giorno. Colmare quella distanza, più che accelerare ulteriormente la spesa, dovrebbe essere il criterio con cui si giudicherà, tra qualche anno, se questa stagione di investimenti straordinari avrà lasciato alle città qualcosa di più della somma dei cantieri completati in tempo, e se il metodo scelto da IFEL, dare la parola diretta a chi amministra invece di limitarsi ai numeri aggregati, diventerà uno standard anche per le prossime valutazioni sulla programmazione europea 2028–2034. Fonti * IFEL – Ricomporre visioni di città (scheda della pubblicazione) * IFEL – Online il Rapporto «Ricomporre visioni di città» Francesco Russo
July 5, 2026
Pressenza
Napoli, piazza Garibaldi cambia volto: sei chioschi per inclusione, cultura e servizi
Aperti i sei chioschi dell’area nord della piazza. Completato il sistema degli otto presidi previsti dal progetto Bella Piazza, tra inclusione sociale, cultura, servizi e sostegno ai cittadini. Napoli compie un nuovo passo nel percorso di riqualificazione di piazza Garibaldi. Sono stati inaugurati questa mattina i sei chioschi situati nell’area nord della piazza, nell’ambito del progetto “Bella Piazza”, iniziativa di rigenerazione urbana e sociale promossa attraverso la collaborazione tra enti del terzo settore, istituzioni e realtà del territorio. All’inaugurazione hanno partecipato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, il presidente della Fondazione Con il Sud, Stefano Consiglio, e la coordinatrice del progetto Bella Piazza, Elena De Filippo della Dedalus Cooperativa Sociale. Con l’apertura dei nuovi spazi si completa il sistema degli otto presidi previsti per la piazza, che comprende anche la Portineria Garibaldi e il presidio delle forze dell’ordine. L’obiettivo è trasformare l’area in un luogo vissuto, sicuro e capace di offrire servizi, occasioni di incontro e attività culturali e sociali. I sei chioschi ospiteranno iniziative dedicate alla promozione di filiere etiche, al contrasto della violenza di genere, all’inserimento lavorativo di persone fragili, alla mediazione sociale, alla cultura e al supporto dei flussi turistici. Le attività saranno operative sei giorni alla settimana per otto ore al giorno. Tra le realtà coinvolte figurano Dedalus Cooperativa Sociale, Cooperativa Sociale EVA, Bottega Sociale Terre Future, Fondazione RUT, NEST Napoli Est Teatro – Est(ra)Moenia e Temi S.p.A. con il servizio logistico Comebag. Dedalus ha attivato uno spazio dedicato allo street food, accompagnato da laboratori per bambini, attività scolastiche e una biblioteca sui cibi e le culture del mondo. La Cooperativa EVA promuoverà prodotti artigianali a valenza sociale e iniziative sui diritti delle donne. Terre Future offrirà prodotti provenienti da cooperative sociali e beni confiscati alle mafie. Fondazione RUT curerà attività culturali e di promozione della lettura, mentre NEST Napoli Est Teatro realizzerà incontri e spettacoli aperti alla cittadinanza. Infine, Temi S.p.A. porterà in piazza il servizio Comebag per la gestione dei bagagli e il supporto ai turisti. Per il sindaco Gaetano Manfredi, l’apertura dei chioschi rappresenta «un risultato importante» nel processo di riqualificazione della piazza. Secondo il primo cittadino, la presenza di attività sociali e servizi contribuirà a rendere l’area più sicura e vivibile, favorendo una maggiore partecipazione dei cittadini. Tra i prossimi obiettivi dell’amministrazione vi è anche la programmazione di attività serali nella cavea della piazza, con l’intento di animare l’area durante tutto l’arco della giornata. Il progetto Bella Piazza nasce da un percorso di confronto tra associazioni, organizzazioni del territorio, comitati di quartiere e imprenditori interessati a investire sull’area orientale di Napoli. Un lavoro avviato diversi anni fa e culminato con un accordo di gestione condivisa dello spazio pubblico tra soggetti pubblici e privati. «Tre anni fa sembrava un progetto impossibile», ha dichiarato Stefano Consiglio, presidente della Fondazione Con il Sud, sottolineando il valore della collaborazione tra terzo settore, imprenditoria e istituzioni locali. Elena De Filippo ha invece evidenziato come oggi siano oltre cinquanta le organizzazioni coinvolte nel percorso, con l’obiettivo di restituire piazza Garibaldi ai residenti, ai commercianti, ai viaggiatori e ai turisti attraverso un innovativo modello di co-gestione pubblico-privata. Redazione Napoli
