Tag - emilia romagna

A Modena una destra confusa e pericolosa
E’ una destra istituzionale di Modena confusa e pericolosa, quella che abbiamo visto, letta ed ascoltata nei giorni seguenti al tragico investimento volontario avvenuto in centro storico. Ancora una volta gli esponenti di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e pseudo aggregazioni liberiste conservatrici di se stesse, hanno dato spettacolo di […] L'articolo A Modena una destra confusa e pericolosa su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
All’Istituto Einaudi di Ferrara la polizia sale di nuovo in cattedra per la legalità
Lo scorso aprile all’Istituto Einaudi 150 studenti e studentesse hanno assistito ad una lezione della polizia locale e di un’unità cinofila sul tema delle droghe. Immancabilmente erano presenti due amici a quattro zampe ad intenerire la platea mentre gli agenti si prodigavano nello spiegare a studenti e studentesse il perché si cominciano a consumare droghe e quali siano le conseguenze sul fisico e sulla fedina penale di chi decide di intraprendere questa strada. Sembra però che i relatori si siano concentrati più sull’aspetto legale della questione – d’altronde la lezione si inseriva all’interno del progetto “Educazione alla legalità” – facendo un’ampia panoramica su che cosa preveda la legge riguardo al consumo e allo spaccio di stupefacenti. Che l’aspetto securitario sia stato preponderante si comprende anche dalle domande della platea che alla fine si è interessata soprattutto a quali doti debbano avere i cani delle unità cinofile e a come vengano selezionati ed addestrati. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università crediamo che un tema così delicato come quello del consumo di droghe tra le giovani generazioni non debba essere affrontato partendo da un approccio legalitario ma debba considerare innanzitutto tutte quelle forme di disagio sociale e psicologico che spingono moltissimi giovani al consumo di sostanze stupefacenti. Al di là della polizia e delle unità cinofile ci sono una miriade di associazioni che da anni affiancano giovani e meno giovani per mettere in campo un’efficace riduzione del danno. Speriamo vivamente che siano soprattutto gli operatori di queste realtà ad entrare nelle scuole. Solo affrontando la questione a partire da una prospettiva sociale ed esistenziale si può infatti arrivare a dialogare veramente con chi in questo momento occupa i banchi di scuola. Fonte: https://www.ferraratoday.it/cronaca/polizia-e-unita-cinofila-entrano-in-classe-lezione-agli-studenti-su-droghe-e-legalita.html Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
BOLOGNA: SOLIDARIETÀ SOTTO PROCESSO. CHIESTA LA SORVEGLIANZA SPECIALE PER UNA COMPAGNA
Nella mattinata di lunedì 25 maggio in Tribunale di Bologna udienza per la richiesta di sorveglianza speciale nei confronti di una compagna impegnata nelle mobilitazioni per la Palestina e nelle lotte territoriali del quartiere Pilastro. Nonostante l’orario lavorativo, fuori dal tribunale decine di persone si sono radunate in presidio per esprimere solidarietà alla compagna coinvolta: studenti universitari, giovani lavoratori, abitanti del Pilastro e attivisti dei movimenti cittadini hanno riempito via d’Azeglio con striscioni, cori e bandiere palestinesi. Secondo la difesa, la richiesta della misura rappresenta un salto pericoloso nell’utilizzo di strumenti pensati storicamente per contrastare la criminalità organizzata, ma oggi applicati contro forme di attivismo politico e sociale. “Questo non viene percepito come un caso isolato, ma assume a tutti gli effetti le sembianze di quasi un portone che si apre”, ha spiegato Federico, della redazione di Radio Onda d’Urto Emilia-Romagna, presente al presidio fuori dalle aule del Tribunale. “In ballo c’è la possibilità di manifestare di tutti e tutte, la voglia di continuare le lotte”. Al termine dell’udienza, il tribunale si è riservato 60 giorni per decidere sulla richiesta, prendendo tempo per esaminare gli atti e le argomentazioni presentate da accusa e difesa. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con Federico della redazione Emilia-Romagna. Ascolta o scarica.
