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La triste favola degli scafisti
-------------------------------------------------------------------------------- Festival delle Migrazioni 2026: una giornata alla memoria, alla verità e alla resistenza civile, a oltre tre anni dal naufragio di Steccato di Cutro, costato la vita ad almeno 94 persone. Foto Festival delle Migrazioni Acquaformosa – Associazione don V. Matrangolo -------------------------------------------------------------------------------- A Cutro sono morte 94 persone, di cui tantissimi bambini. E chi dice che la condanna a vent’anni di reclusione del giovane per Abdessalem Mohamed, per avere avuto un ruolo a bordo di quella sciagurata barca, porti verità e giustizia su questa strage, si sbaglia o è in mala fede. Quella notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023 le autorità italiane hanno deciso per un’operazione di polizia invece che per una di soccorso. La presunta “difesa dei confini” è stata fatta prevalere sul dovere di salvare vite umane. Questa scelta politica ha determinato il corso degli eventi. Gli inaffondabili della guardia costiera avrebbero invece potuto affrontare le condizioni del mare e portare ogni bambino, ogni mamma, ogni fratello e sorella in salvo. Ma sono rimaste ferme al porto in assenza di ordini e le onde hanno restituito cadaveri per giorni. Le responsabilità, però, arrivano anche più lontano, ad altri decisori, che seduti sugli scranni, da decenni, usano il pretesto migrazioni per distruggere la nostra civiltà giuridica e renderci cattivi e feroci, e per le loro strategie geopolitiche. Nel 2016, l’Unione europea ha stretto un accordo con la Turchia di Erdogan, pagato miliardi e miliardi (di soldi dei cittadini), per chiudere ogni via di fuga via di fuga dalle guerre e dai regimi (in Afghanistan, in Siria, in Iran…) da cui quei profughi cercavano rifugio. La pericolosissima rotta via mare, dritta dalla Turchia alla Calabria, ne è stata una diretta conseguenza. Così come è sempre una diretta conseguenza delle scelte politiche occidentali il traffico di esseri umani gestito, si badi bene, da chi resta sulle coste e agisce in contiguità con chi comanda nei paesi di transito. Quale corte giudicherà politici e (veri) trafficanti alla base di questo sistema? Al di là delle condotte di chi ha ruoli più o meno improvvisati a bordo delle barche, e che la legge italiana, scritta e inasprita con l’inchiostro della propaganda, condanna a pene altissime, gli “scafisti”, in queste storie, sono un po’ come gli unicorni. Favole da raccontare per distogliere dalla realtà. -------------------------------------------------------------------------------- Alessandra Sciurba, professoressa associata di Filosofia del diritto presso l’Università degli Studi di Palermo -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La triste favola degli scafisti proviene da Comune-info.
September 3, 2026
Comune-info
Dalla parte sbagliata del mare. Il caso di Khalid Arslan
Undici anni di carcere e tre milioni di euro da pagare. È la pena inflitta in primo grado a Khalid Arslan, uno dei cinque ragazzi condannati per il naufragio di Cutro, la notte del 26 febbraio 2023. Novantaquattro morti, trentacinque bambini e un pezzo di Mediterraneo trasformato in una fossa […] L'articolo Dalla parte sbagliata del mare. Il caso di Khalid Arslan su Contropiano.
August 7, 2026
Contropiano
“Brucia, schiavo, brucia”. Da Steccato di Cutro ad Amendolara
Un centinaio di chilometri e tre anni separano Amendolara da Steccato di Cutro. Due stragi apparentemente diverse ma figlie dello stesso sfruttamento delle migrazioni. Allora gli scafisti, oggi i caporali. Migranti anch’essi, terminali ultimi di organizzazioni criminali sovranazionali in cui italiani ed extracomunitari vanno a braccetto, al servizio di datori […] L'articolo “Brucia, schiavo, brucia”. Da Steccato di Cutro ad Amendolara su Contropiano.
