Tag - inquinamento

Napoli. Divieto di balneazione sull’intero litorale sangiovannese, pericolo sanitario in vista
Ci risiamo: le acque di Pietrarsa sono tornate non balneabili, estendendo il divieto all’intero litorale sangiovannese. A vietare la balneazione è un’ordinanza del Sindaco di Napoli, emanata proprio nel giorno della festività del Patrono di San Giovanni a Teduccio. Come è noto, la tradizione vuole che la statua del santo […] L'articolo Napoli. Divieto di balneazione sull’intero litorale sangiovannese, pericolo sanitario in vista su Contropiano.
June 26, 2026
Contropiano
Il fallimento dello Stato italiano: tre casi sotto gli occhi
I braccianti bruciati vivi; due famiglie sotto i riflettori (e con le istituzioni in tilt); e la vicenda dei morti per inquinamento industriale: Savona, Taranto e la provincia di Alessandria sono le “primatiste”. Riprendiamo due articoli di Umberto Franchi   PRIMO EPISODIO: STRAGE DEI BRACCIANTI. CHI SONO GLI ASSASSINI ?   In galera  ci sono i due caporali esecutori dei
Milano, Villaggio delle Rose: una resistenza urbana tra burocrazia e identità
La vicenda del Villaggio delle Rose, campo rom attrezzato, al civico 351 di via Chiesa Rossa a Milano, rappresenta un nodo intricato e simbolico della gestione dell’abitare marginale nella metropoli contemporanea. Non ci troviamo di fronte a un’occupazione recente, né a un insediamento spontaneo. Via Chiesa Rossa è un pezzo di città consolidato da oltre 25 anni, nato da una scelta amministrativa che oggi, paradossalmente, la stessa amministrazione fatica a riconoscere nella sua mutata natura sociale e strutturale. Quello che sulla carta viene ancora catalogato come “campo rom” è diventato un quartiere di fatto: un esperimento di edilizia autoprodotta e di coesione comunitaria che oggi si scontra con la macchina burocratica del cosiddetto “superamento dei campi “. Per comprendere la tensione che si respira tra i vialetti dell’insediamento, è necessario ripercorrerne la genesi. Alla fine degli anni 90 il Comune assegnò alla comunità di rom harvati questa area dotata di piazzole con una concessione che, da regolamento, non prevedeva una scadenza. L’amministrazione forniva il suolo e le infrastrutture primarie, le famiglie avevano l’autorizzazione a installare strutture abitative mobili. Con il tempo la natura di queste strutture è mutata: investendo i risparmi di una vita, i residenti hanno sostituito roulotte e vecchi moduli con prefabbricati di qualità, strutture in legno coibentate e abitazioni stabili, dotate di impianti e finiture civili. Questo investimento privato ha trasformato radicalmente il valore dell’area: il Villaggio non è più una somma di abitazioni provvisorie, ma un patrimonio immobiliare interamente finanziato dai cittadini che lo abitano. Oggi la politica del “superamento dei campi” si abbatte su questa realtà con la forza di una procedura standardizzata che sembra non ammettere deroghe. La strategia del Comune si articola in tre fasi: chiusura amministrativa dell’area, trasferimento delle famiglie in Soluzioni Abitative Temporanee e il successivo inserimento nelle graduatorie per l’Edilizia Residenziale Pubblica. Questo percorso potrebbe apparire come un’operazione di welfare virtuosa, un passaggio verso la legalità abitativa. Per chi vive nel Villaggio, invece, rappresenta lo smantellamento di una vita intera, un processo che ignora la realtà materiale e relazionale costruita in un quarto di secolo. Il conflitto tocca corde politiche e antropologiche. La comunità del Villaggio delle Rose è organizzata secondo logiche di prossimità e mutuo soccorso che la vita atomizzata di un condominio popolare distrugge. La cura degli anziani, la gestione dei minori, la sicurezza e la pulizia del quartiere sono garantite da una struttura sociale di “famiglia allargata” che ha dimostrato una tenuta straordinaria nel tempo. La dispersione forzata di questi nuclei in diversi quartieri della città è una minaccia esistenziale fatta di isolamento sociale, ostilità dei