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Elezioni in Serbia: la Lista degli Studenti sfida Aleksandar Vučić
L’anno scorso abbiamo dato spazio al movimento di protesta degli studenti serbi contro una classe politica corrotta e il presidente Vučić, che ha coinvolto non solo i giovani, ma ha goduto di un ampio sostegno nella popolazione. Tutto è iniziato due anni fa a Novi Sad, quando la pensilina della stazione ferroviaria appena costruita è crollata, uccidendo sedici passanti. Da allora le proteste sono continuate, con una novità che potrebbe cambiare radicalmente la situazione: la Lista degli Studenti sfida alle elezioni anticipate di domenica 25 ottobre il Partito progressista serbo di Vučić e secondo gli ultimi sondaggi potrebbe vincere. Parliamo della situazione con Miloje Savić, serbo che vive a Bruxelles e che si trova ora a Belgrado per votare e fare da osservatore. Che relazione c’è tra il movimento di protesta e la Lista degli Studenti? La Lista degli Studenti è nata dal movimento di protesta. Quasi due anni fa, il movimento era incentrato principalmente sulla richiesta di assunzione di responsabilità per il crollo della pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad, avvenuto il 1° novembre 2024 e che ha causato la morte di 16 persone. Ad oggi, nessuna persona è stata assicurata alla giustizia. Ciò che è ancora più inquietante è che l’ex presidente della Repubblica, Aleksandar Vučić, abbia concesso la grazia a 49 persone nel suo ultimo giorno in carica (si è dimesso il 27 settembre dopo aver indetto elezioni anticipate il 9 settembre). Ad oggi non sappiamo chi siano queste persone, ma sospettiamo che alcune di loro siano quei funzionari di alto rango del governo che erano implicati nel caso e nei confronti dei quali la Procura Generale stava conducendo delle indagini. Dato il silenzio istituzionale, era evidente che il governo non avesse alcuna intenzione di rispondere alle richieste degli studenti in materia di responsabilità, Stato di diritto e operato indipendente delle istituzioni; pertanto, il movimento è passato alla fase successiva della lotta per la giustizia. Verso la fine della primavera o l’inizio dell’estate dello scorso anno gli studenti si sono trasformati in una forza politica diretta, chiedendo formalmente elezioni anticipate, il che alla fine ha aperto la strada alla creazione di quella che oggi chiamiamo Lista degli Studenti. Raduno del 22 ottobre a Belgrado Quali sono i punti principali del suo programma elettorale? La Lista degli Studenti ha delineato un piano che comprende 11 punti raggruppati attorno a 4 temi principali: 1) lotta alla corruzione e responsabilità istituzionale, 2) riforma sociale ed economica, 3) libertà dei media e rispetto della Costituzione, 4) sovranità nazionale e politica di non allineamento. In parole semplici, la Lista degli Studenti si batte per i valori democratici fondamentali che l’ex presidente Aleksandar Vučić e la sua cricca di fedelissimi hanno smantellato e ridicolizzato nei 14 anni in cui sono stati al potere. Eravamo uno Stato in procinto di aderire all’UE, ma il governo ha fatto di tutto per impedirlo, minando ogni suo singolo valore. Il movimento studentesco in Serbia ha preceduto le proteste giovanili che ora stanno dilagando in Francia, Spagna, Albania e Italia. Secondo te, ci sono delle somiglianze tra le loro rivendicazioni? Sì, penso che si possano individuare alcuni punti in comune tra questi movimenti in tutto il continente. Innanzitutto, e in modo molto evidente, c’è la questione generazionale: si tratta di giovani nati nel XXI secolo. In secondo luogo, sono molto esperti di tecnologia; a volte penso che vivano davvero nella realtà online. In terzo luogo, li abbiamo sottovalutati; abbiamo sottovalutato quanto abbiano a cuore il loro ambiente, il loro Paese e la loro società. Poiché la loro realtà si svolge nello spazio virtuale, era facile pensare che questa generazione non fosse interessata alle questioni quotidiane, ma ci hanno dimostrato che ci sbagliavamo: sono molto sensibili all’ingiustizia, alla disuguaglianza e alla disparità di opportunità. Anche se la scintilla scatenante può essere diversa – il crollo di una pensilina a Novi Sad in Serbia, affari loschi relativi ai parchi nazionali protetti in Albania, disuguaglianze educative ed economiche in Francia e in Italia – questa generazione, in definitiva, sta lottando per gli stessi valori. A mio avviso, questi si concentrano sulla responsabilità degli individui e delle istituzioni, sull’eguaglianza generazionale, sulla democrazia