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«Casa Bianca-Italia»: un libro di Alessandro Orsini
di Patrizio Paolinelli (*) Guerre della Nato. Alessandro Orsini mette sotto accusa la stampa estera   Pur essendo scritto da un noto personaggio televisivo il libro di Alessandro Orsini, «Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite» (Paper FIRST, Roma, 2025, pp 234, euro 18,50) non ha avuto numerose recensioni. E si capisce facilmente perché: presenta un ritratto a
Dalla parte degli Inuit, dei cani, delle slitte
Luca Casarini, su Comune.info Prima che ci sbilanciamo nelle fantasmagoriche visioni dei bombardieri statunitensi che colpiscono la Danimarca, facendo attivare l’articolo 5 della Nato e dunque, le contraeree europee contro gli stealth, e innescando così la rivoluzione mondiale (ho letto anche questo ve lo giuro), suggerisco sommessamente di dare un occhio a cos’è e com’è la Groenlandia. Una serie “leggera” su
IRAN: “IL REGIME HA PERSO LEGITTIMITÀ” MA C’È ANCORA CHI LO SOSTIENE. L’ANALISI DELLA PROFESSORESSA FARIAN SABAHI
I manifestanti, inizialmente scesi in piazza per la crisi economica, chiedono cambiamenti politici profondi. Migliaia di morti, ma le cifre esatte sono difficilmente verificabili. Il regime è in crisi di legittimità ma gode ancora del consenso di una fetta minoritaria della popolazione. L'analisi di Farian Sabahi, professoressa associata in storia contemporanea all’Università di Varese ai microfoni di Radio Onda d'Urto.
L’aggressione militare al Venezuela mostra la debolezza, non la forza degli Stati Uniti
In un discorso particolarmente lucido, l’economista statunitense Richard Wolff sostiene che quanto appena accaduto non rappresenta l’inizio di una nuova era di dominio statunitense nel continente, ma piuttosto il suo certificato di morte. Quando un impero ricorre all’invasione diretta contro un Paese che non lo minaccia militarmente, quando cattura i presidenti di nazioni sovrane come fossero criminali comuni e viola i principi fondamentali del diritto internazionale senza nemmeno preoccuparsi di costruire una giustificazione credibile, quell’impero sta confessando di aver esaurito tutti i propri strumenti civilizzati di controllo. Trump non ha attaccato il Venezuela partendo da una posizione di forza: ha invaso per paura. La violenza diretta emerge quando i meccanismi più sottili del controllo hanno fallito. Quando un impero domina davvero, non ha bisogno di invadere: negozia. Quando un impero controlla realmente, non cattura i presidenti: li compra. Negli ultimi due decenni gli Stati Uniti hanno perso sistematicamente influenza nella regione. Il Brasile si è avvicinato alla Cina, l’Argentina ha diversificato le proprie alleanze, il Messico ha iniziato a muoversi con maggiore autonomia, la Colombia ha cominciato a mettere in discussione la subordinazione automatica. Cile, Perù ed Ecuador hanno iniziato a esplorare alternative al dominio statunitense. Il Venezuela è diventato il simbolo più chiaro di questa trasformazione. All’aggressione degli Stati Uniti la risposta immediata è stata straordinaria: il Brasile ha attivato consultazioni di emergenza con la Cina; la Colombia ha sospeso la cooperazione antidroga con Washington; l’Argentina ha avviato colloqui per aderire ai BRICS nel 2026. Anche la reazione internazionale è rivelatrice. La Cina ha annunciato un fondo di emergenza da 50 miliardi di dollari per i Paesi colpiti da aggressioni straniere. La Russia ha attivato la propria dottrina di protezione emisferica e ha dispiegato navi nei Caraibi. Brasile, Messico, Colombia e Argentina hanno proposto un sistema di difesa collettiva sudamericano indipendente dagli Stati Uniti. Invece di dimostrare potere, Trump ha mostrato debolezza. Invece di recuperare il controllo, ne ha accelerato la perdita. L’America Latina oggi dispone di alternative reali. La Cina offre investimenti e finanziamenti senza imporre condizioni politiche; la Russia fornisce tecnologia senza esigere subordinazione strategica; l’India apre mercati senza pretendere riforme strutturali. Per la prima volta, dire di no a Washington non significa automaticamente il collasso economico. L’aggressione al Venezuela non è avvenuta in un vuoto geopolitico: è accaduta proprio mentre la Cina si preparava ad annunciare il Fondo di Sviluppo Sudamericano, un pacchetto di investimenti da 500 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, pensato per offrire un’alternativa concreta al finanziamento statunitense nella regione. È proprio questa possibilità di scelta che terrorizza Washington: un continente che può prosperare