vicini, perdita di riferimenti culturali e una percezione di nuova marginalità, invisibile e solitaria. Per evitare questa fine gli abitanti hanno elaborato una proposta innovativa per una comunità rom: lasciate le case popolari a chi ne ha bisogno, noi costituiamo in Chiesa Rossa una cooperativa a proprietà indivisa. Un tentativo audace di “superare il campo” attraverso l’autonormazione e la responsabilità civile. La cooperativa prende in gestione l’intera area, regolarizza la posizione giuridica dei residenti e si assume l’onere della manutenzione e dell’adeguamento degli impianti. È un modello che ribalta il paradigma dell’assistenzialismo: l’utente del campo smette di essere un soggetto passivo in attesa di una casa popolare e diventa un socio attivo, custode del proprio spazio vitale. La proposta è capace di rispettare il modo tradizionale di abitare della comunità rom, incentrato sulla famiglia allargata e sulla vita comunitaria ed è in grado di dare dignità ad un’esperienza di convivenza urbana tra comunità rom e popolazione locale che spesso risulta difficile. Vivere in famiglie allargate è un tratto socio-culturale ed economico, un modo di essere e di abitare che attraversa la storia della minoranza rom e sinta, costituendone l’ossatura. Questo ha consentito di mantenere viva, in secoli di persecuzione e segregazione, un’identità culturale fondata su una visione del mondo, su valori identitari come la lingua e la memoria. Nel Villaggio delle Rose ne sono testimonianza i bambini, che parlano la lingua madre, il romanès, e l’italiano, la lingua dell’incontro con la società che li accoglie e il primo monumento in Italia dedicato al Porrajmos, il genocidio di rom e sinti, costruito dalla stessa comunità e che ogni anno è il luogo della commemorazione di chi ha combattuto da partigiano, è stato vittima di persecuzioni, è stato deportato nei campi di concentramento. La famiglia allargata è il luogo della trasmissione di questi valori e della solidarietà, della reciprocità, del confronto e dell’incontro con la società maggioritaria. Una cooperativa di abitanti (la prima in Italia e forse in Europa), costituita da famiglie rom e sinti opportunamente affiancate, rappresenta un passaggio culturale sfidante per la nostra città e per l’intero Paese. Supera il concetto di “campo” inteso come luogo precario, della segregazione, dell’assistenza pubblica e della deresponsabilizzazione. Valorizza gli investimenti economici e sociali che le famiglie hanno effettuato e con la raccolta di nuove risorse sistema e riorganizza le nuove unità abitative all’interno di un nuova configurazione con l’obiettivo di dare vita a un ambiente accogliente e dignitoso. Una volta avviata la realizzazione l’amministrazione non sarà più tenuta a farsi carico dei costi attuali o comunque di altre tipologie di risposta abitativa, che comporterebbero ulteriori costi in carico al bilancio comunale. Mentre  si risolve un serio limite delle possibilità economiche delle famiglie in un situazione drammatica dei costi delle abitazioni, che ha provocato l’esodo dalla città di 400.000 persone in pochi anni. La proposta ha portato all’apertura di un tavolo tecnico con tre assessori, ma il comportamento del Comune appare schizofrenico: da un lato loda l’innovazione della proposta, dall’altro non arresta la macchina burocratica degli sgomberi, lasciando le famiglie in un limbo logorante che impedisce ogni pianificazione futura. A complicare il quadro poi c’è il nodo dell’inquinamento. Recenti analisi del suolo hanno evidenziato la presenza di idrocarburi e materiali di riporto a circa 2 metri di profondità. Questo rischia di diventare la pietra tombale sul progetto se usato dal Comune come un vincolo. Le origini della contaminazione sono chiare: quando l’area fu urbanizzata il terreno paludoso venne livellato con macerie edilizie e scarti industriali. L’inquinamento è l’eredità di una gestione pubblica del passato. Gli abitanti denunciano il rischio che questa emergenza venga ora utilizzata come