May 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Modena. Arriva Forza Nuova, la polizia picchia gli antifascisti, campagna contro l’avvocato Gianelli
Sembra un film già visto: Forza Nuova convoca un presidio a Modena con parole d’ordine razziste strumentalizzando il folle gesto compiuto da un cittadino italiano di origine marocchina e la polizia picchia gli antifascisti autoconvocati. Come spesso accade, la dinamica surreale degli eventi, non perdona. Non si riesce proprio a […] L'articolo Modena. Arriva Forza Nuova, la polizia picchia gli antifascisti, campagna contro l’avvocato Gianelli su Contropiano.
May 23, 2026
Contropiano
Bologna. Vittoria! Coperte il 100% delle borse di studio, ma l’anno prossimo?
A partire dall’inizio dell’anno accademico, quando governo, regione, ER.60 e Unibo hanno lasciato gli studenti senza risposte davanti alla mancanza della metà delle borse di studio, ci siamo mobilitati con gli studenti per ricevere garanzie e fare erogare tutte le rate ad ogni idoneo. Dalle tende sotto ER.GO, ai presidi […] L'articolo Bologna. Vittoria! Coperte il 100% delle borse di studio, ma l’anno prossimo? su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano
La propaganda militare prende quota con la Rete dei Musei Aeronautici
Nel 2015 in Italia, su iniziativa dell’Aeronautica Militare, è nata la Rete dei Musei Aeronautici che, con il sostegno di attori pubblici e privati, ha l’obiettivo dichiarato di promuovere la storia e la cultura tecnica dell’aviazione italiana. Notiamo che le otto realtà museali inserite in questa rete espongono un patrimonio a forte connotazione militare. La loro narrazione associa il fascino della tecnica del volo alle imprese di guerra, ma non viene neppure accennata l’annosa questione della libertà scientifica piegata dalla guerra a scopi distruttivi e di morte e, dunque, il ripudio della guerra stessa. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vediamo nella Rete dei Musei Aeronautici uno strumento della cultura nazionalista e di normalizzazione della guerra. Ci chiediamo, inoltre, in quale misura questa venga finanziata dalle casse dello Stato e in quale dall’iniziativa privata. E da entrambe le parti, pubblico e privato, perché foraggiare la celebrazione della guerra quando, invece, in ogni angolo del mondo le persone chiedono in tutti i modi possibili di fermarla? Il MUSAM (Museo Storico dell’Aeronautica Militare) di Vigna di Valle, costruito all’interno del Parco Naturale Bracciano-Martignano, è stato completamente ristrutturato e ampliato in occasione del centenario dell’Aeronautica Militare (2023). Non possiamo provare a quanto ammonti la spesa sostenuta, ma possiamo immaginare si tratti di una quota molto alta. Il Museo Francesco Baracca di Lugo, a Ravenna, compie cento anni nel mese di giugno di quest’anno e attualmente è in fase di restauro: 300 mila euro drenate dalle casse comunali. Evidentemente il museo è considerato un patrimonio storico irrinunciabile per Lugo; infatti Baracca è nato in quella città. L’immobile che oggi ospita il museo apparteneva alla sua famiglia ed è stato ceduto al Comune con l’impegno di ricordare il pilota che firmava la carlinga dei suoi velivoli con un cavallino rampante nero, insegna del 4° Stormo dal 1933, e di alcuni caccia Eurofighter; simbolo che Enzo Ferrari ha scelto per la sua casa automobilistica. La famosa Ferrari, appunto.  Di recente sul canale YouTube dell’Aeronautica Militare si è festeggiato questo lungo connubio con la Ferrari sotto l’insegna di Francesco Baracca e il Tricolore. Il Museo “Gianni Caproni” a Trento è intitolato all’omonimo ingegnere che con il fratello Federico progettava e produceva aeroplani per la prima guerra mondiale. Nel periodo del fascismo e dell’espansione militare la loro azienda si è ingrandita aprendo numerosi nuovi stabilimenti in Italia e all’estero. Il Museo Storico dei Motori e dei Meccanismi dell’UniPa ha con l’Aeronautica Militare un solido rapporto di collaborazione. Così sarebbe possibile proseguire per tutti gli altri musei della Rete. La loro storia è strettamente legata al mondo militare del nostro Paese, e la promozione che di essi si sta facendo come centri culturali, in questi ultimi anni, ricalca i termini della vecchia propaganda: Patria, sacrificio, gloria con l’intenzione di riaffermarli. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università crediamo che questa offerta sovrabbondante in Italia nasconda delle insidie, soprattutto perché questi musei sono aperti a visite scolastiche guidate, spesso anche per le scuole dell’infanzia. La narrazione suggestiva e promozionale dell’Aeronautica Militare non si concilia con l’impegno per la coesistenza pacifica internazionale che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni. Ma c’è dell’altro. Il sistema Difesa se, da un lato, sta rafforzando la propria prestazione militare, dall’altro ha iniziato a organizzarsi come brand commerciale, una veste che gli permette di entrare con la massima facilità nei contesti ricreativi popolati dalla società civile. È prova di questo il parco aeronautico Volandia di Somma Lombardo (Varese) che, con oltre 100 velivoli civili e militari di varie nazioni a fare da sfondo, mette a disposizione una vasta area giochi esterna per bambini, disponibile anche per feste di compleanno e pic nic. Altro esempio è il Parco dell’Aviazione di Rimini, 75.000 mq di superficie, che non rientra ancora nella Rete degli otto Musei Aeronautici, ma che, immerso nel verde delle colline che furono teatro di importanti azioni belliche della Seconda guerra mondiale, oggi espone decine di velivoli militari e in un grande caveau sotterraneo centinaia di decorazioni e onorificenze, molte delle quali conferite a Gabriele d’Annunzio, Aldo Finzi, Benito Mussolini, Italo Balbo. Nel 2019 il Comune di Rimini ha approvato nel suo piano RUE/PSC la costruzione di bungalows, un centro benessere e una sala convegni all’interno del Parco dell’Aviazione per aumentarne la fruibilità a residenti e turisti. Questo museo di guerra sarà così integrato a pieno titolo nei servizi per il turismo enogastronomico, l’escursionismo, le città d’arte e l’outlet di marchi di lusso che dista da lì solo 5 Km. Interessante la nota mistica sul museo storico aeronautico di Loreto. Come il Parco di Rimini anch’esso non fa parte della Rete ma è un centro di potere e di influenza militare sul territorio. Papa Benedetto XV (1914-1922) dichiarò la Madonna patrona degli aeronauti per quel volo prodigioso che avrebbe fatto su ali angeliche la casetta della Beata Vergine sui continenti, da Nazareth nella città di Loreto. Nel 2008 il museo ha omaggiato la patrona della città, la Madonna di Loreto, con un velivolo Aermacchi MB-339 PAN.  IL SISTEMA DIFESA VUOLE AVVICINARE A SÉ IL PUBBLICO E NON LASCIA NULLA AL CASO. FA LEVA SUL MADE IN ITALY E SUL FURORE DEI NOSTALGICI, ASSEGNA CREDITI FORMATIVI A CHI SEGUE LE SUE CONFERENZE, GONFIA PALLONCINI COLORATI PER LE FESTE DI COMPLEANNO DEI BAMBINI, CONVERTE LE SUE COMPETENZE DAL MILITARE AL TURISTICO IN UNO SCHIOCCO DI DITA. PECCATO CHE CONTINUI ANCHE A FARE LA GUERRA! Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comunicato Cobas aprile 2026: ispettori all’Istituto Mattei. La montagna ha partorito un topolino
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università condividiamo il Comunicato Cobas Scuola di Bologna sulle vicende dell’Istituto Mattei. Che fine ha fatto l’ispezione voluta dal Ministro Valditara nella scuola di San Lazzaro in cui alcune classi avevano  partecipato al webinar con Francesca Albanese?  