May 29, 2026
Pressenza
Uno sguardo critico sul quartiere d’Oriente. Ponticelli in Assemblea Pubblica
Ponticelli tra bellezza, conflitto e partecipazione: un’assemblea pubblica per interrogarsi sul futuro del quartiere A Ponticelli non solo papaveri e rose: mercoledì 13 maggio, dalle ore 17:30, presso il Centro Polifunzionale Ciro Colonna si incontreranno voci che ricordano drammi familiari e intimi, crimini implacabili e furti reiterati che, nello stesso luogo e senza indulgenza, spesso convivono con l’arte urbana per la pace e i diritti umani (vedi Obey street artist), con la mobilità sostenibile (il Fondo Europeo per la pista ciclabile) e con le attività educative e di sostegno psicologico che, instancabilmente, si occupano della vivibilità del quartiere. Tutto questo fare, però, sta esprimendo un’estesa macchia cieca: la difficoltà di costruire un vero spazio di bellezza e di cura in cui il gesto umano, solidale e arricchente, non sia percepito soltanto come “calato dall’alto”, messaggio, quest’ultimo, che veicolerebbe un sentimento di non appartenenza e per cui la scelta per il bene comune diventerebbe, perciò, impossibile per gli abitanti; la città finirebbe così per non essere destinata ai suoi stessi cittadini. Probabilmente, ciò che manca è il legame di conoscenza profondo e vivo tra la popolazione e l’istituzione pubblica, insieme al terzo settore dell’imprenditoria culturale indipendente. La comunità — come luogo di coscienza collettiva — rischia, quindi, ogni volta di tornare slegata da sé e animata soltanto dall’istinto di detenere il potere, diventando nuovamente un posto altamente distruttivo per chi sente di essere inascoltato e non protetto. Angelo Piro — istruttore di guida e scrittore — incontra tanti giovani di Ponticelli e, portando ad esempio la questione della pista ciclabile, parla di un “quartiere diviso a causa della pista della discordia che ha spaccato in due l’opinione pubblica. I cittadini, in corteo, reclamano un disagio per il traffico dovuto al restringimento della strada, ma anche per la difficoltà di parcheggiare l’auto, compito già arduo prima dei lavori”. Insomma, in un quartiere che ha sempre vissuto di bisogni e di urgenze, oggi sono in arrivo simboli nuovi ma ancora privi di significato. L’altro, nelle vesti istituzionali, è uno sconosciuto e diventa, perciò, estraneo e nemico: lo sono la pista ciclabile e tutte le altre buone e utili iniziative che restano, però, in questo modo soltanto cicatrici aperte, brucianti sull’impotenza di chi pensa, nel quartiere, di non avere diritto di scelta e che, addirittura, percepisce la minaccia che qualcun altro abbia già scelto al suo posto. Ecco l’invidia dell’uomo che, abbandonato nelle sue azioni, distrugge e opera una disobbedienza civile senza frutti. Come coinvolgere tutti, nessuno escluso? Il mondo sarà mai pronto alla pace e alla bellezza, alla rigenerazione del territorio, come dice Piro? Se i cittadini, come i fiori selvatici, riuscissero a crescere spontanei e liberi ma pure a restare vivi alle intemperie, forse sì: si creerebbe un sentire umano, equo e accessibile all’intera comunità. Antonella Musella
May 11, 2026
Pressenza
La città possibile
PUBBLICHIAMO L’INTRODUZIONE DEL LIBRO FUTURI URBANI POSSIBILI, UN TESTO CHE NASCE DALL’ESPERIENZA DI RICERCA E DI LAVORO SUL CAMPO MATURATA NELLE PERIFERIE ROMANE DA LABSU – LABORATORIO DI STUDI URBANI «TERRITORI DELL’ABITARE» DEL DICEA DI SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA, E DEL GRUPPO DI RICERCA DELL’UNIVERSITÀ DI ROMA TRE, DOVE IL TEMA DELLA RIGENERAZIONE URBANA SI INTRECCIA CON QUELLO DELLA GIUSTIZIA SOCIALE, DELLA PARTECIPAZIONE E DELLE NUOVE FORME DELL’ABITARE. ATTRAVERSO UNO SGUARDO CRITICO VERSO I MODELLI DOMINANTI DI TRASFORMAZIONE DELLE CITTÀ, IL VOLUME PROPONE L’IDEA DI UNO SVILUPPO LOCALE INTEGRALE, CAPACE DI METTERE AL CENTRO RELAZIONI, COMUNITÀ E PROTAGONISMO SOCIALE. UN CONTRIBUTO