alibi per sradicare la comunità. Chiedono, invece, che la necessaria bonifica venga integrata in un piano di riqualificazione che preveda la permanenza dei residenti, magari attraverso lotti alternati, evitando che la salute del terreno diventi la scusa per l’espulsione delle persone. In definitiva, la battaglia di Chiesa Rossa pone interrogativi che riguardano l’intera città. È ancora possibile un modello di inclusione che non preveda la distruzione delle identità comunitarie? O la città “inclusiva” è destinata a essere un luogo dove la regolarità formale conta più della dignità umana e della storia vissuta? Il Villaggio delle Rose vuole smettere di essere un’eccezione urbanistica per diventare un esperimento di cittadinanza attiva. Se l’unica risposta delle istituzioni sarà il decreto di sgombero, Milano non avrà risolto un problema di degrado, che peraltro non c’è, avrà semplicemente cancellato una risposta coraggiosa per sostituirla con una nuova forma di disperazione urbana. Redazione Milano
June 11, 2026
Pressenza
Oristano, 10 giugno: contro l’assalto fossile
Espropri, occupazioni e servitù: la speculazione energetica che si muove silenziosa sull’isola. Sono numerosissime le procedure per l’imposizione di occupazioni temporanee, servitù ed espropri avviate nei giorni scorsi per permettere la realizzazione di un lungo gasdotto che dovrà attraversare il Centro-Sud dell’isola. La comunicazione di queste procedure è avvenuta esclusivamente tramite la stampa locale e i portali della Regione, rendendo
LEGAMBIENTE: LIVELLI DI OZONO SOPRA I LIMITI STAGIONALI, “INTERVENIRE SUL METANO PRODOTTO DA ALLEVAMENTI INTENSIVI E RISAIE”
E’ in anticipo di quasi un mese rispetto alle medie storiche il superamento dei limiti dell’ozono, a causa del caldo che sta investendo soprattutto il centro nord dell’Italia. La denuncia arriva da Legambiente Lombardia che ricorda come l’ozono sia un “gas tossico che si forma quando le sostanze inquinanti che stazionano nell’atmosfera sono esposte all’azione dell’intensa radiazione solare, generando il fenomeno dello smog fotochimico, da cui la Pianura Padana è l’area più colpita, stando alle rilevazioni dell’Agenzia Europea dell’Ambiente”. L’associazione ambientalista rileva che “nei giorni scorsi le centraline di gran parte della Pianura Padana hanno misurato superamenti della soglia obiettivo di lungo termine (OLT) di 120 mg/m3 (valore riferito alla massima media di 8 ore consecutive) dell’ozono. Per la normativa, questi superamenti non dovrebbero verificarsi più di 25 giorni/anno, ma in diverse località, specialmente lungo a pedemontana lombarda, i superamenti si sono già verificati quotidianamente da oltre una settimana, a stagione nemmeno iniziata”. Cosa si dovrebbe fare per ridurre la formazione dell’ozono? “Una azione per il contenimento dei gas precursori“, sottolinea Legambiente, ovvero “i famigerati NOx prodotti dai motori a combustione, le sostanze organiche volatili (VOC) prodotte dall’industria e dall’uso di solventi e il metano, da fonti agricole”. In particolare è il metano che vede nel Nord Italia “concentrazioni triple rispetto a quelle naturalmente presenti nell’atmosfera prima del grande sviluppo dell’industria e dell’utilizzo di combustibili fossili”. Legambiente sottolinea che “il metano è diventato il più importante tra i precursori della formazione di ozono, ed in Pianura Padana le sue emissioni derivano in larga misura da fonti agricole: allevamenti e coltivazione del riso in particolare, con le quattro regioni padane che pesano per circa il 50% del totale nazionale delle emissioni. Se gli allevamenti intensivi fanno la parte del leone, la coltivazione del riso fornisce un contributo molto rilevante nei mesi estivi, quando le acque delle risaie si scaldano, favorendo l’attività dei batteri metanogeni. Ovviamente non bisogna dimenticare che il metano è un inquinante globale: le emissioni locali possono determinare aumenti localizzati delle concentrazioni, e quindi dei processi atmosferici che generano ozono, ma ogni Paese deve fare la propria parte per la riduzione delle emissioni di metano”. Abbiamo parlato del report di Legambiente e di quello che accade in questi giorni in Pianura Padana con Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. Ascolta o scarica