RIEPILOGHIAMO PRIMA I FATTI A dicembre, su segnalazione  di un genitore, isolato, si erano subito attivati esponenti di Fratelli d’Italia e della Lega chiedendo un intervento del Ministro affinché fossero accertate le  responsabilità di chi aveva consentito che la propaganda politica entrasse nelle scuole e fossero presi provvedimenti esemplari. I toni della canea mediatica, sulla scia di quanto avvenuto anche in alcune scuole toscane, si sono subito alzati ed è stata avviata l’ispezione. Poche settimane prima il Ministro Valditara aveva diramato la nota dove richiamava le scuole a non consentire iniziative in cui non fosse garantita la pluralità dei punti di vista su questioni di interesse politico-sociale, con l’obiettivo dichiarato di contrastare la propaganda politica nelle scuole e il malcelato intento di sottoporre a censura le iniziative sulla Palestina. Oggi possiamo affermare che l’ispezione ordinata dall’Ufficio Scolastico Regionale si è rivelata un buco nell’acqua: non è stato trovato nessun elemento di rilievo che consentisse di contestare i contenuti del webinar e l’attività didattica svolta. Nessuna pistola fumante, ma solo la constatazione che la relatrice ONU ha presentato alcuni contenuti del suo libro Quando il mondo dorme, perfettamente integrati con la programmazione didattica ed educativa: origine, composizione e funzioni dell’ONU; l’infanzia a Gaza.  Insomma dopo tutti i clamori suscitati dal caso, in un clima di caccia alle streghe, l’ispezione non ha portato né ad evidenziare contenuti inappropriati, né l’inadempienza al dettato delle circolari ministeriali, né la violazione di un presunto diritto all’informazione preventiva delle  famiglie: il webinar era del tutto coerente con la programmazione di educazione civica della scuola e con la programmazione disciplinare della docente coinvolta. A conti fatti l’ispezione quindi legittima pienamente l’importante iniziativa di Docenti per Gaza che, come in altre occasioni, ha consentito di ampliare lo sguardo sulla contemporaneità e su Gaza in particolare. Il tentativo di arrivare a una vera e propria “criminalizzazione” di chi intende approfondire la storia dello stato di Israele, dell’occupazione coloniale, del sistema di apartheid e del genocidio è fallito. Allo stesso modo il tentativo grottesco di negare la cittadinanza nelle scuole addirittura a una relatrice speciale dell’ONU sui temi di specifica competenza ha seguito la stessa sorte. Ciò rappresenta un segnale importante e rassicurante  per chi lavora a scuola. Da qui ripartiamo con la consapevolezza che si può e si deve parlare della contemporaneità, che il pluralismo e la libertà sono il cuore dell’ insegnamento e insieme l’antidoto alla propaganda e alla censura, che sono sempre state e rimangono  le pratiche di chi detiene il potere politico e non certo di singoli docenti.  UNA DEBACLE COSÌ NETTA DOVEVA TUTTAVIA ESSERE IN QUALCHE MODO VELATA E ATTENUATA. Caduta la possibilità di procedere sulla sostanza dell’accusa, si è voluto tenere in vita la possibilità di aprire comunque una contestazione alla docente in merito alle irregolarità formali riscontrate dall’ispezione. La responsabilità della valutazione di questi elementi viene così scaricata al Dirigente scolastico poiché ritenuti troppo lievi per giustificare l’azione disciplinare dall’USR. Il Dirigente, che ha facoltà di irrogare solo le sanzioni meno gravi, ha deciso a questo punto di  produrre una contestazione di addebito alla docente sulle presunte irregolarità burocratico-procedurali segnalate nel verbale di ispezione e trasmesse dall’USR, consistenti nel fatto di non avere preventivamente informato la dirigenza stessa e il Consiglio di classe.  Sono passati nel frattempo quasi quattro mesi, ben oltre i 30 giorni previsti dalle norme che regolano i procedimenti disciplinari. Il Dirigente scolastico, che a sua volta inevitabilmente è stato oggetto dell’accertamento ispettivo istituito dall’USR sui fatti accaduti, dovrà presumibilmente rendere conto allo stesso ufficio riguardo all’esito del procedimento. Ora cosa è possibile attendersi? Sappiamo che a settembre, già solo al semplice invito alla prudenza espresso da esponenti dell’Ufficio Scolastico Provinciale, la quasi totalità dei dirigenti scolastici bolognesi si è allineata alle richieste impedendo la votazione nei Collegi dei docenti di un documento promosso dalla rete dei docenti per il rispetto dei diritti umani in Palestina. Non abbiamo motivi per credere che in questa circostanza possa accadere qualcosa di diverso, anche se saremmo felici di sbagliarci.  [A PROPOSITO DI LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO] Sull’accusa di non avere informato il dirigente scolastico riguardo all’attività programmata nelle proprie ore di lezione è doveroso ricordare che questo avviene quotidianamente in tutte le scuole ed è avvenuto anche per le centinaia di docenti che si sono collegati durante le proprie ore di lezione ai webinar di docenti per Gaza: si chiama libertà di insegnamento. Il fatto che l’attività fosse un webinar  e che per questo fosse assimilabile a un contratto con un esperto esterno necessitante l’autorizzazione del Dirigente come sembrerebbe risultare dal parere degli ispettori, appare una interpretazione capziosa e pretestuosa, in ogni caso dissonante con l’utilizzo ordinario degli strumenti informatici e dei collegamenti al web che sono stati massicciamente introdotti  nelle scuole senza che venisse mai emanato alcun regolamento inerente il loro utilizzo.  Sarebbero davvero infiniti i presunti “contratti” stipulati illegittimamente dai docenti con testate giornalistiche, Raiplay, musei, istituzioni e associazioni varie, anche nella forma assimilabile al webinar. Tutte e tutti noi sappiamo, docenti e dirigenti, chenulla di tutto ciò sarebbe successo se il webinar non fosse stato con Francesca Albanese e sul tema della Palestina. Qui a essere in gioco non sono certo i vizi procedurali e si tratta di riconoscerlo almeno per onestà intellettuale. IL PUNTO PIÙ CRITICO È TUTTAVIA UN ALTRO Cosa avrebbe fatto il dirigente di fronte a tale eventuale comunicazione/richiesta preventiva? Sappiamo che in alcune scuole la dirigenza non ha  autorizzato la partecipazione al webinar di Albanese così come sappiamo che, in un’altra scuola bolognese, è stato impedito a diverse classi di partecipare all’incontro con due ragazzi israeliani obiettori di coscienza a causa di un atto unilaterale del dirigente. Il clima di paura si è diffuso a tal punto da rendere i dirigenti scolastici più realisti del re e a conformare i propri atti amministrativi alla più grigia obbedienza, fosse anche solo per autotutela, discostandosi profondamente dalle istanze formative espresse dal corpo docente.   LA SCUOLA AVREBBE BISOGNO ANCHE DI UN PO’ DI CORAGGIO TALVOLTA.  L’archiviazione del procedimento, cioè di quanto si vuole fare rimanere in piedi dopo un accertamento ispettivo sostanzialmente fallito nei suoi intenti, sarebbe un segnale in questo senso, una vittoria per chi lavora nella scuola e una boccata di aria fresca. Comunque, a prescindere da come termini la vicenda, noi daremo sempre sostegno a chi diventa il bersaglio di turno delle pratiche disciplinari a sfondo ideologico e intimidatorio, qualsiasi sia il livello a cui avvengono, così come continueremo a praticare e a sostenere l’unica vera autonomia di cui la scuola ha davvero bisogno, quella dall’ingerenza dei politici di professione e delle famiglie, quell’autonomia, sancita dalla costituzione, che si chiama libertà di insegnamento. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
IIS Majorana di San Lazzaro (BO): interrogazione parlamentale per orientamento delle Forze Armate
I deputati pentastellati Stefania Ascari e Antonio Ferrara hanno presentato un’interrogazione il 30 marzo scorso, iscritta al registro della Camera al n° 636, rivolta ai Ministri Guido Crosetto e Giuseppe Valditara sull’iniziativa di orientamento alle carriere militari tenutasi presso l’istituto scolastico Ettore Majorana di San Lazzaro di Savena (BO). Questo strumento di controllo parlamentare prevede una risposta scritta entro 30 giorni, trascorsi i quali può essere trasformata in question time (interrogazione e risposta in tempo reale, direttamente in aula). Al momento il procedimento risulta in corso. La segnalazione arriva all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università da una pagina del quotidiano la Repubblica, nella cronaca di Bologna (clicca qui). Un’analoga attività si era già svolta all’istituto Mauro Minghetti di Bologna dove ha suscitato la protesta dei collettivi studenteschi (clicca qui) e quella dell’assessore all’istruzione del Comune, Daniele Ara. Il giornalista annota anche un fatto interessante: l’istituto