Tag - nairobi

La Françafrique si sposta a Nairobi. Da Hormuz il profitto si irradia all’orbe terraqueo
NON AID AFRICA, MA RECIPROCA CONVENIENZA E TECNOLOGIA Per un paio di giorni Nairobi è diventata la capitale diplomatica e finanziaria non solo per il Continente, ospitando i vertici politico-finanziari mondiali nell’occasione di un Forum per lo sviluppo dotato in partenza di più di 20 miliardi di investimenti, assicurati dalla presenza di António Guterres (che ha sottolineato l’ingiustizia del sistema creditizio nei confronti dei paesi africani) e Macron, che cacciato dalla Françafrique atlantica, sposta lo sguardo speranzoso del suo fine mandato verso l’Oceano Indiano. Presente al Forum era anche Freddie Del Curatolo, che ci ha restituito non solo testimonianza dei meme che hanno stigmatizzato gli atteggiamenti paternalistici di Macron (difficile uscire dai panni plurisecolari dellla grandeur coloniale), ma anzi ha illustrato i molti aspetti positivi del Forum panafricano, che ha visto Ruto nei panni di leader potenzialmente in grado di aggregare le istanze e i bisogni delle economie di scala non solo regionale, candidandosi al seggio promesso da Macron al continente presso i G8. Come scrive Freddie nel suo Malindikenya.net: «Secondo Ruto, il problema dell’Africa non è la mancanza di liquidità globale. I soldi nel mondo ci sono. Il problema è “l’architettura del rischio”. Tradotto dal linguaggio economico: il continente continua a essere valutato dalle agenzie di rating e dai grandi finanziatori internazionali come se fosse un posto eternamente instabile, ingestibile e prossimo al fallimento. Risultato: prestiti più costosi, investimenti frenati, sviluppo rallentato». Queste le storture da aggiustare. Infatti con Freddie si è analizzata anche la non facile situazione del Congo K, assente perché la scelta di campo è stata quella di affidarsi all’altra grande potenza antagonista della Cina regalando le Terre rare a Trump (ottenendo la ritirata dell’M23 dal Sud Kivu, ma l’avanzata del jihadismo); mentre la Nigeria è parte integrante della partita e la Tanzania deve risolvere le tensioni interne. Polemici gli stati del Sahel, anch’essi però alle prese con il terrorismo e l’arretramento della capacità di protezione della Russia. Insomma il Forum si inserisce in un momento in cui l’inserimento della iniziativa europea può incunearsi tra l’atteggiamento “predatore” (come Macron ha definito la prassi cinese) e quello americano, sprezzante di tutte le regole https://www.spreaker.com/episode/la-francafrique-parle-anglais-a-nairobi–72011942 -------------------------------------------------------------------------------- IL CAOS GLOBALE AVVANTAGGIA GLI USA,ALLA CINA SERVE INVECE STABILITÀ ,IL “DECOUPLING” CHE NON C’È -------------------------------------------------------------------------------- Una lunga conversazione con Alberto Negri ,giornalista ,inviato di guerra ed esperto conoscitore del Levante, ci porta ad affrontare varie tematiche a volte in maniera erratica ma con molti spunti di riflessione. Partiamo dalla guerra contro l’Iran la cui gestione da parte di Trump dimostra una mancanza di progetto politico, mentre si può’ intuire la finalità economica quella di controllare i flussi energetici ed assicurarsi che la valuta in cui saranno regolati sia il dollaro. La creazione d’instabilità è sempre stata un obiettivo degli Stati Uniti mentre il fine della Cina è la stabilizzazione internazionale, perché per chi fa commercio, per chi deve vendere merci, servizi, infrastrutture è ovviamente importante la stabilità, per gli americani, che ormai sono indipendenti dal punto di vista energetico da diversi anni,invece non è più importante la stabilità, ma eventualmente la destabilizzazione di alcune zone del mondo, da dove loro traggono dei vantaggi, come il caso della chiusura dello stretto di Hormuz. Come ribadito dagli stessi membri dell’amministrazione Trump gli americani si avvantaggiano vendendo più petrolio e più gas agli europei e a coloro che non hanno queste materie prime energetiche, in realtà l’instabilità oggi favorisce gli Stati Uniti. Questo vale anche per la guerra in Ucraina ,la cui continuazione è negli interessi americani e sopratutto del loro complesso militare industriale .Rispetto ai rapporti con la Cina le due economie sono ancora interconnesse ,non si è verificato il “decoupling” e la questione del debito americano in mano cinese è relativa