AL DIBATTITO CONTEMPORANEO SULLE CITTÀ COME LUOGHI DI INNOVAZIONE POLITICA E DI COSTRUZIONE DI NUOVI FUTURI POSSIBILI Per molti anni mi sono occupato di periferie e di “rigenerazione dal basso”, studiando soprattutto la città di Roma e i suoi quartieri e sviluppando una critica serrata alla “rigenerazione urbana” per come se ne parla diffusamente e secondo il mainstream prevalente. Al di là dell’intento positivo, infatti, spesso si tratta in realtà di operazioni di valorizzazione immobiliare, se non di vera e propria speculazione edilizia. Nel migliore dei casi, il nodo problematico della “rigenerazione urbana” è che si limita a concentrarsi sugli aspetti fisici dei quartieri (o addirittura dei singoli edifici) su cui intervenire, in questo risultando di fatto niente di più della “riqualificazione urbana” che già conosciamo e che pure ha avuto esperienze positive. Già questa, nei casi migliori, prospettava e prometteva un approccio integrato di più ampio respiro, che però, almeno in Italia, non c’è stato, se non raramente. Si tratta, quindi, di una cosiddetta “rigenerazione urbana” auspicata ma che, però, proprio per questi motivi, manca i suoi stessi obiettivi e viene meno alle aspettative che crea. Più recentemente mi sono dedicato, invece, a sviluppare sperimentazioni di sviluppo locale integrale (che ritengo una prospettiva più ampia e complessa della “rigenerazione urbana” mainstream) in alcuni quartieri, per poter verificare che effettivamente alcuni percorsi qualificati – nonostante tutto – siano possibili. Si tratta di percorsi spesso faticosi, pluriennali, che richiedono molte energie da impegnare sul campo, secondo un approccio relazionale a cui siamo molto legati e che non dà certo risultati immediati, ma sicuramente più profondi. L’obiettivo è appunto verificare la praticabilità di alcuni percorsi per poter affermare alla fine che: “si può fare!”. E poterlo riproporre alle politiche pubbliche. In questi ultimi anni, quindi, con un gruppo di giovani ricercatori molto impegnati e molto interessanti, coordinati nell’ambito del LabSU – Laboratorio di Studi Urbani “Territori dell’abitare” del DICEA (Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale), Sapienza Università di Roma, abbiamo sviluppato alcuni percorsi sperimentali nei quartieri della periferia romana, valutando e interrogandoci sui diversi problemi emergenti. In questa prospettiva di lavoro non siamo soli. In particolare, a Roma bisogna segnalare il lavoro fondamentale del gruppo di ricerca dell’Università di Roma Tre, coordinato da Francesco Careri, cui abbiamo chiesto di contribuire a questo testo con le importanti esperienze che stanno conducendo. Ma anche in giro per l’Italia sono tanti i contesti in cui si lavora in questa direzione (e vi torneremo nel corso del libro), così come nel resto d’Europa. Non mancano le esperienze, né il dibattito, sebbene le situazioni possano essere molto problematiche. Il libro, quindi, mantenendo il carattere agile e di più ampia diffusione, e senza diventare tanto tecnico e specialistico, accanto alla critica al modello tradizionale di “rigenerazione urbana” (su cui si è già scritto tanto, ma su cui vale la pena ritornare, anche se rapidamente), vuole essere soprattutto la restituzione delle prospettive e dei percorsi praticabili qualora le politiche pubbliche volessero imboccare con decisione questa strada, discutendo le diverse problematiche emergenti (che non sono poche). Da cui il titolo di “Futuri urbani possibili”. Indubbiamente un ruolo rilevante è svolto dal protagonismo sociale che sempre più sta diventando un motore (se non “il motore”) delle città, soprattutto in termini di mutualismo e di innovazione sia sociale che della cultura politica. L’approccio proposto nel libro parte da qui. Se, quindi, la rigenerazione urbana è diventato un tema particolarmente rilevante negli ultimi anni sia nella ricerca scientifica sia nelle politiche e nel dibattito pubblico, diventando un tema di moda, spesso uno slogan, in generale un termine ambiguo, noi vorremmo raccontare un’altra storia. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La città possibile proviene da Comune-info.
