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MEDIO ORIENTE: NETANYAHU VERSO LE ELEZIONI SPINGE PER IL CAOS IN LIBANO, BOMBARDATI I SOBBORGHI DI BEIRUT, GAZA OCCUPATA AL 62%
In vista delle elezioni per il rinnovo della Knesset previste per l’autunno e sotto una tempesta di attacchi interni, Benjamin Netanyahu spinge verso il caos nella regione, specialmente nella Striscia di Gaza e in Libano. Anche il ministro Katz alza i toni e torna a minacciare la deportazione totale dei gazawi, la cosiddetta “emigrazione volontaria” dalla Striscia che “sarà attuato, nei tempi e nei modi appropriati”. Una Striscia cui territorio risulta occupato per il “60-62%”. Contro la guerra santa di Israele mossa al Libano, resiste Hezbollah. Una soldatessa ventenne dell’Idf è rimasta uccisa e due riservisti sono rimasti feriti ieri in un attacco con un drone di Hezbollah nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano.  Secondo una prima ricostruzione, i due droni lanciati dal movimento sciita sono esplosi in una zona militare al confine. L’esercito israeliano ha ordinato oggi l’evacuazione di diversi edifici della città di Tiro, la maggiore città a sud del Libano che conta 200mila abitanti, e delle zone circostanti nel sud del Libano, in vista di rappresaglie. Oggi Tel Aviv ha bombardato i sobborghi di Beirut, il primo raid sulla capitale libanese da tre settimane. Il raid ha centrato un condominio nei sobborghi meridionali della città e ci sarebbero ‘vittime’, ma non si sa ancora quante. Sempre Tel Aviv colpisce a tappeto, dal cielo e via terra, sia l’est che il sud, dove è stata emanata una minaccia di evacuazione totale dell’antichissima città di Tiro, ancora oggi abitata da almeno 125mila persone. 12 i morti nel sud, tra la stessa Tiro e la vicina Sidone; dal 2 marzo, 3.200 le vittime, 10mila i feriti libanesi per mano israeliana. Dal Libano Ivan Grozny Compasso, giornalista indipendente. Ascolta o scarica  A Gaza invece negli ultimi due giorni i raid israeliani hanno ucciso 11 palestinesi, tra i quali anche Muhammad Odeh, ennesimo capo dell’ala militare di Hamas. La situazione umanitaria resta estremamente preoccupante e la popolazione è sempre più ammassata nelle tendopoli a causa della crescente occupazione della Striscia da parte dell’Idf, che è arrivata al 60-62%. Infine il Board of Peace che è senza fondi: non è stato versato nemmeno un dollaro per il progetto colonial-immobiliarista di Trump nella Striscia di Gaza, nemmeno dagli Stati Uniti stessi. Gli aggiornamenti da Gerusalemme con Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
May 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Attacco Usa, da fuori di testa
“Stiamo sparando, ma con moderazione. Quindi non è una violazione del cessate il fuoco”. Lo stato zero dell’attendibilità degli Stati Uniti è certificato da questa breve sintesi, peraltro espressa da un portavoce ufficiale dell’esercito Usa. Ancora una volta (ed è la quarta), nel mentre i negoziati con l’Iran “fanno progressi” […] L'articolo Attacco Usa, da fuori di testa su Contropiano.
May 26, 2026
Contropiano
La Flotilla di terra, domani in piazza
Era la scommessa più facile da vincere, tanto che nessun allibratore poteva accettarla. Spaventati dalla rilevanza politica assunta dall’assalto pirata alla Flotilla, dal rapimento degli attivisti, dal pestaggio sistematico, dalle torture e le violenze sessuali condotti sotto lo sguardo sadico e divertito del “ministro dell’interno” israeliano Ben-Gvir, i giornali di […] L'articolo La Flotilla di terra, domani in piazza su Contropiano.
May 22, 2026
Contropiano
Non sono arrabbiati con Ben-Gvir perché è malvagio, ma perché è “onesto”
Attualmente, funzionari occidentali e israeliani agitano il dito con finta indignazione contro il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, per essersi vantato pubblicamente dei maltrattamenti inflitti agli attivisti di una flottiglia che cercava di portare aiuti umanitari a Gaza. L’account Twitter di Ben-Gvir ha condiviso un video in cui […] L'articolo Non sono arrabbiati con Ben-Gvir perché è malvagio, ma perché è “onesto” su Contropiano.
May 22, 2026
Contropiano
Sull’abbordaggio e il rapimento della coscienza
“Gaza deve restare chiusa” [B. Netanyahu/Mileikowsky] Le parole arrivano in diretta dalla radio dei reparti operativi, ascoltate al quartier generale della Marina nel Kirya di Tel Aviv, la mattina del 18 maggio 2026. Benjamin Netanyahu si rivolge ai comandanti che hanno appena abbordato la Global Sumud Flotilla in acque internazionali […] L'articolo Sull’abbordaggio e il rapimento della coscienza su Contropiano.
May 20, 2026
Contropiano
L’Iran risponde: picche
Si torna alla casella di partenza. Dopo dieci giorni di attesa – con qualche sparatoria dalle parti di Hormuz per “fare pressione” – è arrivata la risposta iraniana al memorandum di una sola pagina proposto dagli Stati Uniti per arrivare ad un accordo. Va premesso che nessuno sa esattamente cosa […] L'articolo L’Iran risponde: picche su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano
I file audio che svelano il piano di Trump e Netanyahu per la colonizzazione dell’America Latina
Si tratta di un vero e proprio piano strategico per riappropriarsi di territori, per imporre, anche militarmente, una sempre più feroce politica espansionistica e un modello economico neoliberista estrattivista, quello disegnato dall’amministrazione MAGA (Make America Great Again) e dal governo Netanyahu per America Latina, con il sostegno dell’argentino Javier Milei e come testa di ponte l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, condannato negli Stati Uniti a 45 anni di carcere per traffico di droga e poi perdonato da Trump. Obiettivo immediato è frenare l’espansione e il dominio cinese nella lavorazione dei minerali critici – controlla circa l’85% della raffinazione delle terre rare del mondo – intervenendo nelle zone di maggiore incidenza come lo è la regione latinoamericana. Ma anche riprendere protagonismo e controllo egemonico sul “cortile di casa” e destabilizzare governi e partiti progressisti e di sinistra. Corruzione, ricatti, valanghe di denaro drenato allo Stato, repressione e violenza omicida, campagne di diffamazione e killeraggio mediatico sono gli strumenti adottati dalla strategia trumpiana. È quanto rivelano i 37 audio pubblicati da Canal RED e Hondurasgate nei giorni scorsi, che restituiscono uno scenario a dir poco inquietante per la popolazione latinoamericana. Dopo aver svelato gli intrighi dietro l’ingerenza statunitense e israeliana nelle elezioni honduregne e la grazia concessa all’ex presidente in vista di un suo ritorno in patria come possibile candidato nel 2029 e come operatore politico di Trump e della lobby israeliana nella regione, il portale web Hondurasgate ha pubblicato un secondo lotto di file audio che confermerebbero la strategia destabilizzatrice di Washington in America Latina e il ruolo dell’Honduras come enclave strategico per recuperare il controllo della regione, mediante “una combinazione di lawfare, controllo militare delle risorse strategiche, narcoterrorismo, manipolazione religiosa e mediatica”. Sul piatto c’è l’espansione delle famigerate Zone di impiego e sviluppo economico (Zede, per la sua sigla in spagnolo), una sorta di enclave neocoloniale gestito autonomamente dal capitale multinazionale, in particolare quello nordamericano, l’installazione in questi territori di una nuova base militare statunitense, l’approvazione di una legge che incentivi l’investimento statunitense e israeliano in intelligenza artificiale e anche la costruzione di un mega carcere sulla falsariga del tristemente noto Centro di Confinamento del Terrorismo (CECOT) in El Salvador, su cui sono piovute feroci critiche per le condizioni disumane in cui vivono i reclusi e per gli oltre 500 morti denunciati dalle organizzazioni Cristosal e Socorro Jurídico Humanitario. Tra i progetti anche “l’aggiudicazione a General Motors dell’appalto per la costruzione del tratto ferroviario interoceanico” e “l’acquisto di metalli in esclusiva ad Argentina e Stati Uniti, escludendo così Cina e Canada dall’affare”, spiega in un audio il presidente Asfura a Hernández. Una strategia che non avrebbe futuro senza un adeguato apparato repressivo pronto ad annichilire, anche fisicamente, chi non fosse d’accordo. Particolarmente perturbatore risultano gli audio in cui Hernández ordina al presidente del Congresso, il fedelissimo Tomás Zambrano, di usare qualsiasi tipo di violenza per controllare gli oppositori. “In Honduras serve la forza, la logistica e il sangue. Se vuoi controllare la gente devi reprimerla, spremerla, devi contrastare la violenza generando violenza (…) Come diceva Pablo Escobar, non essere debole, altrimenti non riesci a portare a termine il lavoro”.  Fondamentale per l’ex presidente honduregno mantenersi in sella, costi quel che costi. “Non molleremo il potere e faremo tutto ciò che è necessario per tenerlo. E se la situazione precipita bisogna dare la colpa ai comunisti. Questa è la narrazione che dobbiamo imporre: sono loro i violenti che provocano, noi stiamo solo rispondendo agli attacchi”. Per fare ciò, Hernández si sarebbe messo in contatto con l’ex generale golpista Romeo Vásquez Velásquez, condannato per l’assassinio del diciannovenne Isy Obed Murillo, primo martire della resistenza contro il colpo di Stato civico militare del 2009, e da oltre un anno latitante. In uno degli audio, l’ex capo delle Forze armate assicura di avere già il sostegno di alcuni reparti dell’esercito. “Ho solo bisogno che mi confermi la lista delle persone e iniziamo. Abbiamo le risorse (economiche), le persone, solo aspettiamo un suo ordine”. Un ulteriore pilastro del piano strategico è costituito dall’elemento ideologico, in questo caso il coinvolgimento delle sette religiose, in particolare della chiesa evangelica. Rivolgendosi sempre a Zambrano, l’ex presidente spiega che bisogna allineare le chiese affinché manipolino la percezione che la popolazione ha del governo progressista di Xiomara Castro. “Dobbiamo far sì che la gente si dimentichi di quel governo e che pensi sia stato un disastro. Questo è uno dei modi che ci permetterà di tenerci stretto il governo”. Creare un team di comunicazione finanziato con fondi pubblici honduregni e argentini per colpire mediaticamente i governi di Gustavo Petro (Colombia) e Claudia Sheinbaum (Messico), nonché esponenti di rilievo ed ex funzionari pubblici del Partito Libertà e Rifondazione (Honduras), è una delle strategie promosse dagli USA e che Juan Orlando Hernández fa propria, discutendone con membri del suo partito (Nacional) e dell’attuale governo honduregno. Il piano prevede l’invio all’ex presidente di circa 300 mila dollari sottratti al Ministero delle infrastrutture e servizi pubblici, per affittare un appartamento in cui installare “un’unità di giornalismo digitale”. Il pool si occuperebbe di creare dossier ad hoc per attaccare avversari politici attraverso un nuovo portale web creato dall’entourage di Donald Trump. “Si stanno preparando dossier contro il Messico, la Colombia e, soprattutto, contro l’Honduras, in questo caso contro la famiglia Zelaya (Manuel Zelaya 2006-2009 e Xiomara Castro 2022-2025)”, spiega in un audio Hernández all’attuale presidente Nasry Asfura. Un fatto particolarmente grave se si pensa che tra meno di un mese (31 maggio) si svolgeranno le elezioni in Colombia, dove il candidato progressista del Pacto Histórico, Iván Cepeda, è avanti in tutti i sondaggi e le minacce e i ricatti di Trump contro il Messico sono continui e persistenti. A finanziare il tutto parteciperebbe anche il governo argentino, con un apporto di 350 mila dollari, e un “grande amico messicano” di cui però non si fa il nome. “Dobbiamo avere liquidità per estirpare il cancro della sinistra dall’Honduras e dall’America Latina”, spiega Hernández in un altro audio alla vicepresidente honduregna María Antonieta Mejía. Per Bertha Oliva, coordinatrice del Comitato dei famigliari dei detenuti scomparsi in Honduras (Cofadeh), il Paese si trova a un bivio. “Ci troviamo di fronte a uno scontro tra ricchi e poveri, a un conflitto di classe, a una collisione tra due modelli economici, tra chi concentra il potere e la ricchezza e chi deve accontentarsi delle briciole e fa fatica a sopravvivere, tra chi depreda terre, territori e beni comuni e cede la sovranità nazionale come peón dell’impero e chi resiste e lotta per un Honduras diverso, per un modello economico inclusivo, solidale, che riduce le disuguaglianze, che protegge il patrimonio nazionale e che non svende il Paese”, dice a Pagine Esteri. La pubblicazione del terzo e ultimo blocco di audio marca la durezza del piano ordito da Washington e Tel Aviv, con Tegucigalpa come alfiere nello scacchiere latinoamericano. Per raggiungere gli obiettivi è necessario prendere d’assalto le istituzioni ed eliminare, anche fisicamente, ciò che