rispetto alla mole dell’indebitamento americano complessivo che ammonta a 39 mila miliardi di dollari . Le due potenze hanno dei fini diversi ma ancora forti interessi comuni. La guerra contro l’Iran ,serve sopratutto a Netanyahu e al suo progetto di grande Israele,le conseguenze su certe filiere industriali come quelle dei fertilizzanti saranno molto pesanti ma è difficile pensare che non siano state valutate ,anche se il confronto cruciale si sta definendo nel Mediterraneo orientale ,in particolare sul gas e le risorse energetiche . Si profila per Israele un confronto con la Turchia ,membro della Nato con uno degli eserciti più potenti dell’area per il controllo delle risorse energetiche, confronto che già è presente in Siria ormai divisa e spartita . Il problema è il controllo delle risorse del Mediterraneo, il gas, tutte le rotte economiche e commerciali, che interessano Israele che ha già degli accordi stringenti con l’Egitto, quindi su Suez, in contrapposizione con gli interessi turchi che intanto hanno guadagnato posizioni in Libia . In questo contesto l’Italia ,che con la caduta di Gheddafi ha perso qualsiasi influenza sulla Libia ,si ritrova a rincorrere fonti di approvvigionamento alternative al costoso gas americano, mentre si delinea l’ininfluenza geopolitica e la subordinazione alla politica americana ed israeliana. Le politiche di privatizzazione ed austerità hanno privato il paese della sua base industriale ed ora l’Italia si ritrova in una situazione analoga alla quella greca e superata nei dati economici dalla Spagna .La mancanza di strategia del governo accompagnata dall’inesistente programmazione economica rimandano ad una debolezza sistemica che favorisce gli appetiti del capitale finanziario e speculativo come dimostra la questione della rendita immobiliare in particolare a Milano. Queste ed altre riflessioni e spigolature nella lunga conversazione con Alberto Negri che vi invitiamo ad ascoltare. https://www.spreaker.com/episode/il-caos-globale-avvantaggia-gli-usa-alla-cina-invece-serve-stabilita-il-punto-di-alberto-negri–72035517
La Françafrique si sposta a Nairobi. Da Hormuz il profitto si irradia all’orbe terraqueo
NON AID AFRICA, MA RECIPROCA CONVENIENZA E TECNOLOGIA Per un paio di giorni Nairobi è diventata la capitale diplomatica e finanziaria non solo per il Continente, ospitando i vertici politico-finanziari mondiali nell’occasione di un Forum per lo sviluppo dotato in partenza di più di 20 miliardi di investimenti, assicurati dalla presenza di António Guterres (che ha sottolineato l’ingiustizia del sistema creditizio nei confronti dei paesi africani) e Macron, che cacciato dalla Françafrique atlantica, sposta lo sguardo speranzoso del suo fine mandato verso l’Oceano Indiano. Presente al Forum era anche Freddie Del Curatolo, che ci ha restituito non solo testimonianza dei meme che hanno stigmatizzato gli atteggiamenti paternalistici di Macron (difficile uscire dai panni plurisecolari dellla grandeur coloniale), ma anzi ha illustrato i molti aspetti positivi del Forum panafricano, che ha visto Ruto nei panni di leader potenzialmente in grado di aggregare le istanze e i bisogni delle economie di scala non solo regionale, candidandosi al seggio promesso da Macron al continente presso i G8. Come scrive Freddie nel suo Malindikenya.net: «Secondo Ruto, il problema dell’Africa non è la mancanza di liquidità globale. I soldi nel mondo ci sono. Il problema è “l’architettura del rischio”. Tradotto dal linguaggio economico: il continente continua a essere valutato dalle agenzie di rating e dai grandi finanziatori internazionali come se fosse un posto eternamente instabile, ingestibile e prossimo al fallimento. Risultato: prestiti più costosi, investimenti frenati, sviluppo rallentato». Queste le storture da aggiustare. Infatti con Freddie si è analizzata anche la non facile situazione del Congo K, assente perché la scelta di campo è stata quella di affidarsi all’altra grande potenza antagonista della Cina regalando le Terre rare a Trump (ottenendo la ritirata dell’M23 dal Sud Kivu, ma l’avanzata del jihadismo); mentre la Nigeria è parte integrante della partita e la Tanzania deve risolvere le tensioni interne. Polemici gli stati del Sahel, anch’essi però alle prese con il terrorismo e l’arretramento della capacità di protezione della Russia. Insomma il Forum si inserisce in un momento in cui l’inserimento della iniziativa europea può incunearsi