senza dipendere dal sistema statunitense rende inutile la logica dell’imposizione e smaschera la violenza come ultimo rifugio di un potere in declino. Questa invasione non segna l’inizio della fine per l’America Latina, ma l’inizio della fine dell’Impero. Trump ha cercato di dimostrare potere, ma ha accelerato l’unità e l’indipendenza della regione, ottenendo esattamente l’opposto di ciò che intendeva. Non stiamo assistendo all’inizio di una nuova era di dominazione imperiale, ma agli ultimi spasmi di un sistema che non riesce più a sostenersi con metodi civilizzati ed è costretto a ricorrere alla barbarie. Questa transizione è sempre pericolosa, traumatica e costosa per i popoli che la attraversano, ma è anche liberatoria, perché segna la fine di un’epoca in cui un solo potere decideva il destino dei continenti senza consultare nessuno. Il discorso di Wolff si conclude con un avvertimento: il prossimo obiettivo potrebbe essere il Messico. Secondo l’autore, esiste già un piano statunitense denominato “Riconquista del Messico”. A questa analisi possiamo aggiungere quello che, come umanisti, diciamo da decenni: anche l’Europa, satellite che orbita interamente all’interno della sfera d’influenza dell’impero anglosassone, vive oggi una crisi analoga a quella degli Stati Uniti. Spinta alla guerra in Ucraina dalle scelte strategiche di Londra e Washington, l’Europa tenta di uscire dall’impasse con azioni sempre più irrazionali, come il piano ReArm Europe e il sostegno illimitato al conflitto. Così facendo, l’Unione Europea perde progressivamente coesione interna e consenso popolare, mentre le sue popolazioni vengono travolte dall’insicurezza, dal clima di paura e dalle crescenti difficoltà economiche. Una delle contraddizioni più percepite dai cittadini è l’appoggio allo stato di Israele, che mette in discussione i valori proclamati di civiltà e diritti umani. Sono chiari segni di una profonda decadenza. Ma quando un sistema entra in crisi e inizia a crollare, si aprono anche nuovi orizzonti, nonostante le difficoltà e i conflitti che inevitabilmente accompagnano questa fase di transizione verso una civiltà planetaria. Europe for Peace
Petali di pace fuori tempo
Anche il papa non sa che fare contro le nuove corse armate ri-sorte nella Russia neo-zarista che vuole tutto il fronte orientale e la vita entra in una spirale violenta asset-tata e giocata dagli Stati Uniti e da quelli che suonano trombe d’aria neo-fasciste. Anche il papa non sa che fare e pensa di viaggiare nei paesi lontani, con la gente che invecchia nelle frontiere e nelle terre pre-murate dai coloni che non vogliono futuri amici, nel bel mezzo dei cedri libanesi dove sbocciano petali di pace fuori tempo. Anche il papa non sa che fare e le macerie non escono da quella Striscia, terra promessa e non mantenuta, con le donne e gli uomini di buona volontà che rimangono attendati nel caldo estivo e intrappolati nel fango invernale e nelle false notizie montate a rotta di collo. Anche il papa non sa che fare e nella tregua natalizia si affida al Signore che vede la chi-usura dei beni comuni e soffre la massa silenziosa che si adegua e ondeggia, come stornelli in volo, con l’idea fissa di lasciare il mondo sotto una corazzata di parole insensate. Pino Dicevi
RUSSIA – UCRAINA: ZELENSKY RIVELA IL NUOVO PIANO USA, UNA NUOVA BOMBA UCRAINA ESPLODE A MOSCA FACENDO 3 VITTIME
Il presidente dell’Ucraina Zelensky ha rivelato, senza pubblicarlo, il nuovo piano in venti punti da parte Usa per porre fine alla guerra in Ucraina. Secondo Zelensky non si pretende che l’Ucraina rinunci al progetto di entrare nella Nato, spetterà alla Nato deciderlo. I punti su cui non c’è accordo sono quelli relativi ai territori e alla gestione della centrale nucleare di Zaporižžja, che per gli USA dovrebbe avere una gestione congiunta tra Usa, Ucraina e Russia. Proprio su Zaporižžja si sono concentrati gli attacchi russi di stanotte. Due i feriti. Dall’altra parte, le autorità russe riferiscono di droni ucraini abbattuti su tutto il territorio della Federazione, compresa l’area della capitale Mosca, dove intanto stanotte è esplosa un’altra bomba nella stessa strada in cui il generale dell’esercito russo Fanil Sarvarov è stato fatto saltare in aria qualche giorno fa. Tre persone, di cui due agenti della polizia stradale, secondo l’agenzia AP sono rimasti uccisi. Attacchi che fanno capire quanto sia in difficoltà il servizio di sicurezza russo FSB. La bomba è stata confermata come opera dell’Ucraina da una fonte anonima all’interno dell’intelligence ucraina all’agenzia AP. Ai nostri microfoni, Andrea Muratori, analista economico e studioso di geopolitica ha scritto su InsideOver un articolo su questo tema. Ascolta o scarica