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Tabagismo: tanti danni, alla salute e all’ambiente
In vista del 31 maggio, Giornata Mondiale senza Tabacco istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni legati al consumo di tabacco e promuovere politiche efficaci per contrastarne l’uso, le società scientifiche mediche e le associazioni promotrici della Campagna nazionale di prevenzione dei rischi per la salute da esposizione alla plastica hanno inviato una lettera all’ANCI per chiedere un impegno più forte dei Comuni contro l’inquinamento causato dai mozziconi di sigaretta. Il documento, coordinato da Maria Grazia Petronio, vicepresidente nazionale di ISDE Italia, richiama l’attenzione su un problema ambientale e sanitario spesso sottovalutato: i mozziconi di sigaretta rappresentano il rifiuto più disperso al mondo, circa 4˙500 miliardi di pezzi abbandonati ogni anno, e una delle principali fonti di contaminazione da microplastiche di spiagge, fiumi, suoli e aree urbane. La lettera segnala inoltre che i filtri delle sigarette, composti da plastica, possono costituire anche un rischio aggiuntivo per la salute dei fumatori attraverso l’inalazione di micro e nano-plastiche. Tra le richieste rivolte all’Associazione dei Comuni figurano la diffusione del documento Inquinamento da mozziconi di sigaretta e microplastiche e l’invito ad aderire alla Giornata mondiale senza tabacco integrando il tema nelle politiche locali di ambiente e salute, e l’adozione di ordinanze di divieto di fumo in spiagge, parchi e altri luoghi pubblici particolarmente frequentati. Le associazioni chiedono inoltre di rafforzare la raccolta dedicata dei mozziconi e di sostenere l’applicazione del principio europeo di Responsabilità Estesa del Produttore, affinché i costi della gestione di questo tipo di rifiuto ricadano sui produttori del tabacco. Nella lettera si ricorda anche che i Comuni sono già chiamati dalla normativa vigente a installare raccoglitori dedicati, promuovere campagne di sensibilizzazione e applicare sanzioni per l’abbandono dei mozziconi. E dei danni delle sigarette alla salute, con due fumatori su tre che dichiarano di avere provato a smettere di fumare, spesso però senza riuscirci, si occupa l’indagine della Fondazione Veronesi Prevenzione del tabagismo e aiuto alla cessazione realizzata da Astra Ricerche e presentata recentemente in Senato in occasione dell’incontro Strumenti e misure politiche contro il tabagismo, dalla prevenzione alla smoking cessation: ricerca, clinica e istituzioni a confronto. L’82,3% del campione intervistato ha dichiarato di essere attualmente un fumatore, mentre il 17,8% un ex fumatore. Il livello di consumo resta inoltre elevato: oltre 6 fumatori su 10 consumano almeno sei sigarette al giorno, mentre quasi il 28% supera le undici sigarette quotidiane, indicando una relazione consolidata con il fumo e una significativa esposizione continuativa alla nicotina. E tra chi fuma, il 62,2% utilizza sigarette tradizionali, ma il 54,7% ricorre anche ai nuovi dispositivi, come sigarette elettroniche (38%) o prodotti a tabacco riscaldato (19,3%). Siamo di fronte ad un comportamento sempre più ibrido e non sempre l’avvicinamento a nuovi dispositivi va a coincidere con l’abbandono delle sigarette tradizionali. La sovrapposizione tra prodotti è particolarmente frequente tra uomini, 30-39enni e fumatori abituali. La ricerca della Fondazione Veronesi evidenzia che quasi il 90% considera le sigarette molto o abbastanza dannose per la salute e, a dimostrazione che le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato beneficiano ancora di un’immagine di scarsa dannosità, soprattutto tra i più giovani, i nuovi dispositivi sono ritenuti molto dannosi soltanto dal 26,1% del