tra l’atteggiamento “predatore” (come Macron ha definito la prassi cinese) e quello americano, sprezzante di tutte le regole https://www.spreaker.com/episode/la-francafrique-parle-anglais-a-nairobi–72011942 -------------------------------------------------------------------------------- IL CAOS GLOBALE AVVANTAGGIA GLI USA,ALLA CINA SERVE INVECE STABILITÀ ,IL “DECOUPLING” CHE NON C’È -------------------------------------------------------------------------------- Una lunga conversazione con Alberto Negri ,giornalista ,inviato di guerra ed esperto conoscitore del Levante, ci porta ad affrontare varie tematiche a volte in maniera erratica ma con molti spunti di riflessione. Partiamo dalla guerra contro l’Iran la cui gestione da parte di Trump dimostra una mancanza di progetto politico, mentre si può’ intuire la finalità economica quella di controllare i flussi energetici ed assicurarsi che la valuta in cui saranno regolati sia il dollaro. La creazione d’instabilità è sempre stata un obiettivo degli Stati Uniti mentre il fine della Cina è la stabilizzazione internazionale, perché per chi fa commercio, per chi deve vendere merci, servizi, infrastrutture è ovviamente importante la stabilità, per gli americani, che ormai sono indipendenti dal punto di vista energetico da diversi anni,invece non è più importante la stabilità, ma eventualmente la destabilizzazione di alcune zone del mondo, da dove loro traggono dei vantaggi, come il caso della chiusura dello stretto di Hormuz. Come ribadito dagli stessi membri dell’amministrazione Trump gli americani si avvantaggiano vendendo più petrolio e più gas agli europei e a coloro che non hanno queste materie prime energetiche, in realtà l’instabilità oggi favorisce gli Stati Uniti. Questo vale anche per la guerra in Ucraina ,la cui continuazione è negli interessi americani e sopratutto del loro complesso militare industriale .Rispetto ai rapporti con la Cina le due economie sono ancora interconnesse ,non si è verificato il “decoupling” e la questione del debito americano in mano cinese è relativa rispetto alla mole dell’indebitamento americano complessivo che ammonta a 39 mila miliardi di dollari . Le due potenze hanno dei fini diversi ma ancora forti interessi comuni. La guerra contro l’Iran ,serve sopratutto a Netanyahu e al suo progetto di grande Israele,le conseguenze su certe filiere industriali come quelle dei fertilizzanti saranno molto pesanti ma è difficile pensare che non siano state valutate ,anche se il confronto cruciale si sta definendo nel Mediterraneo orientale ,in particolare sul gas e le risorse energetiche . Si profila per Israele un confronto con la Turchia ,membro della Nato con uno degli eserciti più potenti dell’area per il controllo delle risorse energetiche, confronto che già è presente in Siria ormai divisa e spartita . Il problema è il controllo delle risorse del Mediterraneo, il gas, tutte le rotte economiche e commerciali, che interessano Israele che ha già degli accordi stringenti con l’Egitto, quindi su Suez, in contrapposizione con gli interessi turchi che intanto hanno guadagnato posizioni in Libia . In questo contesto l’Italia ,che con la caduta di Gheddafi ha perso qualsiasi influenza sulla Libia ,si ritrova a rincorrere fonti di approvvigionamento alternative al costoso gas americano, mentre si delinea l’ininfluenza geopolitica e la subordinazione alla politica americana ed israeliana. Le politiche di privatizzazione ed austerità hanno privato il paese della sua base industriale ed ora l’Italia si ritrova in una situazione analoga alla quella greca e superata nei dati economici dalla Spagna .La mancanza di strategia del governo accompagnata dall’inesistente programmazione economica rimandano ad una debolezza sistemica che favorisce gli appetiti del capitale finanziario e speculativo come dimostra la questione della rendita immobiliare in particolare a Milano. Queste ed altre riflessioni e spigolature nella lunga conversazione con Alberto Negri che vi invitiamo ad ascoltare. https://www.spreaker.com/episode/il-caos-globale-avvantaggia-gli-usa-alla-cina-invece-serve-stabilita-il-punto-di-alberto-negri–72035517
La Françafrique si sposta a Nairobi. Da Hormuz il profitto si irradia all’orbe terraqueo