digitalizzata (hanno spostato l’arena del dibattito dagli studi televisivi e dalla stampa a Instagram e TikTok), sulla giustizia ambientale e climatica. Dobbiamo confrontarci con la realtà del pianeta devastato che gli stiamo lasciando loro come eredità. Festa di benvenuto per gli studenti che hanno percorso più di 200 kilometri per arrivare a Belgrado. Che prospettive vedi dopo le elezioni? Una schiacciante vittoria elettorale è ciò che tutti desideriamo: porre fine al regime del Partito progressista serbo e far ripartire le istituzioni e lo Stato. Dico “ripartire” perché abbiamo vissuto una situazione simile nel 2000 e per un certo periodo abbiamo vissuto in un Paese democratico (o per quanto potesse esserlo dopo un decennio di guerre civili nell’ex Jugoslavia); da allora in poi è stato tutto un declino. Tuttavia, temo che il passaggio di potere non avvenga senza intoppi. La manipolazione del voto è già in pieno svolgimento. La diaspora è stata sottoposta a condizioni elettorali inique: o i seggi non erano aperti, lasciando centinaia di cittadini senza la possibilità di votare, come a Vancouver, in Canada, oppure dovranno percorrere centinaia o migliaia di chilometri per raggiungere il seggio più vicino, come da Miami a Washington (le distanze in Canada sono ancora maggiori), oppure semplicemente i seggi non erano nemmeno aperti, come ad Abu Dhabi, a Doha, in Slovacchia o in Romania. E tutte queste località disponevano di seggi elettorali durante le ultime elezioni del 2023. Per non parlare dell’ultimo ostacolo: in tutto il mondo i cittadini dovranno votare secondo l’ora di Belgrado; immaginate quindi qualcuno a Pechino, New York o Los Angeles costretto a recarsi al seggio dopo mezzanotte secondo l’ora locale. Ma la diaspora è molto ingegnosa: alcuni organizzeranno un pigiama party per andare a votare Questo tentativo di negarci i diritti costituzionali ha ottenuto il risultato di unire ancora di più la diaspora. Inoltre, è stato riferito che sono state rilasciate più di 200.000 nuove carte d’identità, ma nessuno sa chi siano questi nuovi cittadini. A quanto pare, il registro elettorale unificato in Serbia conta più elettori registrati rispetto al numero ufficiale di cittadini aventi diritto di voto. Un’altra tecnica di manipolazione comune è quella degli “elettori fantasma” (i defunti vengono regolarmente utilizzati in modo improprio per votare). Stanno già arrivando segnalazioni da piccole città in tutta la Serbia secondo cui le schede elettorali e le urne vengono sostituite, con manomissioni criminali del materiale elettorale attualmente in corso in vista del giorno delle elezioni. In uno scenario più realistico, è possibile che entrambe le liste, quella degli Studenti e quella del Partito progressista serbo, rivendichino la vittoria il 25 ottobre, dopodiché ci troveremo di fronte a una lunga situazione di stallo, con la possibilità di un riconteggio di ogni singolo voto. Prolungando e ribaltando il risultato elettorale, il regime ricorrerà probabilmente a tattiche di logoramento, poiché dispone di risorse enormi e ha preso il controllo di tutte le istituzioni. Temo che quando ci riuniremo la notte del 25 davanti alla sede della Commissione Elettorale della Repubblica (RIK in serbo), a Belgrado, che annuncerà i risultati elettorali, ci saranno disordini e provocazioni da parte loro, poiché la RIK si trova nell’edificio dell’Assemblea Nazionale della Repubblica di Serbia (il vecchio Parlamento) in via Kralja Milana, proprio di fronte al Parco Pionirski, dove da oltre un anno è situato un insalubre accampamento paramilitare-mafioso chiamato “Ćaciland“. Affermando che forze esterne e interne fomenteranno disordini, l’ex presidente sta semplicemente gettando le basi per sconfessare proprio quelle azioni che continua a ispirare. Foto di Miloje Savić     Anna Polo
October 24, 2026
Pressenza
SPAGNA: ELEZIONI ANTICIPATE E SCIOPERO GENERALE. CONTINUA LA MOBILITAZIONE SUGLI AFFITTI