May 8, 2026
Comune-info
Il “Dente cariato”: quale è linea della Giunta Gualtieri sulla destinazione di immobili pubblici?
La Giunta capitolina ha approvato il 3 marzo scorso una Memoria di Giunta (1) – “Indirizzi per la valorizzazione dell’immobile “Dente cariato” di Via Giolitti” – con cui si punta a trasformare l’immobile accanto alla Stazione Termini da “plesso incompiuto e fatiscente” a “porta della Città”. Leggendo la Memoria però, tutto sembra andare nella direzione dell’ennesimo immobile pubblico ceduto a speculazioni immobiliari private. Pubblichiamo la parte finale della Memoria e il Comunicato del Polo Civico Esquilino, che, come già Carteinregola un anno fa (2), in seguito alla Mozione dell’Assemblea Capitolina (3) ribadisce che la funzione dell’immobile “non può essere determinata dal mercato. Deve rispondere prima di tutto ai bisogni sociali, culturali e civici del territorio”. Dalla Memoria avente a oggetto Indirizzi per la valorizzazione dell’immobile ”Dente Cariato” di via Giolitti (SCARICA LA MEMORIA ) (…) Ritenuto quindi che sia prioritario l’intervento affinché sia restituita di dignità all’immobile il quale, da plesso incompiuto e fatiscente occupato da attività commerciali di diverso genere natura e parzialmente abusive, assuma appieno titolo il ruolo di “porta della Città “che la sua collocazione gli garantisce, anche attraverso la ricostituzione dell’unità potenziale dell’opera originaria per ristabilire, dal punto di vista architettonico, una coerenza tipologica con gli edifici limitrofi limitrofi, e, dal punto di vista funzionale, la rigenerazione del quadrante o ove insiste; nel panorama delle opzioni prospettate, sia da privilegiare un piano che recuperi la sagoma e l’ingombro del volume originario, anche nell’ottica di assicurare maggiore remuneratività all’investimento e di recuperare la compattezza e la continuità originaria del fronte urbano inserito contesto del quartiere Esquilino, rimandando alla libera facoltà degli operatori economici, la scelta delle destinazioni d’uso da dare al complesso; La Giunta capitolina per le motivazioni espresse in premessa, che si intendono integralmente richiamate, fornisce indirizzo al Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche abitative affinché, in collaborazione con la Direzione del Municipio I valuti ogni attività di evidenza pubblica ai sensi di legge finalizzata alla rigenerazione dell’immobile e valuti altresì, con il coinvolgimento di altre strutture capitoline competenti, eventuali utilizzi temporanei dei locali vuoti dell’immobile. (…) Nelle premesse della Memoria è citata la Delibera (4) che ha approvato nel dicembre 2024 il Protocollo d’Intesa tra Roma Capitale e la Presidenza del Consiglio dei Ministri per un’azione di accompagnamento e supporto tecnico finalizzato all’implementazione di un ”Progetto faro” di rigenerazione urbana nell’ambito del Progetto ITALIAE – Atelier di sperimentazione ”Valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico” – ”Urban regeneration flagship projects” , ma nel seguito non c’è traccia di finalità sociali dell’immobile. Speriamo di essere smentiti, ma ancora una volta ci sembra che la “rigenerazione urbana” delle proprietà pubbliche comunali, per questa Amministrazione si debba intendere come “rinnovamento edilizio” da affidare a privati, anzichè come leva di rigenerazione sociale, che pure, di fronte alla Stazione , avrebbe un suo perchè. Per questo Carteinregola si unisce al Polo Civico Esquilino nelle richieste avanzate nel comunicato in calce, a cominciare da una riflessione