di San Lazzaro di Savena aveva invitato precedentemente Francesca Albanese, ne era seguita un’ispezione dell’Ufficio Scolastico Regionale o direttamente del Ministero (una consuetudine inutile se non per il carattere intimidatorio, visto che, come segnalano i due parlamentari, non si conoscono norme che vietino e agevolino questi incontri). L’ospitalità ai militari orientatori e reclutatori sembra così una sorta di contrappeso, una forma di par condicio. La preside smentisce. L’istituto Majorana, come succede in tantissimi altri di ogni ordine e grado, offre un vasto panorama di attività extracurriculari, nell’attuale bulimia da progettificio. L’offerta formativa deve spaziare fra gli obiettivi propri dell’istituto tecnico, del liceo di scienze applicate – forse collegati fra loro dalle esigenze del montante interesse governativo e di mercato per le discipline STEM – e del liceo linguistico. Il comune di San Lazzaro di Savena ha circa 33.000 anime sotto la protezione del santo lebbroso ed è uno dei 55 comuni della Città Metropolitana di Bologna. In Italia, di città metropolitane ce ne sono 14, sono i maggiori centri urbani che hanno assunto le funzioni delle province, in parte smantellate per ragioni di risparmio nel 2011 e stabilizzate nel 2014 dal Ministro Graziano Delrio. Grandi territori ad amministrazione mista, centralizzata e locale, enorme densità abitativa, che pian piano si avviano a copiare il modello Milano, con misure di smantellamento progressivo di ciò che è pubblico, la creazione di holding che gestiscono il patrimonio immobiliare, che cacciano dai centri storici verso le immense periferie i meno abbienti (insomma un fatto di classe sociale, ancora e sempre). Il debito dei comuni aumenta, il rimedio è svendere. Il mercato gongola. Qualcuno a scuola lavora su questi aspetti con gli alunni o ci si distrae in mille progetti? Nella completa ignoranza di dove si vive e di cosa è possibile realizzare nel proprio contesto a livello lavorativo e personale, eventualmente, in uscita, ci si arruolerà. Renata Puleo – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Geopolitica e Geostrategia all’Università di Bologna: un corso da guardare con lente critica
Fino al 15 maggio 2026 l’Università di Bologna ospita il corso di Geopolitica e Geostrategia, attivato presso il Campus di Ravenna nell’ambito della Laurea in Storia, società e culture del Mediterraneo. AISS, AISEM e Quaser Srl affiancano l’iniziativa. Per i professionisti della sicurezza si tratta di un percorso che prevede il riconoscimento di crediti certificativi fino a 30 punti ai fini della qualificazione professionale. Fin qui, nulla di insolito. Tuttavia, il contesto solleva interrogativi più ampi. A prima vista, il corso può apparire come un’occasione di formazione di alto profilo. Nondimeno, il “nuovo insegnamento” si inserisce in una tendenza più generale in cui i percorsi universitari sono strutturati con soggetti attivi nel campo della sicurezza e della difesa. Il programma spazia dai chokepoint marittimi alla cyberwarfare, dalle guerre ibride alla geostrategia globale, con la partecipazione di docenti universitari, ex esponenti delle Forze Armate, diplomatici ed esperti provenienti da ambiti istituzionali e professionali diversi. Un insieme così qualificato apre una domanda di fondo: quale rapporto si sta definendo tra produzione accademica del sapere e costruzione di competenze immediatamente spendibili in settori strategici e industriali? Un ulteriore elemento riguarda la sovrapposizione tra formazione universitaria e sistemi di crediti professionali esterni. Il corso rientra nell’offerta accademica dell’Ateneo, ma produce anche effetti nel circuito della certificazione professionale. Questo doppio livello, pur formalmente legittimo, solleva interrogativi sul confine tra funzione pubblica della didattica e sua valorizzazione in ambiti esterni. In questo quadro, la questione non riguarda la legittimità dei contenuti – pienamente coerenti con lo studio della geopolitica contemporanea – quanto il modo in cui tali contenuti si collocano in un