campione interpellato. Una percezione particolarmente pericolosa, che la campagna OMS 2026 punta a smascherare evidenziando le strategie dell’industria del tabacco e della nicotina tese a rendere attrattivi prodotti sempre nuovi attraverso aromi, design, packaging e marketing rivolti soprattutto ai più giovani. “Il fumo continua a essere uno dei principali fattori di rischio evitabili per tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie – ha sottolineato durante l’incontro al Senato Giulia Veronesi, Direttore Divisione Chirurgia Toracica IRCCS Ospedale San Raffaele Milano, Professore Ordinario Università Vita e Salute San Raffaele di Milano e Membro del Comitato di Lotta al Fumo di Fondazione Umberto Veronesi ETS – Oggi vediamo però una dipendenza che cambia volto: molti fumatori alternano prodotti diversi e percepiscono i nuovi dispositivi come meno pericolosi. Il dato da sottolineare è una forte richiesta di aiuto di tanti fumatori che vorrebbero smettere, ma necessitano di risorse, servizi e sostegno adeguati. Per questo servono informazione corretta, prevenzione continua e un accesso più semplice ai percorsi di cessazione. Inoltre, emerge chiaramente che la leva del prezzo per molte persone ha un peso importante nella scelta della cessazione”. Lettera delle Associazioni mediche all’Associazione Nazionale Comuni Italiani – ANCI Giovanni Caprio
May 26, 2026
Pressenza
Venerdì 22 Maggio la carovana ambientalista e sociale fa tappa in Piazza Saffi
È partita l’11 aprile da Piacenza la Carovana ambientalista e sociale che, attraversando tutti i capoluoghi di provincia dell’Emilia‑Romagna,si concluderà a Bologna il 13 e 14 giugno con un convegno regionale. La tappa forlivese è prevista per venerdì 22 maggio alle 10 in piazza Saffi vicino a San Mercuriale. L’iniziativa è promossa da due reti ambientaliste regionali — la Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia‑Romagna (RECA) e l’Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia‑Romagna (AMAS‑ER) — e coinvolge complessivamente circa un centinaio di realtà associative. La Carovana non è un corteo permanente, ma un calendario di tappe territoriali in cui associazioni, comitati e cittadini danno voce a vertenze locali e ne evidenziano le connessioni a livello regionale. Obiettivi e contenuti * Ascolto dei territori: ogni tappa è dedicata alla raccolta di testimonianze sulle principali criticità locali. * Tematiche centrali: consumo di suolo, inquinamento, gestione dell’acqua, energia, rifiuti, salute pubblica, mobilità, crisi climatica e partecipazione democratica. * Rete e visibilità: l’obiettivo è mettere in relazione esperienze spesso isolate, rendere visibile il filo comune che lega le diverse mobilitazioni e costruire proposte condivise. Evento a Forlì La Carovana farà tappa a Forlì venerdì 22 maggio in piazza Saffi dalle ore 10 alle ore 12. Il programma prevede la presentazione della Carovana, interventi di realtà associative e comitati locali sulle problematiche del territorio, intermezzi musicali a tema ambientale e la recita di poesie e filastrocche a cura di Giancarlo Giunchi. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare. Appuntamento finale e docufilm Il percorso si concluderà a Bologna il 13 e 14 giugno con un convegno regionale che raccoglierà i contributi emersi durante le tappe. L’incontro servirà a restituire una mappa delle criticità e delle possibili alternative, mettendo in dialogo esperti, movimenti e realtà territoriali. Durante la Carovana sarà inoltre realizzato un docufilm per documentare le lotte, le ragioni e le proposte raccolte lungo il viaggio; per la sua produzione è stata avviata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso. La presenza dei giornalisti è gradita per dare massima visibilità agli eventi e alle istanze portate dalla Carovana. Redazione Romagna
May 19, 2026
Pressenza
Repubblica Dominicana, migliaia in marcia fermano la miniera della multinazionale canadese