NON AID AFRICA, MA RECIPROCA CONVENIENZA E TECNOLOGIA Per un paio di giorni Nairobi è diventata la capitale diplomatica e finanziaria non solo per il Continente, ospitando i vertici politico-finanziari mondiali nell’occasione di un Forum per lo sviluppo dotato in partenza di più di 20 miliardi di investimenti, assicurati dalla presenza di António Guterres (che ha sottolineato l’ingiustizia del sistema creditizio nei confronti dei paesi africani) e Macron, che cacciato dalla Françafrique atlantica, sposta lo sguardo speranzoso del suo fine mandato verso l’Oceano Indiano. Presente al Forum era anche Freddie Del Curatolo, che ci ha restituito non solo testimonianza dei meme che hanno stigmatizzato gli atteggiamenti paternalistici di Macron (difficile uscire dai panni plurisecolari dellla grandeur coloniale), ma anzi ha illustrato i molti aspetti positivi del Forum panafricano, che ha visto Ruto nei panni di leader potenzialmente in grado di aggregare le istanze e i bisogni delle economie di scala non solo regionale, candidandosi al seggio promesso da Macron al continente presso i G8. Come scrive Freddie nel suo Malindikenya.net: «Secondo Ruto, il problema dell’Africa non è la mancanza di liquidità globale. I soldi nel mondo ci sono. Il problema è “l’architettura del rischio”. Tradotto dal linguaggio economico: il continente continua a essere valutato dalle agenzie di rating e dai grandi finanziatori internazionali come se fosse un posto eternamente instabile, ingestibile e prossimo al fallimento. Risultato: prestiti più costosi, investimenti frenati, sviluppo rallentato». Queste le storture da aggiustare. Infatti con Freddie si è analizzata anche la non facile situazione del Congo K, assente perché la scelta di campo è stata quella di affidarsi all’altra grande potenza antagonista della Cina regalando le Terre rare a Trump (ottenendo la ritirata dell’M23 dal Sud Kivu, ma l’avanzata del jihadismo); mentre la Nigeria è parte integrante della partita e la Tanzania deve risolvere le tensioni interne. Polemici gli stati del Sahel, anch’essi però alle prese con il terrorismo e l’arretramento della capacità di protezione della Russia. Insomma il Forum si inserisce in un momento in cui l’inserimento della iniziativa europea può incunearsi tra l’atteggiamento “predatore” (come Macron ha definito la prassi cinese) e quello americano, sprezzante di tutte le regole https://www.spreaker.com/episode/la-francafrique-parle-anglais-a-nairobi–72011942 -------------------------------------------------------------------------------- IL CAOS GLOBALE AVVANTAGGIA GLI USA,ALLA CINA SERVE INVECE STABILITÀ ,IL “DECOUPLING” CHE NON C’È -------------------------------------------------------------------------------- Una lunga conversazione con Alberto Negri ,giornalista ,inviato di guerra ed esperto conoscitore del Levante, ci porta ad affrontare varie tematiche a volte in maniera erratica ma con molti spunti di riflessione. Partiamo dalla guerra contro l’Iran la cui gestione da parte di Trump dimostra una mancanza di progetto politico, mentre si può’ intuire la finalità economica quella di controllare i flussi energetici ed assicurarsi che la valuta in cui saranno regolati sia il dollaro. La creazione d’instabilità è sempre stata un obiettivo degli Stati Uniti mentre il fine della Cina è la stabilizzazione internazionale, perché per chi fa commercio, per chi deve vendere merci, servizi, infrastrutture è ovviamente importante la stabilità, per gli americani, che ormai sono indipendenti dal punto di vista energetico da diversi anni,invece non è più importante la stabilità, ma eventualmente la destabilizzazione di alcune zone del mondo, da dove loro traggono dei vantaggi, come il caso della chiusura dello stretto di Hormuz. Come ribadito dagli stessi membri dell’amministrazione Trump gli americani si avvantaggiano vendendo più petrolio e più gas agli europei e a coloro che non hanno queste materie prime energetiche, in realtà l’instabilità oggi favorisce gli Stati Uniti. Questo vale anche per la guerra in Ucraina ,la cui continuazione è negli interessi americani e sopratutto del loro complesso militare industriale .Rispetto ai rapporti con la Cina le due economie sono ancora interconnesse ,non si è verificato il “decoupling” e la questione del debito americano in mano cinese è relativa rispetto alla mole dell’indebitamento americano complessivo che ammonta a 39 mila miliardi di dollari . Le due potenze hanno dei fini diversi ma ancora forti interessi comuni. La guerra contro l’Iran ,serve sopratutto a Netanyahu e al suo progetto di grande Israele,le conseguenze su certe filiere