È passato solo qualche giorno dalla bocciatura in Parlamento dei due decreti sulla regolamentazione del mercato degli affitti in Spagna, una decisione che ha portato Pedro Sánchez a sciogliere le Cortes e a convocare elezioni anticipate per il prossimo 29 novembre. Nel frattempo, il testo di due decreti molto simili a quelli bocciati in Parlamento è stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Attraverso una votazione nella Deputazione Permanente, dove il governo dispone della maggioranza, i provvedimenti potrebbero essere approvati in via definitiva, aggirando così il blocco della plenaria del Congresso. Nonostante la partita sembri a favore del governo, i sondaggi danno la destra del PP e di Vox come favorita alle prossime elezioni, aggiungendo la Spagna al lungo elenco dei Paesi europei guidati da forze sovraniste. Mentre si apre il fronte istituzionale, però, le piazze non smobilitano. Ci sono state mobilitazioni in tutto il territorio spagnolo, con scontri anche a Barcellona al termine della manifestazione. Un altro dato interessante è quello relativo alla risposta antifascista al tentativo di gruppi nazisti come Nucleo Nacional di «sgomberare» l’acampada di Puerta del Sol. La cacciata dei nazisti al grido di «Madrid será la tumba del fascismo» indica la forza della piazza e, soprattutto, quanto sia importante la partita che si gioca attorno al tema del diritto all’abitare. Per Aniello Lampo, compagno intervenuto ai nostri microfoni, è proprio attorno a questo tema che si articola il conflitto di classe in Spagna. Da anni, infatti, imprenditori, gruppi squadristi fascisti e mafia locale si organizzano attorno a realtà come Desokupa, una vera e propria impresa che si occupa di sgomberi e sfratti, per eseguire sfratti coatti ai danni di occupanti e morosi. Il prossimo 14 ottobre, infine, è convocata una mobilitazione studentesca a sostegno della lotta per la casa. Una convergenza tra movimento per il diritto all’abitare e movimento studentesco che potrebbe rappresentare un passaggio importante verso lo sciopero generale, la cui convocazione è stata nel frattempo annunciata dai principali sindacati spagnoli per l’11 novembre. Ne parliamo con Aniello Lampo, compagno di base a Madrid: Foto di copertina di David ArumÍ González
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
SPAGNA: ELEZIONI ANTICIPATE E SCIOPERO GENERALE. CONTINUA LA MOBILITAZIONE SUGLI AFFITTI
È passato solo qualche giorno dalla bocciatura in Parlamento dei due decreti sulla regolamentazione del mercato degli affitti in Spagna, una decisione che ha portato Pedro Sánchez a sciogliere le Cortes e a convocare elezioni anticipate per il prossimo 29 novembre. Nel frattempo, il testo di due decreti molto simili a quelli bocciati in Parlamento è stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Attraverso una votazione nella Deputazione Permanente, dove il governo dispone della maggioranza, i provvedimenti potrebbero essere approvati in via definitiva, aggirando così il blocco della plenaria del Congresso. Nonostante la partita sembri a favore del governo, i sondaggi danno la destra del PP e di Vox come favorita alle prossime elezioni, aggiungendo la Spagna al lungo elenco dei Paesi europei guidati da forze sovraniste. Mentre si apre il fronte istituzionale, però, le piazze non smobilitano. Ci sono state mobilitazioni in tutto il territorio spagnolo, con scontri anche a Barcellona al termine della manifestazione. Un altro dato interessante è quello relativo alla risposta antifascista al tentativo di gruppi nazisti come Nucleo Nacional di «sgomberare» l’acampada di Puerta del Sol. La cacciata dei nazisti al grido di «Madrid será la tumba del fascismo» indica la forza della piazza e, soprattutto, quanto sia importante la partita che si gioca attorno al tema del diritto all’abitare. Per Aniello Lampo, compagno intervenuto ai nostri microfoni, è proprio attorno a questo tema che si articola il conflitto di classe in Spagna. Da anni, infatti, imprenditori, gruppi squadristi fascisti e mafia locale si organizzano attorno a realtà come Desokupa, una vera e propria impresa che si occupa di sgomberi e sfratti, per eseguire sfratti coatti ai danni di occupanti e morosi. Il prossimo 14 ottobre, infine, è convocata una mobilitazione studentesca a sostegno della lotta per la casa. Una convergenza tra movimento per il diritto all’abitare e movimento studentesco che potrebbe rappresentare un passaggio importante verso lo sciopero generale, la cui convocazione è stata nel frattempo annunciata dai principali sindacati spagnoli per l’11 novembre. Ne parliamo con Aniello Lampo, compagno di base a Madrid: Foto di copertina di David ArumÍ González
October 7, 2026
Radio Blackout
Spagna: verso lo sciopero generale e le elezioni politiche
Pochi avrebbero immaginato che la resistenza organizzata ad uno sgombero qualsiasi – quello di una 87enne madrilena residente al quartiere Retiro dalla casa in cui viveva da 71 anni – sarebbe diventata “la scintilla” che sta facendo esplodere la polveriera iberica, mettendo il diritto all’abitare e la lotta allo strapotere […] L'articolo Spagna: verso lo sciopero generale e le elezioni politiche su Contropiano.