June 3, 2026
Contropiano
Cutro, un processo a porte chiuse, perché?
Nei prossimi giorni continueranno le udienze del processo per la strage di Cutro, un processo che al contrario dei processi di mafia, dei processi di ndrangheta, dei processi di terrorismo, verrà celebrato a porte chiuse cioè la stampa non potrà filmare gli indagati, le loro facce, i loro occhi quando dovranno rispondere alle domande dei Giudici. Come  spiegano gli avvocati, questa scelta è  senza precedenti, sembra una scelta finalizzata a nascondere il processo come se il rito penale non fosse anche un rito trasparente della democrazia. “In Afghanistan è facile morire sparati, morire di solitudine, morire senza diritti, morire in casa e morire perché non puoi frequentare la scuola, per questo partiamo, per questo che fuggiamo da una vita che non è vita ma solo una sopravvivenza fisica.” Sono le parole di Farzaneh Maleki qui nella spiaggia di Cutro alle 5:00 di mattina per ricordare la strage del 26 febbraio del 2023 dove morirono più di cento persone tra cui 36 bambini. In questa spiaggia Farzane ha perso metà della sua famiglia, lo zio la zia e i tre piccoli bambini. “ Al ministro Piantedosi che dice che è irresponsabile mettere i bambini su una barca con un mare forza 4, che avrebbero dovuto rimanere nei loro paesi, voglio dire che in Afghanistan non si può vivere, non siamo venuti a fare una vacanza siamo scappati da un inferno. Un inferno che è stato creato anche dalla scelta grottesca e assurda delle forze occidentali di lasciare il paese nelle mani dei talebani.” Sono le parole di Farzaneh che alle ore 5:00 e mezza insieme a Sharif un altro ragazzo pakistano sopravvissuto alla strage di governo e di stato di Cutro ha depositato una corona simbolica di fiori nel mare di Steccato di Cutro a poche decine di metri dalla riva, dove avvenne naufragio. “Siamo stati dimenticati delle autorità italiane. – continua –  La promessa della presidente Meloni di aiutarci per farci avere dei visti temporali per i nostri familiari rimasti nei paesi di provenienza, affinché potessero venire in Italia per vedere dove erano morti i loro cari, prendere contatto con i corpi dei loro figli e nipoti non è mai stata mantenuta. Avevo promesso a mia nonna che sarebbe potuta venire a vedere il corpo di suo figlio di sua nuora e dei tre nipotini visto che ancora oggi in Afghanistan stenta a credere di aver perso tutta la propria famiglia e ancora mi chiede perché, se era una promessa ufficiale di un presidente di un paese non di una persona qualunque la, questa promessa non è stata rispettata e io non so cosa dirgli”. Secondo Orlando Amadeo che è era il primo ufficiale medico della Polizia di stato ora in pensione ed era corso nei primi minuti sulla spiaggia di Cutro dopo il naufragio, le responsabilità non sono solo dei sei indagati ufficiali della Guardia Costiera, della Guardia di finanza e del centro di soccorso e smistamento delle chiamate a Roma; la responsabilità è politica: fu il ministro Piantedosi che diramò una circolare che indicava alla Guardia Costiera e allla Guardia di Finanza di privilegiare  l’aspetto penale, l’arresto degli scafisti, rispetto alla necessità di salvare vite;  e secondo questo medico, che è ufficiale della polizia,  il vero mandante della strage di Cutro è proprio il governo in particolare il ministro Piantedosi, che, cinicamente, ha colpevolizzato le famiglie in fuga da guerre, da integralismi religiosi, come responsabili del naufragio e non invece chi avrebbe potuto mettere in acqua, visto che c’era un mare forza 4,  delle lance per salvare i naufraghi. Manfredo Pavoni Gay
February 26, 2026
Pressenza
MIGRANTI: TERZO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CUTRO. IL MEDITERRANEO CENTRALE RESTA LA ROTTA MIGRATORIA PIU’ MORTALE AL MONDO