L’obiettore di coscienza ucraino Yurii Sheliazhenko convocato per arruolarsi
Condividiamo il preoccupante messaggio inviato dall’obiettore di coscienza ucraino Yurii Scheliazhenko. Nei giorni in cui celebriamo la nascita del salvatore dell’umanità, Gesù Cristo, tutta la Terra dovrebbe essere immersa in un’atmosfera di gioia tranquilla e amore tra gli esseri umani. Il suo messaggio “beati i costruttori di pace” è più attuale che mai oggi, quando le persone si uccidono senza senso in decine di guerre in tutto il mondo. I mercanti di morte, i comandanti macellai e i propagandisti dell’odio godono di un potere quasi dittatoriale e chiamano questa barbarie “civiltà”. Ma non c’è nulla di civile in questa militarizzazione. Nei Paesi democratici civilizzati, tutti questi eserciti di barbari militaristi sarebbero stati mandati da tempo da uno psicologo per essere curati in un gruppo di sostegno per dipendenti dalla guerra. Scrivo questo dopo un altro massiccio attacco dell’esercito russo alla città di Kiev, dove vivo, e ad altre città ucraine, che continua a uccidere senza pietà i miei concittadini, a distruggere le nostre case, a privarci di elettricità, acqua e riscaldamento. L’International Peace Bureau ha sostenuto l’appello del presidente Zelensky e del cancelliere tedesco Friedrich Merz per un cessate il fuoco natalizio. Putin sembra non aver ancora capito che non conquisterà mai l’Ucraina, non abbiamo ancora ricevuto il suo consenso al cessate il fuoco. Signore, ti prego, dagli un po’ di buon senso! https://ipb.org/appeal-for-a-christmastime-peace-in-ukraine/ Sia Putin che Zelensky hanno affermato nelle loro recenti interviste che desiderano soprattutto “rispetto”. Se solo rispettassero il proprio popolo, non lo costringerebbero a morire in guerra e, soprattutto, non costringerebbero ad andare contro la propria coscienza le persone impegnate in uno stile di vita nonviolento, pieno di fede, amore e determinazione a fare del bene a tutti, piuttosto che causare danni e violenza. Questo vale per ogni Paese che si prepara alla guerra e quindi ne soffre le conseguenze. Se la società fosse determinata a dire “no” alla guerra e a rispettare il diritto dei popoli alla pace, non ci sarebbero guerre nel mondo. Naturalmente, c’è una grande differenza tra l’aggressore e la vittima, tra le ambizioni imperiali e il nazionalismo iperattivo, ma nessuna brama di gloria e bottino di guerra, nessuna competizione per un potere assoluto illusorio attraverso la violenza giustifica l’uccisione di persone, specialmente su larga scala. E nessuno vince mai con i massacri e le rappresaglie; tutte le “vittorie” sanguinose sono favole per sciocchi. Ci sono Paesi grandi e piccoli, Paesi ricchi e poveri, governi crudeli e umani. Se le persone ascoltassero Cristo, ci sarebbero più umanità e democrazia nel mondo. Nel mio sermone quacchero contro la guerra “Il leone e il vitello” ho invitato ad abbandonare la fede cieca nell’esercito e ho ricordato che, secondo il libro dell’Apocalisse, verrà il tempo in cui il leone e il vitello vivranno in pace nel regno dei cieli senza alcun esercito. Purtroppo, questo sermone ha scontentato un comandante del Centro di coscrizione territoriale locale. Nonostante fosse un fine settimana, lo stesso giorno, domenica 14 dicembre, il colonnello Serhiy Kalugin mi ha inviato l’ordine di presentarmi alla registrazione militare la vigilia di Natale, il 24 dicembre, il che sembra un tentativo brutale e illegale di costringermi a cambiare le mie convinzioni di quacchero e pacifista, in violazione dell’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Ho già presentato un reclamo per questo abuso al difensore civico Lubinets e gli ho chiesto di garantire che in Ucraina venga introdotta una registrazione alternativa a quella militare, al fine di garantire il servizio non militare ai credenti e agli altri pacifisti la cui coscienza non permette loro di diventare parte della macchina da guerra. La nostra comunità ha deciso di pregare, non di sostenere lo spargimento di sangue alla vigilia di Natale. Diamo il benvenuto a tutti a un incontro comune di preghiera e scambio di opinioni sulla persecuzione per la fede e le convinzioni che richiedono il servizio non militare per proteggere l’Ucraina dall’aggressione russa. Condivideremo storie di sfide alla fede e alle convinzioni degli obiettori di coscienza e idee sulla fermezza nella fede e sulla protezione dei diritti umani. https://friends.org.ua/2136   Redazione Italia