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[Da Roma a Bangkok] India: il movimento degli scarafaggi
La puntata parla del Cockroach Janta Party (CJP), un movimento di protesta giovanile nato in India nel maggio 2026: il giudice Surya Kant ha paragonato a "scarafaggi" giovani disoccupati/e e attivisti/e critici verso il sistema giudiziario che hanno trasformato l'insulto in un simbolo di resilienza. Le proteste sono esplose a causa dell'altissimo tasso di disoccupazione giovanile e del drammatico annullamento del test nazionale di medicina che ha causato anche numerosi suicidi tra gli/le studenti. Attraverso l'uso della satira, travestimenti da scarafaggio e azioni dimostrative (come la pulizia del fiume Yamuna), il CJP ha ottenuto un enorme successo sui social e ha portato alle dimissioni del Ministro dell'Istruzione. Successivamente, il movimento si è unito alle proteste dell'opposizione contro la Commissione Elettorale per l'ingiusta cancellazione di 130 milioni di cittadini e cittadini dalle liste di voto. La risposta del governo è stata durissima, culminando in una forte repressione poliziesca a Nuova Delhi e nell'arresto temporaneo dello di Abhijeet Dipke, giornalista e attivista molto rappresentativo del movimento durante questo mese
October 23, 2026
Radio Onda Rossa
Sulle proteste della Gen Z in India
Non si fermano le proteste contro i censimenti elettorali in India, che hanno superato la terza settimana consecutiva. Narendra Modi non è mai stato così in crisi come dopo le ultime, intense, settimane di mobilitazione che hanno attraversato l’India e soprattutto le strade della capitale, Nuova Delhi. Nei giorni scorsi, la polizia ha nuovamente arrestato il leader della protesta degli “scarafaggi”, dopo che era stato arrestato e rilasciato a ridosso della grande manifestazione convocata per sabato scorso. In occasione delle manifestazioni annunciate contro il governo, Nuova Delhi è stata trasformata in una fortezza, ed è stato impedito ai manifestanti di radunarsi. Nonostante questo, migliaia di manifestanti sono stati arrestati dalla polizia, mentre continuano le rivendicazioni contro Modi, contro l’operato della Commissione elettorale indiana (Eci). Abbiamo parlato di queste proteste, e di altre questioni che toccano la popolazione indiana, con Matteo Miavaldi, giornalista esperto del subcontinente indiano, autore del libro “Un’altra idea dell’India”.
October 19, 2026
Radio Blackout - Info
Sulle proteste della Gen Z in India
Non si fermano le proteste contro i censimenti elettorali in India, che hanno superato la terza settimana consecutiva. Narendra Modi non è mai stato così in crisi come dopo le ultime, intense, settimane di mobilitazione che hanno attraversato l’India e soprattutto le strade della capitale, Nuova Delhi. Nei giorni scorsi, la polizia ha nuovamente arrestato il leader della protesta degli “scarafaggi”, dopo che era stato arrestato e rilasciato a ridosso della grande manifestazione convocata per sabato scorso. In occasione delle manifestazioni annunciate contro il governo, Nuova Delhi è stata trasformata in una fortezza, ed è stato impedito ai manifestanti di radunarsi. Nonostante questo, migliaia di manifestanti sono stati arrestati dalla polizia, mentre continuano le rivendicazioni contro Modi, contro l’operato della Commissione elettorale indiana (Eci). Abbiamo parlato di queste proteste, e di altre questioni che toccano la popolazione indiana, con Matteo Miavaldi, giornalista esperto del subcontinente indiano, autore del libro “Un’altra idea dell’India”.
October 19, 2026
Radio Blackout
India. Il governo scatena la repressione contro i comunisti e l’opposizione
In India il regime del BJP – il partito di governo dell’attuale premier Modi – ha lanciato un’ondata di repressione senza precedenti contro la sua opposizione politica – facendo arrestare oltre 5.000 persone – nel tentativo di impedire che una nuova ondata di proteste si diffonda in tutto il paese. […] L'articolo India. Il governo scatena la repressione contro i comunisti e l’opposizione su Contropiano.
October 12, 2026
Contropiano
[Da Roma a Bangkok] Il riposo dopo il genocidio
In Italia, abbiamo tra le altre le lotte in vari territori contro la presenza di soldati israeliani che vengono a "rilassarsi" dopo il servizio a Gaza (Sardegna, Puglia, Marche, Piemonte...) ma questo è in realtà un fenomeno globale molto presente anche in Asia, in particolare in India, Thailandia, Filippine dove ci sono molto problemi per la presenza di soldati Idf ma anche per una presenza israeliana permanente, sostanzialmente un'altra forma di colonialismo.   Foto: autrice Lillian Suwanrumpha. Ringraziamenti a AFP via Getty Images
October 7, 2026
Radio Onda Rossa
Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Vertice dei BRICS+: tra promesse e contraddizioni
Il 18° Vertice dei BRICS, tenutosi a Nuova Delhi dal 12 al 13 settembre, si è svolto in un contesto di eccezionale intensificazione delle contraddizioni internazionali. Le guerre nell’Asia occidentale, le sanzioni unilaterali, le barriere tariffarie e l’uso della finanza e della tecnologia come armi hanno messo in evidenza il […] L'articolo Vertice dei BRICS+: tra promesse e contraddizioni su Contropiano.
September 24, 2026
Contropiano
Dall’Azad Kashmir all’Italia, la voce di chi continua a lottare
MATTEO DEL VECCHIO 1 Il Pakistan sta reprimendo ferocemente il Joint Awami Action Committee (JAAC), movimento politico nato nel 2023 che unisce lotta di classe ed indipendentismo kashmiro. Dallo scorso giugno, il Kashmir amministrato dal Pakistan è attraversato da una nuova ondata di proteste e violenze: il JAAC ha promosso mobilitazioni per chiedere maggiori diritti politici ed economici per la popolazione locale, oltre a riforme del sistema elettorale. La repressione delle autorità pakistane ha raggiunto un nuovo livello da giugno, quando il governo ha dichiarato il JAAC un’organizzazione terroristica e ha iniziato ad applicare la legge antiterrorismo contro i suoi esponenti e la popolazione kashmira. A luglio, secondo il JAAC e gruppi locali della società civile, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro manifestanti disarmati, causando almeno 30 morti in due giorni. Le autorità hanno inoltre imposto un blackout delle comunicazioni e proceduto ad arresti di massa, mentre organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto un’indagine indipendente e il ripristino delle comunicazioni. Il governo pakistano ha respinto le accuse di un coinvolgimento delle forze di sicurezza nelle uccisioni e ha sostenuto che le proteste fossero sostenute dall’India. In questa intervista ad Adil Bashir, comunista kashmiro rifugiato in Italia e attivista del JAAC, ripercorriamo l’origine e le istanze di questo movimento, che si è reso vocale anche in Italia attraverso le manifestazioni della diaspora kashmira a Bologna e Torino. Adil Bashir è nato nell’Azad Kashmir, una regione del Kashmir amministrata dal Pakistan dal 1947 e già suo padre era impegnato nella lotta per la liberazione. All’università è entrato a far parte di gruppi politici indipendentisti, ma in cui ci si confrontava anche sulla politica internazionale, l’economia e la filosofia politica. È in questo contesto che ha sviluppato il proprio posizionamento comunista e maturato la convinzione dell’importanza della solidarietà internazionalista nella politica globale contemporanea e, in particolare, in quella regionale dell’Asia Meridionale.  Giunto in Italia tramite la rotta balcanica, dove ha conosciuto i soprusi e le violenze della polizia croata al confine con la Bosnia, Adil continua a dedicarsi alla causa, portando la voce delle rivendicazioni del Joint Awami Action Committee. D. QUAL È LA STORIA DIETRO ALLE RIVENDICAZIONI KASHMIRE? R. «A differenza di India e Pakistan, il Kashmir era uno stato principesco,  un dominio indiretto di Londra su cui regnava un Maharaja. Nel 1947, quando i britannici lasciarono il subcontinente indiano, il Pakistan tentò di conquistare il Kashmir e il Maharaja chiese aiuto all’India. Ci fu una guerra e il Kashmir venne spartito. India e Pakistan si impegnarono con l’Onu perché avesse luogo un referendum in cui i Kashmiri avrebbero deciso tra indipendenza o annessione. Questo non accadde mai perché nessuno dei due ritirò le proprie forze. Da allora l’occupazione viene motivata con argomenti securitari, infusi di accuse reciproche, in cui i kashmiri sono dipinti come cooptati agli interessi rivali. In quegli stessi anni, mentre la promessa del referendum rimaneva lettera morta, molti popoli nel mondo si autodeterminavano. I kashmiri volevano lo stesso e non hanno mai smesso di volerlo. Allo stesso tempo in Kashmir c’era una tradizione di lotta di classe già sotto il Maharaja. Per questi motivi i kashmiri si sono sempre dimostrati politicamente attivi e non hanno mai smesso di lottare per i propri diritti, come quello di autodeterminarsi secondo il diritto internazionale». E IL JOINT AWAMI ACTION COMMITTEE, QUANDO NASCE E PERCHÉ? «Il JAAC nacque ufficialmente nel 2023 a Rawalakot per riunire varie istanze sentite tra la gente a causa delle difficoltà economiche. Volevamo creare un movimento di massa capace di attuare la lotta di classe. Riunimmo tutta la società civile. Nel 2024 ci furono delle grandi mobilitazioni per boicottare le bollette elettriche e perché il prezzo del grano fosse calmierato. Inizialmente Islamabad pensò che bastasse abbassare il prezzo del grano per qualche mese e tutto sarebbe rientrato. Ma i kashmiri sanno che il potere se dà qualcosa se lo riprende in sordina poco tempo dopo. Nel 2025 vennero presentate al governo 38 richieste: investimenti per sanità, istruzione, infrastrutture, un taglio alle appropriazioni indebite da parte dell’establishment e soprattutto l’abolizione di 12 seggi (su 53 totali dell’assemblea legislativa dell’Azad Kashmir n.d.r.) riservati ai kashmiri provenienti dall’area occupata dall’India e rifugiatisi in Pakistan. Questi seggi sono lo strumento dell’establishment pakistano per controllare l’assemblea». COME HA REAGITO IL POTERE? «I colloqui col governo si bloccarono sulla richiesta relativa ai 12 seggi. Organizzammo una grande marcia che da tutto il Kashmir sarebbe confluita a Muzaffarabad. Il 5 giugno il governo dichiarò il JAAC e un’organizzazione terroristica e impose il blocco delle comunicazioni. Quella notte in un raid fu ucciso uno dei leader del JAAC. Il suo corpo non venne restituito alla famiglia perché questa si rifiutò di firmare un documento in cui si riconosceva l’appartenenza del morto a un’organizzazione terroristica. La repressione è esplosa e non sembra arrestarsi. Da giugno le nostre manifestazioni vengono attaccate, subiamo esecuzioni sommarie, alle famiglie non vengono riconsegnate le salme e non sappiamo nulla dei nostri compagni arrestati. Prosegue il blocco di internet e ai media esteri è impedito recarsi in Azad Kashmir. Abbiamo perso più di cento compagni. Gli apparati di sicurezza pakistani colpiscono i leader del movimento e coloro che provano a diffonderne il messaggio. Tra questi Usama Jamil, un ricercatore della Quaid-e-Azam University di Islamabad ucciso durante le manifestazioni». QUAL È LA TUA PROSPETTIVA? I Kashmiri sono abituati a resistere, a fare affidamento sulle proprie forze e a sostenersi reciprocamente. Hanno capito che il potere  non gli darà condizioni di vita dignitose e perciò supportano in massa l’indipendenza. Lenin diceva che un movimento nazionalista non può vincere se non è supportato dalla lotta di classe delle masse. La nostra lotta non può prescindere dalla lotta di classe che ci accomuna con il popolo indiano e pakistano. Tutta l’asia meridionale ha molti grandi problemi comuni tra i vari stati. Perché i kashmiri siano indipendenti devono lottare per i bisogni che li accomunano alle classi subalterne degli altri paesi della regione, fino a lottare con esse. Per questo il Pakistan, ma anche l’India, teme tanto il contagio che la nostra lotta può innescare. Per questo per noi la solidarietà è vitale. Non ci aspettiamo che l’UE e l’Onu si attivino improvvisamente. Però non smettiamo di richiamarle ai loro valori. Puntiamo alla solidarietà con i giovani europei, con altri lavoratori immigrati in Europa dall’Asia meridionale e nelle manifestazioni di Bologna e Torino la abbiamo ricevuta». Il 30 agosto, nei giorni in cui questa intervista veniva realizzata, si è tenuta a Torino una manifestazione per l’indipendenza del Kashmir e per la fine della repressione e delle violenze a cui la popolazione kashmira e i membri del Joint Awami action Committee sono sottoposti. Parteciparvi è stato cruciale per dare un volto e concretezza al racconto di Adil sulla lotta che i kashmiri portano avanti anche all’estero. Il corteo era partecipato da lavoratori immigrati della comunità kashmira di Torino e da tantissimi giunti dal resto d’Italia e dall’Europa. Con loro portavano la forza della convinzione che ogni sforzo per diffondere la voce di ciò che accade dal 1947, e di ciò che accade da giugno a questa parte, nell’Azad Kashmir sia un atto rivoluzionario. Hanno sfilato con gioia e coraggio le loro bandiere e i loro slogan chiedendo di essere ascoltati e di essere capiti. Pur non mancando gli appelli all’UE e alle organizzazioni internazionali, la voce del corteo era diretta in primo luogo alla cittadinanza italiana e europea. Perché, come spiega anche Adil, quella dei kashmiri e del JAAC è la lotta di classe di un popolo che ha smesso di chiedere il permesso al potere che da settant’anni li opprime e inganna. In questo era possibile ravvisare similitudini con altri movimenti rivoluzionari dell’area dell’Asia meridionale: le sollevazioni dei lavoratori in Bangladesh, il movimento degli scarafaggi in India, le rivolte in Nepal. Movimenti che in Europa ricevono una lettura parziale quando non inesistente, ma la cui energia ci può raggiungere e ispirare solo se entriamo in contatto solidale con le parole e gli atti di chi li anima. 1. Dopo una laurea triennale in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee alla Statale di Milano, ho completato una laurea magistrale in International Security Studies all Univerzita Karlova di Praga con una tesi sulla manipolazione politica dell’identità nazionale in Turchia dagli anni Settanta ad oggi. Mi interessa la politica internazionale e in particolare mi concentro sulle narrazioni politiche che la animano in tutte le sue dimensioni. ↩︎
September 21, 2026
Progetto Melting Pot Europa
La diplomazia non può attendere: è urgente un incontro Bangladesh-India
> Che si tratti di politica o di economia, né il Bangladesh né l’India possono > ignorare il fatto che dipendono l’uno dall’altro. Dopo la rivolta di massa > avvenuta in Bangladesh nel 2024, le relazioni bilaterali rimangono difficili, > con scarse possibilità di diventare stabili. Molteplici questioni hanno influenzato negativamente i rapporti. Dopo le elezioni tenutesi sotto il governo provvisorio, in Bangladesh si è formato un nuovo governo guidato dal BNP, il partito nazionalista, che tuttavia non è riuscito a sfruttare queste relazioni. Il Bangladesh è il principale partner commerciale dell’India in Asia meridionale, mentre l’India è diventata la principale destinazione delle esportazioni del Bangladesh in Asia. Tuttavia, negli ultimi anni, il rapporto si è deteriorato a causa di una mancanza di fiducia e di una riluttanza a collaborare in vari ambiti, tra cui la cooperazione politica e la sicurezza, le relazioni commerciali ed economiche, i partenariati per lo sviluppo, gli scambi culturali e le interazioni tra i popoli. Ciò si è riflesso anche nelle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dai massimi leader di entrambi i Paesi. Il ministro degli Affari Esteri del Bangladesh, Humaiun Kobir, ha dichiarato: “Il Bangladesh farà presente le proprie preoccupazioni con l’India, nel rispetto del diritto internazionale, dei protocolli di frontiera e degli accordi tra i due Paesi”. Interrogato sulla presunta revisione di 101 memorandum d’intesa, ha affermato che tali accordi erano oggetto di scrutinio come parte del processo parlamentare. Ciò delinea chiaramente l’attuale situazione tra India e Bangladesh. Il Bangladesh intende costruire un nuovo rapporto con l’India, trattandola come una vicina di casa attraverso interessi reciproci e colloqui bilaterali diretti, piuttosto che affidandosi a forum multilaterali. Allo stesso tempo, persistono tensioni relative agli incidenti nella gestione delle frontiere, alle preoccupazioni a Dacca riguardo la copertura mediatica indiana e alle ripercussioni politiche legate all’esilio in India dell’ex primo ministro Sheikh Hasina. Per l’attuale amministrazione in Bangladesh, alimentare un rapporto più robusto e pragmatico con l’India vuol dire concentrarsi sulla salvaguardia degli interessi nazionali, piuttosto che allinearsi con un particolare blocco geopolitico, enfatizzando la collaborazione economica, la connettività, la sicurezza energetica, e la diplomazia idrica. L’india è il principale partner commerciale del Bangladesh in Asia meridionale, con un volume di scambi bilaterali di circa 12,9 miliardi di dollari americani nell’anno fiscale 2023–24. Inoltre, l’India ha offerto quasi 8 miliardi di dollari in linee di credito per varie iniziative infrastrutturali, tra cui strade, ferrovie e porti, come il collegamento ferroviario Akhaura–Agartala, che migliora la connettività regionale. Nel settore energetico, il Bangladesh importa circa 1.160 MW di elettricità dall’India. Ciò evidenzia come la cooperazione transfrontaliera in materia di energia sia una componente vitale per la sicurezza energetica. Un rinnovato impegno è fondamentale per affrontare le controversie irrisolte, soprattutto in casi come quello del Trattato sulla condivisione delle acque del Gange del 1996, in scadenza nel dicembre 2026, così come in quello dell’accordo volto a stabilire la ripartizione delle acque del fiume Teesta, a lungo rinviato. Le recenti iniziative diplomatiche da parte di entrambe le nazioni indicano la possibilità di un riavvicinamento bilaterale, nonostante le tensioni sorte a partire dal 2024. Pertanto, mantenere un dialogo costante è cruciale per garantire gli scambi commerciali, gestire efficacemente i confini e promuovere la stabilità a lungo termine nella regione. In ogni caso, il Bangladesh dovrebbe rafforzare i propri legami con l’India nei settori del commercio, dell’energia, della connettività, della gestione delle frontiere e della diplomazia idrica. La crescita economica e la sicurezza energetica possono essere sostenute aumentando gli scambi commerciali bilaterali, potenziando la connettività portuale, ferroviaria e stradale e rafforzando la cooperazione transfrontaliera nel settore energetico. Fare un passo in avanti nell’accordo sul Teesta, da tempo in fase di stallo, e prorogare il Trattato sulla condivisione delle acque del Gange, prima della sua scadenza, dovrebbero continuare a rappresentare la massima priorità diplomatica. Il Bangladesh può salvaguardare i propri interessi strategici ed economici, promuovendo al contempo la stabilità regionale a lungo termine grazie a una maggiore collaborazione in questi settori. Oltre ai trattati sul Teesta e sul Gange, il Bangladesh potrebbe aspirare a una politica basata sulla reciprocità per collegare una cooperazione più profonda a risultati tangibili in materia di commercio, sicurezza delle frontiere, investimenti e connettività. Dacca potrebbe spingere per l’eliminazione delle barriere non tariffarie sulle esportazioni bangladesi, accelerare la conclusione di un Accordo di partenariato economico globale (CEPA), ampliare gli haat (i mercati di frontiera), modernizzare i valichi terrestri, e cercare un riconoscimento reciproco degli standard di prodotto per migliorare l’accesso al mercato. Potrebbe inoltre insistere per avere meccanismi più efficaci per ridurre gli omicidi alle frontiere, potrebbe prevenire i respingimenti forzati attraverso la coordinazione delle forze di frontiera dei due Paesi, semplificare le procedure di visto per studenti, pazienti e imprese, e incoraggiare la creazione di zone industriali congiunte nelle aree di confine per attrarre investimenti e creare posti di lavoro. Se basata sulla reciprocità e sugli interessi comuni, una rinnovata relazione tra Bangladesh e India potrebbe portare notevoli vantaggi politici ed economici. Sul piano politico, una comunicazione costante potrebbe rafforzare la fiducia, migliorare il controllo delle frontiere e dare lo slancio necessario per la risoluzione di problemi dei lunga data. Una collaborazione più profonda potrebbe ridurre i costi logistici e promuovere la crescita a lungo termine aumentando gli scambi commerciali, attirando maggiori investimenti, potenziando la cooperazione energetica transfrontaliera e migliorando la connettività ferroviaria, stradale e portuale. Un rapporto più ragionevole ed equilibrato con l’India potrebbe aiutare il Bangladesh a tutelare i propri interessi nazionali, rafforzando al contempo la sua competitività nella regione mentre la Nazione esce dalla categoria dei Paesi meno sviluppati. Si spera che presto abbia luogo una visita bilaterale per stabilizzare la situazione di carenza di generi alimentari, fertilizzanti e carburante in Bangladesh. -------------------------------------------------------------------------------- L’autore: Md. Al-Amin è un docente. Ha conseguito il titolo post-laurea presso il Dipartimento di Relazioni Internazionali dell’Università di Rajshahi, in Bangladesh. I suoi interessi di ricerca riguardano la diplomazia, la politica estera, i conflitti territoriali e le questioni di sicurezza. TRADUZIONE DALL’INGLESE DI GAIA DA RÈ Pressenza New York
September 20, 2026
Pressenza
Nel Sud globale cresce “la febbre da Brics”. Vertice a Nuova Delhi
A Nuova Delhi è in corso il vertice dei leader dei paesi Brics. Tra questi figurano il presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. L’Iran è ormai membro dei Brics allargati, ma la diversità della collocazione internazionale dei vari paesi rende difficile per un organismo economico come quello […] L'articolo Nel Sud globale cresce “la febbre da Brics”. Vertice a Nuova Delhi su Contropiano.
September 13, 2026
Contropiano