SUDAN: TRE ANNI DI GUERRA
Torniamo ad analizzare la situazione attuale in Sudan. La guerra, iniziata il 15
aprile 2023, ha già prodotto milioni di sfollati e una crisi umanitaria diffusa,
con gravi carenze di cibo, acqua e assistenza sanitaria, in un contesto di
progressivo collasso delle infrastrutture civili.
Il conflitto affonda le sue radici nel fallimento della transizione politica
seguita alla caduta di Omar al-Bashir, ma si alimenta anche di interessi
economici e strategici molto concreti. Tra questi, il controllo delle risorse
naturali — in particolare l’oro e la gomma arabica, di cui il Sudan è uno dei
principali produttori mondiali — e il dominio su territori chiave lungo le rotte
commerciali che collegano il Nord Africa al Mar Rosso e ai paesi del Golfo.
In questo scenario, le Forze di Supporto Rapido sono state accusate da diverse
organizzazioni internazionali di gravi violazioni dei diritti umani, fino ad
atti qualificabili come genocidio, soprattutto nella regione del Darfur. Il
conflitto vede quindi non solo uno scontro per il potere interno, ma anche una
competizione per il controllo di snodi economici e geopolitici cruciali. Il
Sudan rappresenta infatti una vera e propria cerniera tra Africa subsahariana,
Nord Africa, Mar Rosso e area del Golfo.
A livello internazionale, il conflitto è influenzato da una pluralità di attori.
Paesi come gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita hanno un ruolo rilevante,
così come attori europei quali Italia e Germania.
Nonostante diversi sforzi diplomatici, non esiste al momento un processo
negoziale stabile. I cessate il fuoco sono stati temporanei e spesso violati,
mentre la frammentazione del potere sul territorio rende estremamente complessa
la costruzione di un accordo duraturo. In questo contesto si inseriscono
iniziative multilaterali come il cosiddetto “Quad” e il “Quintet”, che
riuniscono paesi coinvolti nella mediazione ma che, allo stesso tempo,
riflettono interessi spesso divergenti rispetto agli equilibri regionali e alle
risorse in gioco.
Ne parliamo con Annaflavia Merluzzi, giornalista freelance che si occupa di
Africa e Medio Oriente: