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Puntata del 05/05/2026@1
Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato: Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e gig economy tra libri, politica e musica che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in America Latina”. Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio (sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese. I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo sterminio genocida del popolo palestinese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su: https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla: “La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre. Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici. Per lo sciopero generale”. Buon ascolto
Puntata del 05/05/2026@0
Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato: Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e gig economy tra libri, politica e musica che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in America Latina”. Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio (sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese. I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo sterminio genocida del popolo palestinese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su: https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla: “La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre. Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici. Per lo sciopero generale”. Buon ascolto
Puntata del 05/05/2026@2
Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato: Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e gig economy tra libri, politica e musica che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in America Latina”. Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio (sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese. I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo sterminio genocida del popolo palestinese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su: https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla: “La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre. Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici. Per lo sciopero generale”. Buon ascolto
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Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato: Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e gig economy tra libri, politica e musica che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in America Latina”. Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio (sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese. I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo sterminio genocida del popolo palestinese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su: https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla: “La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre. Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici. Per lo sciopero generale”. Buon ascolto
Puntata del 05/05/2026@1
Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato: Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e gig economy tra libri, politica e musica che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in America Latina”. Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio (sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese. I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo sterminio genocida del popolo palestinese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su: https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla: “La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre. Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici. Per lo sciopero generale”. Buon ascolto
Puntata del 05/05/2026@2
Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato: Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e gig economy tra libri, politica e musica che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in America Latina”. Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio (sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese. I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo sterminio genocida del popolo palestinese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su: https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla: “La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre. Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici. Per lo sciopero generale”. Buon ascolto
Puntata del 05/05/2026
Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato: Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e gig economy tra libri, politica e musica che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in America Latina”. Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio (sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese. I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo sterminio genocida del popolo palestinese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su: https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla: “La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre. Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici. Per lo sciopero generale”. Buon ascolto
May 8, 2026
Radio Blackout
Il Proletariato ha le Piume
di Paperino. Monologo raccolto da Fabrizio Melodia (*). A seguire un percorso – molto serio – di letture. Prendetela come una «scor-data» per i 90 anni di Donald Duck.   Mi chiamo Paperino. Sono un lavoratore. Forse mi conoscete. Forse avete riso delle mie disavventure, delle mie esplosioni di rabbia, dei miei fallimenti continui. Forse pensate che io sia semplicemente
Riders in sciopero in tutta Italia
“Si lavora per vivere, non per sopravvivere”. Con questo slogan, diventato ormai un simbolo della battaglia dei ciclofattorini, migliaia di riders sono scesi in piazza sabato 14 marzo in oltre 30 città italiane, in occasione della giornata di mobilitazione nazionale indetta dalla Nidil Cgil per chiedere diritti, salari dignitosi e tutele contro lo sfruttamento che ancora caratterizza il settore del food delivery. https://www.facebook.com/NIdiLCGIL La manifestazione romana ha riempito piazza Re di Roma a partire dalle 11, con decine di riders di Glovo e Deliveroo che hanno esposto cartelli, slogan e i pannelli termici usati per le consegne trasformati in strumenti di protesta. Condizioni di lavoro estreme: “Turni da 10 ore e 2 euro a consegna” La denuncia dei lavoratori riguarda turni massacranti – fino a 10 ore al giorno per 6 o 7 giorni alla settimana – e compensi che oscillano tra 2 e 4 euro a consegna, lontani da un salario ritenuto dignitoso dalla Costituzione. Lo ha ribadito da Roma la segretaria confederale Cgil Francesca Re David, parlando di “salari sotto la soglia di dignità” e di condizioni che espongono i riders a precarietà, zero tutele e rischi quotidiani. La mobilitazione arriva a pochi giorni dall’inchiesta della Procura di Milano, che ha portato al controllo giudiziario di Deliveroo e a gravi accuse per Glovo e le piattaforme coinvolte, accusate di mantenere migliaia di lavoratori in condizioni assimilabili al caporalato digitale. Le foto delle manifestazioni in tutta Italia Le richieste: contratto nazionale, tutele e fine del cottimo La Cgil chiede l’applicazione del Contratto collettivo nazionale Merci e Logistica, che garantirebbe ai riders non solo aumenti salariali, ma anche ferie retribuite, malattia, infortuni, tredicesima, quattordicesima e Tfr. Secondo i sindacati, un rider full time potrebbe arrivare a percepire circa 2.200 euro lordi al mese, contro gli attuali 1.200–1.500, spesso frutto di oltre 10 ore quotidiane in sella. “Serve un salto di qualità – spiega Simone Cioncolini della Nidil Cgil – per uscire dalla povertà lavorativa e garantire una vita dignitosa anche ai lavoratori migranti, che rappresentano una parte importante della categoria”. Un settore esploso negli ultimi anni Roma è una delle città con il maggior numero di riders: circa 7.000, una cifra in forte aumento rispetto ai 2.000 presenti cinque anni fa, complice la crisi economica e la crescita dei servizi di consegna esplosi durante la pandemia. Ogni giorno i ciclofattorini percorrono chilometri su bici o scooter, regolati da un algoritmo che decide tempi, distanze, punteggi e compensi. “È inaccettabile che il lavoro sia dominato da un’intelligenza artificiale che assegna turni e paghe senza trasparenza”, denuncia la Cgil.   Volantinaggi e iniziative diffuse nei punti caldi della città Oltre alla piazza, i riders hanno organizzato volantinaggi nei punti strategici di Roma dove solitamente si radunano in attesa degli ordini: piazza Vittorio, Termini, via La Spezia, via Appia e via Tuscolana. Obiettivo: spiegare direttamente ai clienti le ragioni della protesta e denunciare le storture del sistema. L’inchiesta di Milano: un’occasione per cambiare il settore Per la Cgil, l’inchiesta di Milano e la mobilitazione nazionale rappresentano “un’occasione storica” per avviare un cambiamento strutturale nel settore del food delivery e costringere anche Glovo e Deliveroo a riconoscere contratti veri, sul modello Just Eat, l’unica azienda che ha già firmato il contratto della logistica. “Basta sfruttamento”, hanno ribadito in coro i lavoratori in piazza Re di Roma, chiedendo che il Parlamento recepisca la direttiva europea sulle piattaforme e che il governo intervenga per mettere fine al cottimo digitale. Rete #NOBAVAGLIO
March 15, 2026
Pressenza
Food delivery, il caporalato digitale come incubatore di sfruttamento strutturale. Una vittoria ci salverà? – di Angelo Junior Avelli
La società italiana Foodinho srl, meglio nota come Glovo Italia, il 10 febbraio è finita sotto controllo giudiziario, con un decreto d’urgenza della Procura di Milano, coordinata dal PM Paolo Storari, lo stesso delle inchieste sullo stadio “Doppia Curva” e delle inchieste sui livelli salariali non dignitosi e sul caporalato digitale che hanno interessato [...]
March 7, 2026
Effimera