trasparente e condivisa sulla destinazione, che deve rispondere prima di tutto ai bisogni sociali, culturali e civici del territorio e un vero percorso di partecipazione con il territorio, aperto a cittadine/i, associazioni, realtà sociali, culturali e commerciali del rione (AMBM) dal sito del Polo Civico Esquilino 3 marzo 2026, Dente Cariato: il futuro della città non può deciderlo il mercato. Subito un percorso pubblico e partecipato COMUNICATO STAMPA POLO CIVICO ESQUILINO Roma, 3 marzo 2026 L’intenzione dell’Amministrazione capitolina di riqualificare il cosiddetto Dente Cariato a Termini è una buona notizia, ma si tratta di un bene pubblico, la cui funzione non può essere determinata dal mercato. Deve rispondere prima di tutto ai bisogni sociali, culturali e civici del territorio. Il Polo Civico Esquilino è intervenuto oggi alla seduta congiunta delle Commissioni Turismo e Patrimonio dedicata al futuro dell’immobile(5), un edificio strategico per il nostro rione e per l’intera città. Accogliamo positivamente che, dopo anni, si torni a discutere del destino di questo spazio. Sul tema le associazioni che fanno parte del Polo Civico si sono mobilitate chiedendo che si aprisse una riflessione trasparente e condivisa. È un risultato importante che il tema sia oggi al centro dell’agenda politica. Tuttavia, dalla discussione di oggi emerge un’impostazione che ci preoccupa: avviare una consultazione preliminare rivolta al solo mercato per orientare la destinazione del bene in base all’“appetibilità” economica. Riteniamo che questa impostazione rovesci l’ordine delle priorità. Il Dente Cariato è un bene pubblico, patrimonio disponibile della città. La sua funzione non può essere determinata dalla sola sostenibilità finanziaria e dall’interesse degli investitori. Il rischio è che si ripeta l’errore della cosiddetta riqualificazione dell’area degli ex Mercati Generali dove, grazie a un accordo tra Comune e fondo Hines e contro il parere di residenti e associazioni, c’è il progetto di costruire residence, alberghi e uno studentato di lusso. Oppure del caso del Social Hub a San Lorenzo.  Nel corso della Commissione sono emerse nuovamente ipotesi di studentati e strutture ricettive che non possono essere la soluzione migliore solo perché sostenibili sul piano finanziario. L’Esquilino è già sottoposto a forti pressioni abitative, commerciali e sociali. Un intervento che non tenga conto di un reale mix funzionale e di una significativa quota di servizi pubblici e spazi a vocazione sociale aggraverà gli squilibri esistenti. Proprio mentre l’Amministrazione si accinge a regolare il mercato degli affitti brevi che stanno rendendo le case inaccessibili a chi vive in questa città, chiediamo coerenza! Non si tratta di contrapporre ideologicamente “pubblico” e “privato”, ma di affermare un principio semplice: è l’interesse pubblico a dover orientare il mercato, non il contrario. Chiediamo quindi con forza che: * venga avviato subito un vero percorso di partecipazione con il territorio, aperto a cittadine/i, associazioni, realtà sociali, culturali e commerciali del rione; * venga reso pubblico e discusso lo studio di fattibilità, affinché la città possa valutarne contenuti e presupposti; * siano esplicitati fin da subito criteri vincolanti di utilità sociale, accessibilità e funzione pubblica nella futura procedura di gara; * si lavori a un modello che garantisca un mix funzionale equilibrato, capace di generare valore economico e coesione sociale. Sappiamo che l’intervento richiede un investimento importante. Ma la scelta non può essere ridotta all’alternativa tra “bando che va deserto” e “bando appetibile per il mercato”. Esiste una terza via: costruire un progetto forte, condiviso e socialmente riconosciuto, che attragga investimenti proprio perché radicato in una visione pubblica chiara. Il Dente Cariato può diventare il simbolo di una rigenerazione urbana orientata al bene comune. Oppure l’ennesima occasione in cui una scelta strategica per la città viene definita in base alla redditività.  