October 6, 2026
Contropiano
SPAGNA: SANCHEZ ANNUNCIA NUOVE ELEZIONI. LE PIAZZE SI INFIAMMANO CON LE ACAMPADE
Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato nuove elezioni anticipate. Sabato centinaia di migliaia di manifestanti hanno invaso le strade di Madrid e di una cinquantina di altre città spagnole per protestare contro la bocciatura della «legge Maricarmen», i due decreti legge sull’emergenza abitativa promulgati martedì dal governo Sánchez e respinti venerdì dai deputati alle Cortes. A Valencia violente cariche della polizia, con scontri e arresti. A Madrid, sono continue le incursioni dei militanti fascisti del Núcleo Nacional, che si erano riuniti nella piazza di Cibeles per cercare di entrare a Puerta del Sol, dove sono accampati da giorni i movimenti della casa. Ieri, domenica, il vertice della sinistra alleata del premier spagnolo Sanchez, congregate nella coalizione Sumar che sostiene l’attuale governo. Come anticipato, il leader dell’esecutivo ha scelto di andare a elezioni anticipate calendarizzandole per il prossimo 29 novembre. Come si configurerà la campagna elettorale? Su Radio Onda d’Urto Victor Serri, fotoreporter spagnolo de La Directa. Ascolta o scarica.
October 5, 2026
Radio Onda d`Urto
La lunga strada verso il cambiamento: le proteste in Serbia tra speranza e stanchezza
Dopo la grande protesta del 15 marzo, che da un lato ha portato catarsi e dall’altro delusione, le manifestazioni in tutta la Serbia sono continuate su una scala relativamente simile. Le grandi azioni studentesche sono diventate meno frequenti, ad eccezione di un gruppo che ha percorso 1.300 km in bicicletta da Novi Sad a Strasburgo – un atto che metà dell’opinione pubblica ha visto come eroico, mentre i sostenitori di proteste più radicali lo hanno liquidato come una carnevalata. A prescindere da questi sentimenti, i sondaggi mostrano che oltre il 60% dei cittadini sostiene la protesta. Crescono intanto le aspettative di un’articolazione politica, anche se non è ancora chiaro quale forma assumerà. Si è sicuramente manifestata una certa stanchezza, ma questo non è necessariamente un male. Si tratta solo di una domanda che è diventata sempre più frequente nelle ultime settimane: E adesso? Il nuovo “governo della vendetta” Nel frattempo, è stato formato un nuovo governo sotto la guida del professor Dr. Đuro Macut, una figura nominalmente apartitica, ma in nrealtà con chiari legami con il regime. Tuttavia, la nomina più controversa è stata quella a Ministro dell’Istruzione di Dejan Vuk Stanković – meglio conosciuto come analista filo-governativo, alle prese con accuse di molestie sessuali. Piuttosto che offrire soluzioni, il nuovo gabinetto sembra progettato per reprimere il dissenso. Gli attacchi alle figure accademiche sono culminati nell’interrogatorio del rettore dell’Università di Belgrado da parte della polizia, in seguito alle accuse del gruppo “Studenti che vogliono imparare” per presunto abuso d’ufficio. Il rettore ha anche incontrato il nuovo Primo Ministro, ma ha dichiarato che mancava chiaramente la volontà politica di risolvere la crisi. Allora, come si può risolvere questa situazione che dura da sei mesi (o tredici anni?)? Aumentare la pressione: il blocco delle emittenti pubbliche Alcuni analisti ritengono che solo uno sciopero generale abbinato a mezzi di comunicazione liberi possa davvero fare pressione sul regime. In questo contesto, la questione della Radio Televisione della Serbia (RTS) è diventata centrale. Dal 14 aprile gli studenti hanno bloccato la RTS, chiedendo un concorso pubblico per selezionare i membri dell’Organismo di regolamentazione dei media elettronici (REM), come previsto dalla legge ma ripetutamente ignorato. Il blocco è terminato dopo 14 giorni, quando