Il governo della Repubblica Dominicana ha sospeso i lavori per la miniera d’oro affidati alla multinazionale canadese GoldQuest. Il presidente Luis Abinader ha dato seguito alla volontà popolare manifestatasi per le strade di San Juan. Qui, domenica scorsa, diverse migliaia di persone hanno sfilato per circa venti chilometri, verso la diga di Sabaneta, tra le principali fonti d’acqua del Paese. I manifestanti, dispersi poi dalla polizia a suon di idranti e lacrimogeni, denunciavano il rischio contaminazione dato dalla realizzazione del progetto minerario, al momento fermo alla fase esplorativa. La protesta nella Repubblica Dominicana contro il progetto Romero si inserisce in un filone più ampio, che dalla Bolivia all’Argentina vede protagonisti i popoli latinoamericani contro l’estrattivismo delle multinazionali. «Ai dominicani non interessa l’oro — dice uno dei manifestanti giunto alla diga di Sabaneta — ma l’acqua, l’ambiente, le risorse naturali». In migliaia hanno marciato domenica verso una delle principali fonti d’acqua del Paese, minacciata dal progetto minerario della GoldQuest. Dal 2005 sono state affidate alla multinazionale canadese delle concessioni esplorative, dunque di valutazione, nell’area circostante. Nelle ultime settimane GoldQuest aveva rilanciato la volontà di procedere con il progetto Romero, adducendo per la provincia di San Juan dei presunti impatti positivi sull’economia. A insorgere sono stati proprio i produttori locali, perlopiù contadini, che hanno invece denunciato i pericoli dell’inquinamento dati dalle attività estrattive. A seguito della manifestazione, il presidente Luis Abinader ha deciso di sospendere qualsiasi attività legata alla GoldQuest, a partire dai permessi necessari per procedere con l’inizio dei lavori e dunque dello sfruttamento minerario. La vittoria ottenuta dai cittadini dominicani si inserisce in un filone più ampio, che attraversa e unisce l’intera America Latina. In Bolivia, dove le comunità indigene hanno visto da vicino le conseguenze ambientali dell’estrazione dell’oro — a partire dall’uso del mercurio che inquina suolo e falde acquifere — si è messa in moto una campagna per sottrarre braccia e risorse al settore, puntando sull’agricoltura sostenibile. Due anni fa, a Panama, le proteste popolari costrinsero il governo a rivedere i suoi piani sulle concessioni minerarie. Vorrebbero ottenere lo stesso risultato anche gli argentini, che hanno lanciato una campagna per l’abrogazione dell’ultima riforma Milei, incentrata sull’autorizzazione delle attività minerarie e di estrazione degli idrocarburi anche nelle aree a ridosso dei ghiacciai. La riforma aumenterà i siti estrattivi, in uno Stato già alle prese con le conseguenze ambientali delle miniere di litio, contro le quali si concentra la lotta di diversi popoli indigeni, come i Kolla, che quotidianamente sfidano la repressione per provare a salvare quel che resta dei territori ancestrali.   L'Indipendente
May 8, 2026
Pressenza
[2026-04-17] STOP POTERI ECCEZIONALI - pastasciuttata contro l'inceneritore @ Az. agricola Casale Certosa
STOP POTERI ECCEZIONALI - PASTASCIUTTATA CONTRO L'INCENERITORE Az. agricola Casale Certosa - via della Stazione di Pavona 93 (venerdì, 17 aprile 20:00) La mobilitazione richiede grande attivismo e per una mobilitazione ancora più grande la partecipazione di nuovi attivisti. Questo ci consentirà di essere ancor più capaci di arrivare ovunque. Questo è il momento di mettercela tutta da parte di tutti. Ogni persona che vuole essere parte attiva di questa mobilitazione straordinaria che animerà i prossimi mesi può dare il proprio contributo in termini di impegno personale attraverso la messa a disposizione di un po' del proprio tempo, di capacità e abilità professionali e non etc. Per tutto questo per avviare la nuova stagione di mobilitazione cosa di più bello potevamo organizzare se non incontrare vecchi e nuovi attivisti per questa pastasciuttata che terremo dopo il solito banchetto di raccolta firme del venerdì. Adesioni entro le 19 di giovedì 16 aprile.
April 15, 2026
Gancio de Roma