resta della presenza di Libre. Per fare ciò vengono definite tre fasi: persecuzione e minacce contro gli avversari politici che occupano ancora cariche istituzionali, acquisto di coscienze in Parlamento per assicurarsi i voti necessari per la loro destituzione attraverso lo strumento del juicio político e la reincorporazione in posizioni di potere di personaggi del passato legati a Juan Orlando Hernández. Oltre ai nomi già citati in questo articolo, i nuovi audio coinvolgono la consigliere elettorale Cossette López Osorio, il deputato liberale (ex Libre) Jorge Calix e l’ex presidente dell’estinto Tribunale supremo elettorale, David Matamoros, artefice dei brogli del 2017, anche in quel caso legittimati da Washington, quando la repressione della polizia costò la vita ad oltre 30 persone che protestavano nelle strade dell’Honduras. Principale bersaglio è il consigliere Marlon Ochoa, che prima, durante e dopo le elezioni del novembre scorso aveva denunciato irregolarità e brogli grossolani da parte dei due partiti tradizionali, nonché l’ingerenza di Trump. Fuggito in esilio prima di essere destituito, aveva raccontato in esclusiva a Pagine Estere di essere in possesso di informazioni circa un piano per processarlo, condannarlo, incarcerarlo e infine assassinarlo. Gli audio pubblicati da Hondurasgate ne confermano la veridicità. “Come facciamo ad andare avanti se prima non buttiamo fuori questo cabrón di Marlon (…) Deve essere l’obiettivo numero uno. Lo dico chiaro e tondo: carcere o morte”, dice Cossette López in un audio di gruppo. In un’altra registrazione, Hernández e Zambrano discutono sulla strategia per attribuirgli la responsabilità di un crimine che contempli un mandato di cattura internazionale e la relativa cattura all’estero con l’aiuto dell’intelligence statunitense. Per raccogliere i voti necessari al suo defenestramento, invece, sarebbero stati pagati centinaia di migliaia di dollari a 12 deputati liberali. “Datemi più denaro perché io ne ho già messo troppo”, si lamenta Calix. “Ti dò 3 milioni di lempiras (113 mila dollari) dei miei soldi e altri 2 milioni (75 mila dollari) di Carlos Flores (ex presidente liberale). Ma non sono per intascarteli, come dicono che stai facendo. Sono per quei figli di puttana di deputati che si stanno tirando indietro”, risponde Cossette López. Dai loro account social, Juan Orlando Hernández e Tomás Zambrano ridicolizzano quello che considerano un tentativo disperato della sinistra nazionale e internazionale per gettare fango sull’ex presidente e sul partito di governo. Canal RED e Hondurasgate rispondono con una pubblicazione dettagliata sull’audit forense realizzato su ogni audio con Phonexia Voice Inspector, il cui risultato ne conferma l’autenticità dal punto di vista acustico e biometrico. “Il disegno è lo stesso degli anni 80”, spiega Oliva, “L’oligarchia e la politica ultraconservatrice locale si articolano con i loro simili a livello internazionale per annientare chi mette in pericolo i loro interessi. Si sta nuovamente configurando una narcodittatura che vuole governare per i prossimi decenni, sorretta dall’apparato militare e mediatico. Questo non può fare altro che generare repressione, criminalizzazione, esilio e morte”. Per la storica difensora dei diritti umani “stiamo vivendo momenti molto difficili e siamo preoccupati, ma non possiamo smettere di sognare. I popoli alla fine trionfano sempre perché hanno la ragione dalla loro parte”. Fonte: Pagine Esteri Giorgio Trucchi
May 7, 2026
Pressenza
II problema non è Trump
Quando la Germania fu sconfitta nel 1945, il mondo fu esposto alla rivelazione di un orrore fino ad allora sconosciuto all’opinione pubblica. Il regime nazista non solo aveva avvolto l’umanità nella più sanguinosa guerra della sua storia, ma aveva anche dispiegato un esercizio sistematico e tecnificato della crudeltà, apparentemente irrazionale, […] L'articolo II problema non è Trump su Contropiano.
May 7, 2026
Contropiano
Ecco il piano iraniano per la fine della guerra
– 30 giorni di cessate il fuoco da trasformare in fine delle ostilità (nel Golfo e in Libano) tra Iran, Israele e Usa in chiave permanente – l’idea è quella di un patto di non aggressione perenne quindi si toglierebbe dal tavolo l’argomento “l’Iran vuole distruggere Israele” – Prima Fase […] L'articolo Ecco il piano iraniano per la fine della guerra su Contropiano.
May 4, 2026
Contropiano