la Commissione parlamentare per la cultura e l’informazione ha finalmente annunciato un concorso per l’elezione dei membri del REM, dopo quasi sei mesi di inattività istituzionale. La RTS, pur essendo un’emittente pubblica, è stata a lungo un importante pilastro della propaganda governativa: “Nessun regime nella storia moderna della Serbia ha fatto così tanto affidamento sulla costruzione di un’immagine che non ha nulla a che fare con la realtà”, afferma il professore di sociologia Dalibor Petrović, aggiungendo che “il regime sa che se perde la battaglia per la narrazione, perderà anche tutte le altre, ed è per questo che ora ricorre a imitazioni scadenti delle azioni degli studenti”. Ecco perché la liberazione della RTS è un passo fondamentale per garantire che un giorno le elezioni – che prima o poi si terranno – possano essere considerate legittime. Un momento del blocco della televisione pubblica. Foto di Gavrilo Andrić Percorsi di risoluzione: “Questo è l’ultimo treno per il cambiamento” Mentre il governo organizza contro-manifestazioni, contro-studenti, contro-camminatori, trova contro-professori e diffonde contro-propaganda attraverso i suoi contro-media, gli studenti rimangono fermi nelle loro richieste originarie, anche se ciò significa perdere un anno accademico. Ma il mantenimento dello status quo non mette a rischio solo un anno? La situazione attuale potrebbe mettere in pericolo anche lo stesso movimento studentesco e portare all’esaurimento? È tempo di uno sciopero generale, di un governo esperto di transizione? È tempo di elezioni anticipate? Sciopero generale e governo di transizione Nonostante il fallimento di due tentativi di sciopero generale, gli studenti sono convinti che esso rimanga la forma di pressione più efficace. Uno di quelli che hanno partecipato alla marcia fino a Strasburgo sottolinea che gli studenti non vogliono solo il sostegno, ma l’impegno attivo di altri cittadini: “A volte sembra che la gente dica: ‘Ok, c’è una protesta, mi presenterò come se fosse una fiera. Farò qualcosa, sosterrò gli studenti, ammirerò la loro lotta e basta. Poi tornerò nella mia zona di comfort mentre gli studenti lotteranno per me”. Credo che sia giunto il momento di smetterla. Solleviamoci a livello nazionale e facciamo la cosa giusta dopo decenni e decenni di errori”. Tuttavia, uno sciopero generale potrebbe essere difficile da realizzare, in parte perché un terzo dei membri del sindacato appartiene al partito SNS al potere. Allo stesso modo, l’opzione di un governo di transizione composto da esperti appare lontana, poiché le autorità al potere – un fattore essenziale in questo processo – non mostrano alcuna volontà di percorrere questa strada. Convocazione di elezioni anticipate La convocazione di elezioni anticipate è molto probabilmente il prossimo passo, ma ci sono grossi problemi con le liste elettorali, la manipolazione e l’acquisto di voti. Tuttavia, il 25 aprile, l’assemblea della Facoltà di Scienze Tecniche ha votato a favore della richiesta di indire elezioni parlamentari anticipate, proponendo agli studenti coinvolti nel blocco di compilare una lista elettorale indipendente. È stata anche avanzata la proposta di creare un Fronte sociale, un’ampia rete di gruppi che sostengono gli studenti e combattono la corruzione. Le reazioni delle autorità suggeriscono che considerano questa proposta una minaccia reale ed è certo che, anche nel caso di un maggiore controllo, ci saranno tentativi di manipolare il voto in vari modi. Un altro ostacolo è l’avversione degli studenti per i partiti politici, risultato di anni di tattiche di regime. Essi ritengono che qualsiasi futuro governo o lista elettorale da loro sostenuta debba includere membri senza affiliazioni partitiche pregresse – un’idea che, per quanto nobile, sembra utopistica nell’attuale realtà politica. A questo proposito, lo scrittore e attivista Vladimir Arsenijević afferma: “Un anello mancante fondamentale in tutto questo è il contatto diretto con i veri attori politici. Che piaccia o no, gli unici che possono incanalare l’energia scatenata dagli studenti, e poi sostenuta da vari gruppi sociali, attraverso gli strumenti istituzionali sono i partiti politici. Senza di essi, non ci può essere alcun cambiamento. Tranne, forse, uno puramente rivoluzionario per il quale, direi, nessuno è pronto”. Raduno dei cittadini. Foto di Stefan Kostić Pluralismo di opinioni e ascesa della destra Mentre cittadini e studenti cercano di trovare la soluzione migliore alla crisi, le tensioni ideologiche stanno diventando più visibili all’interno degli stessi gruppi di protesta. Sebbene le loro richieste formali siano ideologicamente neutre, le ultime settimane hanno messo a fuoco le differenze di valore sottostanti. A proposito di valori, Arsenijević avverte che mentre le proteste si bloccavano, i gruppi di estrema destra hanno sfruttato la pausa, infiltrandosi nei raduni sotto la bandiera dell’unità. “Ora vediamo ogni sorta di simboli iper-ortodossi, insegne cetniche, nostalgie territoriali imperialiste, slogan sul recupero del Kosovo, bandiere e simboli russi – mentre allo stesso tempo c’è una forte e tacita censura di altri simboli”. Sembra esserci un’aspettativa di tolleranza e comprensione da parte della sinistra: “Molti cittadini sembrano credere che questo sia un sacrificio che vale la pena fare, perché presumibilmente nulla è peggiore del regime di Aleksandar Vučić, nemmeno questo sincretismo revisionista o il sogno di un’utopia nazionalista post-Vučić in cui tutti i serbi vivono insieme felici e contenti”. Ciò solleva la questione di come cittadini così divisi possano trovare un terreno comune nel “giorno dopo”. Può un movimento sostenere il pluralismo interno senza un chiaro quadro di valori? Oppure è giunto il momento di tracciare linee chiare tra coloro che lottano per il cambiamento democratico e coloro che cercano un nuovo autoritarismo? E adesso? Tra sogni di libertà e realtà “Ogni nazione ha il governo che si merita. Non possiamo limitarci a parlare di quanto siano insensate le azioni del regime. Ognuno di noi deve dire: non lo accetto”, afferma Miodrag Zec, professore di economia in pensione, aggiungendo che l’esito finale dipende da ognuno di noi. Qualunque sia la strada da seguire, è chiaro che la soluzione non è a portata di mano, ma richiede la decisione quotidiana e persistente di non accettare l’ingiustizia. Isidora Cerić, laureata in filologia, sottolinea che la forza del movimento studentesco sta nell’organizzazione orizzontale, nella perseveranza e nella mancanza di desiderio di soluzioni preconfezionate. La loro pazienza non è una debolezza, ma una decisione consapevole di non impegnarsi in meccanismi che hanno fallito più volte con i cittadini: “In una società in cui ogni forza politica si misura in base ai numeri, alla portata, all’intensità e ai risultati immediati, questo tipo di resistenza sembra improduttivo. Ma forse è proprio questo il suo vero valore: rifiutarsi di giocare al gioco della produttività”. E così, anche se il cammino da percorrere è incerto, forse la vera risposta non sta nel quando o nel come, ma nella quotidiana domanda: Lo accetto? Perché dalla risposta dipende se il sogno di libertà si sposterà un giorno dagli anfiteatri studenteschi alle istituzioni statali e alla vita quotidiana di tutti i cittadini. E nel frattempo, tutto ciò che possiamo sperare è una perseveranza radicale. Foto di Gavrilo Andrić, Lav Boka, Stefan Kostić Dijana Knežević
April 29, 2025
Pressenza