industriali come quelle dei fertilizzanti saranno molto pesanti ma è difficile pensare che non siano state valutate ,anche se il confronto cruciale si sta definendo nel Mediterraneo orientale ,in particolare sul gas e le risorse energetiche . Si profila per Israele un confronto con la Turchia ,membro della Nato con uno degli eserciti più potenti dell’area per il controllo delle risorse energetiche, confronto che già è presente in Siria ormai divisa e spartita . Il problema è il controllo delle risorse del Mediterraneo, il gas, tutte le rotte economiche e commerciali, che interessano Israele che ha già degli accordi stringenti con l’Egitto, quindi su Suez, in contrapposizione con gli interessi turchi che intanto hanno guadagnato posizioni in Libia . In questo contesto l’Italia ,che con la caduta di Gheddafi ha perso qualsiasi influenza sulla Libia ,si ritrova a rincorrere fonti di approvvigionamento alternative al costoso gas americano, mentre si delinea l’ininfluenza geopolitica e la subordinazione alla politica americana ed israeliana. Le politiche di privatizzazione ed austerità hanno privato il paese della sua base industriale ed ora l’Italia si ritrova in una situazione analoga alla quella greca e superata nei dati economici dalla Spagna .La mancanza di strategia del governo accompagnata dall’inesistente programmazione economica rimandano ad una debolezza sistemica che favorisce gli appetiti del capitale finanziario e speculativo come dimostra la questione della rendita immobiliare in particolare a Milano. Queste ed altre riflessioni e spigolature nella lunga conversazione con Alberto Negri che vi invitiamo ad ascoltare. https://www.spreaker.com/episode/il-caos-globale-avvantaggia-gli-usa-alla-cina-invece-serve-stabilita-il-punto-di-alberto-negri–72035517
May 15, 2026
Radio Blackout
RADIO AFRICA: L’AMICIZIA TRA SENEGAL E MAROCCO OLTRE IL CALCIO, LE ELEZIONI IN UGANDA E IL RISARCIMENTO DEI CRIMINI COLONIALI
Radio Africa: nuova puntata, giovedì 29 gennaio, per l’approfondimento quindicinale dedicato all’Africa sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, dentro la Cassetta degli attrezzi. In questa puntata parleremo delle relazioni di amicizia che legano Senegal e Marocco partendo dalla finale della Coppa d’Africa che si è svolta a Rabat. Lo faremo con Abdou Ndao presentatore della trasmissione Kaddu Modu Modu la voce dei migranti, in onda ogni domenica alle ore 15 su queste frequenze. Riprenderemo poi dal Senegal con il corrispondente del Sole 24 ore da Nairobi Kenya, Alberto Magnani, con il quale parleremo anche di risarcimento dei crimini coloniali e delle elezioni presidenziali in Uganda. La puntata di Radio Africa, in onda giovedì gennaio alle ore 18.45 e in replica venerdì 19 dicembre, alle ore 6.30. Ascolta o scarica
January 29, 2026
Radio Onda d`Urto
DiPLab’s Antonio Casilli on Le Iene (11 Jan 2026)
Antonio Casilli, professor and researcher at DiPLab, appeared in a recent episode of Le Iene, Italy’s well-known investigative television program, as part of an in-depth report on the working conditions of people who train artificial intelligence systems in Nairobi, Kenya. No Caption No Caption No Caption No Caption The report focuses on the human infrastructure behind AI technologies: men and women who label data, moderate content, and refine algorithms, often working for major multinational companies under precarious conditions. Casilli contributed his analysis to help contextualize this hidden economy and explain the structural dynamics that shape it. A significant part of the investigation takes place in Nairobi, Kenya, where many of these tasks are outsourced. The report documents how local workers are employed to train algorithms for low pay, performing repetitive and psychologically demanding work that makes AI systems appear more “intelligent.” Through on-the-ground reporting and interviews, journalist Nicola Barraco examines the economic and human costs embedded in today’s AI supply chains. Casilli’s intervention situates these testimonies within a broader critique of the global AI industry. The segment underscores a central question: as artificial intelligence becomes more powerful and profitable, who bears the real cost of its development? By bringing visibility to this hidden labor, Le Iene contributes to a growing international debate on ethics, accountability, and working conditions in the AI economy.
January 11, 2026
DiPLab