Terzo anniversario della Strage di Cutro. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, intorno alle 4.30, un’imbarcazione di legno, la “Summer Love”, è stata travolta dalle onde e distrutta a pochi metri dalla riva di Steccato di Cutro, in Calabria. A bordo c’erano 180 persone, imbarcatesi a Çeşme, in Turchia, il 22 febbraio. Il loro viaggio però era iniziato da più lontano: Afghanistan, Iran, Pakistan, Palestina, Siria e Somalia. Tre anni dopo, il Mediterraneo centrale resta la rotta migratoria più mortale al mondo. Nel 2025 lungo questa rotta, secondo i dati di OIM (Missing Migrants Project), hanno perso la vita almeno 1.330 persone, molte erano persone di minore età. Si pensa che le vittime siano molte di piu’ come testomoniano i morti che da diversi giorni vengono recuperati sulle coste di Calabria e Sicialia. La veglia sulla spiaggia di Steccato di Cutro alle 4 del mattino del 26 febbraio sarà l’appuntamento principale delle iniziative per commemorare il terzo anniversario del naufragio e rientra nelle manifestazioni della Rete 26 febbraio. Le considerazioni di Laura Marmorale presidente di Mediterranea ong che si occupa di soccorso in mare Ascolta o scarica 
February 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Anniversario della Strage di Cutro
In comunicazione telefonica con la giornalista Francesca Travierso abbiamo ricordato un nuovo anniversario della Strage di Cutro. Lei  ci ha fatto un riassunto dei giorni di appuntamenti a Crotone, tra ricordi delle vittime, sit in davanti ai tribunali e conferenze stampe dei parenti delle vittime dove si parlerà delle responsabilità politiche della strage.
February 25, 2026
Radio Onda Rossa
Ricordare il naufragio di Cutro
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione della comunità educante e dell’opinione pubblica su una memoria che non può scolorire nel tempo: il naufragio di Cutro. Non una ricorrenza tra le altre, ma una soglia morale che continua a interrogare la coscienza civile, il linguaggio pubblico e la funzione educativa della scuola. La notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, a poche decine di metri dalla riva di Steccato di Cutro, il mare ha reso visibile una contraddizione profonda del nostro tempo: la distanza minima tra salvezza e perdita. Un caicco partito dalla Turchia, con a bordo — secondo le testimonianze — almeno 180 migranti, si arenò su una secca e venne distrutto dalla violenza delle onde, trasformando l’approdo atteso in luogo di tragedia. Quella notte non racconta soltanto un disastro marittimo. Racconta gesti — il rumore del legno che si spezza, le grida nel buio, i pescatori che corrono verso l’acqua, la comunità che si mobilita — e racconta responsabilità. È da questa intersezione tra umanità immediata e interrogativi collettivi che deve partire ogni commemorazione autentica. Il bilancio — 94 vittime accertate, tra cui 34 minori — rappresenta una ferita che supera i confini geografici. Tra le vite spezzate, quelle di Shahida Raza, atleta pakistana, e della giornalista afgana Torpekai Amarkhel, attivista per i diritti umani, ricordano che le migrazioni non sono flussi anonimi ma storie, identità e diritti. A tre anni dal naufragio, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita scuole e società civile a trasformare la memoria in pratica educativa, capace di generare consapevolezza critica e cittadinanza globale. Commemorare significa contrastare la disumanizzazione del linguaggio pubblico, promuovere percorsi didattici interdisciplinari sulle migrazioni e sul diritto alla vita, valorizzare le testimonianze come strumenti pedagogici ed educare alla cittadinanza globale affinché i diritti umani diventino esperienza vissuta. Il CNDDU invita le istituzioni scolastiche a dedicare momenti di riflessione, laboratori di memoria e spazi di dialogo con studenti e studentesse, affinché il ricordo non resti simbolico ma produca coscienza. Cutro consegna una domanda che riguarda