ecosistema formativo sempre più integrato con soggetti professionali esterni, che includono anche ambiti istituzionali e operativi legati alla sicurezza, alla difesa e alle organizzazioni internazionali (NATO). In una fase storica in cui università, imprese e attori istituzionali interagiscono sempre più attraverso progetti, finanziamenti e percorsi formativi ibridi, il confine tra didattica, comunicazione istituzionale e formazione professionale tende a diventare progressivamente meno nitido, con il rischio che la produzione del sapere accademico si trovi sempre più spesso a dialogare – e in alcuni casi a sovrapporsi – con esigenze formative espresse da settori operativi della sicurezza e della difesa. L’analisi dei fabbisogni del nuovo corso di Geopolitica e Geostrategia dell’Università di Bologna (Campus di Ravenna) si concentra sulla necessità di formare figure professionali capaci di interpretare le sfide poste dai nuovi domini della conflittualità. I punti chiave su cui si basa l’offerta formativa includono: – nuovi scenari di minaccia: Il corso risponde alla domanda di esperti in grado di analizzare le guerre ibride, le operazioni “proxy” e “false flag”, il terrorismo e la guerra asimmetrica; – sicurezza nei domini digitali: è emerso un forte fabbisogno di competenze relative alla guerra cognitiva nell’infosfera, comprendendo information warfare, cyber warfare e la gestione degli attacchi informatici da parte di attori non statali; – settore privato e Security Management: una parte centrale dell’analisi riguarda la crescente necessità di figure come i Security Manager, specializzati nel comprendere la geopolitica e la geoeconomia per guidare le strategie aziendali in contesti globali complessi; – ambito istituzionale e intelligence: La formazione mira a fornire strumenti analitici coerenti con le necessità di enti come l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e i servizi di informazione e sicurezza (AISI, AISE), affrontando temi come la proliferazione delle armi di distruzione di massa e le minacce CBNR. L’insegnamento è strutturato per integrare teoria e pratica attraverso tavole rotonde con figure di vertice delle Forze Armate, della Magistratura e dei Servizi di sicurezza. I principali beneficiari delle figure professionali formate dal corso in Geopolitica e Geostrategia sono enti e organizzazioni operanti in ambiti critici per la sicurezza nazionale e internazionale. Nello specifico, i soggetti che trarranno vantaggio da queste competenze sono: – aziende del settore privato: le imprese necessitano di Security Manager esperti in geopolitica e geoeconomia per gestire i rischi globali e proteggere gli asset aziendali; – agenzie di Sicurezza Nazionale: enti istituzionali come l’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) e i servizi di informazione (come AISI e AISE) beneficiano di analisti formati su guerra cognitiva, cyber warfare e contrasto alla proliferazione di armi; – istituzioni internazionali e Forze Armate: organizzazioni che operano in contesti di difesa e cooperazione internazionale (es. ambito NATO o corpi militari) che richiedono esperti in conflitti ibridi e minacce asimmetriche; – settore dell’informazione: testate giornalistiche e centri di analisi che necessitano di figure capaci di interpretare la “strategia dell’inganno” e l’information warfare nell’infosfera. – fondazioni e think tank: organizzazioni come la fondazione MedOr che si occupano di analisi strategica e relazioni internazionali. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università esprime la sua preoccupazione per come un Ateneo statale prestigioso come UNIBO si presti alle logiche della militarizzazione dei luoghi del sapere accettando di progettare ed erogare un percorso di laurea che va chiaramente a formare i professionisti della guerra del prossimo futuro per realtà che nulla hanno a che fare con il progresso della società, ma che seguono logiche di stampo imperialista e colonialista, oltre che di controllo securitario e di censura. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente