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Gioia Tauro: porto in sciopero
Calabria, porto di Gioia Tauro. Oggi in sciopero uno dei principali porti del traffico di navi che trasportano materiale per uso militare in Israele; ne parliamo con la giornalista e attivista italo palestinese Dalia Ismail.  Di seguito il comunicato: "FUORI LA GUERRA DAI NOSTRI PORTI" Con lo sciopero generale per la Palestina e contro la guerra Ore 18.30 conferenza stampa – lungomare di San Ferdinando Il Coordinamento Calabria per la Palestina convoca per venerdì 29 maggio alle ore 17.00 un presidio davanti al Porto di Gioia Tauro, aderendo allo sciopero generale per la Palestina e contro la guerra, lanciato dall’appello dei Giovani Palestinesi d’Italia e raccolto da realtà sindacali, sociali e politiche in tutto il Paese. A partire dalle ore 18.30 si terrà una conferenza stampa sul lungomare di San Ferdinando per rilanciare l’azione di lotta contro la filiera bellica e l’economia di guerra. Facciamo nostro il senso profondo della dichiarazione dei GPI: oggi la Palestina, da Gaza a Gerusalemme, chiama alla mobilitazione generale contro il genocidio, contro la pena di morte dei prigionieri palestinesi, contro l’economia di guerra e contro la complicità degli Stati che permettono, finanziano, armano e proteggono l’occupazione coloniale israeliana. Il genocidio non si compie solo con i bombardamenti. Si compie anche con la firma su un contratto militare, con un veto al Consiglio di Sicurezza ONU, con il silenzio scelto davanti a decenni di prigionieri palestinesi brutalizzati dalle forze criminali dell’esercito israeliano. ridotti a oggetti di scherno. Noi non aspettiamo che le vittime abbiano i passaporti giusti per indignarci. Per questo diciamo con chiarezza: i porti non possono essere retrovie della guerra. Gioia Tauro non può essere trattata come una semplice infrastruttura neutrale dentro un’economia globale che trasporta armi, profitti, sfruttamento e morte. Ogni porto attraversato dalla filiera bellica è parte di un sistema che rende possibile il genocidio: dalla produzione militare alla logistica, dai contratti commerciali alle coperture diplomatiche, dalle basi militari alle rotte del commercio internazionale. Non lavorare per la guerra significa interrompere la catena logistica che rifornisce l’esercito israeliano. Significa rifiutare che il lavoro venga arruolato nella macchina bellica. Significa rompere la normalità della complicità. Significa dire che nessuna banchina, nessun container, nessuna infrastruttura del nostro territorio deve servire al massacro del popolo palestinese. La nostra azione dal basso ha già dimostrato che fermare le armi nei porti è possibile. La Calabria sa bene cosa significhi essere trattata come una periferia sacrificabile, da sfruttare e militarizzare. La logica coloniale, razzista ed estrattiva che devasta la Palestina è la stessa che trasforma il Mediterraneo in una frontiera armata, i nostri porti in snodi bellici e il lavoro in un ingranaggio di morte. Per questo lo sciopero del 29 maggio non riguarda solo la Palestina. Riguarda tutte e tutti noi. Riguarda il diritto di sciopero, attaccato e represso proprio quando prova a colpire i nodi reali del potere economico. Riguarda le lavoratrici e i lavoratori della logistica, dei porti, dei trasporti, dei servizi, chiamati a scegliere se continuare a essere usati dentro l’economia di guerra o diventare forza capace di interromperla. Come ricordano i Giovani Palestinesi d’Italia, la repressione contro chi ha scioperato e manifestato non è un fatto isolato: si inserisce nella politica di guerra dello Stato italiano, che restringe gli spazi di dissenso mentre aumenta le spese militari, sostiene Israele, criminalizza la solidarietà e tenta di colpire lo sciopero come strumento politico decisivo. È il momento di allargare la mobilitazione e bloccare la filiera bellica. Invitiamo tutte le realtà solidali, sociali, sindacali, politiche, studentesche, ecologiste, femministe e antirazziste della Calabria a unirsi al presidio. Venerdì 29 maggio, ore 17:00 Presidio davanti al Porto di Gioia Tauro Conferenza stampa ore 18.30 – lungomare di San Ferdinando Con lo sciopero generale per la Palestina e contro la guerra Blocchiamo la filiera bellica. Fuori la guerra dai nostri porti. Non lavoriamo per il genocidio. Palestina libera. Firmato (In ordine alfabetico) BDS Calabria e gruppo embargo militare Coordinamento Calabria per la Palestina Global Sumud Calabria global-intifada.org Thousand Madleens to Gaza
May 29, 2026
Radio Onda Rossa
Perù: gli agricoltori concedono una tregua al governo e revocano lo sciopero
Le migliaia di agricoltori che erano in sciopero dal 25 maggio in diverse regioni del Perù hanno sospeso la protesta dopo che il governo si è impegnato a stanziare 150 milioni di soles per far fronte alla crisi che sta attraversando il settore agricolo. 100 milioni di soles saranno destinati all’acquisto di riso e 50 milioni alla manutenzione dei canali di irrigazione. A seguito dell’accordo con il governo, i produttori di riso e banane delle regioni di Piura, San Martín, Lambayeque e Tumbes hanno revocato il blocco che mantenevano su vie strategiche a livello nazionale e che impediva il trasporto di persone e merci; mentre a Huánuco la misura era ancora in vigore. Si sono verificati anche scontri con la Polizia Nazionale. Secondo quanto riferito dai produttori, il settore agricolo deve essere dichiarato in stato di emergenza a causa del calo del prezzo del riso, dell’aumento dei costi di produzione (di fertilizzanti e carburante), della concorrenza sleale dovuta alle importazioni massicce di prodotti agricoli, degli impatti dei cambiamenti climatici e della mancanza di sostegno statale alla produzione locale. I manifestanti hanno segnalato che riprenderanno lo sciopero tra 10 giorni se il governo non renderà ufficiale il decreto d’urgenza concordato. Redacción Perú
May 29, 2026
Pressenza
Verso lo sciopero del 29 maggio: come opporci alla guerra esterna e a quella interna
Tra il 4 e il 5 maggio sono stati diffusi i comunicati delle lavoratrici e dei lavoratori di Leonardo Caselle e Leonardo Torino, in sostegno alla Freedom Flotilla e contro la guerra. In quei testi si parla anche dell’impoverimento che l’economia di guerra produce sulla classe lavoratrice, anche qui, e si rilancia lo sciopero come strumento di opposizione concreta alla produzione bellica, rifiutando il ricatto tra “lavorare per la guerra” e perdere il proprio posto di lavoro. Già prima dei grandi scioperi del 22 settembre dello scorso anno, l’assemblea palestina intercategoriale aveva iniziato a interrogarsi su come sostenere chi sceglie di scioperare contro la guerra, costruendo relazioni e percorsi comuni con lavoratrici e lavoratori del comparto bellico. Chi produce materialmente la guerra ha il potere di smettere di farlo, se sostenut anche da chi è fuori da quei luoghi di produzione. Ne abbiamo parlato con un compagno del collettivo Colpo. Ma la guerra non si combatte solo fuori dai confini nazionali. Si costruisce e si organizza anche dentro i nostri territori. Economia di guerra significa anche rafforzamento della repressione e del controllo sociale: decreto sicurezza dopo decreto sicurezza. In questo quadro, la guerra interna passa anche attraverso la costruzione di un “nemico interno”, utile a scaricare verso il basso le tensioni sociali e a colpire chi viene considerato non conforme o sacrificabile. È una dinamica che si manifesta nella violenza contro persone migranti e razzializzate, nei quartieri, nei CPR, nelle carceri e nelle strade. Dentro questo ragionamento si inserisce anche il percorso che guarda alla data del 29 come a un passaggio importante: un tentativo di collegare l’opposizione alla guerra “esterna”, alla complicità nel genocidio in Palestina e al sostegno politico e militare garantito a Israele da USA e NATO, con l’opposizione alla guerra interna e alla macchina del razzismo di stato. Ragionare su come le pratiche e i percorsi costruiti contro la guerra esterna possano essere estesi verso quei soggetti che rendono possibili criminalizzazione, repressione e razzismo di stato; come mobilitarsi quindi contro chi gestisce i dispositivi di detenzione, controllo e reclusione, dai CPR alle aziende che ne traggono profitto, come Sanitalia. Ne abbiamo parlato con un compagno dell’assemblea No CPR. Prossimi appuntamenti: 29 maggio h8 concentramento in piazza Massaua 6 giugno h15 presidio sotto le mura del CPR di Corso Brunelleschi
May 25, 2026
Radio Blackout
Verso lo sciopero del 29 maggio: come opporci alla guerra esterna e a quella interna@0
Tra il 4 e il 5 maggio sono stati diffusi i comunicati delle lavoratrici e dei lavoratori di Leonardo Caselle e Leonardo Torino, in sostegno alla Freedom Flotilla e contro la guerra. In quei testi si parla anche dell’impoverimento che l’economia di guerra produce sulla classe lavoratrice, anche qui, e si rilancia lo sciopero come strumento di opposizione concreta alla produzione bellica, rifiutando il ricatto tra “lavorare per la guerra” e perdere il proprio posto di lavoro. Già prima dei grandi scioperi del 22 settembre dello scorso anno, l’assemblea palestina intercategoriale aveva iniziato a interrogarsi su come sostenere chi sceglie di scioperare contro la guerra, costruendo relazioni e percorsi comuni con lavoratrici e lavoratori del comparto bellico. Chi produce materialmente la guerra ha il potere di smettere di farlo, se sostenut anche da chi è fuori da quei luoghi di produzione. Ne abbiamo parlato con un compagno del collettivo Colpo. Ma la guerra non si combatte solo fuori dai confini nazionali. Si costruisce e si organizza anche dentro i nostri territori. Economia di guerra significa anche rafforzamento della repressione e del controllo sociale: decreto sicurezza dopo decreto sicurezza. In questo quadro, la guerra interna passa anche attraverso la costruzione di un “nemico interno”, utile a scaricare verso il basso le tensioni sociali e a colpire chi viene considerato non conforme o sacrificabile. È una dinamica che si manifesta nella violenza contro persone migranti e razzializzate, nei quartieri, nei CPR, nelle carceri e nelle strade. Dentro questo ragionamento si inserisce anche il percorso che guarda alla data del 29 come a un passaggio importante: un tentativo di collegare l’opposizione alla guerra “esterna”, alla complicità nel genocidio in Palestina e al sostegno politico e militare garantito a Israele da USA e NATO, con l’opposizione alla guerra interna e alla macchina del razzismo di stato. Ragionare su come le pratiche e i percorsi costruiti contro la guerra esterna possano essere estesi verso quei soggetti che rendono possibili criminalizzazione, repressione e razzismo di stato; come mobilitarsi quindi contro chi gestisce i dispositivi di detenzione, controllo e reclusione, dai CPR alle aziende che ne traggono profitto, come Sanitalia. Ne abbiamo parlato con un compagno dell’assemblea No CPR. Prossimi appuntamenti: 29 maggio h8 concentramento in piazza Massaua 6 giugno h15 presidio sotto le mura del CPR di Corso Brunelleschi
Verso lo sciopero del 29 maggio: come opporci alla guerra esterna e a quella interna@1
Tra il 4 e il 5 maggio sono stati diffusi i comunicati delle lavoratrici e dei lavoratori di Leonardo Caselle e Leonardo Torino, in sostegno alla Freedom Flotilla e contro la guerra. In quei testi si parla anche dell’impoverimento che l’economia di guerra produce sulla classe lavoratrice, anche qui, e si rilancia lo sciopero come strumento di opposizione concreta alla produzione bellica, rifiutando il ricatto tra “lavorare per la guerra” e perdere il proprio posto di lavoro. Già prima dei grandi scioperi del 22 settembre dello scorso anno, l’assemblea palestina intercategoriale aveva iniziato a interrogarsi su come sostenere chi sceglie di scioperare contro la guerra, costruendo relazioni e percorsi comuni con lavoratrici e lavoratori del comparto bellico. Chi produce materialmente la guerra ha il potere di smettere di farlo, se sostenut anche da chi è fuori da quei luoghi di produzione. Ne abbiamo parlato con un compagno del collettivo Colpo. Ma la guerra non si combatte solo fuori dai confini nazionali. Si costruisce e si organizza anche dentro i nostri territori. Economia di guerra significa anche rafforzamento della repressione e del controllo sociale: decreto sicurezza dopo decreto sicurezza. In questo quadro, la guerra interna passa anche attraverso la costruzione di un “nemico interno”, utile a scaricare verso il basso le tensioni sociali e a colpire chi viene considerato non conforme o sacrificabile. È una dinamica che si manifesta nella violenza contro persone migranti e razzializzate, nei quartieri, nei CPR, nelle carceri e nelle strade. Dentro questo ragionamento si inserisce anche il percorso che guarda alla data del 29 come a un passaggio importante: un tentativo di collegare l’opposizione alla guerra “esterna”, alla complicità nel genocidio in Palestina e al sostegno politico e militare garantito a Israele da USA e NATO, con l’opposizione alla guerra interna e alla macchina del razzismo di stato. Ragionare su come le pratiche e i percorsi costruiti contro la guerra esterna possano essere estesi verso quei soggetti che rendono possibili criminalizzazione, repressione e razzismo di stato; come mobilitarsi quindi contro chi gestisce i dispositivi di detenzione, controllo e reclusione, dai CPR alle aziende che ne traggono profitto, come Sanitalia. Ne abbiamo parlato con un compagno dell’assemblea No CPR. Prossimi appuntamenti: 29 maggio h8 concentramento in piazza Massaua 6 giugno h15 presidio sotto le mura del CPR di Corso Brunelleschi
ELECTROLUX: SCIOPERO NAZIONALE DELLE TUTE BLU IN OCCASIONE DELL’APERTURA DEL TAVOLO MINISTERIALE A ROMA
AGGIORNAMENTO delle ore 19 sull’esito del tavolo al Mimit con Sasha Colautti, esecutivo nazionale confederale USB. Ascolta o scarica  -------------------------------------------------------------------------------- Al Mimit siedono azienda, sindacati e rappresentanti delle 5 Regioni coinvolte: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche. Una convocazione arrivata dopo giorni di proteste davanti ai cancelli degli stabilimenti e dopo la presa di posizione compatta delle istituzioni territoriali contro il piano industriale presentato da Electrolux. In contemporanea oggi sciopero in tutti gli stabilimenti, con delegazioni operaie in arrivo a Roma da tutta Italia Abbiamo raggiunto Andrea Torti, della segreteria Fiom Cgil di Milano, sul bus i i lavoratori che nel pomeriggio saranno a Roma. Ascolta o scarica
May 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Matinée XXL #109
In piena crisi d’astinenza da caffeina e derivati, Ing Sollazzi e dj PostPony provano a svegliarsi in un lunedì di sciopero e di cervelli stoccafissati. Tracklist kabiro – organo modale tuktu and the belugas – echidna nebulosa boards of canada – prophecy at 1420 Mhz can – spray giovanna marini – ama chi ti ama lucio dalla – ingorgo lucio dalla – il motore del 2000 mark stewart & the maffia- paranoia two lone swordsmen – azzolini & the branch brothers meet being fiesta en el vacio – dimmi nuno – canto1 memotone – warm shadow the woodleigh research facility – in vocation a.o.s. james massiah meets lord tusk – might be the one mf doom and madlib – deuce goose dj gruff – lucida follia mobb deep – the start of your ending richard sanderson – reality (matinéeXXL slow version)
Matinée XXL #109
In piena crisi d’astinenza da caffeina e derivati, Ing Sollazzi e dj PostPony provano a svegliarsi in un lunedì di sciopero e di cervelli stoccafissati. Tracklist kabiro – organo modale tuktu and the belugas – echidna nebulosa boards of canada – prophecy at 1420 Mhz can – spray giovanna marini – ama chi ti ama lucio dalla – ingorgo lucio dalla – il motore del 2000 mark stewart & the maffia- paranoia two lone swordsmen – azzolini & the branch brothers meet being fiesta en el vacio – dimmi nuno – canto1 memotone – warm shadow the woodleigh research facility – in vocation a.o.s. james massiah meets lord tusk – might be the one mf doom and madlib – deuce goose dj gruff – lucida follia mobb deep – the start of your ending richard sanderson – reality (matinéeXXL slow version)
Matinée XXL #109
In piena crisi d’astinenza da caffeina e derivati, Ing Sollazzi e dj PostPony provano a svegliarsi in un lunedì di sciopero e di cervelli stoccafissati. Tracklist kabiro – organo modale tuktu and the belugas – echidna nebulosa boards of canada – prophecy at 1420 Mhz can – spray giovanna marini – ama chi ti ama lucio dalla – ingorgo lucio dalla – il motore del 2000 mark stewart & the maffia- paranoia two lone swordsmen – azzolini & the branch brothers meet being fiesta en el vacio – dimmi nuno – canto1 memotone – warm shadow the woodleigh research facility – in vocation a.o.s. james massiah meets lord tusk – might be the one mf doom and madlib – deuce goose dj gruff – lucida follia mobb deep – the start of your ending richard sanderson – reality (matinéeXXL slow version)
May 19, 2026
Radio Blackout
Valditara espelle Spinoza, Gramsci e Marx dai licei
un appello contro le indicazioni di Valditara, un intervento di Matteo Saudino, lo sciopero di Unicobas, un commento di Francesco Masala, un disegno di Mauro Bianifinalmente il ministro del demerito con una tara (o forse più) cancella Spinoza, Gramsci e Marx, poco moderni (non hanno mai usato facebook, instagram e tiktok), e poi sono troppo conflittuali, di origine ebraica, e