La politica deve sapere che sebbene – come sottolineato in uno degli interventi in Commissione – non c’è un terzo settore forte economicamente per un’operazione di acquisto, c’è un terzo settore e un movimento civico forte socialmente e in grado di prendere parola contro un modello di gestione pubblica che vede nel mercato l’unica soluzione per trasformare questa citta . Come Polo Civico Esquilino continueremo a vigilare e a proporre, affinché questo spazio torni alla città come luogo vivo, inclusivo e utile alla comunità. Il futuro del Dente Cariato riguarda tutte e tutti. E deve essere deciso insieme. Polo Civico Esquilino Per osservazioni e precisazioni riguardo l’articolo di Carteinregola scrivere a: labortorioriocarteinregola@gmail.com 12 marzo 2026 vedi anche RomaToday, Roma, Il Comune vuole riqualificare l’edificio “dente cariato” di Termini di Giulia Argenti https://www.romatoday.it/politica/dente-cariato-termini-progetto-recupero.html NOTE (1) SCARICA LA MEMORIA DI GIUNTA n. 10 del 19 febbraio 2026 avente a oggetto Indirizzi per la valorizzazione dell’immobile ”Dente Cariato” di via Giolitti (2) vedi Dente Cariato”: quale uso per il patrimonio pubblico? 18 marzo 2025 (3) La mozione era stata presentata dai consiglieri Antonella Melito, Lorenzo Marinone, Mariano Angelucci, Carla Fermariello, Giovanni Zannola, Cristina Michetelli, Riccardo Corbucci del PD e Tiziana Biolghini di Roma Futura, e sollecitava “la riqualificazione dell’immobile chiamato “Dente Cariato” (4) vedi Deliberazione n. 521 Approvazione dello Schema di Protocollo d’Intesa tra Roma Capitale e la Presidenza del Consiglio dei Ministri per un’azione di accompagnamento e supporto tecnico finalizzato all’implementazione di un ”Progetto faro” di rigenerazione urbana nell’ambito del Progetto ITALIAE – Atelier di sperimentazione ”Valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico” – ”Urban regeneration flagship projects” Programma Operativo Complementare 2024 – 2025 al PON ”Governance e Capacità Istituzionale” 2014 – 2020 17 dicembre 2024 SCARICA LA DELIBERA. (5) Vai alla registrazione delle Commissioni congiunte Turismo e Patrimonio del 3 marzo 2026
March 12, 2026
carteinregola
Ex OGR. Desideri, progetti o suggestioni?
Sullo scenario immaginato dall’architetto Desideri per l’area delle ex OGR, l’assessora Biti spenge ogni possibile polemica: «non è un progetto, è una suggestione» (“Repubblica Firenze”, 15 febbraio 2026). Evidentemente, il piano attuativo è ancora in alto mare, e quindi è … Leggi tutto L'articolo Ex OGR. Desideri, progetti o suggestioni? sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
San Giuliano Terme: la svolta securitaria a discapito della sicurezza sociale
Il centro storico di San Giuliano Terme, da anni in stato di incuria e abbandonato ad una lenta agonia sociale e commerciale, a detta dei cittadini non rappresenta più una priorità per le ultime amministrazioni. Infatti, al di là di … Leggi tutto L'articolo San Giuliano Terme: la svolta securitaria a discapito della sicurezza sociale sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.