il presente: quale posto assegniamo alla dignità umana quando essa attraversa confini e vulnerabilità? La risposta passa anche dalla scuola, luogo in cui la memoria diventa competenza civica. Nella prospettiva di andare oltre le pratiche commemorative già diffuse — spesso centrate su momenti simbolici, letture pubbliche o ricostruzioni cronologiche — il Coordinamento propone l’avvio di un dispositivo didattico innovativo, pensato per restituire continuità narrativa alle vite interrotte e per collegare Cutro ad altre tragedie del Mediterraneo. L’idea è quella di costruire nelle scuole un “Archivio delle vite possibili”, uno spazio educativo permanente in cui studenti e studentesse lavorino su micro-biografie documentate delle vittime, ricostruendo non solo ciò che è accaduto ma ciò che avrebbe potuto accadere: percorsi di studio, aspirazioni professionali, contesti culturali, reti familiari, contributi sociali potenziali. Questa pratica, diversa dalle esperienze più diffuse sul web che privilegiano la memoria statica o la narrazione commemorativa, introduce una dimensione progettuale: la memoria diventa esercizio di immaginazione civile fondata sui diritti. Attraverso fonti, testimonianze, dati e ricerca interdisciplinare, la scuola trasforma la vittima da figura simbolica a soggetto storico, collegando Cutro ad altre vittime delle migrazioni forzate e costruendo una mappa educativa delle responsabilità contemporanee. In questo modo la commemorazione non resta confinata a una data, ma diventa processo didattico continuo, capace di generare empatia informata, pensiero critico e consapevolezza delle interdipendenze globali. La memoria si sposta dal passato al futuro, interrogando gli studenti non solo su ciò che è accaduto, ma su quale società intendono contribuire a costruire. Il CNDDU rinnova così il proprio impegno a promuovere pratiche educative che rendano la memoria uno spazio attivo di cittadinanza e responsabilità, affinché Cutro non sia soltanto ricordata, ma compresa come passaggio educativo decisivo per leggere tutte le altre vite spezzate lungo le rotte migratorie. Perché educare alla memoria significa restituire possibilità dove la storia ha lasciato assenza. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
February 23, 2026
Pressenza
[Ora di buco] La scuola di Valditara: classismo e repressione
Nella trasmissione di oggi parliamo ancora delle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione e merito Valditara sul contrasto alla violenza nelle scuole. Periodo di nuove iscrizioni e di campagna acquisti tra scuole in competizione: il ministro rilancia gli istituti tecnici 4+2 e il liceo "made in italy". Analizziamo le caratteristiche di questi percorsi, sottolineandone i risvolti fortemente classisti: i tecnici quadriennali diventano ordinamentali, vengono sottratte risorse a favore degli ITS Academy con conseguenti danni per la scuola pubblica. Ci confrontiamo poi sulla novità che introduce i risultati numerici INVALSI nel documento digitale personale degli studenti, obbligati per legge a svolgere i test per poter affrontare gli esami di maturità (qui un'analisi critica). Concludiamo con alcune riflessioni su quanto accaduto nell’Istituto "Barlacchi-Lucifero" di Crotone: il Dirigente ha cancellato una giornata in ricordo della strage di Cutro, il naufragio avvenuto davanti alle coste calabresi il 26 febbraio 2023 in cui sono morte 94 persone, 35 delle quali minori. La manifestazione si sarebbe dovuta tenere nella scuola ma il dirigente, dopo averla autorizzata, è tornato indietro «per motivi di mancato contraddittorio tra le parti», eseguendo alla lettera le indicazioni contenute in una circolare del ministro del 7 novembre scorso. Il dirigente, dopo l'intervento dell'USR della Calabria, ha nuovamente fatto retromarcia: l'evento si terrà il 25 febbraio.      
February 17, 2026
Radio Onda Rossa